L’area nolana risponde all’appello di Fiume in Piena

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In vista della manifestazione di sabato 16, il Forum Area Nolana ha riunito tutti i movimenti locali che andranno a fondersi in Fiume in Piena, giunto ad oltre cento adesioni.

 Prova generale in vista della grande manifestazione di sabato 16 novembre a Napoli. Ieri sera il Forum Ambiente Area Nolana ha riunito in un’assemblea pubblica tutti i comitati e le associazioni locali di difesa del territorio per accordare sotto la condivisa proposta del movimento Fiume in Piena tutte le istanze sollevatesi da ogni dove della Terra dei Fuochi, compresa, appunto, l’area nolana.

La bonifica dei territori avvelenati dagli sversamenti illeciti di rifiuti, l’opposizione ad ogni tipo di trattamento a caldo dell’immondizia e un controllo maggiore del territorio sono i principali obiettivi comuni, sostenuti da più voci durante la stessa assemblea. Come quella di Stefano Kenji di Link Napoli, movimento studentesco che ha affermato: "Le responsabilitĂ  del biocidio sono della camorra, ma non solo. Il nostro sistema di sviluppo produce più di quanto possiamo smaltire ed è impensabile che proprio nelle universitĂ  non si studino modelli che possano sanare questo problema. Lavoro e studio non sono rivendicazioni separate da quella del diritto alla vita. C’è un solo grande tema: riappropriarci del nostro futuro, delle nostre scelte e poterle fare qua".

Una posizione non lontana da quella di un veterano per la Terra dei Fuochi, Lucio Righetti di Cittadini campani per un piano alternativi rifiuti: "Per noi c’è un disegno enorme che porta al massacro e se qualcuno ancora non lo sapeva, le sessantaquattro marce tenutesi nelle province di Caserta e Napoli l’hanno finalmente reso pubblico. Dobbiamo svegliarci e non fidarci della politica, che su questo business dei rifiuti ha investito milioni di euro. Siamo in guerra, con intelligenza dobbiamo organizzarci e costruire un fronte comune di competenze che da qui a venti anni lottino contro un sistema che è assassino nei nostri confronti – ha detto Righetti – la manifestazione del 16 sarĂ  un punto di partenza da cui non ci dobbiamo tirare indietro. Questa guerra ha bisogno di tutti".

Tra i presenti alla riunione nolana anche un geologo mariglianese, pure lui da anni impegnato nella difesa del territorio, che ha commentato i suoi studi compiuti sui pochi dati resi noti dall’Arpac: "I dati ambientali sono poco o per niente accessibili ai cittadini e le informazioni che l’Arpac rende pubbliche in Campania non sono come quelle messe a disposizione nelle altre regioni d’Italia – ha dichiarato Salvatore De Riggi – Dai dati aggiornati al 2010 si può vedere che il monitoraggio delle acque piane di Boscofangone è limitato ad un solo pozzo, quello relativo all’area del Cis. Un solo pozzo in una zona che da almeno quindici anni è soggetta a sversamenti tossici. Così come al 2008 risale un’indagine importante come Mivis, relativa alle anomalie termiche del suolo per indagare le aree sospette. Un progetto serio che però non ha avuto seguito: quanti raccolti si sarebbe potuto evitare che andassero in giro in cinque anni!".

Anni di riunioni, pacifiche proteste e ricerche che sfoceranno dunque nella manifestazione di Napoli, in programma il 16 alle 14,30 da piazza Mancini, organizzata dopo quella studentesca indetta per venerdì 15 e prima dell’assemblea che si terrĂ  domenica 17 a Piazza del Plebiscito, punto d’arrivo di Fiume in Piena. Oltre cento i movimenti, anche di ambito nazionale, che hanno giĂ  dato la loro adesione, tra cui i gruppi riuniti dal Forum Area Nolana, che in vista di sabato hanno organizzato un pullman per permettere a quanti lo desiderino di raggiungere Napoli.

Tra gli argomenti toccati durante la riunione, infine, anche l’aggressione mediatica che sta danneggiando l’agricoltura campana, uno dei casi che comporrĂ  la proposta di Fiume in Piena: "Non vogliamo sistemi di emergenzialitĂ , che in passato hanno arrecato solo danno al nostro territorio – ha dichiarato Vincenzo Forino, portavoce del Forum Ambiente Area Nolana – Piuttosto chiediamo la distinzione tra terreni inquinati e non per porre chiarezza in questa confusione di notizie che va a discapito dei piccoli contadini. Infine, chiediamo l’equiparazione dei reati ambientali a quelli di mafia".

Fiat, la Panda riaccende i motori

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Dopo il tonfo estivo, piccola ripresa delle vendite dell’utilitaria made in Pomigliano. Una sola giornata di cig prevista per lunedì 18 novembre. Ma il futuro resta incerto.

