Pomigliano, caso strisce blu: interrogazione del Pd

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Il consigliere comunale democrat Eduardo Riccio chiede al sindaco, nell’assemblea cittadina, di dare seguito alla sentenza del Tar. Russo: “Salvaguarderemo i posti di lavoro”.

Risale ormai alla settimana scorsa ma ancora non è stata applicata la sentenza del Tar che ordina l’estromissione della ditta che attualmente gestisce le strisce blu a Pomigliano, la Tmp. Tar che ha ordinato al comune di far subentrare la Urbania, societĂ  di Ercolano “riabilitata” dal Tribunale amministrativo regionale dopo l’interdittiva antimafia per sospetti rapporti societari con il clan Falanga, la potente famiglia camorristica di Torre del Greco.

“Ma le sentenze della magistratura vanno rispettate e applicate”, fa notare il consigliere comunale del Pd, Eduardo Riccio, che durante l’assemblea cittadina di ieri sera ha reso il clima politico un po’ più vivace, grazie a un’interrogazione a risposta immediata rivolta al sindaco del Pdl, Raffaele Russo. “E’ molto semplice – aggiunge Riccio – la Tmp se ne deve andare per far posto alla Urbania, altrimenti il comune rischia di pagare un risarcimento danni enorme, a tutto svantaggio delle casse municipali”. L’esponente locale del partito democratico è anche scettico sul fronte dell’attuale andamento del servizio di gestione della sosta a pagamento.

“Il servizio non è stato sospeso nonostante la sentenza del Tar – lamenta Riccio – ma io credo che nelle more del subentro della Urbania non si sarebbe dovuto pagare il ticket e che gli ausiliari del traffico non possano multare chi non esibisce lo scontrino”. Dal canto suo il sindaco Russo, nella sua risposta al consigliere Pd, ha fatto capire chiaramente che in questo momento il suo principale interesse è di salvaguardare i posti di lavoro degli ausiliari assunti dalla Tmp.
(Fonte foto: Rete Internet)

 

Somma Vesuviana. Sequestrati 40 esemplari di avifauna

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Continua l’intensa attivitĂ  di antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato alle falde del Vesuvio. Sequestrate decine di esemplari a rischio estinzione all’interno di un garage.

 Il personale del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Parco Nazionale del Vesuvio, appartenente al Comando Stazione di Ottaviano coordinati dal Commissario Capo dott. Giovanni Cenere negli ultimi giorni ha implementato i controlli del territorio, soprattutto quelli rivolti al controllo della caccia abusiva a tutela della fauna dell’area protetta del Parco Nazionale del Vesuvio.

In data odierna sono stati sequestrati numerosi esemplari di avifauna protetta appartenente alla specie cardellino (Carduelis carduelis), verzellino (Serinus serinus) e pettirosso (Erithacus rubecula), per un totale di circa 40 esemplari detenuti senza autorizzazione da M.G. all’interno di un garage ed allevati all’interno di apposite voliera in agro di Somma Vesuviana ai limiti dell’area protetta nazionale del Vesuvio. Quanto rinvenuto è stato sequestrato penalmente al fine delle valutazioni da parte delle autoritĂ  competenti, mentre il responsabile è stato deferito all’AutoritĂ  Giudiziaria per la detenzione di specie protette dalla legge; in particolare la specie cardellino risulta minacciata di estinzione.
(Fonte foto: Corpo Forestale dello Stato)

Volla. Il Puc “spacca” ancora

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Tensione alta durante l’ultimo consiglio comunale. Scontro tra il sindaco Guadagno e l’assessore all’Urbanistica.

 In un crescendo di emozioni e di colpi di scena, quattro sono stati i momenti fondamentali del Consiglio Comunale dell’era Guadagno che si è svolto il 28 ottobre 2013.

