Scurdammoce ‘o passato? Vorremmo, ma non si può. Puzza troppo

La monnezza: prima l’inquinamento, poi la bonifica. Un solo grande affare, per le stesse tasche. Vorremmo dimenticare e perdonare. Ma, per fortuna, un consigliere regionale si fa rimborsare i 50 centesimi spesi nel wc pubblico:.

Vado a comprare il giornale, e cioè la dose quotidiana di veleno: vedo un gruppo di giovanotti che parla del PD ottajanese: la sede, il congresso, il rinnovamento: insomma la solita sbobba. Beati i giovani che pensano ancora da giovani. Vedo, in disparte, alcuni politici di grosso calibro che parlano anche essi del PD: lo deduco dall’espressione accigliata. Il PD ottajanese chi sa chi lo ha sgangherato smontato azzerato ridotto in condizioni tali che nelle ultime elezioni il partito non ha avuto la forza nemmeno di mettere insieme una lista di candidati. Come: chi sa chi? mi rimprovero. Basta aspettare: quelli che l’hanno demolito saranno i primi a piangere sulle sue rovine e a proporsi come rifondatori e rinnovatori.

Vedendo lor signori, mi ricordo che Ottaviano aspetta ancora una risposta, – una risposta politica, ovviamente,- sulla virtuosa storia delle ditte che ebbero l’incarico di smaltire la monnezza tra il 2007 e il 2011: e aspetta, dalla cortesia dell’ex sindaco dott.Iervolino e del sindaco in carica avv. Capasso, una risposta chiara sulle fantastiche vicende degli scavi a via Cesare Augusto. Mi ricordo che avevo intenzione di chiedere gli atti pubblici sulla farmacia comunale e sulle ultime infornate di debiti fuori bilancio e su certe rumorose dichiarazioni del Primo Cittadino intorno allo stato delle casse comunali. Ma le parole di papa Francesco mi hanno colpito: pace, pace, pace. Scurdammoce ‘o passato, anche perché nessuno di noi è innocente.

Arrivo nella piazzetta della stazione Circum: vedo volti gioiosi. La fumata è bianca. E’ in arrivo un treno per Napoli, e tra poco, è sicuro, ci si può scommettere, arriverà anche un treno per Sarno: la folla in attesa applaude e ringrazia la bontà della Direzione della Circum e il favore del caso. Ottaviano riparte. Un amico mi chiama in disparte e mi dice, con aria da agente segreto: “ Vedi che dopo il tuo articolo su Gonzalo Pirobutirro qualcuno su facebook ha fatto battute su Sancho Panza. Ce l’ hanno con te ? “ e indica la mia panza, e mi consegna un foglio stampato. I facebookisti non parlano solo di Sancho, ma anche di altre cose. Leggo e sento tamburi di guerra, ingombranti clamori di mischie ingombranti, ricordo che un noto professore ci aveva promesso di commentare in pubblico i numeri delle elezioni comunali, e di rispondere a qualche domanda sulla stranezza di certi risultati, e sul movimento delle preferenze in certe sezioni, diciamo così, “ strategiche “.

Ci sarà questa pubblica lettura ? Se non ci sarà, amici come prima. Papa Francesco mi ha convinto. Pace, pace, pace. Scurdammoce ‘o passato. Mettiamoci una pietra, o una pezza, sopra. Pensiamo alla festa di San Michele.
Compro il giornale e sfoglio le pagine. Antonio Bassolino ha presentato un suo libro di memorie “ Le Dolomiti di Napoli “, che forse è anche il documento di un nuovo progetto. Lo pensa anche Paolo Macry che scrive per “ la Repubblica “ ( 20 ottobre ) un articolo dal titolo significativo. “ Progetti e Prospettive di Bassolino – Scurdammoce ‘o passato “. Quattro giorni prima, sullo stesso giornale, Antonio Bassolino, ricordando la fase più drammatica della crisi della monnezza, aveva detto che fu “ un inferno mediatico “, che “ tutto si scaricò “ su di lui.

Nel mio archivio ho conservato un cospicuo numero di articoli pubblicati tra il 2006 e il 2008, e dedicati alla tragedia della monnezza, e all’affare della monnezza. In questi giorni sto rileggendo attentamente quelle carte, per organizzare il capitolo che dedicherò all’argomento nel libro sulla camorra vesuviana e nolana. Mi pare che le cronache dell’epoca e il racconto di uno storico, Francesco Barbagallo, che fu assessore di Bassolino sindaco, descrivano le cose in modo diverso. E ci confermino, inoltre, che molti già sapevano molto delle discariche abusive e del traffico dei rifiuti “ speciali ” e, insomma, dei molti rami dell’affare. Che è stato fatto in questi anni ? E’ stato fatto tutto. Hanno preparato con cura la seconda fase dell’emergenza, quella della bonifica. L’operazione è partita proprio in questi giorni. Vanno in giro, a piangere per la “ terra dei fuochi “ e a predicare la crociata per il disinquinamento, certe facce già note.

