S.S. 268: esposto in Procura per l’apertura dello svincolo a Madonna dell’Arco

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Il documento è stato presentato dal Gruppo laico interdiocesano del Sabato Sera che ha come assistente ecclesiastico padre Giacinto Cataldo.

 Il Gruppo laico interdiocesano del Sabato Sera non abbassa la guardia sui pericoli della Strada Statale 268 e per questo ha scritto alla Corte dei Conti ed al Prefetto chiedendo che si intervenga quanto prima con le giuste misure per evitare altre innocenti vittime.

Il gruppo in questione è coordinato da Fabio Fiorito ed ha come assistente ecclesiastico padre Giacinto Cataldo che in prima persona si è sempre battuto in merito allo svincolo realizzato a Madonna dell’Arco, mai aperto e tuttora inutilizzato, adiacente ai complessi abitativi della zona. «Lo svincolo è stato costruito con tutte le garanzie ANAS e il 14 novembre 1996 è stato aperto a titolo sperimentale al traffico ANAS con effetti benefici sia per la viabilitĂ  urbana che per i visitatori e per la stessa comunitĂ  civile (…) – si legge nel documento – Uno svincolo necessario per la pubblica utilitĂ  costruito con i soldi della comunitĂ  pagato oltre un miliardo di lire e poi con lamiere a spese della stessa collettivitĂ , costate soldi e sangue, pretestuosamente e arbitrariamente chiuso».

Per non dimenticare le vittime di quella che è stata non a caso battezzata "Statale della morte", il Gruppo del Sabato Sera lo scorso 2 novembre, dopo la visita al cimitero, ha organizzato una veglia presso la stazione Circumvesuviana di Madonna dell’Arco, occasione sfruttata per ribadire «il valore assoluto della vita» ed il «disappunto davanti a promesse fatte anche a mezzo stampa dall’attuale Sindaco e non ancora mantenute per porre fine alla ingiusta e tragica usurpazione dello svincolo Anas della Statale 268 su "Via Larga" del Boschetto con viabilitĂ  garantita e giĂ  in uso», ha chiosato Fiorito.

Cervelli in fuga. A Londra per realizzare un sogno: il caso di Felicia

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Una laurea in ostetricia conseguita con il massimo dei voti, mesi e mesi di volontariato logorante, poi la svolta. A soli 23 anni Felicia vola da Cimitile a Londra, patria del suo successo professionale.

 Sogni bruciati sul nascere, entusiasmo che muore lentamente, appena ci si rende conto che quella delle "porte sbattute in faccia" non è un’eventualitĂ  sporadica, ma un dato concreto che per qualcuno sta diventando una realtĂ  immutabile. Una situazione sempre più drammatica quella dei giovani laureati italiani, che a fronte di anni di studio e sacrifici si ritrovano, sulla soglia dei trenta anni, a doversi accontentare di lavoretti sporadici e poco remunerativi, che spesso, purtroppo, non corrispondono per nulla alle proprie ambizioni professionali. A questo punto la svolta corrisponde alla fuga. I "cervelli" che l’Italia rifugge sono ben accetti all’estero . E così per qualche giovane coraggioso realizzare i propri sogni significa sradicarsi dalle proprie radici.

E’ stato così per Felicia, capelli ricci ed un sorriso che nasconde la rabbia contro un sistema, quello italiano, che al "merito" preferisce gli "interessi". Da un piccolo paese come Cimitile a soli 23 anni, decide di volare verso Londra che le regalerĂ  l’agognata realizzazione professionale.

Raccontaci un po’ la tua esperienza e da cosa è nata la tua scelta di trasferirti all’estero.
«Premetto che la mia decisione di lasciare l’Italia è stata più che una libera scelta, un’esigenza dettata dalla difficile situazione lavorativa (e non solo) che sta abbracciando il nostro BEL PAESE. Mi sono laureata in ostetricia il 1 dicembre 2010 con una votazione di 110 e lode. Poco dopo la laurea tramite facebook sono entrata in contatto con un’ostetrica di Milano che in passato aveva lavorato a Londra come midwife e che si occupava in quel periodo di reclutare personale dall’Italia. Tra metĂ  dicembre 2010 e inizio marzo 2011 ho iniziato la procedura burocratica per l’iscrizione all’ NMC (nursing and midwifery council) una sorta di albo per ostetriche e infermieri.

