La scoperta dei disoccupati di Acerra: “la scuola più bella del mondo è una bomba d’amianto”

Non c’è pace per la “scuola più bella del mondo”, il primo circolo didattico chiuso sei anni fa per un dissesto strutturale e per il quale il Comune aveva faticosamente avviato un cantiere finalizzato alla riapertura. Ieri i disoccupati, che da due giorni ne stanno bloccando i lavori di ristrutturazione per protestare contro le condizioni in cui versano, hanno infatti scoperto che la palestra della scuola è zeppa di amianto. La struttura è praticamente diventata un deposito di quintali e quintali di eternit spaccato, sbriciolato. L’asbesto killer è quello che costituisce una serie di serbatoi dell’acqua e di condotte che in base alle prime testimonianze sono state grossolanamente asportate dal tetto della scuola e quindi altrettanto rozzamente gettate nella palestra utilizzata come deposito di fortuna. Il risultato è che però adesso quella scuola è diventata una sorta di bomba a orologeria piena com’è di amianto del tutto privo di protezioni. Non ci sono teloni. Nessun sistema di sicurezza per la tutela della salute pubblica. Il peggio è che il pericolo ambientale si trova nel bel mezzo della città, accanto ai palazzi del centro residenziale di Acerra, tra migliaia e migliaia di abitanti. Il tutto è stato denunciato appunto dagli stessi disoccupati che hanno invaso l’area del cantiere mercoledi scorso allo scopo di sollecitare il Comune a prendere iniziative circa il progetto regionale Campania Più, salari e bonus ai disoccupati in cambio di servizi di pubblica utilità. I senza lavoro hanno scattato fortografie dell’eternit trovato nella palestra e quindi chiamato la polizia municipale. Gli agenti della municipale hanno quindi ispezionato la palestra della scuola muniti di tute apposite e di mascherine. Protezioni che ovviamente non hanno i disoccupati che stanno mettendo in scacco il cantiere da due giorni. “Non sono consapevoli del pericolo che stanno correndo”, hanno detto gli ambientalisti accorsi sul posto. “Ma il Comune che fa, sta a guardare? E l’amministrazione ? Consente scempi del genere ?”, ha poi urlato Giovanni D’Errico, leader della lotta dei disoccupati del Consorzio regionale Unico di Bacino, che insieme al gruppo di disoccupati “Bros” di via del Pennino sta caldeggiando l’occupazione del cantiere della “scuola più bella del mondo”, soprannominata così nel 2014 dopo che il regista Luca Miniero vi girò all’esterno alcune scene dell’omonimo film comico interpretato da Christian De Sica e Rocco Papaleo. Un film che suscitò le polemiche degli insegnanti acerrani, rimasti indignati dalle battute, comunque esilaranti, degli alunni-scugnizzi acerrani. Ma quella pellicola non ha portato fortuna alla scuola più storica della città, che è rimasta ancora chiusa. La platea degli oltre mille iscritti è stata nel frattempo dirottata in varie altre scuole di Acerra. A ogni modo ieri, allo scopo di avere spiegazioni circa la situazione dell’amianto, è stato interpellato l’ufficio stampa del sindaco Raffaele Lettieri, ufficio che però non ha fornito risposte. Una scuola sfortunata il primo circolo. Due anni fa c’è stato anche un incendio. E’ divampato proprio nella palestra in cui è stato trovato l’amianto. Ma non si sa se sia scoppiato quando all’interno c’era già l’eternit, circostanza che tutti stanno scongiurando da queste parti. Il territorio di Acerra è pieno di questa sostanza messa al bando nel 1992. Qualche settimana fa un’ intera strada di amianto triturato è stata messa in sicurezza grazie alla denuncia degli ecologisti della zona.

