Pomigliano D’Arco, al via la riqualificazione urbana di altre quattro piazze

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Continua il programma messo in campo dall’Amministrazione Comunale con altre quattro piazze. Il vicesindaco Caprioli: “Sono tutte aree in condizioni di degrado, garantiremo il decoro urbano”.

Piazzetta della Patria (zona Ponte), piazzetta Maria Montessori, Largo Gianni Rodari (rione Sulmona), piazza Anna Frank: sono tutte aree per le quali sono pronti i progetti di riqualificazione e valorizzazione che le vedranno attrezzate a verde pubblico. «Stiamo perseguendo un programma di rilancio dell’assetto urbano mirato a risolvere problemi strutturali e funzionali – dice il vicesindaco Vincenzo Caprioli, assessore all’edilizia pubblica e privata nella giunta del sindaco Lello Russo – oltre che a rinnovare il decoro e l’immagine urbana con interventi puntali di elevata qualitĂ ».

In quest’ottica, sono molteplici gli interventi giĂ  realizzati, dalla riqualificazione delle periferie alla manutenzione e realizzazione di nuove strade cittadine, in corso c’è anche l’indizione del concorso di idee per la riqualificazione di piazza Municipio e il programma di riqualificazione del Parco Pubblico. «Le piazze che saranno oggetto di interventi – continua l’assessore Caprioli – hanno perso, negli ultimi anni, la loro funzione originaria e versano attualmente in uno stato di degrado. Faremo in modo, attraverso la riorganizzazione funzionale degli spazi esistenti, di garantire il decoro urbano e favorire la fruizione da parte dei cittadini, tenendo conto soprattutto delle esigenze delle fasce deboli e dell’infanzia in particolare».

I progetti di riqualificazione mirano a proseguire il processo di rigenerazione ecologica – ambientale della cittĂ  di Pomigliano d’Arco.

A Scisciano la prevenzione diventa un percorso di educazione sanitaria

La salute passa attraverso il dialogo e l’incontro con i volontari della Croce Rossa Italiana

Bellissima iniziativa quella promossa dalle associazioni ” Ya Basta!” e” Restiamo Umani” che verrĂ  presentata domenica 3 novembre alle ore 18 presso la chiesa San Giovanni Battista in piazza XX Settembre a Scisciano. "Pianeta Donna", titolo dell’evento, è un progetto di presidio medico mobile organizzato con la Croce Rossa Italiana e che dal 9 novembre allestirĂ  presso la Scuola elementare A. Omodeo di Scisciano uno stazionamento dove dottoresse, infermiere e volontari della croce rossa offriranno ogni tipo di informazione su problemi di tipo sanitario e non solo. Potranno essere praticati esami di base in maniera del tutto gratuita e sarĂ  data la possibilitĂ  di ricevere una scheda medica per l’impostazione diagnostico-terapeutica.

Ma l’impegno di medici e volontari non si esaurirĂ  al singolo appuntamento: saranno messi a disposizione degli interessati anche recapiti telefonici e orari per poter così continuare il dialogo cominciato attraverso quest’iniziativa anche con altri mezzi e in altri luoghi. Insomma, quello che si cercherĂ  di fare attraverso "Pianeta Donna" è porre le basi per un percorso di educazione sanitaria e "offerta" di salute, gratuita, da sviluppare in maniera costante nel tempo.
Sul sito dell’Istituto Comprensivo A. Omodeo è possibile giĂ  trovare il programma dell’iniziativa con tutti i campi di azione medico-sanitaria che toccherĂ  e che verranno seguiti.
(fonte foto: rete internet)

San Sebastiano, ancora un incendio in una scuola

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Stavolta è toccata al plesso “Toti” in via Principessa Margherita. Gli incendiari hanno danneggiando due aule riempendo di fumo l’edificio. Ferma l’intenzione dell’amministrazione a riaprire quanto prima la struttura scolastica.

