Sant’Anastasia, Pone – Punzo, c’è apparentamento. E Pone: “Via la cappa di piombo da questo paese”


«Vi aspetto lunedì pomeriggio per festeggiare la mia elezione». Il candidato sindaco Carmine Pone ha chiuso  così la sua diretta social dove non ha solo vaticinato il risultato elettorale, o meglio la sua salda convinzione di vincere contro il competitor Carmine Esposito prima ancora che gli anastasiani gli diano ragione o torto, ma anche annunciato l’apparentamento, formalizzato nei termini ieri mattina, con la lista «Ripartiamo con Rosalba Punzo», l’unica che sosteneva la candidata sindaco del primo turno, Rosalba Punzo appunto. Una fusione che «regala» ben due consiglieri alla lista, Carmine Esposito (solo omonimo del candidato sindaco avversario) e Maria Concetta Romano. Quanto alla candidata sindaco che dalla sua ha raccolto ben 1505 voti, oltre quattrocento più della stessa lista, sembra plausibile che le si conferirà un ruolo importante. Vicesindaco? Assessore? Questo è da vedere e Pone non lo ha detto. Si è soffermato, invece, sui punti programmatici comuni: l’attuazione di progetti per il quartiere Starza, le politiche sociali, un centro polifunzionale che accolga definitivamente le associazioni di volontariato che si occupano di disabili e minori a rischio. «Chi guadagna apparentamenti lo fa perché è in salute, è un dato indubitabile» – dice Pone. Per poi aggiungere che le porte aperte a coloro che chiama «gli amici di Rosalba Punzo» mettono ora lui stesso, per il ballottaggio, in una condizione di vantaggio.  Quanto al Pd e alla coalizione che al primo turno aveva sostenuto Iervolino, candidato sindaco da 3771 voti, la questione è un po’ diversa. «Non c’erano le condizioni per un apparentamento, ma per una collaborazione di tipo politico sì, si vedrà nelle prossime settimane, nei prossimi mesi». Fatto sta però che l’altra sera, come anche Pone ha mostrato di sapere bene, la coalizione di Iervolino ha deciso per lasciare agli elettori piena libertà, basando la scelta tra Esposito e Pone sul mero discrimine dei punti programmatici. «Ho letto con amarezza un comunicato e, per carità, il Pd è libero di mettere sullo stesso piano me e il mio antagonista ma non riesco a darmi pace giacché non basta discriminare sui programmi, qui è in gioco il profilo politico, la storia personale, le qualità umane» – ammonisce Pone. Il Pd non ha però diramato alcun comunicato. A smentirlo è il segretario cittadino Antonio Pone: «Il candidato sindaco ne avrà avuto notizia prima ancora che mettessimo penna su carta, di fatto però la nostra posizione è esattamente questa: ci baseremo sui programmi e non daremo indicazioni di voto». Ed il comunicato (leggi qui) è poi giunto, ma in serata. Buona parte del suo intervento social, il candidato del ballottaggio Pone lo ha dedicato all’avversario, appellandolo come «uomo nero» e «sedicente medico», replicando al «sedicente avvocato» con il quale Esposito lo aveva definito in un post. Insomma, ci sono abbastanza indizi per supporre che nell’ultima settimana di campagna elettorale, i due contendenti rimasti metteranno da parte il fair play. Intanto però l’apparentamento con la lista della Punzo, apre sì le porte del consiglio comunale a due suoi candidati, ma ne fa perdere due a Pone in caso di vittoria: Felice Mollo e Antonio Anastasio sono i due candidati consiglieri che, se lunedì ci fossero i festeggiamenti annunciati dall’avvocato Pone non entrerebbero in assise. O forse sì, se i precedenti in lizza andassero a ricoprire altri ruoli ma, in quel caso, almeno le speranze di chi viene dopo (Antonio Ceriello per Popolari e Riformisti e Lina Catapano per Sant’Anastasia Orgogliosa e forte) sarebbero inappagate. Almeno per il momento. Sono gli apparentamenti, bellezza.

