Parmiagiana 2.0 o Mattonella di melanzane?

Sappiamo già che il titolo di questa ricetta potrebbe suscitare polemiche, quindi ci portiamo avanti col lavoro e vi spieghiamo un po’; Excusatio non petita…  dicono quelli bravi! La parmigiana si sa, è quella classica, fatta con tanti gustosi strati di melanzane fritte, alternati ad un buon sugo di pomodoro e mozzarella. C’è chi la fa con l’uovo, chi senza, chi mette il fiordilatte e chi la provola, ogni brava cuoca ha la sua ricetta del cuore.  Noi, tempo fa, provammo a giocare con questo alimento,; ortaggio estivo per eccellenza che ricorda le belle tavolate della domenica, quando tutti insieme ci si siede, appunto, intorno ad un bel “ruoto di parmigiana”. E il ruoto a Napoli è un’istituzione.  Ma la melanzana è anche alimento versatile, che si presta a mille altre interpretazioni, fritta, arrostita, a fette, a tocchetti, in purea, la melanzana non ci dice mai di no. Così abbiamo pensato a una ricetta che partisse da un’idea vaga di parmigiana, ma che ne stravolgesse del tutto le basi, lasciando come regina del piatto solo lei, la melanzana. Ci perdonino i puristi e, senza voler peccare di vanagloria, consigliamo loro di assaggiare la nostra ricetta. Ingredienti 2-3 belle melanzane tonde 200 gr di yogurt greco 2-3 cipolle (quelle che più vi piacciono, io uso le bianche per il loro gusto delicato); miele; olio di semi per friggere; una grattugiata di noce moscata; basilico, uno spicchio di aglio pomodori san marzano 200 gr sale, pepe e olio evo q.b. Per prima cosa mettiamo a spurgare le melanzane tagliate a fette un poco spesse, con sale grosso. Nel frattempo cuociamo le cipolle. In una padella facciamole appassire con un filo d’olio evo. Quando saranno a metà cottura, aggiungete un bel cucchiaio di miele e rigiratele spesso affinché si caramellino. Fatele appassire bene perché perdano completamente croccantezza. Quando saranno ben cotte e caramellate, toglietele dal fuoco e fatele intiepidire. Nel frattempo, in un’altra padella, mettete a scaldare un filo d’olio e uno spicchio d’aglio. Quando l’aglio si sarà imbiondito, aggiungere il pomodoro e preparare una salsa leggera da fare cuocere un’oretta al massimo. Intanto le melanzane avranno cacciato via il liquido amarognolo, sciacquate e asciugate bene. Mettete a questo punto a scaldare l’olio di semi e friggetele da ambo i lati. A questo punto, riprendete le cipolle caramellate, aggiungete lo yogurt greco e il basilico tritato fine, aggiustate di sale e pepe, unite una grattugiata di noce moscate ed un filo d’olio. A questo punto saremo pronti a comporre il nostro piatto. cominciate con un sottile strato di sugo di pomodoro, poi allineate le melanzane sul fondo come fosse una normale parmigiana, ricoprite con un abbondante strato di cipolle con lo yogurt, ricoprire ancora con le melanzane e continuare così fino a terminare gli ingredienti ( io faccio 5 strati: 3 di melanzane e 2 di cipolle con lo yogurt). L’ultimo strato sarà di melanzane e lo ricoprirete con un velo di pomodoro, tenendone un po’ da parte per dopo. A questo punto infornate a 170°/180° per una mezz’ora. All’uscita dal forno tagliate una mattonella di melanzane e ricopritela con sugo di pomodoro, una manciata di formaggio e basilico. Buon appetito.  

Investito da un’auto pirata, in prognosi riservata il bimbo di San Giuseppe Vesuviano

Il bimbo è stato investito da un’auto pirata ieri sera a Torre Annunziata, dove il padre gestisce un’attività commerciale. È stato operato il bambino di 10 anni di origine cinese residente con la famiglia a San Giuseppe Vesuviano investito ieri sera, verso le 20.30, da un’auto pirata nella zona di Rovigliano a Torre Annunziata, dove il padre gestisce un’attività commerciale. L’intervento, eseguito all’ospedale Santobono dove il piccolo è stato trasportato, si è reso necessario per provare a rimuovere alcuni ematomi formatisi nella zona celebrare causati delle gravi ferite riportare nell’impatto avvenuto nella zona che si trova a ridosso della vicina Pompei. Il bimbo resta in prognosi riservata e, stando alle notizie che trapelano dagli organi inquirenti, sarebbe in pericolo di vita. Sul caso indagano i carabinieri di Torre Annunziata che, coordinati dal maresciallo Egidio Valcaccia, stanno visionando le immagini di alcuni sistemi di videosorveglianza. Immagini che al momento non avrebbero ancora permesso di comprendere se l’auto che ha investito il ragazzo, possa essere una Punto o una Panda