In fiamme ieri sera, verso le 18.00, la Scuola dell’Infanzia del plesso “Enrico Toti”. Giungiamo subito sul posto e ll’incendio è stato giĂ  domato dai Vigili del Fuoco e sono presenti anche Carabinieri e Vigili Urbani.

Per fortuna, il custode dell’Asilo, insospettito per l’improvvisa mancanza di energia elettrica, s’era accorto delle fiamme alte e aveva avvertito subito i vigili. Sul posto sono giunte anche alcune maestre, tra le quali la responsabile di plesso e la vicaria, visibilmente scosse per questo nuovo evento che colpisce la scuola, episodio non isolato nel contesto locale e il secondo se si considera l’atto vandalico dello scorso anno sempre alla “Toti”.

Arrivano subito anche alcuni consiglieri di maggioranza e di minoranza, che si mettono in moto per dare una risposta ferma a un’azione che incomincia ad avere connotati che vanno ben oltre la bravata. Infatti, stavolta, e a differenza dell’irruzione nella “Pertini” di due giorni fa, il danno è maggiore: due aule sono state invase dalle fiamme e hanno sprigionato negli ambienti e nell’aria circostante l’edificio un acre odore di fumo e plastica bruciata. Le pareti sono nere di fuliggine e c’è acqua dappertutto.

Anche in questo caso la risposta delle autoritĂ  è decisamente quella di riaprire quanto prima l’edificio ma il limite di 24 ore necessario per lo svolgersi delle indagini e i tempi tecnici, utili a rimettere in sesto quel che è stato bruciato, non permetteranno di aprire la scuola prima di mercoledì, se non oltre. Chi ha fatto questo, perché di dolo ormai si parla, è penetrato ancora una volta dall’area retrostante l’edificio, oscura e al riparo dalla vista e dalla strada, perché circondata da altri edifici scolastici ovviamente chiusi. Due finestre posteriori sono state trovate aperte e si presume che da lì possano essere passati i malfattori.

Inutile dire che questi mocciosi in cerca di facili emozioni e scariche di adrenalina, lo specchio deformato di falsi idoli, dimostrano solo una stupiditĂ  senza limite, non capendo che in tal modo colpiscono l’unico baluardo democratico che persiste sul territorio e che anche per tale ragione non riusciranno a fermare ciò che non può essere fermato.

Il pollo alla cacciatora: quando il pollo cerca di non far capire che è un pollo

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E’ una ricetta nazionale, con qualche variante regionale: il fuoco, le erbe e il pomodoro danno alle carni del pollo un sapore nitido, definito e vigoroso come un “bozzetto” di Fucini e una “macchia” di Silvestro Lega.

Pollo alla cacciatora:
1 1/2 pollo
1 dl di olio di oliva
½ cipolla
1 spicchio di aglio
1 bicchiere di vino bianco secco
500 g pomodori pelati
1 rametto di rosmarino
sale e pepe q.b.

In un tegame di coccio fate soffriggere con l’ olio la cipolla e l’aglio tritati finemente, poi aggiungete il pollo tagliato in piccoli pezzi, fatelo rosolare, salatelo, pepatelo e bagnatelo con il vino. Fate evaporare il vino e aggiungete i pomodori tagliati a pezzetti e il rametto di rosmarino. Completate la cottura per 30 minuti circa.

Non so perché al pollo alla cacciatora si associ nella mia mente la Maremma toscana. SarĂ  perché nel fascio di sapori non ci sono né sfumature, né mezzi toni, ma solo note nitide e definite, come in una “ macchia “ di Silvestro Lega; sarĂ  perché la rosolatura ha quel colore rosso bruciato, collocato simbolicamente tra l’asprezza e la vitalitĂ , che mi ricorda le “terre“ di Gavorrano e di Populonia, certi “bozzetti“ di Fucini, e le selve compatte di un verde scuro e caldo, regno di cacciatori e di cinghiali.

