“Il Vesuvio da rischio a risorsa”: questo il titolo del progetto. Martedì i ragazzi della Scuola Secondaria hanno spiegato al pubblico i risultati della seconda parte del piano di lavoro, “Il Vesuvio come risorsa”. Il Vesuvio è risorsa non solo per i vini, per i frutti, per il turismo, ma anche per i modi di vedere la vita che fornisce ai Vesuviani. I risultati del lavoro di alunni e docenti del 2° I.C. smentiscono gli scettici che non credono nell’importanza dei “progetti” scolastici.
Nella manifestazione che si è tenuta martedì scorso nell’auditorium del plesso “Elsa Morante” alunni e docenti della Scuola Secondaria del 2° Istituto Comprensivo di Sant’Anastasia hanno sviluppato la seconda parte del progetto “Il Vesuvio da rischio a risorsa”, e dunque hanno illuminato il pubblico sulle ragioni che fanno del Vesuvio una risorsa. Hanno fornito un prezioso contributo al dibattito il sindaco di Sant’ Anastasia, Lello Abete, Antonella Marciano, funzionario della Direzione generale dell’Assessorato regionale per il Turismo, la prof.ssa Gelsomina Maiello, della Pro Loco di Sant’ Anastasia – con lei ci siamo impegnati a organizzare, insieme, una mostra sulle masserie storiche del territorio anastasiano – e il prof. Sebastiano Martelli, dell’Università di Salerno. Anche io ho detto qualcosa sull’influenza che le eruzioni hanno esercitato sui modi di pensare e di “sentire” dei Vesuviani, e ho ringraziato la prof.ssa Maddalena De Masi, Dirigente dell’Istituto, per l’importanza che lei e i docenti attribuiscono alla conoscenza della storia “vera” del territorio, vera della verità che si manifesta nella vita quotidiana, nelle vicende degli umili, nelle attività produttive.
I ragazzi sono stati brillanti protagonisti dell’evento, perché hanno dimostrato di aver partecipato al progetto non come se fosse un compito che si deve svolgere solo perché lo dice la Scuola, ma con una motivazione che riscaldava l’interesse con il fuoco dell’emozione. E i “colori” di questa emozione sono stati espressi ai presenti dai ragazzi che hanno recitato, con intensità e competenza, i passi dedicati al Vesuvio da poeti e prosatori, da Marziale, da Leopardi, da Curzio Malaparte. L’attenzione e la commozione del pubblico sono state sollecitate dalle immagini del video in cui i ragazzi intervistano gli anziani ospiti di una Casa di Riposo di Sant’ Anastasia e ne registrano il vivo ricordo dell’ultima eruzione, quella del 1944.Uno dei momenti più significativi è stato quello in cui gli alunni della scuola hanno interpretato “’O Vesuvio” del gruppo “E’ Zezi”. Accompagnati da Gianluca Mirra, da Clara Fuggi, da Gennaro Marrazzo e da Mariantonina Stillitano i giovanissimi cantori e suonatori hanno “recitato” con una sorprendente freschezza di toni soprattutto un passaggio della canzone: “sul’ ‘o ricordo ‘e te ce fa paura / chi campa ‘nsieme’ a te, te pare ‘niente / si jesce pazz’, è pazz’ overamente/ l’unica verità pe’ tutti quante/ sarria chell’e fui’/ ma po’ addò jamm’…” Dovremmo fuggire tutti, ma fuggire dove?
Era giusto che questo splendido saggio di canto e di musica concludesse la manifestazione. I ragazzi e i docenti hanno voluto comunicarci, in questo modo, che il Vesuvio può essere una risorsa non solo per i suoi vini, per i suoi frutti, per il suo fascino che attrae turisti e visitatori da sempre, e da ogni parte del mondo, ma perché “la Montagna” è la metafora “leopardiana” della Natura ambigua, della potenza del Caso, di una filosofia di vita che ci prepara ad affrontare ogni ostacolo, a rialzarci dopo le sconfitte e i disastri, a ricominciare daccapo, che ci convince che la Natura può strapparci i beni materiali, ma non il patrimonio delle idee e degli affetti.
E non a caso la locandina della manifestazione è illustrata con il ritratto di Goethe, viaggiatore del “Grand Tour”, fatto dal suo amico pittore J. H. Tischbein .Nella seconda metà del sec.XVIII Goethe gettò le basi per una nuova percezione del Vesuvio: nel maggio del1787 egli cercò di costringere Tischbein, che il neoclassicismo aveva abituato ad avere occhi solo per i valori e le forme dell’armonia e della serenità, a confrontarsi con le immagini del caos infernale prodotto dal vulcano, a salire verso il cratere. Il pittore si arrese quasi subito e tornò indietro. Ma le pagine di Goethe fondarono i nuovi generi della letteratura “vesuviana”, il pittoresco, l’orrido, il sublime, lo scenografico, e costruirono l’idea meravigliosa del Vesuvio come centro di un mondo allo stesso tempo fantastico e reale, in cui ogni abitante ha una sua specifica identità storica ed è contemporaneamente un modello e un interprete delle innumerevoli forme dell’ “humanitas”.
Agli scettici che vedono nella “progettite” una delle malattie della nostra Scuola, una micidiale infezione capace di illudere docenti e famiglie e di distrarre energie e risorse di ogni genere dall’obiettivo fondamentale della ricerca di “strade” e di metodi che portano al sapere autentico, a questi scettici i ragazzi e i docenti del 2° Istituto Comprensivo di Sant’ Anastasia hanno dimostrato che non bisogna mai generalizzare, che ci sono argomenti e modi di ricerca, interessi e sensibilità culturali che possono fare di un “progetto” un’ esperienza di vitale importanza per ragazzi, per genitori, per quegli insegnanti che vogliono provare la lucida emozione di capire e di “sentire”, di scoprire per via di ragione le radici di valori su cui è incardinata la nostra soggettività.





