Intervista a Giovanni Block. Talento e ironia

Musica, poesia, teatro e ironia, tutto nello spettacolo di Giovanni BlockUn giovane talento, una carriera costellata di premi, dal Tenco a Musicultura. In concerto al Living questa sera, 26 ottobre.

Nel 1997 l’inizio della carriera di musicista. In pochi anni una pioggia di premi: ad iniziare con il Primo Premio Vasto Music Festival nel 2003. Il 2007 è un anno di grandi successi: Arezzo Wave, Musicultura, Premio Siae/ClubTenco al migliore cantautore emergente. Nel 2009 è il vincitore Assoluto del festival Musicultura. Nel 2012 l’ album d’esordio «Un posto ideale» vince il Premio Lunezia Future Stelle per il valore Musical-Letterario e si classifica secondo per la Targa Tenco migliore “Opera Prima”.

Nel 1997 l’inizio della carriera di musicista. In pochi anni una pioggia di premi: ad iniziare con il Primo Premio Vasto Music Festival nel 2003. Il 2007 è un anno di grandi successi: Arezzo Wave, Musicultura, Premio Siae/ClubTenco al migliore cantautore emergente. Nel 2009 è il vincitore Assoluto del festival Musicultura. Nel 2012 l’ album d’esordio «Un posto ideale» vince il Premio Lunezia Future Stelle per il valore Musical-Letterario e si classifica secondo per la Targa Tenco migliore “Opera Prima”.

Tanti riconoscimenti, tanti premi. Quali son stati quelli che ti hanno emozionato di più?
“Il Tenco e Musicultura sono di certo i più prestigiosi. Ma mi sono sempre emozionato, a prescindere dai riconoscimenti. Anche nel quotidiano, il rapporto con il pubblico, le mail dei fan, ma anche solo la curiositĂ  di chi mi chiede “Che stai Preparando?” è quella l’emozione giornaliera di cui un artista ha bisogno”.

Molti tuoi testi, «L’epoca del presidente», «La MentalitĂ », «Song for pagnotta», hanno un occhio sempre vigile ed ironico sulle tematiche sociali. Come nascono?
“Nascono da una pratica esigenza di poter credere che la situazione possa migliorare. Non è un epoca facile per nessuno. Penso che il ruolo di chi comunica oggi debba essere quello di una costante e lucida osservazione della realtĂ . Raccontare qualcosa che sia di tutti, per tutti, senza distinzione di etĂ . Poi dico sempre e solo la veritĂ , e in qualche modo la veritĂ  è sempre una faccenda sociale”.

«Un posto ideale», è il titolo del tuo primo lavoro discografico. Qual è il posto ideale per un giovane cantautore?
“Ora non lo so, ma le faremo sapere. Fingerei se dicessi “E’ L’Italia!” oppure “E’ Napoli!”. No. Di certo no. la fortuna è una questione geografica, poteva andarmi peggio, ma poteva andarmi anche meglio. Diciamo che sto bene vicino al mare. Quindi almeno ho una certezza. Sto bene dove vedo il mare”.

Quali sono gli autori e i cantautori che maggiormente ti hanno guidato nella tua crescita artistica?
“A questa domanda rispondo sempre che Bill Evans e Pat Metheny mi hanno fatto buona compagnia. Mozartè di certo il mio migliore amico in assoluto. As cançao de Vinicius de Moraes e Joao Gilberto mi hanno salvato più volte dalla depressione, i Sigur Rós e i Midlake li vorrei come coinquilini per capire come arrivano a certi concetti così ampi. Sposerei Cheryl Wheeler. Avrei voluto come compagno di banco Nick Drake”.

«Giovanni Block è l’erede della vera canzone d’autore Italiana». Parole di Piero Cesanelli, direttore di Musicultura Festival. Che peso ha questa ereditĂ ?
“E’ un grande onore. Ed è sempre un piacere per me incontrare Piero. Uomo di grande sensibilitĂ  e di grande UmanitĂ . Ma anche di grande coraggio. Non è facile gestire oggi con i tempi che corrono una macchina enorme come Musicultura”.

Nel 2012 sei «Il bell’Incontro» nello spettacolo DignitĂ  Autonome di Prostituzione. Qual è il tuo rapporto con il teatro?
“Imparo tutto ciò che posso. Poi torno alle mie attivitĂ  musicali ed uso l’esperienza per i miei concerti. Quando i registi sono persone tranquille si collabora alla grande. Quando sono nevrotici e pazzi urlatori non li subisco francamente. Scappo. E tanti saluti”.

Progetti per il futuro?
“Un disco nuovo. Una seconda Laurea. Un viaggio lungo”.

