Non vi fermate. Continuate a parlare di ecologia, mafia e Stato!

Analisi scientifiche, manifestazioni, ricerca di soluzioni. Tutto questo tra poco non sarĂ  più di moda e la profezia si avvererĂ . La Campania è stata autolesionista e rischia di tornare ad esserlo.

 Bisogna continuare a parlare, a indagare, a svelare le magagne. Confrontate dati, documentatevi, fatevi un’idea personale, affidatevi ai contributi scientifici, diffidate di chi ha sete di protagonismo, ascoltate e realizzate quanto sia vero il fatto che ci hanno preso in giro per decenni.

Ecco qual è il rischio più grande: tra qualche tempo, accadrĂ  che media e istituzioni non troveranno più di moda il discorso "ecomafie". Non ce ne accorgeremo nemmeno della differenza, eppure, miracolosamente, non se ne parlerĂ  più, resteranno pochi gruppi lasciati soli con le loro grida e tutti gli atri torneranno alla solita vita come prima. Nessuno ne parlerĂ  più, le promesse del tipo "Risolveremo tutto" basteranno per esorcizzare le nostre paure. Noterete manifestazioni ed espedienti politici, ascolterete anatemi e isterismi giudiziari, dopodiché non vedrete più nulla. Nessun provvedimento fermo e deciso, nessuna certezza della pena per i responsabili, nessun investimento vero per le bonifiche, nessuna soluzione sanitaria.

Niente sarĂ  cambiato, neoplasie, collusioni, immondizia, Schiavone, terra dei fuochi, tutti discorsi vecchi che non attireranno l’attenzione delle prime pagine. Se è vero che è molto difficile risolvere il problema, è vero anche che nessuno pagherĂ  e che soprattutto la Campania resterĂ  una terra infetta in cui verranno ancora infossati veleni e ancora verranno prodotte collusioni. AccadrĂ , tra qualche mese o al massimo un paio d’anni, che ci tranquillizzeremo, posticipando il problema a data da definire e continueremo a vivere. Etichetteremo ogni insistenza mediatica come allarmismo noioso. L’abitudine al disagio diventerĂ  la stagnazione delle soluzioni fino a trasformarsi in immutabilitĂ .

Non daremo più importanza ai titoli sui giornali che riportano questo tema e le associazioni troveranno qualche altro argomento su cui indignarsi. Questa profezia, con molta probabilitĂ  diventerĂ  realtĂ  se noi continueremo a sentirci esenti dal problema. D’altronde non è la prima volta che si parla di questo disastro, i verdi ci provarono intorno al duemila, Amato Lamberti lo gridava dagli anni ottanta, così come tanti altri esperti del settore, oggi ci riprovano Maurizio Patriciello e altre persone. Il polverone alzato dal pentito Schiavone è soltanto l’ennesimo allarme, ultimo di tanti tentativi che in precedenza hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica. Stavolta, grazie anche ad un processo moderno di liberalizzazione culturale, pare che ci sia un po’ di timore in meno nel voler ammettere e riconoscere quelli che sono i legami tra Stato e interessi camorristici.

Ebbene, è proprio su questo punto che non bisogna far calare l’attenzione. Sono tanti i professoroni che ripetono quotidianamente “E’ inutile parlare, bisogna fare i fatti!” e hanno ragione! Così come però, non è affatto sbagliato continuare a parlare, a generare informazione, a far defluire cultura, a condividere dati, perché se è vero che il primo grande dramma è quello del connubio tra Stato e camorra, è vero anche che il secondo grande disastro è il divario culturale che c’è tra chi è a conoscenza dei danni ambientali e chi non lo è, tra chi agisce nel rispetto per i beni comuni e chi se ne frega, tra chi ritiene che la camorra sia problema di altri e chi pensa che sia una piaga per ognuno.

L’invito è chiaro e fastidioso come una zanzara: continuate a informarvi su quanto può essere pericoloso il prodotto del legame tra amministrazione politica e interessi mafiosi, continuate a riflettere e a lottare senza dimenticare la “profezia”. Se non pretendiamo modifiche storiche, appena spenti i riflettori tutto tornerĂ  come prima e non sarĂ  cambiato assolutamente niente, nonostante ci faranno credere il contrario. Camminerete ancora tra lo schifo. Continuare ad informarsi, forse potrĂ  portare a qualche risultato, sarĂ  servito quantomeno a salvaguardare il benessere e la cultura dei nostri eredi. Restando nel tema dell’inflazionato concetto di cultura, ieri mi è capitato di passare per un vialetto che divide due enormi campi a poche centinaia di metri dalla reggia di Caserta.

Immondizia ovunque. Si camminava tra macerie private di ogni tipo. Questo ci riporta ad un’altra riflessione, il nostro profondo stato di inciviltĂ , un atteggiamento colmo di bassezza civile con cui talvolta noi per primi produciamo devianza. Troppo spesso siamo scimmie ingestibili e menefreghiste, ma questo non lo si dice quasi mai durante le pubbliche riflessioni, poiché da sempre in qualsiasi contesto collettivo è più semplice e telegenico percepire il colpevole come un estraneo a noi, non rapportabile al modo di agire individuale. Errato.