Somma Vesuviana, i consiglieri di opposizione: «Il nostro ricorso al Tar va avanti»

Pasquale Piccolo
Umberto Parisi
Lucia Di Pilato
Salvatore Rianna
In merito al ricorso (leggi qui) presentato al Tar Campania da sei consiglieri di opposizione, Lucia Di Pilato, Salvatore Rianna, Pasquale Piccolo, Celeste Allocca, Vincenzo Piscitelli e Umberto Parisi, gli stessi fanno sapere – con una nota stampa – di aver aggiunto ulteriori motivazioni a sostegno di esso. Il ricorso, presentato dopo l’approvazione del bilancio di previsione dell’Ente il 29 dicembre 2017, adduceva violazioni nei termini per l’esame dei consiglieri comunali (segnatamente, la relazione dei revisori dei conti fu allegata alla documentazione quel giorno stesso). «La deliberazione è evidentemente illegittima» – annotava nel testo del ricorso l’avvocato Orazio Abbamonte, rappresentante legale dei sei consiglieri. In seguito, il 16 marzo scorso, il bilancio di previsione – senza che ne fosse cambiata una virgola – fu riportato nell’aula di Palazzo Torino e rivotato con la presenza della sola maggioranza.
Vincenzo Piscitelli
 
   
I sei consiglieri, intenzionati a far valere le proprie ragioni, hanno integrato il ricorso con motivazioni aggiuntive contro il successivo provvedimento adottato con la delibera di consiglio comunale numero 20 del 16 marzo 2018. Di seguito, il testo della nota fattaci pervenire dai consiglieri Di Pilato, Rianna, Piccolo, Parisi, Piscitelli, Allocca.   «La rinuncia alla domanda di sospensiva – per quei pochi amministratori che non lo sapessero – non è una rinuncia al ricorso, che rimane pendente presso il Tar Campania e per cui presto sarà fissata la data di una nuova udienza cautelare dopo la proposizione dei motivi aggiunti. Piuttosto è bene rammentare come l’adozione di delibere che vadano a rettificare, chiarire o comunque completare atti precedenti, denoti la tardiva volontà di provare a riparare macroscopici errori che hanno leso il diritto partecipativo dei consiglieri. Per cui ribadiamo la nostra ferma intenzione di portare avanti il ricorso e teniamo a sottolineare come spesso la vittoria corra sul filo di lana e talvolta finisca per disilludere, e accecare, chi per primo la canta».

Disoccupati in rivolta ad Acerra: bloccato il cantiere di una scuola chiusa da anni. Dati sul lavoro da brivido

Mentre i dati nazionali sull’occupazione sembrano un più incoraggianti l’area napoletana resta nella palude della crisi profonda. E di conseguenza resta anche fucina di tensioni sociali. Ieri infatti i disoccupati di Acerra aderenti all’ex progetto regionale “BROS” hanno preso d’assalto il cantiere comunale per la ristrutturazione del primo circolo didattico, nel piazzale Renella, alle spalle del castello baronale. I lavori sono stati ovviamente bloccati. Il cantiere del primo circolo didattico di Acerra, la scuola più storica della città, era stato di recente faticosamente avviato dalla municipalità allo scopo di ristrutturare l’edificio scolastico, chiuso sei anni fa a causa di un dissesto strutturale. Da allora gli oltre mille iscritti della platea scolastica vengono sistematicamente dirottati in sistemazioni di fortuna ricavate da altri plessi. Ieri intanto è sopraggiunto un blocco inaspettato, stavolta a causa di una piaga tipica del tessuto sociale di queste zone, la mancanza di lavoro appunto. Il cantiere del primo circolo è stato occupato da un gruppo di giovani e meno giovani poco dopo l’alba. Sul posto è giunta subito la polizia. Dopo alcune ore di stallo due esponenti della giunta del comune di Acerra, due assessori, si sono recati all’interno dell’area messa in scacco dai “BROS”. Hanno parlato con i manifestanti. Ma il tentativo di mediazione non ha ottenuto i risultati sperati. Il cantiere è rimasto nella mani degli occupanti. Quindi, intorno all’una, un gruppetto composto da quattro giovani manifestanti si è arrampicato sulla gru del cantiere. I disoccupati sono rimasti per un po’ in bilico, in cima alla struttura alta trenta metri. Sono poi scesi nel pomeriggio. Si tratta di una protesta che ha una serie di rivendicazioni concrete. In ballo ci sono alcuni milioni di euro del progetto regionale Campania Più, salari sociali da erogare ai disoccupati nell’ambito di servizi di pubblica utilità. La Città metropolitana di Napoli sta già avviando questo piano per un certo numero di senza lavoro della città di Napoli. Il nodo intanto è quello dei senza lavoro della provincia. I disoccupati di Acerra chiedono al sindaco Raffaele Lettieri di fissare per loro incontri bilaterali con la Città Metropolitana e con la Regione Campania. “Perché da troppi anni – scrivono i BROS in un volantino distribuito in città – siamo stati esclusi dalle emergenze sociali di questo esecutivo e da una giunta distratta da altri interessi comunitari”. Il Movimento dei Corsisti Autorganizzati di via del Pennino ha aggiunto nel messaggio scritto un appello all’amministrazione Lettieri a “un maggiore impegno nel contrastare la povertà nel comprensorio acerrano in cui centinaia di famiglie sono indigenti”. Sono da scoramento assoluto i dati Istat sul mercato del lavoro in quello che fu il grande polo industriale della Montefibre, dell’Alfasud, dell’Avio e dell’Alenia. I dati di riferimento sono quello complessivo dell’Italia, che ha una disoccupazione del 10,9 % e quella giovanile al 34 %, e quelli, già ben più gravi, della Campania, dove c’è il 22 % di disoccupazione media e il 55,4 % di giovani senza lavoro. Ma nel territorio napoletano dell’ex polo industriale orientale i numeri sono da terzo mondo. Acerra: disoccupazione media al 27 %, giovanile al 61,6 %. Pomigliano: disoccupazione media al 24,4 %, giovanile al 61,7 %. Casalnuovo: disoccupazione media al 28 % e giovanile al 62,7 %. Castello di Cisterna: disoccupazione media al 30,1 % e giovanile al 71,2 %. Brusciano: disoccupazione media al 30,3 %, giovanile al 62,1 %.