Nel frattempo sono stata preparata tramite interviste telefoniche al colloquio che si svolse a marzo 2013 a Milano con membri dell’ospedale venuti appositamente a metĂ  strada. Sono stata assunta nell’immediato e di lì a giugno mi sono trasferita a Londra. In Italia nel mio periodo post laurea, i concorsi al Sud erano completamente bloccati, quelli al nord erano limitati. Nei mesi che hanno preceduto la mia partenza mi sono dedicata all’attivitĂ  di volontariato, ma ero stanca di lavorare al posto di altri senza meriti e riconoscimenti».


Quali sono, se ci sono state, le difficoltĂ  nell’ambientarsi in una realtĂ  così diversa dalla nostra?
«Non è stato semplice ambientarsi, soprattutto considerando che i modi di fare, la cultura, la lingua e la figura professionale dell’ostetrica erano completamente diversi da ciò a cui ero abituata. Il supporto che mi è stato dato dallo staff dell’ospedale in periodo di orientamento e di induction è stato di fondamentale importanza».


Credi che in Italia avresti potuto avere le stesse opportunitĂ  di carriera? se no, cosa manca al nostro Paese in termini di offerta di lavoro?
« In Italia non avrei mai potuto avere le stesse opportunitĂ  lavorative e di carriera considerando che la figura dell’ostetrica è vista in modo completamente diverso, con responsabilitĂ  e professionalitĂ  che in Italia non ci è affatto riconosciuta. Cosa è l’ostetrica in Italia? Prova a chiedere in giro, le persone a causa della disinformazione potranno risponderti che l’ostetrica è un’infermiera di sala parto, che l’ostetrica è l’ausiliaria del ginecologo se non addirittura l’aiutante del ginecologo. In Inghilterra la midwife è il cuore dell’ostetricia, è il punto di riferimento della donna, della gestante e dei neonati durante tutta la vita e durante tutta la gravidanza. In caso di deviazione dalla normalitĂ  e dal fisiologico facciamo riferimento al ginecologo. L’ostetrica qui è ostetrica in tutto e per tutto con la O maiuscola. In Inghilterra per lo meno nel mio campo c’è meritocrazia e non corruzione».


Alla luce della tua esperienza, quali sono i tuoi progetti per il futuro? Torneresti mai in Italia?
«Sto continuando i miei percorsi di studio qui in Inghilterra e ho progetti futuri riguardanti l’avanzamento di carriera come coordinatrice. Lasciare il proprio paese non è bello, ma non rimpiango l’Italia e il suo sistema, se qui avessi la mia famiglia non penso mi mancherebbe altro. Tornare in Italia è un sogno e penso che resterĂ  tale…».

Rinvenuti animali da laboratorio morti in una scuola di Napoli

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La Forestale ha ritrovato all’ingresso di una scuola diverse cavie uccise e cosparse di vernice e agenti chimici.

 Il personale del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente di San Sebastiano al Vesuvio (NA) del Corpo forestale dello Stato è intervenuto questa mattina nell’Istituto Alberghiero “Duca di Buonvicino” del capoluogo campano, allertato dal dirigente scolastico per un grave atto vandalico messo in atto da ignoti di notte nei giorni scorsi, ai danni di animali da laboratorio che sono stati rinvenuti all’interno dell’Istituto.

I Forestali hanno ritrovato all’ingresso della scuola una decina tra cavie e altri roditori alcuni dei quali, trovati morti e cosparsi di vernici e agenti chimici, erano stati con ogni probabilitĂ  uccisi.
Dei quattro esemplari trovati ancora in vita tre sono morti poco dopo e l’unico sopravvissuto è stato tratto in salvo e liberato. Gli autori del crudele gesto vandalico probabilmente sono gli stessi che stanotte hanno imbrattato un piano dell’edificio con solventi chimici industriali.

Restano ancora ignote le cause dell’atto vandalico e sono in corso gli accertamenti da parte della Forestale all’interno dell’Istituto scolastico per individuare i responsabili, che si sarebbero introdotti nella scuola senza violare nessun accesso. Dalle spontanee dichiarazioni di alcuni collaboratori scolastici sembrerebbe che tali atti possano essere stati compiuti da persone estranee all’ambito scolastico e dietro pagamento.