Quella spazzatura in quei corsi non ce l’ha messa Schiavone o i clan, l’hanno portata le persone che hanno pensato “Che sarĂ  mai un’altra lavatrice qua in mezzo, tanto giĂ  ce ne stanno altre. Trenta e uno, trentuno!”. Questo pensiero, questo semplice virgolettato, è uno dei tanti esempi di fattore culturale che ha condotto la Campania e il meridione dell’Italia alla totale e incontrollata sudditanza nei confronti del crimine organizzato. Solo dopo aver esposto in pubblica piazza il corpo infetto dello Stato colluso, si potrĂ  proseguire nell’importante lavoro di civilizzazione su una cultura spesso più vicina al “non me ne frega niente” piuttosto che al “cambierò”.

OSSERVATORIO SOCIALE

“Jacopo Fortis” e il “Museo di Bilboa”: storie di ordinaria follia per un’aspirante guida turistica

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Pubblicate le domande della prova scritta per il concorso di guida turistica: quesiti impossibili, annullati dal correttore edito entro 48 ore dalla prova, ma pur sempre ai limiti dell’assurdo. Eccone qualche esempio.

 Storie di ordinaria follia. O di straordinaria ignoranza, anche quando si tratta di un concorso pubblico. Procediamo per gradi: anzitutto va specificato che parliamo del benedetto esame per l’abilitazione all’esercizio professionale di guida turistica in Campania, concorso pubblicato sul bollettino ufficiale numero 63 che a breve compirĂ  un anno di vita.

Infatti, il termine ultimo per la presentazione della domanda di ammissione venne fissato l’ormai lontanissimo 14 novembre 2012 e, finalmente, dopo le solite e previste – ma mai sperate – lungaggini burocratiche agli inizi di ottobre scorso è stata pubblicata l’agognata data della convocazione per la prova scritta: il 5 e il 6 novembre 2013, tredicimila aspiranti sono chiamati a sostenere il tanto invocato esame. D’altronde si sa, le cose belle si fanno attendere, giusto? Sbagliato.

Sono molti i candidati che si lamentano: è triste aspettare un anno nell’ansia di un momento che sembra non arrivi mai; non basta ingoiare il boccone amarissimo per chi, storico dell’arte o archeologo che sia, deve accettare che l’accesso alla professione non venga scremato tenendo conto di titoli preferenziali – a cosa vale una laurea in Archeologia, Storia, Storia dell’Arte o Beni Culturali se poi basta essere diplomati per partecipare al concorso? -; infatti, il colmo si raggiunge quando ci si mette davanti al testo con le oltre 4000 domande da cui verranno selezionate le 50 che andranno a costituire la prova scritta.

A chi pensa che un solido background culturale sia necessario per una professione del genere, a chi crede ancora che la conoscenza della corretta ortografia, degli eventi che hanno segnato la storia o la letteratura siano sacrosanti per un professionista della cultura, si risponde con una marea di inaccettabili strafalcioni grammaticali e date inesatte, in tutte le salse, per tutti i gusti. Ecco qualche tragicomico, illuminante esempio estratto dal mucchio. Chi tra gli amanti dell’arte non conosce il famoso Museo della crema solare, il Guggenheim di “Bilboa” (ovviamente la risposta corretta è Bilbao) oppure – non avendo mai evidentemente aperto un libro di storia dell’arte- non ha mai visto il celebre “dipinto della Venere di Milo” esposto al Louvre (anche i bambini sanno che si tratta di una statua)?

Ci sono poi quelle che il lettore ottimista e un po’ ingenuo deve interpretare come “domande a trabocchetto”, se non si vuole pensare che il “saggio formulatore” dei quiz sia in realtĂ  del tutto analfabeta o ubriaco: la 588 interroga su qual è il “Drammaturgo, scrittore veneziano del 500 […], autore de La locandiera: A) Goldoni; B) De Filippo; C) Shakespeare”, anticipando di duecento anni la nascita della commedia moderna ad opera, è risaputo, di Carlo Goldoni, autore veneziano si, ma del Settecento. Errare è umano, ma qui si esagera. La 695 (foto) mina anche quelle che sembrano essere le nostre più collaudate conoscenze, inducendo a pensare ad un’opera inedita di Ugo Foscolo quando si chiede con nonchalance chi è “Jacopo Ortis: A) il protagonista dei Sonetti di U. Foscolo; B) l’autore de Le ultime lettere di Jacopo Fortis; C) il protagonista de Le ultime lettere di Jacopo Fortis.” La ciliegina sulla torta dell’odiata grammatica non poteva mancare.