 Panda in ripresa, ordini in aumento nel periodo autunnale. Sono 114mila le Panda prodotte tra il primo gennaio e il 30 ottobre di quest’anno. Un dato che giĂ  ora fa registrare un aumento del 10 % rispetto a tutto il 2012, quando sono state realizzate 107mila unitĂ  dell’utilitaria made in Pomigliano.

Un segnale positivo che paradossalmente spunta dalla fase più nera della crisi dei consumi in Italia. Intanto le produzioni della grande fabbrica automobilistica partenopea sono in leggera ripresa dopo il tonfo estivo che ha determinato una settimana di cassa integrazione all’inizio di ottobre e un altro giorno di cig il 25 dello stesso mese. Una sostanziale paralisi dell’andamento produttivo in qualche modo resa meno traumatica dal ponte di Ognissanti, che ha fatto aumentare le pause della catena di montaggio. Ora però spunta la “ripresina” d’autunno, una cadenza in salita che sarĂ  frenata soltanto da un ennesimo, probabile, stop, quello previsto per il prossimo 18 novembre, lunedì. Fermata in cassa integrazione che però non è stata ancora confermata.

A ogni modo gli ordini della Panda sono in risalita. I dati relativi al 30 ottobre fanno segnare 88mila vetture immatricolate in Italia e altre 26mila all’estero. 114mila unitĂ  in tutto, vale a dire 7mila in più rispetto all’anno precedente. Ma il 2012 risulta migliore se si considerano anche le vendite della vecchia Panda prodotta fino all’anno scorso nello stabilimento polacco di Tichy. In questo caso il segno per Pomigliano è negativo, visto che gli ordini complessivi dello scorso anno, vale a dire compresi quelli del modello slavo, superano del 25 % le produzioni attuali. Comunque è sulla nuova utilitaria che si giocano le sorti produttive e occupazionali. Secondo le proiezioni del momento Pomigliano entro dicembre potrebbe superare la soglia della 140mila vetture prodotte.

Numeri che comunque non consentiranno il via libera al terzo turno, il turno di notte, l’unico strumento organizzativo finora immaginato per sbloccare la difficile situazione in cui versano i 1400 cassintegrati a zero dell’impianto, la cui posizione è alleviata di poco da uno sterile programma di rientro a rotazione: poche settimane nell’arco di un intero anno. Ma il tempo stringe. Il prossimo 31 marzo scadrĂ  la copertura della cassa integrazione straordinaria che sta tutelando l’occupazione dei 1400 cassintegrati di Pomigliano.

“E’ necessario senso di responsabilitĂ  per trovare soluzioni insieme – fa notare Gerardo Giannone, dipendente Fiat e responsabile dell’osservatorio “Classe Operaia” – Non è giustificabile il fatto che più di mille persone si trovino ancora in cig: ciò che conta sono la fabbrica e le sue produzioni. Intanto la politica e gli altri speculano sulle disgrazie”. Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic, spicifica che però “ le difficoltĂ  si inquadrano soprattutto nell’ambito di una situazione economica nazionale molto allarmante per cui, a questo punto, soltanto l’intervento del governo finalizzato al rilancio dei consumi potrĂ  dare un impulso effettivo alle produzioni. Ma su questo fronte – conclude il responsabile del sindacato maggiormente rappresentativo nella Fiat di Pomigliano – non si registrano ancora segnali concreti”.

Sostegno scolastico, si va verso la stabilizzazione di tutti i docenti

Sul tema del sostegno scolastico, il sottosegretario Rossi-Doria ha fissato le linee programmatiche in merito alla formazione dei docenti impegnati sul fronte disabilitĂ .

 L’azione educativa parte prima di tutto dalla persona e dal suo globale funzionamento. Questo è quanto stabilisce l’organizzazione Mondiale della SanitĂ .

Il MIUR, Ministero dell’Istruzione dell’UniversitĂ  e della Ricerca, attraverso la collaborazione di circa 600 scuole, sta portando avanti una sperimentazione che mira ad introdurre nella scuola italiana il modello ICF. Quindi, una proficua continuitĂ  con l’Intesa del 2008 per l’adozione del modello ICF di certificazione che copre l’intero territorio nazionale. “Il punto di forza dell’ICF – dichiara Rossi-Doria – è che consente al piano didattico di superare un approccio basato sulle menomazioni, per passare all’approccio, appunto, del funzionamento, basato sulle potenzialitĂ  e sulle capacitĂ , su quello che la persona può fare. Rispetto invece al contesto, i suoi concetti cardine sono quelli di "barriere" da azzerare e facilitatori da potenziare”.

Sulla questione della formazione dei docenti, poi, si dĂ  rilievo all’organizzazione di corsi specializzati da parte degli Uffici Scolastici Regionali che puntano non solo ai docenti di sostegno ma a tutti i docenti curricolari, di scuola primaria e secondaria. Inoltre, per essere più specifici nell’affrontare determinate patologie, è stato programmato un piano nazionale di formazione sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento. In appoggio a queste iniziative formative, sottolinea il sottosegretario, tra non molto partirĂ  anche un portale con un’area che comprenderĂ  diverse sezioni di approfondimento.

