Castello di Cisterna, lady camorra condannata a 26 anni

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Inflitta la pena di primo grado ad Annamaria De Cicco, moglie di Giovanni Rega, boss ergastolano del sobborgo di Pomigliano.

 Associazione mafiosa, estorsione, droga, armi. Annamaria De Cicco, 52 anni, da due e mezzo di fila in carcere, presenta ormai un “pedigree” da far invidia ai più consumati capicamorra. Un accumulo di reati che ieri sono valsi alla moglie di Giovanni Rega, boss ergastolano di Castello di Cisterna, una condanna a 26 anni di reclusione in primo grado, pena inflitta dal tribunale di Nola.

Con la De Cicco sono state condannate altri personaggi, tra i quali il giovane figlio Tommaso, tutti considerati affiliati al patto criminale stretto con la famiglia della vicina Casalnuovo, capeggiata da Umberto Egizio, finito in carcere due anni prima della capoclan di Castelcisterna. E’ un Imprenditore edile della zona, Umberto, sguardo truce, nonché fratello di Antonio, il boss del riciclaggio tra Germania e Stati Uniti, ucciso nel 1994 a colpi di pistola sul viso, mentre assisteva a una partita del Casalnuovo, la sua squadra di calcio. Secondo i giudici le redini del “Tedesco” sono state poi prese da Umberto, che a sua volta avrebbe stipulato un’alleanza con Annamaria De Cicco e i suoi figli poco più che ventenni.

Obiettivo: controllare tutte le attivitĂ , illecite e apparentemente lecite, nel triangolo compreso tra Casalnuovo, Pomigliano e Castello di Cisterna. Una donna decisa, Annamaria De Cicco, capace di stringere legami con la politica locale. Una figura di spicco tale da meritarsi il titolo di “vero guappo” attribuitole dal collaboratore di giustizia Giuseppe Sarno, uno dei fratelli capocosca dell’omonimo gruppo camorristico di Ponticelli. Per gli stessi inquirenti Anna Maria De Cicco era la vera "anima" dell’associazione criminale che, dopo un decennio di isolamento, "aveva rilanciato attraverso una paziente opera diplomatica, svolta a diversi livelli". Sotto il suo stretto controllo c’era il traffico di droga.

La donna si occupava anche dei problemi tra gli affiliati, cercando di tenere unito il gruppo, e contattava gli avvocati che dovevano occuparsi dei "compagni". Sue strette "collaboratrici", sempre secondo gli investigatori, la mamma settantenne, Filomena Iengo, e la convivente del figlio Tommaso, la ventunenne Maria Rosaria Viscovo. Quindi, l’inizio della fine, l’8 febbraio del 2011, quando i carabinieri arrestano praticamente tutti i principali esponenti delle famiglie Rega ed Egizio. Nella rete finiscono 22 affiliati. Intanto spuntano le prime condanne scaturite da quella operazione.
(Fonte foto: Rete Internet)

Nola. Approvato il Piano Sociale di Zona

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Scelto tra le 70 proposte pervenute in Regione, il piano sociale nolano interverrĂ  principalmente sulle problematiche che interessano la famiglia.

 Una boccata d’ossigeno per l’assistenza sociale nel nolano. La Regione Campania ha approvato il Piano Sociale di Zona dell’Ambito Napoli 23, presentato da 14 comuni dell’area nolana tra cui la cittĂ  di Nola, comune capofila.

Scelto tra i 7 piani ammessi su un numero di 70 proposte pervenute da altri Ambiti, il Piano nolano interesserĂ  i comuni di Nola, Camposano, Carbonara di Nola, Casamarciano, Cicciano, Cimitile, Comiziano, Liveri, Roccarainola, San Paolo Belsito, Saviano, Scisciano, Tufino e Visciano per il triennio 2013-2015, beneficiando per la prima annualitĂ  di circa 2.200.000 euro. La notizia è stata accolta con grande entusiasmo presso il palazzo di cittĂ  dell’ente capofila, dove l’assessore alle politiche sociali, nonché presidente del coordinamento istituzionale dell’ambito 23, Michele Cutolo, ha annunciato la tipologia di interventi che saranno avviati con l’approvazione del piano.