Un ultima domanda, una vera curiositĂ . Perché il nome «Block»?
“E’ semplicemente il mio cognome. Lo so, è strano. Ma è così. E poi è meglio, la gente lo ricorda”.
(Fonte foto: Rete Internet)

Giovane Italia Acerra: “Uno zero spaccato per l’Amministrazione comunale”

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I ragazzi del Circolo Territoriale “Roberto Bigliardo” hanno distribuito un volantino in cittĂ  sulla questione Ecodrin ed affermano: “Si tratta dell’ennesimo mostro che si occuperĂ  dello smaltimento di amianto, catrame, rifiuti chimici, oli e gas”.

 Ancora uno zero spaccato per l’Amministrazione comunale e nella mattinata di ieri la Giovane Italia ha voluto ribadire il suo giudizio. I ragazzi del Circolo Territoriale "Roberto Bigliardo" hanno distribuito un volantino in cittĂ  sulla questione Ecodrin, l’ennesimo mostro che si occuperĂ  dello smaltimento di Amianto, Catrame, Rifiuti chimici,Oli e Gas.

Ancora una beffa per Acerra. Forse per alcuni è solo una decisione calata dell’alto, forse il risultato di scelte ministeriali scellerate di escludere il nostro territorio dai Siti di Interesse Nazionale; forse, ma è anche banalmente l’ulteriore dimostrazione di una classe dirigente assente che non è in grado di tutelare la propria cittĂ . Ebbene si, perché l’azienda è di Acerra e da quanto si apprende dagli organi di stampa pare abbia sede legale in uno studio professionale di un consigliere comunale. A nulla è valso l’incontro del Primo Cittadino in Regione a Settembre per la presentazione del “Programma Organico della cittĂ  di Acerra” con lo scopo di approfondire le emergenze ambientali ed ecco giungere la notizia della licenza per la costruzione di questa ennesima fabbrica di morte sul territorio.

Ancora veleno, il colpo di grazia. Ma la Giovane Italia non ci sta e sarĂ  ancora nei prossimi giorni tra la gente perché la disinformazione rappresenta il loro più grande potere.

“Irpinia, terra di sorgenti”: il nuovo progetto fotografico di Giuseppe Ottaiano

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Dopo i castelli e le eccellenze agro-alimentari irpine, il fotoreporter partenopeo inaugura a Cassano Irpino, un nuovo percorso fotografico dedicato alle acque della provincia di Avellino.

 Dopo i castelli e i prodotti tipici della provincia di Avellino, Giuseppe Ottaiano, Art Director dell’Agenzia di Comunicazione SEMA e fotoreporter per passione, continua la sua opera di documentazione fotografica con un nuovo progetto dal titolo “Irpinia, terra di sorgenti. Architetture d’acqua”.

Si tratta di un percorso fotografico dedicato a sorgenti, fiumi, laghi, rivoli, fontane e cascatelle che popolano numerose la Terra d’Irpinia e che, a ben guardare, costituiscono un intricato e fitto intreccio di nastri d’argento: vie cristalline che uniscono le varie aree di un territorio dal patrimonio naturalistico unico. Il nuovo percorso fotografico farĂ  il suo debutto a Cassano Irpino, e sarĂ  visitabile nei giorni 26 e 27 ottobre. Non è un caso che la prima esposizione si tenga proprio nel suggestivo borgo in provincia di Avellino, famoso proprio per l’abbondanza delle risorse idriche presenti sul suo territorio. Le sorgenti di Cassano Irpino rappresentano, infatti, la storica fonte di alimentazione dell’Acquedotto Pugliese.

Tra le principali ricordiamo la Pollentina, la Peschiera, l’Acqua del Prete e il Bagno della Regina, da cui sgorga purissima acqua oligominerale imbrigliata, attraverso raffinate opere di ingegneria idraulica, per soddisfare il fabbisogno idrico della regione Puglia. Una risorsa di importanza strategica che rende Cassano Irpino un luogo fondamentale per il benessere della Campania e dei territori limitrofi, nonché un sito di elevato interesse naturalistico, importante per la conoscenza del territorio e delle sue ricchezze. Il progetto “Irpinia, terra di sorgenti. Architetture d’acqua”, condiviso dall’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Salvatore Vecchia, aspira, infatti, ad accendere i riflettori su di un aspetto della provincia di Avellino di grandissima rilevanza, quale il patrimonio idrico, non sempre adeguatamente valorizzato.

“Eppure l’acqua – spiega Ottaiano – è uno degli elementi che maggiormente contraddistingue l’Irpinia, basti pensare alla quantitĂ  di fontane presenti sul territorio, che danno origine a forme architettoniche semplici o monumentali, accogliendo e rinfrancando i viaggiatori che da secoli calcano gli itinerari di questa terra”. Ancora una volta, dunque, il fotoreporter partenopeo innamorato dell’Irpinia vuole porre in risalto gli aspetti peculiari della terra che lo ha ammaliato, coltivando il sogno di realizzare una mappatura iconografica completa della provincia.