A Pollena Trocchia va in scena lo spettacolo “Musica nel Mondo”

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Lo spettacolo è  dedicato al poeta Natale Porritiello es è stato organizzato dall’associazione  musicale e  culturale “Gaetano Donizzetti”,   “Musica nel Mondo”. È questo il nome del nuovo spettacolo organizzato dall’Associazione musicale e culturale “Gaetano Donizetti”, che per domenica 10 dicembre ha messo in calendario un evento dedicato alla musica e alla poesia come sempre con ospiti di livello. Con il patrocinio del Comune di Pollena Trocchia, lo spettacolo ideato da Francesco Lombardi e Salvatore Varriale sarà ospitato a partire dalle ore 19:00 nel Teatro Suore degli Angeli di Piazza Amodio, in pieno centro di Pollena Trocchia, e sarà dedicato al poeta Natale Porritiello. Nel corso della manifestazione si esibirà la Nello Show Band, che da anni allieta il pubblico con i propri spettacoli, gli allievi del corso di canto dell’Associazione Donizetti, e gli ospiti canori Alessia Ianuale, Arco Di Fiore, Chiara Ranieri, Luca Ricciardi, Maria Daniela Pace e Stella Oliviero. Oltre che dalla musica la manifestazione, il cui direttore artistico è Luca Ricciardi, con Enzo Sorrentino tecnico audio e suono, sarà arricchita dalla declamazione di poesie con Adele Evangelista, Ettore Anzano, Giuseppe Moccia e Pasquale Castaldo. “Abbiamo voluto organizzare questo evento a chiusura di un altro intenso anno di attività che ha visto la nostra associazione protagonista sul territorio con eventi di qualità che hanno riscosso consensi e successo. Speriamo che valga lo stesso per l’appuntamento di domenica sera” hanno detto dall’Associazione Donizetti. “Dopo l’inaugurazione del Villaggio di Babbo Natale delle scorse ore, stiamo per vivere un altro importante evento sul nostro territorio, questa volta dedicato alla musica e alla poesia. Ringrazio, a nome di tutta la cittadinanza, l’Associazione Donizetti per l’impegno profuso in questa e nelle precedenti occasioni, impegno che serve a regalare a Pollena Trocchia gradevolissimi momenti di cultura e intrattenimento” ha detto il Sindaco del comune vesuviano, Francesco Pinto. “Sono particolarmente lieta che accanto alla parte musicale questa manifestazione preveda la declamazione di versi e poesie, così come mi allieta la dedica dell’evento al poeta Natale Porritiello, nativo della vicina Sant’Anastasia e autore di diversi libri di poesie, sia in italiano che in dialetto” ha aggiunto l’Assessore alla Cultura Margherita Romano.

Somma Vesuviana, assemblea pubblica sul reddito d’inclusione

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L’incontro si terrà domenica 10 dicembre  nella sala Santa Caterina in piazza Vittorio Emanuele III.
Domenica 10 dicembre, ore 11.00, a Somma Vesuviana, in piazza Vittorio Emanuele III, presso la Sala Santa Caterina, si celebrerà un’assemblea pubblica sul Reddito di Inclusione, un’importante misura di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, introdotta dal Governo Gentiloni.
Il REI – Reddito di Inclusione – è una misura unica nazionale di contrasto alla povertà dal carattere universale, condizionata alla valutazione della condizione economica. I cittadini potranno richiederlo dal 1° dicembre 2017 presso il Comune di residenza o eventuali altri punti di accesso che verranno indicati dai Comuni. Il REI si compone di due parti: 1. un beneficio economico, erogato mensilmente attraverso una carta di pagamento elettronica (Carta REI); 2. un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa volto al superamento della condizione di povertà, predisposto sotto la regia dei servizi sociali del Comune.
Il REI nel 2018 sarà erogato alle famiglie in possesso di determinati requisiti: requisiti in merito alla residenza, soggiorno, requisiti di carattere familiare e requisiti economici.
Il beneficio economico varia in base al numero dei componenti presenti nel nucleo familiare e dipende dalle risorse economiche già possedute dal nucleo medesimo. Esso può variare da un contributo mensile minimo di 187.50€ a un massimo di 485.41€.
Ne discuteremo insieme, in un dibattito totalmente aperto, e nel quale interverranno Marco Sarracino (Direzione Nazionale Pd), Marco Iasevoli (giornalista di Avvenire e Presidente Diocesano di Azione Cattolica) e Mario Casillo (Capogruppo Pd in Regione Campania). Modera, Salvatore Piccolo (Direttivo Pd Somma Vesuviana). Interverrà per un saluto il Segretario cittadino Pd Somma Vesuviana, Giuseppe Auriemma.
(Fonte foto: rete internet)

Il pizzaiolo napoletano è musico, è scultore, è pittore: è un’ arte che merita una Musa tutta sua.

