Esposizione e premiazione del “Riciclo creativo” promosso da A.N.E.A. presso il M.A.V. di Ercolano

Partecipano dieci istituti scolastici con i lavori di oltre 2000 studenti. Si conclude al M.A.V. di Ercolano il progetto “Riciclare e Rigenerare” organizzato da A.N.E.A. Associazione Nazionale Energia e Ambiente, con il supporto del CSV Napoli e con la collaborazione di “Ercolano Viva”, una delle più vivaci associazioni ercolanesi. Il programma nel quale è stato organizzato anche un concorso sul riciclo, denominato “Lavori per l’ambiente” ha visto la partecipazione di dieci istituti scolastici di quattro Comuni, con oltre duemila alunni degli istituti coinvolti. Gli scolari, con grande entusiasmo hanno lavorato insieme ai docenti per realizzare centinaia di oggetti di ogni tipo, tutti con materiali riciclati. L’entusiasmo e i risultati sono stati tali che gli organizzatori, per riconoscere il valore delle opere hanno organizzato una mostra presso Il Museo Archeologico di Ercolano, che ha messo gentilmente a disposizione le sale per la mostra che si svolgerà nei giorni di 11 e 12 dicembre. La premiazione dei primi classificati avverrà il 13 dicembre mattina sempre presso il M.A.V. L’ingresso è aperto gratuitamente a tutti i cittadini.

Brusciano ricorda Mons. Antonio Riboldi, Vescovo Emerito di Acerra.

Domenica 10 dicembre, il Vescovo Emerito di Acerra, Mons. Antonio Riboldi, è morto all’età di 94 anni, a Stresa presso la Casa dei Rosminiani, in Piemonte. Don Riboldi nasce a Tregasio frazione di Triuggio, in provincia di Milano, il 16 gennaio 1923, diventa Sacerdote il 29 giugno 1951 e Vescovo della Diocesi di Acerra, per nomina di Papa Paolo VI, il 25 gennaio 1978. Resta in carica fino al 7 dicembre 1999 quando si dimette nel rispetto del diritto canonico. Ad Acerra il 30 maggio 2015, nella Seduta Straordinaria del Consiglio Comunale gli viene concessa la Cittadinanza Onoraria. Ed è proprio a Acerra che il Presule, secondo le su ultime volontà, le sue spoglie avranno ultima dimora. Nel documentario televisivo del giornalista e scrittore Francesco De Rosa, “Antonio Riboldi il Vescovo che rischiò la vita …” Mons. Riboldi racconta alcuni momenti della sua esperienza alla guida della diocesi di Acerra, su YouTube, all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=pgOZtWj7Ggo Nel 1968 è al fianco dei baraccati terremotati siciliani del Belice, dieci anni dopo è in Campania a lottare per la giustizia e la legalità, in prima fila nella lotta contro la camorra. Svolge il suo apostolato anche nel mondo carcerario, dove incontra vari rappresentanti dell’esperienza della lotta armata. Degli anni ’80 resta memorabile la storica interminabile “Marcia dei Giovani contro la camorra” che egli conduce, insieme a Luciano Lama e Antonio Bassolino, ad Ottaviano, regno di Cutolo il capo della Nco “Nuova camorra organizza”, mettendosi alla testa del corteo del movimento studentesco, dei giovani disoccupati, dei lavoratori e dei sindacati e dei rappresentanti degli Enti e delle Istituzioni, civili e religiose. Il Sociologo e giornalista Antonio Castaldo, dell’Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali IESUS esprime alla Congregazione dei Padri Rosminiani ed alla Chiesa di Acerra, le condoglianze, Nel ricordo condivisi dei giovani bruscianesi che marciarono, con Monsignor Antonio Riboldi Vescovo di Acerra, insieme a tanti altri, improntando indelebilmente il proprio passo esistenziale alla giustizia e alla legalità e contro ogni sopraffazione.