"Oggetto del piano approvato sarĂ  prevalentemente la famiglia, riconosciuto come nucleo preminente della nostra comunitĂ  – ha dichiarato Cutolo – in linea con le direttive regionali, abbiamo previsto una serie di interventi che ruotino a 360 gradi intorno alle famiglie e alle problematiche che queste oggi vivono. Minori e anziani, disabili, contrasto alla povertĂ  ed assistenza: affiancheremo dei percorsi di inclusione sociale, privilegiando tutti quei modelli che concorrono all’integrazione delle fasce sociali deboli". A nome dei diversi comuni rappresentati nell’ambito 23, Cutolo ha tenuto a sottolineare il lavoro di intesa tra i diversi soggetti che ha garantito il successo del piano e il coinvolgimento di diversi partner con cui si porteranno a termine gli obiettivi prefissi:

"Per il piano, per il quale mi preme ringraziare i rappresentanti del coordinamento istituzionale, i sindaci, i loro delegati ed il coordinatore dell’ufficio di piano, Felice Maggio, con il team da lui diretto, abbiamo tracciato delle politiche sociali di concertazione – ha annunciato Michele Cutolo – sono stati stipulati una serie di protocolli in accordo con l’Asl per intervenire sul fronte socio-sanitario ed abbiamo individuato le criticitĂ  e le problematiche più urgenti in accordo con gli operatori del Terzo Settore".

Nell’attesa che si rendano disponibili i fondi stanziati per l’annualitĂ  ormai al termine, il presidente del coordinamento istituzionale mantiene il proposito di sostenere e sviluppare tutte le iniziative a carattere sociale finora portate avanti a costo zero: "Cerchiamo comunque di sopperire alla mancanza di risorse grazie all’aiuto di diversi soggetti operanti nel sociale – ha concluso Cutolo – è prossima, per esempio, un’iniziativa di prevenzione del carcinoma promossa dall’istituto Pascale".

Sant’Anastasia. Riprendiamo l’argomento del parco Tortora-Brayda

Focus sul piccolo complesso all’interno del parco che l’amministrazione Esposito ha dato in locazione alla ditta Sandi Leonessa, tra tante ombre e poche luci.

 Nel precedente articolo pubblicato su questo giornale il 26/9/2013, abbiamo riportato la lunga vicenda della villa Tortora-Brayda. Alla fine dell’articolo si è accennato al piccolo complesso ricettivo che l’amministrazione comunale ha dato recentemente in locazione alla ditta Sandi Leonessa. Vogliamo ora ritornare su quest’argomento per meglio rendere comprensibile tutta la faccenda con le relative implicazioni urbanistiche, legali e procedurali.

A beneficio dei lettori riportiamo per primo i tratti salienti della vicenda.
Nel dicembre 2002, a conclusione di una transazione con la cooperativa IDAS, proprietaria dell’area, il comune entra nel pieno possesso del complesso Tortora-Brayda, destinato dagli strumenti urbanistici a parco pubblico. Nel 2008 si approva, nell’ambito dell’area del parco e lungo il confine con via Romani, la progettazione di un piccolo complesso ricettivo, costituito da saletta d’ingresso e bagni. I lavori terminano nel 2011 e collaudati nel successivo anno senza dar luogo al successivo utilizzo del manufatto.

Ad aprile di quest’anno, l’amministrazione comunale assegna, previa procedura di gara, in locazione per 10 anni, con possibilitĂ  di rinnovo, alla ditta Sandi Leonessa, al modico canone di € 720 mensili, il complesso recettivo, comprensivo di vasta area esterna di pertinenza, per la distribuzione, come recita il bando di gara, di alimenti e bevande. La ditta Leonessa, che evidentemente ha in mente ben altro e più proficuo uso, senza alcuna autorizzazione, esegue una serie di lavori di adattamento, tale da suscitare ad agosto un’interpellanza rivolta al sindaco e agli uffici comunali preposti da parte di alcuni consiglieri comunali. Tale interpellanza è riscontrata poco dopo dai responsabili dei lavori pubblici e del patrimonio che chiariscono che l’amministrazione non ha autorizzato né affidato l’esecuzione di alcun lavoro.

C’era da aspettarsi che il sindaco intervenisse subito per il ripristino della legalitĂ , come richiesto dai consiglieri interpellanti, e invece, al motto “gli abusivisti vanno sempre assecondati”, convoca su due piedi la giunta comunale e fa approvare, con la deliberazione n. 276 del 4/9/2013, le modifiche apportate con i lavori eseguiti, compresa una non precisata struttura esterna smontabile e temporanea, ancora da realizzare. In pratica si approva, nel complesso di un parco pubblico, la realizzazione di un complesso bar-ristorazione, con vasta area esterna, a uso di un privato al modico canone mensile di € 720 mensili. La foto evidenzia quanto si sta realizzando: un ulteriore volume edilizio con struttura in ferro ancorata a terra, che certamente temporanea non è, considerata la locazione per 10 anni, con possibilitĂ  di rinnovo.