Tensione Auchan: oggi sit in a via Argine. Sciopero in Campania. Solidarietà dalla Lombardia: è stato di agitazione

Indipendentemente dai fatti che si stanno per consumare a Napoli forse il dato che spicca da questa vertenza per il salvataggio dell’ipermercato Auchan di Napoli e di tutti i cinque ipermercati campani del gruppo è probabilmente la solidarietà che i sindacati e i lavoratori lombardi della multinazionale francese hanno deciso allo scopo di sostenere la lotta campana. Tutte le sigle della catena lombarda di Auchan ieri hanno infatti proclamato lo stato di agitazione. Non è molto, certo, ma nemmeno poco: sicuramente un segnale di quelli che contano sotto il profilo quantomeno politico e del morale. Intanto la giornata di oggi conoscerà a Napoli il suo più alto picco di tensione nell’ambito della vertenza sulla cessione dell’ipermercato di via Argine e il conseguente ridimensionamento con il taglio di almeno 70 dei circa 150 addetti della struttura ubicata nel centro commerciale di proprietà del gruppo d’Oltralpe. Un piano da brividi che anticipa quello più ampio di lasciare entro un anno al massimo la Campania e quindi di assegnare stessa sorte toccata al sito di Argine  anche agli altri ipermercati di Mugnano, Nola, Pompei e Giugliano (7 iper per un totale di 900 addetti ed almeno 400 licenziamenti pianificati nell’ambito di un vasto programma di cessioni).  Oggi dunque, a partire dall’alba, scatterà lo sciopero proclamato per tutto il fine settimana di questo sabato e della domenica successiva. L’astensione interesserà i 5 ipermercati campani. Poi alle undici i lavoratori di via Argine e le delegazioni provenienti dagli altri ipermercati si ritroveranno davanti al centro commerciale di Napoli, accanto alla grande strada che collega l’area metropolitana orientale al centro cittadino di via Marina e della stazione centrale. Per quanto riguarda la vertenza la situazione appare poco leggibile. Per legge l’Auchan avrebbe dovuto consegnare ai sindacati entro ieri la documentazione della cessione dell’iper di Argine alla Sole 365, un gruppo emergente di Castellammare di Stabia. La consegna doveva infatti avvenire 25 giorni prima del giorno programmato per la cessione con fitto di ramo d’azienda, cioè il primo maggio, che come per un’ironia della sorte è la festa dei lavoratori. Non si sa ancora se la documentazione sia stata inviata da Auchan entro la mezzanotte di ieri. “Comunque oggi è il giorno in cui dobbiamo farci sentire – commenta Rodolfo Plesinger, della segreteria regionale Uiltucs – spero che tutti qui in Campania siano coscienti che ci stiamo giocando il nostro futuro di lavoratori e di persone per cui dobbiamo stare uniti e agire all’unisono. Sempre insieme”. La vertenza campana è nel frattempo coordinata da due dirigenti sindacali esperti e di spicco: Antonio Napoletano, segretario regionale della Uiltucs, e Luana Di Tuoro, segreteria regionale della Filcams Cgil. Ora però la parola passa ai lavoratori.

