Arti, mestieri e famiglie a Terzigno, nell’Ottocento: Mostra di documenti a cura degli alunni del Liceo.
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Dissesto idrogeologico: chi deve fare cosa?
Abbiamo seguito in questi mesi le attività della Rete Civica per il Parco che si è impegnata nel cercare di capire cosa si stesse facendo relativamente al rischio idrogeologico che incombe sulle aree distrutte dagli incendi del luglio 2017. Questo è il nostro resoconto.
Si rimane perplessi, a dieci mesi dal disastro vesuviano, quello che ha mandato letteralmente in fumo tremila ettari di bosco nell’area protetta, di come l’ente parco e i tanti enti preposti, giochino a rimpiattino, rinviandosi le responsabilità per la gestione dell’emergenza e in particolar modo quella legata al dissesto idrogeologico. Nel frattempo, un’altra stagione calda incombe e ci si chiede in cosa sperare: nel caldo o nella pioggia? Poiché nell’uno, come nell’altro caso, ovvero contro gli incendi e contro il dissesto idrogeologico pare, che nulla sia stato fatto ancora.
Non avvezzi quindi a credere nei proclami e negli spot, abbiamo cercato di fare del nostro meglio per capirci qualcosa e sinceramente non è stato facile dirimere la matassa burocratica creata spezzettando le competenze in un nulla istituzionale e siamo arrivati alle seguenti deduzioni.
L’Autorità di bacino. Oltre a redigere e ad aggiornare le carte di rischio, esprime pareri vincolanti ed autorizzazioni su tutte le opere pubbliche e per determinanti interventi di edilizia privata veicolati dagli uffici tecnici dei comuni di riferimento da tutta l’Italia e dove agisce divisa in bacini di rilievo nazionale; bacini di rilievo interregionale; bacini di rilievo regionale. In Campania l’Autorità è suddivisa in Nord; Centro e Sud.
Il Consorzio di Bonifica delle paludi di Napoli e Volla. È quello che opererebbe su una buona parte vedi delle zone interessate dagli incendi vesuviani dello scorso anno e sulle possibili conseguenze idrogeologiche, ma sostanzialmente si occupano solo di opere di manutenzione ordinaria degli alvei di riferimento, con la pulizia superficiale dei canali, in quanto per quella straordinaria possono agire solo con lo stanziamento di fondi e progetti ad hoc. Quindi, nel migliore dei casi, la loro opera si limita alla decespugliazione dei Lagni e nient’altro, rifiuti e sabbia di deposito rimangono tutti là ad accumularsi ed attendere ciò che nessuno vorrebbe che accadesse ma che prima o poi accadrà.
La Direzione Generale del Dipartimento difesa del suolo. Questa non ha competenze in materia di interventi urgenti per il dissesto idrogeologico e la sua competenza invece è quella di valutare le progettazioni esecutive in tal senso e proposte dagli enti locali per inoltrare richieste di finanziamento al Ministero dell’Ambiente nell’ambito di un programma di interventi mirati.
Il Dipartimento della Direzione Generale della Protezione Civile e Lavori pubblici di cui fa parte il Genio Civile. Questo il genio civile è un organo periferico regionale su base provinciale, che assicura, sotto il controllo dello stesso, tutte le funzioni riguardanti l’esecuzione delle opere pubbliche. Qui ci è stato ribadito di aver effettuato diversi sopraluoghi in area Parco su segnalazione dei comuni, nell’ambito delle attività del famoso tavolo istituzionale convocato dalla Città Metropolitana presso la Prefettura nel settembre 2017 (tavolo di cui si sono perse le tracce), sopraluoghi i cui verbali sono custoditi presso la Città Metropolitana e che contenevano anche delle indicazioni operative per i comuni. Va comunque sottolineato che l’approccio alla questione pare sbagliato, poiché i vari interventi dovrebbero essere preceduti da uno studio idro-orografico per individuare, a distanza di dieci mesi dagli incendi, i movimenti del suolo e quali vie abbiano scavato le acque meteoriche e aggiornare le mappe del rischio idrogeologico per progettare, a monte come a valle, interventi di regimentazione, canalizzazione e drenaggio per rallentare la forza delle acque e ridurre al minimo i danni che potrebbero scaturirne.