Inoltre, nel corso di un incontro con i giornalisti, il sottosegretario si è soffermato anche sull’istituzione di un Corso di specializzazione per il sostegno, con cadenza annuale, che offrirĂ  60 CFU pari a 1500 ore di impegno didattico fino ad arrivare a toccare un massimo di circa 300 ore di tirocinio. Per la formazione dei docenti muniti di curricolo, invece, sono previsti 30 CFU dedicati alle tematiche dell’inclusione.

Il futuro degli aspiranti insegnanti di sostegno, quindi, sarĂ  fatto di tanto studio teorico, tirocini e specializzazioni. Queste qui, saranno le uniche strade da percorrere per accedere all’insegnamento speciale affinché la continuitĂ  didattica sia costruita nell’ottica della qualitĂ  dell’istruzione.
(Fonte foto: Rete Internet)

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LA RUBRICA

Mi chiamo Gerardo e sono diverso:

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Da un’infanzia passata a giocare con le bambole, all’amore adolescenziale per Mattia. Gerardo racconta la sua diversitĂ  tra i pregiudizi insiti in una piccola realtĂ  come quella del nolano.

 Ha 15 anni e poca voglia di sorridere. E’ di spalle, gli occhi fissi al di lĂ  del vetro. Scruta con attenzione quei coetanei che, approfittando degli ultimi scorci di bel tempo, scendono in strada per dare due calci ad un pallone.

Ma Gerardo, (il nome è di fantasia), resta lì, immobile nell’antro buio della sua camera. Quello sguardo osservatore sembra interrogarsi sul perché di una simile diversitĂ . Di scatto si gira e mi invita a sedermi di fronte a lui, e quegli occhi lucidi mi raccontano di un’infanzia fatta di dissapori familiari e soldatini "barattati" per una bambola e un paio di rossetti. «Non è semplice per me parlare della mia condizione», esordisce Gerardo, «ma sento che è arrivato il momento di rompere il silenzio e dire basta ad una vita fatta di insulti e sguardi discriminatori». Non finisce nemmeno di pronunciare la frase che la voce si fa tremate per l’emozione, e così decido di aiutarlo, chiedendogli quando si è reso conto di esser gay…

«SarĂ  stato tra la seconda e la terza media che ne ho acquisito la certezza, ma in realtĂ  fin da piccolo avvertivo di essere diverso dai miei coetanei. Passavo ore ad osservare mia madre che si truccava… ero attratto dalla delicatezza del suo volto e dalla dolcezza dei suoi gesti. Scrutavo con attenzione ogni dettaglio e poi, di nascosto, mi chiudevo in bagno e facevo del mio meglio per imitarla. E quei pomeriggi d’infanzia, come dimenticarli. Mi divertivo a giocare con le bambole di mia sorella, la aiutavo a vestirle, a pettinarle e ricordo la perplessitĂ  nel volto di mio padre che invano ha tentato per anni di iscrivermi alla scuola calcio come mio fratello.

Quand’è che i tuoi sospetti sono diventati certezze?
«Te l’ho accennato prima. SarĂ  stato tra la seconda e la terza media, quando ho preso la mia prima cotta. Ricordo che i miei compagni di classe iniziavano a "correr dietro" alle ragazzine, emozionandosi per un bacio strappato a fatica che diventava spesso motivo di vanto con i ragazzi del gruppo. E più capitavano episodi del genere, e più io mi sentivo emarginato, escluso, perché non ne capivo il senso. Tutto questo fino a quando non ho incontrato Mattia. Per qualche strano motivo ero riuscito a convincere mio padre che il nuoto poteva essere più salutare rispetto al calcio e così in un pomeriggio di settembre mi recai alla piscina del mio paese.

Fu lì che lo vidi, e capii il senso del colpo di fulmine. Aveva braccia e gambe affusolate, che si muovevano in sincronia ad ogni affondo in vasca. Fu semplice diventargli amico. Mi aiutava negli allenamenti spronandomi sempre a migliorare. Ma soprattutto non era spaventato dalla mia "sensibilitĂ ", al contrario apprezzava la mia gentilezza e sembrava lusingato dalle mie attenzioni, al punto che baciarlo fu il gesto più naturale di questo mondo…».

Un’esperienza bellissima quella con Mattia che mostra come l’amore non sia succube di distinzioni di sesso. Di contro, invece, cosa ha significato combattere continuamente con i pregiudizi della gente?
«La definirei un’odissea, che forse non avrĂ  mai fine. E’ cominciata tra le mura di casa, dove l’amore seppur incondizionato dei miei, non è bastato ad accettare la mia diversitĂ  e continua a scuola, per strada, nei locali…

I miei atteggiamenti "effeminati" come qualcuno ama definirli, sono fonte di continui insulti e occhiatacce, al punto che spesso passo i miei week end chiusi in camera mia a leggere… E’ incredibile come un libro possa catapultarti immediatamente in un’altra dimensione, al punto da farti dimenticare, anche se solo per pochi istanti, la realtĂ ».

