Stocco e baccalà conditi con qualche nota letteraria

“Lo stoccafisso immemore del Baltico”: è un verso di Domenico Rea. Ci dice che lo stocco è un piatto “nostro”, da tavolata di amici, da cercare nelle osterie in cui arrivano ancora gli odori della campagna.

 Nel 1870 I Comuni vennero costretti non solo a darsi un regolamento d’igiene, ma anche a farne rispettare almeno gli articoli più importanti. Clinici di gran nome, confortati dalle statistiche degli uffici sanitari, accusarono le operazioni di ammollo dello stocco e di salatura del baccalĂ  di generare infezioni e epidemie. Si offuscò la gloria del merluzzo conciato, che aveva conosciuto tempi felici nelle cucine dei monasteri e nelle “cantine“ che intorno ai Santuari aspettavano le torme dei pellegrini: cresceva, intanto, il consumo della carne e del pesce fresco.

Stocco e baccalĂ  non erano fatti per ispirare poeti e canzonettisti . Il 6 dicembre 1892 il “Mattino“, nell’annunciare la morte di Ciccio Cappuccio, “ ‘o signurino“, il capo dei capi della camorra, riconobbe che “la notizia ha messo, veramente, la costernazione in quanti son napoletani che ricordano i fasti della camorra di un tempo, i tipi più temuti e più fieri di questi eroi del marciapiede che danno ancora, con la semplice loro presenza, entusiasmi così vergini e così impetuosi ai piccoli ”palatini“ ed agli aspiranti alla mala vita.“. Ma si decise di non dire al pubblico “ costernato “ che Cappuccio era stato ucciso, in una trattoria di Mercogliano, da una abbuffata di stocco. Pareva una morte poco degna dell’ultimo “paladino“.

I “malandrini“ di Ferdinando Russo ignorano stocco e baccalĂ  e i guappi che si incontrano per il “dichiaramento“ nella “cantina“ di Babbasone, al Moiariello di Capodimonte, banchettano, scrive la Serao, con maccheroni, costolette di maiale, cacio di Crotone, “che sembra calce e brucia il palato“. Gravava su stocco e baccalĂ  anche la condanna dell’ Artusi: “Il baccalĂ  di Firenze gode buona reputazione e si può dire meritata perché si sa macerar bene, nettandolo spesso con un granatino di scopa, e perché…è anche tenero, tenuto conto della fibra tigliosa di questo pesce non confacente agli stomachi deboli: perciò io non l’ho potuto mai digerire.”. Salvatore Di Giacomo associa il baccalĂ  alla livornese a “una brodaglia rossastra“, e la Serao all’olio fritto, al salame rancido, all’aceto acuto.

Nelle pagine di De Roberto e nelle relazioni delle Commissioni parlamentari di inchiesta sulla provincia di Napoli e sulla Campania felice lo stocco all’insalata compare, di tanto in tanto, sulla tavola dei braccianti, e il baccalĂ  fritto è pietanza di Natale o della festa patronale. L’opera di Domenico Rea documenta lo stato della cucina vesuviana, sarnese e nocerina tra le due guerre mondiali. Gli elenchi del cibo servono a sollecitare e a fermare i ricordi dello scrittore e a rendere più vere le situazioni descritte ancorandole, attraverso il rapporto tra i personaggi e il mangiare, alla vitalitĂ  dei bisogni naturali. In “Gesù, fate luce“ il mendicante Piedidifico deve sostenere l’assalto dell’odore di prosciutto, “adorno di altri più solitari: formaggini, freschi e pecorini, salsicce al pepe e provoloni piccanti – dall’odore ne intuiva la forma – più procaci di natiche umane..”.

Ma ci sono due passi in cui Rea registra la fine della stagione infelice del baccalĂ  e dello stocco. Nel primo è descritto il “ il mangiare del nonno “ di Miluzza, la ninfa plebea: “era semplice“ : baccalĂ  in umido con patate, o trippa con patate, “o un’insalata di broccoli all’agro e per’e ‘o musso per secondo.” Nell’altro il ricordo del padre, che “era anche sensale, andava per le campagne e mangiava nelle osterie o sulle aie“, ispira a Rea la poesia “Mercato del pesce“: Acciughe di Sicilia nei barili/come armigeri in marcia alle Crociate./Lo stoccafisso immemore del Baltico. / “…

L’immagine fulminea rivela che c’è stata la svolta. Ai contadini che si avviano in massa a diventare “cittadini“, a inurbarsi, il baccalĂ  ricorderĂ  la “semplicitĂ “ della campagna, la civiltĂ  della terra madre fatta di valori nitidi e essenziali. E lo stocco, dimenticato il Baltico, riconquista “il diritto del suolo“, ritorna ad essere un piatto nostro, un piatto da tavolata di amici, un piatto da cercare nelle osterie in cui arrivano ancora gli odori della campagna, e in cui la cuoca è un’antica madre di famiglia, che il baccalĂ  lo spogna con le proprie mani e con l’arte che lei solo possiede, che è anche l’arte di dosare il limone, di “ stizzare “ le erbe perché esprimano con forza tutto il loro profumo, di “tirare“ il sugo in modo che asciughi quel certo odore, di cuocere il pane adatto a quel sugo.