“Le acque e le architetture che le riguardano sono un ulteriore tassello che si aggiunge alla mia opera di valorizzazione del territorio, iniziata con il reportage sui castelli, proseguita con la mostra “Irpinia, terra di gusto” ed ampliata con la nascita del Museo dei Castelli di Casalbore, realizzato dall’Associazione Terre di Campania”, afferma Ottaiano proseguendo: “Continuo ad utilizzare l’immagine fotografica poiché ritengo sia il mezzo più efficace per avvicinare il pubblico alle bellezze del territorio, condividendole sia con chi le vive quotidianamente, sia con chi invece non le conosce”.

Un progetto, quello di Giuseppe Ottaiano, totalmente autofinanziato, volto a favorire la riscoperta di una risorsa preziosa che si auspica possa contribuire anche al lancio turistico della Terra d’Irpinia.

Napoli, con il Torino un mezzogiorno di fuoco

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Al San Paolo il primo lunch match stagionale per gli azzurri.

 Con Zuniga e Britos assenti per infortunio e con capitan Cannavaro out per un turno di squalifica, Rafa Benitez prepara l’anticipo dell’ora di pranzo contro il Torino degli ex Ventura ed El Kaddouri con alcune scelte obbligate: le prime assenze hanno difatti messo in evidenza un organico con alternative in ogni ruolo, ma in emergenza in alcuni frangenti della stagione, in particolare quando si affronta la settimana di rientro dagli impegni di qualificazioni mondiali con le rispettive nazionali.

In tutto ciò davanti a Pepe Reina verrĂ  confermata la coppia tutta ispanica Albiol-Fernandez, messasi ben in evidenza a Marsiglia; sugli esterni a sinistra c’è disponibile il solo Armero, ma c’è un Mesto che scalpita e che è pronto a far tirare il fiato o al colombiano o in alternativa al ritrovato Christian Maggio. A centrocampo Dzemaili (ex di turno ndr) si candida per un posto in staffetta con uno dei due connazionali Inler e Behrami, così come Pandev ed Insigne potrebbero subentrare dal primo minuto ai vari Mertens, Hamsik e Callejon. Unica certezza la presenza di Higuain, che ha bisogno ancora di minuti per recuperare la migliore condizione fisica, anche se non è da escludere un’ulteriore staffetta con Zapata, rinfrancato dalla prima rete in maglia azzurra al Velodrome.

Intanto il punto sulla situazione infortunati non fa sorridere né lo staff medico tanto meno il tecnico spagnolo: se per Britos si ipotizza il rientro dopo la sosta di novembre, la situazione peggiore riguarda Juan Camillo Zuniga, che dovrebbe riprendere tra un mese ad allenarsi con i compagni e potrebbe rivedere il campo soltanto tra la fine di dicembre e gli inizi di gennaio. Un’assenza che potrebbe avere ripercussioni anche in chiave mercato.
(Fonte foto: Rete Internet)

Delitto di Pomigliano, fermati cognato e compagna della vittima

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Dopo venti ore di interrogatorio i carabinieri hanno fermato i fratelli Fernando e Maria Cantone. Sono entrambi sospettati di aver agito insieme nell’assassinio di una ex guardia giurata di 39 anni, Michele Caiazzo.

 Sono esausti ma determinati i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna. La soluzione del rebus del non facile omicidio di Pomigliano è infatti ormai a portata di mano per il maresciallo Michele Membrino, responsabile della stazione di Pomigliano, e per il maggiore Michele D’Agosto, comandante della compagnia di Castello di Cisterna.

Ieri notte, dopo ben venti ore di interrogatorio, i due militari (le indagini sono coordinate dal pm della procura di Nola Ciro Capasso) sono riusciti a fermare i fratelli Fernando e Maria Cantone, di 38 e 36 anni, rispettivamente cognato e compagna dell’ex guardia giurata e imbianchino precario Michele Caiazzo, assassinato con un colpo di pistola alla nuca la notte di mercoledi, mentre dormiva nella cameretta dei suoi bambini, di 3 e 6 anni, avuti dalla tormentata relazione con Maria. Bambini che in base alla ricostruzione della vicenda non erano nella stanza con il papĂ  quando, sempre secondo le prime risultanze, Fernando Cantone avrebbe sparato alla testa della vittima.

Un gesto che sarebbe avvenuto alla presenza della compagna di Caiazzo, la quale, secondo l’accusa, non si sarebbe opposta alla decisione di uccidere l’ex guardia giurata. Maria Cantone è accusata di aver agito in concorso col fratello. Intanto gli investigatori sono in attesa della convalida dei due fermi. Arresti dietro l’angolo.
(Fonte foto: Rete Internet)

Rapporto choc Eurispes Coldiretti 2013 sulle agromafie

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Le mani della camorra sulle nostre tavole: un fenomeno sempre più crescente.