Precisato quanto sopra, elenchiamo ora gli abusi e le illegalitĂ  perpetrati:
1) le norme d’attuazione del vigente piano regolatore così recitano, art. 34, pag. 44: nelle aree a verde pubblico attrezzato, qual è il parco in argomento, è consentito soltanto la costruzione di attrezzature per il gioco dei bambini, la sosta e il riposo degli adulti; altro che bar-ristorazione o qualsiasi altra cosa;
2) allorché è indetta una gara pubblica per un oggetto X, non è legale assegnare all’aggiudicatario della gara un nuovo oggetto costituito da X + Y, come nel caso in esame; occorrerebbe indire nuova procedura di gara per il diverso oggetto;

3) qualsiasi modifica al territorio, essendo il nostro comune soggetto a tutela ambientale, richiede una progettazione che deve essere esaminata ed approvata, in primis, dalla commissione comunale per i beni ambientali, successivamente dalla sovrintendenza ai beni ambientali, per poi ricevere il visto di conformitĂ  urbanistico con relativo rilascio del permesso di costruire da parte del dirigente responsabile del competente ufficio comunale e non certo dalla giunta, (art. 13 del testo unico sull’edilizia del 6/6/2001 e art.107 del DLgs 18/8/2000 n. 267); la deliberazione di giunta comunale n. 276 del 4/9/2013, prima richiamata, è da ritenersi illegittima a nostro parere;

4) ultima considerazione da farsi è relativa all’ingresso alla nuova struttura situato all’inizio di un tratto in curva su via Romani, che è a doppio senso di circolazione, con l’inevitabile rischio costituito dalle macchine lasciate in sosta dai proprietari che vi accederanno; sorge, quindi, l’ovvio interrogativo su come farĂ  il comando dei vigili urbani ad autorizzarne la gestione.

Alla luce di quanto esposto, invitiamo il dirigente dell’ufficio urbanistico del comune ad appropriarsi delle sue competenze e prerogative, ordinando la sospensione dei lavori in questione ed il ripristino dei luoghi, e i consiglieri comunali a vigilare con più attenzione sui provvedimenti della giunta comunale.

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La terra dei fuochi: Angelo Ferrillo chiarisce le sue posizioni

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Angelo Ferrillo ha chiarito le sue posizioni sulla manifestazione e sulla complessa vicenda dell’inquinamento ambientale campano. Il video e un nostro commento alle fasi salienti dell’incontro.

 Ieri mattina s’è tenuta, in vico Tre re a Toledo, la conferenza stampa del blogger Angelo Ferrillo, organizzatore della manifestazione di Mobilitazione Generale de La Terra dei Fuochi, la dimostrazione che sabato scorso ha riscosso un discreto successo in termini di partecipazione e risalto mediatico. L’evento però, come abbiamo sottolineato nel nostro precedente articolo, ha suscitato, soprattutto nella sua fase finale e in particolar modo durante il comizio, numerose polemiche e per questo Ferrillo ha ritenuto opportuno convocare la stampa per chiarire alcuni passaggi e dare la sua versione dei fatti.

Il contesto è un elegante studio legale, che affaccia su Toledo e dove un nutrito gruppo di giovani reporter, in buona parte freelance, attende l’instancabile Ferrillo, in manica di camicia come spesso ci ha abituato in questi ultimi tempi e dal volto visibilmente provato da una nottataccia per la febbre e, sosteniamo noi, per lo stress non da poco di questi ultimi giorni. Angelo Ferrillo cerca di organizzare gli interventi e spiegare come dovrebbe andare la conferenza ma è chiaro che non è uno avvezzo a questo genere di cose e questo ce lo rende, almeno a noi, più simpatico, perché lo riporta a un grado di normalitĂ  più consono a chi sta in strada. Ad ogni modo, come sua consuetudine va a braccio, cosa che non l’ha molto facilitato sabato scorso, nel mentre provava a fronteggiare gli scalmanati aizzatori sotto al palco ma, almeno questo, ci fa partire, per il momento, con più tranquillitĂ  e in un contesto senz’altro più informale.