SarĂ  perché il pollo alla cacciatora è un “personaggio“ umoristico, che ci invita a riflettere e a non andare oltre il sorriso, a “non farci masti“, perché quello che capita al pollo potrebbe toccare anche a noi. E i Toscani sono maestri di questo umorismo intriso di acido e pronto al mea culpa mea culpa. Sebbene sia stato a lungo un cibo di lusso per la tavola dei poveri, che conservavano al prete il boccone migliore, – il posteriore, il sotto –coda -, il pollo non ha mai avuto fiducia nelle proprie qualitĂ  sostanziali: si è sempre sentito un “pollo“, appunto. E dunque ha cercato di vestirsi e di travestirsi, come certi tipi che credono di nascondere il loro essere goffi e insulsi chiudendosi dentro un abito firmato e, soprattutto, costoso.

E non a caso tra le ricette dell’ Artusi c’è quella del “pollo vestito“: il “busto“ di un pollastro giovane, unto con burro “diaccio“, prima vestito con due larghe fette di prosciutto e con una pasta allo spirito di vino e all’agro di limone, poi dorato con il rosso d’uovo e infine cotto “a moderato calore nel forno da campagna.”. La carne del pollo è natura senza forma, un ammasso di bianchi e di grigi che umilmente si adatta a ricevere segni, qualitĂ  e virtù dal corredo delle erbe e delle spezie, e a queste e a quelle offre in cambio la soliditĂ  e la compattezza delle sue fibre, sgrassate, snellite e ingentilite dal rosmarino: che Alessando Molinari Pradelli mette al centro della versione ligure del pollo alla cacciatora, affidando a questa erba e alla “fiamma allegra“ il compito di preparare il pollastro al battesimo finale nella polpa dei pomodori.

La nostra Tiziana condivide questa impostazione. Gli emiliani, invece, tengono lontano il loro pollo dalla tirannia delle spezie, ne insaporiscono le carni solo con la pancetta e con la cipolla “affettata grossolanamente“ (Marco Guarnaschelli Gotti), e lasciano che siano il pomodoro, il fuoco basso e l’azione del vapore a intenerire e a ingentilire il pollastro. E poi c’è l’azione del vino, che dicevano le massaie, “spurga“ quel particolare sentore di mollezza sfatta, di giallo grassume, che dalle carni del pollo viene su alla vista e all’olfatto, contemporaneamente: e i sensi si suggestionano a vicenda, come spesso accade a tavola. Molinari Pradelli consiglia il vino bianco, perché nella sua ricetta ci sono giĂ  la salvia e l’alloro, a far da sgrassanti, con il rosmarino.

Guarnaschelli Gotti non ha dubbi: la versione emiliana ha bisogno di un “bicchiere di vino rosso di buon corpo, Chianti o Sangiovese.”. Così profumato e vestito, il pollo alla cacciatora diventa una pietanza di sapori vigorosi che di tanto in tanto si ingentiliscono in smorzature delicate, soprattutto lĂ  dove il sugo si è diffuso nelle fibre senza incertezze, ma anche senza eccessi, senza ammassarsi e aggrumarsi all’esterno. Poiché il senso fondamentale di questa pietanza è nel confronto difficile tra l’asciutto e l’umido, tra la rosolatura e il bagno finale.

La rosolatura prosciuga e cancella gli umori propri – umori insipidi e fiacchi – della carne del pollo, le erbe, il vino e i pomodori infiltrano in quel vuoto i loro succhi. In questo atto che modifica l’identitĂ  delle sostanze la cucina è come l’officina dell’alchimista.
[Commento a cura di Carmine Cimmino]
(Foto: Silvestro Lega, Donna al telaio, 1883)

LE RICETTE DI TIZIANA

Somma Vesuviana. Striscia un’auto e poi si ribalta con la sua Panda

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La ragazza, trasportata in ambulanza al pronto soccorso più vicino, per fortuna non ha riportato lesioni preoccupanti.