Veleni spagnoli

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Nel cimitero di Tarquinia c’è un’iscrizione funeraria che recita più o meno così: “Ed ora che mia suocera qui giace, lei non lo so, ma io riposo in pace”.

Una frase che racchiude secoli di ingiurie, maldicenze, occhiatacce e antipatie reciproche tra lei, la moglie, e l’altra, la madre di lui. Per la cronaca, nuora e suocera.

Potevano sfuggire i nobili a questa regola non scritta? Giammai! Lo hanno testimoniato davanti al mondo pochi giorni fa i reali di Spagna, con la giovane regina Letizia che tentava in tutti i modi di impedire alla suocera Sofia, di farsi una foto con le nipotine.

Poco c’è mancato che si menassero come due burine dei quartieri popolari, però se le son dette di tutti i colori, gli sguardi torvi e gli occhi infuocati hanno saputo raccontare più di mille parolacce reciproche.

E loro, i rispettivi mariti? Imbarazzati, impotenti e un po’ rincoglioniti si osservavano sperando che qualche saetta incenerisse le due streghette. Ma niente, la famigliola ha masticato amaro e l’ostilità tra le due era talmente ribollente che non sono state capaci nemmeno di fare buon viso a cattivo gioco. Immaginate cosa può essere successo allorquando i reali si sono ritirati nelle loro nobili dimore.

Anche i ricchi, i reali, i nobili, si odiano.

L’invettiva di Pasqua del vescovo contro la scarcerazione dei Pellini: “Decisione che ci umilia e che incoraggia certi comportamenti”

Sta facendo scatenare una ridda di polemiche la scarcerazione avvenuta venerdi scorso, dopo appena dieci mesi di reclusione, dei fratelli Giovanni, Salvatore e Cuono Pellini, gli imprenditori acerrani dello smaltimento dei rifiuti finiti in carcere l’anno scorso con una condanna a 7 anni per disastro ambientale nella Terra dei Fuochi. La liberazione dei tre condannati ha provocato la mobilitazione delle associazioni della Terra dei Fuochi, i cui militanti stamattina alle 9 e 30 daranno il via a una manifestazione di protesta sotto le mura del tribunale di Napoli. Ma contro il provvedimento della magistratura è sceso in campo anche il vescovo di Acerra, attraverso una dura omelia pronunciata dall’altare del duomo della città davanti a centinaia di fedeli, durante la messa della Santa Pasqua, domenica. “La decisione di scarcerare i Pellini – le parole del prelato – sottovaluta il dramma umanitario dell’inquinamento, umilia i cittadini e incoraggia certi comportamenti. Siamo rassegnati perché la legge ha fallito: è l’immagine emblematica del fallimento, quella del Cristo in croce”. Tecnicamente la questione è complessa. I pellini sono usciti di prigione così presto grazie all’effetto combinato dei 6 mesi di reclusione cautelare, dei tre anni di sconto consentiti dall’indulto del 2006 e di un provvedimento di sospensione discrezionale della reclusione inferiore ai quattro anni emanato dalla procura generale presso la corte d’appello di Napoli. Un provvedimento provvisorio che dovrà essere valutato dal tribunale di sorveglianza. ” Questa notizia – ha però affermato Di Donna dall’altare – ci ha lasciato sgomenti. Desta come minimo un forte sconcerto, un rammarico. Sono stati condannati per un grave disastro ambientale di cui ancora oggi non è possibile calcolare completamente gli effetti devastanti sulla salute dei cittadini”. “E anche se è un provvedimento che si dice provvisorio – ha proseguito il prelato – ridimensiona comunque fortemente quella sentenza grave, chiara, che la corte di cassazione, massimo grado di giustizia, solo pochi mesi fa aveva emanato e che parlava di grave disastro ambientale ad Acerra. E’ stata dunque una decisione che suscita sconcerto in noi perché significa sottovalutare il dramma umanitario dell’inquinamento per il quale da noi si continua ad ammalarsi e a morire. Una decisione che suscita disorientamento per la difformità di giudizio tra i diversi organi della giustizia. Una decisione che non tiene in considerazione, umilia e mortifica la sensibilità dei cittadini verso il dramma ambientale. Una decisione che, nonostante un decreto del governo di due anni fa (il decreto terra dei fuochi ndr), incoraggia certi comportamenti. Si, capisco la vostra rassegnazione: noi sperimentiamo il fallimento delle leggi, della nostra ansia di giustizia”. Dure anche le parole sulla situazione ambientale complessiva . “L’immobilismo regna sovrano e questo genera rassegnazione – ha sostenuto Di Donna durante l’omelia – E’ tutto fermo: gli impegni assunti dalle istituzioni, ma anche i nostri impegni personali e sociali sembrano fermi in questo ambito. L’osservatorio regionale sull’ambiente non parte. E non parliamo delle bonifiche. Si, c’è lo smaltimento delle ecoballe. Ma anche quello va a rilento. Inoltre indagini recenti hanno dimostrato che si continua a lucrare sull’affare dei rifiuti. E le richieste che più volte i cittadini hanno avanzato e cioè quelle di una moratoria seria, che si opponga a nuovi insediamenti inquinanti, le richieste di controllare continuamente l’aria che è inquinata, di far funzionare le centraline per il controllo delle polveri sottili: inevase”. Il vescovo ha anche parlato della vicenda del vigile eroe di Acerra, morto di cancro quattro anni fa dopo aver sequestrato decine di discariche abusive. “Il ministero ancora una volta nega di riconoscere Michele come vittima dell’inquinamento – l’amarezza di monsignor Di Donna – che ha causato la sua morte nonostante sia stato la sentinella dei rifiuti della nostra terra”.

