Si è spento Raffaele Pennacchio, simbolo di lotta

Malgrado la dura malattia, Raffaele Pennacchio, in testa al comitato 16 novembre Onlus, ha lottato fino alla fine della sua vita per difendere i diritti dei malati gravi.

 Di professione medico e residente a Macerata in provincia di Caserta, a 55 anni, dopo una breve e sofferente malattia, Raffaele Pennacchio lascia sua moglie e due figli di 20 e 19 anni.

Rimasto quasi del tutto paralizzato da quell’infame male che conosciamo con il nome di Sla, Pennacchio, negli ultimi anni, aveva conservato soltanto l’autonomia due dita della mano sinistra. Paladino della dignità del malato, Raffaele credeva nella possibilità e nel dovere, da parte dello Stato, di assistere e curare i malati gravi nelle loro stesse abitazioni. Su questa convinzione, il l’ex medico casertano aveva aderito senza esitazioni e con un enorme dispendio di forze al progetto Restare a casa del Comitato 16 novembre onlus. Ma il 22 ottobre scorso, nel piazzale adiacente al Ministero dell’Economia, dopo un presidio che durava ormai da giorni, rientrato in albergo, Raffaele ha cessato di vivere. Questa, malgrado la tenacia che lo caratterizzava, è stata la sua ultima battaglia.

In piazza, in quei giorni, erano davvero tanti: malati di Sla, parenti, semplici persone solidali. Chiedevano sostegno, maggiori fondi per l’assistenza domiciliare dei malati gravi, l’aggiornamento del nomenclatore tariffario (l’elenco di ausili e protesi per disabili). C’era stato anche un incontro con il governo attraverso il viceministro del Lavoro e delle politiche sociali Maria Cecilia Guerra, il sottosegretario all’Economia e alle Finanze Pier Paolo Baretta e il Sottosegretario alla Salute Paolo Fadda. Per loro, politici di professione, il grido di Raffaele era stato uno solo: “fate presto, noi non abbiamo più tempo”.

Un ragazzo di Milano, presente anche lui davanti al Ministero accanto al suo compagno, intervistato da un cronista della carta stampata, aveva così dichiarato: "Mi dedico 24 ore al giorno al mio compagno malato di Sla… ho dovuto lasciare perfino il lavoro. Dallo Stato riceviamo 800 euro al mese, il resto è tutto a carico nostro. Se dovessi essere ricoverato in una struttura, penserei di farla finita prima, perché se ti manca l’amore della tua famiglia equivale a morire".

Durante l’omelia funebre per Raffaele, don Girolamo Capuano si è lasciato andare un forte moto di rabbia: Era un santo. Non possiamo più essere indifferenti di fronte al dramma – ha poi continuato il parroco – di chi è malato e non riceve assistenza, così come alle vicende degli immigrati e del degrado ambientale; girandoci sempre dall’altra parte ci siamo ritrovati anche i veleni sepolti sotto terra. In questi momenti l’indignazione si trasforma in rabbia, specie quando vedi quelle persone che continuano a guadagnare 20mila euro e non si riducono lo stipendio; la rabbia però non deve trasformarsi in odio, ma in desiderio di giustizia.

Durante la funzione, Michela, moglie di Raffaele, così come i figli Alessandro e Sara ed il papà 80enne, hanno esibito al polso un nastrino rosso, simbolo dell’impegno contro la Sla. In questo articolo, da me dedicato a Raffaele con il profondo rammarico di non averlo mai conosciuto personalmente, ho voluto testimoniare la silenziosa battaglia di milioni di disabili che, seppur nelle difficoltà dettate dalle varie patologie che ci colpiscono, cerchiamo, con orgoglio e dignità, di portare avanti le nostre ragioni.

Cerchiamo, sempre più spesso nel silenzio e nell’indifferenza di chi ci circonda, il sacrosanto diritto di vivere giorno per giorno senza dover elemosinare per ogni boccata d’aria che ci gonfia i polmoni. E non ci vedrete mai con bastoni a spaccar vetrine. Non ci vedrete mai tirare ortaggi a questo o a quel politico. Non ci sarà mai possibile ingaggiare scontri con le forze dell’ordine bruciando camionette. Ma nell’ombra, lì dove le istituzioni ci hanno relegato, in quella ignobile oscurità, sappiatelo bene, siamo ugualmente incazzati.
(Fonte foto: Rete Internet)

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LA RUBRICA

Somma, un boa abbandonato in strada. Lo salvano i vigili urbani

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Un serpente di due metri e mezzo, forse è stato abbandonato

Un serpente di oltre due metri, presumibilmente un boa maculato, è stato trovato in strada a Somma Vesuviana, in località Alveo Capone. Sono stati i vigili urbani a intervenire, catturandolo. Il maresciallo della polizia municipale Gennaro Vitagliano ha usato una grossa asta riuscendo a far avvolgere intorno ad essa il serpente , facendolo poi entrare in un sacco. «È un bellissimo esemplare, crediamo che sia un boa maculato perché abbiamo guardato su internet per capire con cosa avessimo a che fare, di certo non ci capita tutti i giorni».