Durante i controlli sono stati fermati alcuni studenti e dipendenti dell’Istituto che circolavano in motorino privi di patentino, copertura assicurativa o documento che dimostrasse l’avvenuta revisione dei veicoli e sono state complessivamente comminate 10 mila euro di sanzioni.
(Fonte foto: Rete Internet)

Pomigliano, accordo salva-movida: il sindaco non chiuderà i locali

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Intesa raggiunta. Per garantire l’ordine pubblico i commercianti pagheranno gli straordinari notturni dei vigili urbani.

Il sindaco non chiuderĂ  i bar del centro storico: movida salva. L’accordo trovato con i commercianti è di quelli originali. I negozianti pagheranno i poliziotti municipali nel fine settimana per garantire l’ordine pubblico. L’intesa sembra aver soddisfatto tutti, Raffaele Russo in testa, primo cittadino del Pdl dal 2010.

Russo, la scorsa settimana, aveva minacciato di costringere gli esercenti alla serrata, di fare tabula rasa in piazza Mercato, vecchi edifici ottocenteschi divenuti un concentrato di locali d’ultima generazione e, di conseguenza, di un caotico viavai di giovani e giovanissimi. Un punto d’incontro serale e notturno, ormai consolidato da alcuni anni, l’unico ritrovo by night di tutta la provincia a est di Napoli.

Che però è risultato indigesto ai residenti, scesi sul piede di guerra a causa di schiamazzi notturni giudicati insopportabili. Ora però è sopraggiunto un accordo che potrebbe rimettere le cose a posto, almeno è questa la speranza di tutti. Dal canto suo il sindaco farĂ  chiudere al traffico, giĂ  a partire da dopodomani sera, piazza Mercato e vie adiacenti, dove potranno circolare solo i residenti. L’area sarĂ  proibita alle vetture e ai motocicli dalle 22 alle 4 del mattino successivo di ogni venerdi, sabato e domenica.

Chi vorrĂ  recarsi nella movida pomiglianese con un mezzo di locomozione privato potrĂ  farlo utilizzando i parcheggi situati nell’area della stazione principale della Circumvesuviana, a circa quattrocento metri di distanza dalla zona dei locali. Nel frattempo il quadrilatero di piazza mercato sarĂ  sorvegliato dai poliziotti municipali, il cui straordinario notturno sarĂ  pagato sia dal comune che dai commercianti della movida. Secondo l’ente lo prevede la legge 449 del 1997. ” Si – conferma il sindaco Russo – abbiamo studiato questo sistema insieme al segretario comunale: si tratta della legge sui servizi a domanda individuale”.

L’iniziativa non è nuova. La più nota in questa direzione risale al 2006. In quell’occasione l’allora sindaco Ds di Firenze, Lorenzo Domenici, stipulò un accordo, simile a questo di Pomigliano, con i commerciarti di via Por Santa Maria, l’antica strada del commercio del capoluogo toscano.

Pomigliano, accordo salva movida: le reazioni

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Riccio, consigliere del Pd, è molto critico. Ma un commerciante di piazza Mercato si dichiara soddisfatto.

Pomigliano. Eduardo Riccio, avvocato amministrativista e consigliere comunale del Pd commenta così l’accordo salva-movida: ” Indipendentemente dalle esperienze fatte in altre cittĂ  questa operazione è priva di ogni fondamento giuridico e risulta vessatoria per chi versa giĂ  i tributi comunali, cosa che contraddice la stessa campagna elettorale del sindaco.

Inoltre si tratta di un’imposizione odiosa: i commercianti sono stati obbligati a dire di si a Russo, che altrimenti avrebbe chiuso i locali “. A ogni modo Francesco De Falco, uno dei sette commercianti che hanno stretto il patto con il sindaco, si è dichiarato ” soddisfatto della disponibilitĂ  mostrata da Russo “.

Dal canto suo Ciro Esposito, presidente del Caip-Aicast, l’associazione dei piccoli esercenti di Pomigliano, chiarisce che ” per evitare strumentalizzazioni esterne il Caip, d’accordo con i commercianti di piazza Mercato, ha deciso di non partecipare alla riunione con l’amministrazione”.

Stadio di Pompei, 59 d.C.: la battaglia tra i tifosi di casa e i Nocerini in trasferta

Graffiti pompeiani: il fascino “sportivo” dei gladiatori e una “schedina” con i risultati dei loro duelli. Dagli anfiteatri antichi agli stadi di oggi le ragioni del tifo violento sono quasi sempre le stesse.