Sant’Anastasia, Enzo Iervolino «I candidati del ballottaggio sono entrambi continuità degli ultimi 13 anni, no ad accordi»

Dal candidato sindaco del primo turno Enzo Iervolino, riceviamo e pubblichiamo. Ringraziamo profondamente tutti i gli anastasiani che hanno creduto nel nostro programma e che ci hanno onorato con la loro fiducia. Abbiamo messo al centro la salute ed il benessere dei nostri concittadini, la trasparenza dell’attività amministrativa, la partecipazione attiva di tutti alla vita della nostra comunità, l’attenzione verso la scuola, le fasce più deboli, ed in generale la vivibilità del nostro paese. Abbiamo proposto temi forti mai realmente affrontati, abbiamo presentato le possibili soluzioni. Ora, di fronte al risultato delle urne, non intendiamo fare passi indietro. Rispettando non solo i tanti che ci hanno sostenuto ma anche tutti i cittadini che attendono risposte concrete ai problemi della nostra città, combatteremo dai banchi dell’opposizione per il cambiamento, e per avere un paese migliore. Proprio per questo motivo non possiamo, in coscienza, sostenere nessuna delle due compagini che si affronteranno al prossimo turno di ballottaggio, le quali rappresentano la piena continuità amministrativa con gli ultimi 13 anni che ci eravamo proposti di interrompere. Né tantomeno possiamo sostenere chi si propone di guidare la nostra comunità con progetti basati esclusivamente sulla propria persona, del tutto privi di riferimenti politici e valoriali chiari e strutturati. Non accetteremo né scambi, né sotterfugi né accordi con nessuno, ma presteremo attenzione e interesse verso chi saprà dare vita alle nostre idee. Alla nostra amata Sant’Anastasia assicuriamo il massimo impegno affinché possa scuotersi e riprendere in mano il proprio futuro.

Sant’Anastasia, la decisione del commissario Rodà: il Comune parte civile nel processo Concorsopoli

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Il viceprefetto Stefania Rodà
Dopo aver annullato i concorsi, il commissario prefettizio oggi alla guida di Palazzo Siano, ha adottato – con i poteri della giunta – la delibera n.120 (datata 17 settembre 2020) che sancisce la costituzione di parte civile nel giudizio penale dinanzi al tribunale di Nola. L’udienza di comparizione è fissata il prossimo 2 novembre. A rappresentare il Comune, oltre all’avvocato dell’ente, Antonietta Colantuoni, è stato nominato l’avvocato napoletano Francesco Ciaceri. Nella relazione istruttoria propedeutica alla deliberazione, si ricorda che il 3 agosto scorso veniva notificato dal gip il decreto di giudizio immediato nell’ambito del procedimento penale nei confronti dell’ex sindaco Lello Abete, dell’ex consigliere comunale Pasquale Iorio, dell’ex segretario generale Egizio Lombardi e dell’imprenditore Alessandro Montuori, titolare della ditta esecutrice delle prove preselettive, tutti coinvolti nell’alterazione dei concorsi per l’assunzione di personale al Comune di Sant’Anastasia. «Le risultanze penali a seguito delle indagini della Procura di Nola hanno portato alla luce determinate azioni illecite commesse durante lo svolgimento della procedura concorsuale, che hanno compromesso la trasparenza ed il buon andamento della pubblica amministrazione, causando l’applicazione di misure cautelari e reali emesse dal Gip del tribunale di Nola in data 28/11/2019 e 14/12/2019 nei confronti dei principali soggetti coinvolti – si legge ancora nella relazione – la vicenda di cui trattasi, oltre a determinare la crisi della maggioranza ed il consequenziale scioglimento dell’ente e la nomina del commissario straordinario, ha avuto una particolare eco sugli organi di stampa locali e nazionali, diffondendo una generalizzata riprovazione da parte dell’opinione pubblica, con grave nocumento all’immagine dell’Ente; i fatti contestati ai soggetti coinvolti nella vicenda che ha travolto i concorsi espletati presso il comune di Sant’Anastasia, involgono reati di natura gravissima, di cui agli artt.81, 110, 319, 319bis e 321 c.p., per il mercimonio dei posti messi a concorso, dietro pagamento di somme di danaro, per l’alterazione delle prove preselettive, scritte ed orali». La decisione tiene conto del «discredito caduto sul comune di Sant’Anastasia» e «per ristabilire la fiducia dei cittadini nell’istituzione comunale», si decide così di esercitare i diritti e le facoltà riconosciute alla «parte offesa», appunto mediante la costituzione di parte civile nel procedimento penale. Il commissario Rodà ha inoltre ritenuto opportuno affiancare all’avvocato Colantuoni un professionista qualificato nella materia penale, affidando l’incarico all’avvocato Francesco Ciaceri.  

