“Alla Corte del Gusto” continua con la rassegna “Marigliano Riaccende Le Luci”

Cinque appuntamenti di musica e cabaret, tra risate e divertimento, dal 14 dicembre al 6 gennaio. Si è chiusa con un grande successo di pubblico la quattro giorni de “Alla Corte del Gusto”, evento culturale giunto alla sua quarta edizione e ospitato presso il Castello-Palazzo Ducale di Marigliano e in altri luoghi simbolo della città. Gli eventi previsti dal progetto, realizzato dal Comune di Marigliano in partenariato con i comuni di Mariglianella, San Vitaliano e Scisciano e co-finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del POC Campania 2014-2020 Linea Strategica 2.4 “Rigenerazione urbana, politiche per il turismo e cultura”, proseguiranno, ora, con la rassegna di cabaret e musica “Marigliano riaccende le luci”. Cinque imperdibili appuntamenti con la musica e la comicità dei protagonisti di Made in sud e non solo, che si terranno presso il centro cittadino di Marigliano a partire dalle 18,30. Dopo il rinvio del primo appuntamento previsto l’8 dicembre, a causa delle avverse condizioni atmosferiche, si recupera giovedì 14 dicembre a cominciare dalla musica folkloristica de “A Paranza D’O Lione Folk band” per proseguire poi con il divertimento targato “Made In Sud” di Lello Musella e concludere con il DJ set a cura di DJ RAIS. Lo stesso format si ripeterà sabato 16 dicembre con il live acustico a cura di Daniele Musiani trio direttamente da Radio Kiss Kiss Napoli, cabaret con Luca Sepe e nuovamente il DJ set conclusivo a cura di DJ RAIS. Si replica il giorno dopo, domenica 17 dicembre, con lo spettacolo comincia dei “Ditelo Voi” da Made in Sud e i il DJ set  di Ivano Petagna, Official DJ dello Stadio San Paolo di Napoli. Ultimo appuntamento dell’anno sarà, invece, quello di venerdì 29 dicembre con il cabaret di Enzo Fischetti “’O Prufessore”, sempre da Made in Sud e l’energia di Antonio Manganiello sempre da Radio Kiss Kiss Napoli. La rassegna “Marigliano riaccende le luci”, proseguirà, poi, il 6 gennaio 2018 con il live show dei “Jeko band” e lo spettacolo di comicità a cura di Ciro Giustiniani da Made in Sud. A chiudere la rassegna sarà il DJ set di Daniele “Decibel” bellini, Official Speaker SSC Napoli. Un programma ricco e variegato, perfetto per il divertimento di tutta la famiglia che potrà così avere occasione di vivere a pieno il centro cittadino di Marigliano anche grazie all’apertura prolungata dei negozi e tante sorprese

“Le Eccellenze Campane”: giovedì 14 dicembre la premiazione dei reportage degli studenti