 Roma ebbe delle strane leggi. Per esempio, gli amministratori dei “municipi”, quando assumevano l’incarico, versavano nelle casse comunali la “summa honoraria“, una somma di danaro destinata a finanziare feste, giochi e costruzioni di pubblica utilitĂ .

A Pompei , per esempio, Caio Uulio e Publio Aninio ampliano le Terme Stabiane e ristrutturano la palestra e i portici. Con il proprio danaro. Cose da pazzi. Invece l’epigrafe funeraria di Aulo Clodio Flacco, che svolse un ruolo di primo piano nell’amministrazione di Pompei ai tempi di Augusto, ricorda che egli offrì al popolo incontri di pugilato, tauromachie, duelli tra 35 coppie di gladiatori, tra gladiatori e orsi, tra gladiatori e cinghiali. Inoltre distribuì, in una pubblica elargizione, 10000 sesterzi e allestì spettacoli di buffoni. Buffoni di ogni genere, dice l’epigrafe. E mi pare, questa, una nota di modernitĂ .

Tutto è stato giĂ  scritto sul fascino che i gladiatori esercitano sul pubblico in etĂ  imperiale: qualche imperatore non disdegna di combattere nell’arena, si costituiscono gruppi organizzati di tifosi, cresce la rivalitĂ  tra le “ scuole “ più importanti, le donne perdono la testa per questi vigorosi atleti che vivono una vita “ estrema “, in cui la violenza spietata e la morte servono al divertimento del pubblico, mai sazio di sangue. Ma una vita così può anche piacere: capita che gladiatori che potrebbero ottenere il congedo definitivo rinuncino al loro diritto e preferiscano continuare a combattere.

A Pompei, dopo il terremoto del 62 d.C., il quadriportico del Teatro Grande viene trasformato in caserma di gladiatori, e i tifosi e le tifose riempiono muri e colonne all’intorno di iscrizioni, graffiti, disegni e perfino caricature. Uno (una?) scrive che il gladiatore Celado fa sospirare tutte le ragazze, un altro racconta che Crescens è il “medico “ che le pupe aspettano di giorno e di notte. Nelle “celle“ della caserma sono stati ritrovati i resti di 63 vittime dell’eruzione: tra di esse c’era anche una donna, il cui elevato ceto sociale è testimoniato dalla collana di smeraldi e dai finissimi braccialetti. Suppongono gli archeologi maliziosi che si trattasse di una ammiratrice trascinata dal destino a morire con il suo idolo, nell’ultimo convegno d’amore.

In una iscrizione uno spettatore annota i risultati dei duelli in programma in un giorno di maggio di un anno imprecisato. Nel primo incontro combattono Pugnace e Murrano, che vengono entrambi da tre vittorie: vince il primo, l’altro muore. Sono entrambi della “scuola neroniana“, che come la “scuola giulia“, aveva sede a Capua. Cieno, che ha giĂ  conseguito 8 vittorie, sconfigge Attico, vincitore in 14 incontri, che viene “risparmiato“. Sono entrambi della “scuola giulia“. Viene “risparmiato“ anche Scilace, che dopo 26 vittorie è stato sconfitto da Publio Ostorio, un autentico fuoriclasse, imbattuto in 51 scontri: il doppio nome ci dice che era un “uomo libero“ e che aveva deciso di dedicarsi, da professionista, alle battaglie nell’anfiteatro.

Non corre buon sangue tra Nocerini e Pompeiani. A Pompei ci sono gli eredi della nobiltĂ  sannitica e dei soldati che hanno combattuto con Silla, e vi tengono villa importanti cittadini romani: i Pompeiani, inoltre, sono ricchi. E’ probabile che i laboriosi agricoltori del Vesuviano e dell’agro nocerino- sarnese non ne sopportassero la spocchia. Un nocerino, tale Caio Sabinio, disgustato dal vino che ha bevuto a Pompei, nella “cantina“ di Stazio, lascia ai posteri, incidendolo sull’intonaco di un muro, il ricordo della sua condanna: viator, Pompeis panem gustas, Nuceriae bibes: viandante, il pane mangialo pure a Pompei, ma il vino lo berrai a Nocera.