La domanda 908 è "Vorrei", verbo volere, tempo.. A) condizionale; B) gerundio; C) imperativo. Ma anche in questo caso la risposta che vorremmo dare non è nell’elenco e quindi la aggiungiamo noi: D) vorrei sostenere un esame che mi giudicasse obiettivamente e senza orrori di questo tipo; vorrei, modo condizionale, tempo presente. Anzi no, tempo perso, nonostante il correttore di verifica pubblicato un paio di giorni prima del test provveda ad annullare alcuni di questi orrori. Chiudiamo riportando quello che troviamo scritto in grassetto sul testo riportante la grossa mole di bislacchi quesiti:

“Si precisa che l’eventuale presenza di errori […] non inficia la validitĂ , la bontĂ  nonché la legittimitĂ  della procedura selettiva”. A questa considerazione cautelativa rispondiamo con una domanda: Ne siete davvero convinti? Ma certamente non ci sarĂ  risposta. O forse si, ma sarĂ  sbagliata.
(Fonte foto: testo banca dati dei quesiti guida turistica in Campania)

STORIE D’ARTE

Lavoro, più di un milione di disoccupati in più rispetto a sei anni fa

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L’allarme disoccupazione riguarda soprattutto i giovani, mentre un incremento di sei punti percentuali rassicura a sorpresa una fascia compresa tra i 55 e i 64 anni. Un documento del Ministero del Lavoro traccia le linee guida di un Piano.

Una crisi del lavoro che va avanti da anni e che peggiora sempre più: dal 2007 ad oggi ci sono 1,2 milioni di disoccupati in più. A dirlo è il documento sul piano Garanzia Giovani della struttura di missione presso il ministero del Lavoro. Se per i giovani è allarme, a sorpresa è invece in controtendenza la fascia dei 55-64enni. Intanto i nuovi incentivi per assunzioni di 18-29enni hanno coinvolto circa 12mila giovani e 5.300 datori di lavoro. Il documento preparatorio varato dalla struttura di missione segna le linee guida dell’azione da mettere in campo in Italia per il piano europeo sull’istituzione di una «garanzia per i giovani», con l’obiettivo di non lasciare nessun under 25 per più di quattro mesi al di fuori di percorsi di studio, formazione o lavoro.

Il documento fa quindi un quadro del contesto economico ed occupazionale, con i dati dell’impatto della crisi sul lavoro dal 2007 ad oggi. «Tra il 2007 e il 2012 la quota di occupati si è contratta di quasi 2 punti percentuali». «L’unica componente della popolazione che ha visto incrementato il relativo tasso di occupazione è stata quella dei 55-64enni, con un aumento di oltre 6 punti percentuali. Parallelamente, la quota di forza lavoro disoccupata è cresciuta di 4,6 punti percentuali, che si traduce in 2 milioni e 744 mila persone in cerca di lavoro, vale a dire 1,2 milioni di disoccupati in più rispetto al 2007».

Dati per nulla rassicuranti anche perché aumentano ancora i tempi di ricerca di lavoro, mentre rimangono significativamente più elevati della media i tassi di disoccupazione delle persone con bassi livelli di istruzione. I giovani sono sicuramente la fascia di etĂ  maggiormente, in particolare nel Mezzogiorno dove «il tasso di disoccupazione giovanile rasenta il 45% e quello di occupazione è bloccato al 13,2% (a fronte del 18,6% nazionale e del 32,8% della media europea). C’è ancora un altro dato preoccupante: i giovani 15-24enni non impegnati in un’attivitĂ  lavorativa, né inseriti in un percorso scolastico o formativo sono stimabili in circa 1,27 milioni pari al il 21% della popolazione di questa fascia di etĂ , percentuale che supera il 30% in alcune delle più importanti regioni del Mezzogiorno (Campania, Calabria, Sicilia).

Il documento del Ministero sarebbe solo il primo passo perché nelle prossime settimane, entro la fine dell’anno in ogni caso, sarĂ  definito il Piano nazionale, da approvare in Conferenza Stato-Regioni e da presentare in sede europea. Il piano, quello definitivo, mira alle garanzie per i giovani, a interventi mirati, ad attivitĂ  di orientamento, a far «incontrare» domanda e offerta di lavoro, a promuovere l’auto imprenditorialitĂ . Sulla carta sembra più facile.
(fonte foto: rete internet)

“La star dal cuore buono”: Tufino premia Maria Nazionale

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Un’amicizia nata dopo il concerto dello scorso 26 agosto. Il pubblico di Tufino rimane colpito dall’umiltĂ  e dalla disponibilitĂ  dell’artista napoletana, e la invita per renderle nuovamente omaggio.

Una piazza in festa, tanti bambini, donne, giovani entusiasti ed uomini in doppio petto, hanno sfidato la pioggia per attendere lei, ‘la star dal cuore buono’. Maria Nazionale arriva con più di un’ora di ritardo, ma Tufino le riserva ugualmente un’accoglienza più che calorosa. E lei non è da meno. Ancor prima di scendere dall’auto si concede alle foto e agli abbracci di quelli che non sono solo fan, ma dei veri e propri amici. Poi, nella sobrietĂ  del suo completo nero, fa il suo ingresso sul palco tenendo per mano il suo bambino. E fa fatica a nascondere l’emozione quando il professor Francesco Tortora, fondatore dell’associazione socio-culturale "O’ Spassatiempo", ripercorre i tratti salienti della sua ascesa artistica, dall’esordio al Festivalbar nel 1986 con ‘Ragazzo solo’ alla partecipazione al film "Gomorra" che le è valso la nomination al David di Donatello del 2009, come migliore attrice non protagonista.