Riprendono gli appuntamenti con l’edizione 2017 di “Le Eccellenze Campane”, il brand che, già dal 2008, attraverso attività di “incoming” e di marketing territoriale, porta il Made in Campania nei maggiori mercati internazionali e che sta coinvolgendo, attualmente, i Comuni di San Giuseppe Vesuviano, Poggiomarino, Ottaviano e Striano. L’obiettivo è chiaro: valorizzare e promuovere le potenzialità turistiche, culturali ed il tessuto produttivo dei Comuni aderenti, amplificando il forte legame tra territorio, prodotti di eccellenza, tradizione e cultura. I lavori realizzati dagli studenti appartenenti alle diverse istituzioni scolastiche presenti nei territori dei Comuni in partnership, di cui San Giuseppe Vesuviano è capofila, saranno presentati giovedì 14 dicembre 2017, alle ore 17:30, presso la Sala Consiliare del Comune di Striano, ove si svolgerà anche la premiazione dei migliori reportage partecipanti al concorso “Il mio territorio, le nostre risorse”. Gli studenti delle scuole partecipanti presenteranno i frutti delle attività svolte in questi mesi, che hanno avuto culmine nella realizzazione di interessanti reportage audiovisivi aventi, quale fine, la presentazione delle bellezze artistico-culturali e paesaggistiche dei Comuni di San Giuseppe Vesuviano, Striano, Poggiomarino ed Ottaviano. Parteciperanno, all’evento, il giornalista RAI Gianfranco Coppola e Pier Paolo Petino, direttore dell’Agenzia Videoinformazioni, i Sindaci e gli amministratori dei Comuni coinvolti, oltre, naturalmente, ai Dirigenti scolastici ed alle rappresentanze di studenti e genitori. “Le attività di ‘Le Eccellenze Campane’, finanziate con i fondi a valere sul POC Campania 2014-2020, – spiega Vincenzo Catapano, Sindaco di San Giuseppe Vesuviano, Comune capofila –   costituiscono una valida ed importante opportunità per il nostro territorio che può, così, individuare, trasversalmente, dal mondo dell’istruzione a quello dell’artigianato e dell’imprenditoria, nuovi percorsi di crescita e visibilità, nazionale ed internazionale, con ricadute positive nel breve e nel lungo periodo”.

Sant’Anastasia. Al via il Natale targato “San Ciro Onlus”

Lotta alla povertà alimentare con la colletta presso il supermercato Decò di via Pomigliano il 15 e 16 dicembre e manifestazione di beneficenza per i più piccoli domenica 17 in piazza IV Novembre gli eventi in programma della Onlus, da sempre al fianco dei meno fortunati. Si rinnova anche per questo Natale l’impegno dell’associazione “San Ciro Onlus” che organizza una tre giorni ricca di eventi finalizzati a dare una mano a chi è meno fortunato. Il taglio del nastro è per venerdì 15 e sabato 16 dicembre con il banco alimentare presso il supermercato Decò di via Pomigliano, ore 9-13 e 16-20.30, un importante momento di coinvolgimento e sensibilizzazione della società al problema della povertà alimentare attraverso un gesto semplice ma concreto: donare la spesa o parte della propria spesa a chi ne ha più bisogno. Domenica 17 dicembre, invece, in piazza IV Novembre dalle 10 alle 13  “Sorridi ed è … Natale”, la manifestazione di beneficenza dedicata ai bambini: per l’occasione verrà effettuata un raccolta di giocattoli da destinare ai piccini meno abbienti del territorio ma non solo. Ci sarà un concorso a premi per il selfie più bello ed in più tanta musica, giochi, animazione, la possibilità da parte dei più giovani di scrivere letterine al Bambin Gesù e l’immancabile angolo del dolce che delizierà i palati di tutti coloro che parteciperanno alla kermesse. “Aiutaci ad aiutare” è il motto dell’associazione di beneficenza attiva sul territorio vesuviano da oltre 27 anni ed è proprio insieme grande cuore degli anastasiani che punta a costruire un presente più giusto ed un futuro ricco di speranza.