Il primo è stato un elogio pubblico con targa ricordo ad un giovane concittadino, Domenico De Falco, che ha vinto il campionato europeo juniores di acconciature maschili a Mosca e si è guadagnato un posto nella rappresentativa italiana. Il secondo, come avevamo giĂ  accennato in un articolo precedente, è la fuoriuscita dal gruppo del PD di Maria Rosaria Buonocore che fonda il gruppo degli "Indipendenti di Sinistra". L’ex vicesindaco dell’amministrazione Mastrogiacomo ha dichiarato: «Sono stata, sono e sarò sempre socialista e poiché il PD, sia a Volla, sia in Italia, sta andando verso una deriva democristiana, io non voglio morire democristiana». Questa è la dinamica della politica che movimenta il gruppo del PD, il quale, in poco più di un anno, acquista un consigliere (Riccio ex Sel) e ne perde due (Luigi Petrone e Maria Rosaria Buonocore).

Il terzo momento significativo della serata è stata l’interruzione dei lavori del consiglio da parte di una cittadina vollese, madre di un diversamente abile, che da alcuni giorni sta protestando per il mancato sostegno economico da parte del comune. Secondo la signora, una delibera di giunta regionale avrebbe messo a disposizione del comune 70.000 euro da distribuire alle famiglie dei diversamente abili. Per il sindaco Guadagno la suddetta non rientrerebbe nella categoria per la quale sono stati stanziati quei soldi. La donna, incatenatasi all’ingresso della casa comunale fin dalle ore mattutine, ha fatto irruzione protestando nell’aula consiliare. Solo l’intervento del 118, che ha prelevato la signora portandola in ospedale, ha consentito di riprendere i lavori del consiglio.

Il quarto e più significativo momento è stata la discussione sul punto più importante all’ordine del giorno, e cioè il PUC. La minoranza, lamentando l’assenza di informazione sullo stato dell’arte del Piano Urbanistico, aveva richiesto di discutere l’argomento ufficialmente in consiglio comunale perché "siamo all’oscuro della situazione e poi c’è nel paese una strumentalizzazione sull’argomento da parte di personaggi esterni all’amministrazione che stanno dando i numeri". Ad assistere alla discussione c’era tanta gente, e, ancora una volta, il "Maledetto PUC", come fu definito più di un anno fa, ha rubato la scena, strappando applausi, ilaritĂ , malumori, proteste e definendo strappi.

La minoranza, dopo aver portato a casa le scuse pubbliche dell’Assessore sulla mancata comunicazione, ha assistito basita e incredula allo scontro fratricida, condito con clamorose denunce da Procura della Repubblica (così come ha affermato il consigliere Viscovo), tra il Borgomastro e il "suo" Assessore all’Urbanistica (ex!?), e tra quest’ultimo e la maggioranza, PD in testa. Il pubblico ne ha sentite di tutti i colori.

«A Volla si è costituito un assessorato parallelo illegittimo e abusivo con un tecnico locale che crea ingerenze sul piano compromettendone il suo sviluppo», ha dichiarato l’assessore, il quale, nella sua disamina, puntuale, tecnicistica, quasi serafica, ha ribadito che lui «è stato il solo ad avere un’idea di sviluppo futuro della cittĂ », al di lĂ  di interessi specifici, accusando l’amministrazione e la maggioranza di aver pensato solo a "screditarlo" e di essersene "fottuti" delle sue idee. «Dire la veritĂ  porta a una condizione di isolamento e di solitudine, è vero, ma sempre meglio di una tolleranza servile di fronte alle cose quali si danno e mostrano. Lo spirito di dissenso e non di compromesso ha prevalso rispetto allo status quo di intollerabile mistificazione della realtĂ », ha postato Riccardo Festa su Facebook.

«E mo’ bast!», ha replicato il borgomastro, il quale ha chiarito che «io e la mia maggioranza non siamo un comitato d’affari» e che lo scontro con l’assessore deriverebbe dal fatto che l’ipotesi di piano proposta dall’assessore è stata bocciata. Poi, il borgomastro ha rispedito al mittente il "terrorismo psicologico" fatto alla cittadinanza. Il primo cittadino ha informato che sarĂ  presentato un documento che chiarirĂ  la linea politica della sua amministrazione. A notte inoltrata, alla fine del burrascoso consiglio comunale, chi ha resistito fino alla fine aspettava una naturale presa di posizione o da parte dell’assessore, magari con la presentazione delle sue dimissioni, o da parte del borgomastro con la "sostituzione" dell’assessore.