Agromafie, crimini agroalimentari in Italia: il secondo rapporto Eurispes Coldiretti 2013 è raggelante perché ci fa ben comprendere come le mafie siano ormai infiltrate nella nostra vita quotidiana. Sono sulla nostra tavola, nelle nostre sporte al supermercato. Basta leggere appena l’introduzione del presidente Eurispes Gian Maria Fara, per avere coscienza piena dell’appetito delle mafie.

Cibo, alimentazione, agricoltura, alimentazione sono per i politici impegni, come dire, «accessori», eppure – come ben sottolinea Fara, «la gestione delle questioni inerenti l’agricoltura si riverbera sul territorio, sul turismo, sulla salute, sull’ecologia e sull’economia in generale». Ma rimane una «Cenerentola». E non si pensa nemmeno a una politica interdisciplinare, anzi: ministeri diversi intervengono su aspetti parziali ancorché connessi, spesso con decisioni e provvedimenti a dir poco inconciliabili.

«Da anni – scrive il presidente Eurispes – viene proposta da più parti l’istituzione di un Ministero dell’Alimentazione con competenze agricole e forestali, energetiche, ambientali, ma anche economiche, commerciali, educative, senza che questo appello trovi reale ascolto. Così come occorrerebbe comprendere l’importanza della formazione degli stessi magistrati, spesso impegnati nella lotta alle attivitĂ  di penetrazione delle organizzazioni criminali nel settore agroalimentare senza una specifica e approfondita esperienza. Tanto è confusa e contraddittoria l’azione dello Stato tanto è viva e mirata quella delle organizzazioni criminali».

Sì, dal momento che le mafie al contrario dello Stato, il settore alimentare non l’hanno mai trascurato ma «scalato» con approccio imprenditoriale, da holding finanziaria. «In questa opera di infiltrazione – continua Fara – le mafie stanno approfittando della crisi per penetrare nell’imprenditoria legale, visto che quello dell’agroalimentare rimane un comparto vivo perché del cibo, anche in tempi di difficoltĂ , nessuno potrĂ  fare a meno, indipendentemente dalle congiunture economiche. Controllano in molti territori la distribuzione e talvolta anche la produzione di latte, carne, mozzarella, caffè, zucchero, acqua minerale, farina, pane clandestino burro e, soprattutto, di frutta e verdura». Perché le mafie i capitali li hanno. Disponibili, cache.

Estorsioni e intimidazioni sono poi strumenti sicuri per imporre la vendita di determinate marche e prodotti agli esercizi commerciali, quando non li rilevano. Sono infatti almeno cinquemila in Italia i locali di ristorazione direttamente in mano alla criminalitĂ  organizzata (bar, ristoranti, pizzerie), nella maggioranza dei casi intestati a prestanome. Questi esercizi sono utilizzati anche come centrali sul territorio per il riciclaggio del denaro sporco. In alcuni casi, affiliati dei clan rappresentano specifici marchi alimentari la cui commercializzazione impongono nella loro zona di influenza. L’attivitĂ  mafiosa esprime una vasta gamma di reati: usura, racket estorsivo, furti di attrezzature e mezzi agricoli, abigeato, macellazioni clandestine, danneggiamento delle colture, contraffazione e agropirateria, abusivismo edilizio, saccheggio del patrimonio boschivo, caporalato, truffe ai danni dell’Unione europea.

Si stima che il volume d’affari complessivo dell’agromafia sia quantificabile in circa 14 miliardi di euro. A ciò si aggiunge il fatto che ogni anno l’Unione europea eroga all’Italia 7 miliardi di euro per il sostegno all’agricoltura, una cifra che non può non sollecitare l’appetito mafioso. I vantaggi sono evidenti, più che lapalissiani: guadagni diffusi nel tempo, scarsi rischi, sanzioni penali insufficienti e non adeguate, controllo del territorio. Distruggendo al contempo il mercato legale e libero, strozzando l’imprenditoria onesta, compromettendo la qualitĂ  del made in Italy. Pezzi interi dell’economia italiana sono oggi usati per «lavare» il denaro sporco.

Dietro i marchi legati alla nostra tradizione si celano, si spiega nel rapporto Eurispes, « contenuti raccattati in giro per il mondo, conservati e trattati in spregio alle più elementari norme di sicurezza, rettificati, aggiustati, corretti, insomma sofisticati sino a raggiungere una minima somiglianza con quelli che un tempo erano stati i prodotti originali. Ciò vale in particolar modo per l’olio, i pomodori inscatolati, le produzioni lattiero-casearie e per tanti altri alimenti il cui elenco si allunga ogni giorno di più. Per non parlare del business che si è sviluppato nella produzione di mangimi per gli animali nella cui preparazione vengono utilizzati ogni sorta di rifiuti, di scarti di lavorazione attraverso processi di trasformazione chimica.