Oggi, ad ora di pranzo, un’auto si è ribaltata. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la giovane alla guida della sua Panda grigio metallizzato percorreva a velocitĂ  moderata via S. Filippo per immettersi, girando l’angolo a sinistra, su via Annunziata. Forse una disattenzione l’ha portata a formare larga la curva, tanto da scontrare dopo qualche metro una vecchia Peugeot 106 di colore blu, parcheggiata in senso di marcia contrario al suo. Dopo averla strisciata, la Panda si sarebbe capovolta sul lato sinistro. Tuttavia le dinamiche dell’incidente non sono ancora chiare: il ribaltamento dell’auto potrebbe essere stato causato dallo scontro, oppure da una sterzata rapida successiva all’impatto con la Peugeot.

Al forte rumore alcuni residenti sono accorsi in aiuto della giovane di Somma Vesuviana avvertendo immediatamente il 118 e la polizia locale, che in tempi rapidi hanno raggiunto il luogo del sinistro insieme alle associazioni di protezione civile Cobra 2 e Corpo Volontari di Pronto Intervento. La ragazza è stata trasportata in ambulanza ad uno degli ospedali più vicini: per fortuna, al di lĂ  dello choc, non sembra aver riportato lesioni preoccupanti.
Il panico è durato fino a quando l’auto ha urtato il muro di un’abitazione privata, poi è sopraggiunta l’ansia delle sicure bloccate, che non le hanno consentito di uscire facilmente dal cabinato, ma presto un ragazzo l’ha tirata fuori dal vetro di un finestrino. Lo sguardo della conducente, spaventato e incredulo per l’accaduto, ha indotto i presenti per un pò al silenzio.

Rimessa la Panda in posizione regolare, sulla carrozzeria si sono manifestati tutti i segni dell’incidente: graffi e rientranze. «L’importante è che lei non si sia fatta niente», dice il proprietario della Pugeot il quale molto probabilmente ha immaginato, come gli altri, che nel giorno di Ognissanti, un miracolo è stato compiuto scongiurando il peggio.

San Sebastiano, niente di nuovo (o quasi) sul fronte della Panoramica

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Siamo andati in via Panoramica Fellapane, la lunga strada che confluisce nel sentiero n°8 del PNV. Abbiamo riscontrato un tentativo di bonifica delle sue criticitĂ  ma lo stato della porta d’accesso al Parco Nazionale continua ad essere dei più miserevoli.

 Ieri siamo tornati a distanza di nove giorni dal nostro ultimo sopralluogo e a un mese dai rilievi del Corpo Forestale dello Stato, per fare il punto della situazione in via Panoramica Fellapane e precisamente sul sentiero n°8 del Parco Nazionale del Vesuvio, il cosiddetto Trenino a Cremagliera.

Inutile dirvi che la situazione non è mutata più di tanto. O meglio, forse è peggiorata. Questo perché quando viene evidenziato un problema, sembra che l’amministrazione locale non sia realmente intenzionata a risolverlo ma a far credere di averlo fatto, che voglia ottenere il minimo risultato col massimo sforzo o praticamente non riesca a farlo, questo non ci è dato saperlo.

Ma andiamo per gradi. I due cumuli di eternit segnalati a suo tempo al CFS, sono forse divenuti un tutt’uno, ma non sappiamo se il cumulo contenga anche la piccola quantitĂ  a valle del lastricato e se questa sia stata spostata a monte in quella più cospicua o che sia stata invece sotterrata in situ, come a noi sembra. Ad ogni modo, finalmente, l’amianto in questione è stato coperto con un telone di plastica verde, delimitato da un nastro bianco e rosso e segnalato come deposito temporaneo di rifiuti pericolosi (temporaneo da almeno sette mesi!). Si spera che questa “messa in sicurezza” non divenga la soluzione al problema, ma un evento esclusivamente transitorio.