Rosso infiammazione

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Chi ha avuto l’opportunità di vederlo da vicino, afferma che avesse la faccia talmente rossa da far sospettare una scottatura per eccesso di esposizione al sole. Già, ma quale sole? E poi, dove l’avrebbe preso tutto questo sole Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica?

No, niente sole, né un rilascio di calore dovuto ad un uso eccessivo di cortisone. Il Presidente della Repubblica, però, subito dopo l’incontro con la delegazione di Forza Italia, capeggiata da Berlusconi, ha manifestato questo colorito molto accentuato al punto che qualcuno ha sospettato che si sarebbe azzuffato con Berlusconi e che lo stesso l’abbia fatto graffiare dalla Gelmini e dalla Bernini che lo accompagnavano.

Per evitare equivoci e maldicenze, però, una nota pubblicata nel pomeriggio smentiva qualsiasi zuffa e parapiglia con la delegazione dell’ex cavaliere. Tuttavia, qualcuno molto ben informato ha fatto trapelare che Mattarella, dopo aver incontrato Berlusconi, abbia cominciato a girare tutto in tondo al tavolo dove riceve le delegazioni e a lamentarsi ad alta voce, dicendo più o meno quanto segue: “Ma porca miseria, una sentenza definitiva dice che Berlusconi dal 1974 al 1982 ha stretto, mantenuto e rispettato dei patti stipulati con Cosa Nostra grazie all’intermediazione di Dell’Utri e oggi ancora mantiene ruoli importanti nella politica nazionale? È un condannato in via definitiva per evasione fiscale e io…, io sono costretto a incontrarlo!”.

E giù a darsi schiaffi in faccia in maniera ripetuta e via via sempre più violenta, fino a diventare rosso come un villeggiante al primo giorno di vacanza sotto al solleone di agosto.

Per il secondo giro di consultazioni pare che a Mattarella abbiano regalato una crema protettiva e una tisana Sedanerv. Tuttavia, il Presidente è molto preoccupato dei tranelli che potrebbe ordire l’incandidabile Silvio. Si è cautelato con la crema Fissan.