E non ha senso discutere se stocco e baccalĂ  siano vicentini, genovesi, toscani, di Napoli, di Somma. Sono di tutti, sono “nostri“, appartengono ai principi comuni della nostra cultura, sono un alimento di mare che è diventato cibo essenziale dei contadini di pianure e di colline lontane dal mare. Per lo stocco e il baccalĂ  è tornata la stagione della gloria, perché sono un cibo “povero“: lo sono anche nelle osterie che oggi si fanno pagare un piatto di stocco. a caro prezzo: sono “poveri“ perché hanno un sapore assoluto, netto, un sapore essenziale. Di sostanza prima, a cui siano stati tolti tutti “gli accidenti“ e tutti i colori.

Questi alimenti “nostri“ chiedono il vino del territorio: se sei un vesuviano e mangi stoccafisso con patate e baccalĂ  arrostito su letto di verdure, sei obbligato a seguire il consiglio prezioso di Gimmo Cuomo: berrai il catalanesca.
(Foto: Gonsalvo Carelli, La trattoria delle Carcioffole sul fiume Sebeto)

L’OFFICINA DEI SENSI

Signora Cancellieri, dia retta alla sua sensibilità: si dimetta

E’ il modo con cui il ministro ha condotto la vicenda Ligresti che irrita l’opinione pubblica. La moglie di Cesare, disse Giulio Cesare, deve stare al di sopra di ogni sospetto. Sempre.

 Signora Cancellieri, partiamo dalla coda. Prima che al parlamento, lei dovrebbe dare qualche spiegazione agli Italiani.

Per due motivi: perché non so fino a che punto i parlamentari, alcuni dei quali sono stati eletti col metodo che lei sa, ci rappresentano: se ci rappresentassero veramente, non ci sarebbe bisogno di un governo di tecnici. E lei sa anche questo. Inoltre, molti parlamentari hanno, in questo momento, la luna di traverso: la cavolata del voto palese sull’on. Berlusconi quanti danni ha inferto al patrimonio della democrazia e al valore degli ideali ! Come si può pretendere che abbiano ‘ a capa fresca per preoccuparsi della vicenda Ligresti ?

Come materialista meccanicista, diffido della superficialitĂ  con cui in Italia si usa lo schema causa – effetto. Credo nella potenza e nell’ironia del caso. Il caso vuole che la signora le cui condizioni di salute tanto la preoccupano, signora Cancellieri, si chiami Giulia Ligresti e non Carmeluccia Esposito. Il caso, che è un demone maligno e teatrale, vuole che i Ligresti siano, e non da oggi, una famiglia potente, e, non da oggi, famosa: se i reati che hanno portato in carcere alcuni membri di essa siano una invenzione del caso, oppure no, non lo so: lei, che è amica della famiglia, che è stata prefetto ed è ministro di grazia e giustizia (mi perdoni l’uso della minuscola, ma non riesco a scrivere giustizia con la maiuscola, si blocca la mano..), lei, dicevo, lo sa meglio di ogni altro.

Il caso è stato così maligno da volere che suo figlio, in quanto direttore di Fondiaria Sai tra giugno 2011 e settembre 2012 (la Repubblica, 1/11/13), abbia avuto stretti rapporti con la famiglia Ligresti. Quale liquidazione egli abbia incassato al momento del congedo, è un pettegolezzo che non mi interessa: sono certo che la societĂ  in cui vivo è costruita sul merito, e ho imparato da Lombroso e da Sighele che qualitĂ  e virtù si trasmettono spesso per via di sangue e per l’influsso dell’ambiente. Non mi meraviglio dunque, e non grido allo scandalo, per il fatto che la così detta “casta“ – che termine improprio e volgare ! – risulta composta da nipoti, zii, nonni e fratelli.

Mi dispiace che i due vice capi del Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziari), Cascini e Pagano, siano “ furibondi “ per questa “montatura“, per questa “storia assurda“ che si è abbattuta su di lei, signora, e mi dispiace che la giornalista di “la Repubblica“ perda tempo a ricordarci che il sig. Cascini, “nota toga di Magistratura democratica“, è fratello di un PM di Roma, che è stato segretario di ANM. Mi dispiace, signora, che la sua amica Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti, sia a tal punto irritata contro i giudici e contro i politici da affidare anche al telefono la sua vibrante (da pronunciare come lo pronuncia Crozza) protesta: “Siamo in mano di chi ? Facciamo un colpo di Stato“. (la Repubblica, 1/11).