Tant’è, come abbiamo chiesto presso il Genio Civile, come mai questa ipotesi di lavoro non sia stata presa in considerazione al tavolo prefettizio. Abbiamo chiesto se fosse possibile convocare un tavolo tecnico o una conferenza di servizi per discutere della questione. È una cosa possibile, ma ovviamente la richiesta deve partire da uno degli enti coinvolti, cosa che ad oggi non è ancora avvenuta.
Gli enti locali. Emerge il dato di fatto che la progettazione deve essere fatta dagli enti locali, quindi spetterebbe a Regione, Citta Metropolitana, Ente Parco ed infine ai comuni di affrontare il problema del dissesto idrogeologico ma risulta evidente che questi enti non abbiano a loro disposizione personale tecnico per progettare ed attuare tali interventi e questo spiega, ma solo in parte, l’utilizzo delle partecipate ministeriali e regionali. Parziale perché, al netto del palese clientelismo di queste partecipate dal passato quanto meno oscuro, il Parco chiama la SOGESID per ragioni di urgenza più che di una competenza che in realtà non ha, infatti, essendo una partecipata del ministero dipende da questi così come il parco e, trovandosi quindi su uno stesso livello, l’Ente può chiamare direttamente la società in house senza gara d’appalto, che sarà invece necessaria solo per la messa in opera degli studi che sta portando avanti dalla data (30/10/2017) di stipula della convenzione. Tale necessaria rapidità viene vanificata nei tempi e nei modi dalla stessa convenzione, là dove la SOGESID studierà per 8 mesi e soli 3 sentieri e non ci vuole un esperto per capire che ormai dalla stipula dell’atto si è arrivati ormai all’estate e dopo di questa si arriverà ad un autunno altrettanto carico di pericoli ed incertezze e che tre sentieri non sono tutto il Parco.
La Regione Campania è il convitato di pietro di tutta questa storia dove, quando interviene, lo fa solo in ritardo e, al momento latita demandando tutto alla Protezione Civile.La Città Metropolitana. Questa pure è rientrata nella logica dei protocolli e delle convenzioni con competenze sia sui sentieri che su alcuni tratti stradali ma come abbiamo dimostrato i risultati risultano molto scadenti leggi.
I 13 comuni del Parco Nazionale del Vesuvio. Questi, allo stato attuale, non pare abbiano fatto granché se non qualche misura palliativa nei momenti successivi all’incendio e alle prime avvisaglie autunnali e i primi smottamenti sensibilmente visibili perché forieri di detriti a valle come accaduto ad Ottaviano. Altri invece, come il comune di Torre del Greco, hanno intimato ai privati (in questo comune i terreni demaniali sono ridotti al lumicino) di far fronte alle emergenze di tasca propria. Ad ogni modo la maggior parte di questi attende passivamente e fatalisticamente lo scorrere degli eventi e che le eccellenze locali, reali e presunte che siano, allontanino i pericoli a monte del Vulcano.
L’Ente Parco Nazionale del Vesuvio. Abbiamo già altrove leggi segnalato quanto poco abbia fatto e quanto si sia attenuto più alle carte che ai fatti, più ai protocolli e alle convenzioni che ad una reale azione sul territorio; più alle manifestazioni sportive e ai concerti che al ripristino della sentieristica, più al Gran Cono che al resto dell’area protetta. In verità, nella piena continuità delle precedenti gestioni l’ente parco va avanti a suon di spot e di mezze verità e con lo sconcertante scaricabarile che ci spinge a chiederci a cosa serva realmente quest’ente se non nel produrre carte con le quali è risaputo, non si spengono incendi né tanto meno si arrestano le frane.
Da Stendalì al quartiere Zabatta di Ottaviano: il pianto rituale nelle culture orali del sud Italia.
Pasta alle Nerano, un piatto che rimanda ai profumi della Costiera
Ingredienti per 4 persone
- 400 grammi di spaghetti o mezzi vermicelli (io ho usato le bavette)
- 700 grammi di zucchine, diciamo una piccola a testa
- Olio extravergine d’oliva
- Aglio
- Sale
- Pepe nero
- 200 grammi di provolone del Monaco grattugiato grossolanamente
- Quattro o cinque foglie di basilico tagliate a mano
Chiacchiere e tabbacchere e’ lignamme, o’Banco e’ Napule nunn’e mpegne!