Nonostante ciò, tu hai deciso di venire allo scoperto e questa intervista ne è la prova. Che messaggio ti senti di lanciare a chi invece non ha avuto il tuo coraggio?
«Innanzitutto di accettarsi. Il giudice più severo siamo noi stessi, e spesso le ostilitĂ  nell’approccio con l’altro nascono dalla nostra incapacitĂ  di stimarci semplicemente per quello che siamo. E poi semplicemente di sorridere… La nostra non è una malattia, al pari degli altri abbiamo la possibilitĂ  di godere delle piccole sorprese che la quotidianitĂ  può regalare. Ed è proprio nella capacitĂ  di emozionarsi per ogni piccolo dono che la vita vorrĂ  farci, che risiede la forza e la dignitĂ  di ognuno di noi».
(Fonte foto: Rete Internet)

Contraffazione e abusivismo, Confcommercio: “Nucleo permanente contro il mercato del falso”

Un’azione congiunta di istituzioni, forze dell’ordine, organi di controllo e organizzazioni imprenditoriali, che miri ad intensificare i controlli in materia di contraffazione e abusivismo. Pietro Russo, presidente di Confcommercio, lancia la sfida.

 "Napoli è la capitale della contraffazione e dell’abusivismo. Proponiamo una legge speciale non per far arrivare fondi a pioggia, ma per potenziare i servizi di vigilanza tramite l’istituzione di un Nucleo permanente per la lotta all’abusivismo, con la partecipazione delle istituzioni, delle forze dell’ordine, degli organi di controllo e delle organizzazioni imprenditoriali".

Lo afferma Pietro Russo, presidente di Confcommercio Imprese per l’Italia della Provincia di Napoli, nel corso della Giornata di mobilitazione nazionale sulla legalitĂ  promossa dalla Confederazione su tutto il territorio nazionale. "Le stime più prudenti – dichiara Russo – ci dicono che il volume d’affari del falso a Napoli e provincia negli anni 2008-2012 sia stato pari a circa sei miliardi di euro. Su questa somma lo Stato ha perso due miliardi di tasse, una cifra con la quale si poteva evitare l’aumento dell’’Iva". Sulla stessa linea Maurizio Maddaloni, presidente della Camera di Commercio di Napoli, "il primo esempio deve arrivare dai consumatori, che devono evitare di rivolgersi al sommerso: spesso, infatti, vengono utilizzate merci di scarsa qualitĂ  e di conseguenza molto pericolose che danneggiano gli utenti".

"Ma anche la classe politica deve fare di più: questi mercati paralleli danneggiano le imprese regolari e apportano un danno fiscale anche allo Stato, perché sono tutti mancati introiti", sottolinea. Un ruolo fondamentale va affidato anche alle scuole. "Dobbiamo diffondere la cultura della legalitĂ  nel nostro territorio – evidenzia Ciro Alfano, assessore alle AttivitĂ  Produttive della Provincia di Napoli – Penso ad iniziative nelle scuole, che facciano capire ai ragazzi che gli acquisti illegali non rispondono alle norme di sicurezza e mettono a repentaglio la salute". Nel corso della manifestazione, nello spazio antistante la sede di Confcommercio Napoli, si è tenuta l’esposizione fotografica "Le immagini dell’illegalitĂ " che riproduce situazioni e luoghi legati al tema dell’abusivismo e della contraffazione nel nostro territorio.

Sempre in piazza si è avuta una distribuzione simbolica ai consumatori de "Il pane della legalitĂ ", con un vademecum che descrive i rischi sulle merci contraffatte. Nella convinzione che la scuola debba avere un ruolo centrale nella diffusione della cultura della legalitĂ , sono stati coinvolti, per l’occasione, l’Istituto Tecnico Industriale "Leonardo da Vinci” ed il Liceo Statale "Eleonora Pimentel Fonseca" di Napoli.
(Fonte foto: Rete Internet)

Somma. Festa dello Stoccafisso e del Baccalà: migliaia di visualizzazioni per la pagina Facebook

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Al primo posto della classifica di gradimento l’immagine dello stoccafisso in cassuola, subito dopo Mambo italiano, con il verso ironico di Dean Martin dedicato al baccalĂ , e la differenza tra le lavorazioni del merluzzo nordico.

 Si è conclusa brillantemente la XII Festa dello Stoccafisso e del BaccalĂ  norvegese organizzata dalle associazioni Vesuvia Pro Loco e Villa Summa con il patrocinio del Comune di Somma Vesuviana e Regione Campania, Ente Parco Nazionale del Vesuvio e Confcommercio.