I vigili hanno allertato i vigili del fuoco chiedendo il loro ausilio e hanno poi portato il serpente nel comando di polizia municipale in attesa della guardia forestale che si occuperà di lui». Il boa è stato presumibilmente abbandonato da qualcuno che lo teneva in casa, come fosse un animale domestico. La guardia forestale lo recupererà domattina, intanto le condizioni del boa sono state accertate dal veterinario Elena Raia che lo ha affidato ad un negozio di animali del luogo, dove c’è una teca adeguata a contenerlo e ad assicurargli una notte tranquilla.

“Magma”, in corso le riprese sul film che promuoverà Somma. Oggi la troupe a Castello d’Alagno

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Il regista Carlo Luglio continua a girare nei luoghi simbolo della città che si divide tra “entusiasti” e “detrattori”. Ma è tutta pubblicità.

 Si chiamerà «Magma» il film – documentario per la regia di Carlo Luglio con guest star Vanessa Gravina, del quale sono in corso le riprese a Somma Vesuviana. E mai titolo fu più «azzeccato» viste le polemiche che fin dalla presentazione il film si sta trascinando.

Tutto fa brodo, in tema di marketing, ma dall’assenza dell’uno o dell’altro politico al gran galà organizzato per lo start dell’evento, alla querelle innescata dal rifiuto della missione giapponese a tenere riprese nella villa augustea, per poi scoprire che alla Soprintendenza, ente deputato a dire sì o no alle stesse, nessuna richiesta era mai arrivata, alle diatribe sul web rispetto alla presenza o assenza di biancheria intima per le ballerine nel chiostro del complesso monumentale di Santa Maria del Pozzo che nemmeno il tatuaggio alato della Belen Rodriguez ha mai suscitato, qui il backstage finirà per fare più notizia del film in sé, nato per promuovere il territorio dal punto di vista culturale, artistico, architettonico, economico.

Le riprese stanno toccando vari luoghi della città, da industrie note al museo etnostorico, da monumenti a simboli e probabilmente anche il sito archeologico di Starza Regina finirà per aprire le porte alla troupe di Luglio. Nato da un progetto dell’ex assessore alla cultura, Emanuele Coppola che già all’inizio disse che il film sarebbe servito anche per promuovere il prosieguo del restauro degli antichi manoscritti ospitati a Santa Maria del Pozzo – dove lui è il direttore artistico dei beni culturali – il film sta dividendo la città tra entusiasti e diffidenti. Oggi tra l’altro le riprese si sono tenute, nel primo pomeriggio, nel Castello d’Alagno, ancora chiuso al pubblico perché manca il perfezionamento dell’iter burocratico relativo al collaudo.

La troupe di Luglio ha avuto a disposizione qualche ora per girare tra le mura del maniero (non in tutto il complesso), previa autorizzazione del Comune. Nello stesso castello che non molto tempo fa, quando Coppola era ancora assessore, provocò altre polemiche per la concessione data a privati di tenervi una festa organizzata per celebrare il pensionamento di un noto ex dirigente scolastico. Si attendono altre polemiche dirompenti. Bollenti come magma.

Volla. Al via i congressi locali del Pd: aspettando Renzi

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Sabato 26 ottobre 2013 nei locali della sezione di via Dante Alighieri si sono svolte le elezioni dei dirigenti del Partito Democratico locale. Riconfermato come segretario di circolo Giovanni Esposito.

 Il 26 ottobre 2013 dalle ore 15.30 alle ore 21.00 nei locali della sezione di via Dante Alighieri a Volla si sono svolte le elezioni dei dirigenti del Partito Democratico locale, in vista di quelle più importanti provinciali e regionali, propedeutiche per l’elezione del segretario nazionale che si terrà il prossimo 8 dicembre.

Come da statuto, soltanto gli iscritti hanno potuto esprimere le loro preferenze. Una sola lista, bloccata, chiamata "Volla Democratica" composta da 19 dirigenti-militanti, ha accompagnato l’elezione del "nuovo" segretario locale. Dei 105, su 119 iscritti, che hanno espresso il loro voto, 95 hanno scelto Giovanni Esposito, segretario uscente, mentre in 10 hanno votato scheda bianca. Clamorosa è stata la fuoriuscita dal partito di un ex dirigente e di un consigliere comunale che hanno consegnato la tessera "per incompatibilità con l’azione politica del partito". Alfredo Alaia, ex socialista, è il dirigente che non ha condiviso il metodo adottato per le elezioni del segretario e dei delegati al congresso provinciale.

Maria Rosaria Buonocore, anche lei ex socialista, è, invece, il consigliere comunale le cui dimissioni susciteranno più scalpore che saranno seguite anche dalle dimissioni dal gruppo consiliare PD. La comunicazione, a detta della stessa, avverrà nel consiglio del 28 ottobre. Aspettando Renzi, vecchi metodi di un partito che negli anni ha cercato di cambiare e di camuffare le scelte, calate dall’alto, finalizzate all’occupazione di vecchie e logore poltrone che ormai non hanno più sostegni, pare siano i motivi alla base di questa rottura. Forse ci sono cambiamenti in vista.

