Esposizione e premiazione del “Riciclo creativo” promosso da A.N.E.A. presso il M.A.V. di Ercolano
Brusciano ricorda Mons. Antonio Riboldi, Vescovo Emerito di Acerra.
Somma Vesuviana, al via il pagamento del rimborso Tari per i contribuenti virtuosi
Morte don Riboldi, il sindaco di Ottaviano: “Da lui grandi insegnamenti, Comune sarà presente ai funerali”
“Resto al Sud” del governo e la propaganda 5 stelle.
Le esultanze possono anche essere tristi. Meno male che ci sono i bambini
Somma Vesuviana, giovedì il Vescovo di Nola alla Collegiata
Monsignor Marino celebrerà la funzione religiosa e benedirà la nuova immagine in ceramica vietrese raffigurante la Madonna della Misericordia.
Sua Ecc. Mons. Francesco Marino, Vescovo di Nola, celebrerà nell’Insigne Collegiata una Santa Messa. Al termine seguirà la benedizione della nuova immagine dedicata a Maria SS. della Misericordia. La nuova composizione è stata ricostruita fedelmente con mattonelle in ceramica della ditta “Ceramica Pinto” di Vietri sul Mare, grazie al contributo degli abitanti del posto. Nel centro storico del Casamale, nella antica strada Giudecca, era visibile fino a pochi anni fa, inserita in una edicola murale, e splendente di vivace policromia, una grande composizione di riggiole maiolicate raffigurante Maria SS. della Misericordia. L’opera, purtroppo, fu trafugata da ignote mani sacrileghe. L’effigie, di dimensione 80 x 100 cm (20 riggiole), era collocata sul portale d’ingresso della proprietà De Falco in via Giudecca al civico 11. Il prof. Antonio Bove così la presentava in un articolo sulla rivista Summana n° 17 del 1989: Essa si presenta in una suggestiva cornice architettonica, isolata dal corpo di fabbrica, e svetta sul vano d’ingresso ad un giardino (appartenuto un tempo alla famiglia Cucciglio), stagliandosi così sul verde intenso della vegetazione retrostante. Nell’effigie la Vergine è configurata come una signora paludata d’azzurro, che incede in un caratteristico paesaggio campestre (lo si potrebbe definire vesuviano se la montagna raffigurata sullo sfondo venisse, con uno sforzo immaginativo, indicata come monte Somma) fino a somigliare ad una comune persona vivente se non intervenisse, nella parte superiore, una nube teofanica e relative teste di cherubini ad assicurarci della sua divinità. All’altro lato della scena troviamo una figura maschile inginocchiata, un contadino, al quale, come si evince, tocca il grande privilegio della visione della Vergine… L’edicola, infatti, raffigura la prima apparizione della Madonna della Misericordia, avvenuta sabato 18 marzo del 1536. Antonio Botta, un contadino nativo della valle di San Bernardo, a sei chilometri da Savona, come di consuetudine si recava di buon mattino nella sua piccola vigna per completare la potatura delle viti. Il miracolo racconta che il contadino strada facendo recitava, come suo solito, il Santo Rosario; giunto al piccolo torrente che doveva attraversare pensò di rinfrescarsi in quelle acque, e proprio in quel momento gli apparve la Madonna nel suo massimo splendore, assicurandogli che era Maria Vergine. La sua deposizione ufficiale è conservata nel Santuario costruito su quel posto e incisa su una lastra di marmo fin dal 1596. Seguirono successivamente altre due apparizioni. Nostra Signora della Misericordia è la patrona della città di Savona e viene festeggiata proprio il 18 marzo. Il culto non è mai stato radicato nel territorio di Somma Vesuviana. Ricordiamo, per ben capire il motivo della presenza di questa sacra immagine a Somma, che in vari diplomi angioini si incontrano nomi di famiglie ebraiche abitanti in Somma nel Duecento e Trecento. Addirittura lo storico degli ebrei del Mezzogiorno, Dr. Nicola Ferorelli (Gli Ebrei nell’Italia meridionale dall’età romana al secolo XVIII, Torino, 1915), esplicitamente afferma che in Somma nel sec. XV vi era una fiorente colonia ebraica: da qui l’antichissimo quartiere Giudecca. Il periodo aureo dell’intreccio della storia locale con gli ebrei – come riferisce il Dott. Domenico Russo – è dato dal dominio aragonese nel Regno di Napoli. Alla seconda metà del XV secolo, e non prima, risale l’organizzazione della Giudecca, cioè del vero e proprio quartiere ebraico accanto alla cinta fortificata del quartiere Casamale. I De Falco, che portarono a Somma l’edicola tutelare della Madonna della Misericordia, erano certamente ebrei genovesi, forse commercianti d’ oro, venuti in massa a Napoli sotto il dominio aragonese. Molti ebrei diventarono, successivamente, cattolici – come afferma il prof. Mimmo Parisi – dopo la minaccia dell’allontanamento dal Regno e tanti si convertirono nel tempo per continuare le loro attività commerciali. Non è un caso, e concludo, che ancora oggi la famiglia De Falco porta il soprannome di ’e ponenti, che ci conferma la provenienza – come afferma l’ing. Arcangelo Rianna – dalla Riviera di Ponente in Liguria dove è situata Savona.