L’impulso mi spinge all’applauso: vorrei dire anche io, facciamo un colpo di Stato. Anche se non nella direzione della signora Fragni. Ma mi freno: non mi posso permettere tanta libertĂ . Se lo dico io, mi becco una denuncia per incitamento all’insurrezione armata: giustamente me la becco, perché la legge è uguale per tutti. Ma è il dopo che forse non è uguale: se mi chiudono in cella, non so a chi rivolgermi. Leggo che la signora Fragni, parlando a telefono con una persona amica, se la prende anche con qualcuno che si è fatta sentire “ solo adesso. Ma non ti vergogni? Ma tu che sei lì perché ti ci ha messo questa persona… Ecco, capito?“. Noi, miseri mortali, non capiamo. Mio zio diceva “Sono cose loro“.

Aggiunge l’irritata signora: “Sono stati capaci di mangiare tutti, dai politici ai manager.” (La Repubblica, 1/11). A Napoli diciamo che carcere e malattia fanno capire chi è amico vero, e chi no. E dunque, signora, ha fatto bene a preoccuparsi delle condizioni di salute di Giulia Ligresti: non faccio fatica a credere che lei si sarebbe interessata, o si è giĂ  interessata, anche di Carmeluccia Esposito. Del resto, la Procura di Torino, con una nota indirizzata al giornale “la Repubblica“, ha tagliato la testa al toro: Giulia Ligresti ha ottenuto gli arresti domiciliari non “per circostanze esterne di qualunque natura“, ma “per le condizioni di salute verificate con consulenza medico – legale e per l’intervenuta richiesta di patteggiamento.”. (la Repubblica, 1/11).

Signora Cancellieri, dal momento che le condizioni di salute della signora Ligresti erano oggettivamente preoccupanti, lei avrebbe dovuto dire subito, apertamente, che se ne stava interessando, che era obbligata a farlo dall’umanitĂ  e dall’ ufficio. Avrebbe dovuto chiarire subito ogni aspetto della questione , perché i Ligresti sono suoi amici, perché la recente storia delle carceri è macchiata dal sangue dei suicidi, perché non crediamo più nelle istituzioni. Questo sgangherato Paese può sopportare un ministro dell’interno che, mentre agenti stranieri scorrazzano per la capitale e rapiscono donne e bambini , va in Parlamento, dichiara: “ Non mi hanno informato “ e resta al suo posto.

Ma non può permettersi che venga ancora intaccato l’ultimo pilastro del sistema rimasto in piedi, anche se è un pilastro vacillante: la fiducia nella giustizia. Se lei, signora, valutando attentamente tutte le circostanze e considerando gli umori del Paese, avesse subito illustrato in pubblico le ragioni , la coerenza e la necessitĂ  dei suoi atti, avrebbe zittito non dico tutti i sospettosi e tutti i mormoratori, -che è cosa impossibile -. ma un buon numero di essi certamente sì.

Lei, signora, “sensibilizzò“ i vice capi del Dap perché si occupassero della signora Ligresti (la Repubblica, 31/10) e fece bene. Ma avrebbe fatto ancora meglio, se si fosse preoccupata anche della sensibilitĂ  degli Italiani. Lei, invece, non ha parlato alla gente, ha taciuto anche dopo il 22 agosto, giorno in cui è stata interrogata dai pm di Torino sul suo colloquio telefonico con Antonino Ligresti (la Repubblica, 31/10). Come ha potuto pensare che la cosa sarebbe rimasta incartata nel silenzio? Cosa immagina che pensi, di questa storia e dei suoi protagonisti, la maggioranza degli Italiani?

Signora, commentando una complicata vicenda privata Giulio Cesare indicò uno dei cardini del rapporto tra potere e opinione pubblica: “La moglie di Cesare deve stare sempre al di sopra di ogni sospetto.”. Il politico che, anche per la sua imprudenza o per la sua ingenuitĂ , si tira addosso uno scroscio di sospetti, può porre riparo all’ errore e alle sue conseguenze in un solo modo. La sua sensibilitĂ , signora, le dirĂ  qual è questo modo.
(Foto: R. Magritte, L’amico intimo, 1958)

LA STORIA MAGRA

M5S presenta una mozione su Terra dei fuochi

0
Il gruppo pentastellato ha presentato alla Camera un documento con il quale esorta il Governo ad impiegare l’esercito per bloccare gli sversamenti illeciti dei rifiuti.