Somma Vesuviana, al via il pagamento del rimborso Tari per i contribuenti virtuosi

I cittadini che hanno ottenuto un credito superiore ai 50 euro avranno il rimborso, la graduatoria sarà pubblicata sul sito web del Comune   In questi giorni è in corso il pagamento del rimborso Tari per i contribuenti virtuosi. La graduatoria è stata estratta dal sistema Ra.D.Io annesso al totem TIGER di pesatura intelligente che si trova nell’isola ecologica comunale di via San Sossio. I cittadini che hanno ottenuto un credito superiore ai 50 euro avranno il rimborso, la graduatoria sarà pubblicata sul sito web del Comune (http://www.comune.sommavesuviana.na.it) e poi i beneficiari potranno recarsi agli uffici Geset di Via Mercato Vecchio 2 per ritirare un assegno. Per il credito inferiore ai 50 euro, invece, lo stesso sarà portato in diminuzione sulla Tari 2018. “Si tratta sicuramente di una piccola cifra”, spiega il sindaco Salvatore Di Sarno, “Ma siamo riusciti a pagarla, così come avevamo annunciato anche in campagna elettorale. La riprova che quando facciamo una promessa la manteniamo. La singolarità sta nel fatto che nel 2014 firmavo l’atto con cui si comunicava l’approvazione della graduatoria degli utenti virtuosi, ed il contributo da erogare, ed oggi dopo tre anni da sindaco riesco a farla rispettare pagandolo”. Puntare alla premiazione dei cittadini virtuosi in tempi brevi è l’obiettivo cui sta lavorando l’assessore ai Tributi Raffaele Irollo, “Il rimborso in erogazione costituisce un ulteriore step per costruire la conclamata equità fiscale alla base del programma politico della coalizione. Stiamo lavorando ad una modalità più rapida di rimborso che consenta di premiare più velocemente i cittadini virtuosi attraverso l’ immediata fruizione del risparmio d’imposta già nella prima rata Tari del prossimo anno”.

Morte don Riboldi, il sindaco di Ottaviano: “Da lui grandi insegnamenti, Comune sarà presente ai funerali”

“Monsignor Antonio Riboldi ci ha insegnato che la cultura della legalità va alimentata con i fatti, le azioni, i gesti. Fu tra gli organizzatori della marcia anticamorra ad Ottaviano, in uno dei momenti più tremendi per la nostra città riuscì a portare un segno di speranza e riscatto. Tutto il percorso verso la legalità e il rispetto delle regole che si è sviluppato nel corso degli anni, non solo ad Ottaviano ma in tutto il territorio vesuviano, è partito da quella marcia e da quell’uomo coraggioso”. Così il primo cittadino di Ottaviano Luca Capasso commemora monsignor Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra. Capasso annuncia: “Il Comune di Ottaviano sarà presente con il gonfalone ed una rappresentanza ai funerali di don Riboldi”.

“Resto al Sud” del governo e la propaganda 5 stelle.