Dopo il successo della prima serata dedicata all’incontro di presentazione «Conserviamo le tradizioni: proposte per la salvaguardia del patrimonio socio-culturale sommese a vantaggio dell’economia locale» e alla cena di gala «Settecento Vesuviano», la seconda parte della manifestazione concernente la sagra, con l’apporto di canti e balli popolari ad opera di gruppi folk locali, ha registrato un boom di consensi.
Provenienti dalle province campane e molti oltre la regione, i visitatori hanno assaporato i paccheri con lo stocco e lo stoccafisso in cassuola proposto dagli eccellenti chef di Casa Tre Pizzi e Villa Smeraldo.

Per Carmine Notaro, titolare insieme al fratello Salvatore dei due affermati ristoranti, «è stata un’esperienza straordinaria», che ovviamente ha soddisfatto l’organizzazione, in particolare i presidenti delle due associazioni, Mario Aurelli e Salvatore Esposito, i quali, valutando in primis l’importanza di questa festa per il popolo sommese, si sono adoperati per ricordare alla cittadinanza il valore dei prodotti nostrani, alla base di un florido commercio e portatori di turismo e visibilitĂ .
Tra le curiositĂ  di quest’anno c’è il trionfo della pagina Fb, che nel periodo di diffusione 3-9 novembre ha conteggiato più di 4mila persone interessate ai post utilizzati in rete per la promozione dell’evento (per la precisione 4.218) e conquistato numerosi «mi piace».

In vetta alla classifica di gradimento, l’immagine invitante dello stoccafisso in cassuola, che ha superato di molto i versi di Mambo italiano, tratti dalla fortuna versione ironica del brano lanciato da Dean Martin (Hey mambo don’t wanna tarantella/Hey mambo no more mozzarella/Hey mambo, mambo Italiano try an enchilada with a fish baccalĂ ), allegati all’intramontabile scena del ballo del film di Dino Risi «Pane, amore e…» di cui Sophia Loren e Vittorio De Sica sono protagonisti.
Al terzo posto la differenza tra stoccafisso e baccalĂ , che evidentemente tanti non conoscono ancora, pur mangiandoli. Ora sembra essere tutto più chiaro: sono il risultato di due diverse lavorazioni del merluzzo nordico. Il pesce, quindi, è uno solo.
(Fonte foto: Addetto stampa dell’evento)

Ottaviano. Anziano arrestato per allevamento abusivo di cani da caccia

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Il Corpo Forestale dello Stato insieme a WWF e ASL ha sequestrato un allevamento di cani da caccia di razze pregiate allevati in gabbie, in pessime condizioni igieniche. Il 70enne è stato incriminato anche per possesso di armi clandestine.

 I servizi volti alla prevenzione e repressione degli atti di bracconaggio, attuati dal Comando Stazione Forestale di Ottaviano, unitamente a Guardie zoofile del WWF e a personale dell’unitĂ  operativa veterinaria di Torre del Greco rispettivamente rappresentati da Salzano Giuseppe e dal dott. L. Abagnale, hanno permesso di individuare dopo una settimana di indagini ed appostamenti un bracconiere che, armato di fucili posseduti clandestinamente con matricole abrase, potenziati con sistemi di illuminazione notturna, gestiva illegalmente un allevamento di cani da caccia in agro di Ottaviano loc. Castelvetere.

I cani, allevati in gabbie, sono stati ritrovati dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato, in pessime condizioni igienico sanitarie. Gli animali illegalmente posseduti in quanto non dotati di microchip, appartenenti alle razze Setter e Pointer venivano commercializzati anche attraverso il web con tanto di foto. Gli agenti hanno proceduto pertanto all’arresto e alla denuncia di maltrattamento all’autoritĂ  giudiziaria. Il Sign. A.S. veniva tradotto presso il carcere di Poggioreale. Le operazioni di indagine sono state condotte dal Commissario Capo dott. Giovanni Cenere e coordinate dal dott. Antonio Lamberti.
(Fonte foto: Corpo Forestale dello Stato)

Cimitile. A pezzi affreschi e mosaici della Basilica Nova

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Il Movimento 5 Stelle ha presentato un’interrogazione parlamentare sulla decadenza del complesso paleocristiano locale.

 La Basilica Nova, poi S. Giovanni, nel complesso paleocristiano di Cimitile (Na) cade a pezzi. Vanno in rovina sia i preziosi rivestimenti pavimentali in opus sectile sia la decorazione pittorica a fresco della trichora con le straordinarie pareti palinsesto, dove insistono ben tre strati di antichi dipinti.

Le muffe e l’umiditĂ , determinata dalle abbondanti infiltrazioni, stanno distruggendo opere d’arte uniche al mondo nel silenzio delle istituzioni preposte alla tutela del monumento. Nessun provvedimento è stato finora adottato per la conservazione degli apparati decorativi della basilica. A denunciare il gravissimo stato di degrado e incuria dei pregevoli manufatti archeologici e artistici è un gruppo di sei senatori del Movimento Cinque Stelle, capeggiato dal nolano Bartolomeo Pepe, che ha rivolto un‘interrogazione al ministro dei beni e delle attivitĂ  culturali e del turismo, Massimo Bray. Lo scopo dell’atto ispettivo è quello di indagare sulle inefficienze e i ritardi e allo stesso tempo sollecitare iniziative urgenti di restauro.