Nel 57 d.C. i Pompeiani subiscono un intollerabile affronto: le colonie di Capua e di Nocera vengono rafforzate con l’insediamento di molti veterani congedati: e a quelli inviati a Nocera vengono assegnate terre sottratte al territorio di Pompei. La rivalitĂ  diventa esplosiva. Livineo Regolo è uno che va a caccia di guai. Espulso dal Senato di Roma per motivi che non conosciamo, egli nel 59.d.C. organizza, nell’anfiteatro di Pompei, uno spettacolo di gladiatori. E poiché non c’è ancora l’uso di vietare le trasferte ai tifosi per le ragioni dell’ordine pubblico, capita che tra gli spettatori ci siano molti Nocerini, attratti, forse, dall’ importanza del cartellone, o dalla presenza di qualche campione locale.

Pompeiani e Nocerini incominciano a cantarsi reciprocamente gli insulti tipici della rivalitĂ  territoriale: la loro intemperanza (“lascivia“), dice Tacito con un pizzico di arroganza, è quella tipica dei provinciali, dei “cafoni“. Dagli insulti si passa ai sassi, e da questi ai pugnali. La “ plebe di Pompei “ ha la meglio: molti Nocerini vengono uccisi, molti vengono feriti. Nerone, i consoli e il senato si palleggiano a lungo la patata bollente dei provvedimenti.

Il senato, infine, dispone che l’anfiteatro resti chiuso per dieci anni, che siano immediatamente sciolte le associazioni costituite illegalmente, che lo sfortunato (o incapace) Livineo Regolo e tutti i responsabili della sanguinosa rissa vadano a meditare in esilio sulle loro colpe. Ai Pompeiani rimane solo lo sfizio, diciamo così, di vantarsi, in un graffito, di averle suonate, in quel giorno, sia ai Nocerini che ai Capuani.
(Foto: Rissa tra pompeiani e nocerini- Museo Nazionale di Napoli)

LA STORIA MAGRA

Somma, consiglio comunale convocato oggi: il Pd sceglie temi “scottanti”

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Sfilza di interrogazioni a firma di Giuseppe Cimmino e Giuseppe Auriemma. All’ordine del giorno anche determinazioni rispetto alla casa di riposo per anziani.

 Temi forti, temi caldi nella seduta di consiglio comunale prevista per questa mattina alle 9, 30, in seconda convocazione. Non si sa ancora se ci sarĂ  il sindaco Raffaele Allocca o se al suo posto siederĂ  il vice Salvatore Di Sarno.

Ma una cosa è certa: la parte del leone toccherĂ  al Pd che ha presentato una serie di interrogazioni cui gli amministratori o i consiglieri delegati dovranno rispondere. Il gruppo composto da Giuseppe Cimmino e Giuseppe Auriemma ha infatti messo sul tavolo argomenti di interesse pubblico e quanto mai attuali, dall’abusivismo edilizio alla «zona rossa», dai roghi tossici ai problemi di viabilitĂ , dalla pianta organica dell’Ente per finire con i tombini, che sembrano cosa di poco conto. Finché non piove, ovviamente.

Tra i temi delle numerose interrogazioni firmate dal Pd, c’è quella inerente il Parco Nazionale del Vesuvio e l’idea sottesa nel testo è di quelle da prendere nella dovuta considerazione: l’ipotesi di concessione in comodato gratuito di aree demaniali boschive ad associazioni e cooperative per lo sviluppo di attivitĂ  turistiche. Un’esperienza non nuova in Campania, una strada giĂ  intrapresa dall’assessorato regionale all’agricoltura. Il Parco ovviamente è destinatario della richiesta, ma se fosse il Comune a sollecitarne l’attuazione…chissĂ  che non ne nasca qualcosa di buono, anche e soprattutto per i giovani.

Un’altra interrogazione Cimmino/Auriemma indirizza l’attenzione sul cimitero comunale e sulla raccolta dei rifiuti nello stesso. SarĂ  presumibilmente il consigliere delegato Bottino a rispondere, anche in virtù delle iniziative annunciate ai primi di novembre. Somma Vesuviana attende intanto novitĂ  sul restauro della torre campanaria di San Domenico colpita da un fulmine a metĂ  settembre. E i consiglieri Pd interrogano gli amministratori sull’assenza di sistemi di sicurezza e invitano alla sistemazione in tempi brevi. «Zona Rossa», altro tema scottante. L’area a rischio Vesuvio comprende ora 25 comuni rispetto ai 18 originari in cui anche Somma Vesuviana era ed è inserita. Ebbene il Pd chiede lumi sugli scenari in caso di allerta oltre a voler sapere se il piano di emergenza esiste.