L’Unesco proclama patrimonio immateriale dell’umanità l’arte del pizzaiolo napoletano, le cui mani si muovono come quelle di un direttore d’orchestra, di uno scultore, di un pittore. Ma la pizza è anche commedia, epica, lirica e storia: insomma merita una Musa tutta sua. L’arte del pizzaiolo napoletano si invera e si realizza perfettamente a Napoli, in pizzeria, nel “teatro” dei suoi clienti.   La pizza è stata considerata, come i maccheroni, uno dei “luoghi comuni” della napoletanità soprattutto da coloro che consideravano irritanti e fuorvianti gli stereotipi su Napoli: i maccheroni, il sole, l’eterno canto, l’allegria, il teatro, la sola città antica sopravvissuta nel mondo moderno…Non si può negare che anche gli autori delle canzoni, che sentivano il fascino dei “luoghi comuni” napoletani, hanno trattato le loro pizze con l’insapore condimento della banalità. Perfino E.A. Mario quando decise di celebrare la gloria della pizzeria D’Angelo e della sua “pizza c’’o segreto” si limitò a dire che questa pizza era “ ‘na cosa morbida e tonna”, “pe ll’addore c’attuorno spanne/ tutta Napule fa parlà’”, e con essa si “fa cena, pranzo e marenna”. Meglio, ma solo di poco, del ritornello di un’altra canzone: “ma tu vuliv’’a pizza / c’’a pummarola ‘ncoppa”. La pizza venne salvata, e destinata alla gloria di oggi, dagli scrittori che cercarono di farne un simbolo sociale. Incominciò Matilde Serao che in un racconto del “Ventre di Napoli” sviluppò la tesi che la pizza non sopravvive al di fuori di Napoli, poiché solo qui si trovano i suoi ingredienti essenziali: il sapore “salso” dell’acqua, il profumo denso e pungente dell’olio, e i gesti, gli sguardi, la fame, e soprattutto le “maschere” dei clienti che aspettano il loro turno, e di quelli che stanno mangiando la loro pizza  in una concentrazione totale, e di chi ha appena ingoiato l’ultimo boccone, e sta tutto intento a godersi anche l’ultimo momento dell’ultimo sapore. Enrico Caruso confermò la validità della tesi: la pizza di Brooklin non lo convinceva, e perciò non appena tornava Napoli, egli andava a mangiare la vera pizza, non nei locali famosi, ma nelle pizzerie dell’Arenaccia e di S. Efremo Vecchio, dove incontrava i napoletani “veraci”, appena usciti dai romanzi di Mastriani, e le locandiere che sembravano sorelle della “lucannera” descritta da Ferdinando Russo, “ na piezz’assassina, na brutta rossa malupina, cu ‘a faccia peggio ‘e na pittura a sguazzo.”. Serao e Caruso liberarono la pizza dal rischio dell’ambiguità sociale, a cui la esponevano i racconti sulle voglie di pizza di Dorotea di Capua Campolattaro, amante del vicerè Pietro Giron de Osuna, e sulla passione per la pizza di due regine, Maria Carolina, moglie di Ferdinando I di Borbone, e Margherita di Savoia. Serao e Caruso chiarirono, in modo definitivo, che la pizza faceva parte della cultura dell’” ultima plebe”, a cui appartengono il pizzaiolo di Raffaele Viviani e i suoi insensibili clienti: “Neh, ca io passo? Ca io mme ne vaco? / E vattenne! Stai’ ancora ccà? /Quant’è bello chi ha già magnato, / ca nun crede a chi ha da magnà’”. E racconta Nello Oliviero che De Nicola, Porzio, Pessina, Bracco, Di Giacomo, Dalbono, Scoppetta, Casciaro – l’aristocrazia dei giuristi, degli scrittori, dei pittori – dopo la mezzanotte lasciavano gli chef e i saloni scintillanti di specchi del “Gambrinus” e salivano lungo i vicoli dei Quartieri Spagnoli a mangiare la pizza tra i napoletani dell’altra Napoli. E’ giusto che patrimonio culturale dell’umanità sia diventato non il prodotto, la pizza, ma l’arte del pizzaiolo che la produce. E’ un aspetto essenziale della decisone dell’”Unesco”, perché quella del pizzaiolo è arte vera, che va oltre il banco, il forno e la cucina. Che tra l’arte del pizzaiolo e la musica ci fosse una qualche corrispondenza, lo pensò per primo proprio Nello Oliviero, riflettendo sul ruolo che in entrambe hanno l’istinto, la libertà e la casualità. Ma l’una e l’altra arte hanno in comune anche la percezione e la scansione del ritmo, che il pizzaiolo e il direttore d’orchestra esprimono visibilmente con il calcolato gioco delle mani. E all’armonia della musica e all’immagine della perfezione, che per i Greci era circolare, rimanda la forma della pizza, visibile omaggio alla convinzione dei Napoletani che la storia è una giostra, corre in avanti per tornare sempre indietro, e ricominciare da capo: e quella forma non la creano, schematicamente e scolasticamente, “ruoti”, piatti e recipienti, ma l’idea e gli occhi e le mani del pizzaiolo. Ogni pizza ha la sua forma, ed è giusto che abbia proprio quella, e non un’altra. Il pizzaiolo è ceramista e scultore, perché le sue mani plasmano l’impasto volubile, informe e sfuggente in una sostanza che è un prodigio di solida morbidezza, come una ceramica di Vincenzo Gemito, ed è una poesia di pieni e di vuoti, come una scultura carnale di Rodin: adagiata sul banco del suo artista, o nel piatto di portata, la pizza, come tutte le opere d’arte, definisce immediatamente il suo spazio, è un Uno e un Tutto: non c’è una sua parte che abbia qualità e sapore diversi da quelli delle altre parti. La pizza è pittura: osservate con quanta attenzione l’artista modella le macchie del rosso, e dispone il verde della scarola e del basilico, e modula l’intensità del bianco. La pizza è al tal punto un quadro, essa stessa, che difficilmente troverete un pittore napoletano che le abbia dedicato una sua opera.  Diceva Ruskin che i costruttori delle cattedrali medievali offrivano a Dio l’omaggio dell’arte più vera, il lavoro delle loro mani: qualcosa di simile accade anche alle mani del pizzaiolo, alla loro sensibilità, che si dispiega per tutto il procedimento, da quando formano l’impasto fino a quando prendono la pizza dalla pala e la depositano nel piatto. Gesti netti, necessari, sicuri. Senza incertezze. Gesti dell’arte. La pizza è anche teatro comico e teatro serio, è poesia lirica e prosa: a tutto questo, ci pensano i clienti. L’arte del pizzaiolo, come ogni arte, si invera nella interpretazione che ne dà il suo pubblico.    