Somma Vesuviana, Ciro Seraponte: il sogno della Banda musicale presto realtà

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Il sogno del Prof. Antonio Seraponte sta per realizzarsi, la Banda Musicale di Somma Vesuviana sta prendendo corpo e il giorno 16 dicembre i ragazzi che la compongono si presenteranno alla Città, con una esibizione nei locali di Relais de Charme Rose Rosse – Località Castello. Si conclude il Progetto “Musica ed Integrazione Sociale” approvato dal CSV Napoli e realizzato dall’Associazione Culturale Musicale “Antonio Seraponte” con la collaborazione delle Associazioni ADA e Pensiero Libero. Tuttavia il Corso di Musica dovrà necessariamente continuare per completare la formazione musicale dei ragazzi e dei giovani che continuano ad avvicinarsi alla nostra Associazione, non avendo altre alternative. Infatti abbiamo sottoscritto un protocollo di intesa con la Scuola Media Statale “San Giovanni Bosco – Summa Villa”, unico Istituto scolastico che ha l’indirizzo musicale, a fare in modo che gli studenti, completato il triennio, abbiano un punto di riferimento per dare continuità alla passione ed allo studio per la musica. Da noi e con noi tutto è gratuito per non appesantire il bilancio familiare dei genitori dei nostri alunni. Ci auguriamo che il CSV Napoli possa ancora accompagnarci in questo percorso lungo e lavorato, considerato che il Progetto Musicale, oltre a dare la possibilità ai ragazzi di avvicinarsi alla musica e magari col tempo farli diventare professionisti, li allontana dalla strada e li indirizza verso un’arte nobile e condivisibile. Proprio quello che ha fatto per oltre quarant’anni il Prof. Antonio Seraponte, a cui sarà dedicato l’intero progetto. Ma ci auguriamo che anche il Sindaco e l’Amministrazione Comunale possano avere attenzione verso questo progetto che alla fine sarà un bene comune di tutta la collettività di Somma Vesuviana e non solo. Vi aspettiamo in tanti, perchè la vostra presenza e il vostro calore sarà molto apprezzato dai ragazzi e dai giovani. Buona musica a tutti!!! (fonte foto: rete internet)  

Ottaviano, Circolo “A.Diaz” :“ L’ Arte int’’e mmane”, Mostra e conferenza sui mestieri storici degli Ottavianesi.

Carmine Cimmino : “Giovedì sera, a partire dalle ore 19.00, vi aspetto al Circolo  “A.Diaz”.   Giovedì sera, a partire dalle ore 19.00, vi aspetto al Circolo  “A.Diaz”. Parleremo di un tema che credo sia interessante, e cioè del ruolo che hanno svolto alcuni mestieri nel formare e nel definire il carattere degli Ottajanesi. E contemporaneamente si inaugurerà la Mostra di immagini e di documenti sui mestieri storici di Ottaviano: il carrettiere, il maniscalco, il “basolaro”, il muratore del lapillo, i Maestri dell’uva e del vino, il bottaio, il liquorista, lo speziale, il pasticciere, il vetraio, il canestraio, e, infine, la “camiciaia”. Ovviamente, questi mestieri venivano esercitati anche altrove: ma gli Ottajanesi hanno dato, di essi, una interpretazione particolare, li  hanno “vissuti” in modo originale, ne hanno fatto il “segno” della loro cultura. Dello “stile ottajanese”.  

Come il mestiere di “trainiere” confermò agli Ottajanesi l’importanza dell’arte della dissimulazione….

