Fiat Pomigliano, la doccia fredda: niente più contratti di solidarietà. Lavoratori in cassa integrazione a zero ore. E ora torna la paura

Serpeggiano timori attorno alla situazione occupazionale e produttiva nella fabbrica più importante del Mezzogiorno che è anche, per fondati motivi sindacali, la più importante d’Italia, la FCA ex Fiat di Pomigliano. Ieri la multinazionale guidata dall’amministratore delegato Sergio Marchionne ha infatti annunciato ai sindacati firmatari del contratto specifico che non intende più adottare i contratti di solidarietà, così come era stato invece fatto finora, dal 2015, per oltre 3200 dei 4600 addetti dell’impianto. Scatterà dunque la cassa integrazione a zero ore per un anno dal primo luglio prossimo per tutti gli addetti dello stabilimento di Pomigliano, che sono 4320, e per i 280 del reparto logistico di Nola, in pianta organica insieme ai colleghi della fabbrica pomiglianese, fabbrica in cui dal dicembre del 2011 si produce la Panda. La cassa a zero ore “straordinaria per riorganizzazione” coinvolgerà per un anno, fino al 30 giugno 2019, i 4600 addetti napoletani ma sarà, secondo indiscrezioni, puntata in particolare sui lavoratori non direttamente impegnati nelle produzioni Panda, che attualmente sono circa 2000. Lavoratori che dunque con ogni probabilità non saranno impiegati nella realizzazione del nuovo modello premium, vettura che sostituirà la Panda, la cui nuova versione sarà prodotta in Polonia. Intanto questa notizia è sicuramente una doccia fredda dal punto di vista politico soprattutto per i sindacati firmatari dell’accordo Panda e del conseguente contratto specifico aziendale, che proprio da Pomigliano prese le mosse attraverso lo storico quanto drammatico referendum del 22 giugno 2010 con cui l’ad Marchionne chiese agli operai di Pomigliano il si alla fuoriuscita dalla contrattazione nazionale e alla creazione di un contratto specifico aziendale in grado di far applicare maggiore flessibilità organizzativa e salariale e di far regolamentare lo strumento dello sciopero in chiave più restrittiva rispetto a quanto consentito dal contratto nazionale dei metalmeccanici. A ogni modo il 62 % dei lavoratori di Pomigliano approvò la richiesta aziendale. Ma la Fiom non firmò il nuovo contratto e quindi i suoi iscritti e delegati furono estromessi dalla fabbrica di Pomigliano. Ci volle una sentenza della Corte Costituzionale per farli rientrare nello stabilimento e per restituire loro le funzioni sindacali. Nel frattempo la sola produzione Panda non ha potuto dare una risposta sufficiente ai livelli occupazionali per cui gli oltre 2mila esuberi dell’impianto di Pomigliano e di quello di Nola sono stati gestiti negli ultimi tre anni con i contratti di solidarietà, che hanno consentito salari più dignitosi rispetto a quelli della cassa integrazione applicata dal 2010 al 2014 e una sia pur sporadica rotazione al lavoro in fabbrica. Ora però torna lo spettro della cig a zero ore. Eppure erano stati proprio i sindacati dell’accordo Panda a sostenere che quest’anno i contratti di solidarietà sarebbero stati prorogati fino all’estate del 2019. Non è stato affatto così.  Si spera nel frattempo nell’arrivo a Pomigliano di due nuovi modelli di vetture da produrre, il solo antidoto agli esuberi. Intanto per domani, alle 10 e 30, i sindacati firmatari sono stati convocati nella sede romana di FCA. Oggetto: discutere il caso Pomigliano.

Il caso Orsino

Un caso giudiziario che, nonostante una condanna esemplare, lascia ancora molti interrogativi in sospeso sul caso specifico e sugli incendi vesuviani, e chissà che non abbia in futuro risvolti eclatanti.

A 10 mesi dal terribile incendio che devastò gran parte del patrimonio boschivo del Parco Nazionale del Vesuvio, c’è solo una persona che sta pagando per quel disastro che ha presumibilmente altri colpevoli. Leonardo Orsino sembra invece che debba pagare per tutti, gli è stato affibbiato il ruolo di colpevole per eccellenza, la prova provata del fantomatico attacco criminale, il paravento per altre e forse ben più gravi responsabilità che vengono sottaciute perché equamente distribuite tra chi doveva prevedere ed intervenire al tempo dovuto e non lo fece, lasciando che il PNV bruciasse irreparabilmente.

A seguire l’intervista a Giuseppe Rizzo e Anna Esposito, avvocato difensore e madre di Leonardo Orsino.