E gli imprenditori del Nord che mandarono al Sud i loro carichi di morte ? non hanno violato nessuna legge ? Non si possono individuare ? Ma non ci facciamo il sangue amaro. Pace, pace, pace: ha ragione Papa Francesco. La colpa è prima di tutto nostra, che vedevamo, sapevamo, e tacevamo. Che ritorni anche Antonio Bassolino. Se Bersani sta ancora lì, a fare il padre nobile del PD, può tornare anche Bassolino: risponda alle domande che gli pone Paolo Macry, si batta tre volte il petto, e torni pure in campo. Bersani, che dopo la catastrofica conduzione dell’ultima campagna elettorale avrebbe dovuto ritirarsi sui suoi monti a coltivare l’orticello, dà ancora consigli, parla ancora di politica, e c’è ancora qualcuno che lo ascolta… Ha ragione Crozza: finché il PD sta in mano a certa gente, l’on. Berlusconi non deve perdere la speranza…..

Quattro giorni dopo il caso vuole che il mio sguardo cada sul titolo di un articolo: “ Emilia, rimborsi anche per andare al wc pubblico “ ( la Repubblica, 24 ottobre ): un consigliere regionale ha chiesto il rimborso anche per i 50 centesimi spesi per accedere a un bagno pubblico. E’ una folgorazione. Marcel Duchamp rivoluzionò l’arte del ‘900 prendendo un orinatoio, “ un articolo comune della vita di tutti i giorni “- è lo stesso Duchamp che parla di sé usando la terza persona –, “ e sistemandolo in modo che il suo significato utile scomparisse. Così creò un nuovo pensiero per questo oggetto.”. Non meno geniale è l’azione teatrale di questo consigliere regionale che , conservando il biglietto dei bagni pubblici, consegnandolo al cassiere e chiedendo il rimborso, ci ha fatto vedere, con una meravigliosa potenza di sintesi, cosa siamo diventati tutti noi, tutti noi altri.
No, non è tempo di pace.

Aveva ragione Antonio Portolano, inarrivabile Maestro di saggezza, oltre che di latino e di greco. Un buon cristiano deve volere il bene anche del suo nemico, anche di chi lo schiaffeggia. Ma se porge allo schiaffeggiatore l’altra guancia, lo schiaffeggiatore si convincerà che tutto gli è permesso, che la violenza e la maleducazione pagano, che gli altri sono solo dei cacasotto e dei villacchioni. E questa convinzione lo porterà a essere ancora più violento e ancora più maleducato. Insomma, porgendogli l’altra guancia lo indurremo a peccare. E non è cosa buona. L’altra guancia non si deve porgerla subito Se uno tenta di pigliarci per i fondelli, abbiamo l’obbligo morale di afferrarlo per l’orecchio, e di torcerglielo, di inturcigliarlo. La pace viene dopo.
(Foto: Marcel Duchamp, Orinatoio o Fontana 1917)

Pomigliano, strisce blu: il Tar ordina il cambio di gestione. E’ caos

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A rischio i posti di lavoro dell’azienda che ora deve andare via. Ma in pericolo ci sono anche le casse comunali.

Si profila un pasticcio nel settore del parcheggio a pagamento a Pomigliano. Anzi, il pasticcio c’è già. La decisione del Tribunale amministrativo regionale di accogliere il ricorso della Urbania potrebbe infatti creare due problemi, uno di ordine occupazionale, l’altro per la finanza del comune. La sentenza infatti impone alla municipalità che la Urbania, vincitrice, un anno e mezzo fa, dell’appalto di gestione delle strisce blu, subentri immediatamente alla Tmp, l’azienda che nella città delle fabbriche aveva rilevato il servizio a seguito di un’interdittiva antimafia comminata dalla prefettura proprio a danno della stessa Urbania, nel febbraio del 2012. Urbania che poi, però, nel settembre successivo, ha vinto il ricorso contro l’interdittiva.

Quindi, una volta riabilitata dalla giustizia amministrativa, la società di Ercolano ha subito diffidato il comune di Pomigliano a non stipulare il contratto di affidamento della sosta pubblica alla Tmp, classificatasi nel frattempo al secondo posto nell’appalto bandito dalla municipalità. Ma l’amministrazione comunale, nell’ottobre dello scorso anno, ha voluto in ogni caso affidare il servizio alla Tmp, che per gestire le strisce blu a Pomigliano ha pure assunto quindici ausiliari del traffico, in parte reclutati dal bacino degli ex precari Fiat. Intanto ora spunta l’ennesimo colpo di scena: l’azienda che attualmente gestisce il parcheggio a pagamento è stata di fatto estromessa dalla stessa Urbania, il cui ricorso è stato appena accolto dal Tar.

