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Castello di Cisterna, lady camorra condannata a 26 anni

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Inflitta la pena di primo grado ad Annamaria De Cicco, moglie di Giovanni Rega, boss ergastolano del sobborgo di Pomigliano.

 Associazione mafiosa, estorsione, droga, armi. Annamaria De Cicco, 52 anni, da due e mezzo di fila in carcere, presenta ormai un “pedigree” da far invidia ai più consumati capicamorra. Un accumulo di reati che ieri sono valsi alla moglie di Giovanni Rega, boss ergastolano di Castello di Cisterna, una condanna a 26 anni di reclusione in primo grado, pena inflitta dal tribunale di Nola.

Con la De Cicco sono state condannate altri personaggi, tra i quali il giovane figlio Tommaso, tutti considerati affiliati al patto criminale stretto con la famiglia della vicina Casalnuovo, capeggiata da Umberto Egizio, finito in carcere due anni prima della capoclan di Castelcisterna. E’ un Imprenditore edile della zona, Umberto, sguardo truce, nonché fratello di Antonio, il boss del riciclaggio tra Germania e Stati Uniti, ucciso nel 1994 a colpi di pistola sul viso, mentre assisteva a una partita del Casalnuovo, la sua squadra di calcio. Secondo i giudici le redini del “Tedesco” sono state poi prese da Umberto, che a sua volta avrebbe stipulato un’alleanza con Annamaria De Cicco e i suoi figli poco più che ventenni.

Obiettivo: controllare tutte le attività, illecite e apparentemente lecite, nel triangolo compreso tra Casalnuovo, Pomigliano e Castello di Cisterna. Una donna decisa, Annamaria De Cicco, capace di stringere legami con la politica locale. Una figura di spicco tale da meritarsi il titolo di “vero guappo” attribuitole dal collaboratore di giustizia Giuseppe Sarno, uno dei fratelli capocosca dell’omonimo gruppo camorristico di Ponticelli. Per gli stessi inquirenti Anna Maria De Cicco era la vera "anima" dell’associazione criminale che, dopo un decennio di isolamento, "aveva rilanciato attraverso una paziente opera diplomatica, svolta a diversi livelli". Sotto il suo stretto controllo c’era il traffico di droga.

La donna si occupava anche dei problemi tra gli affiliati, cercando di tenere unito il gruppo, e contattava gli avvocati che dovevano occuparsi dei "compagni". Sue strette "collaboratrici", sempre secondo gli investigatori, la mamma settantenne, Filomena Iengo, e la convivente del figlio Tommaso, la ventunenne Maria Rosaria Viscovo. Quindi, l’inizio della fine, l’8 febbraio del 2011, quando i carabinieri arrestano praticamente tutti i principali esponenti delle famiglie Rega ed Egizio. Nella rete finiscono 22 affiliati. Intanto spuntano le prime condanne scaturite da quella operazione.
(Fonte foto: Rete Internet)

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