approfondimento storico a cura di Alessandro Masulli
disegno del Prof Raffaele D’Avino Le “vie del gusto” al ristorante “Terra del Vesuvio”, terra di mezzo tra Campania Felix e Vesuviano interno
Addio a Monsignor Antonio RIboldi, vescovo emerito di Acerra e pastore anticamorra
Si fece voce dei terremotati del Belice, in Sicilia, che vivevano al freddo nelle baracche. Fu Pastore in terra di camorra, in anni in cui i morti si contavano a centinaia. Prete-terremoto, vescovo anticamorra: è morto monsignor Antonio Riboldi, per tutti don Antonio, vescovo emerito di Acerra (Napoli).
Il decesso all’alba, a 94 anni, a Stresa, in Piemonte, presso la casa dei rosminiani dove si trovava dalla scorsa estate. A darne l’annuncio la Curia di Acerra dove è stato vescovo dal ’78 al 2000. I funerali saranno celebrati nella cattedrale di Acerra (Napoli). La sua lotta alla criminalità organizzata lo portò, negli anni ’80, ad una manifestazione contro la camorra ad Ottaviano, dove guidò migliaia di giovani nella città di Raffaele Cutolo, boss indiscusso della Nco. Dopo una messa, prevista per martedì, nel convento dei monaci rosminiani a Stresa, dove il presule si è spento in nottata in seguito ad una lunga malattia, la salma di monsignor Riboldi è attesa ad Acerra, ed ancora non è chiaro se la sepoltura avverrà all’interno della cattedrale, così come da desiderio del presule. Nominato vescovo di Acerra il 25 gennaio 1978 dal Beato Papa Paolo VI, monsignor Antonio Riboldi, che apparteneva all’ordine dei rosminiani, fece il suo ingresso in diocesi il 9 aprile dello stesso anno, occupando una sede vacante da 12 anni. Don Riboldi trovò una situazione non facile, dovendo ”rianimare la vita ecclesiale e sostenere l’intera comunità tra le problematiche di un momento che richiede la difesa della dignità della persona”. Ma le sue attenzioni si rivolsero soprattutto al contrasto alla camorra, tanto da essere messo sotto scorta. Storica la marcia che negli anni ’80 portò migliaia di giovani ad Ottaviano, città del capo indiscusso della Nco, Raffaele Cutolo. ”Meglio ammazzato che scappato dalla camorra”, gli avrebbe detto sua madre quando le palesò i suoi timori. ”In quel momento – disse il presule in occasione dei suoi 90 anni celebrati nel 2013 nel Duomo di Acerra – mi sono sentito veramente di essere un vescovo, e ho capito cosa significava essere un prelato che deve amare la gente anche se non ricambiato, amare la Chiesa anche se non tutti ti capiscono”. Don Riboldi incontrò anche numerosi criminali in carcere, tra cui lo stesso Cutolo, e al presule sono attribuiti i pentimenti di alcuni ex camorristi. Nonostante la rinuncia all’esercizio episcopale per i limiti d’età raggiunti nel 1999, il vescovo emerito aveva scelto di restare ad Acerra, che gli ha conferito un paio di anni fa la cittadinanza onoraria, e continuava a celebrare Messa nella chiesa dell’Annunziata. ”I nostri contatti erano costanti – ha ricordato monsignor Antonio Di Donna, attuale vescovo di Acerra – e fino a quando le forze glielo hanno consentito ha celebrato spesso la Messa domenicale in Cattedrale seguendo sempre con vivo interesse la vita della diocesi e chiamandomi personalmente nei momenti importanti di questa Chiesa locale”. Anche la vita diocesana riprende vigore grazie al carisma e all’impegno di monsignor Riboldi, e lo stesso presule spesso ricordava lo stupore che gli aveva confessato l’arcivescovo di Milano di fronte a tanta vitalità, nonostante le piccole dimensioni della diocesi. Curioso e aperto alla modernità, Riboldi è stato uno dei primi vescovi a sbarcare su Internet nel 1997: fino a poco tempo fa le sue omelie arrivavano a migliaia di persone.Parmiagiana 2.0 o Mattonella di melanzane?