Due iniziative per il lavoro ai giovani in  Regioni con il 40% di disoccupazione.    Non sarà la ricetta che guarisce mali storici, ma le nuove misure del governo per il Sud qualche beneficio dovrebbero portarlo. Intanto i Ministri scelgono Napoli per presentare le ultime cose utili di questa legislatura. E poi perché ci stanno mettendo la faccia , a poche settimane dalle elezioni. Il ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti,  ha presentato  a Napoli  due nuove misure per l’imprenditorialità e l’occupazione giovanile: “Resto al Sud” e “Banca delle Terre abbandonate”. Due interventi che dovrebbero generare  100 mila  nuovi posti nei prossimi due anni. Vediamo di  crederci, soprattutto quando il Sud ha ancora la zavorra del 40% di disoccupazione. Già Renzi da premier, aveva avviato alcune iniziative e la Ragioneria dello Stato aveva certificato che molti dei beneficiari dei famosi 80 euro erano meridionali. Ora Gentiloni si è spinto più avanti, con i segnali di ripresa della produzione e dell’export  del 2016. In due anni – grazie anche ad una contrattazione sindacale mirata – le Regioni  dell’area Mezzogiorno con il  prodotto interno lordo, hanno superato il Nord : +2,2% al Sud,+ 1,5% al Nord. Bastano questi segnali a farci sperare – come dicevamo – che i due progetti presentati a Napoli andranno a buon fine ? Certo che no, perché la disoccupazione giovanile è figlia anche di un sistema statale burocratico , arretrato , poco efficiente che per anni ha mortificato le buone operazioni industriali che sul Sud volevano investire. Per non dire della pioggia di incentivi nazionali e comunitari sciupati in nome di promesse di ogni tipo. Il vento è cambiato dicono a Roma e i governatori delle Regioni meridionali non aspettano altro che essere parte di questo rilancio. La speranza di vedere concretamente i progetti annunciati e le migliaia di nuovi posti di lavoro si lega,però, ad un forte impegno degli stessi attori del governo di incidere nella macchina dello Stato nel Sud. Non è  solo questione di ordine pubblico ,lotta alla criminalità, rispetto delle regole. Ci vuole tanto altro e in poco tempo. In “Resto al Sud” i giovani tra i 18 e i 35 anni potranno dare vita a nuove imprese ricevendo dallo Stato un  contributo massimo di 50 mila euro. I 5 stelle nella loro propaganda sostengono di aver aiutato migliaia di giovani a fare impresa destinando loro parte dei compensi parlamentari. E’ un’idea  vincente in alcuni settori , ma che non si misura con  la complessa realtà del mondo del lavoro ,delle relazioni sindacali (tutt’altro), della macchina  della Pubblica amministrazione, dell’export e delle infrastrutture necessarie a fare impresa. Basta saper leggere i periodici rapporti Svimez per capire che il Sud è  qualcosa di più complesso che non la remissione di una quota dell’indennità parlamentare. Chi si candida alla guida del Paese dovrebbe studiare di più, magari contribuendo a migliorare le proposte del governo, portando competenza e non parole d’ordine.  I giovani hanno bisogno di essere orientati e di sapere  bene cosa rischiano, di avere fiducia in loro stessi e nella capacità di un Paese di affidare loro  il futuro. Stavolta ,per giunta, hanno in mano anche soldi di tutti noi. Per questo  De Vincenti ha deciso che il suo Ministero  offrirà consulenza gratuita insieme alla Società pubblica  Invitalia. Per abbassare quel tasso di inattività giovanile che sfiora il 60% della popolazione giovanile e spesso è vittima di illusioni e slogan di corto respiro. ****

Le esultanze possono anche essere tristi. Meno male che ci sono i bambini

Il Napoli pareggia con la Fiorentina, ma c’è chi è contento lo stesso Scena 1: Sabato sera esulta, moderatamente, tutto il mondo interista. Al termine di una partita noiosetta i nerazzurri riescono a non perdere anche contro la Juventus, dopo aver fatto lo stesso contro il Napoli al San Paolo e addirittura vinto contro la Roma. Sono primi ed imbattuti. Giocano male ma si difendono bene. La partita di sabato avrebbero dovuto perderla: per un pezzo di match la Juventus ha attaccato di più e provato a fare un calcio vero. Alla fine è venuto fuori uno zero a zero e l’Inter esulta. Scena 2: Napoli – Fiorentina finisce, anche al San Paolo è zero a zero ed i giocatori viola si abbracciano felici. L’allenatore Stefano Pioli esulta, il resto della squadra è consapevole di aver raggiunto un risultato straordinario. Non hanno perso, anche se il Napoli è arrivato tre volte davanti alla porta difesa da Sportiello. E ci è arrivato giocando male, mettendo in soffitta la velocità ed il gioco divertente di qualche settimana fa. Poteva arrivarci trentatré volte, si è fermato a tre e non ha mai segnato. E i viola, giustamente, esultano. La Fiorentina è una squadra che, con un campionato appena appena più serio, starebbe stabilmente nella parte destra della classifica, a margine della zona retrocessione. È riuscita a portare un pareggio a casa. Ed esulta. Scena 3: I social sono zeppi di commenti di delusione. Ci riferiamo ai tifosi del Napoli, ovviamente. Le esultanze di cui sopra bloccano la gioia azzurra. Se esultano loro non possono esultare i partenopei. Eppure, saltando da una pagina all’altra, da un profilo all’altro, ad un certo punto compaiono ragazzini allegri, anzi spensierati: senz’altro anche delusi, ma fondamentalmente appagati. Sono gli alunni dell’istituto comprensivo “De Filippo” di Poggiomarino, che sono andati a vedere la partita allo stadio San Paolo. Meravigliosi. Arrabbiati, certo. Ma veri. Servono facce come le loro, sennò il calcio dovrà solo e sempre accontentarsi di esultanze tristi. Tipo quella viola. Tipo quella nerazzurra