Lo stato generale della strada lascia comunque intendere che il traffico notturno continui ad esistere e ne sono la prova, non solo i residui delle coppiette, che abbondano ben oltre la sbarra che delimita il sentiero, ma anche i nuovi depositi di materiale di risulta edilizio riscontrati nel nostro sopralluogo, di cui uno, alquanto consistente e rinvenuto a breve distanza dall’accesso. Questo si trova in una rientranza prospiciente l’ingresso di un podere privato. A loro dire, i proprietari e i vicini del fondo, la cosa è avvenuta nottetempo e una quindicina di giorni fa; nessuno quindi, tra coloro che sono passati di lĂ  o dicono d’averlo fatto in queste due settimane, amministratori, Corpo Forestale, dipendenti comunali, LSU e nuova ditta appaltatrice, lo ha visto, sarĂ  allora una nostra peculiaritĂ  quella di trovare così facilmente la monnezza! Dovremmo deciderci, prima o poi, di brevettare questa innata attitudine nello scovarla.

È evidente che la sbarra che delimita il sentiero, quella sotto una brutta ed esagerata insegna pubblicitaria, rimane aperta gran parte della giornata e della notte. È probabile pure che esistano copie delle chiavi e chiunque, a monte e a valle della sbarra, fa, in maniere indisturbata, ciò che vuole.

CARRELLATA FOTOGRAFICA

Crisi politica a Boscoreale: deleghe rimesse nelle mani del sindaco

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I consiglieri del Pd hanno firmato un documento in cui viene chiesto al primo cittadino di azzerare tutte le deleghe. Si tratta di un out out che potrebbe portare alla fine anticipata dell’amministrazione guidata dal primo cittadino Balzano.

 Giovedì tutti gli assessori, tranne il responsabile al Bilancio Raffaele De Falco, hanno rimesso le deleghe nelle mani del sindaco Giuseppe Balzano.

Prima, però, vi sono state due importanti riunioni, una interna alla maggioranza e l’altra tra tutti i componenti del Pd cittadino che rappresentano una parte consistente dei sostenitori del sindaco Balzano. Questi ultimi hanno firmato un documento in cui viene chiesto al primo cittadino di azzerare tutte le deleghe. Quello appena giunto è un out out che, qualora non venisse accolto, potrebbe portare alla fine anticipata dell’avventura politica di Balzano. Nessuno ha voglia di parlare, a parte l’ex sindaco, attualmente consigliere d’opposizione, Gennaro Langella, che commenta:

“E’ l’ennesima prova che la compagine amministrativa si è raccolta unicamente sulla base di un accordo elettorale finalizzato unicamente alla vittoria. Mi dispiace molto poiché la cittĂ  necessita di un sindaco forte ed incisivo. Sarebbe molto meglio se andassero tutti a casa e venissero indette nuove elezioni”. A questo punto, la commistione di esponenti politici che fino a qualche tempo prima delle elezioni erano su posizioni del tutto diverse, dovrĂ  superare la prima grande prova e cercare di riottenere la stabilitĂ .
(Fonte foto: Ufficio Stampa Comune di Boscoreale)

Sant’Anastasia, Arte e Spettacolo da tramandare

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“Le radici delle nuove tradizioni popolari”: la conferenza-spettacolo della XXI rassegna teatrale diretta da Carmine Giordano.

 Introdotta dalla prof.ssa Lucia Stefanelli Cervelli, in presenza del dott. Ermanno Corsi, del Sindaco Carmine Esposito, di allievi della Scuola di Teatro Gregorio Rocco e di un folto pubblico, nell’ambito del 21esimo anno della rassegna “Sant’Anastasia Arte e Spettacolo” si è tenuta la conferenza sul tema: “Le radici delle nuove tradizioni popolari”.