E quando si parla di zona rossa non si può che rimandare ad una delle questioni più rilevanti nell’area: l’abusivismo. In merito il Pd fa riferimento alle migliaia di pratiche di condono inevase, all’assenza di una programmazione urbanistica e invoca chiare risposte sul Puc. Ancora: con tutto quello che sta accadendo in Campania, con la risonanza nazionale che stanno avendo i roghi tossici, Cimmino e Auriemma non si sottraggono e a fronte di seri rischi per la salute dei cittadini, parlano di vera e seria emergenza senza alcun progetto che vi faccia fronte. Le parole più forti però il Pd le utilizza ponendo l’interrogazione che ha per oggetto la pianta organica comunale: «Le selezioni degli ultimi anni sono appannaggio di chi pretende che la cosa pubblica sia solo un fatto familiare».

Nel documento si parla anche di personale «svilito» nelle sue capacitĂ , di una discrezionalitĂ  ad uso e consumo della politica e non della meritocrazia. Solo premesse per chiedere al sindaco – o a chi per lui risponderĂ  – cosa intenda fare per rimettere in moto la macchina amministrativa. ViabilitĂ  e tombini oltre alla proposta di trasmettere in streaming le sedute di consiglio comunale, gli altri tre argomenti tirati fuori dal Pd. Non sarĂ  però, quella di oggi, soltanto una seduta ispettiva giacché all’ordine del giorno compare un altro tema che negli anni scorsi ha fatto oltremodo e oltre misura discutere: il recupero e la destinazione della «casa di riposo» per anziani.

Nola. Unesco, la comunità nolana prepara i festeggiamenti

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In vista dell’ormai prossimo riconoscimento UNESCO, la delegazione nolana per la candidata Rete delle CittĂ  delle Macchine da Festa propone l’indizione di una giornata di celebrazioni apposite.

 A un passo dal traguardo la comunitĂ  nolana si appresta a festeggiare. Con l’avvicinarsi dell’ottava sessione dell’Intergovernmental Committee UNESCO, infatti, che si terrĂ  in Azerbajan, a Baku, dal 2 all’8 dicembre prossimi, si avvicina anche il tanto atteso e definitivo verdetto che proclamerebbe la festa dei gigli di Nola patrimonio dell’umanitĂ , assieme alle tre feste sorelle di Palmi, Sassari e Viterbo.

La candidatura della Rete delle cittĂ  delle macchine da festa, ideata nel 2006 a seguito dei primi contatti tra le comunitĂ , è stata ufficialmente presentata nel 2010; trascorsi i dovuti tempi dell’Organizzazione per l’Educazione, le Scienze e la Cultura delle Nazioni Unite, il momento dell’assegnazione del sigillo blu è vicino. E Nola è fiduciosa. Antonio Napolitano, delegato per la comunitĂ  festiva nolana, ha proposto per conto della Rete l’indizione di una giornata di festeggiamenti comuni tra le quattro cittĂ  candidate per celebrare il riconoscimento Unesco.

Data programmata per questo evento, che giĂ  si prefigura come un appuntamento fisso da ripetere di anno in anno, sarebbe l’8 dicembre, giorno scelto dalle delegazioni delle comunitĂ  in virtù della sua prossimitĂ  alla data dell’eventuale riconoscimento stesso e per la solennitĂ  cristiana che contemporaneamente ricorre, l’Immacolata Concezione, a ricordo della matrice religiosa da cui nascono le quattro feste gemellate.

"L’idea portante consiste nel dare risalto alle proprie feste tradizionali nelle modalitĂ  che, date le intrinseche differenze nelle feste e le eventuali diversitĂ  che possono incorrere sotto il profilo organizzativo, ciascuna comunitĂ  ritiene più opportuno, condividendo le singole iniziative mediante un collegamento in streaming che permetta di poter esaltare il senso comune della festa e la condivisione tra le quattro cittĂ  – ha detto Antonio Napolitano – La diretta streaming consentirebbe, inoltre, di trasmettere in contemporanea alcuni momenti significativi con la presenza dei gonfaloni delle corporazioni e filmati per far comprendere ai partecipanti il percorso che ha portato le quattro ComunitĂ  festive fino a questo riconoscimento, partendo dall’idea iniziale e passando per le varie fasi della candidatura".