Somma Vesuviana, giovedì il Vescovo di Nola alla Collegiata

Monsignor Marino celebrerà la funzione religiosa e benedirà la nuova immagine in ceramica vietrese raffigurante la  Madonna della Misericordia.

 Sua Ecc. Mons. Francesco Marino, Vescovo di Nola, celebrerà nell’Insigne Collegiata una Santa Messa. Al termine seguirà la benedizione della nuova immagine dedicata a Maria SS. della Misericordia. La nuova composizione è stata ricostruita fedelmente con mattonelle in ceramica della ditta “Ceramica Pinto” di Vietri sul Mare, grazie al contributo degli abitanti del posto.  Nel centro storico del Casamale, nella antica strada Giudecca, era visibile fino a pochi anni fa, inserita in una edicola murale, e splendente di vivace policromia, una grande composizione di riggiole maiolicate raffigurante Maria SS. della Misericordia. L’opera, purtroppo, fu trafugata da ignote mani sacrileghe. L’effigie, di dimensione 80 x 100 cm (20 riggiole), era collocata sul portale d’ingresso della proprietà De Falco in via Giudecca al civico 11. Il prof. Antonio Bove così la presentava in un articolo sulla rivista Summana n° 17 del 1989: Essa si presenta in una suggestiva cornice architettonica, isolata dal corpo di fabbrica, e svetta sul vano d’ingresso ad un giardino (appartenuto un tempo alla famiglia Cucciglio), stagliandosi così sul verde intenso della vegetazione retrostante. Nell’effigie la Vergine è configurata come una signora paludata d’azzurro, che incede in un caratteristico paesaggio campestre (lo si potrebbe definire vesuviano se la montagna raffigurata sullo sfondo venisse, con uno sforzo immaginativo, indicata come monte Somma) fino a somigliare ad una comune persona vivente se non intervenisse, nella parte superiore, una nube teofanica e relative teste di cherubini ad assicurarci della sua divinità. All’altro lato della scena troviamo una figura maschile inginocchiata, un contadino, al quale, come si evince, tocca il grande privilegio della visione della Vergine… L’edicola, infatti, raffigura la prima apparizione della Madonna della Misericordia, avvenuta sabato 18 marzo del 1536. Antonio Botta, un contadino nativo della valle di San Bernardo, a sei chilometri da Savona, come di consuetudine si recava di buon mattino nella sua piccola vigna per completare la potatura delle viti. Il miracolo racconta che il contadino strada facendo recitava, come suo solito, il Santo Rosario; giunto al piccolo torrente che doveva attraversare pensò di rinfrescarsi in quelle acque, e proprio in quel momento gli apparve la Madonna nel suo massimo splendore, assicurandogli che era Maria Vergine. La sua deposizione ufficiale è conservata nel Santuario costruito su quel posto e incisa su una lastra di marmo fin dal 1596. Seguirono successivamente altre due apparizioni. Nostra Signora della Misericordia è la patrona della città di Savona e viene festeggiata proprio il 18 marzo. Il culto non è mai stato radicato nel territorio di Somma Vesuviana. Ricordiamo, per ben capire il motivo della presenza di questa sacra immagine a Somma, che in vari diplomi angioini si incontrano nomi di famiglie ebraiche abitanti in Somma nel Duecento e Trecento. Addirittura lo storico degli ebrei del Mezzogiorno, Dr. Nicola Ferorelli (Gli Ebrei nell’Italia meridionale dall’età romana al secolo XVIII, Torino, 1915), esplicitamente afferma che in Somma nel sec. XV vi era una fiorente colonia ebraica: da qui l’antichissimo quartiere Giudecca. Il periodo aureo dell’intreccio della storia locale  con gli ebrei – come riferisce il Dott. Domenico Russo – è dato dal dominio aragonese nel Regno di Napoli. Alla seconda metà del XV secolo, e non prima, risale l’organizzazione della Giudecca, cioè del vero e proprio quartiere ebraico accanto alla cinta fortificata del quartiere Casamale. I De Falco, che portarono a Somma l’edicola tutelare della Madonna della Misericordia, erano certamente ebrei genovesi, forse commercianti d’ oro, venuti in massa a Napoli sotto il dominio aragonese. Molti ebrei diventarono, successivamente, cattolici – come afferma il prof. Mimmo Parisi – dopo la minaccia dell’allontanamento dal Regno e tanti si convertirono nel tempo per continuare le loro attività commerciali. Non è un caso, e concludo, che ancora oggi la famiglia De Falco porta il soprannome di ’e ponenti, che ci conferma la provenienza – come afferma l’ing. Arcangelo Rianna – dalla Riviera di Ponente in Liguria dove è situata Savona.