Come al solito però, si ha l’impressione che Angelo navighi più in alto della realtĂ  che lo circonda, molto di quello che dice sarebbe anche condivisibile, ma questo solo se potesse essere realizzato nella grottesca e kafkiana realtĂ  partenopea, cosa non facile perché questa sua caratteristica mal s’addice alle istanze di una folla spesso incazzata, se non addirittura aizzata e un pubblico abituato a discorsi e congetture elementari e drastici.

Ad ogni modo, dopo una lunga pausa di diretta radiofonica con Gianni Simioli che lo interpellava via cellulare in contemporanea con Francesco Borrelli dei Verdi e Claudio Velardi di chiunque lo voglia pagare, ritorna a bomba sulla questione comizio. Lui spiega, incalzato da alcune domande, che la questione suscitata, in particolar modo dai comitati antinceneritore è stata strumentale anche perché: “Non ha senso parlare di altre cose se prima non si fermano i roghi, le altre realtĂ  stanno invece avendo un approccio a 360°!… bisogna distinguere ciò che è sufficiente da ciò che è necessario, perciò noi abbiamo un approccio diverso! Perché se io devo bonificare un territorio dove a fianco, la notte, continuano a sversare, a inquinare con gli incendi, si capisce che alla fine diventa solo un business. Diventa una questione di accaparrarsi solo i fondi per fare delle bonifiche solo sulla carta”.

Poi passa a Marfella e ammette le sue perplessitĂ  sull’utilitĂ  del registro tumori e dice: “Non capisco perché in tanti anni si parla ancora di registro tumori, questa cosa la voglio specificare, il registro tumori serve ma in una situazione di normalitĂ , una situazione in cui si vuole studiare un fenomeno e produrre risultati. Adesso stiamo in una situazione di emergenza … se ci sono i cecchini che sparano dai palazzi tutti i giorni e ammazzano le persone, e questi cecchini, volendo, sono le persone che appiccano i roghi e scaricano illegalmente i rifiuti, ma se non li fermiamo, il registro a che serve? DiventerĂ  uno strumento per contare le pallottole che ci stanno sparando! È meglio fermare i cecchini o è meglio contare le pallottole che ci stanno sparando addosso?”.

Ma è proprio inutile allora combattere su più fronti? Gli obiettiamo. Lui risponde: “ Se tu fai una guerra, su più fronti, quante possibilitĂ  hai di vincerla?” Si combatte parallelamente! – aggiungo – “ Ci vuole una scala logica di interventi, dove se tu affronti il primo, gli altri si risolvono a catena, una scala logica degli interventi, per questo il discorso degli inceneritori a noi no ci interessa.”

La questione rom e la presenza di Casa Pound sono altri motivi di discussione tra Ferrillo e la stampa presente il giovane ricercatore così argomenta: “Appena ho pronunciato la parola rom è successo il putiferio. Se tu non fai finire un discorso e inveisci, urlando fascista, venduto, farabutto, c’hanno tirato una lattina, a una ragazza le hanno rotto la macchina fotografica, queste non sono persone civili?”. “La questione rom è una questione particolare; all’interno dei campi rom ci sono delle strutture organizzate che fanno questo non per costrizione ma lo trovano come fonte di lucro quotidiana, a basso rischio e lo fanno quotidianamente perché è molto remunerativa. Non si vuole criminalizzare tutta la comunitĂ  rom ma è un dato di fatto, e comprovatemi il contrario, che nei campi rom della provincia di Napoli e Caserta non si brucia tutti i giorni qualche cosa”.

Gli facciamo però notare che i rom sono la manovalanza e agendo in questo modo si colpisce un bersaglio fin troppo facile e senza per questo arrivare a dei mandatari, colpevoli anch’essi, e non per forza di quell’etnia. È ovvio che tutto questo può portare a una logica più che discriminatoria nei confronti di un popolo di per sé giĂ  fortemente attaccato e non sempre a ragion veduta. Sulla presenza di Casa Pound sostiene invece che lui ha aperto la manifestazione a tutti, purché non ci fossero bandiere, ma è anche ovvio che tutti, in certi contesti non ci possono proprio stare, anche se l’opera di mediazione c’è stata. Magari un mediazione, una tregua previa andava programmata prima della manifestazione e non in itinere, ma ammettiamo che criticare è facile e solo chi non fa non sbaglia.