Ed invece, nulla è accaduto. Almeno fino ad adesso. Tutto come prima, come nulla fosse accaduto, come se le parole, che sono pietre, non fossero state dette. Forse, Festa ha le "ore contate" come Assessore al comune di Volla? Staremo a vedere. Intanto, parafrasando Manzoni: "l’un (il borgomastro e la sua maggioranza) contro l’altro (l’assessore) armati, sommessi a lui (al Popolo) si volsero, come aspettando il fato … Ei (il Popolo) fe’ silenzio ed arbitro s’assise in mezzo a lor …".

Pomigliano, vandalismo alla creolina: in ginocchio l’Itis della città delle fabbriche

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I teppisti hanno colpito più volte il “Barsanti”, l’istituto tecnico industriale del polo industriale più importante del Mezzogiorno. Scuola chiusa : si rientra lunedì.

 Creolina nella aule, liquido disinfettante cosparso in gran quantitĂ  sui pavimenti e sui banchi di una delle scuole più importanti di Pomigliano, l’Istituto tecnico industriale Eugenio Barsanti, 1500 studenti ospitati all’interno di uno dei plessi-modello della provincia di Napoli.

Qui però ieri e ieri l’altro i vandali hanno avuto tutto il tempo di colpire, per ben due volte consecutive, nella notte tra lunedì e martedì e in quella appena strascorsa. Hanno cosparso di creolina buona parte dei pavimenti della scuola, dei banchi e delle suppellettili. L’uso del liquido disinfettante purtroppo sta andando di moda tra i teppisti di turno, un po’ dovunque in Italia. Intanto ieri la presidenza dell’istituto tecnico è stata costretta a emanare una circolare che dispone la chiusura di tutta la scuola nelle giornate di oggi e di domani.

I gas nocivi sprigionati dalla creolina si sono impadroniti di gran parte degli ambienti per cui è stato necessario emanare un ordine di chiusura a scopo cautelativo. Fortunatamente sta sopraggiungendo il ponte di Tutti i Santi per cui la gestione del grande plesso di via Mauro Leone avrĂ  il tempo di ripristinare l’agibilitĂ  degli ambienti. Rientro a scuola, dunque, fissato a lunedì 4 novembre.

“Milleunacina”, il festival della Cina contemporanea al Pan di Napoli

Torna da lunedì 4 a domenica 10 novembre 2013 al PAN, il Palazzo delle Arti di Napoli, la III edizione del Festival sulla Cina.

 Un viaggio lungo una settimana improvvise e brusche frenate. Si terrĂ , infatti, dal 4 al 10 novembre prossimi al Pan, il Palazzo che attraverso visioni, suoni, odori e sapori immergerĂ  il visitatore nella Cina contemporanea, la Cina di oggi, figlia di una modernizzazione la cui realizzazione è stata segnata da slittamenti, impennate delle Arti di Napoli di Via dei Mille, con tappe a Villa Pignatelli e alla Basilica di San Giovanni Maggiore, la terza edizione del festival dedicato alla cultura cinese di tradizione e contemporanea, "MilleunaCina", ideato da Annamaria Palermo, direttore dell’Istituto Confucio dell’UniversitĂ  degli Studi di Napoli “L’Orientale”, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Inedite panoramiche e originali chiavi di lettura per avvicinarsi ad una civiltĂ  antichissima e complessa, una civiltĂ  che grazie alla accelerata evoluzione degli ultimi trent’anni è ormai protagonista della nostra quotidianitĂ , tanto sul piano politico ed economico quanto in termini di sistema di valori e immaginario culturale, e per questo, oggi più che mai, oggetto di facili pregiudizi, avversione o timore. Il programma della kermesse, pertanto, prevede musica, reading da testi di scrittori cinesi del XX e XXI secolo, tavole rotonde, presentazioni di libri, mostre di foto, film e documentari, laboratori di arte calligrafica, cerimonia del thè, lezioni di calligrafia. Al via il 4 novembre al Pan con la presentazione del festival, per proseguire il giorno successivo ed il 6 con laboratori d’arte e gastronomia, mentre il 7 si terranno reading letterari a Villa Pignatelli.

