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Ipercoop Campania, piccoli spiragli di sereno

Indiscrezioni dal mondo delle cooperative della grande distribuzione, secondo cui “Il Sud continua a essere strategico”. Stoccate alla politica campana, accusata di essere “In continua campagna elettorale”.

 La sensazione è che non sia stata detta ancora l’ultima parola sul destino della Coop in Campania. Lo confermerebbero le recenti dichiarazioni dei massimi vertici di Coop Italia circa “il Sud che continua a essere strategico”.

C’è però da riflettere sul fatto che questa permanenza non dipenda solo dalle coop. Altre aziende, infatti, con numeri nettamente più confortanti di quelli di Unicoop Tirreno, hanno già alzato bandiera bianca e altre, sempre nella distribuzione, potrebbero farlo a breve. Dal mondo della cooperazione si leva dunque l’appello ad avere “una visione di sviluppo concertata” e a “non pretendere che Coop, soggetto anche sociale, debba comunque “dare e fare di più”. In Campania però resta insistente l’allarme occupazionale. Finora non è stato possibile capire se le 250 lettere di licenziamento destinate ad altrettanti lavoratori campani di Ipercoop siano pronte per essere spedite oppure se siano rimaste nel cassetto della proprietaria Unicoop Tirreno.

Incertezze anche sulla possibilità che il piano di salvataggio delle cooperative emiliane Estense e Adriatica e della toscana Unicoop sia riproposto a breve. L’interrogativo del momento è se la trattativa sia chiusa o possa riaprirsi, visto che i sindacati e i lavoratori campani hanno formalmente chiesto di tornare al tavolo del confronto. Per adesso il dato è che esisteva un piano di tre cooperative e l’attivazione di una verifica preventiva, con le organizzazioni sindacali, utile a comprenderne la praticabilità. Ma dopo tre incontri, nell’ultimo, il 7 di agosto, le coop hanno preso atto di una pregiudiziale posta dal sindacato in ordine all’esclusivo utilizzo della cassa integrazione. Utilizzo richiesto legittimamente ma ritenuto dalle cooperative totalmente inadeguato a rilanciare la Coop in Campania.

Coop che in quell’occasione hanno anche parlato di sviluppo futuro. Ma questo tema, in assenza di uno spiraglio d’accordo, è stato subito accantonato. Voci insistenti a questo proposito riferiscono che “ora non si tratta di ritornare ad un tavolo” e che “il tavolo si è rotto il 7 di agosto” e che “da allora, solo pochi giorni fa, è pervenuta una generica richiesta delle organizzazioni sindacali territoriali, quasi a giustificarne la latitanza”. A questo punto però lo spiraglio sarebbe legato alla volontà sindacale. Sta circolando la notizia che le coop torneranno al tavolo “soltanto se saranno invitate dai sindacati nazionali, con cui le cooperative hanno già interloquito, pur dovendo incontrare anche le organizzazioni locali”.

Questo perché, sempre in base alle stesse indiscrezioni, le coop vogliono “minime garanzie di agibilità del confronto”. Cooperative che giudicano “molto più importante la lettera dei lavoratori di Afragola, lettera che sembrerebbe quasi smentire il sindacato e attraverso cui i lavoratori si dichiarano responsabilmente disponibili a ragionare di sacrifici”. La grande distribuzione cooperativa specifica poi che “negli incontri era stato proposto alle organizzazioni sindacali, nonostante la loro diversa e contraria posizione, di sottoporre comunque il piano di salvataggio al voto dei lavoratori” ma che “questa proposta ha ricevuto il legittimo diniego dei sindacati”. Ci si chiede però quali siano per le cooperative le effettive difficoltà che si incontrano in Campania, oppure quali siano i loro timori quando si pensa all’area napoletana, in termini economici e di contesto sociale e politico.

Una prima risposta in questo senso si trova però nei fatti. Le coop negli ultimi cinque anni hanno aperto, ex novo, 5 Ipermercati in Sicilia. 16 supermercati sono stati rilevati da altre coop. Recente inoltre l’ acquisizione, da aziende in procedura, di altri 2 iper e 5 supermercati che verranno riaperti nel mese di novembre. Ma gli stessi rumors interni al mondo cooperativo aggiungono una stoccata alla politica campana rea di “ragionare come se fosse in perenne campagna elettorale”. Si parla di contatti generici o inesistenti da parte della politica regionale, di tutti gli orientamenti, verso i principali soggetti in campo.

Quindi, il suggerimento: “Se l’amministrazione locale e la politica avessero voluto attivare un vero "tavolo di crisi", come si fa in tutta Italia, avrebbero convocato separatamente le parti, misurato le distanze e verificata una possibile sintesi. Invece si è preferito rilasciare dichiarazioni ai media come se ciò, nei fatti, esaurisca compiti e responsabilità”. Intanto la crisi sembra non attenuarsi affatto. Ciò che non emerge, è che la situazione, dall’estate in poi, sia ulteriormente peggiorata : le vendite in tutto il Paese hanno visto un settembre e tre settimane di ottobre drammatiche e in Campania, anche per diversi momenti generati dalla preoccupazione e una legittima conflittualità, la situazione è ulteriormente deteriorata.

Ora è preannunciato un incontro al ministero dello sviluppo. “Vedremo…”, l’ultima, sibillina, voce proveniente dal mondo delle coop di consumo.

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