Di Maio, patto con le aziende di Pomigliano: “Più export: ne abbiamo i mezzi”

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“Non siamo mai stati affiancati dalle istituzioni per cui da oggi spero che sia almeno avviato un dialogo”. I responsabili del Consorzio il Sole, che raggruppa 43 aziende nell’area industriale di Pomigliano, hanno spiegato in modo esplicito il motivo dell’incontro organizzato ieri pomeriggio con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, all’interno di una delle imprese che compongono questa realtà, sorta qui nel duemila. Oltre al ministro ieri hanno voluto dare il loro contributo per far comprendere alle aziende gli strumenti di sviluppo a loro disposizione, Mauro Alfonso, amministratore delegato della Simest, Carlo Ferro, presidente dell’Ice, l’Istituto per il commercio estero, Cristiana Portale, direttore relazioni istituzionali della Sace, e Donato Montanino, manager pomiglianese esperto di internazionalizzazione. Ne è scaturito un vero e proprio vademecum per le aziende finalizzato all’informazione sui contatti istituzionali in grado di indirizzarle verso un significativo miglioramento dell’esportazione dei loro prodotti. “L’export del Mezzogiorno – ha sostanzialmente detto Ferro – è pari al solo 10 % in Italia ed è fermo da un decennio. Ma noi disponiamo dell’organizzazione in grado di garantire un’inversione di tendenza”.“Una parte cospicua dei fondi del recovery fund dovrà essere indirizzata verso l’export, che è l’antidoto alla crisi della domanda interna – ha dichiarato Di Maio – nel frattempo ho riorganizzato il ministero degli Esteri mettendo a disposizione delle imprese che vogliono esportare sia l’Ice che strumenti per la concessione del credito del calibro di Simest e Sace. Certo – ha concluso il ministro degli Esteri rivolgendosi agli imprenditori locali – dobbiamo lavorare anche sulla tassazione e sulla burocrazia ma alcuni snellimenti già sono stati avviati. Intanto facciamo sistema tutti insieme: saremo sempre più al vostro fianco in modo concreto”.

VinGustandoItalia, la Toscana da assaporare e da bere.