Il festival si trasferirĂ  poi venerdì 8 alla Basilica di San Giovanni Maggiore, con l’esecuzione di brani musicali ad opera dei giovani borsisti cinesi del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, per poi tornare al Pan il 10 con appuntamenti di reading per i più piccoli, a coronamento di una kermesse sicuramente ad ampio respiro. Insomma: occasioni per aprire ad un pubblico sempre più vasto la conoscenza di una civiltĂ  millenaria e di un Paese centrale nello scenario mondiale. Una manifestazione unica in Italia e nel suo campo, e che rappresenta un ulteriore arricchimento all’insegna del mondo accademico nonché culturale cinese.
(Fonte foto: Rete Internet)

CAMPANIA CONTEMPORANEA

Pollena Trocchia. Mensa scolastica, scatta l’operazione “carta zero”

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Presto la card per pagare il ticket e a gennaio partono le lezioni di educazione alimentare per alunni e docenti.

 Avranno a disposizione una card ricaricabile con la quale pagare il ticket i genitori degli alunni delle scuole elementari e materne: a Pollena Trocchia scatta l’operazione “carta zero” che da un lato consentirĂ  di abolire totalmente il vecchio metodo di payment cartaceo, dall’altro permetterĂ  alla ditta che gestirĂ  il servizio di conoscere in tempo reale ogni giorno il numero di pasti necessari per la mensa, visto che in ogni istituto verrĂ  installato un apparecchio apposito.

Non ultimo, il nuovo sistema permetterĂ  ai genitori di evitare le odiose file allo sportello del Comune per ritirare i ticket e di versare i pagamenti non solo in posta, ma anche in altri esercizi. Anche dal punto di vista sociale, la mensa scolastica subirĂ  un’importante rimodulazione: sempre a partire da gennaio il contributo a carico delle famiglie sarĂ  ristabilito in base al reddito. “La mensa scolastica partirĂ  lunedì 4 novembre con le vecchie metodologie, tuttavia a partire da gennaio l’intero sistema verrĂ  rivoluzionato”, dice il sindaco Francesco Pinto.

“Il progetto abbracciato dall’amministrazione comunale di Pollena Trocchia darĂ  poi alla mensa un taglio nuovo dal punto di vista educativo: non sarĂ  più il classico “pranzo” che consente agli alunni di non tornare a casa per poi rientrare per il tempo prolungato – spiega l’assessore alla Pubblica istruzione, Margherita Romano – ma una disciplina a tutti gli effetti; verranno infatti attivati corsi di educazione alimentare attraverso i quali si andrĂ  ad insegnare a ragazzi, docenti e genitori l’importanza di una dieta corretta”. “In tal senso il menu dei bambini sarĂ  rimodulato con l’introduzione di prodotti biologici e a chilometro zero”, conclude l’assessore.
(Fonte foto: Rete Internet)

I Costaioli, l’impressionismo in costiera amalfitana

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Nella Campania di fine Ottocento un gruppo di artisti diede vita ad uno stile straordinariamente innovativo, affine all’Impressionismo parigino, furono i cosiddetti “Costaioli”.

 L’Ottocento fu un secolo pieno di svolte. Fu l’epoca dei primi grandi movimenti sociali, della Rivoluzione industriale e dell’ascesa socio-politica della borghesia. Un secolo che, anche in campo artistico, vide susseguirsi uno dopo l’atro scuole e stili completamente diversi. Forse, anche per questo, è oggi un periodo cui difficilmente gli storici dell’arte vogliono dedicarsi. Eccetto l’Impressionismo e le correnti simili, tutte nate negli ultimi decenni del secolo, che attirano per ovvie ragioni studiosi e ricercatori, si può dire infatti che gran parte dell’Ottocento, quello del Romanticismo, del Realismo e dell’Accademismo, è ancora privo di copiosi studi specifici.

