Alcuni recenti fatti di cronaca impongono una seria attenzione sul rischio costante delle collusioni nelle gare d’appalto e negli affari dell’economica legale in cui si annidano i parassitismi criminali.
La rielaborazione di un contributo scritto da Amato Lamberti (foto) dal titolo “Camorra come metodo e sistema di controllo violento del territorio, di sviluppo distorto e parassitario dell’economia, di appropriazione politicamente partecipata dei fondi pubblici”, ci propone punti ancora attuali con dati e intuizioni tuttora confrontabili con la realtà contemporanea.
In questo saggio scritto per l’Università del Sannio nel 2008 Lamberti traccia tutti gli aspetti “imprenditoriali” dei clan camorristici. La recente inchiesta sugli appalti truccati delle Asl di Caserta riporta alla luce una discussione su un legame storico, quello tra la camorra e i suoi interessi nelle imprese “legali”. Le notizie sugli effetti devastanti della crisi economica hanno preso il sopravvento su tutte le altre notizie di cronaca, fino a spingere anche i più esperti del settore ad occuparsi della camorra limitandosi al suo aspetto meramente criminale. Oggi, grazie anche a tutte le conseguenze dell’effetto “Schiavone”, si torna a parlare delle collusioni.
Quando si parla di camorra, il termine “collusione” rischia di destare confusione nei suoi vari livelli di interpretazione, determinando significati differenti sulla base dei contesti, dei luoghi e dei tempi in cui questi rapporti si producono. In genere, ciò che è difficile identificare non è tanto il ruolo criminale di questi gruppi organizzati ma piuttosto il loro ruolo da imprenditori e da collusi, ed è su questo aspetto che di sicuro andrebbero maggiormente indirizzate le indagini per svolgere un serio contrasto al crimine organizzato.
Questi affari si attuano principalmente per tre motivi, come lo stesso Lamberti già specificava anni fa: “Gli investimenti nell’economia legale erano, quindi, chiaramente finalizzati: 1. ad assicurarsi gli strumenti per il più rapido riciclaggio del denaro accumulato attraverso imprese criminali; 2. a realizzare il controllo di interi settori del mercato, determinando prezzi, volumi di scambio, occupazione; 3. a impadronirsi di quote consistenti della spesa pubblica erogata da amministrazioni locali, sia direttamente attraverso gli appalti e sia indirettamente attraverso il credito agevolato, gli sgravi fiscali, le provvidenze, statali e comunitarie, per i diversi settori di attività”.
Il camorrista imprenditore si serve dei mezzi messi a disposizione dagli affari legali per incrementare il potere degli interessi illegali. Amato Lamberti nella relazione datata maggio 2008 ci ricorda nuovamente: “la ‘camorra’ -che, ripetiamo è altra cosa rispetto ai gruppi criminali- nello stesso momento in cui si insedia su un territorio, tende ad occupare contemporaneamente mercato criminale e mercato legale. Solo che, mentre sul mercato criminale si muove con la logica del monopolio e dell’allargamento continuo, su quello legale tende a privilegiare solo quei settori di attività che, o consentono una elevatissima redditività del capitale investito, o consentono l’acquisizione e il drenaggio del denaro pubblico a livello di Comuni, ma anche di USL, Enti di previdenza e assistenza”.
Questa intuizione ancora oggi ci spinge a tenere gli occhi aperti su quelle logiche camorristiche che sono apparentemente difficili da inquadrare. La camorra esiste e agisce in svariati settori che appaiono all’opinione pubblica come esenti da qualsiasi tipo di infiltrazione. Non è quindi solo la politica la più inaccettabile sede di collusioni, nella trappola cedono anche note aziende legali come le Asl, le più insospettabili forme di imprenditoria, il terziario, le associazioni di assistenza e sostegno e tanti alti settori che andrebbero costantemente monitorati per scovarne le eventuali collusioni. Non ultimo di questi settori è in molti casi la Chiesa, attraverso alcune parrocchie in cui avvengono scambi di interessi camorristici finalizzati, ad esempio, all’usura e all’estorsione.
Tornando all’analisi di Lamberti, il Professore scriveva anche: “La saldatura che, in molte situazioni, si realizza tra ceto politico e amministrativo locale e imprenditoria criminale produce distorsioni profonde a tutti i livelli, dal governo del territorio alle direzioni dello sviluppo e dell’occupazione, ma soprattutto sostiene, da un lato, il consolidamento sul mercato legale dell’imprenditoria criminale e, dall’altro, il rafforzamento di un ceto politico e amministrativo affaristico, clientelare e, esso stesso, malavitoso, come dimostrano le relazioni che accompagnano lo scioglimento di Comuni per condizionamenti e infiltrazioni da parte della criminalità organizzata”.
Analisi documentate anni fa ma che, purtroppo, si rivelano ancora attuali e come sempre, mai abbastanza evidenziate affinché si ridefinisca nell’immaginario comune l’idea della camorra non solo come produttrice di violenze criminali. E’ ancora Lamberti a specificare questo importante dettaglio: “Il pendant italiano è sicuramente la teoria del “corpo estraneo”, ancora oggi prevalente e che, in realtà serve solo a nascondere le responsabilità dirette, quando non il coinvolgimento, in molte aree del Paese, in attività dirette e/o partecipate dalle organizzazioni criminali, di istituzioni, pubbliche amministrazioni, ceto politico, apparati di controllo dello Stato, organizzazioni imprenditoriali e commerciali, sistema bancario e finanziario, ceti professionali: in pratica, di quella parte consistente della società che controlla, comanda, governa, solo per gestire potere e fare affari”.
(Fonte foto: Rete Internet)