Sono convinto che uno dei problemi della nostra consumistica civiltà sia quello che fa riferimento alla parola “immagine”. Si è, addirittura, inventato un “mestiere”, il: Curatore d’immagine, costituito da veri e propri professionisti il cui oggetto di lavoro è impiantato proprio nel curare l’immagine (dei Vip, gli attori, i politici ecc), ossia il loro modo di apparire agli altri. Apparire, appunto; niente di reale. Infatti, la parola immagine deriva dal latino “imitaginem” (imitazione). Sui dizionari, poi, la parola viene proposta in due principali significati:
1) forma esteriore di oggetti corporei, percepita con la vista, riflessa in uno specchio, ecc. 2) rappresentazione alla mente di cosa vera o fittizia per mezzo della memoria o della fantasia; simbolo di idea astratta; ombra, fantasma.
Entrambi i significati, come si può notare, sono riferiti non già alla “sostanza” delle cose, ma al loro modo di apparire, di essere presentate. Il discorso si applica con facilità alla cucina: ma se è vero che “l’occhio vuole la sua parte”, lo è ancor di più che l’organo deputato al cibo è il gusto, e, perché no, lo stomaco. Anche a casa, oltre che in molti ristoranti, siamo alla continua ricerca delle apparenze. Tutti sono convinti che basti usare prodotti D.O.P., I.G.P., S.T.G. o, per i vini, D.O.C., D.O.C.G.; basti ciò, dicevo, per ottenere i complimenti dei convitati. Ma il lardo di Torrecuso (BN) è saporito quanto quello di Colonnata, e non vi è formaggio migliore di quello prodotto da un pastore sardo o da un caciottaro di Velletri.
In molti ristoranti, poi, la “tendenza” diviene “business”, sicuramente priva di reale sostanza, ma ben remunerativa. Maggiore attenzione alle signore, in cucina, e meno apparenze, signori ristoratori; un consiglio valido per entrambi: più sostanza, nei sapori e nelle quantità. Naturalmente, il servizio (tovagliato e stoviglie comprese) non appartiene all’immagine: a tavola dovremo stare bene, sempre; e da sempre, una tavola ben imbandita contribuisce a far trascorrere lietamente il tempo dedicato al pranzo. Il servizio, pertanto, non dovrà mai essere meno che buono.
Un’ultima esortazione: per favore, noi che amiamo la cucina, adoperiamoci per privilegiare la qualità, e sforziamoci di sganciarci dal fumo negli occhi che anche i nostri ristoratori cercano di buttarci. In altre parole, come il Banco di Napoli, noi non accettaremo chiacchiere, o tabacchiere di legno!
* la tabacchiera era una scatolina (d’oro o d’argento e, nella versione povera, di legno) dove era contenuto il tabacco da fiuto, in uso fino a metà del secolo scorso.
- Insalata di pasta contadina
- Petti di pollo alla piastra in salsa caramellata di mele
- Clafoutis di ciliegie con gelato al fiordilatte
Insalata di pasta contadina
Ingredienti per 6 persone
- 200 grammi di melanzane sott’olio (quelle fatte in casa)
- Un barattolo di sott’olio da 200 grammi (niente di quelli per condire pasta o riso)
- 5-6 (o più, a gusto) acciughe sott’olio
- 30 grammi di olive nere snocciolate
- 100 grammi di olive bianche (snocciolate)
- 150 grammi di funghi freschi (champignon o, molto meglio, porcini)
- Il succo di mezzo limone medio
- 5-600 grammi di fusilli corti
Tagliare piccolissime le melanzane. Fare lo stesso con i funghi. Tagliate a striscioline le acciughe. Anche i sott’olio dovranno essere tagliati, volendo, ma non piccolissimi. Mettete a soffriggere aglio, olio e peperoncino. Cuocete la pasta, colate, ponetela in una insalatiera non di plastica; versatevi sopra l’olio ancora bollente; aggiungete i sott’oli, i funghi, le melanzane, le olive e, per ultimo, le acciughe. Lasciate in frigo e servite fredda.
Petti di pollo alla piastra in salsa caramellata di mele
Ingredienti per 6 persone
- Sei petti di pollo adeguatamente grandi
- Olio extravergine 2 dl
- Aglio, uno spicchio
- 6-7 foglie ti salvia
- una cipolla (50 grammi)
- 30 grammi di zucchero
- 20 grammi di burro
- Sedano, un gambetto
- Tre foglioline di menta
- Una mela renette
- una carota grande
- noce moscata
- Succo di limone, un bicchiere
- Vino bianco secco, un bicchiere
- Sale q.b.