Le intercettazioni telefoniche parlano di una zia di Leonardo Orsino che conversa con un’altra parente e che sostiene di aver visto il nipote stranito ad osservare l’incendio e senza intervenire ma sta di fatto che né in quel contesto, né altrove nessuno ha mai visto Leonardo Orsino appiccare incendi.

«Ma le dirò di più, è lui,  quando si è scatenato l’incendio, è il nipote che l’ha chiamata per avvertirla del fuoco e per questo era lì quando è arrivata, era là e non doveva certo buttarsi tra le fiamme in gesto di estremo sacrificio.»

Poi c’è il fatto dell’accendino, se ricordo bene, la signora in questione affermava di aver visto su un muretto l’accendino, senza specificarne però la proprietà e senza averlo mai visto in mano al ragazzo

«È così, mai visto nelle mani del ragazzo e badi bene che là c’hanno anche un forno per le pizze e il padre l’ha sempre detta questa cosa qua.»

Stando quindi alle intercettazioni telefoniche ci sarebbe in vero ben poco da dire, secondo me, ma invece la cosa che mi lascia più perplesso è quella legata alle intercettazioni ambientali fatte in caserma dove erano stati convocati, Leonardo Orsino, il padre, la madre e le zie.

«Le zie sono state chiamate un’oretta prima della famiglia Orsino e sono state messe in attesa, durante questa attesa un carabiniere, nel rispondere al perché di quella convocazione, parla loro dell’incendio e di un video che riprenderebbe il nipote Leonardo e il figlio di una delle due al quale veniva dato un ruolo secondario scaricando tutte le responsabilità su Leonardo, incastrato, a su dire, dal video, partendo dal fatto, presunto reale, che fossero stati loro.»

Ma nelle trascrizioni, pur senza alcuna esplicita ammissione da parte dell’Orsino, si evince il tentativo di scagionare Leonardo Orsino creando una sorta di alibi, non è così?

«Un’ora dopo arrivano loro e a richiesta viene risposto che esiste un video che inchioda Leonardo che con un accendino in mano da fuoco al Vesuvio. A questo i genitori chiedono spiegazione al ragazzo chiedendo se fosse stato lui a compiere il reato ma questi nega nella maniera più assoluta e incomincia a temere per un arresto. Io penso che qualsiasi persona, sotto pressione, con il padre e la madre che gli dicono: – qui ci sono i video che ti accusano – Cosa fa questa persona? Confessa! Invece no! E teme seriamente di andarci lui per sotto.»

Ma questi video esistono realmente?

«Assolutamente no!»

Corre voce però che qualcuno abbia messo sull’avviso i carabinieri, che ci sia stato chi ha indicato Leonardo Orsino come probabile piromane o incendiario.

«Guardi, in quei giorni c’era una sorta di caccia alle streghe, c’era la caccia all’untore!»

Be’ certo se a tre giorni dallo scoppio dell’incendio c’era già chi gridava all’attacco criminale, il clima non poteva che essere incandescente, e non solo per le fiamme. Ma la domanda che più mi preme fare è la seguente: Ma è mai possibile che, in uno stato di diritto, una persona venga condannata a 4 anni e 6 mesi per un’intercettazione telefonica di qualcuno che suppone che questi abbia fatto qualcosa?

«È la giustizia italiana, poi aspettiamo le motivazioni del giudice, al momento abbiamo solo il dispositivo, ovvero la condanna per incendio boschivo.»

È stato chiesto il rito abbreviato; è vero, come in genere si dice, che è una sorta di ammissione di colpa?

«Assolutamente no! È solo un rito dove tu valuti se andare a giudizio oppure no. Il giudice valuta gli atti di indagine e non c’è nessuna ammissione di colpa anzi, quando gli è stato chiesto più volte di confessare, Leonardo si è sempre dichiarato innocente.»

Ma ci sarà un appello?

«Certo, aspettiamo le motivazioni e ci sarà l’appello. È una scelta puramente strategica quella di scegliere un rito rispetto ad un altro ma, fare un rito abbreviato, non è un’ammissione di colpa.»

Ma che lei sappia, a dieci mesi dagli incendi, ci sono altre indagini in corso?

«L’indagine rispetto a Leonardo è conclusa, so che ci sono altre indagini in corso, spero che queste altre indagini portino a capire ulteriormente che Leonardo è soltanto un capro espiatorio e basta. Questo è un classico processo indiziario, né più, né meno!»

Chi ha svolto le indagini?

«I carabinieri di Torre del Greco e vari pubblici ministeri della Procura di Torre Annunziata ma badi bene che sul posto non hanno fatto neanche una perizia!»

Come dice lei ci troviamo davanti a un qualcosa di molto grave ma vi siete rivolti anche ad altri media per mettere in risalto la situazione?