Il nodo cruciale è padre Patriciello e un suo post letto da un collega: “Abbiamo fatto tante cose e tutte condivise dalla gente, dopo la protesta c’è la proposta e la proposta si fa alle istituzioni con cui si dialoga, non sono disposto a prendermi la responsabilitĂ  di gente che conosco a malapena e di cui non condivido il modo di pensare e di agire – “ha scritto questo Patriciello?” afferma sbalordito ma non più di tanto Ferrillo, che replica: “Se don Patriciello dice una cosa del genere dice una falsitĂ , don Patriciello ci conosce bene e ha capito pure come noi vogliamo relazionarci, non facendo la guerra alle istituzioni ma semplicemente ponendo delle questioni sul tavolo, con delle proposte concrete ai nostri interlocutori”.

Siamo dell’opinione che Angelo avrebbe bisogno di maggior confronto e appoggio, il confronto aiuta a tarare la mira e smussare le opinioni, aiuta a dialogare anche con chi non la pensa come te o che addirittura non ti sopporta; pensiamo che le sue opinioni, spesso condivisibili, cozzino con una realtĂ  di difficile gestione e gli consigliamo, anche se ne capiamo il peso dell’impegno, di puntare più in basso e di seguire una politica dei piccoli passi.

IL VIDEO

Pomigliano, ambiente: polemica al vetriolo tra Di Maio e Russo

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Botta e risposta a distanza sui controlli ambientali nella cittĂ  delle fabbriche. Il vicepresidente della Camera: “Sindaco distratto sull’inquinamento”. Russo: “Non lo chiamo Pinocchio perchè rispetto le istituzioni”.

 Durante l’happening della scorsa settimana organizzato dal Movimento Cinque Stelle, nel parco pubblico di Pomigliano, il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, aveva dichiarato che il sindaco Russo invece di spendere 200mila euro per una fontana farebbe bene a investire danaro pubblico nella tutela del territorio, aggredito dagli scarichi abusivi di rifiuti d’ogni sorta, da autentiche bombe ecologiche.

il riferimento è stato al progetto di idee da poco varato dal comune per la realizzazione, con i soldi di sponsor privati, di una fontana nella centrale piazza Primavera. Intanto ieri, attraverso un comunicato, è spuntata la risposta a distanza di Russo. Parole al curaro. «Questa è la cittĂ , forse l’unica, dove si arrestano inquinatori e chi appicca roghi tossici – rintuzza il sindaco – una cittĂ  che si è attrezzata monitorando i siti a rischio inquinamento con dieci telecamere di sorveglianza fisse, tre mobili e una “dome”».

Quindi, la stoccata al vicepresidente di palazzo Montecitorio che, tra l’altro, è un pomiglianese doc: «Noi non ci consentiremmo mai di offendere il vicepresidente Di Maio chiamandolo, per esempio, Pinocchio. Abbiamo troppo rispetto delle istituzioni per arrivare a questo, dunque ci limitiamo a chiedergli di informarsi prima di diffondere palesi inesattezze». Non è finita. «Non utilizzo il termine «falso» – aggiunge Russo – per non attribuire il titolo di bugiardo a un’importante carica dello Stato». Infine, le precisazioni sul progetto della fontana – «il progetto vincitore sarĂ  finanziato da sponsor» – e sulla presenza delle discariche – «abbiamo fatto, stiamo facendo e faremo la nostra parte, nel rispetto dei ruoli che vede nell’iter di bonifica molti altri attori, oltre alla cittĂ  di Pomigliano».

Pomigliano, armi nascoste nel cimitero comunale

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Sono state trovate nella parte vecchia della struttura, in un pozzo. Nelle prossime edizioni i particolari del ritrovamento.

 La più classica delle soffiate ha portato al ritrovamento di armi in un pozzo di captazione delle acque, all’interno del cimitero comunale di Pomigliano. A fare la scoperta sono stati stamane i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna.

Il ritrovamento delle armi è avvenuto a pochi passi dal muro di cinta della struttura, sul perimetro occidentale del muro, dove c’è una porta, un ingresso secondario, sbarrata e inutilizzata da anni. Quest’accesso dĂ  sua via degli Antichi Augustei, una strada priva di abitazioni che congiunge le zone più interne dell’immediata periferia di Pomigliano con la provinciale che unisce la cittĂ  delle fabbriche a Sant’Anastasia, tra via Romani e via Abate Felice Toscano. E’, in pratica, il retro del cimitero, poco frequentato e praticamente deserto a sera inoltrata e nelle ore notturne.