Tra le ragioni di questo relativo disinteresse, anche da parte del grande pubblico, vi è chiaramente la particolare posizione di spartiacque che l’Ottocento ricopre, oltre che in campo politico e sociale, nel panorama storico-artistico occidentale. Epoca particolarissima per la nascita di nuove tecnologie, come la fotografia, e per l’avvento di un modo totalmente nuovo di concepire e plasmare l’opera d’arte, il XIX secolo ricopre lo scomodo ruolo di periodo di passaggio tra la storia dell’arte antica e la storia dell’arte moderna.

È soprattutto per questo motivo che la Campania non può ancora vantare di essere stata uno dei centri artistici più floridi del secolo. Sebbene non manchino infatti studi, anche dettagliati, sulle tre scuole più importanti dell’epoca, quella di Posillipo, quella di Resina e quella dei Costaioli, la storia dell’arte ufficiale considera tutt’oggi il territorio di Napoli solo una periferia artistica del tempo, concentrando le ricerche quasi esclusivamente sul movimento toscano dei Macchiaioli.

Eppure, le vedute “romantiche” della Scuola di Posillipo, di Resina e dei Costaioli -anche detti i “Pittori di Maiori”- non hanno nulla da invidiare rispetto al “pre impressionismo” dei Macchiaioli fiorentini, anzi, Giuseppe de Nittis, tra i primi impressionisti italiani, fu, a Napoli, tra i fondatori della Scuola di Resina, il cui verismo molto doveva ai coevi maestri di Posillipo e a isolati stili di pittori estremamente innovativi come Filippo Palizzi.

Più in generale dunque si può dire che la scuola paesaggistica campana dell’Ottocento contribuì, quantomeno alla pari del movimento dei Macchiaioli, allo sviluppo di una pittura moderna, fatta di tocchi e macchie più o meno ampie, che Oltralpe prese forma nel decisivo stile impressionista. Come considerare a questo punto le esperienze campane esperienze “minori” rispetto a quelle toscane, lì dove fu proprio sulle coste della Campania che andarono formandosi correnti incredibilmente affini a quella parigina? Come considerare “periferia” centri come Posillipo, Ercolano, Portici, Amalfi e Maiori che attirarono all’epoca l’interesse di artisti e critici da tutta Europa?

Basta vedere le opere dei Pittori di Maiori per capire che in Campania, più che altrove, l’Ottocento fu un periodo ricco di avanguardistiche scuole che anticiparono, in parte, i celeberrimi movimenti della Parigi di fine secolo. I Costaioli, in particolare, diedero vita ad una pittura molto simile a quella impressionista. Lo si capisce dai dipinti di Gaetano Capone, Raffaele D’Amato, Luigi Paolillo, Antonio Ferrigno (foto 1), Manfredi Nicoletti, Luca Albino (foto 2), Antonio Rocco, Pietro Scoppetta e gli altri maestri che fecero, tra Ottocento e Novecento, di Maiori e di tutta la Costiera amalfitana un importante centro artistico dell’Italia del tempo.

Se è vero che la “seconda ondata” di Costaioli non può del tutto dirsi indipendente dalle correnti parigine di fine Ottocento, le opere di Gaetano Capone e Raffaele D’Amato, al contrario, possono considerarsi a tutti gli effetti il prodotto di un Impressionismo italiano che, sebbene non influente come quello francese, vide proprio in Campania il suo centro più attivo. Ciò è evidente nel “Profilo” (foto 3), opera di Gaetano Capone, in cui i tratti di un profilo di donna, appunto, fuoriescono dalla tela grazie a copiose pennellate e leggeri tocchi.