Ponete il pollo in una terrina dove aggiungerete la salvia, il limone, il sale. Lasciate marinare 2 ore, rigirando ogni tanto
In un pentolino basso mettete lo zucchero, 50 di acqua, il burro, sale quanto basta per salare, la cipolla, lo spicchio di aglio, il sedano, la carota, la mela, tutto tagliato piccolo; infine, la noce moscata e la menta. Fate cuocere a fuoco molto lento fino a quando lo zucchero non inizia a scurire e caramellare (si deve assorbire l’acqua). Se vedete che il tutto non si è completamente “sciolto”, aggiungete acqua e fate cuocere ancora. Cuocete velocemente alla piastra i petti di pollo, che avrete tolto dal sugo di marinatura. A questo punto, passateli nel sughetto caramellato, a fiamma vivace, aggiungendo spruzzi di vino ad evitare che caramelli troppo. Servite caldo.
Clafoutis di ciliegie con gelato al fiordilatte
Ingredienti per 6-8 persone
- 1 chilo di ciliege; se vi secca snocciolarle, usate albicocche o pesche
- 4 uova
- 200 grammi di zucchero
- Latte ½ litro
- 189 grammi di farina
- Una bustina di vanillina
Montate a neve dura gli albumi. Imburrate una teglia; ponetevi la frutta tagliata piccola; a parte mescolate il latte, la farina, le uova, lo zucchero, la bustina di vaniglia e, per ultimo, gli albumi. Ponete in forno preriscaldato a 170-180 gradi, per una quarantina di minuti. Servite con gelato fiordilatte.
Buon appetitoSomma Vesuviana, controversie storiche sulla processione del Corpus Domini
Prima del 1708 a Somma la processione del Corpus Domini iniziava dalla parrocchia di San Michele Arcangelo: un patto stabilito, durante il periodo aragonese, tra i quartieri di Somma offriva al Casamale la possibilità di costruire la cinta muraria e al quartiere Margarita, territorio ricadente nella giurisdizione parrocchiale di San Michele Arcangelo, la ricompensa di istituire la processione del Corpus Domini.
Ai nobili di Somma, inoltre, la Regina Giovanna III aveva già concesso nel 1493 il privilegio di reggere le mazze del Pallio sotto il quale era collocata la teca del Santissimo. Il 19 settembre 1600, il Vescovo di Nola, Fabrizio Gallo, istituì con suo decreto l’Insigne Collegiata nella preesistente Chiesa di Santa Maria della Sanità. La costituzione della Collegiata doveva comportare, come per altri paesi, uno spostamento della solenne processione dalla Parrocchia di San Michele Arcangelo nel quartiere Prigliano alla neo Collegiata nel quartiere Casamale. Tale trasferimento, però, non solo rompeva gli equilibri stabiliti ab antiquo dai precedenti Vescovi, che nelle loro Visite pastorali avevano sempre considerato la chiesa di San Michele Arcangelo idonea ai riti che officia, ma anche il sopra citato patto. Il provvedimento, tanto sostenuto dal procuratore del Regno in Roma Marc’Antonio Grasso e dall’Università (governo locale), fu più volte revocato in pubblico Parlamento. Agli inizi del XVIII secolo la questione diventò spinosa e arrivò a Roma all’attenzione della Congregazione dei Sacri Riti, che aveva competenze riguardanti le questioni di cerimoniale. Stavolta alla richiesta della Collegiata si opponeva fermamente il parroco di San Michele Arcangelo Sac. D. Michele Cirillo, fresco di nomina, che adduceva al fatto che la Collegiata non aveva il beneficio parrocchiale. Il primo settembre 1708, dopo molte polemiche e dubbi, il Cardinale Gaspare Carpineus (1625-1714) decretò che la Processio in Festo Sanctissimi Corporis Christi incipere, & terminare habeat in Ecclesia Collegiata. Tale decreto fu confermato il 18 settembre 1709 con una Breve di Papa Clemente XI. La calma cessò e gli animi si accesero. Il giorno della festa del Corpus Domini alla prima uscita dalla Collegiata – come riferisce lo studioso Angelo Di Mauro – la processione fu interrotta nel quartiere Margarita, con lancio di pietre e acqua bollente dai balconi, dai giardini e con le animose donne del quartiere che si opponevano al passaggio del corteo. L’arciprete Andrea Castelli fu addirittura malmenato. Il Vescovo di Nola, Francesco Maria Carafa (1704-1737), informato dell’accaduto, scomunicò ventinove persone. L’anno seguente il corteo tentò un nuovo percorso: questa volta per la località detta Le Selici, ma ritornarono gli incidenti con altre scomuniche. Nel 1713 il procuratore del Capitolo della Collegiata, Tommaso Sanseverino, ricevette addirittura intimazione a non svolgere la processione per Margarita, pena 50 ducati di multa. La processione, allora, per motivi di irreverentia, fu sospesa definitivamente. Il 9 luglio 1718, però, il Cardinale Giuseppe Vallemani (1648-1725) autorizzò nuovamente la processione che tentò di disciplinarsi negli anni. Oggi, con le nuove direttive imposte dalla Curia nolana, la solenne Processione si è riorganizzata nel suo svolgimento: i nuovi provvedimenti hanno stabilito, infatti, che ogni anno il principio del corteo abbia una sede diversa per permettere così ai tutti fedeli sommesi di poter vivere e contemplare quest’ atteso momento annuale.
Alessandro Masulli
Sant’Anastasia, questa sera al London Park, Erminio Sinni e il violinista Alessandro Golini
Due artisti di pregio, entrambi toscani (ma Sinni ha origini calabresi) questa sera al London Park di via Libero Grassi, rinnovato e con un menu curatissimo.
«E tu davanti a me» è di sicuro il brano di Ermini Sinni che tutti ricordano, ma il cantautore di Grosseto – al quale è stato conferito il Premio Mia Martini, il premio Volare, che ha cantato per Frank Sinatra, scritto per Cocciante e tanto altro – ha scritto numerosi testi di rara poesia.

“Il Vesuvio come risorsa”: un tema illustrato splendidamente dagli alunni e dai docenti del 2° I.C. di Sant’ Anastasia.
“Il Vesuvio da rischio a risorsa”: questo il titolo del progetto. Martedì i ragazzi della Scuola Secondaria hanno spiegato al pubblico i risultati della seconda parte del piano di lavoro, “Il Vesuvio come risorsa”. Il Vesuvio è risorsa non solo per i vini, per i frutti, per il turismo, ma anche per i modi di vedere la vita che fornisce ai Vesuviani. I risultati del lavoro di alunni e docenti del 2° I.C. smentiscono gli scettici che non credono nell’importanza dei “progetti” scolastici.
Nella manifestazione che si è tenuta martedì scorso nell’auditorium del plesso “Elsa Morante” alunni e docenti della Scuola Secondaria del 2° Istituto Comprensivo di Sant’Anastasia hanno sviluppato la seconda parte del progetto “Il Vesuvio da rischio a risorsa”, e dunque hanno illuminato il pubblico sulle ragioni che fanno del Vesuvio una risorsa. Hanno fornito un prezioso contributo al dibattito il sindaco di Sant’ Anastasia, Lello Abete, Antonella Marciano, funzionario della Direzione generale dell’Assessorato regionale per il Turismo, la prof.ssa Gelsomina Maiello, della Pro Loco di Sant’ Anastasia – con lei ci siamo impegnati a organizzare, insieme, una mostra sulle masserie storiche del territorio anastasiano – e il prof. Sebastiano Martelli, dell’Università di Salerno. Anche io ho detto qualcosa sull’influenza che le eruzioni hanno esercitato sui modi di pensare e di “sentire” dei Vesuviani, e ho ringraziato la prof.ssa Maddalena De Masi, Dirigente dell’Istituto, per l’importanza che lei e i docenti attribuiscono alla conoscenza della storia “vera” del territorio, vera della verità che si manifesta nella vita quotidiana, nelle vicende degli umili, nelle attività produttive.