Stessa sorte tocca spesso, come indagini della magistratura confermano, ai cibi destinati al consumo quotidiano sulle nostre tavole: scaduti da anni, adulterati e immessi nei principali circuiti di vendita senza nessuno scrupolo». Poi c’è l’opera di costante falsificazione: basti pensare all’olio extravergine di oliva messo in vendita sugli scaffali dei supermercati a prezzi irrisori, se veramente il prodotto corrispondesse alla sua rappresentazione. Osservando i prezzi offerti al pubblico, si potrebbe pensare che le aziende produttrici abbiano deciso di trasformarsi in enti di beneficenza. Naturalmente così non è, ma al consumatore viene data l’illusione di non aver modificato gli standard qualitativi ai quali era abituato.

Possiamo così consumare mozzarelle di bufala campana prodotte con latte congelato polacco o rumeno e pomodori pelati coltivati in Cina ma confezionati in Italia. O così come regolarmente accade per un famoso pastificio, che fa dell’italianitĂ  una vera e propria bandiera e poi utilizza principalmente grano ucraino lavorato e confezionato in Turchia o in Grecia. E le mafie – salta agli occhi nel rapporto –in agricoltura non si fanno la guerra, non si mettono in concorrenza, ma spartiscono i proventi illeciti mettendo da parte le faide tra clan. Fanno «cartello» e alterano il mercato causando una sorta di monopolio all’insaputa di migliaia di attori coinvolti, a partire dai produttori.

Le forze dell’ordine combattono ogni giorno questi fenomeni e si evince dai numeri, altissimi, di sequestri, confische, operazioni ad hoc. Ma è nel tessuto a maglie larghe dello stato italiano, il problema vero. Ed in quello, a trama ancor più smagliata, delle normative europee.
(Fonte foto: Rete Internet)

 

Una petizione contro la movida, il sindaco: “Ripristino della civiltà o chiudo i locali”

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Cittadini inviperiti firmano contro “il caos provocato della presenza dei pub nel centro storico”. I commercianti: “La nostra presenza frutto anche della volontĂ  dell’Ente”.

 Abitanti di piazza Mercato sul piede di guerra contro la movida notturna, che da un paio d’anni ha rilanciato il centro storico di Pomigliano.

Locali di ultima generazione, pub enormi, piazzati uno dietro l’altro sul piazzale ammodernato dell’ex rifugio antiaereo, il grande sotterraneo trasformato dieci anni fa in un museo della storia. Quindi l’arrivo degli esercizi notturni, che hanno trasformato del tutto il volto di questa zona un tempo sonnecchiante. Qui ogni sera centinaia di ragazzi riempiono pub e piazza. Ma la convivenza con gli abitanti dell’area è molto difficile. I residenti hanno lanciato una petizione contro gli schiamazzi.

E il municipio ha comunicato che alla raccolta di firme hanno aderito finora duecento persone. Intanto il sindaco minaccia la chiusura dei locali in caso di mancato rispetto della quiete pubblica. Ma gli esercenti replicano che la loro presenza è il frutto anche di una pianificazione pubblica. A ogni modo Raffaele Russo, il primo cittadino, fa sul serio. Ha giĂ  fatto chiudere temporaneamente il mercato comunale all’aperto di via Miccoli perché alcuni commercianti lasciavano troppi rifiuti a terra. E ora si apre il fronte di piazza Mercato.

Omicidio di Pomigliano, interrogatori fino a notte fonda

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I carabinieri hanno messo sotto torchio per venti ore i fratelli Michele e Maria Cantone, rispettivamente cognato e compagna del trentanovenne ucciso a colpi di pistola in casa sua, forse nel sonno.

 Un omicidio che ha tutte le caratteristiche del giallo, il corpo senza vita di un uomo seminudo, steso su un materasso pregno di sangue, nella stanzetta dei figli, la nuca sfondata da un proiettile. La vittima dell’omicidio si chiamava Michele Caiazzo, 39 anni, ex guardia giurata. Un assassinio dai risvolti tutti da accertare.

Il cognato di Caiazzo, fratello della compagna della vittima, Fernando Cantone, 38 anni, commerciante, si è costituito ai carabinieri ieri mattina, molte ore dopo il fatto. “Sono stato io a sparare, Caiazzo era troppo violento con mia sorella, ma lei non c’entra niente”, avrebbe confessato Cantone. Questa versione non ha convinto del tutto i carabinieri, che hanno messo sotto torchio fratello e sorella. Interrogatori fiume, fino a ieri notte, consumati nella stazione dei carabinieri di Pomigliano. Si tenta di capire quale ruolo abbia avuto Maria Cantone, 36 anni, compagna di Caiazzo e sorella del reo confesso.