Si profila a questo punto il rischio di un caos occupazionale e finanziario. Questo perché al momento non ci sono garanzie circa un eventuale passaggio di cantiere degli organici. E in caso di mancato accoglimento da parte del Consiglio di Stato di un’eventuale opposizione del comune alla decisione del Tar si prospetterebbe anche il pericolo di un risarcimento danni milionario. “ Più volte – fanno notare Eduardo Riccio, Vincenzo Romano e Pasquale Ciccarelli, consiglieri comunali del Pd –nell’assemblea cittadina abbiamo sollevato la questione relativa alla fretta eccessiva con la quale l’amministrazione ha stipulato il contratto con la Tmp, cioè senza attendere, visto che si trattava solo di qualche mese, l’esito della sentenza del Tar sull’appalto.

Inoltre – aggiungono Riccio, Romano e Ciccarelli – abbiamo fatto presente alla giunta che da una chiara lettura del ricorso della Urbania questo esito sarebbe stato scontato. Ma la testardaggine e la mancata conoscenza dei fatti, soprattutto da parte dell’assessore al ramo, hanno determinato una situazione del tutto ingestibile perché per effetto della sentenza la Urbania deve necessariamente subentrare, ma non è detto che tutti gli ausiliari assunti da Tmp vengano confermati poiché il comune, nel bando, non ha previsto assunzione di personale. A questo punto spero – auspica l’esponente democratico – che l’amministrazione si faccia carico di questo problema, annulli tutti gli atti, salvi i livelli occupazionali e affidi il servizio alla Urbania, come stiamo sostenendo da mesi”.

Dal canto suo in sindaco, Raffaele Russo, del Pdl, commenta la situazione così: “E’ una questione tra la Urbania e la ditta che gestisce qui le strisce blu. Noi siamo soltanto osservatori. L’amministrazione comunale è deputata solo alla salvaguardia dei posti di lavoro e al corretto svolgimento del servizio. Se la Urbania deve fare una causa di risarcimento la deve fare alla prefettura. Per quanto mi riguarda è mia responsabilità personale tutelare l’occupazione e il servizio”.
(fonte foto: rete internet)

Delitto di Pomigliano, i funerali della vittima, la mamma: “Me lo hanno ucciso”

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Si sono svolti ieri, poco dopo le 10, i funerali di Michele Caiazzo, 39 anni, ucciso nel sonno con un colpo di pistola alla nuca, a casa sua, nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi, all’interno della cameretta dei figli.

Ai funerali di Michele Caiazzo hanno partecipato centinaia di persone. Del delitto sono stati accusati il cognato e la moglie della vittima, fermati dopo venti ore d’interrogatorio e quindi trasferiti in carcere dai carabinieri, venerdì. Il via libera alle esequie, eseguite molto rapidamente per motivi di sicurezza nella chiesa di Santa Maria, a Pomigliano, è stato dato poco prima del trasferimento a Pomigliano della salma, subito dopo l’autopsia. Quando il feretro della vittima è giunto in chiesa, la mamma, Anna, ha lanciato un solo urlo: " Me lo hanno ammazzato ".

La messa è stata officiata da don Felice Panico. "In questo momento bisogna rispettare la regola del silenzio ", il messaggio dell’omelia del sacerdote. Ai funerali ( è stata ovviamente evitata la presenza dei due bambini di Caiazzo, affidati temporaneamente a una zia materna ) non ha partecipato la famiglia dei due sospettati, i fratelli Fernando e Maria Cantone, rispettivamente cognato e compagna dell’assassinato, di 38 e 36 anni, che stanno attendendo la loro sorte in carcere. Fernando, reo confesso dell’omicidio, ha finora tentato a tutti i costi di scagionare completamente la sorella, che lo ha indicato come l’unico responsabile del delitto.

Intanto ieri pomeriggio, per motivi tecnici legati all’acquisizione di tutte le prove documentali, è slittata l’udienza di convalida dei fermi, prorogata a domani mattina, lunedì.
(fonte foto: rete internet)

Terra dei fuochi: migliaia di persone in piazza anche a Brusciano

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Nella serata di venerdì la fiaccolata contro l’inquinamento, tantissimi bambini e ragazzi alla marcia contro roghi tossici ed ecomafia.