 Il Movimento 5 Stelle ha prodotto una mozione presentata ieri nell’Aula di Montecitorio attraverso la quale chiedono al Governo centrale di impiegare l’esercito per bloccare lo sversamento illecito o di combustione dei rifiuti nella terra dei fuochi, area campana martoriata dalla monezza illegale.

Il documento dei grillini impegna il Governo a "porre in essere tutte le forme di controllo incisivo del territorio campano atte a far cessare il criminale e illecito sversamento di rifiuti tossici in zone agricole e ad alta densitĂ  abitativa", compreso, appunto, l’uso dell’esercito per evitare illeciti. E chiede all’esecutivo di "intraprendere gli improrogabili interventi di messa in sicurezza delle aree che possono essere recuperate e alla conseguente bonifica del territorio campano, al fine di cercare almeno di limitare i danni di decenni di scellerate politiche di gestione ambientale del territorio".

Si chiede inoltre anche "una massiccia campagna di indagini epidemiologiche di approfondimento" e si torna a esigere dalla Regione Campania, tramite il pressing del governo, l’istituzione del "Registro tumori regionale quale strumento imprescindibile per definire in maniera chiara e ufficiale il grave stato di salute del territorio". Con la sua mozione il M5S impegna il governo "ad assumere iniziative normative per consentire ai comuni interessati l’allentamento del patto di stabilitĂ , indispensabile con riferimento esclusivamente ai capitoli relativo alla realizzazione di tali interventi in ambito ambientale (monitoraggio, rimozione rifiuti abbandonati e loro corretto smaltimento)".
(Fonte foto: Rete Internet)

Per migliaia di disabili italiani l’inclusione scolastica è ancora lontana

Malgrado gli innumerevoli sforzi umani ed economici per favorire una cultura inclusiva, continuano, all’interno delle aule scolastiche, le differenze tra alunni normodotati e disabili.

 È una realtĂ , ormai da anni, il ruolo italiano all’interno delle politiche scolastiche internazionali sull’integrazione degli allievi con disabilitĂ .

Evidenziate le criticitĂ  ed affinati gli obiettivi, adesso si discute con grande interesse sul concetto di paradigma inclusivo, ovvero come spostare l’asse dell’accoglienza sugli interventi atti a consentire la partecipazione allo studio e alle attivitĂ  propedeutiche dei diversamente abili. Tutto questo, quindi, in una continua ricerca, da parte della scuola italiana, di rinnovare la propria struttura in modo tale da poter includere tutti.
Ovviamente i limiti sono tanti: strutturali, sistemici, culturali. Perdurano nelle scuole, ad esempio, le barriere architettoniche, una burocrazia asfissiante ed ottusa insieme alle difficoltĂ  educative che continuano ad aumentare.

Facendo riferimento a casi attuali per ricordare la drammaticitĂ  di alcune realtĂ  scolastiche italiane, basta riportare alla memoria la vicenda di Mugnano, un Comune in provincia di Napoli, dove alcuni genitori di alunni cosiddetti "normodotati" avrebbero richiesto il cambio classe dei propri figli per la presenza in aula di un allievo affetto da una forma di autismo.
E spostandoci più su dello stivale, precisamente nel vicentino, la cronaca, attraverso le immagini di un video a dir poco agghiacciante, ci testimonia di un’insegnante di sostegno e di una sua assistente che usano violenza fisica e verbale nei confronti di un ragazzo disabile completamente inerme.

In conclusione, così come in apertura di articolo, dove si è sottolineato lo sforzo dell’istituzione scolastica nel colmare il gap che vede ancora esclusi troppi alunni con problemi di disabilitĂ , non ci resta che sperare in un notevole miglioramento della situazione, in quanto, ancora oggi, risultiamo non degni di una nazione che si proclama civile e solidale.
(Fonte foto: Rete Internet)

Scriveteci al seguente indirizzo di posta elettronica: mobasta2012@gmail.com

LA RUBRICA

A Sant’Anastasia arrivano i nonni vigili

0
Pubblicato il bando per la partecipazione al servizio messo a disposizione dall’ente vesuviano.

 L’Amministrazione Comunale, nell’ambito delle iniziative di sussidiarietĂ  orizzontale finalizzate al miglioramento del rapporto “Comune-ComunitĂ ”, rifacendosi all’art. 8 della Legge Regionale n. 21 del 1989 ed alla deliberazione di Consiglio Comunale n. 16 del 1996, al fine di garantire maggiore sicurezza agli alunni e nell’ottica di ridurre i pericoli durante l’entrata e l’uscita dalle scuole dislocate sul territorio comunale, intende avvalersi della figura del “Nonno Vigile”, così come contemplato dalla Legge.