Incendio in una concessionaria di auto a Brusciano: si segue la pista dolosa

Nella notte il fuoco ha divorato le auto parcheggiate nel piazzale di una concessionaria di Brusciano. Diversamente da quanto avevamo inizialmente riportato, non si tratta della “Frattini Auto”, estranea ai fatti di cui stiamo parlando, ma di un’altra concessionaria situata nei pressi di via variante 7 bis. L’incendio è divampato tra l’una e le due. Almeno quattro o cinque le macchine andate in fiamme. L’intervento dei vigili del fuoco ha evitato ulteriori danni. Non risultano feriti. Sul posto sono accorsi anche i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna, che ora indagano sul caso. Si ritiene che il rogo sia di origine dolosa. Non sono stati trovati inneschi, e il fatto che siano rimaste carbonizzate solo le auto permette di ipotizzare che si sia trattato di un attentato incendiario eseguito tramite accensione diretta del fuoco. Per spiegare l’accaduto non si esclude alcuna pista investigativa. Al vaglio degli inquirenti anche quella del racket. I militari dell’Arma stanno lavorando per fare chiarezza. A marzo scorso, nell’isola ecologica di Castello di Cisterna, in via Cimminola, le fiamme bruciarono un mezzo per la raccolta dei rifiuti e i locali adibiti ad ufficio. Circa un mese prima il fuoco si era propagato nello spazio espositivo all’aperto di un rivenditore di auto nel tratto bruscianese della strada statale 7bis: tre auto rimasero danneggiate. Due settimane prima era stata lanciata una bomba carta contro un negozio ubicato sulla stessa strada, ma nel territorio di Mariglianella: in quel caso si pensò alla vendetta commerciale. Se tra i vari episodi, tutti di natura dolosa, ci sono dei collegamenti lo appureranno le indagini.  

Somma Vesuviana, il preside della San Giovanni Bosco: «Sono senza parole, dal Comune mistificazione della realtà»