I ragazzi sono stati brillanti protagonisti dell’evento, perché hanno dimostrato di aver partecipato al progetto non come se fosse un compito che si deve svolgere solo perché lo dice la Scuola, ma con una motivazione che riscaldava l’interesse con il fuoco dell’emozione. E i “colori” di questa emozione sono stati espressi ai presenti dai ragazzi che hanno recitato, con intensità e competenza, i passi dedicati al Vesuvio da poeti e prosatori, da Marziale, da Leopardi, da Curzio Malaparte. L’attenzione e la commozione del pubblico sono state sollecitate dalle immagini del video in cui i ragazzi intervistano gli anziani ospiti di una Casa di Riposo di Sant’ Anastasia e ne registrano il vivo ricordo dell’ultima eruzione, quella del 1944.Uno dei momenti più significativi è stato quello in cui gli alunni della scuola hanno interpretato “’O Vesuvio” del gruppo “E’ Zezi”. Accompagnati da Gianluca Mirra, da Clara Fuggi, da Gennaro Marrazzo e da Mariantonina Stillitano i giovanissimi cantori e suonatori hanno “recitato” con una sorprendente freschezza di toni soprattutto un passaggio della canzone: “sul’ ‘o ricordo ‘e te ce fa paura / chi campa ‘nsieme’ a te, te pare ‘niente / si jesce pazz’, è pazz’ overamente/ l’unica verità pe’ tutti quante/ sarria chell’e fui’/ ma po’ addò jamm’…” Dovremmo fuggire tutti, ma fuggire dove?
Era giusto che questo splendido saggio di canto e di musica concludesse la manifestazione. I ragazzi e i docenti hanno voluto comunicarci, in questo modo, che il Vesuvio può essere una risorsa non solo per i suoi vini, per i suoi frutti, per il suo fascino che attrae turisti e visitatori da sempre, e da ogni parte del mondo, ma perché “la Montagna” è la metafora “leopardiana” della Natura ambigua, della potenza del Caso, di una filosofia di vita che ci prepara ad affrontare ogni ostacolo, a rialzarci dopo le sconfitte e i disastri, a ricominciare daccapo, che ci convince che la Natura può strapparci i beni materiali, ma non il patrimonio delle idee e degli affetti.
E non a caso la locandina della manifestazione è illustrata con il ritratto di Goethe, viaggiatore del “Grand Tour”, fatto dal suo amico pittore J. H. Tischbein .Nella seconda metà del sec.XVIII Goethe gettò le basi per una nuova percezione del Vesuvio: nel maggio del1787 egli cercò di costringere Tischbein, che il neoclassicismo aveva abituato ad avere occhi solo per i valori e le forme dell’armonia e della serenità, a confrontarsi con le immagini del caos infernale prodotto dal vulcano, a salire verso il cratere. Il pittore si arrese quasi subito e tornò indietro. Ma le pagine di Goethe fondarono i nuovi generi della letteratura “vesuviana”, il pittoresco, l’orrido, il sublime, lo scenografico, e costruirono l’idea meravigliosa del Vesuvio come centro di un mondo allo stesso tempo fantastico e reale, in cui ogni abitante ha una sua specifica identità storica ed è contemporaneamente un modello e un interprete delle innumerevoli forme dell’ “humanitas”.
Agli scettici che vedono nella “progettite” una delle malattie della nostra Scuola, una micidiale infezione capace di illudere docenti e famiglie e di distrarre energie e risorse di ogni genere dall’obiettivo fondamentale della ricerca di “strade” e di metodi che portano al sapere autentico, a questi scettici i ragazzi e i docenti del 2° Istituto Comprensivo di Sant’ Anastasia hanno dimostrato che non bisogna mai generalizzare, che ci sono argomenti e modi di ricerca, interessi e sensibilità culturali che possono fare di un “progetto” un’ esperienza di vitale importanza per ragazzi, per genitori, per quegli insegnanti che vogliono provare la lucida emozione di capire e di “sentire”, di scoprire per via di ragione le radici di valori su cui è incardinata la nostra soggettività.
San Sebastiano, sapori e motori antichi
Siamo arrivati all’ottava edizione del Memorial Nocerino Calviati e anche quest’anno l’evento è da non perdere con un connubio dei più accattivanti.