«Ma vaglielo a spiegare all’opinione pubblica che il parco del Vesuvio ha dei problemi seri, che gli alberi là sopra sono malati, sono secchi e possono prendere facilmente fuoco, vai a vedere il sottobosco facilmente infiammabile!»

Ma secondo lei, il fatto stesso che il ragazzo, oltre ad avere questi indizi contro, avesse anche dei precedenti, non ha influito sulla sua condanna?

«C’è una pena sospesa risalente a qualche anno fa, una ragazzata, nulla di più e non tutte le fandonie che gli hanno attribuito come ad esempio il possesso d’armi e cose del genere, Leonardo ha una compagna un figlio piccolo. Ma Leonardo è stato condannato ancor prima che il processo iniziasse.»

E lei signora, cosa vuole dire a supporto dell’innocenza di sui figlio?

«Posso solo dire che mio figlio è innocente e posso solo dire che si facesse chiarezza e si andasse a cercare chi, e per cosa, quel maledetto luglio, ha appiccato l’incendio.»

Ma è vero che lei si trovava nella casa a riposare quando è scoppiato l’incendio?

«Assolutamente no! Quando è arrivata mia cognata noi già stavamo intervenendo e mio figlio stava vicino a me che ero sveglia e tanto meno mio figlio avrebbe voluto farmi morire bruciata in casa. Poi, l’incendio di quella notte è stato talmente ristretto che neanche ha toccato la vegetazione vicino casa.»

Allora non si è trattato dell’ettaro di pineta di cui si era parlato sui giornali all’epoca dei fatti?

«Assolutamente no! Non è l’ettaro dietro casa mia!»

Qual è la zona?

«In via sopra i Camaldoli.» (avv)

È lì dove abitate?

«Sì e l’accusa attribuisce all’Orsino di aver appiccato l’incendio nel proprio giardino!» (avv)

E la questione del consigliere di Torre del Greco che sostiene di aver visto Leonardo con fare sospetto durante gli incendi?

«Era un assessore che girava con una pattuglia dei carabinieri e che aveva incontrato Leonardo il quale li aveva informati di aver visto una persona che si aggirava su un Liberty con delle taniche, individuo visto da più persone, anche dai nostri vicini e invece loro hanno sostenuto che lui li aveva informati in tal modo per depistare le indagini. Non capisco le dichiarazioni di questo assessore alla PS che aveva visto semplicemente Leonardo recarsi a casa.»

Galleria fotografica dei luoghi dell’incendio

L’Agguato, il primo ospite di questa settimana: Andrea Nocerino, candidato sindaco per Ottaviano

L’appuntamento con le dirette streaming del Mediano vede ospite questa sera – martedì 5 giugno – il candidato sindaco Andrea Nocerino. Start alle 19:00, sarà possibile seguire l’intervista sulla pagina facebook del nostro magazine. Per Nocerino, che si contende la carica di sindaco di Ottaviano con altri tre competitor (l’attuale primo cittadino Luca Capasso che sarà nostro ospite domani sera, Francesca Ambrosio e Umberto Saetta) è la seconda esperienza: nel 2013 era infatti tra gli sfidanti di Capasso che però – con oltre il 58 per cento dei voti – la spuntò al primo turno. Ora ci riprova per il mandato 2019 – 2023 dopo cinque anni da consigliere comunale di minoranza. Quarantasei anni, farmacista, sposato, tre figli: Ernesto, Giuseppe, Gisella. Andrea Nocerino, figlio di un ufficiale medico della Marina Militare, è cresciuto ad Ottaviano dove ha frequentato le scuole elementari (Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice), le medie (D’Aosta) e infine il liceo classico Armando Diaz. La sua aspirazione era una laurea in medicina, ma la necessità di contribuire alla gestione della farmacia di famiglia – a Piazzolla di Nola – lo ha spinto verso quella che poi è divenuta la sua professione. Da sempre impegnato nell’associazionismo sociale e culturale, decide di entrare nell’agone politico nel 2013 da candidato sindaco. Da consigliere comunale di opposizione ha presieduto anche la Commissione di Controllo e Garanzia e ora si ripropone alla carica di primo cittadino sostenuto da sei liste: Idea Comune, Progressisti per Ottaviano, Ottaviano Democratica, Con Nocerino per Ottaviano, Famiglia Tradizione Solidarietà per la Rinascita di Ottaviano, Liberta Democrazia Progresso). Una coalizione, la sua, che ha deciso di mettere da parte le ideologie, unendo sotto la bandiera di liste civiche uomini e donne di estrazione politica diversa. «Andrebbe piuttosto sottolineato – precisa – che nelle nostre liste ci sono tantissimi giovani competenti e appassionati, ma anche tante donne, tutti abbiamo un unico obiettivo: cambiare marcia, cambiare Ottaviano, ridare dignità alla nostra città». Un tour de force quello che Nocerino sta affrontando nella sua campagna elettorale per la quale ha scelto l’hashtag #cambiaresipuò, quartiere per quartiere, rione per rione, uscio per uscio e in molte aree della città con comizi in cui ritaglia per sé le conclusioni, lasciando la scena agli alleati: dall’ex sindaco Michele Saviano, al già consigliere Francesco Ciniglio, all’attuale consigliere Felice Picariello, tra gli altri. Nel suo programma elettorale ci sono, tra le priorità per Ottaviano, l’istituzione di un assessorato al lavoro, il supporto al commercio, una no tax area per nuove attività nel centro storico, come una Zona Franca per i commercianti di Ottaviano e San Gennarello, un call center comunale, l’istituzione dei comitati di quartiere, un nuovo centro sociale per anziani in via Zabatta, uno sportello Donna & Famiglia, asili nido comunali, l’istituzione di un archivio storico comunale, la candidatura di Ottaviano a capitale italiana della cultura, il vigile di quartiere, la Festa della Legalità.  