Sottoposti per tre secoli alla “signoria” della famiglia Medici e delle famiglie alleate dei principi, gli Ottajanesi impararono l’arte del dissimulare. Contribuirono a confermare l’utilità di questa arte le centinaia di Ottajanesi che ancora nel primo decennio del ‘900 percorrevano “ ‘a via nova” con carretti, traini e calessi, frequentavano i mercati e trasportavano a Napoli le botti di vino vesuviano.   Ovviamente, ogni paese aveva i suoi “carrettieri calessieri, trainieri e carresi”, ma a Ottajano il numero degli abitanti, l’intensità dei traffici e la complessità dell’economia fecero sì che l’elenco di coloro che ufficialmente svolgevano questa attività avesse una lunghezza che nessun altro Comune del Vesuviano riusciva da eguagliare. Nel 1886 la lista depositata agli atti presso la Sottointendenza di Castellammare comprendeva 197 “esercenti il mestiere”, 86 del Centro Abitato, 65 di San Giuseppe, 46 di Terzigno: mancavano i nomi – almeno una settantina – di coloro che, per sfuggire al fisco o per le “macchie” sul certificato penale, svolgevano l’attività “’nterzetto”, cioè senza la “patente” ufficiale. Intere famiglie erano dedite a questa arte, che si trasmise da una generazione all’altra almeno fino al 1920: nel Centro Abitato i Ragosta, gli Iervolino e gli Aprile che avevano “rimessa” nel quartiere San Lorenzo, e i Menechino di Casalvecchio e di Piazza San Francesco; a Terzigno, i Sangiovanni, i Carillo dei Cetrangoli, e gli Avino del quartiere omonimo; a San Giuseppe i Casillo, i Boccia, i Nappo, i Di Prisco. Per comprendere la complessità del sistema economico che ruotava intorno ai servizi di trasporto, ricordiamo che nel 1886 vennero censiti a Ottajano 406 cavalli, di cui 89 da “diporto”, 378 asini, 167 muli e bardotti. Sono numeri ingannevoli, per difetto: sui quadrupedi da “diporto” e da “trasporto” i governi dell’Italia unita imposero il carico gravoso dei tributi: il che spinse i proprietari ad essere poco sinceri nelle dichiarazioni di proprietà. Fino agli anni ’50 del sec.XX   a Ottaviano, durante la festa patronale, si tenne una fiera di animali, che fu a lungo tra le più importanti del Sud. Nel 1922 Vincenzo Tropeano, veterinario ispettore della fiera, comunicò al sindaco di aver esaminato, “distribuiti nelle traverse laterali alla via Provinciale”, e cioè tra la Chiesa di San Lorenzo e il rione Maveta, “1800 cavalli, 700 muli e bardotti, 900 asini, e in più 300 animali attaccati ai veicoli”. Intorno a questo complicato sistema si muoveva un “indotto” non meno complesso: i “bardari” che fabbricavano i finimenti, i maniscalchi, i sensali “patentati” che controllavano i mercati e garantivano le compravendite “sulla parola” con i modi che possiamo facilmente immaginare, e, soprattutto, i carradori che costruivano e riparavano i veicoli. Alcuni carradori, Ferdinando Ammirati, Francesco Annunziata e Alfonso Massa, erano specializzati nella costruzione di veicoli a due e a quattro ruote destinati a un servizio che i carrettieri ottajanesi gestivano in termini di monopolio: la distribuzione tra i bottegai del Vesuviano interno della pasta corta e lunga prodotta dai mulini di Torre Annunziata e lo “scarico” nelle cantine di Napoli delle botti di vino del Vesuvio. Anche in questo settore non mancò la presenza dei principi di Ottajano, padroni, nel 1891, di 27 cavalli “da diporto, e di questi 11 di razza Persano”, e di 15 cavalli da “traino”: li accudivano 8 stallieri e due maniscalchi: due erano i cocchieri di Casa Medici. Dalla scuola della strada, che mia madre, figlia e sorella di “cavallari”, chiamava “‘a via nova”, i carrettieri ottajanesi impararono – e insegnarono anche a chi carrettiere non era – la prudenza, la rapidità di giudizio, la capacità di cogliere e di ricordare tutti i particolari: poiché, mi disse una volta, un “cavallaro” di Pomigliano – “’o cucchiero è sempe cucchiero, anche quanno magna”. Ricordo che i miei zii con i cavalli ci parlavano, veramente; ricordo il sauro “Ercolino” che conosceva a memoria la strada per Avella, dove zio Domenico “Pippone” andava a comprare la pasta fatta in casa; ricordo un “ferracavallo” anziano che dall’esame degli zoccoli deduceva, con minuziose diagnosi, quale fosse lo stato di salute dei cavalli. Bisogna anche dire, per amore di verità, che la prudenza raramente si colorava di viltà. Le carte d’archivio ci raccontano che carrettieri, calessieri e cocchieri ottajanesi, sebbene fossero uomini di pace, sapevano farsi rispettare, e lungo la strada, e nei mercati, e ai posti di guardia, e in quelle piazze di Napoli in cui spesso il “traino” che trasportava dal Vesuviano botti di vino, ceste di ortaggi e quarti di carne macellata, veniva bloccato da certi tipi che pretendevano la tangente, “il soldo di passo”. Ma questo mestiere confermò negli Ottajanesi i segni di una “virtù”, la dissimulazione, a cui li aveva predisposti la secolare signoria dei Medici, che per tre secoli esercitarono un assiduo controllo quasi su ogni famiglia e su ogni attività, attraverso la rete degli spioni, dei “piglia e pporta”, dei loro uomini in armi. Era, ed è, una dissimulazione “onesta”: gli Ottajanesi hanno le idee chiare, sanno, “vedono” capiscono, individuano relazioni, collegamenti e connessioni tra fatti e persone con una rapidità tale che li crederesti addestrati all’ermeneutica fin dalle fasce: ma farebbero perdere la pazienza al più paziente dei sondaggisti. Nel 1848 Ferdinando II, dopo aver concesso la Costituzione, ordinò al Ministro di Polizia di fargli sapere quale era stata la reazione dei cittadini nei Comuni più importanti. Il Giudice Regio di Ottajano scrisse al ministro che, sebbene avesse interrogato i suoi amici, sebbene avesse sguinzagliato gli informatori nelle piazze e nelle taverne, e perfino nelle chiese, non era riuscito ad avere notizie precise su come gli Ottajanesi giudicavano la decisione del re. Gli Ottavianesi praticano ancora quest’arte?    