  E come dicono i Toscani: Non ti mettere in cammino, se la bocca non sa di vino. Oggi vi porto alla scoperta di una regione a me cara, la Toscana. A me cara per i suoi piatti unici, tipici quali il pâté di fegatini di pollo, da spalmare rigorosamente su fettine di pane sciapo (o sciocco), la pappa al pomodoro, il caciucco livornese, il peposo, fino ai cantucci di Prato. A me cara per i suoi vini superbi quali il Chianti, il Brunello di Montalcino, il Nobile di Montepulciano, la Vernaccia di San Gimignano ed il Vin Santo. Per chi, come me, in estate non sceglie tra il mare e la montagna, ma tra le cozze pelose pugliesi e gli gnocchetti tirolesi, anche la collina andrà benissimo, specialmente se innaffiata da un buon Chianti. La Toscana è una delle regioni italiane più conosciuta nel mondo per la bellezza antica e ispiratrice di visioni idilliache. Immaginatevi la scena: dolci colline su cui si ergono casali solitari contornati da cipressi. Scoscesi promontori ventosi che si congiungono con l’azzurro del cielo. Oppure silenziose cittadine rinascimentali, che sembrano quasi aspettare il passaggio improvviso di Dante o di Leonardo. E noi persi con lo sguardo all’orizzonte mentre sorseggiamo un magnifico Brunello. Che bella immagine! Ma dopo questo viaggio poetico, ci è venuta fame… andiamo a vedere cosa bolle in pentola. La Cucina Toscana è una delle più antiche tra le cucine regionali italiane. Ancora oggi, molti dei piatti tipici mantengono la loro ricetta originale. Come quasi tutte le cucine tradizionali italiane anche quella toscana è caratterizzata da preparazioni semplici, con ingredienti di facile reperibilità e di origine contadina. Quando si parla della cucina toscana impossibile non citare insaccati e formaggi, come il pecorino toscano, la finocchiona o i salumi di Cinta Senese, realizzati con le carni del tipico maiale nero allevato sulle colline senesi. La carne, preparata in molti modi diversi, è tra le cose che chiunque vada in Toscana deve assaggiare. Una su tutte: la leggendaria bistecca alla fiorentina, realizzata con carni di razza Chianina, tipica appunto della Val di Chiana. Si chiama fiorentina per il particolare taglio e per la cottura, necessariamente al sangue. E poi i secondi di carne alla griglia, gli arrosti, la selvaggina, i piatti a base di pesce della cucina livornese (caciucco in primis), le verdure della campagna lucchese e di quella pisana; assai generosa la produzione di dolci: castagnaccio, brigidini, panforte, ricciarelli, cantucci di Prato… C’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma quali sono i piatti tipici toscani da assaggiare almeno una volta nella vita? Sicuramente lantipasto più famoso della regione è il crostino nero, dove i protagonisti sono i fegatini di pollo che, insieme ad acciughe e capperi, danno vita a un pâté liscio, cremoso e avvolgente. Da spalmare rigorosamente su fettine di pane toscano. Poi bisogna assaporare la pappa al pomodoro, divenuta famosa grazie al romanzo “Il giornalino di Gian Burrasca”, scritto nel 1912 da Vamba. Ingredienti semplici e genuini, per un piatto che mette d’accordo tutti, grandi e piccini: pane raffermo, pomodori succosi e maturi, olio extravergine di oliva toscano, basilico e aglio. Come non provare la ribollita, una zuppa a base di fagioli (borlotti, toscanelli o cannellini) e cavolo nero, oppure ll primo piatto per antonomasia: i pici, una pasta tipica del Senese. Sono degli spaghettoni a sezione quadrata realizzati con un semplicissimo impasto a base di farina di grano tenero acqua e sale. Ma come potrei dimenticare di citare il sapore unico del caciucco, la più celebre zuppa di pesce della tradizione italiana, originaria di Livorno. Piatto originariamente povero, realizzato dai pescatori per utilizzare il pesce di minore valore commerciale, prevede l’utilizzo di circa 67 specie ittiche differenti (in genere scorfani, gallinelle, gattucci, seppie, polpi e cicale), cucinate a fuoco moderato in un succulento sugo a base di pomodoro, vino rosso e brodo di pesce. Ma cosa ne dite di provare anche il peposo? Un umido di carne morbidissimo e piccantissimo (peposo), che si scioglie in bocca. Ma dovrei continuare ancora a parlare del Lampredotto, del Castagnaccio, dei Cantucci, ma ci vorrebbe troppo tempo. Tutte queste pietanze succulente sono facilmente abbinabili grazie alla produzione vinicola toscana che è così ampia da proporre abbinamenti con qualsiasi portata, carne, pesce o vegetariana, dall’antipasto al dolce. E come dicono i Toscani: Non ti mettere in cammino, se la bocca non sa di vino. (fonte foto:rete internet)

Furono i Genovesi a portare a Napoli la “cucina” del baccalà?