Dalla musica al cinema, passando poi per il teatro. Un’artista a tutto tondo che quando prende il microfono ha poco tempo per i ringraziamenti: il pubblico reclama la sua voce e lei lo saluta sulle note della sua personalissima interpretazione di "Perdere l’amore". Con tanto di targa d’onore e omaggi floreali, lascia poi il palco per tagliare la torta ed aprire il buffet che il paese ha organizzato in suo onore.

Il tempo di qualche altro scatto e Maria non esita a concedersi alle nostre domande, raccontandoci il perché di un legame cosi forte con Tufino: «Di solito si va in giro, si fanno tante manifestazioni, ma poi arriva il momento di fermarsi, di concedersi una pausa. Io qui ho trovato un pubblico meraviglioso, sano, con dei principi ancora molto forti, per fortuna. Mi ricordo che dopo il concerto che ho tenuto qui la scorsa estate, restammo a mangiare una pizza insieme, e sono stata benissimo, mi sono rilassata e devo dire che non mi capita spesso».

Lei che ha varcato palcoscenici importanti, come quello per esempio del Festival di Sanremo, cosa prova poi quando invece si ritrova ad esibirsi in realtĂ  più piccole, come quelle di paese?
«I palcoscenici importanti possono essere ‘da brividi’, ma dietro le quinte ci si ritrova in ambienti asettici, freddi, che non lasciano trapelare emozioni. Stare tra la gente regala invece sensazioni intense, forti, e ritengo che ogni tanto bisogna fermarsi e voltarsi indietro, stare con i fan ed emozionarsi con loro, perché sono loro la vera linfa di una vita artistica di successo».

Infine un accenno al suo futuro professionale, ci svela quali progetti ha in cantiere?
«Sicuramente. Sto preparando uno spettacolo al teatro Cilea di Napoli. Debutteremo il 28 novembre e finiremo il primo dicembre. Si tratta di un progetto bellissimo in cui oltre alle mie canzoni, è prevista la collaborazione di artisti importanti tra i quali, per fare solo qualche nome, anche Fossati e Battiato».

Ed è proprio a Napoli che Maria Nazionale tornerĂ  nel pomeriggio per le prove del suo attesissimo spettacolo. Tra gli applausi generali congeda il suo pubblico, felice di aver regalato momenti di gioia ed evasione ad un paese dilaniato da mille problemi, ma che nella semplicitĂ  di piccoli eventi come questo, ritrova ancora il piacere di sorridere.

Alla Feltrinelli di Pomigliano D’Arco presentazione del libro “Fiore:come me” di Giuliana Covella

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L’incontro con la scrittrice è per lunedì 4 novembre. Interverranno l’assessore Raffaele Esposito, l’onorevole Valeria Valente e la presidente della Commissione Regionale Pari OpportunitĂ , Francesca Beneduce.

Dieci storie, dieci donne, dieci vite spezzate dalla violenza nell’ultimo libro della giornalista e scrittrice Giuliana Covella che ha voluto destinare il ricavato dell’opera in beneficenza, a progetti destinati ai familiari delle vittime della criminalitĂ . «Fiore…come me», edito da Spazio Creativo e promosso dalla fondazione Polis della Regione Campania, sarĂ  presentato alla «Feltrinelli» di Pomigliano d’Arco (via Roma, 281) alle 18 di lunedì 4 novembre.

Alla presentazione, moderata dalla giornalista Daniela Spadaro, interverranno l’autrice, Giuliana Covella, l’onorevole Valeria Valente (presidente del comitato pari opportunitĂ  della Camera dei deputati), la presidente della commissione regionale Pari OpportunitĂ , Francesca Beneduce, l’avvocato civilista Alessia Schisano, il responsabile del centro anti violenza del San Paolo, Mario Guarino, Raffaele Esposito (giunta comunale di Pomigliano d’Arco) e la giornalista Barbara Tafuri.

L’attrice Rosaria De Cicco leggerĂ  alcuni passi del libro che ci presenta le storie di Emiliana Femiano, Enza Cappuccio, Fiorinda Di Marino, Matilde Sorrentino, Nunzia Castellano, Palma Scamardella, Gelsomina Verde, Teresa Buonocore, Mena Morlando, Giuseppina Di Fraia, come se fossero loro stesse a raccontarle, a raccontarsi come se fossero vive «Sono morte che profumano di vita», per usare le parole di don Luigi Ciotti riprese da Raffaele Cantone nella sua prefazione al libro. Sono dieci donne «simbolo» che raccontano le loro passioni e la loro tragica morte, una «Spoon River» al femminile, è la definizione di Paolo Siani – fratello di Giancarlo, il giornalista de Il Mattino ucciso dalla camorra nel 1985, nonché presidente della Fondazione Polis , che ne firma l’introduzione.
(Fonte foto:rete interent)

Napoli, l’ Università “Parthenope” presente all’esercitazione aereonavale “Squalo 2013”

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L’esercitazione ha simulato le operazioni di emergenza da attivare nel caso in cui un aereomobile sia costretto ad ammarare nel Golfo di Napoli in seguito ad una avaria.