Il corpo dell’ex guardia giurata è stato ritrovato ieri mattina in un appartamento di via Fiume, zona vecchia di Pomigliano, che l’uomo aveva preso in affitto insieme alla sua compagna, con la quale però, stando almeno a una prima ricostruzione, non aveva più rapporti da tempo. Litigi continui. Anche mercoledì sera. La dinamica del delitto è da crisi di nervi. Mercoledì sera, dopo una cena turbolenta con la compagna, Michele Caiazzo si mette a letto, nella stanza dei figli, due bambini di 3 e 6 anni. Maria Cantone è sconvolta dall’ennesimo litigio, mette i piccoli a dormire nell’altra stanza, in camera da letto. Poi scende, va dal fratello Fernando. I due quindi salgono nella casa di via Fiume. I bimbi dormono.

Fernando, pistola in pugno, si avvicina al letto del loro papĂ , che dorme anche lui. Cantone è determinato, spara da una distanza di mezzo metro. Il proiettile della Beretta nove per ventuno entra nella nuca della vittima e fuoriesce attraverso lo zigomo. Caiazzo muore subito. In base alle indagini l’omicidio è avvenuto alle due e mezza della notte, molto prima che il presunto assassino si consegnasse alle forze dell’ordine. I bambini sarebbero stati portati a casa dei nonni materni subito dopo l’omicidio. Appena si è costituito Fernando Cantone ha detto di aver gettato la pistola in un punto imprecisato della Circumvallazione esterna, la trafficatissima “strada degli americani”, che inizia a circa sei chilometri dal luogo dell’assassinio. La pistola sarĂ  poi effettivamente ritrovata lì, poco dopo la confessione.

L’arma ha la matricola abrasa ed è priva di caricatore. Quando nella prima mattinata di ieri i carabinieri sono giunti nell’alloggio di via Fiume Maria Cantone si trovava in cucina. Intreccio di misteri. Michele Caiazzo per vivere faceva l’imbianchino. Lavori saltuari che rendevano difficili le condizioni di vita e il rapporto con la compagna. Sempre secondo quanto riferito dagli investigatori Caiazzo da un anno non dormiva più insieme a Maria, licenziata tre mesi fa dal negozio di abbigliamento di Pomigliano in cui lavorava da commessa. I due conducevano un menage da separati in casa. L’imbianchino aveva un recente passato di guardia giurata. Poi però i carabinieri gli hanno revocato il porto d’armi per una serie di piccoli precedenti: una truffa e una denuncia per aggressione firmata proprio dalla convivente. Giudizi contrastanti.

“Era una brava persona, mi aiutava sempre. Lei invece non la vedevo mai, è una taciturna”, sostiene l’unica testimone del delitto, Iolanda Cozzolino, l’anziana, 85 anni, che vive da sola nell’appartamento ubicato sotto quello in cui si è consumata la tragedia. Sono soltanto due gli appartamenti che compongono l’edificio scrostato di via Fiume dove è stato ritrovato il corpo dell’ex vigilante. Quello al secondo e ultimo piano, in cui vivevano Michele Caiazzo, Maria Cantone e i due bambini, e quello al primo piano, dove abita la signora Cozzolino. Scene strazianti. Alle nove di ieri mattina sul posto è accorsa la mamma di Michele. Urla disperate: “Me lo hanno ammazzato”.

Il Triangolo della Morte, la visione di S.E.L. Area Nolana

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I carnefici della nostra Terra sono i nostri futuri salvatori e questo solo perchè pendiamo dalle labbra di qualche programma televisivo. Ma cosa c’è dietro tanto redivivo interesse per la questione delle discariche e dei rifiuti nell’Ager nolanus?

 Ci sarĂ  mica sotto qualcosa? Cerchiamo di capirlo chiedendo lumi a chi da anni combatte le ecomafie in uno dei contesti più inquinati del paese, quello che nel 2004, l’oncologo Alfredo Mazza definì il triangolo della morte, per l’alta incidenza tumorale, ascrivibile all’inquinamento di quelle zone. Abbiamo trascorso un tardo pomeriggio con il segretario della sezione di Sinistra Ecologia e LibertĂ  dell’area nolana, Nicola Di Mauro, che ci ha esposto il suo quadro della situazione.

Allo stato attuale il tema dei rifiuti è sotto i riflettori dell’attenzione mediatica, il Nolano, la cosiddetta Terra dei Fuochi, il Triangolo della Morte e così via, sono tutte terre martoriate dallo sversamento abusivo di rifiuti ad opera della criminalitĂ  organizzata; ma adesso, a suo avviso e visto che la camorra in genere si muove lĂ  dove il clamore non c’è, a chi conviene tutto questo clamore, su una cosa che bene o male tutti giĂ  conoscevamo?