Non si sa mai…

A Gaetano Di Maiolo, “Ridiamo” per lui

Lettera a Gaetano. Indimenticabile Amico.  Io boh, pure voi, mah.  Mi perdonerai , spero, se  prendo in  prestito  la frase che troneggia sul tuo profilo ma è così dannatamente adeguata alla circostanza della tua morte e non ho saputo resistere. Io boh, non ci posso credere. E tu, mah. Tu che scherzavi sul senso della vita e della morte. Mah. Tu che qualche mese fa postavi la frase: “Hanno provato a seppellirci , ma non sapevano che siamo semi” . E, come al solito, avevi colpito nel segno: da giorni sui social gira la tua foto. Mah. Non ho saputo resistere neanche  alla tentazione di tirare fuori dal cassetto dei ricordi l’invito al tuo quarantesimo compleanno. Non faccio che girarlo e rigirarlo tra le mani e non faccio che ridere. Si, ridere perché solo tu potevi pensare ad un invito simile:milioni di spermatozoi che corrono e uno al centro da cui esce la tua faccia:  the winner is Gaetano! Geniale, come sempre. Originale, da sempre. Unico, per sempre. Quanto ci hai fatto ridere e quanto abbiamo riso insieme! Tu che, come nessuno mai, sapevi imitare il grande Eduardo de Filippo nella famosa scena di “Natale in Casa Cupiello”. Quella voce flebile, ironica,  che ci inchiodava sempre e ci faceva impazzire dalle risate. E che dire della tua ormai famosa  performance dell’Annunciazione di Massimo Troisi?  Ridevamo per ore e chiedevamo sempre il bis… Allora vedevamo in te  l’amico simpatico con cui trascorrere le nostre serate  e nel frattempo, senza che ce ne rendessimo conto, l’artista che c’era in te usciva sempre più allo scoperto. La pittura, la poesia, la musica: ogni cosa con gli anni prendeva il suo posto  e la nobiltà del tuo animo e del tuo intelletto si librava sempre più verso alte vette. Con la leggerezza, l’umiltà e il garbo che ti hanno sempre contraddistinto, hai iniziato ad esternare e a manifestare la tua arte nella galleria Borbonica, a Castel dell’Ovo, all’ex albergo dei Poveri dove hai presentato “Aylan”, un vero capolavoro, con l’intento di creare -come tu stesso dicevi- inciampo. E ci hai fatto inciampare in te e nella realtà che rappresentavi in modo straordinariamente originale… Io boh, sono in seria difficoltà. Ho il timore di cadere nella retorica, di scrivere banalità. Ti rivedo in quel corridoio  in lacrime  e smarrito di fronte alla morte del nostro comune amico Gaetano Di Matteo e sento ancora forte il calore del tuo abbraccio, la dolcezza delle tue parole di conforto, la gioia di voler suonare così come lui, il Maestro, ti aveva insegnato. Io, boh. Ancora non ci credo che anche con te la vita è stata impietosa. Mah. Cerco di scacciare la malinconia concentrandomi sul nostro ultimo incontro di circa un mese fa.  Tu si, Gaetano Di Maiolo al bar a gustare un buon caffè e a scambiare quattro chiacchiere con me. Come vecchi amici che, benché non avessero più trovato tanto tempo per frequentarsi spesso, avevano tanto da raccontarsi. E così rivedo i tuoi occhi che brillano mentre mi racconti di Antonio e di Salvo, i tuoi capolavori più grandi. I progetti, le speranze, i sogni e, naturalmente, le tue intelligenti battute. Quel giorno abbiamo riso tanto.  Pure voi, senza mah questa volta. Voi, amici che  come me avete avuto l’onore di conoscerlo e di frequentarlo, cercatelo in questo intrigante  e straordinario  gioco della parola RIDIAMO  che  lui stesso ha composto  e che la sua dolcissima e amata compagna di vita, Maria Romano, ha voluto che si leggesse in chiesa.  Ciao Gaetano, ti prometto che ridiamo… Ridiamo  perché è utile
Ridiamo perché liberarsi è un atto di responsabilità ridiamo perché è una gioia Ridiamo perché è importante Ridiamo perché ci renderà felici Ridiamo perché il futuro sarà migliore Ridiamo quando nessuno ce lo chiede Ridiamo tutti insieme perché sarebbe bello Ridiamo perché le persone tristi vedano che esiste una possibilità… Ridiamo tutto ciò che c’è da ridare perché il nostro superfluo è il loro necessario Ridiamo tutto ciò che abbiamo sottratto perché nulla appartiene definitivamente a noi e poi finalmente Ridiamo Si ! Ridiamo di tutto ciò che abbiamo ridato perché solo allora se ridiamo avremmo riso col cuore se ridiamo valore alle cose che non hanno prezzo allora si ridiamo Ridiamo Ridiamo… prima che sia troppo tardi ridiamo a crepapelle