Invitato a parlarne dal direttore della scuola di via P.R. Sorrentino, nonché regista Carmine Giordano, il prof. Ugo Vuoso, direttore Ceic – Centro Etnografico Campano-Istituto di studi storici e antropologici, ha deliziato la sala teatrale con un viaggio nelle radici della cultura popolare, sottolineando la necessitĂ  di non perdere la memoria della tradizione orale e ricordare il lavoro di chi ha speso energie proprie per non far disperdere nel tempo gli usi e costumi locali, che hanno notevoli varietĂ  di espressione artistica, come il vasto repertorio campano e mediterraneo. E’ stata una piacevole lezione, che sottolinea la validitĂ  dell’impegno degli Enti Locali nel recuperare, rivalutare e tramandare la cultura popolare, nonché delle scuole dell’obbligo, spesso impegnate nelle ricerche sul folklore come attivitĂ  didattica.

L’intervento del sindaco ha toccato, tra l’altro, il tema del territorio, dei vincoli della cd zona rossa, del conseguente mancato e negato, dalla stessa politica regionale, sviluppo di interi paesi vesuviani e di un popolo che, nonostante le eruzioni del Vesuvio, è sempre tornato a ripopolare queste zone; della sua battaglia sulla zona rossa e sulla necessitĂ  di mettere in sicurezza il paese; del valore della cultura tradizionale, religiosa e della vocazione turistica di Sant’Anastasia.

“Dobbiamo sottolineare l’importanza della nostra scuola di teatro – dice Carmine Esposito – che è stata fin da subito sostenuta dall’Amministrazione e da me, che ho riconosciuto nel suo operare sul territorio, nel proporre incontri con personaggi di rilievo, nel far nascere nuovi attori, il valore formativo e profondo del percorso teatrale proposto agli allievi, affermatosi ormai nel campo artistico-culturale non solo locale”.

Gli intervenuti hanno poi potuto apprezzare la performance-spettacolo di musica e cultura popolare della nota associazione “A Sunagliera”, diretta da Giovanni Sgammato, che, presentata dal loro giovane allievo nelle vesti di Pulcinella, ha messo in risalto le radici dei canti popolari dei paesi vesuviani, in particolare di Somma e Sant’Anastasia, riscoperti da anni di ricerca e studio e rivalutati sotto aspetti culturali, tradizionali ed artistici con accompagnamenti musicali di chitarre elettriche unite a fisarmonica, nacchere e strumenti tipici dell’epoca.
(Fonte foto: Ufficio Stampa Comune di Sant’Anastasia)

Solidarietà vera e “non” televisiva

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In Francia i calciatori protestano contro la tassa sui ricchi ma la vera necessitĂ , a fronte del disagio economico crescente, è incrociare le braccia contro gli stipendi da favola percepiti da comici, star televisive, calciatori e attori.

 Il calcio francese incrocia le braccia per protestare contro la cosiddetta tassa sui ricchi. Lo sciopero è stato proclamato in occasione del weekend del 29 novembre. I club francesi contestano l’applicazione anche al mondo del calcio della tassa che impone un’imposta del 75% sui redditi superiori al milione di euro.

La cosiddetta tassa sui ricchi, che sarebbe applicata in maniera ridotta ma comunque significativa al mondo del calcio, andrebbe a toccare 13 club di Ligue 1 per un importo complessivo stimato in circa 44 milioni di euro, di cui oltre 20 milioni solo per il Paris Saint-Germain. Anche in Italia esistono stipendi d’oro e i vari personaggi e conduttori televisivi vengono strapagati. Ci sono state molte polemiche in questi giorni per alcuni “pezzi grossi” della Rai. Alcuni contratti sono stati rinnovati, per qualcuno, per tre anni per un importo di 5.400.000 euro, pari a 1.800.000 all’anno. Come si giustificano certi contratti, che sono un insulto alla condizione del Paese e ai lavoratori tutti? E non si è affatto sopita la polemica.