Domicella, catturato trafficante di droga latitante da 5 anni

Amante del pugilato, era tra i cento latitanti più pericolosi. Per conto del clan camorristico dei Polverino importava hashish dalla Spagna e dal Marocco, contrattava i prezzi e gestiva l’ingresso in Italia delle partite di droga: si nascondeva in una villetta di Domicella, in provincia di Avellino, Guglielmo Cirillo, 28 anni, originario di Marano di Napoli e ritenuto affiliato alla famiglia malavitosa dei “Polverino”. Cirillo – inserito tra i cento latitanti più pericolosi d’Italia – si teneva in forma con il pugilato: durante la perquisizione nel suo nascondiglio i militari hanno scoperto un angolo boxe, con sacco e guantoni. A scovarlo, esattamente dopo 5 anni di latitanza – il primo mandato d’arresto risale proprio al 4 giugno del 2013 – sono stati i carabinieri che lo hanno sorpreso nell’abitazione mentre stava pranzando con un piatto di riso e fagioli. Cirillo è stato condannato in contumacia a 11 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso e traffico di stupefacenti.

L’albicocca del Vesuvio, protagonista della Quinta edizione del Mercato della Terra

Le primissime varietà di Albicocca del Vesuvio: Preveta Bella, Volpe e Vollese, tutte primizie del Presidio Slow Food Vesuvio “la Crisommola”, sono state le protagoniste della quinta edizione del Mercato della Terra Vesuvio che si è svolta stamattina in piazza Vargas. Realizzato dalla Condotta Slow Food Vesuvio, che si è convenzionata con il comune, il Mercato della Terra, anche in questa edizione, tra i tanti banchetti delle decine di piccoli agricoltori e artigiani del gusto, fedeli ai principi del Buono, Pulito e Giusto, arrivati un po’ da tutta la Campania con i loro prodotti, ha richiamato centinaia di visitatori provenienti pure da fuori Boscoreale. Gli agricoltori del circuito Slow Food Vesuvio sui loro colorati banchetti hanno esposto i prodotti storici e tipici del territorio dal quale provengono, e proposto in vendita un’ampia varietà di eccellenza coltivati con i criteri di agricoltura biologica e sostenibile, nel rispetto dell’ambiente e seguendo la stagionalità. Molto apprezzato anche il laboratorio del gusto presentato da Slow Food Vesuvio, condotto da Yuri Buono del wine bar Vincanto di Pompei, che ha propsto l’antica pagnottella pompeiana di farro e orzo con mozzarella e papaccelle napoletane grigliate, e Conciato romano accompagnato dalla confettura di Albicocca del Vesuvio. Ai visitatori del Mercato della Terra è stata proposta anche la visita del Roseto di Villa Silvana che per l’occasione ha effettuato un’apertura straordinaria. Nell’ambito del progetto I-Park Presidio e Cittadinanza, promosso sempre dalla Condotta Slow Food Vesuvio, si è svolta anche la manifestazione conclusiva dei laboratori didattici realizzati con gli Istituti scolastici di Boscoreale. L’appuntamento odierno è coinciso anche con la celebrazione del 72° Anniversario della proclamazione della Repubblica ed è stato inserito nell’ambito del progetto “Vesevus de gustibus – le arti, i sapori e le tradizioni”, l’iniziativa itinerante promossa dalla Città Metropolitana di Napoli che farà tappa in undici comuni del Parco Nazionale del Vesuvio.