Intanto, in questi anni i cambiamenti veri sono stati solo i nomi dati al partito, alcune definizioni, alcune fusioni e strane alleanze. Aspettiamo a vedere se l’ex "Rottamatore", colui che fino all’anno scorso non era ben visto né dai vertici del partito, né dalla base, ma che adesso è stato già proclamato segretario in pectore, riuscirà veramente a dare una svolta al più grande partito d’Italia (Movimenti a parte) e all’Italia stessa. (Ricordiamo che Renzi sarà incoronato nel giorno dell’Immacolata, quasi sicuramente).

Ritornando alle elezioni del segretario provinciale, due liste, anch’esse bloccate, con due candidati. A Volla, la prima, facente capo al segretario uscente, Cimmino Luigi, ha ottenuto 59 voti, ed un delegato (l’Assessore Agostino Navarro), la seconda schierata con Carpentieri Venanzio, sindaco di Melito, ha ottenuto 46 preferenze e un delegato (il presidente del circolo Franco La Rocca). Infine, vi erano anche due donne, come quote rosa, tra i candidati delegati al congresso provinciale, come da "legge" dello statuto. Ovviamente, non sono state elette. Ma che aspettano le donne a ribellarsi alla farsa delle quote rosa?

Un’osservazione sull’idea di camorra attraverso Marcello Torre e Amato Lamberti

Marcello Torre fu ucciso perchè interruppe un sistema. Da allora la domanda è la stessa: “Perchè esiste ancora il crimine organizzato?” A risponderci è un’analisi, ancora attualissima, di Amato Lamberti.

 Bisognerebbe studiare nelle scuole personaggi come Marcello Torre, per fare un tentativo di investimento sui giovani affinché sia chiarita l’idea comune di crimine organizzato. Sarebbe forse il caso di introdurre nelle offerte formative delle scuole, insegnamenti chiari e precisi su Marcello Torre e tutti gli altri che hanno negli anni intuito dove si annida il fulcro cancerogeno di quella che comunemente chiamiamo “mafia”, o anche “camorra”, “ndrangheta” ecc.

In questo modo verrebbe delimitato un concetto non sempre chiaro, storicamente danneggiato dagli stereotipi, ormai modellati dal tempo e dal consumismo culturale generato intorno all’idea di “mafia”. I sistemi mafiosi sono fenomeni umani strettamente legati al potere governativo del territorio in cui i suddetti organismi si ramificano. In altre parole, ciò che è più difficile da fotografare è il connubio, spesso perfetto, tra interessi sporchi e dogmi della legalità. La costruzione immaginifica della mafia, fatta di pallottole e droga, non tiene conto, talvolta, della compresenza politica, quale detentrice del controllo sulle criminalità organizzate. Senza l’autorizzazione politica, il crimine organizzato non potrebbe ramificarsi nelle reti economiche.

Senza il potere economico, la macchina operativa illegale non potrebbe proliferare e sarebbe destinata a digiunare, fino al collasso. La politica autorizza l’espletamento degli interessi, essendo attratta, prima ancora dei gruppi organizzati, da queste tipologie di guadagni smisurati. Questo legame simbiotico tra crimine organizzato e politica, è tenuto ben nascosto da un voluto processo di indignazione, costruito ad hoc in cui si tende sempre di più ad enfatizzare la mitizzazione della mafia come sanguinosa e cinematografica, così come comunemente riconosciuta.

In questa visione, la politica viene compresa come “potere sano, democratico ed estraneo ai fatti” e la mafia come “insieme di gruppi e sottogruppi occultati e violenti”. In questo modo, la percezione del pericolo viene falsata, coadiuvata dall’interesse mediatico che pone l’accento maggiormente sulla cronaca cruenta e scenica. Da anni, viene sottovalutata la verità: Spesso, molto spesso, la politica è una forma di criminalità organizzata non visibile all’occhio pubblico perché protetta dal suo aspetto di detentrice della legalità. Da questo scenario ne consegue una cultura confusa e una riproduzione costante, apparentemente inspiegabile, degli atti criminosi. Marcello Torre intuì questo tipo di simbiosi latente.

Torre venne ucciso perché comprese il rischio immediato delle collusioni tra politica e criminali nel giro d’affari delle gare di appalto post terremoto del 1980, intuendo inoltre, quanto la politica possa essere influente nel tessuto criminale, a tal punto da agire come comandante delle scelte devianti. Il Sociologo Amato Lamberti specificava spesso durante le sue esposizioni, che la logica sbagliata è questa: come mai i politici vengono sempre incriminati non per posizioni di comando ma per partecipazione esterna agli affari mafiosi? Alla domanda rispondeva egli stesso, chiarendo che il politico non partecipa mai esternamente, il politico è il punto di riferimento, è quello che dirige i criminali, che orienta le azioni, che decide.