L’autodeterminazione nella prostituzione è un mito da sfatare

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Nel libro “Stupro a pagamento”, presentato a Napoli nella libreria Iocisto, Rachel Moran, giornalista, ricercatrice e ex prostituta ci spiega perché non si può parlare di autodeterminazione quando si parla di prostituzione.   Il titolo del libro di Rachel Moran è esplicito e vuole mettere una pietra tombale sui numerosissimi tentativi di dare dignità al sesso a pagamento, sia che si tratti di prostituzione di strada, di donne che si offrono nel chiuso di un appartamento, o di un club, sia che siano attrici porno o spogliarelliste, con o senza sfruttatore, con o senza assistenza sanitaria. La scorsa domenica nella libreria Iocisto di Napoli, di fronte a un folto pubblico, che vedeva la partecipazione di tante femministe storiche napoletane, il collettivo Resistenza Femminista, di Roma, che ha voluto e curato la traduzione in italiano, ha presentato il libro della scrittrice irlandese, smuovendo le acque di un dibattito che va avanti da anni all’interno dei movimenti delle donne. Una consistente fetta del femminismo internazionale parla di scelta e di autodeterminazione. Ma “Stupro a pagamento” descrive chiaramente di cosa si tratta. Il punto è molto semplice: qualunque cosa faccia una persona in questo campo se si fa pagare lo fa per soldi, non perché lo desidera ed è precisamente l’atto del pagare che rende chi si vende merce, oggetto, e autorizza il pagante a disporre a suo piacimento di quello che ha comprato, instaurando immediatamente un rapporto diseguale. In altre parole si tratta della commercializzazione di un abuso. Moran riesce a scrivere questo libro con grandissima fatica solo dieci anni dopo essere uscita dalla prostituzione e aver cambiato strada. Figlia di una famiglia disfunzionale poverissima di Dublino, padre bipolare e madre schizofrenica, Rachel va via di casa dopo il suicidio del padre, quando ha solo quattordici anni. Diventa una senzatetto e sopravvive compiendo piccoli furti, nei quali, dice, non era neanche tanto brava. Si prostituisce la prima volta a quindici anni, spinta dal suo “fidanzato”. La sola abilità  richiesta per questo “lavoro” è essere disposta a subire qualunque tipo di abuso. Non è semplice. Come spiega la dott.ssa Elvira Reale (psicologa e responsabile di sportelli antiviolenza), durante la presentazione del libro, per farlo le donne congelano la propria coscienza, il proprio sentire, si aiutano con alcol e droghe, si distaccano dal proprio corpo. Le prostitute, come le donne vittime di violenza, vivono un trauma e soffrono di disturbo post-traumatico, di cui l’estraniamento, la coscienza intermittente è un sintomo. Rachel continua a farlo per sette anni, fino ai ventidue, quando riesce a riprendere gli studi, laureandosi poi in giornalismo e diventando un’attivista. Il libro, intenso, prevedibilmente a tratti disturbante, ma bellissimo, è diviso in tre parti e ci parla della prostituzione attraverso la sua storia. Nella prima parte racconta la sua infanzia, la famiglia disfunzionale, le condizioni di partenza che la spingono sulla strada. Nella seconda parte, la più consistente, la scrittrice analizza in maniera puntuale ogni aspetto dell’industria del sesso e dei miti che la avvolgono nascondendo la verità: il mito della prostituta d’alto bordo, della puttana felice, del piacere sessuale della persona prostituita e del