"E’ un servizio previsto in fase di approvazione del riequilibrio del bilancio e che vogliamo assicurare agli studenti impegnando i nostri cittadini pensionati, che tanto possono dare alla collettivitĂ . Partiamo con una fase sperimentale su tutti i plessi, con l’obiettivo – dice l’assessore al decentramento e periferie, Lucia Barra – anche di capire il grado di soddisfazione dell’utenza e degli stessi anziani che saranno impegnati come nonni vigili".

Il servizio consiste nell’attivitĂ  di vigilanza presso le scuole cittadine negli orari di entrata e di uscita degli scolari (in fase sperimentale per il mese di novembre e dicembre 2013).
L’Ente ha pubblicato un apposito Bando rivolto ai pensionati residenti, di etĂ  compresa tra i 65 ed i 75 anni, per selezionare un numero totale di 12 unitĂ .
Le domande dovranno essere consegnate presso l’Ufficio Protocollo dell’Ente, a pena esclusione, entro e non oltre le ore 18:00 del giorno 7.11.2013.

La documentazione occorrente è: istanza (da richiedere presso l’Ufficio Politiche Sociali o da scaricare attraverso il sito istituzionale); copia fotostatica del documento di identitĂ  personale in corso di validitĂ ; modello ISEE anno 2013; autocertificazione attestante lo stato di pensionato; autocertificazione attestante di non avere precedenti penali o procedimenti penali pendenti; certificato medico per idoneitĂ  psico-fisica in relazione all’incarico che si dovrĂ  svolgere.
Tra i requisiti della selezione, importanti saranno il reddito ISEE e la residenza più vicina al plesso scolastico; sarĂ  data precedenza agli anziani con un’etĂ  minore ed un compenso pro-capite di € 10,00 lordi giornalieri.
(Fonte foto: Rete Internet)

Mariglianella celebra il 4 novembre

0
Domenica mattina è stata apposta la Corona d’alloro alla Lapide dei Caduti della Grande Guerra per la Celebrazione del 4 Novembre.

 Domenica mattina a Mariglianella in Piazza Vittorio Veneto presso la Lapide dei Caduti della Grande Guerra (1915-1918) è stata apposta una Corona d’alloro commemorativa del “4 Novembre” con una cerimonia predisposta dall’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Felice Di Maiolo. La delegazione comunale era composta dal Vicesindaco, Assessore Michele Rescigno, dal Presidente del Consiglio, Rocco Ruggiero, dal Consigliere Comunale Francesco Sansone con l’accompagnamento del Vigile Urbano Agostino Castaldo in rappresentanza del Comando di Polizia Municipale diretto dal Tenente Andrea Mandanici.

Per l’occasione celebrativa è stato affisso anche un manifesto a firma del Presidente del Consiglio, Rocco Ruggiero, per condividere con la Cittadinanza una riflessione istituzionale sullo storico evento bellico mondiale ricordato nel 95esimo Anniversario della Vittoria dell’Italia:

«Il 4 Novembre, per il nostro Paese, è un giorno ricco di significato e di storia. Il 4 novembre 1918, infatti, segnò per l’Italia la fine della prima guerra mondiale: con la firma dell’armistizio a Villa Giusti, veniva sancita la sconfitta delle truppe austriache dopo l’affermazione italiana sul Piave e nella battaglia campale di Vittorio Veneto; la conclusione della Grande guerra decretava il compimento di quell’unitĂ  nazionale invocata dai padri del Risorgimento. Ci vollero dunque quattro anni di una guerra sanguinosa, 650 mila morti, mezzo milione di mutilati, la disfatta di Caporetto, anni di trincea sotto i mortai e poi la riscossa del Piave, per fare, del nostro, un popolo e dell’Italia una nazione unita.

Il 4 Novembre, oggi, viene ricordato per celebrare l’Unita Nazionale e le Forze Armate. A nome di tutto il consiglio comunale ritengo che il modo migliore di onorare tale ricorrenza sia quello di rivolgere un pensiero al passato ma con lo sguardo verso il futuro, affinché i valori alti e nobili dell’unitĂ  nazionale siano sempre più un comune sentire, un imprescindibile patrimonio culturale: un paese è grande solo se è unito, e solo uniti è possibile risollevarsi dalla terribile crisi che, ormai da anni, sta paralizzando le economie di tutto il mondo.