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Giuseppe Porcaro ricostruisce con grande precisione l’attività dei cuochi genovesi nelle taverne napoletane  durante la seconda metà del ‘600. Il ruolo  della “Taverna del Crispano” nel racconto di G.B. Del Tufo, che rivela aspetti inediti del mercato degli alimenti nella Napoli del sec.XVI.  “Le taverne dei Tedeschi”. La crisi del mercato del baccalà durante la peste del 1656.   A Napoli la cucina del baccalà lo portarono i cuochi genovesi, i soldati tedeschi e spagnoli di stanza nella città, e i Napoletani che andarono a combattere in Germania e in Olanda sotto le bandiere di Spagna. Giuseppe Porcaro pubblicò nel 1970 un elenco quasi completo delle taverne napoletane della seconda metà del ‘500 e dei “ Mastri tavernari” e dei loro aiutanti. La maggior parte dei Mastri venivano dalla Costa di Amalfi. Erano genovesi i Mastri di una taverna di Rua Catalana, Antonio Branca e Lorenzo Bordone, e il lavorante Giovanni Battista de Nicola; Silvestro Rinaldo, lavorante della Taverna del sig. Annibale Macedonio; Francesco De Gasparro, detto il Moro, lavorante della Taverna di Sant’ Agnello; Gian Berardino de Ragosa, lavorante della Taverna dei Greci, nella omonima strada; Simone Balestra, lavorante nella Taverna in via S. Giacomo degli Italiani; i tre lavoranti della Taverna del Molo, “accosto alla Guardia”. I cuochi genovesi erano chiamati a Napoli dalla ricca colonia dei loro concittadini, che occupavano un paio di importanti quartieri e controllavano traffici, mercati, banche e, quasi totalmente, la lavorazione del velluto. Giuseppe Porcaro non ha dubbi: furono questi mastri e lavoranti a diffondere a Napoli “quel particolare modo di cucinare la carne, che ancora presso di noi è detto alla genovese, mentre è perfettamente sconosciuto a Genova.”. I Genovesi, soprattutto Mastri e lavoranti delle taverne del molo, influirono anche sulla diffusione del consumo dei “baccalari” e sui modi di cucinarlo. Notevole fu il contributo dato alla nuova cucina dai cuochi di Minori e di Atrani: le due città della costa fornirono tecnici e equipaggi alle flotte spagnole che pattugliavano le rotte strategiche dei mari settentrionali. Le Fiandre erano una terra così nota e così vicina  da consentire al Del Tufo di scrivere che nella Taverna del Crispano si trovavano “ cocozze lunghe e tonde, e molignane / più che in Fiandra non son arme e campane.”.G. B. Del Tufo, che combatté a Lepanto, ci conferma che in questa celebre taverna si cucinavano anche pesci salati,- aringhe, “sarache” e merluzzi-, che arrivavano a Napoli attraverso la Spagna, mentre il riso veniva da Salerno, i fichi da Pozzuoli, i cedri, le arance e le carrube da Castellammare, le triglie e il “presutto di porco” da Sorrento, le “sopressate” da Nocera e da Nola, i carciofi e l’origano da Procida e da Ischia, l’olio da Gaeta. Alla fine del ‘500 Aniello di Fabrizio, che gestiva in affitto la Taverna della Vicaria, “la taverna del carcere”, era autorizzato a vendere “tanto ai carcerati come a gente de fora di detto carcere”, cibi conservati, olio, formaggi, carne di maiale, sarde in barile, lardo, “pesce salato”, Nel settembre del 1599 il “tavernaro” si era aggiudicato per tre anni l’affitto della taverna sborsando quasi 5000 ducati: una somma cospicua, ma giustificata dal fatto che la taverna del carcere aveva il privilegio di non rispettare né assise, né calmieri:” in detta taverna et poteca si puote vendere liberamente a quello prezzo che all’affittatore meglio parerà.”. Era fatale che i gestori di molte taverne napoletane facessero ricorso contro questo privilegio che permetteva al “tavernaro” di Vicaria di “comprare animali et robbe più di quello che valeno, e poi vendere la carne et robbe predette ad assai maggior prezzo dell’assisa che si impone dai magnifici Eletti di questa fedelissima città.”. Insomma Aniello de Fabrizio venne accusato di essere un incettatore di prodotti alimentari e un manipolatore del mercato. Abbiamo raccontato la vicenda perché nelle terre vesuviane la storia del baccalà comprende anche lunghi e complicati capitoli intorno a battaglie sul monopolio e sui dazi. Una promozione notevole della cucina dei “baccalari” venne garantita dalle così dette “taverne dei Tedeschi”, di cui ci dà notizia un notamento della Regia Camera dell’8 ottobre 1552, che il Porcaro ha pubblicato per intero.  Secondo turni stabiliti dalle autorità spagnole alcune taverne davano da bere e da mangiare ai soldati tedeschi delle truppe imperiali stanziate a Napoli: il vino e probabilmente anche il pesce conservato venivano venduti “fuori di gabella”, e le guardie della Regia Camera controllavano che questo privilegio venisse concesso dai “tavernari” solo ai soldati tedeschi. La peste del 1656 non giovò alla fama del baccalà e dei pesci salati. Il 14 giugno il Banco della Pietà versò 26 ducati a Orazio Conte, rappresentante dei Deputati della Salute, come rimborso delle spese sostenute per “aver fatto buttare in mare tra Ischia e Capri molte quantità di balle di baccalà, barili di aringhe e botti di sarache per servizio del bene pubblico”.