Di seguito il testo dell’interrogazione
Atto Senato
Interrogazione a risposta scritta n. 4-01083
seduta n. 134

PEPE , MOLINARI , SERRA , BOCCHINO , MONTEVECCHI , BIGNAMI – Al Ministro dei beni e delle attivitĂ  culturali e del turismo.
Premesso che:
nel complesso basilicale di Cimitile (Napoli) è ubicata la Basilica Nova detta di San Giovanni Battista;

l’edificio di culto paleocristiano, edificato tra il 401 e il 403 d.C., fu ristrutturato e utilizzato a scopo funerario tra il VI e VII secolo e riccamente affrescato nel corso dell’alto Medioevo;
nel XIV secolo la chiesa, dedicata a San Giovanni Battista, fu parzialmente ricostruita in forme gotiche: a quella fase architettonica risalgono la facciata e l’arco trionfale dell’abside nonché la sontuosa decorazione murale costituita da un nuovo ciclo di affreschi;
da diversi anni la comunitĂ  scientifica e le associazioni culturali del territorio denunciano l’incuria e il preoccupante stato di degrado in cui versano gli apparati decorativi della basilica;

i preziosi rivestimenti in opus sectile delle pareti e del pavimento della splendida trichora, costituiti da pregiati marmi (porfido verde e rosso, rosso antico, pavonazzetto e giallo antico) che formano motivi geometrico-floreali, sono in un avanzato stato di deterioramento;
l’umiditĂ  di risalita e la presenza di sali stanno provocando una generale erosione delle tarsie marmoree con una degradazione differenziale molto accentuata, che ha giĂ  portato alla disgregazione e alla perdita in alcune aree di materiale con conseguente creazione di lacune, mancanze, fessure e incavi della superficie;

numerosi sono anche i sollevamenti e i distacchi causati dalla pressione a cui sono sottoposte dal basso le lastre marmoree che, a seguito del calpestio su un sottofondo non più omogeneo, hanno portato alla frantumazione e alla perdita di parti di pavimento;
la presenza di lacune nei pannelli parietali ha determinato inoltre un allentamento della coesione tra gli elementi in marmo con conseguente distacco degli intarsi;
in una situazione di grave pericolo si trova anche la decorazione a fresco di eccezionale interesse artistico e documentario, che testimonia la cultura figurativa campana dal VII al XIV secolo;

le scene del ciclo cristologico e i santi vescovi nell’absidiola destra, risalenti all’XI e XII secolo, mostrano enormi guasti derivati dall’azione meccanica delle acque meteoriche e dall’umiditĂ  di risalita che hanno causato il dilavamento, la disgregazione e il distacco sia dell’intonaco che della pellicola pittorica;
quasi completamente scomparsi sono anche gli affreschi raffiguranti la Vergine in trono col Bambino e il Cristo nella mandorla risalenti al XIV secolo, attaccati da parassiti biologici e da vistose efflorescenze saline che ne hanno alterato l’immediatezza comunicativa e disgregato completamente il substrato;

risulta agli interroganti che il deplorevole stato di conservazione delle pregevoli opere d’arte sia stato più volte comunicato alla direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania, alla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei e alla Soprintendenza per i beni architettonici e il paesaggio e per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico di Napoli e provincia, ma che nessun intervento sia stato progettato o effettuato, mortificando ancora una volta il ruolo, l’immagine, la missione del dicastero indirizzata alla tutela, alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio culturale nazionale, si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover chiarire i motivi dei ritardi e delle inefficienze evidenziate, che rischiano di compromettere in modo definitivo e irreversibile significative testimonianze artistiche di un sito storico e archeologico unico al mondo;
se intenda assumere iniziative urgenti a salvaguardia dei pregiati rivestimenti in opus sectile e delle pitture murali della Basilica Nova.

Amato Lamberti: “Il camorrista è anche e soprattutto un insospettabile imprenditore”

Alcuni recenti fatti di cronaca impongono una seria attenzione sul rischio costante delle collusioni nelle gare d’appalto e negli affari dell’economica legale in cui si annidano i parassitismi criminali.

 La rielaborazione di un contributo scritto da Amato Lamberti (foto) dal titolo “Camorra come metodo e sistema di controllo violento del territorio, di sviluppo distorto e parassitario dell’economia, di appropriazione politicamente partecipata dei fondi pubblici”, ci propone punti ancora attuali con dati e intuizioni tuttora confrontabili con la realtĂ  contemporanea.