Dopo i cortei di Acerra, Giugliano, e Nola non si ferma nell’area metropolitana di Napoli, una delle zona più inquinate del mondo, l’onda umana contro l’avvelenamento di terra, aria e acqua. Un’ondata d’indignazione che ha travolto anche la cittadina di Brusciano, 15mila abitanti incastrati nel cemento della vecchia nazionale delle Puglie, tra le fabbriche di Pomigliano, la vicina Nola e l’area vesuviana interna. Qui, nella serata di venerdì, tanta gente si è riversata nelle strade, fiaccole in pugno, per ribadire il no all’occultamento e agli incendi dei rifiuti d’ogni sorta. La manifestazione è stata promossa dalla giunta del sindaco Giuseppe Romano e dalla Chiesa, parroco don Salvatore Purcaro in testa.

Partecipazione massiccia della scuola, delle famiglie, del mondo del lavoro e delle professioni, dell’associazionismo locale. La marcia è stata caratterizzata da un silenzio generalizzato, che ha pesato molto più di tanti slogan urlati al vento. Fiaccolata che è partita dalla chiesa di San Sebastiano Martire per poi giungere sotto le mura del municipio. C’erano alunni, docenti e personale amministrativo degli istituti Dante Alighieri, Guido De Ruggiero e De Filippo. Presente all’intera manifestazione anche un gruppo di carabinieri guidato dal comandante della stazione di Brusciano, il maresciallo Marco Di Palo.

Pomigliano D’arco. Delitto Caiazzo, il dramma dei bambini

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I figli della vittima, due maschietti di 3 e 6 anni, sono stati temporaneamente affidati a una zia, sorella della compagna di Caiazzo, finita in carcere con l’accusa di concorso in omicidio, e del suo assassino, Fernando Cantone.

Il dramma familiare successivo all’assassinio della ex guardia giurata Michele Caiazzo è ormai esploso in tutta la sua potenza. I bambini della vittima dell’omicidio e della compagna Maria Cantone, due maschietti, di 3 e 6 anni, che l’assassinato portava a scuola ogni mattina, stando almeno alle testimonianze dei vicini, sono stati temporaneamente affidati a una parente della mamma, una zia, sorella di Maria Cantone, la donna finita ieri nel carcere femminile di Pozzuoli perché accusata del delitto del papà dei suoi piccoli. Non si sa a questo punto quale possa essere il destino dei bambini.

Intanto proseguono le indagini sul delitto. Gli investigatori stanno mettendo a punto gli ultimi particolari. Tra qualche giorno sarà reso noto il risultato dell’esame dello stube, finalizzato a provare una volta per tutte chi dei due fratelli Cantone abbia sparato. Ma i carabinieri sono ormai certi che a colpire alla nuca l’ex guardia giurata sia stato il cognato della vittima, Fernando Cantone. Nel frattempo un’intera città si sta interrogando sul perché di questa tragedia. In un clima d’incertezza.

Non è stata ancora fissata la data dell’autopsia sul corpo della vittima del delitto di Pomigliano. Per cui non è stato ancora possibile organizzare i funerali di Michele Caiazzo, il trentanovenne, ex guardia giurata poi reinventatosi, a seguito del licenziamento, imbianchino saltuario. In base alle indagini Caiazzo è stato ucciso con un solo colpo di pistola calibro nove per ventuno che gli ha perforato la nuca e che è fuoriuscito attraverso uno zigomo.
(fonte foto: rete internet)

La filosofia dei rigatoni “allo scarpariello” viene da Seneca e da Montaigne

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E’ un piatto perfetto, da “a solo”: i rigatoni si gustano uno alla volta, per il rispetto che si deve alla loro irripetibile individualità. Sarebbe un sacrilegio sostituirli con i vermicelli.

Rigatoni ”allo scarpariello“: 400 gr di rigatoni, 400 gr di pomodori freschi, 1 l di olio extra vergine di oliva, una piccola cipolla, 100 gr di pancetta, 100 gr parmigiano, 100 gr. di pecorino, 5-6 foglie di basilico, peperoncino q.b.

In una padella fate rosolare con olio la cipolla e la pancetta tagliata a pezzettini, dopo qualche minuto unitevi i pomodori e fate cuocere il tutto per 10 minuti, aggiungete il sale e il peperoncino. Lessate la pasta al dente, scolatela e conditela con i formaggi, il sugo e basilico tritato.

Esistono due tipi di filosofo: così mi insegnarono a scuola. Se poi i tipi sono aumentati, per decreto ministeriale o per la geniale invenzione di qualche docente, non so, ma lo metto in conto: la scuola italiana è una scuola creativa. Ci sono i filosofi sistematici, Platone, Aristotele, Hegel.