Festeggiare le Forze Armate significa, oggi come in passato, riflettere sul loro ruolo fondamentale e decisivo nei vari scenari internazionali: i nostri militari, in rappresentanza di tutto il Paese, e non senza sacrifici di vite umane, sono impegnati all’estero per il compimento di importanti quanto complicate missioni di pace. A tutti i nostri ragazzi che indossano la divisa giungano la nostra profonda riconoscenza, la nostra solidarietĂ  e la nostra vicinanza. Il 4 novembre, nel lontano 1918, ha scritto e segnato una indelebile pagina di storia; oggi, invece, il 4 novembre rappresenta la speranza degli Italiani, che, rispettando l’UnitĂ  Nazionale quale valore assoluto e onorando le Forze Armate, desiderano rialzarsi per affrontare e vincere tutte le sfide che il Futuro riserverĂ  al nostro Grande Paese».
(Fonte foto: amministrazione comunale di Mariglianella)

Terzigno, qualcosa si muove, ma non troppo!

0
Era da tempo che ci chiedevamo che fine avesse fatto la spazzatura in via Campitelli e per questo, con la cocciutaggine che ci caratterizza, siamo tornati lì, a distanza di quattro mesi, a dare un’occhiata allo stato delle cose.

 In effetti qualcosa di positivo c’è ed è quello che i famigerati sacconi bianchi, quelli che per mesi, se non anni, sostavano in Piana Tonda e in via Campitelli Vecchia, ora non ci sono più. Finalmente l’obbrobrio, che rischiava di divenire parte del paesaggio, è stato rimosso. A onor del vero va detto che, se si va più a fondo e ci si inoltra un po’ nella pineta, ci si renderĂ  conto che qualche saccone se lo sono dimenticato ma confidiamo nel pronto intervento dell’amministrazione per completare l’opera.

Veniamo comunque a sapere che la rimozione dei sacconi è stata fatta lo scorso luglio ad opera del comune di Terzigno e non dalla societĂ  in house SOGESID come sperava in particolar modo l’amministrazione terzignese la quale s’è invece vista costretta, anche per una denuncia da parte del Corpo Forestale dello Stato, a rimuovere i quintali di immondizia differenziata presente in via Campitelli. Va detto anche che da differenziare, in quei sacconi, c’era ormai ben poco poiché erano giĂ  stati alleggeriti di quel rifiuto nobile, quale vetro e metallo. Probabilmente saranno stati asportati e venduti da chi sfrutta prontamente le occasioni che gli si presentano, e ovviamente non parliamo della pubblica amministrazione.

L’ingiunzione della Forestale, tesa ad evitare il rischio di incendio che comportava la presenza di quel materiale in quei luoghi, dava all’amministrazione 30 giorni per pulire l’area in questione. Cosa che ha fatto spendendo 6.000 euro di “tasca propria” e che si spera non si vogliano strategicamente addossare ai cittadini e le loro relative tasse come un certo tipo di stampa partigiana paventava. Anche perché il precedente sindaco avrebbe dovuto farlo almeno un anno prima, spendendo molto meno ed evitando una denuncia.

Inutile dire che tutto il resto, tutto quello che i sacconi non contenevano, è sparso, indifferentemente, ancora per la pineta. Tra i pini, e in particolar modo in via Campitelli Vecchia, esiste un vero e proprio campionario del rifiuto, dove è possibile riconoscere, ancora delimitato dal nastro rosso e bianco, quello speciale e pericoloso, segnalato dai volontari della manifestazione di Let’s do it Vesuvius dello scorso giugno. Allo stato attuale sappiamo che la SOGESID ha appaltato a due societĂ , una di Roma e una di Manocalzati, la rimozione dei rifiuti sul territorio comunale per un ammontare netto di 1.500.000 euro. È previsto anche un impianto di videosorveglianza, per una spesa di 900.000 euro e in futuro, anche la bonifica di cava Ranieri.

Risulta chiaro che bonificare un territorio esteso e inquinato come quello di Terzigno non è cosa facile ma allo stesso tempo si spera che il tempo dei palliativi e delle azioni pro forma sia terminato. Auspichiamo che l’amministrazione di Terzigno s’impegni a consegnare alla cittadinanza e al Vesuviano una cittĂ  degna di questo nome.

VIDEO 

CARRELLATA FOTOGRAFICA

Volla. Il sindaco Guadagno revoca a Festa l’incarico di assessore

0
Volano gli stracci tra l’ex assessore all’Urbanistica ed il sindaco Guadagno che afferma: “Decisione presa per rendere ancora più celere l’iter finalizzato all’adozione del nuovo Piano urbanistico che seguirò in prima persona”.

 In merito a quanto accaduto durante la seduta di Consiglio Comunale di lunedì 28 ottobre scorso, il Sindaco Angelo Guadagno – insieme a tutte le forze politiche espressione della maggioranza consiliare – intende respingere con forza le accuse mosse in aula dall’Assessore all’urbanistica Riccardo Festa. “Le dichiarazioni rese dal componente dell’esecutivo – ha spiegato il Capo del Governo cittadino – sono da considerarsi totalmente mendaci, prive di qualsivoglia fondamento e soprattutto tendenti ad una intollerabile mistificazione dei fatti e degli avvenimenti”.