Una tecnica molto vicina a quella indipendentemente maturata dagli impressionisti francesi, come Renoir, che mostra l’abilitĂ  e la genialitĂ  di una generazione di artisti campani che, contemporaneamente a quelli attivi a Parigi sul finire del XIX secolo, trasformarono radicalmente il concetto di pittura tonale, dando origine ad uno stile destinato a cambiare la storia. Il “Tableau vivant” della Costiera amalfitana non poteva che ispirare una simile pittura, fresca e colorata, fatta di teneri barlumi e scintillanti riflessi, di caldi toni e inaspettati bagliori.
(Fonte foto: Rete Internet)

STORIE D’ARTE

C’è proprio bisogno del Liceo a quattro anni?

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Sta suscitando qualche preoccupazione l’autorizzazione data dal Miur al liceo “Carli” di Brescia di ridurre da 5 a 4, in via sperimentale, il percorso di studi alle superiori.

 Ci sono segmenti della nostra vita scanditi da lunghezze che hanno il sapore di certezze. Sono tempi che ci appartengono, ritmi che accompagnano percorsi e che preludono a traguardi. Essi hanno significati che trascendono il mero susseguirsi di lassi temporali per sfociare in concretezze esistenziali.

C’è un tempo per tutto, un tempo giusto e un tempo amico. Un tempo che non si relativizza né assume significati diversi se visto da angolature differenti. I cinque anni della scuola elementare, pardon primaria, sono vagoni di un treno che giungono perfettamente in stazione per darti la possibilitĂ  effettiva di staccare il biglietto per la scuola media, la secondaria di primo grado. E il triennio delle medie è il tragitto ottimale verso lo step successivo della secondaria, da sempre cadenzata su un lustro che sembra infinito quando lo vivi di persona e infinitamente veloce allorquando lo rivedi con gli occhi della memoria.

È il tempo della certezza e della crescita. Il tempio cronologico della formazione individuale, che ti accompagna tra il biennio della pubertĂ  e il rito catartico di iniziazione del triennio nel quale ti senti giĂ  adulto ma ancora maledettamente fanciullo. Poi, tra l’inconscio che ti attanaglia e la contezza che non vuoi ammettere, sai che l’UniversitĂ  ti aspetta con le sue sessioni che non hanno più il sapore degli anni ritmati e certi, ma hanno la sapiditĂ  ondivaga dell’incerto e la prospettiva nebulosa della brughiera del grande nord. Il ministro Carrozza ha deciso di lanciare presso l’Istituto paritario Carli di Brescia una sperimentazione che decurti di un anno il percorso della scuola secondaria di secondo grado.

Una concessione sperimentale una tantum ad una scuola che, grazie anche al suo status, lo userĂ  per sondare il terreno o un disegno più ampio e articolato che, partendo dal Carli, investirĂ  tutta la scuola Italiana? “Se ci fosse stata quando ero studentessa, anch’io mi sarei iscritta a una scuola come la vostra. Si tratta di un’esperienza che dovrebbe diventare un modello da replicare in tutta Italia anche per la scuola pubblica”. Queste le parole del ministro che hanno scatenato una ridda di polemiche e di interpretazioni. In primis i sindacati di categoria che hanno tuonato contro la ministra e la sua sperimentazione. Domenico Pantaleo, della FLC-CGIL ha commentato:

“Si affronta il tema della durata dei cicli scolastici con una sconcertante superficialitĂ , non tenendo conto della finalitĂ  dei due cicli di istruzione, né dei curricoli né degli effetti sul personale. Non c’è alcuna visione strategica che punti ad innalzare l’obbligo scolastico a 18 anni che richiederebbe il rafforzamento e l’innovazione dei cicli scolastici. Vogliamo ricordare che proprio la scuola secondaria ha subito una riduzione, per effetto delle riforme epocali della ex ministra Gelmini, di oltre 22.000 posti e che giĂ  oggi registra alcune migliaia di personale a tempo indeterminato in esubero. L’operazione di riduzione di un ulteriore anno determinerebbe un taglio di 46.000 docenti e alcune migliaia di personale ATA. Tutto ciò comporterebbe l’impoverimento ulteriore della qualitĂ  formativa con un effetto devastante sia sul personale a tempo indeterminato che sul personale precario in attesa di stabilizzazione. Sul metodo, poi, rileviamo una straordinaria continuitĂ  di intenti con l’ex ministro Profumo: nessun confronto e decisioni prese nel chiuso di qualche stanza ministeriale da sparuti gruppi di esperti”.