Partono dalla A e arrivano alla Z: vi spiegano tutti gli aspetti dell’essere, dalle nuvole in cielo ai segreti, più o meno belli, nascosti nelle viscere della Terra: non per caso un grande ammiratore di Platone, Charles Dickens, fu il primo a intuire e a dire che lo smaltimento dei rifiuti urbani sarebbe stato l’affare del futuro. Ma, sebbene fosse uomo di immaginazione strepitosa, non riuscì a prevedere che a Napoli la realtà avrebbe superato la fantasia: perché a bonificare la Terra campana incancrenita dalla corruzione della monnezza immonda c’è il rischio che siano chiamati proprio i responsabili primi del Matricidio.

I filosofi sistematici hanno risposte per ogni quesito: gnoseologia, morale, etica, estetica: risposte nette e definitive. Non si discute. Si ascolta con reverenza, a capo chino. Prendere o lasciare. Se si prende, bisogna prendere tutto. Uno non può essere hegeliano in gnoseologia e, mettiamo, marxiano in filosofia della storia. Se le risposte non ti garbano, cambi filosofo. Nella filosofia della pasta spaghetti e vermicelli rappresentano il modello del pensatore sistematico. Una forchettata di spaghetti si contempla e si mastica come un insieme, e come un insieme si gusta, in un silenzio anche breve, ma intenso come lo pretende un rito religioso. Il giudizio non è affidato alle parole, ma al rapimento mistico degli occhi che si socchiudono vinti dal gaudio: proprio come fanno, spesso, gli occhi del commissario Montalbano.

Ci sono poi i filosofi “problematici“: Seneca, Montaigne, Pascal, Leopardi. Si interessano solo di morale e di etica, partono dall’esperienza personale, meditano non sull’uomo, ma sugli uomini, e non dimenticano mai che siamo non solo intelletto, ma anche cuore, fegato, milza e via dicendo. I filosofi problematici i problemi non li risolvono, li pongono. Di ogni situazione ci svelano un lato, un aspetto, un punto che ci erano sfuggiti. Non amano la folla, non perché siano intellettuali da salotto buono, come quelli che si dichiarano di sinistra e hanno la puzza sotto al naso: ma perché per loro esiste solo la soggettività inimitabile di ogni singola persona.

Il rigatone è, nella filosofia della pasta, il simbolo della scuola dei “problematici“. Il rigatone è un tipo perfetto: ha in sé il cerchio, il cilindro, le curvature della geometria non euclidea e della fisica di Einstein, ha le rigature, simbolo concreto di un mondo che non è liscio, non è levigato, e, per fortuna, non è tutto piatto. La forchetta che infilza più di un rigatone alla volta fa sacrilegio: non ci saranno mai due rigatoni uguali, perché il condimento, avvolgendo, cospargendo e invadendo ciascuno di essi in modo e in misura diversi, ne esalta la specifica individualità.

‘O scarpariello“ non è quello del disegno di Palizzi la cui immagine correda l’articolo. Quello è ‘o solachianiello, che non aveva posto fisso, ma girava con gli attrezzi per i vicoli e cercava di salvare le scarpe dei poveri, che da tempo non erano più scarpe. “ ‘ O scarpariello“ appartiene al grado superiore della scala: ha il posto fisso, “ ‘o bancariello“, quasi sempre in un cortile, come Totò nel film “ San Giovanni decollato “. I rigatoni al pomodoro facevano parte di quella cucina d’’ o scarpariello, su cui venti anni fa scrisse uno splendido articolo Marco Guarnaschelli Gotti. A Napoli c’era una cucina dei “mestieri“, la cui storia meriterebbe di essere raccontata.

I “portieri“, per esempio, erano considerati i maestri del ragù, perché avevano tutto il tempo per sorvegliare le complesse vicende della sua cottura, e, soprattutto, avevano qualche soldo per comprare i pezzi di carne necessari, mentre le parmigiane di melanzane e di zucchine e enormi cuozzi di pane, imbottiti di polpette e di cotiche, accompagnavano, nei loro viaggi, carrettieri, vatecari e cocchieri di carrozzelle. “ ‘E scarparielli”, che sul fornello scioglievano la pece e i colori per le scarpe, tra una ciabatta e l’altra ripassavano a fiamma lenta la pasta “soperchiata“ della sera prima o del mezzogiorno e la tiravano via al momento giusto, – il culmine della sapienza era nel cogliere questo attimo -, quando, a seconda della pietanza, la pasta “si arroscava“ o “si attassava“: in queste delicate azioni il pecorino e il cacio di Crotone svolgevano il ruolo fondamentale.