A giugno 2012, a seguito della vittoria elettorale conseguita con oltre il 60% dei suffragi, la Fascia tricolore vollese scelse di far entrare l’architetto Festa nella sua squadra di governo affidandogli, tra le altre, la delega all’Urbanistica: una delega tanto importante quanto delicata e determinante l’assunzione del grande onere di operare affinché si giungesse in tempi celeri alla realizzazione di un nuovo Piano Urbanistico Comunale per la cittĂ  di Volla. L’approvazione di uno strumento urbanistico ex novo è infatti risultato uno dei punti caratterizzanti il programma elettorale della coalizione di centrosinistra che ha sostenuto il primo cittadino in carica.

Un vero e proprio impegno solenne preso non solo con il proprio elettorato ma con tutta la cittadinanza, che l’attuale Governo ha da sempre, giĂ  negli anni di ferma opposizione all’amministrazione di centrodestra, ritenuta meritevole di uno strumento di pianificazione, che da un lato garantisse uno sviluppo ordinato ed armonico della cittĂ  e dall’altro permettesse una nuova edificazione a vantaggio soprattutto di quei tanti piccoli proprietari che da anni attendono di poter realizzare un’abitazione per se ed i propri figli nel rispetto della legge.

L’Architetto Festa ha avuto a disposizione – godendo sempre dell’incondizionata fiducia del primo cittadino (nonostante la mancata rappresentanza in Consiglio Comunale di ‘Sinistra Ecologia e LibertĂ , partito di riferimento dell’Assessore) – quattordici mesi di tempo per tramutare l’indirizzo politico delle forze di maggioranza e del primo cittadino, in una proposta di Piano che garantisse a tutti i nuovi interventi edificatori di partire contestualmente, che consentisse una quanto più equa distribuzione degli indici di edificazione, che favorisse il più possibile gli interventi diretti anziché la pianificazione attuativa (i cosiddetti P.U.A.), che permettesse la coincidenza tra il Piano strutturale ed il Piano programmatico-operativo, che garantisse la realizzazione di nuove opere pubbliche su tutto il territorio e non solo in alcune sue parti.

Dopo oltre un anno di Amministrazione non si può non prendere atto che l’idea di Piano urbanistico alla cui realizzazione concreta risulta essersi prodigato l’architetto Festa risulta mal conciliante ed incompatibile con l’indirizzo politico dettato in modo inequivocabile dal Sindaco e dalle forze di maggioranza (Partito Democratico e Lista civica “Verso il futuro”). Per tale motivo, il primo cittadino Angelo Guadagno, in data 4/11/2013, ha sottoscritto il decreto sindacale con il quale ha revocato all’Architetto Riccardo Festa l’incarico di Assessore che gli aveva conferito in precedenza.

Contestualmente, Guadagno ha deciso di curare personalmente gli affari inerenti i settori Urbanistica, Lavori pubblici ed Edilizia scolastica che fino a questo momento aveva delegato all’ex assessore Festa. “Una decisione – ha commentato il sindaco – presa nella consapevolezza che per rendere ancora più celere l’iter finalizzato all’adozione del nuovo Piano urbanistico la relativa azione politico-amministrativa dovrĂ  essere seguita in prima persona proprio dal sottoscritto”.
(Fonte foto: Comune di Volla)

Futuro Remoto 2013, Città della Scienza riparte

Per la prima volta dopo il rogo dello scorso 4 marzo, la ventisettesima edizione dell’appuntamento annuale con Futuro Remoto.

 Vedere i battenti dei cancelli di CittĂ  della Scienza aperti, poter oltrepassare quell’ingresso, procura emozione. Si riparte, e a suon di festa. Il 7 novembre CittĂ  della Scienza è pronta per accogliere la ventisettesima edizione di Futuro Remoto, e – che sia un caso? – l’argomento trattato in questa importante edizione di Futuro Remoto sarĂ  il cervello.

Saranno dieci giorni di mostre, conferenze, spettacoli, convention con ospiti internazionali, divertimento e attivitĂ  organizzate anche per i più piccoli. Futuro Remoto 2013 vuole essere per tutti l’evento che testimonia un traguardo raggiunto. «CittĂ  della Scienza riapre con Futuro Remoto» afferma Enzo Lipardi, il braccio destro del presidente della fondazione Vittorio Silvestrini. Ed annuncia l’imminente firma dell’accordo di programma per la ricostruzione. «L’appuntamento è per il 19 novembre, a Roma. Il ministro per la Coesione territoriale, Trigilia, ha convocato il presidente della Regione Stefano Caldoro, il sindaco de Magistris, il presidente di Idis Silvestrini. Sono le ultime battute prima della firma dell’accordo che stabilirĂ  la data di inizio della ricostruzione».