Il 29 ottobre 2013 il Centro Campano per il Monitiraggio e la Modellstica Marina e Atmosferica (CCMMMA) dell’Universitá di Napoli "Parthenope" ha partecipato alle attivitĂ  dell’esercitazione aereonavale "Squalo 2013" organizzata e coordinata dalla Capitaneria di Porto di Napoli.
L’esercitazione, che ha coinvolto numerosi mezzi navali e aerei e presidi sanitari, ha simulato le operazioni di emergenza da attivare nel caso in cui un aereomobile sia costretto ad ammarare nel Golfo di Napoli in seguito ad una avaria.

Il CCMMMA ha messo al disposizione dell’operazione le informazioni meteorologiche e oceanografiche, che acquisisce in tempo reale attraverso la propria rete di sensori disposta nel Golfo di Napoli, e fornendo i propri prodotti previsionali attraverso bollettini ad hoc ed il sitoweb meteo.uniparthenope.it. Inoltre, in collaborazione con il CINFAI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Fisica delle Atmosfere e Idrosfere), è stato utilizzato un innovativo strumento autonomo a guida remota, denominato WaveGlider, per l’acquisizione delle principali informazioni meteo-oceanografiche in tempo reale e ad alta risoluzione spaziale e temporale nell’area interessata dalle operazioni.

Il personale del CCMMMA ha anche partecipato alle attivitĂ  in campo a bordo delle motovedette della Capitaneria di Porto, coadiuvando le operazioni per il rilascio di circa 50 manichini (simulacri delle vittime dell’incidente aereo) ed il successivo recupero e trasporto verso i punti di soccorso avanzato.
L’analisi dei dati raccolti dal CCMMMA circa i punti di rilascio e di recupero dei simulacri, in relazione alle informazioni mete-oceanografiche dell’area acquisite in maniera sinottica, fornirĂ  importanti informazioni per la taratura e la validazione di modelli matematici che potranno poi essere utilizzati in attivitĂ  previsionali qualora si verifichino eventi reali.

I risultati scientifici ottenuti dalle attivitĂ  svolte, a cui hanno partecipato circa 20 collaboratori del CCMMMA coordinati dal prof. Budillon, saranno presto oggetto di lavori scientifici e presentazioni a congressi di settore.

Dichiarare lo stato di adottabilità: una decisione dolorosa, ma necessaria

Lo stato di adottabilitĂ  non ha natura sanzionatoria, ma viene pronunciato nell’esclusivo interesse del minore sulla base di circostanze obiettive, congruamente motivate.

La vicenda aveva avuto inizio con la segnalazione del commissariato relativa al rinvenimento dei cinque figli di una coppia mentre erano intenti a mendicare, versando in condizioni abbastanza precarie. Poiché risultava che gli stessi non fruivano di pasti regolari e di adeguata igiene, che erano affetti da pediculosi ed erano dediti al turpiloquio, manifestando per altro scarsa capacitĂ  di autocontrollo e deficit sul piano cognitivo, ne veniva disposto il ricovero in una comunitĂ , dove maggiormente si apprezzavano vari segni, per ognuno di essi, di un grave disagio sia sul piano psicologico che dal punto di vista formativo.

Durante il successivo periodo di osservazione si era tuttavia constatato un complessivo peggioramento della situazione, permanendo una temperie di violenza in ambito familiare che si riverberava sui comportamenti della prole stessa.
La Corte di appello confermava la valutazione inerente alla sussistenza dello stato di abbandono, rimarcando, sulla base delle circostanze riferite dagli stessi interessati e delle relazioni aggiornate dei servizi sociali, l’assoluta inadeguatezza di entrambi i genitori, con particolare riferimento all’incapacitĂ  di accudimento e di percezione dei bisogni dei figli.

Per la cassazione di tale decisione hanno proposto ricorso i genitori. Di certo, lo svolgimento della dolorosa vicenda in esame, a fronte della situazione esistente nel nucleo familiare in questione, è paradigmatica, da un lato, del sostanziale rispetto, nella prassi quotidiana, del principio secondo cui il minore ha diritto di rimanere nella propria famiglia di origine, e, dall’altro, del ricorso allo stato di adottabilitĂ  come soluzione estrema, quando ogni altro rimedio appare ormai inadeguato.
Nella sentenza impugnata si dĂ  atto della circostanza che, sebbene fossero emerse condizioni di estrema carenza di capacitĂ  genitoriali, si fosse in un primo momento esclusa la pronuncia dello stato di adottabilitĂ , disponendosi tuttavia il collocamento dei bambini in comunitĂ .