approfondimento  storico a cura di Alessandro Masulli disegno del Prof Raffaele D’Avino

Le “vie del gusto” al ristorante “Terra del Vesuvio”, terra di mezzo tra Campania Felix e Vesuviano interno

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Siamo orgogliosi del fatto che il ristorante inaugura la sua attività ospitando le “Vie del gusto”: è un riconoscimento al valore del nostro progetto, è un gesto elegante che ci sollecita a prestare attenzione non  episodica, ma continua e organica a  coloro che, come gli amici di “Terra del Vesuvio”,  investono creatività, impegno, mezzi finanziari per  tutelare e promuovere la cultura del territorio.     Il ristorante “ Terra del Vesuvio”,  apre la sua attività – una volta si diceva “apre la sua cucina” – a Brusciano, “terra di mezzo” tra la Campania Felix e il Vesuviano interno,  e cioè tra due mondi alimentari che si cercano, si intrecciano, si completano. Il nome è una memoria storica, perché la terra stessa di Brusciano ha assorbito nei secoli le tracce di fuoco delle ceneri del vulcano, e ne ha tratto sapore e vigore per i suoi ortaggi.  Ma quel nome è anche un programma, perché indica una strada, quella della rilettura e della interpretazione della cucina del territorio: una cucina costruita sulle carni, sulle verdure, sulla pasta, una cucina ispirata dai forestieri che percorrevano le vie dei commerci, e quelle della religione: vie segnate da  vestigia romane, da santuari di fama antichissima, da ville signorili, da operose masserie: vie di carri e della fatica dell’uomo, vie di carrozze  e di cortei e di cacce dei nobili. Vie del vino:  dalle “cantine” vesuviane il lacryma  veniva portato a Nola e nel Vallo di Lauro.  Siamo certi che la  “cucina” della “Terra del Vesuvio”  rileggerà questa storia dei sapori rispettando la tradizione e innovandola con arte.  Siamo orgogliosi del fatto che il ristorante inaugura la sua attività ospitando le “Vie del gusto”: è un riconoscimento al valore del nostro progetto, è un gesto elegante che ci sollecita a prestare attenzione non  episodica, ma continua e organica a  coloro che, come gli amici di “Terra del Vesuvio”,  investono creatività, impegno, mezzi finanziari per  tutelare e promuovere la cultura del territorio.