suo potere. Nella terza parte si parla delle possibilità di uscita da questa situazione. Rachel Moran parla della sua storia, ma non è un libro autobiografico, è un libro collettivo, perché si basa sul vissuto di centinaia di persone prostituite e sulle ricerche che Moran ha svolto come attivista. Non parla di sex workers e anzi fa a pezzi questo termine, usato la prima volta dalla polizia di Los Angeles per eccesso di puritanesimo. Nel tentativo di restituire dignità alle persone prostituite, afferma Moran, si dà dignità alla prostituzione chiamandola lavoro e cancellando la violenza, la violazione dei diritti umani che essa, sempre, rappresenta. La scrittrice preferisce parlare di persone prostituite e di prostitutori. Le perversioni, le pratiche sessuali atipiche sono straordinariamente presenti in questo campo e l’interazione che si stabilisce tra prostitutore e prostituita è perversa: si aiutano a vicenda a mantenere e alimentare abitudini malsane, ossessive e autosvalutative. “L’interazione perversa…viene richiesta e ceduta, ricercata e soddisfatta, offerta ed accettata”. Ma non c’è bisogno di particolari perversioni per comprendere l’essenza violenta dell’industria del sesso. “Quello che una prostituta fa”, scrive Rachel Moran,” è acconsentire e accettare di essere pagata affinché gli altri abusino sessualmente del suo corpo”. E’ questo patto iniziale che copre la realtà. Siamo abituati a vedere la vittima di violenza come qualcuno che non sollecita in alcun modo la violenza che subisce. Ma se (escludendo il sesso) per ipotesi una persona accetta di farsi frustare in cambio di denaro, questo rende le frustate meno dolorose? E l’assalitore, che paga per la gioia di fare del male, è forse meno violento? Perché il punto, dolorosissimo, e pur tuttavia punto chiave di tutta la questione è questo: le persone possono trarre piacere dal male, un atto malvagio può essere fonte di eccitazione sessuale (per ogni stupro questo è chiaro). Il piacere che il prostitutore cerca (perché spesso e volentieri il sesso lo troverebbe a casa) è il dominio, il poter disporre dell’altro a proprio piacimento. Dobbiamo considerare questo un elemento della sessualità maschile? Un dato biologico incontrovertibile? Io non credo. Credo che questa tendenza così distruttiva esiste, probabilmente, in ogni essere umano. Solo che all’altra metà del cielo viene insegnato a non cercare il potere sull’altro e a non goderne, e agli uomini, invece, viene insegnato che possono/devono farlo. Accettare la prostituzione come inevitabile, cercare “la riduzione del danno”, attraverso leggi che curano aspetti come la sanità e la pensione, vedere nell’industria del sesso la commercializzazione di qualcosa di naturale, che sarebbe da moralisti condannare, non fa che alimentare questa cultura del dominio come legittima. Rachel Moran è rappresentante di Space international, un’associazione che raccoglie sopravvissute alla prostituzione di nove diversi paesi del mondo. Quello che si legge nella home del loro sito esprime chiaramente premesse e obiettivi: “La prostituzione è una violazione dei diritti umani altamente caratterizzata dal genere. Nel mondo si stimano circa quaranta milioni di persone prostituite, la cui maggioranza schiacciante è costituita da donne e ragazze. Per secoli abbiamo arrestato le persone sbagliate. La prostituzione esiste perché esiste la domanda, è venuto il momento di criminalizzare la domanda.”