In particolare, camminare all’interno di un modello del cervello e vedere la sua attivitĂ  elettrochimica rappresentata come una tempesta di fulmini; sperimentare come il cervello controlla i riflessi e l’equilibrio; esplorare i meccanismi del sonno giocando con un videogame che mostra come il sonno ‘ricarica le batterie’ dell’uomo; provare attraverso la realtĂ  virtuale la sindrome dell’arto fantasma: saranno queste soltanto alcune delle esperienze offerte dalla mostra. Gli eventi scientifici, inerenti la mostra ‘Brain’, saranno a cura di Alessandro Cecchi Paone.

L’evento sarĂ  inaugurato dallo scienziato Richard Wolker dello Human Brain Project europeo, che terrĂ  una conferenza su un progetto che ha dell’incredibile: Richard Walker espliciterĂ  la realizzazione di un computer in grado di svolgere le funzioni primarie del cervello, quali pensare, ricevere e dare stimoli, provare emozioni. A seguire, la mostra Futuro Remoto toccherĂ  le più vaste argomentazioni per famiglie, studenti, appassionati di scienza, mentre, per i più piccoli è stato pensato “Dinosaur eggs and babies”.

Insomma, un programma pensato veramente per tutti, al quale i maggiori esponenti del polo scientifico invitano a non mancare.
(Fonte foto: Rete Internet)

CAMPANIA CONTEMPORANEA

A Nola le elezioni del congresso del Pd

0
Con la intensa partecipazione degli iscritti, sabato 26 ottobre il circolo PD locale ha eletto i nuovi componenti del Coordinamento cittadino.

 Sabato 26 ottobre presso la sede del circolo in Via Tansillo n. 13 si è celebrato il Congresso comunale del Partito Democratico di Nola. I lavori, dopo le dovute formalitĂ , si sono sviluppati in un clima disteso e pacato. Si è giunti alla proclamazione all’unanimitĂ  dei nuovi componenti del Coordinamento, in seguito a una sorprendente qualitĂ  di discussione dell’assemblea.

Sono stati eletti Raffaella Mauro, Presidente del Circolo e Francesco Pierno, nuovo Coordinatore. Ad affiancare Francesco Pierno sarĂ  un rinnovato direttivo formato da: Paolino Ambrosio, Carmine Avella, Giuseppe Di Lauro, Esposito Salvatore, Carlo Fusco, Ferdinando Giampietro, Maria Pia Napolitano, Paolino Napolitano, Domenico Notaro, Luigi Pappalardo, Teresa Pizzella, Gaetano Profeta, Alessio Scala, Salvatore Velardi, Eduardo Zorzetti. Attraverso “la LibertĂ , l’Uguaglianza, la Fratellanza che hanno necessitĂ  di riprendere vigore e concretezza e che hanno il bisogno di tramutarsi nel quotidiano vivere civile nel diritto al Lavoro, alla Giustizia e alla SolidarietĂ ” ha dichiarato Pierno, “si può avere la rinascita e il rinnovamento della cittĂ  di Nola e dell’intero territorio nolano”.

Il nuovo Coordinatore ha inoltre affermato che “la riorganizzazione della sezione di Nola deve necessariamente passare attraverso il connubio dei principi fondamentali dell’essere democratico con i principi fondamentali dell’essere nolano, attuando quel vincolo ai territori, non solo geografici ma innanzitutto umani, che, a oggi, appaiono essere l’unica, vera, rivoluzionaria, innovatrice spinta al cambiamento del governo della cittĂ .

Nuove istanze, nuovi linguaggi, nuovi elementi di aggregazione possono prendere forma e legittimitĂ  solo in realtĂ  geografiche come quella nolana, dove lo storico predominio del Centro Destra ha annullato i cardini civili e democratici, dove i temi politici fondanti del vivere comunitario, quali il lavoro, l’ambiente, la solidarietĂ , la legalitĂ , la cultura, hanno lasciato spazio a incompetenza, incapacitĂ , illegalitĂ , inciviltĂ , inquinamento, povertĂ ”.

La sezione del Partito Democratico di Nola si propone di raggiungere tutti i cittadini nolani, tutte le associazioni del territorio, tutti i Sindacati impegnati nella tutela dei lavoratori, tutti gli Ordini professionali, tutte le Associazioni imprenditoriali del comprensorio, e a loro propone un’aggregazione di energie, di progetti, di esperienze e di testimonianze, affinché si possa avviare nella realtĂ  nolana una vera e concreta azione di CAMBIAMENTO e di RINNOVAMENTO, affinché si dia l’ALTERNATIVA POSSIBILE a questa cittĂ .