Sappiamo già che il titolo di questa ricetta potrebbe suscitare polemiche, quindi ci portiamo avanti col lavoro e vi spieghiamo un po’; Excusatio non petita… dicono quelli bravi!
La parmigiana si sa, è quella classica, fatta con tanti gustosi strati di melanzane fritte, alternati ad un buon sugo di pomodoro e mozzarella. C’è chi la fa con l’uovo, chi senza, chi mette il fiordilatte e chi la provola, ogni brava cuoca ha la sua ricetta del cuore. Noi, tempo fa, provammo a giocare con questo alimento,; ortaggio estivo per eccellenza che ricorda le belle tavolate della domenica, quando tutti insieme ci si siede, appunto, intorno ad un bel “ruoto di parmigiana”. E il ruoto a Napoli è un’istituzione. Ma la melanzana è anche alimento versatile, che si presta a mille altre interpretazioni, fritta, arrostita, a fette, a tocchetti, in purea, la melanzana non ci dice mai di no. Così abbiamo pensato a una ricetta che partisse da un’idea vaga di parmigiana, ma che ne stravolgesse del tutto le basi, lasciando come regina del piatto solo lei, la melanzana. Ci perdonino i puristi e, senza voler peccare di vanagloria, consigliamo loro di assaggiare la nostra ricetta.
Ingredienti
2-3 belle melanzane tonde
200 gr di yogurt greco
2-3 cipolle (quelle che più vi piacciono, io uso le bianche per il loro gusto delicato);
miele;
olio di semi per friggere;
una grattugiata di noce moscata;
basilico, uno spicchio di aglio
pomodori san marzano 200 gr
sale, pepe e olio evo q.b.
Per prima cosa mettiamo a spurgare le melanzane tagliate a fette un poco spesse, con sale grosso. Nel frattempo cuociamo le cipolle. In una padella facciamole appassire con un filo d’olio evo. Quando saranno a metà cottura, aggiungete un bel cucchiaio di miele e rigiratele spesso affinché si caramellino. Fatele appassire bene perché perdano completamente croccantezza. Quando saranno ben cotte e caramellate, toglietele dal fuoco e fatele intiepidire. Nel frattempo, in un’altra padella, mettete a scaldare un filo d’olio e uno spicchio d’aglio. Quando l’aglio si sarà imbiondito, aggiungere il pomodoro e preparare una salsa leggera da fare cuocere un’oretta al massimo. Intanto le melanzane avranno cacciato via il liquido amarognolo, sciacquate e asciugate bene. Mettete a questo punto a scaldare l’olio di semi e friggetele da ambo i lati. A questo punto, riprendete le cipolle caramellate, aggiungete lo yogurt greco e il basilico tritato fine, aggiustate di sale e pepe, unite una grattugiata di noce moscate ed un filo d’olio. A questo punto saremo pronti a comporre il nostro piatto. cominciate con un sottile strato di sugo di pomodoro, poi allineate le melanzane sul fondo come fosse una normale parmigiana, ricoprite con un abbondante strato di cipolle con lo yogurt, ricoprire ancora con le melanzane e continuare così fino a terminare gli ingredienti ( io faccio 5 strati: 3 di melanzane e 2 di cipolle con lo yogurt). L’ultimo strato sarà di melanzane e lo ricoprirete con un velo di pomodoro, tenendone un po’ da parte per dopo.
A questo punto infornate a 170°/180° per una mezz’ora.
All’uscita dal forno tagliate una mattonella di melanzane e ricopritela con sugo di pomodoro, una manciata di formaggio e basilico. Buon appetito.