L’Evento Sapori e Motori Antichi, prende spunto dal Raduno di auto e moto d’epoca del 2 giugno che è partito da un’idea proposta dai fratelli Nocerino (Agostino e Giovanni) e Calviati (Pasquale e Luigi) che nel 2010 decidono di organizzare un raduno di auto e moto storiche dedicato ai rispettivi papà, Raffaele Nocerino e Giuseppe Calviati, storici commercianti legati al mondo dei motori attivi fin dagli anni 50, rispettivamente nella distribuzione di carburanti, lubrificanti e nella vendita di ricambi ed accessori auto, e scomparsi entrambi nel 2008.
Così è stato creato il “Memorial Raffaele Nocerino & Giuseppe Calviati”, che quest’anno raggiunge l’ottava edizione.
Con gli anni si sono aggregati un gruppo di amici attivi in diversi settori (produzione enogastronomica e artistica, operatori culturali e tecnici dei motori), ed è stata così costituita l’apposita Associazione “VESEVO in MOVEMENT” e contestualmente all’evento originario è stata abbinata anche la degustazione gratuita e la diffusione dei prodotti tipici della rinomata panificazione locale e della ristorazione artigianale tradizionale del territorio Vesuviano.
L’evento si tiene ogni anno sempre il 2 giugno in modo da far ricordare facilmente la data e renderla unica nel settore di riferimento ed è riservato ai veicoli di elevato interesse storico e collezionistico.
L’epicentro della manifestazione è in via Plinio, al centro del comune di San Sebastiano al Vesuvio che per l’occasione diventa isola pedonale, dove sostano e sono esposte le vetture e le moto partecipanti. A seguire si svolge sempre una caratteristica sfilata per le principali strade cittadine e dei comuni limitrofi (Massa di Somma ) con l’arrivo e sosta all’interno del Parco Urbano di San Sebastiano al Vesuvio dove si svolgono le premiazioni e vengono allestiti diversi Stand gastronomici per le degustazioni e assaggi di prelibatezze culinarie artigianali per i partecipanti e per tutti i visitatori.
All’interno del Parco Urbano e ad integrazione dell’evento sarà creata un apposita area riservata ai bambini con campetti professionali di Minibasket e Calcio a 5 per promuovere la cultura dello sport abbinata ad una sana alimentazione.
La prima edizione si è svolta il 2 Giugno 2010; e nell’ultima manifestazione ci sono stati più di 250 iscritti e moltissimi visitatori e appassionati. Ogni anno la manifestazione è cresciuta sempre di più numericamente e qualitativamente ed ha acquisito sempre maggior valore attraendo i migliori collezionisti ed appassionati di tutta la Campania e anche di altre Regioni. Tra le auto esposte nel corso degli anni, ci sono stati modelli che hanno segnato la storia automobilistica mondiale, alcuni veri e propri pezzi unici o quasi. Per esempio: un’antica Fiat Torpedo 501 del 1919 la rarissima ARO 2 tempi a miscela prodotta in Cecoslovacchia nel 1932 in pochi esemplari, la Ford A del 1930, la Fiat mod. A del 1936 con i segni distintivi del Fascismo, la Fiat “Topolino” degli anni 40, la prima Fiat 1100 A e l’accattivante Musone degli inizi degli anni 50, la mitica Mercedes SL cabrio prima serie e la prima 190 degli anni 50, le splendide Jaguar E-type e XK del 1959, l’Alfa Romeo 6c Torpedo del 1945, l’introvabile Alfa Romeo Spider Bertone, la prima Giulietta, il mitico duetto Alfa Romeo “coda di seppia”. Inoltre non sono mancate Triumph degli anni 60, MG, Austin MK II, le Lancia: Ardea, Appia, Flavia carrozzata Zagato, e tra le fiat 500 la bellissima Cabrio Vignale e la 500 Cassonata Giannini, Ferrari Mondial e 308 Tra le due ruote sono da menzionare la Lambretta del 1948 con cambio a Barchetta, la bellissima Vespa Calessino (in tutto il mondo ne sono rimasti pochissimi esemplari), la Lambretta sidecar dei primi anni 50, MV Augusta del 1950, la splendida Moto Guzzi Falcone del 1954, una particolarissima moto inglese Enfield con cambio invertito.
A tutti i partecipanti iscritti sono distribuiti oggetti ricordo prodotti esclusivamente a mano da artigiani locali, confezioni personalizzate di prodotti da forno e gadget offerti dagli sponsor e partner tecnici che si alternano nelle varie edizioni, oltre a premi e trofei per i veicoli più interessanti e di alto valore collezionistico.