Conferenza Stampa “Una notte al Borgo: itinerari di gusto e tradizione”

Si è svolta giovedì 31 maggio, presso la Sala Consiliare del Comune di Sant’Anastasia, la conferenza stampa dell’evento “Una Notte al Borgo: itinerari di Gusto e Tradizione”, manifestazione organizzata dall’Associazione Socio Culturale “Love For Sant’Anastasia” e patrocinata dal Comune di Sant’Anastasia che prenderà il via per la I edizione nei giorni 9 e 10 giugno. In questi due appuntamenti si potranno gustare prodotti tipici locali ed ascoltare buona musica, il tutto nella suggestiva e storica cornice del Borgo Sant’Antonio di Sant’Anastasia scelta dall’Associazione “Love For Sant’Anastasia” per dare particolare risalto all’evento con una location ricca di storia e tradizione. “Una notte al Borgo è stata ideata per dare l’opportunità di proporre prodotti tipici locali in una cornice suggestiva come il Borgo Sant’Antonio con stand degustativi e ascoltando musica popolare” spiega il Presidente dell’Associazione Love For Sant’Anstasia Mimmo De Simone che aggiunge: “In questa prima edizione della manifestazione abbiamo lavorato tanto io e i miei collaboratori per portare a termine un progetto culturale per Sant’Anastasia e comuni circostanti, in primo luogo per ridare valore ai nostri prodotti ed al lavoro di bravi artigiani, che dagli stand potranno esporre le loro opere in una due giorni arricchita anche da tanta buona musica popolare. Per questo segnaliamo la partecipazione dei Bottari di Macerata Campania e di Angelo Iannelli con la Paranza e l’Associazione Vesuvius che allieteranno con la loro musica le due serate ai cittadini che parteciperanno alla manifestazione”. Presenti in Aula Consiliare anche gli organizzatori dell’evento Vincenzo Addati, e tutto lo staff capitanato dal vice presidente dell’Associazione “Love For Sant’Anastasia” Susy Rea. Moderata dal giornalista Vincenzo Rea, hanno preso parte alla conferenza anche Vincenzo d’Alessandro de I Curti, storica realtà anastasiana e Vincenzo Manfellotto. Durante la conferenza stampa grande è stata la soddisfazione espressa dal Sindaco Lello Abete che ha così commentato l’iniziativa fortemente voluta dalla sua Giunta e in particolar modo dall’assessorato alla Cultura di Carmen Aprea: “Siamo felici quando sul nostro territorio si realizzano manifestazioni di questo tipo con l’apporto delle associazioni che noi appoggiamo sempre quando si tratta di cultura e interesse per i cittadini. In questo periodo abbiamo proposto come amministrazione tante iniziative culturali che hanno registrato un grande successo di pubblico e di organizzazione. Siamo certi che anche ‘Una Notte al Borgo’ ci regalerà tanta soddisfazione perché quando si mettono in campo energie positive e volontà di realizzazione i risultati alla fine sono sempre egregi. Quando poi si propone di esportare cultura l’esito non può che essere soddisfacente.

Mariglianella: La Processione del Corpus Domini promossa dalla Comunità Parrocchiale guidata dal Parroco Don Ginetto De Simone

La partecipazione del Sindaco Felice Di Maiolo e dell’Amministrazione Comunale. Anche quest’anno a Mariglianella, domenica 3 giugno, è stata svolta la Precessione del Corpus Domini promossa dalla Comunità Parrocchiale guidata dal Parroco, Don Ginetto De Simone, che alla fine della Celebrazione Eucaristica “Ss. Corpo e Sangue di Cristo” ha ricordato ai fedeli che si apprestavano a mettersi in processione che «Gesù ha camminato per le strade della Palestina, si è fatto compagno di quegli uomini mentre oggi si fa compagno sulle nostre strade. Riprendiamo le nostre vite, quelle che il Signore ci ha dato, senza più mediocrità per essere, come gli Apostoli, “Spettacolo al mondo, agli angeli, agli uomini” cfr. Prima Lettura ai Corinzi, 4,9». La Processione del Corpus Domini è iniziata e si è conclusa presso l’Insignita Chiesa di San Giovanni Evangelista, con il Parroco Don Ginetto De Simone, sotto il baldacchino, a tenere alto l’ostensorio con racchiusa un’ostia consacrata per la pubblica adorazione di Gesù vivo e vero, presente nel Santissimo Sacramento. Alla processione hanno preso parte il Sindaco, Felice Di Maiolo, assessori e consiglieri comunali, rappresentanti di associazioni civili e religiose, le Suore Domenicane con la Responsabile Suor Ursula Roldan Tejada e i fedeli di Mariglianella. Il passaggio su Via Materdomini è qui documentato https://www.youtube.com/watch?v=wQw2PESQ7v0 . Dopo l’Adorazione presso la Chiesa Maria SS. della Sanità il corteo religioso è ritornato nel centro storico per raggiugere la Chiesa S. Giovanni Evangelista, sempre assistito lungo tutto il percorso dagli agenti di Polizia Municipale coordinati dal Comandante, Ten. Andrea Mandanici. A collaborare sul sereno andamento processionale vi erano gli operatori della Protezione Civile del Gruppo Comunale di Mariglianella, e quelli provenienti da Marigliano con le Associazioni “La Salamandra” “ e “Volontari Vigili del Fuoco”. Conclusivamente, il Parroco Don Ginetto ha ringraziato tutti i partecipanti, il Sindaco, Felice Di Maiolo, l’Amministrazione Comunale, la Polizia Municipale e la Protezione Civile e rivolto all’intera Comunità ha affermato: «Noi ci siamo fatti accompagnare da Gesù, non lo abbiamo “portato”. Più passa il tempo, più facciamo esperienza di vita, e più ci rendiamo conto che senza di Lui nulla è possibile: il nostro cuore è niente, la nostra vita è niente senza di Lui! Passando con Gesù per le nostre strade, per le nostre case, io ho pensato agli ammalati impossibilitati che hanno solo ascoltato, mentre il Signore li ha guardati con la Sua infinita Misericordia e certamente tende a tutti la Sua mano».