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La verità, si dice, sta sempre nel mezzo. Ma quando si parla di autorizzazioni e regole da rispettare, la verità può stare da una sola parte, quella della legge. Dei regolamenti. Degli atti scritti e protocollati. Tuttavia, nella polemica che sta imperversando da qualche giorno in quel di Somma Vesuviana e che ieri pomeriggio è deflagrata con la comparsa di manifesti a firma dell’opposizione (Forza Italia, L’Aurora, Forza Somma, Allocca per Somma, Ripartire si Può) qualcosa che non si riesce a comprendere dalla mera lettura degli atti c’è. Forse però è meglio partire dal principio, raccontando i fatti sfrondati dai «si dice» e dalle considerazioni tifose esternate sui social network. Eccoli: domenica 3 dicembre i ragazzi di scuola media della «San Giovanni Bosco» sono impegnati nei mercatini organizzati per la giornata Telethon. L’autorizzazione l’ha richiesta il dirigente scolastico, Ernesto Piccolo. L’orario previsto è 8,00- 12,00. Gli spazi che i ragazzi devono occupare, da quanto risulta agli atti comunali, sono quelli in piazza Vittorio Emanuele III, antistanti il plesso centrale dell’Istituto. A metà mattina il cielo si oscura e comincia a piovere. E chi era lì racconta che i ragazzi si sarebbero installati sotto il tendone della tensostruttura da dove poi il sindaco Salvatore Di Sarno, personalmente, li avrebbe fatti sloggiare. Se l’autorizzazione richiesta era per gli spazi esterni, così come risulta dal documento fattoci pervenire da Palazzo Torino e se in quel momento la struttura non era agibile né collaudata, la reazione di Di Sarno è corretta. Perché si trattasse o meno di bambini al freddo e alla pioggia, in una struttura non agibile non potevano rimanere: se fosse accaduto qualcosa, qualunque cosa, a risponderne sarebbe stata l’amministrazione comunale.  L’agibilità e tutti i permessi per la tensostruttura che stasera ospiterà la Festa del Baccalà (anch’essa fonte di polemiche da ieri mattina) sarebbero stati ottenuti e perfezionati soltanto ieri pomeriggio, stando a quanto comunicatoci dalla portavoce del sindaco e della giunta. Domenica mattina, dunque, nessuno poteva sostarvi. Fin qui, nulla quaestio. Ovviamente però l’episodio del 3 dicembre è arrivato in men che non si dica alle orecchie dei consiglieri comunali di opposizione i quali hanno deciso di diffondere quanto accaduto, non solo dal loro punto di vista bensì da quello che stiamo per raccontarvi.

Nasce così il manifesto a firma congiunta della minoranza titolato «Sindaco, vergognati» e che si pone una domanda: «se la tensostruttura non è agibile per la beneficenza, come mai lo è per altro?». In effetti, comunque la si voglia mettere e riponendo da parte il tifo da social che ad ogni sospiro della minoranza parla di una non meglio specificata «invidia», nel momento in cui il manifesto veniva stampato e diffuso, signori e signore, l’agibilità ancora non c’era. Vivaddio, ne siamo certi, tutto è stato messo a posto. Ma dopo. Come previsto, non c’è nulla di strano o di illegittimo. Ma sempre dopo. E qualcuno tra le fila di minoranza è forse un tantino esagitato nelle esternazioni, diciamolo, ma anche quando dice la verità (capita) non è democratico che file di tifosi si ergano a censori.