L’esito negativo di tale sperimentazione , che la corte territoriale ha accertato con congrua motivazione , costituisce un valido motivo per la pronuncia dello stato di adottabilitĂ . La Corte territoriale ha posto in evidenza la regressione constatata ad ogni rientro in comunitĂ , dopo brevi soggiorni in famiglia, dei minori, i quali riferivano di liti violente, nel corso delle quali i genitori "si colpivano a vicenda con sedie e coltelli", e dei pericoli, anche per lo loro incolumitĂ , di tale clima di aggressivitĂ , che si trasmetteva anche ai figli, determinando scontri anche fra gli stessi.

A fronte di tale obiettiva situazione, che vede nel padre il principale artefice delle vessazioni alle quali i minori venivano costantemente sottomessi, la corte territoriale ha correttamente escluso una probabilitĂ  di evoluzione in senso positivo, stante l’incapacitĂ  dei genitori di "effettuare un’analisi della reale situazione, riconoscere i loro comportamenti disfunzionali e porre in essere significativi cambiamenti".

In definitiva, la decisione impugnata è meritevole di conferma, per essere fondata, con congrua motivazione, su una significativa e non transitoria inidoneitĂ  dei genitori, indipendentemente dalla loro volontĂ , alla cura e all’educazione della prole, adeguatamente accertata e di intensitĂ  tale da provocare danni gravi ed irreversibili non solo per la crescita e lo sviluppo psico-fisico della prole , ma anche per la sua integritĂ  fisica.
La Cassazione civile , sez. I, sentenza 08.02.2013 n° 3062, rigetta il ricorso.

E mo’ che chiagnimmo a ffà? La Campania è inquinata dalla viltà di tutti noi

Nel 2004 giĂ  sapevamo che la Campania Felice non era solo il visibile deposito di monnezza a cielo aperto, ma era anche una discarica di veleni nascosti sotto gli ortaggi. Ma fingemmo di non sapere.

Degli anni della emergenza della monnezza ho conservato pacchi di giornali. Nel 2004 giĂ  si diceva che la monnezza sarebbe stato l’affare del secolo, e avrebbe stravolto tutto il sistema. Giravano giĂ  allora storie di autotreni stracolmi di veleni che arrivavano di notte, scaricavano qua e lĂ , dopo che l’autista aveva consegnato a qualcuno una busta gonfia di soldi. Pensavo, mi conveniva pensare, che ci fosse molta esagerazione, in questi racconti. Quando dalla discarica di Somma, che era autorizzata e controllata, defluivano su Ottaviano miasmi fradici, chiudevamo le finestre, pensando – ci conveniva pensarlo – che fosse il tributo da pagare per il privilegio di vivere presso una grande cittĂ , in mezzo a centinaia di migliaia di persone: le delizie della civiltĂ .

Credevo – mi conveniva crederlo – che fosse lo stesso fetore che avevo sentito, qualche anno prima, in prossimitĂ  delle raffinerie di Marghera: un fetore smisurato e compatto, che attraversavi in apnea, e che continuavi a sentirti addosso, e in gola, acido, anche molti chilometri dopo.
Leggere oggi quei giornali serve a confermare la certezza che siamo stati dei vili, e a ricordarci che continuiamo ad esserlo, vili, perché permettiamo che ci diano lezioni e tengano ancora prediche e comizi certi tipi che in terre abitate da cittadini non dico coraggiosi, ma almeno rispettosi della propria dignitĂ  , sconterebbero i loro misfatti chiusi non in una cella, ma in una fossa piena di liquami, di percolato, di veleni.

Nel 2006 si tenne a Cimitile un convegno sulla discarica di Tufino e sul problema dell’inquinamento. C’erano, tra i relatori, un magistrato del Tribunale di Nola, un funzionario dell’Ospedale di Nola, l’on. Paolo Russo. Si parlò dell’anomalo viavai notturno di camion carichi di rifiuti, dei notturni appostamenti di guardie e agenti lungo la strada Nola – Marigliano. Il funzionario dell’Ospedale mostrò le tabelle in cui la in numero dei malati di cancro era una linea che si impennava di continuo.. L’on. Russo ci mostrò fotografie, scattate dagli abissi del cielo, di quella parte della Campania che sta tra i Mazzoni e il Nolano, e che risultava tutta colorata di rosso, con chiazze viola sparse qua e lĂ . Ci spiegarono che le terre in rosso erano tutte inquinate fin nelle viscere, e le macchie viola erano luoghi in cui i veleni avevano cancellato anche le viscere.