Che Banca! apre ad Ottaviano

Nella cittadina vesuviana una filiale del gruppo Mediobanca
Su iniziativa dei consulenti finanziari attivi sul territorio è operativa da qualche giorno la prima filiale vesuviana della banca digitale del gruppo Mediobanca. L’apertura di questo point è funzionale al progetto portato avanti dal 2008, data di nascita della banca, che vede la digitalizzazione dei servizi bancari affiancata alla consulenza personale erogata attraverso professionisti esperti.
Quello della banca digitale è un modello  che si dimostra sempre più vincente,  infatti gli uffici di Ottaviano sono dotati di un Atm evoluto ( il vecchio bancomat) che permette al cliente  in completa autonomia  o con l’affiancamento del consulente, di effettuare in totale privacy tutte le operazioni bancarie  “di sportello”; mentre  la relazione umana è riservata alla consulenza agli investimenti ed ai finanziamenti.
CheBanca! appartiene al gruppo Mediobanca, una delle istituzioni finanziarie più antiche e solide di Italia, dal 1946 al disposizioni  della clientela con servizi altamente specializzati ed innovativi nella consulenza finanziaria, nel credito al consumo e nella gestione del risparmio.
Da oltre 60 anni con Compass affianca le famiglie italiane nella realizzazione dei loro progetti.
Nel 2008 il gruppo Mediobanca lancia CheBanca! per offrire alla clientela prodotti bancari trasparenti ed innovativi a cui affianca nel 2016 una rete di consulenti finanziari.
Pubbliredazionale

Nel libro “Terra degli Ottavi” Gennaro Barbato racconta la sua passione per l’archeologia della Campania Felice.