In questo saggio scritto per l’UniversitĂ  del Sannio nel 2008 Lamberti traccia tutti gli aspetti “imprenditoriali” dei clan camorristici. La recente inchiesta sugli appalti truccati delle Asl di Caserta riporta alla luce una discussione su un legame storico, quello tra la camorra e i suoi interessi nelle imprese “legali”. Le notizie sugli effetti devastanti della crisi economica hanno preso il sopravvento su tutte le altre notizie di cronaca, fino a spingere anche i più esperti del settore ad occuparsi della camorra limitandosi al suo aspetto meramente criminale. Oggi, grazie anche a tutte le conseguenze dell’effetto “Schiavone”, si torna a parlare delle collusioni.

Quando si parla di camorra, il termine “collusione” rischia di destare confusione nei suoi vari livelli di interpretazione, determinando significati differenti sulla base dei contesti, dei luoghi e dei tempi in cui questi rapporti si producono. In genere, ciò che è difficile identificare non è tanto il ruolo criminale di questi gruppi organizzati ma piuttosto il loro ruolo da imprenditori e da collusi, ed è su questo aspetto che di sicuro andrebbero maggiormente indirizzate le indagini per svolgere un serio contrasto al crimine organizzato.

Questi affari si attuano principalmente per tre motivi, come lo stesso Lamberti giĂ  specificava anni fa: “Gli investimenti nell’economia legale erano, quindi, chiaramente finalizzati: 1. ad assicurarsi gli strumenti per il più rapido riciclaggio del denaro accumulato attraverso imprese criminali; 2. a realizzare il controllo di interi settori del mercato, determinando prezzi, volumi di scambio, occupazione; 3. a impadronirsi di quote consistenti della spesa pubblica erogata da amministrazioni locali, sia direttamente attraverso gli appalti e sia indirettamente attraverso il credito agevolato, gli sgravi fiscali, le provvidenze, statali e comunitarie, per i diversi settori di attivitĂ ”.

Il camorrista imprenditore si serve dei mezzi messi a disposizione dagli affari legali per incrementare il potere degli interessi illegali. Amato Lamberti nella relazione datata maggio 2008 ci ricorda nuovamente: “la ‘camorra’ -che, ripetiamo è altra cosa rispetto ai gruppi criminali- nello stesso momento in cui si insedia su un territorio, tende ad occupare contemporaneamente mercato criminale e mercato legale. Solo che, mentre sul mercato criminale si muove con la logica del monopolio e dell’allargamento continuo, su quello legale tende a privilegiare solo quei settori di attivitĂ  che, o consentono una elevatissima redditivitĂ  del capitale investito, o consentono l’acquisizione e il drenaggio del denaro pubblico a livello di Comuni, ma anche di USL, Enti di previdenza e assistenza”.

Questa intuizione ancora oggi ci spinge a tenere gli occhi aperti su quelle logiche camorristiche che sono apparentemente difficili da inquadrare. La camorra esiste e agisce in svariati settori che appaiono all’opinione pubblica come esenti da qualsiasi tipo di infiltrazione. Non è quindi solo la politica la più inaccettabile sede di collusioni, nella trappola cedono anche note aziende legali come le Asl, le più insospettabili forme di imprenditoria, il terziario, le associazioni di assistenza e sostegno e tanti alti settori che andrebbero costantemente monitorati per scovarne le eventuali collusioni. Non ultimo di questi settori è in molti casi la Chiesa, attraverso alcune parrocchie in cui avvengono scambi di interessi camorristici finalizzati, ad esempio, all’usura e all’estorsione.

Tornando all’analisi di Lamberti, il Professore scriveva anche: “La saldatura che, in molte situazioni, si realizza tra ceto politico e amministrativo locale e imprenditoria criminale produce distorsioni profonde a tutti i livelli, dal governo del territorio alle direzioni dello sviluppo e dell’occupazione, ma soprattutto sostiene, da un lato, il consolidamento sul mercato legale dell’imprenditoria criminale e, dall’altro, il rafforzamento di un ceto politico e amministrativo affaristico, clientelare e, esso stesso, malavitoso, come dimostrano le relazioni che accompagnano lo scioglimento di Comuni per condizionamenti e infiltrazioni da parte della criminalitĂ  organizzata”.

Analisi documentate anni fa ma che, purtroppo, si rivelano ancora attuali e come sempre, mai abbastanza evidenziate affinché si ridefinisca nell’immaginario comune l’idea della camorra non solo come produttrice di violenze criminali. E’ ancora Lamberti a specificare questo importante dettaglio: “Il pendant italiano è sicuramente la teoria del “corpo estraneo”, ancora oggi prevalente e che, in realtĂ  serve solo a nascondere le responsabilitĂ  dirette, quando non il coinvolgimento, in molte aree del Paese, in attivitĂ  dirette e/o partecipate dalle organizzazioni criminali, di istituzioni, pubbliche amministrazioni, ceto politico, apparati di controllo dello Stato, organizzazioni imprenditoriali e commerciali, sistema bancario e finanziario, ceti professionali: in pratica, di quella parte consistente della societĂ  che controlla, comanda, governa, solo per gestire potere e fare affari”.
(Fonte foto: Rete Internet)

OSSERVATORIO SOCIALE

Aperto l’albo scrutatori. Ma è una beffa

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Per tutto il mese di novembre è possibile iscriversi all’Albo degli scrutatori presso l’Ufficio Elettorale. Ma ad essere nominati saranno gli amici degli amici. A norma di legge.