 Veniamo al seguito: una volta reso noto il manifesto, da Palazzo Torino arriva la replica. Prima soltanto con l’atto protocollato (n. 0023601 del 1 dicembre 2017, a firma dell’architetto Monica D’Amore e del responsabile del procedimento Anna Rita Romano) dal quale si evince che le autorizzazioni alla San Giovanni Bosco erano sì state concesse, ma solo ed esclusivamente per gli spazi antistanti il plesso centrale dell’istituto e che, anche in caso di avverse condizioni metereologiche, le condizioni restavano le stesse. Alla richiesta di dichiarazioni, il sindaco oppone un diniego. Ci viene detto: «Parla solo con gli atti». Ma poi, non passa nemmeno un’ora e evidentemente Di Sarno non resiste, così affida un’altra replica alla sua pagina facebook che viene condivisa ad ampio spettro. Eccola, la replica del sindaco: «Mi hanno riferito di un manifesto pieno di bugie, mi viene da pensare che si tratti di menzogne indotte da qualcuno che aspira a diventare leader pur non venendo dal mondo politico. A voi cittadini devo soltanto la verità, per cui in riferimento ai “Mercatini Telethon” organizzati dalla scuola “San Giovanni Bosco”, che si sono svolti domenica 3 dicembre, l’autorizzazione concessa dal Comune riguardava solo gli spazi antistanti il plesso centrale dell’istituto e (nel caso i banchi di allestimento fossero stati in numero esuberante rispetto allo spazio di occupazione richiesto) si autorizzava anche a farli montare nell’area di parcheggio laterale all’istituto. Nessuno era stato autorizzato, invece, a usufruire della tensostruttura, che da oggi è ufficialmente agibile. Quando mi sono accorto che era stata aperta in maniera abusiva sono intervenuto per garantire l’incolumità degli alunni e dei genitori. Sono altri che dovrebbero imparare il senso della vergogna, non certo io. Gli atti autorizzativi a firma del dirigente al ramo, con data 01/12/2017 e nr.  prot. 0023601 sono disponibili a tutti». Chi dice la verità? Entrambi, crediamo. Il sindaco, perché non si poteva occupare abusivamente, sia pure da parte di ragazzini impegnati in una manifestazione benefica, il tendone. La minoranza, perché nel momento in cui sostiene che se non possono entrarvi i bambini nessun altro può farlo, gli atti non sono ancora perfezionati. Ma non è finita qui e altre persone vengono tirate in ballo. C’è una terza versione, quella del dirigente scolastico, Ernesto Piccolo. Nella serata di ieri, dopo le polemiche, abbiamo chiesto a lui di spiegarci dal suo punto di vista i fatti. Lo ha fatto, per iscritto. Piccolo è costretto a casa da una brutta influenza già da alcuni giorni, lo precisiamo per spiegare come mai domenica mattina, 3 dicembre, il giorno in questione, non fosse presente. Lo sostituiva una docente, la prof.ssa Angri. Poco importa, perché nelle premesse della vicenda è lui uno degli «attori» principali. Eccola, la versione del dirigente scolastico: «Io sono senza parole per quanto è avvenuto domenica mattina – dice Piccolo – e voglio solo raccontare gli eventi in successione temporale, a scanso di rappresentazioni puerili che qualcuno tenta di fare. Dirò quanto ci siamo detti con alcuni amministratori e vorrei capire se la parola ha ancora un valore». «Abbiamo chiesto- prosegue Piccolo – all’assessore Salierno l’utilizzo del suolo pubblico per il giorno 3 dicembre. Quando lo abbiamo fatto era il 23 ottobre, con largo anticipo. A fine novembre ci ritrovammo la piazza invasa da materiale sparso ovunque, materiale che peraltro ostacolava il deflusso regolare degli alunni, tant’è che personalmente dovetti rivolgermi agli operai per farlo rimuovere. Lo feci, naturalmente, per evitare rischi agli alunni che con la situazione che si presentava avrebbero potuto farsi male, cadere.  Lo stesso giorno, era ancora mattina, chiesi all’assessore Salierno in cosa consistevano quei lavori in corso che fervevano in piazza. Mi rispose di non saperne nulla, disse che si sarebbe recato in municipio e che più tardi mi avrebbe informato. Trascorsero diverse ore, feci parecchie telefonate senza più riuscire a parlargli, fin quando finalmente rispose alle mie ripetute chiamate. Ci parlai, insieme al sindaco. Appresi così che in piazza si stava realizzando una tensostruttura per gli eventi natalizi. Allora, ricordai loro di aver già inoltrato richiesta per l’utilizzo del suolo pubblico e che, vista la situazione, la scuola si sarebbe trovata in difficoltà rispetto all’evento programmato, quello dei mercatini Telethon. Entrambi mi rassicurarono, dissero che non v’era alcun problema e che i ragazzi avrebbero potuto usare per l’evento proprio la tensostruttura. Il 30 novembre, forti della manifesta e dichiarata disponibilità verbale di sindaco e assessore e non avendo ancora ricevuto risposta dal Comune, inoltrammo ulteriore richiesta di utilizzo, stavolta della tensostruttura. Dico di più: chiesi all’assessore di far illuminare e pulire la struttura e infatti, solo venerdì scorso, mi rispose di aver disposto presso l’Ufficio Tecnico quanto avevo chiesto. Un esponente dell’Utc aveva richiesto ad una ditta specializzata di poter fornire l’energia elettrica, tanto è vero che fui contattato da un responsabile della suddetta ditta che mi chiedeva ulteriori dettagli sul da farsi. Domenica 3 dicembre, al mattino, ero già vittima di una brutta influenza e impossibilitato ad essere presente in piazza con i miei studenti, ma fui comunque contattato (domenica, ripeto) da un responsabile della ditta che già opera per conto del Comune: voleva rendermi edotto del suo intervento». Ed eccoci al fatidico giorno. I ragazzi sono in piazza, con loro c’è una docente. Il dirigente Piccolo è a casa, ammalato. «La professoressa Angri mi chiamò – continua il preside – e mi mise al corrente della decisione del sindaco di allontanare alunni, genitori, docenti e personale dalla tensostruttura che nel frattempo era stata già allestita. Ho chiamato l’assessore Salierno per comunicarglielo e lui, francamente, è sembrato più basito di me». E sembra ancora basito, il dirigente scolastico che ricapitola: «Dunque, richiesta di occupazione di suolo pubblico inoltrata, ulteriore richiesta reiterata per iscritto al sindaco e all’assessore dopo aver comunicato la medesima cosa, a voce, ad entrambi; disponibilità di entrambi ottenuta per farci utilizzare la tensostruttura; interventi all’Utc perché potessimo disporre di energia elettrica, disposizione degli uffici all’impresa che l’ha fornita…è questa la sequenza temporale, tutto il resto è mistificazione della realtà». «Commenti ulteriori non voglio farne – aggiunge il preside della San Giovanni Bosco – anzi ringrazio dell’opportunità che mi viene data per spiegare, magari ve ne fossero altrettante per parlare del mondo della scuola di Somma Vesuviana che vive da oltre quarant’anni un abbandono totale, senza la minima programmazione strutturale. Mi è venuto da sorridere quando ho sentito del collaudo mancante alla tensostruttura…solo Dio sa di quanti collaudi ci sarebbe bisogno nelle nostre scuole».  