Pomigliano d’Arco, recuperata la tartaruga azzannatrice nel parco pubblico G.Paolo II

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Tartaruga azzannatrice recuperata, nel parco pubblico Giovanni Paolo II di Pomigliano d’Arco, dal nucleo forestale CITES che si occupa di specie protette e a rischio estinzione. Detta anche tartaruga alligatore, la testuggine era già stata individuata ad ottobre, poco prima dello scorso inverno e “riconosciuta” da Salvatore Papaccio, coordinatore dei parchi pubblici cittadini, che ne aveva informato l’assessore all’Ambiente, Maria Grazia Tartari – medico veterinario – e il sindaco Lello Russo. Avevano tutti concordato circa la necessità di catturare l’esemplare per metterlo al sicuro e per evitare che facesse del male al resto della fauna presente: la tartaruga alligatore si nutre, infatti, di pesci, anfibi, uccelli, piccoli mammiferi.  Da ottobre però nessuna traccia della tartaruga che era evidentemente in letargo, ma l’altro giorno si è rifatta finalmente vedere e si è potuto catturarla. L’assessore Tartari ha avvisato il corpo forestale e ne ha disposto il recupero, da oggi l’esemplare “pomiglianese” potrà scorrazzare tranquillamente in un’area che lo zoo di Napoli ha allestito di recente, dedicata proprio alle tartarughe azzannatrici. Altra questione è come sia arrivata, una tartaruga azzannatrice, nel laghetto del Parco Pubblico di Pomigliano: l’esemplare, come del resto altre tartarughe o anfibi, vi è stata abbandonata, evidentemente da qualcuno che l’aveva prima acquistata illegalmente e poi deciso di non poterla più accudire. “Teniamo molto alla salute della fauna nei nostri parchi – dice l’assessore Tartari – e facciamo in modo da monitorare sempre la situazione. Ringraziamo il curatore dello zoo di Napoli, il collega medico veterinario Michele Capasso che si è subito attivato su nostra richiesta contattando il capitano Marco Trapuzzano del nucleo forestale dell’Arma, sempre attivissimo rispetto alla piaga del mercato illecito di animali”.