Una volta superata la porta in disuso dell’ala vecchia del cimitero c’è una botola di ferro, posta all’altezza del suolo, che è l’ingresso di un pozzo, anch’esso inutilizzato. Le armi sono state ritrovate qui dai militari, evidentemente avvertiti da qualcuno che sapeva.
(Fonte foto: Rete Internet)

Ipercoop, licenziamenti bloccati fino all’8 novembre

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Lo ha reso noto l’assessore regionale al Lavoro, Severino Nappi, che domani incontrerĂ  il sindaco di Afragola, Domenico Tuccillo, e i sindacati locali.

 La riunione, avvenuta a Roma venerdì scorso, tra il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti, e l’assessore regionale al Lavoro della Campania, Severino Nappi, ha avuto se non altro il merito di aver sospeso fino all’8 novembre l’invio delle 250 lettere di licenziamento per altrettanti lavoratori di Ipercoop Campania.

Lo ha confermato lo stesso Nappi, al termine del faccia a faccia con il sottosegretario. A Roma però non c’erano le coop emiliane, il cui piano di salvataggio dei negozi campani resta sospeso. Non si sa nemmeno della presenza al confronto della proprietaria di Ipercoop Campania, la cooperativa toscana Unicoop Tirreno. Coop che però in qualche modo ribadisce quanto detto da Nappi, spiegando che tutto è rinviato alla riunione del prossimo 8 novembre, prevista alla regione Campania. Sempre qui, negli uffici regionali, domattina si recheranno il sindaco di Afragola, Domenico Tuccillo, e i sindacati locali.

Al centro della discussione il destino dell’Ipercoop del centro commerciale Le Porte di Napoli, che stando a quanto finora emerso dovrebbe chiudere. Chiusura che determinerebbe il licenziamento di quasi tutti gli addetti, 225 su 226 (tranne il direttore). Gli altri 25 tagli sono stati individuati negli ipermercati di Quarto e Avellino e nel supermercato di Napoli-Arenaccia.

Pomigliano. Delitto Caiazzo: scarcerata la moglie dell’uomo ucciso

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Il gip del tribunale di Nola ha ordinato l’immediata scarcerazione della compagna della vittima, Maria Cantone, accusata dal pubblico ministero e dai militari dell’arma di omicidio premeditato in concorso con il fratello Fernando.

 Nuovo colpo di scena nelle indagini sull’omicidio di Michele Caiazzo, 39 anni, la ex guardia giurata uccisa nella cameretta dei suoi bambini la notte tra mercoledì e giovedì scorsi. Ieri sera il gip del tribunale di Nola, Paola Borrelli, ha ordinato l’immediata scarcerazione della compagna della vittima, Maria Cantone, 36 anni, finita nel carcere di Pozzuoli all’alba di venerdì, dopo venti ore di interrogatorio.

Maria era stata accusata dal pubblico ministero Ciro Capasso e dai carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna di omicidio premeditato in concorso col fratello Fernando, 36 anni, il commerciante di integratori alimentari reo confesso dell’assassinio del cognato, ammazzato a colpi di pistola, forse mentre dormiva. A ogni modo il gip ha annullato lo stato di fermo per i due fratelli e, cosa più importante, ha bocciato anche l’ipotesi della premeditazione e, per quanto riguarda la posizione di Maria, quella di aver agito in concorso. Fernando Cantone resta però sotto custodia cautelare in carcere per cui rimane a Poggioreale. Contro la custodia in carcere per Fernando l’avvocato Ciro Russo presenterĂ  istanza di scarcerazione al Riesame.

“Le richieste della difesa – commenta l’avvocato Russo – sono state complessivamente accolte. L’unica che non è stata accolta è stata quella dei domiciliari per Fernando: ci rivolgeremo al tribunale del Riesame”. Comunque Maria Cantone resta indagata per omicidio in concorso col fratello. Ieri sera, alle nove, la donna è tornata a riabbracciare i figli, di 3 e 6 anni, avuti dalla relazione con Michele Caiazzo, iniziata nel 2005 dopo la separazione e il successivo divorzio dal primo marito. Ma a maggio la donna sostiene di aver interrotto anche questo secondo rapporto. Sembra dunque che i due vivessero da separati in casa nella modesta abitazione di via Fiume, al secondo piano di una palazzina ubicata nel centro di Pomigliano.