I subalterni sono i criminali. In realtà chi davvero gestisce il crimine organizzato spesso lavora in parlamento o amministra un comune o è presidente di una provincia ecc. Quegli amministratori, apparentemente "tutori della legalità", che consentono gli investimenti dei capitali sporchi, sono il fulcro reale del potere criminale, pur non godendo del carisma mediatico concesso al sangue e alle accattivanti scene prodotte dalla violenza criminale. Ed ecco perché è un potere più astuto, più ambiguo, difficilmente riconoscibile e raramente interiorizzato dalla cittadinanza come il reale potere criminale.

Grazie a questa idea offuscata di camorra, ancora oggi viene garantito l’espletamento delle funzioni criminose, consegnando all’opinione pubblica, di vecchie e nuove generazioni, l’idea che la mafia si limita ad esistere attraverso un sistema di clan egemoni e cruenti, ignorando totalmente il legame inscindibile tra l’estensione del crimine organizzato e la garanzia assicurata dal comando politico, attraverso le concessioni per la sopravvivenza del fenomeno. Appare surreale come quasi trent’anni fa il Sociologo Amato Lamberti nei saggi del suo “Osservatorio sulla camorra” spiegava un concetto inerente alla riflessione, lo stralcio di una spiegazione rimasta tutt’oggi inalterata:

“Queste connessioni tra camorra e macchine politiche, pur essendo accertate, e in più occasioni, non hanno finora trovato né pronte risposte politiche e nemmeno una attenzione adeguata alla gravità e alla diffusione del fenomeno. La paura dell’accusa di criminalizzazione, più o meno generalizzata, ha frenato lo stesso Partito Democratico della Sinistra e gli ha finora, impedito l’apertura di un fronte di lotta sull’intero arco di problemi che la presenza della camorra nella nostra regione comporta. Ci si è limitati ad azioni spesso puramente dimostrative che, in questa situazione, potevano anche avere esiti a dir poco paradossali: come quando si sono invitate le amministrazioni comunali a votare l’approvazione del decalogo del buon amministratore e alcune delle più pronte adesioni sono venute da Comuni nei quali la camorra occupava gli assessorati più importanti.

Ma su questo problema dei rapporti tra mercato criminale e mercato politico prima che gli interventi mancano le riflessioni, gli studi e le ricerche. Una sostanziale sottovalutazione del fenomeno camorristico, la sua banalizzazione a fatto puramente criminale, ha impedito, finora, che i pochi – magari individuali – tentativi di approfondimento e di ricerca sistematici trovassero adeguato sostegno e collaborazione. La questione criminale è, invece, oggi centrale, nella nostra regione come nell’intero Mezzogiorno, anche rispetto ad ogni serio tentativo di affrontare i temi delle riforme istituzionali e del funzionamento delle Autonomie locali. Più in generale si può dire che, oggi, la questione dei poteri criminali si presenta come uno dei nodi centrali della questione meridionale”.

Tale nozione per quanto sconcertante possa sembrare, appare ad oggi, incredibilmente moderna ed evidenzia non solo gli enormi buchi neri non chiariti dall’azione politica degli ultimi decenni ma anche la mancata conoscenza delle reali motivazioni che portarono al sacrificio di Marcello Torre, il Sindaco che oggi viene limitatamente identificato a gran voce come la “vittima della camorra”, e a bassa voce come “vittima dello Stato”.

OSSERVATORIO SOCIALE

Brusciano alza la voce e una barriera civile contro la barbarie ambientale

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La comunità è scesa in piazza venerdì 25 ottobre a favore di un ambiente sano e protetto.

 A Brusciano venerdì 25 ottobre una straripante fiumana popolare ha inondato di luce e riflessione una porzione della “Terra dei Fuochi” che, diversamente dal fuoco distruttore innescato da un connubio di forze del malaffare, ha portato con una simbolica fiaccolata all’illuminazione di un impegno e di una civile rivendicazione, di tutta la Comunità locale, per un ambiente sano e protetto.

Alla marcia cittadina sinergicamente promossa dall’Amministrazione Comunale di Brusciano, Sindaco Avv. Giuseppe Romano e dalla Chiesa, Parroco Don Salvatore Purcaro, hanno partecipato i componenti della Giunta Comunale ed il Presidente del Consiglio Luigi D’Amato con i Consiglieri comunali. A migliaia hanno risposto all’appello delle due autorità, civile e religiosa, a rappresentare la partecipazione massiccia della scuola, delle famiglie, del mondo del lavoro e delle professioni, dell’associazionismo locale. Non sono state contemplate né programmate sponsorizzazioni politiche o partitiche di qualsiasi appartenenza.