 Come tutti gli anni, nel mese di novembre, l’Ufficio Elettorale del Comune apre l’Albo delle persone idonee all’ufficio di scrutatore presso i seggi elettorale come stabilito dalla Legge 95 del 8/3/89 e modificata dalla Legge 120 del 30/04/1999.

Anche a San Giuseppe Vesuviano, come in tutta l’Italia, si sta seguendo il medesimo iter, solo con la certezza che i nominati saranno solo coloro che avranno qualche santo in paradiso. Ovvero conoscono un consigliere comunale. Dall’istituzione della Repubblica ad ogni consultazione elettorale partiva il mercimonio della nomina degli scrutatori. I partiti si dividevano gli scrutatori in base alla percentuale di influenza in consiglio comunale. Poi venne la riforma dei collegi uninominali e lo Stato cercò di mettere un freno a questa situazione obbligando le Commissioni Elettorali a fare il sorteggio fra tutto il corpo elettorale.

Se da una parte la democrazia era salvaguardata al 100% dall’altra venivano nominate persone totalmente disinteressate che rimettevano la delega all’Ufficio Elettorale e il posto veniva comunque gestito da chi aveva il controllo dell’amministrazione. Con l’arrivo della Legge n. 270 del 21/12/2005, meglio conosciuta come Porcellum dal suo primo firmatario, il sen. Calderoli, che appena la commissione da lui presieduta ebbe terminato il lavoro dichiarò ai giornalisti “Abbiamo fatto una porcata”, oltre a definire un nuovo metodo di elezione del Parlamento stabilì all’art. 9 che "la Comsione elettorale comunale (…) in pubblica adunanza (…) alla presenza dei rappresentanti di lista della prima sezione del comunu, se designati, procede: a) alla nomina degli scrutatori, per ogni sezione elettorale del comune, scegliendoli tra i nominativi compresi nell’albo degli scrutatori in numero pari a quello occorrente". Tradotto significa che la nomina avviene a discrezione della Commissione Elettorale, cioè del sindaco e di tre consiglieri comunali di cui uno scelto dalla minoranza.

Ciò, dal 2006 ad oggi, ha permesso alle Commissioni Elettorali di gestire la nomina degli scrutatori come un affare privato, l’unica regola da rispettare è stata l’unanimitĂ . E tutti sappiamo come la classe politica riesce a trovare l’accordo quando si tratta di dividersi qualcosa. Il fenomeno ha raggiunto livelli preoccupanti quando il metodo è stato applicato in zone molto delicate del Paese come quelle ad alta pressione mafiosa come è appunto la Campania in generale e il Vesuviano in particolare.

A San Giuseppe Vesuviano negli ultimi tre anni la Commissione Prefettizia, arrivata per sostituire l’amministrazione eletta perché sciolta per infiltrazione camorristica con provvedimento del Capo dello Stato, ha cercato di introdurre il più democratico metodo del sorteggio avendo in cambio l’ottimo risultato che molti giovani si iscrivevano all’Albo nella speranza di essere sorteggiati. Purtroppo i tecnici prefettizi non hanno inciso oltre abolendo, per esempio, quell’elenco pieno di persone educate al vecchio metodo, ma si sono adeguati alla legge che non prevede specificatamente l’annullamento della lista ogni anno. Legge che prevede solo le nuove iscrizioni e il depennamento di coloro che perdono il diritto all’iscrizione.

L’amministrazione Catapano, eletta a dicembre scorso sull’onda lunga di un rinnovamento all’interno del centro destra locale, alle prime elezioni utili ha tirato fuori tutto il vecchio armamentario delle peggiori amministrazioni locali dell’Italia Meridionale. “La legge ci consente la nomina diretta – ha detto il sindaco Catapano – e noi applichiamo la legge!”, riportando indietro l’orologio della storia. A norma di legge s’intende. L’unico ostacolo a questo metodo feudale sono stati i rappresentanti dell’opposizione di sinistra, Casillo e Borriello, che sono riusciti a sorteggiare la loro quota di scrutatori in pubblica piazza.

Magra consolazione rispetto all’ondata clientelare messa in moto dall’amministrazione Catapano. Alle ultime consultazioni amministrative si è assistito ad un fenomeno paradossale: da una parte i partiti inserivano nei seggi persone fidate e dall’altra lo Stato blindava i seggi per ostacolare il voto di scambio. E’ stato come chiudere i lupi nel recinto con gli agnelli.