Secondo quanto riportato da un quotidiano nazionale negli ultimi tre anni il conduttore di Porta a Porta ha intascato 4 milioni e mezzo di euro. Poi ci sono i bonus: sulle puntate in più oltre la 100esima (pagate circa 12 mila euro per singolo appuntamento, per un totale, tra il 2010 e il 2013 di 901 mila euro); senza contare gli ”speciali” che valgono 43 mila euro a gettone. Per un totale, tra prestazioni ordinarie e straordinarie, di 6 milioni e 320 mila euro lordi. Certi compensi, di comici, star televisive, calciatori, attori, sono, a dir poco, scandalosi, soprattutto in questo momento storico che stiamo vivendo. E’ quasi paradossale e assurdo (ma profondamente vero) che certe trasmissioni trattano ogni sera di povertĂ , disoccupazione, criticitĂ  sociali e i costi delle stesse sono, allo stesso tempo, irragionevoli e incredibili.

Se proprio tutti dobbiamo “tirare la cinghia” questo tocca a tutti e soprattutto a chi guadagna di più. E questo non è comunismo, ma solidarietĂ  e condivisione con la parte più debole della societĂ . E se uno sciopero si deve fare è proprio contro tutti questi compensi da favola. A tutti i livelli. E, le ultime “notizie”, in questo campo, sono davvero allarmanti. La recessione ha determinato gravi conseguenze sull’intensitĂ  del disagio economico: dal 2007 al 2012 il numero di individui in povertĂ  assoluta è raddoppiato da 2,4 a 4,8 milioni. Lo ha rilevato l’Istat. Quasi la metĂ  sono al Sud e di questi poco più di 1 milione sono minori. Nel mese di settembre, il tasso di disoccupazione è salito al 12,5%.

Il numero di disoccupati, pari a tre milioni 194 mila, è aumentato. La disoccupazione tra i giovani (nella fascia d’etĂ  15-24 anni) è pari al 40,4% . Davanti a questi numeri, che nascondono vere tragedie personali, familiari e sociali, tutti siamo chiamati a fare di più. Non possiamo né dobbiamo rassegnarci. Ognuno in base al suo stipendio e ai suoi guadagni ha il dovere morale di “guardare” il povero Lazzaro che giace alla porta delle mense dei ricchi o di chi ha solo di più. Diceva don Tonino Bello:

“Pace è solidarietĂ  col prossimo. E’ insonnia perché la gente stia bene. E’ condividere col fratello gioie e dolori, progetti e speranze. E’ portare gli uni i pesi degli altri con la tenerezza del dono. E’ attesa irresistibile di incontri festivi. E’ ansia di sabati senza tramonto, da vivere insieme sul cuore della terra. In attesa dell’ultima sera, che ci introduca nella domenica eterna, di cui la pace che sperimentiamo quaggiù è solo un pallidissimo segno”.
(Fonte foto: Rete Internet)

ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE

L’onda

Come nascono i movimenti autoritari? Possono ripresentarsi in un moderno Stato occidentale? Il film di Gansel prova a dare una risposta attraverso un esperimento scolastico.

 Quando uscì nel 2009 l’opera di Gansel fece molto discutere, per il libro quasi cult che aveva alle spalle (L’onda di Todd Strasser del 1981, a sua volta basato su una storia vera) e per il tema potente.

Rainer Wenger è un professore di un liceo tedesco, che si trova a gestire un corso settimanale sul concetto di autocrazia. Durante le prime discussioni in aula, tra gli studenti circola l’opinione che in Germania non potrebbero mai ritornare regimi autoritari, in quanto il popolo tedesco ne ha giĂ  sperimentato le conseguenze. Col passare delle ore il prof. Wenger, con un passato ribelle nella Berlino degli anni Ottanta, riesce a coinvolgere sempre più i ragazzi in discussioni sul significato di autocrazia e sugli elementi che ne facilitano l’avvento. Soprattutto prova a convincerli che la formazione di movimenti pseudo-fascisti non è una possibilitĂ  remota ma un rischio concreto, anche nel mondo occidentale contemporaneo.