Critiche di uguale portate sono state espresse dagli altri segretari dei sindacati nazionali. L’idea, diciamola tutta, ci lascia perplessi. In questa epocale epoca di tagli facciamo fatica a non pensare che dietro si nasconda un ulteriore modo per far cassa da parte dello Stato e poco ci convincono le rassicurazioni circa il mantenimento in servizio di docenti ed ATA nonostante la decurtazione di un anno. Diminuire ore nella scuola significa sempre tagliare personale. Eppure, ironia della sorte, si fa grande cassa sonora con l’idea di nuovi concorsi abilitanti, si danno vita a Pas e Tfa per immettere sul mondo del lavoro docenti abilitati che, a questo punto, non capiamo a cosa servono se non a costruire una nuova grande presa in giro.

Noi riteniamo, da sempre, che invece di decurtare si dovrebbe innalzare l’obbligo scolastico a diciotto anni con percorsi formativi adeguati a standard europei capaci di creare diplomati qualificanti e preparati. Invece di sottrarre anni e docenti si dovrebbe assumere il personale che ammuffisce nelle graduatorie da lustri infiniti. Era ed è sempre il tempo delle certezze dei saperi e dei percorsi e della stabilitĂ  del lavoro. Ma questa, purtroppo, è un’altra storia.
(Fonte foto: Rete Internet)

SCUOLA, CULTURA E DINTORNI

Arsenale della camorra nel cimitero comunale: è caccia ai responsabili

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I carabinieri stanno tentando di capire da chi siano state nascoste e come siano state utilizzate le armi trovate in un pozzo del cimitero. Una vicenda paradossale: responsabile della struttura è un poliziotto, il consigliere comunale Salvatore Russo.

 A giudicare dai modelli e dallo stato in cui sono state ritrovate, pezzi, come definirli, piuttosto “retrò”, corrosi dalla ruggine, si tratta di armi che non è che facciano pensare a un utilizzo molto recente.

Però fa riflettere parecchio il fatto che “ i ferri ” della mala siano stati scoperti in un luogo pubblico, cioè il vecchio cimitero comunale di Pomigliano, e in un particolare anfratto della struttura ubicata nell’immediata periferia della cittĂ  delle fabbriche, un pozzo di captazione dell’acqua pluviale coperto da una pesante botola di metallo. Inoltre l’elenco del piccolo arsenale scoperto ieri mattina dai carabinieri di Castello di Cisterna appare di quelli da brivido: un fucile a pompa calibro 12, una pistola mitragliatrice calibro 45, una pistola mitragliatrice calibro 7 e 62, una pistola mitragliatrice calibro 9 e 1.000 cartucce di vario calibro.

Armi rigorosamente con matricola abrasa e cartucce contenute in una borsa e in una serie di bottiglie e bottigliette di plastica, di quelle piuttosto recenti, che si usano per gli oli vegetali o per le bevande gassate. Tutto il materiale è stato sequestrato e sarĂ  sottoposto ad esami balistici. Obiettivo: accertarne il loro eventuale impiego in agguati di camorra. Sempre dalle indagini dei militari è trapelato che le armi sarebbero state nascoste nel pozzo almeno un anno fa. Tutto qui. Pochi elementi, dunque, a essere sinceri. Facile intuire che l’inchiesta sia comunque avvolta da un alone di mistero. Non si sa come sia potuta accadere una cosa del genere. I carabinieri ovviamente hanno ascoltato alcuni operai municipali.