Ci dissero che in Europa solo una regione era più inquinata e contaminata della nostra: il distretto di Lodz in Polonia. Era giĂ  partito, intanto, il grande affare dell’emergenza rifiuti – l’emergenza ufficiale e diurna -, dell’arredo urbano fatto con montagne di sacchetti di plastica che scoppiavano di monnezza, e a cui il “ Corriere del Mezzogiorno “ dedicò, il 23 maggio 2007, una fotografia in prima pagina, e sotto ci piazzò questo titolo: “ Basta “, e sotto ancora un anatema di Giuseppe Galasso contro la classe politica napoletana. Questi i titoli degli articoli all’interno. “ Il Presidente Napolitano un anno dopo dice: ancora penosi ritardi “; “ San Giorgio a Cremano, il vicepremier Rutelli tra l’immondizia: – forza e fermezza. Il Governo non tornerĂ  indietro “.

Sì, sì, è quel Rutelli lĂ , quello che noi tutti conosciamo. E poi Bertolaso: “ Prendo schiaffi. Ma vincerò”. Come Pavarotti. Ora sappiamo quali schiaffi prendeva. Perfino il massmediologo Klaus Davi, che era stato ingaggiato per curare “ l’immagine della Campania “, si arrende. Il Governatore Antonio Bassolino fa il La Palisse : “ Non siamo riusciti a costruire per tempo i due impianti di termovalorizzazione … Ora siamo oltre il punto limite “: “ E i cittadini se ne sono accorti “ commenta, acido, il giornalista, Paolo Cuozzo. Ma non fa il La Palisse Enrico Fierro: in un articolo intitolato “ La corte dei miracoli dell’emergenza rifiuti “, mette sotto accusa “ i tredici anni di consulenze d’oro e di agenzie ad hoc per trovare posto a personaggi trombati. “.

I 13 anni sono quelli in cui Bassolino ha tenuto in mano le cose della Campania, Il giornale è l’UnitĂ . L’on. Casini parla di “ perverso legame anche tra gli interessi della camorra organizzata e la politica”. Il sindaco di Napoli, signora Iervolino, non ci sta: “ Io lo sfido ad andare in Procura…Io sono un avvocato, e se non fosse un amico, gli direi di stare attento alle querele. “.
Le successive indagini della magistratura e le confessioni dei pentiti dimostrano che Casini nulla aveva detto di scandaloso. Anzi. Ma nel 2007 la signora Iervolino avrebbe potuto ancora sorprendersi e minacciar querele: certo, era stata ministro dell’ Interno e dunque qualche notizia di prima mano sugli affettuosi rapporti tra politica e camorra avrebbe dovuto averla. Come sindaco di Napoli avrebbe dovuto sapere che l’anno prima Giorgio Bocca aveva pubblicato “ Napoli siamo noi “.

Le analisi del giornalista scatenarono un putiferio: ma la veritĂ  dei fatti che egli racconta è incontestabile. “ In tutta la zona di Caivano, Casandrino, Santa Maria la Fossa si sotterrano i rifiuti degli ospedali, siringhe, cerotti, vetri per flebo, garze sporche, per risparmiare sui costi elevati degli smaltimenti speciali “. “ Una ditta ha fatto ottimi affari scavando buche nella campagna attorno a Napoli e riempiendole di rifiuti.”. I padroni dei terreni dicono di aver intuito la veritĂ  “ solo dopo aver sentito la terribile puzza.”. Gli ingenui rivelano che per ogni “ viaggio “ prendevano “ non 250 euro, come si è detto, ma 50.”.

Nelle terre di Francolise –racconta Bocca – sono state sepolte montagne di residui ferrosi: tutto nell’interesse della “ Italmetalli “ dei fratelli Carmine e Davide Perillo, che hanno scaricato in Campania migliaia di tonnellate di rifiuti cancerogeni e oggi sono latitanti.”
Il 26 gennaio 2008 “ Il Corriere del Mezzogiorno “ riferisce che il cardinale Sepe ha chiesto aiuto a San Gennaro, ma il sangue non si è sciolto . E mentre il filosofo Vitiello dice che non bisogna tornare alla religione delle statue che piangono e Berlusconi promette che ripulirĂ  Napoli, il pool della sezione Ecologia del Tribunale di Napoli, esaminando in via preliminare le responsabilitĂ  del Governatore, di Piergiorgio Romiti e di altri 26 imputati, contesta a Bassolino un ottavo capo di imputazione.

Un’ordinanza della Presidenza del Consiglio aveva disposto che Bassolino, commissario uscente per l’emergenza rifiuti, trasmettesse al nuovo commissario, Corrado Catenacci, una relazione “ sull’attivitĂ  svolta nei tre anni e mezzo della sua gestione “. I PM ritengono che la relazione, “ redatta materialmente da Giulio Facchi e firmata da Antonio Bassolino il 20 dicembre 2004 “, abbia “ falsamente attestato “ alcune circostanze e “ abbia omesso di evidenziare le criticitĂ  nell’applicazione del contratto da parte delle societĂ  del gruppo Impregilo.” Questa è la prima parte. Nella prossima racconteremo il resto.
(fonte immagine: Salvator Dalì, l’uomo invisibile)

Amianto, l’allarme dei sindacati: “indennità a rischio per i lavoratori”

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La battaglia dell’Orsa: cause pilota per ottenere il riconoscimento dei dieci anni di esposizione al minerale – killer. Il caso dell’officina di Santa Maria la Bruna. Ciccone: “Tematica attualissima”