Pizza come Pompei. Dall’Unesco un sigillo universale al valore di un territorio

Mastrocinque: Campania leader mondiale della cultura agroalimentare . “E’ stato posto un sigillo universale al valore unico di sapori e di saperi di cui la pizza napoletana è sintesi ineguagliabile”. Così Alessandro Mastrocinque, vice presidente nazionale di Cia – Agricoltori Italiani e numero uno di Cia Campania – commenta l’iscrizione nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità da parte del Comitato intergovernativo dell’Unesco riunitosi in Corea dell’“Arte del pizzaiolo napoletano”. “Siamo di fronte al riconoscimento del saper fare di maestri artigiani che hanno saputo elevare la preparazione di una pietanza in un patrimonio di valori in grado di cementificare l’identità culturale di un territorio e, al tempo stesso, di far conoscere in tutto il mondo le eccellenze agroalimentare della Campania”. Con il riconoscimento all’arte dei pizzaiuoli napoletani, la Campania è infatti la prima regione italiana al mondo per la sua produzione culturale agroalimentare: gli unici due elementi italiani iscritti nella lista dell’Unesco del patrimonio culturale immateriale sono la Dieta Mediterranea iscritta nel 2010 e, oggi, l’arte dei pizzaiuoli napoletani. “Puntare sulla qualità dei nostri prodotti alimentari è l’unica strada per tutelare la nostra storia ma soprattutto il nostro futuro. Questo riconoscimento può e deve segnare anche un punto di svolta nell’attenzione delle istituzioni nei confronti di chi conserva e fa crescere giorno per giorno le nostre eccellenze agroalimentari, dalla mozzarella all’olio, dalla farina al pomodoro”. Dopo il Centro storico di Napoli (1995), la Reggia di Caserta (1997), le Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata (1997), la Costiera Amalfitana (1997), il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum, Velia e la Certosa di Padula (1998), la Dieta mediterranea con la Comunità emblematica di Pollica (2010), i Longobardi in Italia con il Complesso di Santa Sofia di Benevento (2011), la Rete delle grandi macchine a spalla italiane – Festa dei Gigli di Nola (2013), l’Arte del pizzaiuolo napoletano è il 9° Bene tutelato in Campania.

Nola: Prodotti genuini, buona cucina e calorosi rapporti umani assaggiando le “Eccellenze Nolane”