Il progetto delle celebrazioni per il riconoscimento Unesco a Nola sarĂ  discusso con l’amministrazione comunale e con la Fondazione Festa dei Gigli il prossimo 20 novembre, durante una riunione convocata da Antonio Napolitano e a cui saranno invitate a prendere parte anche le associazioni e le maestranze artistiche e musicali nolane legate alla festa.

Lei non sa chi sono io:.

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Il difficile rapporto tra Insegnanti e genitori. Una docente è stata aggredita da un genitore per aver ripreso un alunno. Nella scuola del terzo millennio accade anche questo.

 Che la scuola sia lo specchio della societĂ  è una di quelle ovvietĂ  che anche monsieur Jacques de La Palice avrebbe difficoltĂ  a proferire. Anzi, qualche volta la scuola è una incubatrice di mode e tendenza del sociale e troppo spesso un baluardo di conservatorismo e vecchiume che crea uno iato stridente col costume e le inclinazione del mondo esterno.

Comunque, nell’uno o nell’altro caso il rapporto osmotico e simbiotico tra indoor e outdoor è sempre stato una costante almeno nel panorama storico culturale italiano. E non c’è bisogno di scomodare Edmondo de Amicis o tutta quella letteratura tardo borghese per ricordare che sino a poco tempo fa i cancelli di una scuola rappresentavano una porta bidimensionale tra due realtĂ . E chi vi entrava lo faceva col rispetto dovuto non alle persone che li lavoravano ma quel mondo etereo e intangibile rappresentato dalla cultura e dalla formazione delle nuove generazioni. Una sorta di riconoscimento educato e romantico, un deferente omaggio alla propria dignitĂ  e a quella di un intero sistema. Sapere che stava per arrivare un genitore a scuola ti creava ansia giĂ  parecchi giorni prima dell’evento.

Non importavano le motivazioni di quell’arrivo, non aveva nessun valore la nobile disquisizione tra l’avere ragione o torto nei confronti del docente (per inciso avevi sempre torto!), ti inquietava quella presenza perché essa, novantanove volte su cento, era la spia lampeggiante di qualcosa di storto. Quel qualcosa si sarebbe poi materializzato tra le mura domestiche con sentenze di colpevolezza nei tuoi confronti che avrebbero limitato il giĂ  poco tempo libero a tua disposizione. Per non parlare, poi, della gogna familiare alla quale saresti stato sottoposto tra le ingiurie più disdicevoli e le iperboliche ramanzine sulla dignitĂ , rispetto, studio, comportamento e chi ne ha più ne metta. Avere un genitore a scuole era, quindi, una iattura paragonabile alla caduta di un asteroide sulla terra, un cataclisma epico da evitare con qualsiasi mezzo.

Il cerimoniale scolastico non contemplava, come oggi, gli incontri scuola-famiglia, né i patti di corresponsabilitĂ  tra Istituto scolastico e genitori. La corresponsabilitĂ  era insita nelle radici stesse di quella societĂ  e coincideva nel remare entrambi nella stessa direzione senza aver bisogno di pezzi di carta timbrati e firmati per farlo. Per fortuna, la scuola moderna, quella dell’autonomia, quella post-sessantotto, quella dei dirigenti e non dei presidi, quella degli organi collegiali elettivi, ha aperto i cancelli alla societĂ  facendo in modo che i periokoi del territorio partecipino attivamente e fattivamente alla creazione di un contratto formativo aperto e moderno. E allora il genitore a scuola non spaventa più.

Anzi è una presenza costante e gradita. Nessun alunno suda alla vista della mamma e del papĂ , al contrario sono gli stessi alunni ad invitare i genitori a scuola per parlare col docente, per discutere, per chiarire…Tutto giusto e corretto, sino a quando i rapporti da tra docenti e genitori si improntano nell’ottica sinergica del bene del discente. In quel caso si crea un circolo positivo e proattivo che genera solo benefici per tutti gli attori in campo. Troppo spesso, purtroppo, questo circuito si interrompe generando black-out pericolosi. È successo, ancora una volta, pochi giorni fa in un istituto superiore del sud Italia. Una docente ha chiosato il compito di una sua alunna con una frase di pragmatica: ”Non è farina del tuo sacco”.