Dieci anni continui di esposizione all’amianto: tanti servono affinché un lavoratore ottenga i benefici previdenziali. È l’articolo 13 della legge 257 del 1992, nata proprio per mettere fine all’uso dell’amianto suoi luoghi di lavoro. Ma la strada che porta ai benefici (in pratica un coefficiente che moltiplica gli anni di lavoro) è spesso impervia. Una cinquantina di operai dell’officina ferroviaria di Santa Maria la Bruna, a Torre del Greco stanno ancora lottando per ottenere il riconoscimento dall’Inail. Si chiamano “cause pilota”: un giudice deve decidere se i dieci anni sono effettivi, quasi sempre dopo aver nominato tecnici e periti. A seguire i lavoratori sono spesso i sindacati: con l’Orsa, il sindacato autonomo molto presente nel settore dei trasporti, ci sono una decina di casi.

Spiega Angelo Ciccone: “Ci sono persone che stanno aspettando da 15 anni, ma soprattutto abbiamo riscontrato una diversitĂ  di trattamento tra il Nord e il Sud. Nel Settentrione il riconoscimento degli anni di esposizione è stato ottenuto con maggiore facilitĂ , senza la necessitĂ  di passare alle vie legali. Ed è questa la cosa che amareggia di più, soprattutto perché stiamo parlando di Santa Maria la Bruna”. Sì perché l’officina dove avviene la manutenzione dei rotabili di Trenitalia è un simbolo della lotta al minerale killer. Nel lontano 1989 i lavoratori iniziarono una battaglia dura per denunciare la grave pericolositĂ  dell’amianto. Tracce di questa sostanza si erano riscontrate nei polmoni di due impiegati e a Santa Maria La Bruna le condizioni di lavoro degli operai addetti alla scoibentazione delle vetture ferroviarie non garantivano nessuna sicurezza.

Ci furono ben 45 giorni di occupazione dello stabilimento. Fu il pretore di Firenze, Beniamino Deidda, giĂ  titolare di un’inchiesta sul rischio amianto, a sbloccare la situazione, sequestrando l’officina. “Da allora lo stabilimento di Santa Maria la Bruna è diventato un esempio da seguire, un caso. Una sentenza stabilì che quei 45 giorni di mobilitazione dovevano essere pagati e, successivamente, fu creata una zona protetta e si isolò la porzione di officina interessata dalla presenza di amianto”, continua Ciccone. Ma molti fronti restano aperti e il riconoscimento previdenziale è uno di questi. Ci sono i casi limite: Ciro P., dopo 31 anni sui treni e una ventina a Santa Maria la Bruna ha ottenuto il riconoscimento di 9 anni e sei mesi. È a un passo dal traguardo e sta aspettando, come altri, che arrivi la sentenza.

Ma c’è pure chi non ha avuto questa possibilitĂ : quelli dell’Orsa mostrano il certificato di un loro collega, morto di mesotelioma. Ciccone, poi, non ha dubbi: la questione dell’amianto è tuttora apertissima. Spiega: “I recenti avvenimenti, soprattutto quelli legati allo sversamento illegale di rifiuti, dimostrano che di amianto si deve ancora parlare. Noi chiediamo uno screening dei lavoratori di Trenitalia che si sono ammalati, anche se l’azienda ha comunque fatto dei passi avanti rispetto al passato sul tema della tutela della salute”.

Festa Forze Armate e Unità nazionale. A Ottaviano il sottosegretario alla Difesa Alfano

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Il sindaco Luca Capasso: “La presenza del sottosegretario Alfano ad Ottaviano è il segno di una piena sinergia tra il Comune e le altre istituzioni, una intesa che ci inorgoglisce”

Il sottosegretario alla Difesa, onorevole Gioacchino Alfano, interverrĂ  alla giornata della Forze Armate e dell’UnitĂ  nazionale organizzata dal Comune di Ottaviano e dal locale circolo “Combattenti e Reduci”. La manifestazione si terrĂ  domani, 3 novembre, con raduno presso la sede comunale. Il programma prevede alle 9,45 un corteo dalla sede del circolo “Combattenti e Reduci” con arrivo alle 10 presso la chiesa di San Francesco, dove verrĂ  celebrata la messa solenne. Successivamente, il sindaco Luca Capasso, l’assessore alla cultura Marilina Perna e il sottosegretario Gioacchino Alfano provvederanno alla deposizione di una corona di alloro presso il monumento ai Caduti.

Una mattinata, intensa, dunque, resa ancora più importante dalla presenza di un rappresentante del Governo e delle istituzioni. Spiega il sindaco Luca Capasso: “Celebriamo nel migliore dei modi le Forze Armate e soprattutto il sacrificio di chi ha lottato per la nostra Patria e per l’unitĂ  nazionale. La presenza del sottosegretario Alfano ad Ottaviano è il segno di una piena sinergia tra il Comune e le altre istituzioni, una intesa che ci inorgoglisce”.