Lungo il percorso dalla Chiesa Patronale di San Sebastiano Martire alla Casa Comunale si è sfilato in silenzio come in preghiera per concretizzare la riuscita “manifestazione di interesse sociale per porre l’attenzione sul problema del danno ambientale che coinvolge i nostri territori”. Il mondo della scuola, degli Istituti Dante Alighieri, Guido De Ruggiero e De Filippo, era presente con il corpo docenti, operatori amministrativi e la colorata presenza dei ragazzi e delle ragazze, con il dirigente scolastico dott. Luigi Gesuele e la dirigente Fortuna Parma insieme a tutti loro e sempre in prima fila nell’impegno civico. Tantissimi ragazzi con i loro cartelloni e striscioni recanti il loro pensiero: “Dio ha creato un mondo meraviglioso difendiamolo; Vorrei che il Cancro fosse solo un segno zodiacale; Ripulite la Nostra Terra dai Veleni; Chi uccide la natura uccide le persone; Noi siamo il futuro non rovinatecelo; Salviamo questa Terra dei Fuochi”.

Don Salvatore Purcaro richiamando la “Gaudium et Spes” del Concilio Vaticano II ha invitato tutti a “vivere il dono del sapere leggere il segno dei tempi alla luce del Vangelo. Con uno sguardo sapiente si valutano le circostanze e le situazioni e così capiremo che il problema dell’ambiente e dei rifiuti non nasce per caso, è perché non abbiamo attivato la nostra capacità di giudizio. I tumori non sono castighi o punizioni di Dio, ma sono causati da altri. I nomi dei responsabili saranno giudicati dalla Magistratura; i nomi dei nostri defunti sono accompagnati dalla nostra preghiera. E da cristiani dobbiamo andare oltre, aprire le menti per scoprirci figli di Dio e fratelli tra noi e, tutti insieme, poter non essere folla, ma popolo davanti a Dio”.

Nella vasta partecipazione popolare valga per l’ampio panorama associativo la presenza della “Pro Loco Brusciano” guidata dal Presidente Sebastiano Piccolo e le altre rappresentanze delle associazioni culturali e sportive presenti sul territorio cittadino. La Polizia Municipale coordinata dal Comandante dott. Antonio Di Maiolo era coadiuvata dagli operatori delle realtà associative ambientali dell’AISA Campania diretta dal presidente Giovanni Cimmino; del gruppo CFZA di Casavatore e di quello della Protezione Civile di Marigliano. Presente all’intera manifestazione un gruppo di Carabinieri guidato dal Comandante della Caserma di Brusciano, Maresciallo Marco Di Palo.

Fra i partecipanti, l’ex direttore scolastico, Gaetano Sposito e gli ex docenti Franco Russo e Lina Vaia con il sociologo Antonio Castaldo che 10 anni fa ispirò e curò la prima “Conferenza Regionale sull’Emergenza della Zootecnia e dei Rifiuti in Campania”, a Brusciano nella primavera del 2003, e produsse in merito uno studio sul “Caso dell’Agro Acerrano-Mariglianese-Nolano”, ha dichiarato che “allora ci furono le pecore bruscianesi, con l’innocente belato, che dal pascolo libero sulla dorsale Acerra-Marigliano ricavando il latte alla diossina diedero il primo allarme ambientale e sanitario ed innescarono le prime dimostrazioni con storici blocchi stradali, di uomini e pecore, con i loro pastori stremati dalla conseguente crisi economica e la prospettiva degli inevitabili abbattimenti dei loro animali. Oggi sono gli esseri umani, ancora di voce bruscianese, che dicono basta allo scempio ambientale ed alla catena di lutti nella corale protesta di tutti i territori circostanti”.

Il rappresentante della LILT Napoli, il dott. Vincenzo Cerciello ha affermato che “nel Meridione in tutti questi anni abbiamo azzerato un vantaggio storico dei dati sulla mortalità rispetto alle popolazioni del Nord con il peggioramento delle condizioni ambientali e la maggiore incidenza dei tumori nella zona in cui viviamo”.

Il Sindaco, Avv. Giuseppe Romano, nel suo intervento conclusivo ha affermato che “con questa straordinaria manifestazione di grande partecipazione popolare, Brusciano alza la voce e lancia il suo grido di dolore e di rabbia. In piena sinergia con il nostro parroco, Don Salvatore Purcaro, abbiamo voluto fortemente organizzare questa singolare fiaccolata che ha visto marciare per le strade della nostra città una fiumana di gente. Senza invitare grandi cariche politiche ed istituzionali, un intero paese -ha precisato il primo cittadino- ha risposto al nostro appello e con silenziosa compostezza ha voluto far sentire forte la voce e dire basta alla morte delle nostre terre e dei nostri figli. Ora tutti hanno il dovere morale di intervenire per fermare l’apocalisse che lentamente sta ingoiando uomini, donne e bambini”.