Una semplice frase che fa parte del kit di primo intervento fornito ad ogni docente giĂ  dal primo giorno di insegnamento. Essa fa la pari con altre espressioni del tipo: “È intelligente ma non si impegna, potrebbe dare di più, è vivace ma non rende, ecc”. Allocuzioni idiomatiche del linguaggio del docente. Ma quella frase ha scatenato la rabbia di un genitore che ha inveito contro la malcapitata con frasi ingiuriose concluse con il mortificante refrain tanto di moda negli ultimi tempi: “Tanto voi docenti non fate niente in classe e siete solo dei fannulloni ignoranti”. Ad aggravare il tutto è il lavoro del genitore in questione, ufficiale dei carabinieri. Status che il solerte genitore ha sbandierato più volte sotto gli occhi della docente.

Insomma, un pubblico ufficiale difensore della legalitĂ  che decide, a priori, di condannare una persona senza nemmeno aver svolto le indagini conoscitive di prassi. Un bel esempio per sé, per la figlia e per lo Stato. Alla docente non è rimasto altro che denunciare i genitori per le offese ricevute nonostante, nel frattempo, il papĂ  carabiniere, abbia fato dietrofront e chiesto scusa dell’accaduto. La docente offesa e aggredita verbalmente e quasi fisicamente ora vive un dubbio amletico: perdonare i genitori ritirando la denuncia o tirare avanti per la propria strada difendendo la sua professionalitĂ  e quella dei colleghi?

Sommessamente, le diremmo di lasciar perdere. Se il suo operato si è svolto deontologicamente non vi sarĂ  mai nessuna accusa che possa screditarlo. Ma tutto ciò impone una profonda riflessione. I genitori sono una parte fondamentale del percorso di crescita culturale ed educativa degli alunni che ci sono affidati. Essi, come noi, rappresentano la certezza e l’autoritĂ . I due pianeti non possono entrare in contrasto. I nostri giovani vivono giĂ  senza punti di riferimento in balia di un mondo che fa del pensiero unico e dell’apparenza i capisaldi del proprio essere. L’inutile e dannosa querelle tra le due figure genererĂ  adulti ancora più disorientati e incapaci di cogliere la luce dei fari nel corso della loro vita.

Non è un gioco tra le parti, non è una tenzone tra autoritĂ . Che ognuno faccia bene e al meglio il proprio compito. Con abnegazione, con professionalitĂ  e, consentitemi se uso una parola anacronistica, con amore.
(Fonte foto: Rete Internet)

SCUOLA, CULTURA E DINTORNI

“Napule è tutta n’ata storia”: Pino Daniele con tre concerti a Napoli

SarĂ  il più grande concerto di dicembre 2013 quello che terrĂ  Pino il 28, 29 e 30 dicembre al Palapartenope.

 L’idea è perfetta: mettere insieme, in tre serate dal vivo, la storia della musica napoletana moderna, quella che dall’alba degli anni Settanta in poi è stata uno degli assi portanti della musica italiana, rock, pop, folk e canzone. Solo un musicista poteva immaginare una simile operazione e solo un musicista era davvero in grado di portarla a termine: Pino Daniele.

E così sulla scia dello straordinario successo dei sei concerti sold out dello scorso inverno (con 20mila biglietti venduti) dal 28 al il 30 dicembre Pino Daniele tornerĂ  a suonare nella sua cittĂ , in tre serate evento dedicate al progressive napoletano: quella corrente musicale e culturale che a partire dagli anni Settanta ha affermato Napoli come protagonista nel panorama della cultura pop contemporanea a livello internazionale. Una storia musicale e non solo, raccontata da Daniele insieme agli artisti che hanno reso grande il progressive napoletano. Come i concerto dell’anno scorso, anche queste serate andranno sotto il titolo di "Napul’è tutta n’ata storia".

Insomma, una scaletta pensata unicamente per il pubblico della cittĂ  partenopea, in fermento giĂ  da ora per l’ormai annuale appuntamento col suo beniamino. Accanto a lui ci sarĂ  la sua band storica, composta daJames Senese, Rino Zurzolo, Joe Amoruso, Tony Esposito e Tullio De Piscopo. Ma, e questo crea la straordinarietĂ  dell’evento, ci saranno anche Enzo Gragnaniello, Eugenio Bennato, Jenny Sorrenti, Teresa De Sio, gli Osanna, i Napoli Centrale e la "Nuova Compagnia di Canto Popolare". E per far sì che questo ponte ideale con il passato possa arrivare fino al presente, ci saranno anche gli Almamegretta e Clementino.
(Fonte foto: Rete Internet)

CAMPANIA CONTEMPORANEA