«In passato, il traffico dei rifiuti tossici, rifiuti speciali, come tutti sappiamo è stato gestito dalla camorra e con la compiacenza di una certa parte politica. Oggi invece abbiamo come presidente della commissione di controllo sui rifiuti, una persona di queste parti, l’onorevole Paolo Russo e che è stato anche presidente della commissione agricoltura della camera dei deputati. Ora non diciamo che la sua parte politica abbia dirette responsabilitĂ  ma sicuramente ne hanno di politiche, perché lĂ  dove potevano incidere per risolvere la situazione non l’hanno fatto o per lo meno non si sono visti i risultati. Quindi, ripeto, questo non vuol dire che c’è una connivenza ma c’è un tipo di responsabilitĂ  forte, rispetto a un territorio come quello campano che ha visto gli sversamenti di rifiuti tossici rovinare la salute e l’ambiente».

Certo però, una cosa che fa pensare è l’aumento repentino di tante trasmissioni televisive che improvvisamente si occupano di un argomento per niente nuovo e per niente mutato dall’ultimo periodo di crisi, cosa ne pensa di questo fenomeno?
«Il fatto stesso che ci siano state in passato delle responsabilitĂ  della camorra, in questo tipo di materia, noi, ora vi vediamo l’ombra lunga di questa, anche per quel che riguarda le bonifiche, c’è una forte attenzione sulla Terra dei fuochi e sugli sversamenti illegali e questa è una cosa positiva ma noi dobbiamo tenere molto alta l’attenzione sulla questione delle bonifiche, perché sono stati stanziati per queste molti soldi dell’unione europea e non dobbiamo quindi permettere a chi ha giĂ  distrutto questa terra con gli sversamenti che si riproponga ora come colui che vuole bonificare questa terra.

Ad esempio, se le imprese campane che fanno riferimento alla camorra sono leader per quanto riguarda il movimento terra, saranno inevitabilmente coinvolte, perché serviranno per fare la bonifica. Noi temiamo che quei soldi vengano messi sul territorio per fare delle bonifiche che poi come abbiamo visto, spesso non venivano neanche portate a termine. Abbiamo questo forte timore perché al governo di questa regione c’è una parte politica che, come prima dicevo, non ha responsabilitĂ  dirette ma sicuramente non ha fatto niente per fermare uno scempio sotto gli occhi di tutti».

Volendo portare avanti questo sospetto come si fa poi a non essere tacciati di allarmismo, se non peggio …
«Noi, nell’area nolana, abbiamo innanzitutto una storia! Noi di SEL e le altre associazioni ambientaliste. Noi, in questi luoghi, siamo stati sempre vigili, come ad esempio abbiamo partecipato all’unitĂ  di crisi quando si voleva aprire Paenzano 2 a Tufino, abbiamo fatto diverse denunce per sversamenti di rifiuti, questa è la nostra storia e le persone ci conoscono».

Ma c’è anche un’altra parte politica che c’ha la sua storia, ma una storia nera …
«Certo! Ognuno ha la sua storia, fortunatamente! Ma non c’è solo questo, noi non possiamo giustificare la nostra posizione politica solo con la nostra storia ma con una posizione che non è contro le bonifiche, ma per le bonifiche fatte in un certo modo e fatte e affidate a persone e organi precisi. I soldi che arrivano sul territorio sono necessari perché si possa convertire quei terreni in maniera più ecologica».

Ma avete presente che cosa significa bonifica? Spesso si tratta semplicemente di spostare i rifiuti da una parte ad un’altra!
«Ed è proprio questo il punto, perché noi vorremmo una conversione ecologica dei territori inquinati. E che preveda un periodo “no-food” che arrivi fino ai dieci anni! Perché sappiamo che le terre inquinate non possono essere utilizzate subito per le coltivazioni a scopo alimentare. Per la riconversione ci vogliono tempi lunghi e per questo ci vogliono soldi e persone giuste».

Sì ma come vi porrete davanti ai contadini e a chi vive di questo?
«Bisogna fare una distinzione, esistono terreni che sono gestiti da contadini e dalle cooperative e questi sono quelli che hanno subito un certo tipo di conseguenze per l’inquinamento e poi ci sono altri territori che invece sono stati oggetto diretto di sversamenti e quindi oggetto delle bonifiche, sono territori dove non si coltiva niente, sono due cose diverse».

Sì ma spesso sono aree contigue …
«Questo è un lavoro che dovrĂ  essere fatto in collaborazione con loro. I contadini che hanno subito conseguenze devastanti dall’inquinamento e che non sono diretti responsabili, perché non hanno permesso di sversare nei loro terreni e che saranno coinvolti nel progetto di bonifica».

Ci può fare un esempio per capire meglio?
«Una riconversione ecologica dove noi possiamo immaginare quei territori campani, quelli che dopo un certo periodo di bonifica, possano essere riconvertiti al biologico, per fare un esempio, o evitare una monocoltura estensiva come si fa nelle nostre zone con i noccioleti per alimentare un mercato in espansione come quello del biologico, tutto questo differenziando e tutelando le tipicitĂ  regionali».