Il libro “Terra degli Ottavi” di Gennaro Barbato è il racconto di un sogno che diventa prima passione, poi progetto culturale e, infine, vero e proprio percorso esistenziale. Gennaro Barbato è un “combattente” che non si ferma: non a caso il libro si apre con un sorprendente annuncio: “ora non resta altro che trovare la Villa dove il 19 agosto del 14 d. C. morì l’imperatore Augusto. ..Quella Villa forse l’ho trovata!:”.   La passione per l’archeologia del Vesuviano e della pianura che si stende tra Nola e Sarno si alimenta in Gennaro Barbato con la profonda conoscenza del territorio e con l’idea, trasformatasi nel tempo in certezza sempre più solida, che nel 79 d. C., quando il Vesuvio si svegliò, tra Pompei e Nola non c’erano solo vigneti, frutteti e selve, e qua e là le ruvide strutture di qualche masseria, ma si sviluppava, lungo ampie strade percorse da carri carichi di merci, un vasto e articolato sistema urbano, del quale ha scritto, sul nostro giornale, Carmine Cimmino.  Questo mondo pieno di vita Gennaro Barbato lo “vede” ancora e lo “sente”, grazie alla fascinosa forza di un prodigio: “sognavo spesso i pretoriani a scorta dell’imperatore Augusto transitare a pochi metri dalla mia abitazione invernale e estiva: non vi nascondo di sentire ancora il rumore dell’esercito e della cavalleria, di entrare nell’acquedotto che trasportava l’acqua del Serino a Bacoli…”. Gennaro Barbato può giustamente vantarsi di essere stato il primo “a segnalare la presenza di qualche villa romana” e di aver scoperto “reperti importantissimi esposti in diversi Musei”. Ma il piacere del vanto presuppone un impegno costante, la partecipazione a polemiche, a campagne di sensibilizzazione, a battaglie di vario genere: non c’è gloria senza rischi e pericoli concreti. Barbato cita il caso di un suo amico “appassionato di archeologia, le cui iniziali sono P:D:R.”, che “si beccò una serie di pugni e calci perché quasi sicuramente un suo intervento aveva bloccato un lavoro”.  Se oggi si parla del “villaggio preistorico della Longola” “bisogna ringraziare la caparbietà di alcune persone nel seguire gli autocarri che trasportavano la terra prelevata durante i lavori per la realizzazione dei depuratori del fiume Sarno, terra nella quale sono stati trovati pezzi di legno e cocci del periodo del Bronzo antico, medio e finale”. E in una località prossima a Ottaviano il proprietario del fondo nel quale sono venuti alla luce i resti, assai importanti, di una villa romana “minacciava con il machete chiunque si avvicinasse, per paura di un esproprio.”. Nelle sue battaglie a tutela del patrimonio archeologico del territorio Barbato è stato ed è sostenuto dagli amici del Comitato Civico e dall’attenzione dei giornalisti che, come Francesco Gravetti, storicamente si interessano delle vicende del Vesuviano e della “Campania Felix”. Questa capacità di Gennaro Barbato di muovere l’attenzione dell’opinione pubblica e l’interesse delle associazioni culturali e degli organi di informazione, e di costringere le istituzioni a svegliarsi dal sonno è ampiamente documentata dal capitolo, intitolato “Quando tutto sembra finito”, in cui si descrive il tormentato percorso che ha portato all’inaugurazione del “Parco archeologico e naturalistico della Longola”. Che però è un Parco archeologico “senza reperti”. Nel libro è trascritta (pag. 35) un’ampia parte dell’articolo che un giornale vesuviano dedicò alla paradossale vicenda: “Un parco giochi” ha detto l’attivista (Gennaro Barbato) che negli anni si è distinto per le sue battaglie contro l’interramento dei reperti.” Di archeologico non c’è nulla”. Eppure sono stati spesi 2,5 milioni di euro, uno spreco.”. Ma lo spirito guerriero dell’ottavianese appassionato di archeologia si placa nel lungo racconto della vittoriosa battaglia combattuta a difesa delle ville di Terzigno: e correttamente Barbato divide i meriti del successo con le associazioni, con i politici locali e regionali sensibili alle questioni della cultura, con il giornalista Antonio Cangiano che racconta con magistrale acume la tormentata vita della civiltà archeologica campana. Gennaro Barbato è un combattente che non si ferma: non a caso il libro si apre con una promessa, anzi con qualcosa di più che una promessa: con un annuncio fragoroso: “ora non resta altro che trovare la Villa dove il19 agosto del 14 d. C. morì l’imperatore Augusto. ..Quella Villa forse l’ho trovata!:”. E’, come vedete, un libro da leggere: perché racconta, attraverso il passato, la storia del presente.              

Le elezioni a Ottaviano: ne parliamo con Michele Andonaia, capolista di “Sinistra unita”  per  Francesca Ambrosio