E dunque proclamare che in questo piatto “ d’’o scarpariello “ i vermicelli possono sostituire i maccheroni , “ ‘a pasta doppia“, mi sembra una imperdonabile eresia. Questo piatto è la semplicità fatta perfezione: diceva John Singer Sargent che la grandezza dell’artista si vede meglio in un acquerello di tre pennellate che in un quadro a olio con dieci figure. Uno dei segreti è contemperare l’aggressività del peperoncino con i toni del sapore della pancetta. E’ un piatto da “a solo“: sono giustificate soltanto la presenza di un pezzo di pane cafone e la benedizione di un rosso del Vesuvio che sia vigoroso e nello stesso tempo delicato, e che, soprattutto, sia l’ “anima“ autentica di uve autenticamente vesuviane.
[Commento a cura di Carmine Cimmino]
(Fonte foto: Filippo Palizzi, ‘O solachianiello)

LE RICETTE DI TIZIANA

L’UDI di Napoli scende in piazza

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L’associazione Unione Donne in Italia partecipa ed invita a partecipare alla manifestazione contro la terra dei fuochi che si terrà oggi pomeriggio, sabato 26 ottobre in piazza Dante a Napoli.

La terra è nostra perché è di tutti. La brutalità con la quale è stata trattata la terra più fertile d’Europa è pari alla malafede con la quale la cultura economica e di governo prevede di intervenire per sanare il guasto del territorio Campano, denunciato fin dagli anni ’90 del secolo scorso e silenziato dalla stampa e dalla politica.

Le donne e gli uomini della Terra dei Fuochi siamo anche noi, materialmente. Il ciclo perverso dello smaltimento criminale è il sistema col quale si nascondono le scorie dello sviluppo insostenibile scelto dalla classe dirigente, soprattutto da quella che governa le regioni più danneggiate. Le donne Italiane, e l’UDI, non sono mai state a guardare, perché le terre e i corpi sono il luogo della politica e della libertà. Chi dice che il guasto è insanabile, perché sanare costa troppo, vorrebbe ancora annichilire le coscienze attraverso la falsità “del non c’è nulla da fare”.

Noi non ci stiamo, sappiamo che prendersi cura non è cosa da poco, ma sappiamo anche che è l’unica strada fermare le miserie che gli uomini al governo vorrebbero consegnare alle donne e gli uomini di domani. Aderiamo e invitiamo ad aderire e partecipare alla manifestazione indetta dall’associazione per la terra dei fuochi alle ore 16 di sabato 26 ottobre 2013, Napoli Piazza Dante.

Pomigliano, delitto Caiazzo: in carcere i due sospetti

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Sono stati fermati e trasferiti in prigione i fratelli Cantone, cognato e compagna della vittima. Stamane dal gip l’udienza di convalida degli arresti.

Colpo di scena nelle indagini sull’omicidio di Michele Caiazzo, il trentanovenne ucciso mercoledì notte a colpi di pistola mentre dormiva nella cameretta dei suoi bambini. Ieri, infatti, al termine di un interrogatorio-fiume durato fino all’alba, sono finiti in carcere i fratelli Fernando e Maria Cantone, di 38 e 36 anni, rispettivamente il cognato e la compagna della vittima.

Dopo oltre venti ore di domande incessanti il maresciallo Michele Membrino e il maggiore Michele D’Agosto, i carabinieri che stanno conducendo le indagini, con il coordinamento del pubblico ministero della procura di Nola, Ciro Capasso, sono riuscisti a ottenere un provvedimento di fermo a carico dei sospetti. Fernando, che si era già costituito ai militari cinque ore dopo l’omicidio, ora si trova nel carcere di Poggioreale. La sorella Maria è stata invece trasferita in quello di Pozzuoli. Stamattina il giudice per le indagini preliminari del tribunale nolano deciderà se tramutare o meno i fermi in altrettanti arresti. In base alle accuse a sparare a Caiazzo sarebbe stato effettivamente il cognato Fernando mentre la sorella Maria, la donna della vittima, avrebbe ricoperto un ruolo attivo nell’assassinio, istigando il fratello a eliminare l’”odiato” compagno.

E’ quanto emerge dalle indagini dei militari della compagnia di Castello di Cisterna. Un omicidio dal movente tutto sommato “rudimentale” che però si è lentamente trasformato in una sorta di rompicapo. Dopo alcune decine di ore d’interrogatorio il piccolo commerciante Fernando Cantone, 38 anni, ha continuato ad attribuirsi tutta la responsabilità dell’assassinio della ex guardia giurata Michele Caiazzo, scagionando caparbiamente la sorella, Maria Cantone, 36 anni, compagna della vittima dal 2006 nonché mamma dei due bambini dell’ucciso, di 3 e 6 anni. A ogni modo, anche se i fratelli Cantone non hanno ceduto, non mollano neanche i carabinieri della stazione di Pomigliano e della compagnia di Castello di Cisterna.