“Ma ci vuole il coraggio di dire la parola fine a questo scempio e lavorare tutti insieme partendo dalle istituzioni per il riscatto della nostra terra e per il futuro dei nostri figli. Come Sindaco, sono pronto a dare il mio massimo impegno quotidiano nel vigilare contro il degrado ambientale del nostro territorio e a combattere a fianco dei miei cittadini. Fino a deporre la fascia tricolore, se serve a dare forza all’invocazione di ridare respiro alle nostre terre martoriate e avvelenate dagli sversamenti illeciti di rifiuti e roghi tossici, terre contaminate da un’attività camorristica che va avanti da circa vent’anni e che ora è giunto il momento e l’obbligo di fermare con interventi decisi ed incisivi. Ringrazio tutti voi -ha concluso il Sindaco Giuseppe Romano- per la partecipazione: le famiglie ed i loro bambini, i giovani e gli anziani, le associazioni, culturali,ambientali, civili e religiose, tutte nessuna esclusa, la Chiesa, la Scuola e le Forze dell’Ordine. Grazie Brusciano! ”.

Le parole conclusive sono state lette da un bambino della scuola Dante Alighieri nel segno della speranza, della pace e del futuro e poi Sindaco, Parroco e tutta la Comunità di cittadini e fedeli hanno simbolicamente condiviso la piantumazione di un alberello di ulivo presso la Casa Comunale di Brusciano.

Sant’Anastasia. Congresso PD: Grazia Tatarella riconfermata segretario di circolo

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A coordinare la sezione sarà ancora la sociologa 35enne, da anni impegnata anche nel sociale.

 Chiusa la fase congressuale del Partito Democratico napoletano, si conferma la guida del PD di Sant’Anastasia: a coordinare la sezione sarà ancora Grazia Tatarella, 35 anni, sociologa e ricercatrice presso il dipartimento di Scienze sociali dell’Università degli studi di Napoli Federico II, da tempo impegnata nel sociale.

Nel comune anastasiano è stata rieletta con l’unanimità dei consensi: presentata una lista unitaria in suo sostegno per formare un nuovo direttivo ed una nuova Segreteria. A farne parte molti giovani, gli stessi che hanno animato il partito negli ultimi anni dando vita a forme di democrazia partecipata dal basso, non ultima la prima Festa democratica dell’Ambiente, che ha chiamato a raccolta esperti e rappresentanze istituzionali a discutere su ecomafie, bonifiche e Parco del Vesuvio. A questi, si aggiunge il lavoro proficuo e vigoroso dei militanti di sempre e di forze nuove ed altrettanto importanti, pronti tutti a lavorare in una costruttiva opposizione al governo cittadino.

Svoltosi anche il congresso Provinciale, che ha portato all’elezione di ben due delegati (la stessa Grazia Tatarella ed il giovane dirigente Saverio Cennamo) attribuiti alla lista facente capo al candidato segretario Gino Cimmino, che si è aggiudicato il 76% dei voti nel circolo anastasiano.

«Sono molto soddisfatta del risultato ottenuto. – spiega la Segretaria Grazia Tatarella -.Voglio ringraziare i democratici anastasiani per la fiducia accordatami, m’impegnerò ancora al meglio per continuare in un percorso di crescita del Pd. Naturalmente questo risultato è anche il frutto di un lavoro di tre anni durante i quali abbiamo profuso il nostro impegno nella crescita del partito coinvolgendo nuove forze e nuovi militanti, soprattutto giovani, che oggi sono parte integrante del direttivo e che lavorano sodo al mio fianco.

Inoltre, abbiamo lavorato sul territorio facendo un’opposizione costruttiva anche su temi di interesse generale come politiche sociali, urbanistica e ambiente, dando vita alla festa democratica dell’Ambiente che sicuramente riorganizzeremo nel 2014. Sono molto soddisfatta anche del risultato del congresso provinciale – aggiunge – ero candidata nelle liste a sostegno del segretario provinciale uscente, Gino Cimmino, che nel circolo ha raccolto il 76% dei consensi. Questo a conferma del fatto che il nostro circolo ha idee ben chiare rispetto alla linea politica da mantenere ed alla direzione da seguire.»

Sportello donna a Marigliano

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Ascolto, informazione e consulenza per le donne.

 L’Associazione Di.Vo. , in collaborazione con i centri di volontariato, mantiene attivo lo sportello donna a Marigliano.

Il disagio delle donne ad affrontare alcuni gravi problemi è sempre esistito ma mai come oggi , in una società spinta al massimo della competizione e con risorse ridotte a livelli di sopravvivenza, la donna che per sua natura non ha doti di resistenza fisica, quando si trova da sola ad affrontare una violenza familiare (stalking), a gestire un rapporto di lavoro (mobbing), una convivenza con la tossicodipendenza o magari solo seguire i cambiamenti legati all’età , rischia di essere travolta da una spirale di silenzi che, se non interrotta, la può portare fino alla tragedia.

L’Associazione Di.Vo. che da anni si occupa di assistenza materiale, sanitaria e psicologica nel campo dell’integrazione sociale di qualsiasi tipo, sta intensificando i rapporti di collaborazione con il centro Nazionale per il Volontariato (CNV) ed il Centro Servizi per il Volontariato (CSV) al fine di reperire maggiori risorse per garantire un supporto continuo alle donne che hanno bisogno di aiuto che sentono il bisogno di parlare con altre donne.