Addio a Monsignor Antonio RIboldi, vescovo emerito di Acerra e pastore anticamorra

Si fece voce dei terremotati del Belice, in Sicilia, che vivevano al freddo nelle baracche. Fu Pastore in terra di camorra, in anni in cui i morti si contavano a centinaia. Prete-terremoto, vescovo anticamorra: è morto monsignor Antonio Riboldi, per tutti don Antonio, vescovo emerito di Acerra (Napoli).

Il decesso all’alba, a 94 anni, a Stresa, in Piemonte, presso la casa dei rosminiani dove si trovava dalla scorsa estate. A darne l’annuncio la Curia di Acerra dove è stato vescovo dal ’78 al 2000. I funerali saranno celebrati nella cattedrale di Acerra (Napoli). La sua lotta alla criminalità organizzata lo portò, negli anni ’80, ad una manifestazione contro la camorra ad Ottaviano, dove guidò migliaia di giovani nella città di Raffaele Cutolo, boss indiscusso della Nco. Dopo una messa, prevista per martedì, nel convento dei monaci rosminiani a Stresa, dove il presule si è spento in nottata in seguito ad una lunga malattia, la salma di monsignor Riboldi è attesa ad Acerra, ed ancora non è chiaro se la sepoltura avverrà all’interno della cattedrale, così come da desiderio del presule. Nominato vescovo di Acerra il 25 gennaio 1978 dal Beato Papa Paolo VI, monsignor Antonio Riboldi, che apparteneva all’ordine dei rosminiani, fece il suo ingresso in diocesi il 9 aprile dello stesso anno, occupando una sede vacante da 12 anni. Don Riboldi trovò una situazione non facile, dovendo ”rianimare la vita ecclesiale e sostenere l’intera comunità tra le problematiche di un momento che richiede la difesa della dignità della persona”. Ma le sue attenzioni si rivolsero soprattutto al contrasto alla camorra, tanto da essere messo sotto scorta. Storica la marcia che negli anni ’80 portò migliaia di giovani ad Ottaviano, città del capo indiscusso della Nco, Raffaele Cutolo. ”Meglio ammazzato che scappato dalla camorra”, gli avrebbe detto sua madre quando le palesò i suoi timori. ”In quel momento – disse il presule in occasione dei suoi 90 anni celebrati nel 2013 nel Duomo di Acerra – mi sono sentito veramente di essere un vescovo, e ho capito cosa significava essere un prelato che deve amare la gente anche se non ricambiato, amare la Chiesa anche se non tutti ti capiscono”. Don Riboldi incontrò anche numerosi criminali in carcere, tra cui lo stesso Cutolo, e al presule sono attribuiti i pentimenti di alcuni ex camorristi. Nonostante la rinuncia all’esercizio episcopale per i limiti d’età raggiunti nel 1999, il vescovo emerito aveva scelto di restare ad Acerra, che gli ha conferito un paio di anni fa la cittadinanza onoraria, e continuava a celebrare Messa nella chiesa dell’Annunziata. ”I nostri contatti erano costanti – ha ricordato monsignor Antonio Di Donna, attuale vescovo di Acerra – e fino a quando le forze glielo hanno consentito ha celebrato spesso la Messa domenicale in Cattedrale seguendo sempre con vivo interesse la vita della diocesi e chiamandomi personalmente nei momenti importanti di questa Chiesa locale”. Anche la vita diocesana riprende vigore grazie al carisma e all’impegno di monsignor Riboldi, e lo stesso presule spesso ricordava lo stupore che gli aveva confessato l’arcivescovo di Milano di fronte a tanta vitalità, nonostante le piccole dimensioni della diocesi. Curioso e aperto alla modernità, Riboldi è stato uno dei primi vescovi a sbarcare su Internet nel 1997: fino a poco tempo fa le sue omelie arrivavano a migliaia di persone.