Ed è una vicenda che ha pure del paradossale se si pensa che il cimitero di Pomigliano è gestito da un poliziotto, il consigliere comunale del Pdl Salvatore Russo, un agente che a Napoli si occupa del controllo delle misure restrittive comminate ai delinquenti. Criminali che però gliel’hanno fatta sotto il naso all’agente Russo, probabilmente penetrando da un accesso secondario, una porta che nessuno apriva mai, da anni, posta sul retro, molto isolato, dell’impianto ubicato tra via Abate Toscano e via Emilia, a pochi passi dallo svincolo dell’asse mediano.

Privatizzare o liberalizzare? Il trasporto campano sarà sempre meno pubblico

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L’assessore regionale Vetrella e il vicepresidente della Camera Di Maio tra i protagonisti del convegno organizzato dal sindacato Orsa. In attesa dell’ok al piano Voci, le prospettive restano incerte.

 Il decollo del piano di rientro dal deficit preparato dal commissario Pietro Voci resta una condizione essenziale per far uscire dalla crisi l’ex Circumvesuviana e, in generale, tutta l’Eav. E tuttavia il futuro appare comunque nebuloso e la pioggia di milioni che pure dovrebbe arrivare (ma che ancora non si vede) potrebbe non evitare al trasporto pubblico il rischio di diventare…meno pubblico.

Queste, in estrema sintesi, le conclusioni del convegno sul trasporto pubblico organizzato dall’Orsa, sindacato autonomo, e tenutosi presso l’hotel Terminus di Napoli. Di rilievo gli interventi: Massimo Cosentino (segretario regionale dell’Orsa Campania), Luigi Di Maio (vicepresidente della Camera dei Deputati), Sergio Vetrella (assessore regionale ai trasporti), Sandro Fucito (assessore al Comune di Napoli), Giulio Fiore (segretario regionale Orsa autoferro), Rosario Stornaiuolo (presidente di Federconsumatori), Angelo Ciccone (membro della segreteria regionale dell’Orsa). Dai rappresentanti del sindacato è arrivata la critica all’attuale situazione, la preoccupazione per il futuro, per gli stipendi dei lavoratori e per la qualitĂ  del servizio.

Fiore, per esempio, ha criticato alcune scelte del passato (affidarsi, per la bigliettazione, al Consorzio Unico ma anche aprire stazioni senza investire in altri aspetti strategici del trasporto pubblico), mentre Ciccone ha più volte richiamato l’attenzione sulla necessitĂ  di garantire il salario ai dipendenti. Dalla politica, invece, le indicazioni per il futuro. Luigi Di Maio ha messo in allarme: “Aspettiamo ancora che l’emendamento che deve garantire l’approvazione del piano Voci venga approvato. Successivamente si dovrĂ  pensare ad una nuova societĂ  di trasporto, tenendo sempre presente che si tratta di un servizio pubblico: salvaguardare questo aspetto è essenziale, ogni idea di privatizzazione deve essere respinta”.

Privatizzare no, ma liberalizzare sì. Lo pensa Sergio Vetrella, che ha tenuto un intervento perentorio, snocciolando cifre e rivendicando investimenti. Vetrella ha spiegato che la Regione non è mai indietreggiata negli investimenti e che altri milioni sono pronti per il materiale rotabile. Poi, un passaggio essenziale: “I servizi non saranno privatizzati, ma io sono per la liberalizzazione. Penso a gare alle quali possono partecipare anche le aziende pubbliche, oltre ai privati”. Un nodo cruciale, quest’ultimo: se lo stato di salute delle aziende pubbliche è quello attuale, è evidente che i privati faranno la parte del leone.

A nome dei pendolari, è intervenuto Rosario Stornaiuolo: “Invito spesso Vetrella a dimettersi. La situazione del trasporto in Campania è disperata e c’è un allarme sicurezza che riguarda i viaggiatori ma anche i lavoratori”.
(Fonte foto: Ferdinando Kaiser, sindacato Orsa)