Per celebrare lavoro, amicizia e famiglia non si poteva fare altro che andare a cena presso il “Punto Assaggio”, sito in Via De Sena a Nola, delle “Eccellenze Nolane”, vetrina e ritrovo finale di un più ampio progetto, culturale, sociale ed economico con al centro la promozione del Pomodoro San Marzano e con la presidenza di Felice Trinchese. In questo clima di bontà si sono ritrovati, sabato scorso, l’avvocato messinese Antonino Squadrito con il figlio Francesco, il commercialista Francesco Principato con la figlia Marisa, il funzionario comunale Ciro Altea ed il sociologo e giornalista Antonio Castaldo. Una cena ricca di “oro rosso” per suggellare una nuova amicizia nata durante il transito lavorativo di Antonino Squadrito al Comune di Mariglianella passato infine a quello Nola dopo il suo arrivo, un anno fa, dal Comune di Messina. Dopo l’omaggio oratoriale al siciliano Pachino Igp, subito i commensali si sono concentrati sul principe dei prodotti campani, il pomodoro San Marzano Dop servito, “dal campo alla tavola”, a chilometro zero. Nel rinnovato locale di “Eccellenze Nolane” in effetti l’azzeramento della distanza fra il produttore ed il consumatore è anticipato nella simbologia dei materiali d’arredamento che, oltre a mettere in atto l’ecologica cultura del riuso del legno di bancali e delle stesse cassette originariamente usate per il trasporto del raccolto dalla campagna ai centri di lavorazione e distribuzione del pomodoro, intende ricreare una location d’ambiente popolare e contadino. Lo stare seduti, non sulla sedia, ma su un cubo di assi, ricorda il ritrovo delle comitive agricole nella pausa dal lavoro dei campi, alla frescura delle viti e dei pioppi intorno al pozzo freatico e con l’animale da tiro, a riposo anch’esso, presso la noria, “o’ ngegno cu e’ casciulelle” per l’irrigazione delle colture. Ma è all’arrivo dello chef, Giuseppe Fasulo, e dei camerieri con i piatti colmi e fumanti che si apprezza l’armonioso dialogo, fra l’antico ed il contemporaneo, del gourmet che valorizza i frutti della terra sottoposti alla sapiente attività culinaria e che nella simpatica presentazione cattura l’occhio prima della definitiva resa del palato agli incantevoli sapori, in questa giostra gastronomica che accontenta grandi e piccini. Lo chef è egli stesso una eccellenza del territorio, nato a Cicciano 41 anni fa dove si diploma presso il locale Istituto Alberghiero “Carmine Russo”, inizia a lavorare presso un piccolo ristorante di Roccarainola, dopo varie esperienze in tutta Italia, da Pordenone a Venezia, da Padova a Grottammare, torna in Campania, a “Villa Manzi” a Raccarainola, “Le Monde”, a San Vitaliano, “Cala Moresca” a Bacoli ed infine approda ad “Eccellenze Nolane” per continuare “la riscoperta dei veri sapori della cucina dell’Agro Nolano”. E allora è così che si spiegano, nella costanza del San Marzano, i primi piatti: Spaghettone al ragù del cullatore; Candela gratinata ripiena di genovese; Schiaffone fritto ed infornato ripieno di crema di patate, accompagnati da Braciolette della nonna e Polpettine dello chef. Il vino a scelta fra Aglianico, Piedirosso, Taurasi, Lettere e Gragnano fra i rossi e Falanghina. Fiano e Greco di Tufo far i Bianchi. Infine la Caprese come dolce ed il tocco gastronomico conclusivo dello chef, l’affabile Giuseppe Fasulo, viene servito con l’antico Nocino e l’innovativo Arancello, un liquore di arancia e zenzero. Il sociologo Antonio Castaldo, nel condividere la gratificante serata con gli amici Francesco Principato, Ciro Altea e dell’ospitante Antonino Squadrito, ha sottolineato «la realizzata positiva filiera agroalimentare, produttiva, naturale, umana, organizzativa, imprenditoriale ed istituzionale che offre l’emergente esperienza innovativa di “Eccellenze Nolane”. Alla base di questa realtà c’è una nuova e moderna azienda agricola di cooperazione con alta sensibilità, dato il coinvolgimento dei ragazzi della Uildm negli “Orti Sociali”, l’intento educativo per i giovani con la campagna “Fatti l’Orto” e con la primaria missione della valorizzazione del pomodoro San Marzano con positiva ricaduta occupazionale, culturale e turistica della nostra zona. Come pure è giusto riconoscere la condivisa azione generale che negli anni è andata stratificandosi e rafforzandosi, dall’Ente Regione Campania all’Agenzia di Sviluppo Area Nolana e dei suoi Comuni associati, dai coltivatori ai ristoratori dell’Agro Nolano. A questa nuova impresa e allo chef Giuseppe Fasulo vanno i meritati complimenti e a tutti gli attori si dia l’incoraggiamento e l’augurio per crescenti successi nel Made in Italy, anche per battere l’insidia crescente prodotta in alcuni Paesi esteri con imitazioni e contraffazioni di pomodoro italiano».

Pollena Trocchia. Al via domani il villaggio di Babbo Natale

Prenderà il via il giorno dell’Immacolata, a partire dalle ore 10, “Il Villaggio di Babbo Natale”, la tre-giorni natalizia organizzata in località Musci presso l’area antistante alla chiesa in legno di via Calabrese dalle associazioni Il Mondo di Pan e Le Cinque Vie in collaborazione con la Comunità Ecclesia. Mercatini natalizi, gastronomia e prodotti artigianali protagonisti venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 dicembre nella zona a valle di Pollena Trocchia, dunque, in una location addobbata apposta per l’occasione con simboli di festa e particolari effetti di luce preparati nel corso di settimane di lavoro e impegno da parte degli organizzatori. “Il Villaggio di Babbo Natale”, che torna dopo il successo dello scorso anno e punta a migliorarsi ulteriormente, ha tutto quello che serve per intrattenere un’intera famiglia: dall’area food per chi volesse accompagnare il piacere di girare per gli stand espositivi a quello di mangiare in compagnia, all’area bambini pensata per intrattenere i più piccoli, con animazione, trucco e spettacoli luminosi. Sarà inoltre possibile visitare la casetta di Babbo Natale e consegnargli la classica letterina. “Siamo felici di ospitare sul nostro territorio, ancora una volta, questa iniziativa tesa ad allietare l’inizio del periodo di festa ai nostri concittadini e a quanti vorranno prendervi parte” ha detto il Sindaco di Pollena Trocchia, Francesco Pinto, che venerdì mattina al termine della Santa Messa delle ore 11:30 sarà al Villaggio per un saluto istituzionale insieme al vicesindaco di Cercola Luigi Di Dato. L’appuntamento, per ciascuno dei tre giorni, è dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 16 e alle 24