Lo Sportello Donna è aperto a tutte le donne, italiane e straniere, dal Lunedì al Venerdì dalle 10 alle 12, il Giovedì ed il Venerdì anche dalle 17 alle 19 presso la sede dell’associazione Di.Vo. in via Giusti 18 –Marigliano (NA). Per informazioni e-mail:info@associazionedivo.org oppure visita il sito www.associazionedivo.org

Io c’ero, io ci sarò!

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Ieri sera a Napoli s’è tenuta l’attesa manifestazione organizzata dalla Terra dei Fuochi, un sogno che s’è infranto al momento del confronto, ma anche un momento per riflettere e sperare che in futuro non ci siano più divisioni.

Sabato pomeriggio, alle quattro, la piazza era piena, la statua di padre Dante contemplava lo spazio a lui dedicato pieno di gente allegra e decisa, cosciente del suo ruolo in quel luogo e in quel giorno, consapevole del fatto che è ormai giunta l’ora di prendere in mano il proprio destino e questo a prescindere dalla politica meschina che ci circondava anche in quel contesto. Un luogo che voleva diventare simbolo di una rinascita, di una nuova e più forte coscienza civica, ma le disparità di vedute e i dissapori che sembrano esserne scaturiti, forse anche da una visione personalistica sulla questione, hanno vanificato quest’intento.

Verso le 16.30 ci si è incamminati per Toledo, dopo le parole ferme e decise dell’organizzatore, il blogger Angelo Ferrillo si è partiti lungo l’antico asse viario. È stato questo il momento più emozionante, migliaia di mani sollevate con i cartelli delle terre dei fuochi, dei luoghi martoriati dall’umano egoismo, nomi di città, di paesi e di frazioni divenuti simboli del male che un uomo può fare ad un altro uomo e che questo può fare anche a se stesso. Piazza Dante sembrava essere una fonte senza fine di genti, che man mano che vi arrivavano da ogni dove della Campania e non solo, ingrossavano le fila di quel fiume umano che lentamente inondava la strada vicereale, tutti in direzione piazza Plebiscito. Anche dalle strade laterali si sono aggiunti altri gruppi, altri comitati, associazioni, movimenti, con un unico scopo, far sentire all’unisono la propria voce.

Per la prima volta, quei forse 50.000 uomini, donne e bambini, che sono infine confluiti nella piazza salotto di Napoli, hanno sentito attorno a loro l’appoggio della cittadinanza, per niente indispettita per il disagio del traffico bloccato, per niente insensibile alle istanze di quella moltitudine. Saranno state le tematiche, quelle della salute e del pericolo che il nostro ambiente quotidianamente affronta ma stavolta la gente c’era ed era tutta con noi, perché era noi!

La festa sembrava perfetta, oltre alla convinzione di essere nel giusto, c’era la musica, c’era l’allegria, c’erano le bandiere della pace, ma purtroppo c’era anche qualcosa che covava nell’animo di molti dei presenti e gli attriti di questi giorni, con gli altri padri storici di questa lotta, ne hanno presagito gli esiti. Al momento del comizio, già alle prime parole di Angelo Ferrillo, gli animi esacerbati, a volte in maniera sospetta, hanno dato fuoco alle polveri, hanno innescato lo scontro verbale tra gli organizzatori e alcuni comitati. Sta di fatto che Angelo gli ha spianato la strada, con discorsi troppo elevati per chi voleva solo vivere nella normalità e poco gli interessavano i massimi sistemi e assumendo un atteggiamento spesso poco conciliatorio, frutto probabilmente di stanchezza e nervosismo, ma va detto che quegli attacchi mossi, per tempestività, forza e astio, avevano qualcosa di pregresso, forse di preparato.

Solo le parole conciliatrici di alcune donne, tra cui anche quella della nostra Mariella, del comitato sansebastianese di Liberiamoci dal Male, hanno attenuato l’acredine e snellito la tensione, ma ormai quella scintilla non c’era più, gli ideali decadevano, le voci si sovrapponevano, ognuno parlava e voleva parlare per sé, ma dal pubblico, quello distante dal palco, non si capiva cosa stesse succedendo e molti già sbaraccavano felici e convinti di aver contribuito a qualcosa di buono e di grande; ma la ressa sotto al palco continuava, eppure le argomentazioni di tutti erano le stesse, tutti erano contro l’inceneritore, come pretendevano i comitati di Giugliano, i primi a contestare l’organizzatore, tutti volevano lottare contro l’avvelenamento della nostra Terra; e questo contrasto, tra eguali intenti è assurdo! Questo fa pensare a male! Questo fa pensare nell’ingerenza di elementi politici più da tifo da stadio, che da motivazioni ideologiche e costruttive. Taluni inni sembravano più un adescamento ai loro antichi rivali, per istigarli allo scontro, che un vero e proprio credo politico o civico; poco c’è mancato che lo scontro verbale giungesse a quello delle mani, merito del servizio di sicurezza che non è caduto nella trappola.