Dinamiche da chiarire. Dopo l’ennesimo litigio, avvenuto nella serata di mercoledì, Maria è scesa in piena notte per andare a chiamare il fratello Fernando. Maria è poi tornata in casa accompagnata da Fernando, alle due e mezza di notte, che impugnava una pistola con matricola abrasa. Quindi il colpo di pistola alla nuca dell’ex guardia giurata. Caiazzo è morto sul colpo. Probabilmente non ha avuto il tempo di difendersi perché dormiva.
(Fonte foto: Rete Internet)

Napoli. Alla Feltrinelli il thriller di Maurizio Ponticello

L’ultimo lavoro dello scrittore e giornalista, “La nona ora”, verrĂ  presentato stasera, martedì 20 ottobre, ore 18, presso la Feltrinelli di Piazza dei Martiri.

 Martedì 29 Ottobre, alle ore 18.00, presso la Feltrinelli Libri e Musica di Via S. Caterina a Chiaia 23 (Piazza dei Martiri), Napoli, si terrĂ  la presentazione del thriller

“La nona ora” è il nuovo lavoro di Maurizio Ponticello, scrittore, giornalista, redattore di vari quotidiani e cronista de “Il Mattino”. Il thriller, edito da Bietti, verrĂ  presentato stasera, martedì 20 ottobre, ore 18, presso la Feltrinelli di Piazza dei Martiri a Napoli. Con l’autore saranno presenti Marco Lombardi (la Repubblica) e Santa di Salvo (il Mattino). Reading di Sara Missaglia e Yuri Napoli.

Il libro ha come protagonista Silvana, giovane antropologa che si batte per difendere sé stessa e il mondo da un piano totalizzante di conquista, al di sopra dei governi e delle intelligence. Poteri occulti, manie, fanatismi, integralismi, fobie, conoscenze arcane e karma s’intrecciano in un thriller ricco di colpi di scena, un inconsueto romanzo di formazione calato in una quotidianitĂ  apparentemente fantasiosa, eppure così palese e autentica.
(Fonte foto: Rete Internet)

Rischio Vesuvio, dodici cittadini della “zona rossa” ricorrono alla Corte Europea

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I sindaci: “Il piano va riscritto”. Ma c’è chi come Zeno (Massa di Somma), preme per incentivi che facciano andar via dalla zona a rischio i residenti. L’ecologista Borrelli: “Se scoppiasse il Vesuvio qui nessuno saprebbe cosa fare”.

 Che il Vesuvio si sveglierĂ , prima o poi, ne sono convinti sia gli scienziati che la protezione civile. Ma chi oggi abita sotto il vulcano cosa farĂ , se dovesse cominciare la fuoriuscita di lava e lapilli? Secondo dodici cittadini che si sono rivolti alla Corte Europea di Strasburgo, la responsabilitĂ  è dello Stato inadempiente. A sostenerlo, nel loro ricorso alla Corte di Strasburgo, sono dodici residenti della zona rossa, quella a più alto rischio in caso di eruzione.

Guidati da Rodolfo Viviani e rappresentati dall’avvocato Nicolò Paoletti, i ricorrenti sostengono che l’Italia dovrebbe mettere a punto, nel minor tempo possibile, un piano d’emergenza che indichi nel dettaglio innanzitutto le vie di evacuazione. Le autoritĂ  dovrebbero inoltre predisporre rifugi, condurre controlli antisismici di tutte le strutture pubbliche, organizzare esercitazioni annuali e informare con regolaritĂ  i cittadini per garantire al massimo la loro incolumitĂ . Se non lo fanno, affermano i ricorrenti, mettono a rischio oltre il dovuto la vita dei residenti e quella dei loro familiari.

«Lo Stato, in base alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo, ha il dovere di prendere tutte le misure necessarie per ridurre al minimo i rischi che la popolazione corre in caso di calamitĂ  naturali, e quindi anche nel caso di eruzione del Vesuvio» – ha spiegato l’avvocato Paoletti in un’intervista rilasciata all’Ansa. «Da tutti i dati raccolti e presentati alla Corte risulta però che le autoritĂ  non stanno adempiendo a questo dovere». Secondo il legale, i documenti dimostrano che sia le autoritĂ  sia la comunitĂ  scientifica danno per certa un’eruzione del Vesuvio, una vera e propria «bomba ad orologeria» secondo la definizione della rivista Naturè. Per di più, ricorda Paoletti, ci sono dichiarazioni, come quelle recenti del sindaco di San Giorgio a Cremano, che sottolineano come allo stato attuale, a causa dell’abusivismo, molte delle possibili vie di evacuazione siano inutilizzabili.