Non è un’intervista classica. Non so intervistare, e se anche sapessi farlo, non riuscirei a restare nei termini della tecnica professionale:conosco Michele da troppo tempo, e da sempre nel segno dell’amicizia e del rispetto. Michele Andonaia, docente, sindacalista, è capolista di “Sinistra unita” e dunque rappresenta la Sinistra nel sostegno alla candidatura a sindaco di Ottaviano di Francesca Ambrosio.   Più che un’intervista è un confronto: chiederò a Michele quali sono le sue riflessioni sulla situazione di Ottaviano, che a me, pessimista di lungo corso, appare un complicato garbuglio. Si può cambiare il corso del fiume? Michele Andonaia mi dice che si può: si può “introdurre una radicale discontinuità negli uomini, nelle pratiche e nei metodi di governo della cosa pubblica”, si può scuotere “ un paese rassegnato”, in cui “questi ultimi anni hanno prodotto diseguaglianze e immiserimento, hanno frantumato il senso della parola “futuro” e hanno riempito di paura e di solitudine il nostro presente”.  Dice Michele Andonaia che “bisogna smontare l’inganno “di chi ha la faccia tosta di raccontare, anche in questi giorni, “un paese che in questi anni avrebbe conosciuto solo sviluppo, crescita, ripartenze.”. La “fotografia” che “Sinistra unita” fa di Ottaviano è totalmente diversa: “Ottaviano ha visto crescere il numero dei disoccupati, di chi ha perso il lavoro, dei nostri giovani specializzati e laureati costretti a emigrare per non essere condannati a restare senza reddito. E’ un tentativo maldestro quello di mostrare un paese felice: lo sappiamo tutti, Ottaviano è un paese angosciato, piegato su se stesso, impaurito dall’incertezza che attraversa centinaia di famiglie, è un paese solo. Gli chiedo se la candidatura di Francesca Ambrosio e il programma dello schieramento possono rappresentare una risposta realistica a tutti questi problemi. “ Per noi di “Liberi e Uguali” – dice Michele Andonaia- l’identikit intorno al quale costruire un candidato di centro- sinistra si è ritagliato alla perfezione su Francesca. Cercavamo un candidato che avesse nel contempo esperienza e novità, determinazione e coraggio. La Ambrosio rappresenta tutto questo con un punto di forza notevole: il suo essere donna è uno stimolo in più, un valore aggiunto data alla coalizione. Non ci nascondiamo, è stato un percorso difficile. Abbiamo assistito ai vecchi giochi della politica. Parte del PD ha cercato fino all’ultimo secondo utile di dirottare la coalizione su altre rotte. Un plauso va ai compagni del PSI, al Movimento democratico vesuviano e, soprattutto, a quella parte del Partito Democratico che, non senza danni, ha deciso di mantenere la barra dritta e supportare sino alla fine la candidatura di Francesca Ambrosio. “ Il programma viene così sintetizzato: “Noi proponiamo di investire nell’economia verde, nuove idee di sviluppo per garantire nuove prospettive di lavoro per tutti, che creino occupazione buona e qualificata, con investimenti pubblici capaci di stimolare quelli privati per la messa in sicurezza del territorio, delle scuole, per la riqualificazione energetica degli immobili, per la cura del nostro paesaggio. Passa per questa via l’incremento delle nuove professioni verdi (i bio-architetti, gli esperti di riqualificazione energetica, di recupero dei centri storici, installatori, tecnici di progetto, manutentori, operai) e dei nuovi stili di vita (dagli orti urbani agli spazi a misura dei bambini). Così prevedere agevolazioni fiscali, come l’abbassamento delle imposte comunali, per chi insedia attività commerciali ed artigiane, può rappresentare un canale nuovo per la creazione di occupazione; così promuovere e sostenere le piccole imprese attraverso l’attivazione dello sportello unico per i servizi di assistenza alle stesse, come supporto tecnico e logistico per accedere a finanziamenti nazionali, regionali o europei, o come supporto nella partecipazione a bandi pubblici È necessario dare un futuro ad Ottaviano in termini di sviluppo economico e turistico. Bisogna puntare con forza sulla cultura e sulla scuola. Tutte cose che questo centro-destra non ha mai messo al centro dell’agenda politica..”. Michele Andonaia ha fatto sempre parte della Sinistra: con una  coerenza che, pur essendo rigorosa, non ha mai “velato” in lui la libertà dello spirito critico, la luminosa capacità di “leggere” i fatti, le persone e le cose nei termini del realismo: lui sa che solo chi parte dalla corretta interpretazione del mondo “come è” può progettare il mondo “come dovrebbe essere”, solo lo spietato realista può diventare un idealista credibile.  Non posso non chiedergli una sua riflessione sui contrasti tra le varie anime della Sinistra, che risultano uno degli aspetti più complicati di questa campagna elettorale. Premetto che trascriverò la sua risposta senza  commentarla, perché prima del 10 giugno esporrò, in un articolo specifico, quello che penso di questi contrasti.  Mi dice Michele Andonaia: “Che la sinistra sia da sempre brava a dividersi è, purtroppo, un fatto storico. Noi di “LeU” abbiamo fatto di tutto affinché la Sinistra si presentasse unita in una battaglia fatta di valori e testimonianze intorno ad una candidatura di riferimento del centro-sinistra. Siamo stati accusati di autoreferenzialità, quasi che parlassimo a nome personale. In verità, i simboli di partito sono da questa parte. Da altre parti si presentano liste civiche alleate con l’ultra destra. Chi è autoreferenziale? Chi sceglie di stare, col proprio simbolo, col proprio nome e con la propria storia o chi si avventura in acque internazionali senza bandiere?  Ma vogliamo, soprattutto, che su questa storia cali il silenzio. Confrontiamoci sui programmi e sulla politica. Il resto è solo gossip e inutile fumo negli occhi. L’avversario è altrove. È in un centro-destra che non ha saputo dare risposte alle reali esigenze di questo paese, abbarbicato in una isolata gestione del potere. E nel qualunquismo pericoloso dei Cinque Stelle. Ci vogliono scelte coraggiose e dirimenti.”. Non mi resta che augurargli una “felice battaglia”.