Per dimostrare di avere ragione, li sfida ad una specie di gioco di ruolo: creare dal nulla un movimento sociale, L’Onda appunto, con tanto di regole disciplinari, divise e obbedienza al Kaiser (il professore stesso). Nato come un curioso esperimento scolastico, il progetto supera i confini del Liceo e diventa per i ragazzi una cosa seria e pericolosa. Gansel sfrutta un’idea originale (e un fatto realmente accaduto in una scuola californiana, negli anni Sessanta) per allestire un plot accattivante. Il film ha una base narrativa ambiziosa, ossia mostrare la possibilitĂ  di riprodurre, quasi in vitro, il germe dell’autoritarismo, attraverso un gruppo di ragazzi che trovano nel gruppo un riparo dalle proprie debolezze. Un paio di buchi, tuttavia, ne riducono la portata.

Una certa confusione “ideologica” sembra regnare su L’Onda. Un approccio troppo teorico avrebbe rallentato il film, ma Gansel prende il tema alla leggera. Nei primi minuti della prima lezione (e del film) i ragazzi sono invitati a riflettere su cosa può far nascere un movimento fascista. DisparitĂ  sociali, disoccupazione, nazionalismo e globalizzazione sono le cause più gettonate. Ma L’Onda non prevede nulla di tutto questo. E’ un movimento basato sulla voglia di “gruppo” di un manipolo di teenager, una spiegazione che va bene per costruire un teen-drama di serie B, non un’operazione che parte dalla provocazione di riproporre modelli autoritari in determinati contesti e a certe condizioni. Il regista tedesco butta nella mischia temi fondamentali per poi lanciare i suoi ragazzi – e noi spettatori – verso altri orizzonti.

Anche la coerenza interna scricchiola. I ragazzi e il prof. Wenger sembrano tutti convinti oppositori dei movimenti autoritari, salvo farsi ammaliare dall’esperimento dell’Onda, le cui uniche basi rimangono le divise uguali per tutti, l’obbligo di parlare alzandosi e la forza data dallo stare in gruppo. Poca sostanza per rendere credibili i passaggi del film che mostrano il fenomeno ingigantirsi e uscire dall’aula nel giro di qualche scena.

Accanto a queste fragilitĂ  nella sceneggiatura, L’Onda perde ancora qualcosa quando scimmiotta ambientazioni e personaggi delle high school americane, prendendone anche il linguaggio visivo molto pop e facilone, che alla lunga stona. Il film va in corto circuito sugli stereotipi e perde presa sulla realtĂ , mettendosi in una dimensione neutra che rende ancora più difficile affrontare con serietĂ  le premesse lanciate nella primissima parte.

Evaporati gli approfondimenti teorici, annullato il valore del luogo (Germania) e del momento storico, privo di caratterizzazioni forti, L’Onda resta la storia di un gruppetto di adolescenti-tipo che si fa ammaliare nel giro di una giornata da un movimento auto-prodotto senza riferimenti socioculturali e obiettivi condivisi. In questo caos l’unica credibile sembra Karo, non come personaggio, ma come riflesso dello spettatore che si chiede incredulo le ragioni di quello che sta vedendo.

L’Onda è il classico film che non può essere considerato brutto in assoluto, ma poco coerente rispetto alle sue stesse premesse. In poche parole, un’occasione mancata.
Regia di Dennis Gansel, con Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt, Jennifer Ulrich, Christiane Paul
Genere
: drammatico
Durata: 105 minuti
Anno: 2008
Voto 5/10
(Fonte foto: Rete Internet)

CINEMA E PAROLE