«Ma ci sono realtĂ  come quella giapponese, a cui faccio riferimento nel ricorso, che dimostrano che ci sono numerose misure che possono essere prese per ridurre i rischi per la popolazione» ha detto l’avvocato. «Tuttavia i ricorrenti non hanno modo di forzare lo Stato a predisporre queste misure ed è per questo che sono ricorsi alla Corte di Strasburgo, a cui vista l’urgenza della questione, ho chiesto di accordare la massima prioritĂ », conclude Paoletti. In seguito al ricorso alla Corte europea di Strasburgo di dodici residenti dell’area più a rischio, il dibattito si divide tra quanti chiedono correttivi o revisioni al piano.

Per Mimmo Giorgiano, sindaco di San Giorgio a Cremano, «il piano di evacuazione va immediatamente riscritto e i sindaci dei Comuni della zona rossa devono essere convocati a Roma il prima possibile per dare il proprio contributo. A San Giorgio abbiamo il piano comunale ma non basta: è necessario che il Ministero dell’Interno garantisca la sicurezza dei cittadini vesuviani rivedendo il piano ed organizzando una grossa esercitazione che comprenda tutto il territorio e che funga da prova generale in caso di catastrofe». Per Pino Capasso sindaco a San Sebastiano al Vesuvio, «ricorrere all’Europa non so se sia utile: c’è bisogno di una manutenzione al piano di emergenza nazionale perché dopo le prime esercitazioni con l’allora capo della Protezione Civile Bertolaso non abbiamo più avuto incontri tra sindaci nel Vesuviano.

È importante il piano ma ancor di più la comunicazione ai cittadini: in tal senso va fatto uno sforzo maggiore da parte del Dipartimento di Protezione Civile e in generale dalle autoritĂ  preposte». Antonio Zeno, sindaco a Massa di Somma, dice: «Il piano entra nel dettaglio, sono ben definite le linee guida ma c’è bisogno di centinaia di milioni di euro per metterlo a regime. Il problema è legato alle strutture e infrastrutture del nostro territorio: pensiamo agli snodi ferroviari, alle numerose stradine strette. Sugli interventi di informazione ogni anno organizziamo prove di evacuazione e simulazioni di eventi con le scuole in collaborazione con Protezione Civile. E poi – conclude – siamo realisti! Le autoritĂ  dovrebbero spingere per l’allontanamento dalla zona rossa con incentivi».

Ma il ricorso arriva dopo l’allarme lanciato dal Prefetto e capo della Protezione Civile nazionale Franco Gabrielli che ha dichiarato: «È problematico per noi avere una seria pianificazione sul versante del Vesuvio che è un vulcano attivo, purtroppo su quei territori penso a quelli dei campi Flegrei riscontriamo una consapevolezza che non è all’altezza della situazione».

«Invece di aggiornare il piano di evacuazione del Vesuvio e di realizzare quello dei Campi Flegrei – denunciano il leader degli ecorottamatori Verdi Francesco Emilio Borrelli e il capogruppo degli ecologisti al comune di Pozzuoli Paolo Tozzi – Gabrielli ha dato prioritĂ  alle esercitazioni nel salernitano sullo tsunami un fenomeno sconosciuto su quei territori da migliaia di anni. Abbiamo deciso per questo di inviare anche noi un esposto alla Corte europea dei diritti umani tramite l’ avv. Pietro Marzano sulla mancata realizzazione del piano d’ emergenza dai Campi Flegrei che è un caso ancora più grave visto che non è stato mai realizzato dalla Protezione Civile Nazionale nonostante risulta siano stati spesi diversi milioni di euro per prepararlo».

«La vicenda è ancora più scandalosa se si pensa che sia il Vesuvio che la caldera dei Campi Flegrei sono considerati tra i vulcani più pericolosi al mondo mentre non risulta nessuna emergenza tsunami nel salernitano – concludono i Verdi – Anche per questo vogliamo che la Protezione Civile nazionale renda noto quanto è stato speso per questa esercitazione e perché non si è data prioritĂ  alle vere emergenze vulcaniche della Campania che sono quella del Vesuvio e dei Campi Flegrei che in caso di emergenza troverebbero le popolazioni locale impreparate e prive delle via di fuga».
(Fonte foto: Rete Internet)