La mia opinione? Se non c’è stata premeditazione per taluni atteggiamenti, ci siamo andati molto vicino, e si attendeva solo la proverbiale goccia per fare traboccare il traballante vaso della coesione popolare. Una assist più che calcistico a chi vorrà sottolineare l’incoerenza di un movimento o vorrà minarne le scomode istanze, probabilmente gli stessi che attingeranno a quei fondi che l’Europa ancora una volta ci elargirà con estrema generosità e che ancora una volta saranno sempre gli stessi, spesso in odore di mafia a gestirli, perché così avrà voluto l’ordine precostituito.

Angelo Ferrillo non è sembrato brillare in democraticità ed è questa la colpa che da più parti gli si è mossa ma è anche vero che la sua volontà di tener fuori una politica collusa con le responsabilità del nostro disastro regionale ha dato fastidio a molti, e tanti degli scagnozzi del potere erano lì ieri sera a guastare quella che poteva essere una gran bella festa di consapevolezza e attivismo.


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Anche i nonni della vittima possono chiedere il risarcimento dei danni

E’ sicuramente ammissibile la legittimazione alla costituzione di parte civile dei nonni della vittima di omicidio colposo da incidente stradale, a prescindere dal requisito della convivenza.

La Corte di appello di Firenze, con sentenza , ha confermato la decisione con la quale il Tribunale di Siena aveva affermato la responsabilità di un automobilista per il reato di omicidio colposo conseguente ad incidente stradale commesso in danno di un giovane , il quale viaggiava a bordo dell’autovettura. La Corte territoriale fondava il proprio giudizio sulla violazione, da parte dell’imputato, del comportamento prudenziale in quanto, postosi alla guida dell’autovettura con tasso alcolico elevato, nell’affrontare una curva sinistrorsa perdeva il controllo del mezzo andando a collidere contro un albero posto oltre il margine destro della carreggiata, così cagionando al trasportato lesioni che provocavano grave danno neurologico centrale e, successivamente, il decesso.

Avverso tale pronuncia il predetto automobilista proponeva ricorso per cassazione.
L’automobilista proponeva ricorso rilevando che la Corte aveva omesso di pronunciarsi sul motivo di ricorso riguardante la condanna al risarcimento del danno non patrimoniale in favore dei nonni della vittima, che era stato oggetto di contestazione in ragione del fatto che gli stessi non convivevano con il nipote deceduto ed essendo la convivenza necessario presupposto per la richiesta del risarcimento del danno non patrimoniale.

Il motivo è infondato. Così stabilisce la Cassazione penale , sez. III, sentenza 11.07.2013 n° 29735. La decisione, che riconosceva la legittimazione alla costituzione di parte civile dei nonni della vittima di omicidio colposo da incidente stradale, osservava che detti ascendenti, in ragione della dottrina e della costante giurisprudenza, ben possano collocarsi tra i soggetti cui il reato ha recato danno, sia esso patrimoniale o, sopratutto, non patrimoniale, ponendo l’accento sul ruolo assunto nel tempo dai nonni quali supplenti dei genitori, impegnati entrambi, nella maggioranza dei casi, in attività di lavoro, circostanza, questa, che li lega maggiormente nel passato ai nipoti, anche se ormai adulti.

Ritiene il Collegio che non possa ritenersi determinante, come sostenuto dal ricorrente, il requisito della convivenza, poiché attribuire a tale situazione un rilievo decisivo porrebbe ingiustamente in secondo piano l’importanza di un legame affettivo e parentale la cui solidità e permanenza non possono ritenersi minori in presenza di circostanze diverse, che comunque consentano una concreta effettività del naturale vincolo nonno-nipote: ad esempio, una frequentazione agevole e regolare per prossimità della residenza o anche la sussistenza – del tutto conforme all’attuale società improntata alla continua telecomunicazione – di molteplici contatti telefonici o telematici.

A ben guardare, anzi, è proprio la caratteristica suddetta di intenso livello di comunicazione in tempo reale che rende del tutto superflua la compresenza fisica nello stesso luogo per coltivare e consentire un reale rapporto parentale e ciò vale tanto per i nonni verso i nipoti quanto – il che è assai comune oggi, senza peraltro, significativamente, porre in dubbio o in una posizione di deminutio la risarcibilità – per i genitori verso figli che lavorano o studiano in altra città o addirittura all’estero.

D’altronde, come già più sopra si rilevava, non si può non constatare – se si vuole mantenere quell’attenzione anche sociologica che dal riferimento alla famiglia nucleare pare emergere – come la convivenza assuma una minore incidenza anche nell’ambito del rapporto tra coniugi e tra questi ed i figli, che non perde certo consistenza in presenza di situazioni che traggono origine da fenomeni assai diffusi quali, ad esempio, l’emigrazione o l’allontanamento, anche per lunghi periodi, dalla comune residenza per ragioni di lavoro o di studio.

Ciò posto, si osserva che gli aspetti sopra illustrati sono stati doverosamente tenuti in considerazione dai giudici del gravame nel caso in esame, laddove, pur dando atto dell’assenza di convivenza, si è motivatamente posta in luce l’ intensità del legame venutosi a creare tra il deceduto e i nonni .