Napoli. Favoriva amici nelle cause, magistrato finisce ai domiciliari

Il giudice Mario Pagano, già magistrato del Tribunale di Salerno, attualmente in servizio presso il Tribunale di Reggio Calabria, è agli arresti domiciliari al termine di indagini disposte e coordinate dalla Procura di Napoli. Secondo la Procura, Pagano “si sarebbe adoperato nel tempo per favorire imprenditori ai quali era legato da consolidati rapporti di amicizia, trattando cause riferibili a tali amici con esito favorevole per questi ultimi” e “ricevendo dagli imprenditori utilità varie”.Pagano è uno dei sette destinatari delle ordinanze cautelari disposte dal Gip di Napoli: due ai domiciliari, quattro applicative del divieto di dimora ed una applicativa dell’obbligo di dimora. Ai domiciliari anche il funzionario giudiziario Nicola Domenico Montone. Divieto di dimora nei confronti degli imprenditori Luigi Celestre Angrisani, Riccardo De Falco, Giovanni Di Iura e Roberto Leone ed infine obbligo di dimora nel comune di residenza nei confronti del consulente fiscale Antonio Piluso.

Cercola: 70enne nasconde arsenale in casa: arrestato

I carabinieri della stazione locale di Cercola insieme ai colleghi della locale tenenza di Parco di Boscoreale, hanno tratto in arresto in flagranza di reato Pasquale Villani, un pensionato 70enne di del posto. A seguito di perquisizione domiciliare è stato trovato in possesso di 4 pistole e di circa 2500 cartucce di vario calibro che teneva avvolte in stracci e che teneva nascoste in un locale pertinenza del suo garage. Rinvenute e sequestrate 4 semiautomatiche calibro 6,35, 7,65 (2) e 45; insieme a queste c’erano munizioni anche per altre armi di calibro diverso, come 38 special e i potenti 357 magnum e 7,62, oltre a ben 2.372 cartucce da caccia. L’arrestato è stato tradotto nella casa circondariale di Poggioreale.

Acerra, il Sindaco Lettieri esprime il cordoglio della Città per la morte di Mons. Antonio Riboldi

Il primo cittadino di Acerra: ” La comunità di Acerra ha perso un punto di riferimento importante, un esempio”. Di seguito la nota stampa del sindaco di Acerra all’indomani della morte di Monsignor Riboldi: “Esprimo il cordoglio di tutta la Città di Acerra, al quale aggiungo il mio personale, per la scomparsa del Vescovo emerito, Monsignor Antonio Riboldi. Pur sapendo delle sue condizioni di salute siamo rimasti sorpresi alla notizia della morte del nostro caro Don Antonio Riboldi. La comunità di Acerra ha perso un punto di riferimento importante, un esempio. Mons. Riboldi ha saputo contenere nel suo cuore tutta la gente, soprattutto quelli che soffrono e sono poveri, una persona di un’alta dirittura morale e una capacità non piccola di cogliere i problemi della gente. Una persona affabile, capace di entrare in dialogo con tutti ma allo stesso tempo molto rigoroso nel suo pensiero. Una vita, la sua, interamente dedicata al servizio della comunità, a favore della legalità e giustizia, impegnato sempre nella lotta contro la criminalità. La sua guida pastorale ha accompagnato la Città in momenti davvero difficili e bui. La nostra Città lo ricorderà sempre con affetto filiale e con devozione. Porteremo nel cuore le sue parole, la sua presenza e le sue omelie. Le sue idee sono state e resteranno patrimonio per tutta la città di Acerra”.