L’interrogatorio è stato di quelli snervanti, è iniziato alle 8 del mattino di giovedì ed è terminato all’alba di ieri, venerdì. I militari hanno accertato che ad uccidere con una pistola con matricola abrasa Michele Caiazzo sia stato effettivamente il cognato Fernando Cantone, per motivi “d’onore”, legati cioè ai presunti maltrattamenti ai danni della sorella dell’omicida. Ma gli investigatori sono pure convinti che a recitare un ruolo determinante nell’esecuzione dell’assassinio sia stata proprio Maria Cantone, sorella di Fernando e compagna della ex guardia giurata nonché imbianchino precario, ammazzato con un colpo di pistola alla nuca la notte tra mercoledì e giovedì scorsi nella casa presa in affitto da Caiazzo e dalla Cantone al civico 43 di via Fiume, una modesta palazzina anni Ottanta posta a ridosso del centro vecchio di Pomigliano.

L’accusa che pm e investigatori hanno formulato è di omicidio aggravato per Fernando e concorso in omicidio aggravato per la sorella Maria. Determinante ai fini della formulazione dell’ipotesi di reato è stata la fase che ha preceduto di poco e poi immediatamente seguito l’omicidio. Circostanze che destano più di un sospetto. Dopo uno screzio tra lei e il compagno Michele, durante la cena consumata mercoledì sera, Maria Cantone è scesa per andare a raggiungere il fratello Fernando, al quale ha poi riferito la sua versione dell’ennesimo litigio con il convivente. E’ stato a quel punto che Fernando ha preso la pistola chiedendo alla sorella di poter affrontare l’ex guardia giurata. Ma la decisione di uccidere Michele Caiazzo è stata presa quando ormai la vittima predestinata stava già dormendo.

Sempre in base all’accusa nel momento in cui Fernando Cantone è entrato, pistola in pugno, nella cameretta dei bambini in cui stava riposando Caiazzo, la sorella Maria non avrebbe opposto alcuna resistenza.
(Fonte foto: Rete Internet)

Sant’Anastasia. L’assetto urbanistico del territorio

Sotto esame il Piano Urbanistico Comunale che a distanza di quasi quattro anni dalla stesura del documento ancora non decolla.

Con questo terzo articolo continuiamo la disamina delle opere rimaste incompiute da parte dell’amministrazione comunale. Ci occuperemo adesso del piano urbanistico comunale (PUC), argomento che è stato già affrontato più volte dalla nostra associazione con la stesura di vari articoli pubblicati su questo giornale.

Prima di entrare nel merito, è utile ricordare, affinché i lettori abbiano subito la percezione del trascorrere del tempo, che l’affidamento dell’incarico per la stesura del piano risale a marzo 2010, con la prescrizione di 210 giorni per la presentazione della versione da sottoporre all’autorità comunale per l’approvazione e i successivi adempimenti di legge. Siamo a più di 1300 giorni (oltre tre anni, quasi quattro) dal conferimento dell’incarico e non c’è traccia alcuna di una versione di piano. Soltanto ipotesi, prospettive varie presentate dai progettisti in vari incontri pubblici.

Risulta chiaro, da questo conteggio dei tempi, che l’amministrazione comunale sta prendendo tempo e i progettisti la assecondano. E’ il caso allora d’esaminare il perché di questa dilazione dei tempi che rischia d’emulare quanto già verificatosi con la redazione del piano regolatore (PRG) attualmente in vigore (circa quindici anni di tempo).

E’ noto che il sindaco Esposito impostò la campagna elettorale per la sua elezione sull’abolizione dei vincoli attualmente gravanti sul territorio anastasiano o per lo meno per un loro consistente ridimensionamento, al fine di poter replicare la politica delle massicce costruzioni verificatasi negli anni ’80, allorché era vicesindaco. Evidentemente non si era reso conto che i tempi erano cambiati, era finalmente cambiata la sensibilità delle autorità sovra comunali, decise a svolgere la loro funzione di supplenza a difesa delle peculiarità dei territori amministrati, in perdurante assenza delle autorità locali.

Nel contempo, anche nei cittadini é aumentata la sensibilità verso i temi ambientali, con la presa di coscienza della necessità di ridurre al minimo indispensabile un ulteriore consumo di territorio, che è un bene prezioso e non sostituibile, evitando interventi volti solo ad arricchire pochi a danno della comunità. I vincoli di tipo urbanistico che gravano sul territorio anastasiano, come sugli altri territori vesuviani, non sono il frutto di una volontà’ perversa che vuole arrecare danno alle economie delle popolazioni residenti, ma derivano dalla necessità di salvaguardarne l’integrità, le caratteristiche tipologiche di notevole interesse ambientale e, nel contempo, proteggere gli abitanti dai rischi che gravano per la presenza di un vulcano di notevole pericolosità.