Quali sono le criticitĂ  del Nolano?
«Le criticitĂ  sono tante e hanno una lunga storia alle spalle, ad esempio, proprio su Tufino, sulle discariche Paenzano 1 e Paenzano 2, ci sono delle inchieste della procura che hanno accertato che in queste discariche legali sono stati sversati rifiuti speciali, rifiuti ospedalieri e dove camion che venivano dal Nord sversavano qui i loro rifiuti. E quello è un luogo critico del territorio, dove c’è pure lo STIR, dove vengono conferiti rifiuti che spesso non sono adatti alla tritovagliatura e poi ci sono molte cave e questo è stato e può ancora essere un problema e cioè quello che divengano discariche abusive.

Una caratteristica del territorio e quella delle cave a campana, dove abbiamo una specie di pozzo che poi si allarga sul fondo, e sempre a Tufino, ne abbiamo un esempio che si chiama l’uocchio ‘e monte. Poi c’è Boscofangone, luogo di interramento dei rifiuti speciali della camorra; il pentito Carmine Alfieri ammise che lo stesso Vulcano Buone fu costruito su quei rifiuti pericolosi. Ma continua ad essere zona di scarico di rifiuti per chiunque decidesse di farlo. Noi abbiamo chiesto anche all’ARPAC di fare dei rilevamenti col georadar ma questa lamenta spesso la carenza degli strumenti adatti a fare tali rilievi o analisi più approfondite.

Noi spingeremo a far sì che quest’agenzia funzioni e in particolar modo lo faccia l’unitĂ  territoriale di Tufino, perché ogni qual volta ne richiediamo l’intervento questa, per esplicita ammissione del suo responsabile, l’ingegnere Lo Mazzo, lamenta carenza di uomini e mezzi. Quando fu inaugurata, l’unitĂ  territoriale, si vide la solita passerella dei politici, tra cui sempre Paolo Russo e ora invece non possono lavorare».

Quali saranno le vostre attivitĂ  future in tema ambientale?
«Noi, oltre a stigmatizzare alcuni comportamenti lassisti dei sindaci locali, abbiamo anche delle proposte, qualche anno fa avemmo una riunione con i sindaci del territorio, dove cercammo di porre un approccio ambientale diverso da come era stato portato avanti fino ad allora, dove si partiva dalla gestione dei rifiuti e dove immaginavamo un abbattimento degli imballaggi, il riciclo, il riuso, le isole ecologiche, viste come luogo della rigenerazione del rifiuto e non come semplice luogo di stoccaggio».

Forse concetti troppo elevati per un certo tipo di politica …
«È una questione di scelte politiche, perché se tu accetti la logica dell’inceneritore tu devi alimentare l’inceneritore in qualche modo, per far sì che questo renda dal punto di vista economico. Se invece proponi alternative all’incenerimento è ovvio che si fa una scelta politica radicalmente opposta, ovvero quella ad esempio del riciclaggio e della differenziata. Ovviamente, noi pensiamo che tutte le aziende che dovrebbero occuparsi dei rifiuti, comprese quelle per fare il compost, dovrebbero essere ditte locali e non venire da fuori come spesso accade oggi. Anche i comuni dovrebbero prendere parte attiva a questo processo, quello che potrebbe essere finalmente un ciclo virtuoso dei rifiuti».

Pomigliano, delitto Caiazzo, parla l’unico testimone

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Iolanda Cozzolino, 85 anni ma la mente ancora lucida, parla della notte in cui è stato compiuto l’omicidio della ex guardia giurata di 39 anni.

 Iolanda Cozzolino abita tre metri sotto il luogo del delitto. Lei occupa l’alloggio al primo piano mentre al secondo c’è quello in cui è stato ucciso Michele Caiazzo.

“Alle due e mezza di notte ho sentito un tonfo, come quello di una persona bella forte che cade di colpo. Mi sono detta: ma che strani rumori fanno a quest’ora, non sono quelli soliti dei bambini che giocano”, racconta l’unica testimone di quelle ore. Iolanda è ammalata. Il diabete la costringe a notti insonni. “A quell’ora ho avuto un giramento di testa – racconta – ho fatto una rapida analisi con il test elettronico e quindi mi sono iniettata una dose di insulina. Subito dopo ho sentito un botto, al piano di sopra, lo ripeto”.

L’anziana racconta com’era Michele Caiazzo. “Era una brava persona – dice – accompagnava sempre i figli a scuola. Michele mi aiutava quando vedeva che ero in difficoltĂ , perché non riesco a muovermi decentemente. Mi ha anche fatto dei lavoretti per sistemare la casa. Tutto gratuitamente”. Sul conto di Maria Cantone, la compagna di Michele, solo poche battute: “Non la vedevo quasi mai: è una persona taciturna”.