Somma Vesuviana, i riti della montagna dal Sabato dei Fuochi al Tre della Croce

Inizia domani, sabato 6 aprile – il Sabato in Albis – la festa della montagna calda che avrà fine il 3 maggio, entrambe le occasioni di festa provengono dalla cultura contadina. Riti antichi e paranze devote alla Madonna che recuperano antichi riti che arrivano dalla notte dei tempi ma sempre con gli stessi ingredienti: musica, danza, vini, fiaccole, fede. La festa della montagna calda, che ha inizio con l’equinozio di primavera, il Sabato in Albis, ha una durata variabile e termina il tre maggio. Essa s’inquadra nei cosiddetti riti della vegetazione, cioè tra quei riti di primavera, propiziatori al risveglio della natura e attraverso i quali – afferma la studiosa Maria Rosaria Celeo – il contadino spera di ottenere un ricco e favorevole raccolto. Dai documenti in possesso dell’Archivio storico non arriva alcuna documentazione su questa festa, tranne qualche appunto di Don Armando Giuliano, che per anni fu Rettore del Santuario. Certo è che a questo rito sono interessati tutti i Comuni vicini al Monte Somma che da sempre hanno fissato un giorno del periodo festivo per recarsi al Santuario di Santa Maria a Castello. La statua lignea di Mamma Schiavona, così denominata,  fu portata a Somma da Carlo Carafa nel 1622 e numerose sono le grazie che gli abitanti del posto hanno ricevuto, testimoniate anche dalla presenza di numerosi ex-voto. Già nell’antica Roma si celebrava una festa per onorare la dea Flora (dea della vegetazione) dal 28 aprile al 3 maggio, con cerimonie sfrenate e orgiastiche di tema pastorale. Durante questa festa – denominata Floralia – era ammessa una maggiore lascivia, con profusione di scherzi, balli e grandi bevute di vino. Un altro accostamento è da ricercare nel mondo greco con il culto di Dioniso, dio della religiosità agraria e del rinnovarsi annuale della produzione delle messi. Alla base del culto vi erano tre elementi che tuttora ritroviamo: la musica, la danza e il vino, oltre ai colori delle fiaccolate nell’ambientazione notturna che ci riportano alle torce accese in serata durante la salita e la discesa del monte. E’un momento caratterizzato dalle tradizionali paranze, che promuovono una vera e tenera devozione alla Madre Celeste, iniziando un percorso di fede il sabato in albis dalla località a est del Monte Somma, detto Gnundo, per poi  concluderlo sulla vetta più alta  del Monte Somma, il Ciglio, il tre maggio seguente. Tutto è incentrato sul canto, una delle tante meraviglie che la natura ha offerto all’uomo, e se questo canto, poi, è rivolto a una bella figliola, la Madre Celeste, allora tutto si tramuta in fuoco e passione. Il fuoco che illumina durante le notti il Sacro Monte avvolto in miti e leggende e la passione che, invece, si trasforma in una dolce melodia che da sempre il solito cantatore con il coro dei devoti improvvisa sul sagrato della chiesetta sotto il sorriso della Madonna. Un canto che viene da lontano, sillabico, la cui melodia è costruita sulla scala maggiore napoletana con suoni prolungati e fioriti. Un infinito canto d’amore che si sparge tra le valli profumate di ginestre e arriva pian piano sotto la finestra della donna amata con il consueto dono della pertica. Tra i canti del mondo contadino una particolare attenzione è rivolta anche alla fronna, una forma di canto senza accompagnamento strumentale, una sorta di recitativo, che i contadini usavano per comunicare tra loro a grandi distanze, portando la mano alla guancia per amplificare il suono. Grazie alla buona trasmissione e alla leggerezza del suono le fronne furono utilizzate in seguito presso le finestre dei carcerati per comunicare notizie in codice o per trasmettere messaggi d’amore e di conforto. La fronna rimane, però, una tipica forma di canto che precede ancora oggi lo svolgimento della tammurriata e viene eseguita da un cantore solista che accompagna il suo gruppo fino al sagrato della chiesa, esaltando la devozione. Il Sabato in Albis sulla località Gnundo una piccola cappella segna il punto sacro della vetta e qui ceste di cibo, vino e fuochi d’artificio fanno da padroni.  I gruppi o paranze di questa giornata sono parecchi e sono distribuiti lungo lo spiazzato, facendo sentire la loro presenza mediante balli e canti. Il 3 maggio, invece, conosciuto come anche tre della Croce, è il giorno di chiusura della festa.  Le manifestazioni sono le stesse del Sabato dei fuochi ma la simbologia attivata nelle circostanze è quella del ringraziamento per l’abbondante raccolto. In questo giorno, infatti, si festeggia la resurrezione avvenuta,  il miracolo della natura e il ringraziamento sale sul Ciglio, il punto più alto della montagna e quindi più vicino al cielo. Nel 1984 la paranza del Ciglio (nella foto) costruì su questa cima una cappella sulla destra della grande croce che segna tuttora il punto sacro della vetta. Anche qui le paranze sono parecchie e sono distribuite lungo le valli. Nel pomeriggio di questo giorno, invece, nel vallone le paranze con gli strumenti tradizionali (tamburi, putipù, triccabballacche e scetavaiasse) iniziano a suon di tammurriate a cantare e a danzare creando agli occhi dei visitatori spettacolari emozioni. Le danze e i canti continueranno fino a sera, quando – sostiene lo storico sommese Angelo Di Mauro – le stelline della pianura e quelle del cielo, fattosi nero di brume e di notti, preparano al monte un altro infinito di fuochi artificiali.   foto di copertina. collezione Vitolo foto gallery: collezione Saverio Raia