La necessità di queste misure di salvaguardia sono per fortuna divenute patrimonio della comunità nazionale ed europea e non sarà di certo la volontà di un sindaco, in cerca di un facile e miope sostegno da parte di operatori del settore edilizio, sensibili solo ai loro interessi, a ribaltare la situazione. Inutile, quindi, tuonare, come é solito fare il sindaco Esposito nei suoi interventi pubblici, contro le istituzioni, provincia, regione, ministeri, sovrintendenza, per nascondere ai sostenitori l’inganno loro rifilato durante la campagna elettorale per la sua elezione.

La conferma di tutto ciò si è avuto con la recente delibera n. 250 del 26/07/2013 della Giunta Regione Campania che, oltre ad altri territori, ha inserito l’enclave del Comune di Pomigliano d’Arco situata nel territorio di Sant’Anastasia in zona rossa, altro che ridimensionamento dei confini auspicato dal sindaco Esposito, e con questo si è posto fine anche alla sterile polemica su questa piccola porzione di territorio in cui non erano vigenti i vincoli d’inedificabilità.

Come associazione civica abbiamo sempre sostenuto che la vera sfida che ci attende è quella di progettare uno sviluppo sostenibile (e perciò durevole) che fa delle risorse dei nostri territori la via maestra per una crescita sana e duratura. Altri territori in Italia, soggetti a vincoli analoghi, sono oggi fiorenti centri basati sul turismo, artigianato e agricoltura di qualità. Su questo terreno abbiamo auspicato da anni un serio confronto con la politica anastasiana ma ci siamo sempre imbattuti nella demagogia del sindaco Esposito.

È necessario, a nostro parere, superare questo punto di stallo che rischia d’arrecare ulteriore danno all’assetto urbanistico del paese. Il trascorrere del tempo dall’approvazione del vigente piano regolatore (dicembre 1994), difatti, ha fatto decadere i vincoli relativi alla classificazione urbanistica delle varie zone in cui il suddetto piano ha suddiviso il territorio comunale. Si sono create una pluralità di cosiddette "zone bianche ", che non hanno più una destinazione urbanistica predeterminata e, quindi, il rischio d’interventi urbanistici più disparati, senza alcun riguardo per le loro caratteristiche tipologiche.

Un esempio di quest’andazzo è la delibera 87/2012 del consiglio comunale con cui si trasformano le attuali zone classificate C1, destinate all’edilizia residenziale e non più realizzabili per la legge 21/2003, in zone a destinazione commerciale. Operazione che di certo non é dettata dalla necessità di soddisfare richieste per tali tipi d’insediamenti (il piano regolatore attuale aveva già destinato ben undici aree a tali destinazioni e rimaste tuttora inutilizzate), ma semplicemente ad illudere i relativi proprietari, prospettando loro la possibilità di diversa utilizzazione urbanistica dei loro terreni.

Alla luce di quanto evidenziato, riteniamo non più procrastinabile la stesura del nuovo piano urbanistico e che, quindi, il sindaco Esposito prenda finalmente atto che le sue promesse elettorali sull’abolizione dei vincoli sulla zona rossa non hanno alcuna possibilità di concretizzarsi e consenta ai progettisti del piano di redigerlo nel rispetto della legislazione vigente. Sarebbe un atto di responsabilità e di rispetto verso i cittadini tutti.
(Fonte foto: Rete Internet)

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Giovani e lavoro: parlarne è bene, fare è meglio

Tavola rotonda sull’individuazione e formazione di nuove opportunità lavorative per i giovani bloccati dalla crisi.

Sabato 26 ottobre nell’aula consiliare del Comune di Saviano alle 18 si aprirà un momento di discussione, si spera fertile e propositiva, tra scuola, istituzioni e sindacati, su un tema quanto mai attuale e allarmante.

"Giovani e lavoro: opportunità e prospettive" è infatti il titolo del convegno che si pone come momento di riflessione finalizzato all’individuazione e formazione di nuove figure necessarie ai vari settori lavorativi. Un incontro necessario per indirizzare i giovani verso competenze di maggiore qualità e per offrire loro un reale sbocco nel mondo del lavoro piegato dalla crisi economica.

Ad aprire il dibattito penserà il sindaco di Saviano Carmine Sommese, per poi lasciare la parola a Lina Lucci (CISL), Luisa Franzese (Vicedirettore regionale Miur), Paolo Russo (Commissione agricoltura Camera dei deputati), Francesco Iovino (vice sindaco), Domenico Ciccone (dirigente scolastico). L’ultima parola spetterà a due ospiti d’eccezione, l’assessore regionale al lavoro Severino Nappi e il Governatore della Campania Stefano Caldoro.
(Fonte foto: Rete Internet)