Parmiagiana 2.0 o Mattonella di melanzane?

Sappiamo già che il titolo di questa ricetta potrebbe suscitare polemiche, quindi ci portiamo avanti col lavoro e vi spieghiamo un po’; Excusatio non petita…  dicono quelli bravi! La parmigiana si sa, è quella classica, fatta con tanti gustosi strati di melanzane fritte, alternati ad un buon sugo di pomodoro e mozzarella. C’è chi la fa con l’uovo, chi senza, chi mette il fiordilatte e chi la provola, ogni brava cuoca ha la sua ricetta del cuore.  Noi, tempo fa, provammo a giocare con questo alimento,; ortaggio estivo per eccellenza che ricorda le belle tavolate della domenica, quando tutti insieme ci si siede, appunto, intorno ad un bel “ruoto di parmigiana”. E il ruoto a Napoli è un’istituzione.  Ma la melanzana è anche alimento versatile, che si presta a mille altre interpretazioni, fritta, arrostita, a fette, a tocchetti, in purea, la melanzana non ci dice mai di no. Così abbiamo pensato a una ricetta che partisse da un’idea vaga di parmigiana, ma che ne stravolgesse del tutto le basi, lasciando come regina del piatto solo lei, la melanzana. Ci perdonino i puristi e, senza voler peccare di vanagloria, consigliamo loro di assaggiare la nostra ricetta. Ingredienti 2-3 belle melanzane tonde 200 gr di yogurt greco 2-3 cipolle (quelle che più vi piacciono, io uso le bianche per il loro gusto delicato); miele; olio di semi per friggere; una grattugiata di noce moscata; basilico, uno spicchio di aglio pomodori san marzano 200 gr sale, pepe e olio evo q.b. Per prima cosa mettiamo a spurgare le melanzane tagliate a fette un poco spesse, con sale grosso. Nel frattempo cuociamo le cipolle. In una padella facciamole appassire con un filo d’olio evo. Quando saranno a metà cottura, aggiungete un bel cucchiaio di miele e rigiratele spesso affinché si caramellino. Fatele appassire bene perché perdano completamente croccantezza. Quando saranno ben cotte e caramellate, toglietele dal fuoco e fatele intiepidire. Nel frattempo, in un’altra padella, mettete a scaldare un filo d’olio e uno spicchio d’aglio. Quando l’aglio si sarà imbiondito, aggiungere il pomodoro e preparare una salsa leggera da fare cuocere un’oretta al massimo. Intanto le melanzane avranno cacciato via il liquido amarognolo, sciacquate e asciugate bene. Mettete a questo punto a scaldare l’olio di semi e friggetele da ambo i lati. A questo punto, riprendete le cipolle caramellate, aggiungete lo yogurt greco e il basilico tritato fine, aggiustate di sale e pepe, unite una grattugiata di noce moscate ed un filo d’olio. A questo punto saremo pronti a comporre il nostro piatto. cominciate con un sottile strato di sugo di pomodoro, poi allineate le melanzane sul fondo come fosse una normale parmigiana, ricoprite con un abbondante strato di cipolle con lo yogurt, ricoprire ancora con le melanzane e continuare così fino a terminare gli ingredienti ( io faccio 5 strati: 3 di melanzane e 2 di cipolle con lo yogurt). L’ultimo strato sarà di melanzane e lo ricoprirete con un velo di pomodoro, tenendone un po’ da parte per dopo. A questo punto infornate a 170°/180° per una mezz’ora. All’uscita dal forno tagliate una mattonella di melanzane e ricopritela con sugo di pomodoro, una manciata di formaggio e basilico. Buon appetito.