Saviano, covid nella casa di riposo “San Giovanni”, il dottor Coppola: “Situazione sotto controllo”

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Riceviamo e pubblichiamo   E’ un’emergenza ben gestita quella relativa alla criticità Covid-19 emersa presso la Casa di riposo “San Giovanni” di Saviano (NA) e tempo un mese si avranno risultati tali da ricondurre il tutto alla normalità. E’ la previsione fatta dal dott. Antonio Coppola, nominato dall’ASL quale Commissario Straordinario della struttura, che il 18 settembre scorso fu allertato dall’unità operativa di prevenzione collettiva (uopc) quale referente aziendale per l’emergenza Covid-19 nelle Rsa e strutture socio sanitarie. Il dott.Coppola nella fase più critica della pandemia, va ricordato, si distinse per la competenza e la professionalità con cui spense vari focolai del nuovo virus nelle Rsa, tra cui quella di Madonna dell’Arco, con un lavoro assiduo e mirato anche a far acquisire agli operatori una migliore e specifica formazione, con cure appropriate a tal punto da mettere fine dopo breve tempo alla diffusione dei contagi ed a far ritenere tutti guariti. Nella Casa di riposo “San Giovanni”, tutto nasce da un ospite portato al pronto soccorso di Nola al quale venne praticato il 17 settembre scorso l’esame sierologico e poi il tampone, risultati positivi al Covid-19. Il giorno seguente sono scattati su disposizione del Commissario Straordinario i tamponi per tutti gli ospiti e operatori, i cui risultati hanno fatto rilevare la presenza di 17 ospiti e 7 operatori positivi. In accordo con la direzione sono stati isolati tutti gli ospiti positivi su un piano della struttura, predisponendo il trasferimento in ospedale ove necessario, ed è stata avviata la sanificazione dei locali tramite una ditta specializzata. Sono stati reperiti tramite la P.C. 6 operatori socio sanitari e la direzione della struttura ha arruolato altre unità di personale infermieristico, verificando che vi fosse disponibilità di un quantitativo più che sufficiente di Dpi. L’assistenza medica sarà quotidianamente assicurata dai medici di medicina generale del territorio già operanti nella casa di riposo, affiancati dai medici delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA). “Attualmente resta l’emergenza, non più quasi fuori controllo come nelle prime fasi, ma è un’emergenza gestita ed è gestita anche bene, infatti la maggioranza degli ospiti, anche i positivi, hanno una temperatura al di sotto dei 37,5 gradi con una saturazione di ossigeno nel sangue oltre il 94%. Le criticità maggiori sono state, inizialmente, quelle relative al personale perché 7 operatori della struttura, positivi al Covid-19, sono rimasti a casa in quarantena. Grazie alla direzione strategica dell’ASL Napoli 3 Sud è stata tempestivamente attivata la Protezione Civile regionale che ci ha messo a disposizione, nell’arco di 24 ore ben ben sei O.S.S., individuati tra quelli che risposero al bando risalente al lockdown. Ora sono loro – rivela il dott. Antonio Coppola – a garantire l’assistenza agli anziani che precedentemente mancava ed a seguire il nuovo approccio terapeutico, che è cambiato rispetto alla prima ondata di pandemia e punta molto su: eparina a basso peso molecolare per fluidificare quanto più possibile il sangue, antibiotico terapia e anti-febbrile. Tutti i nostri ospiti stanno facendo questa terapia e posso dire che già in 3 giorni i risultati si vedono. le prospettive future Spero che nel giro di una ventina di giorni mi auguro che riesca a negativizzare La maggior parte degli ospiti anziani che attualmente si trovano in questa condizione di positività e procedere alla sanificazione degli ambienti in riprendere la normale gestione nel giro di un mese deve attività Reda struttura che ha un numero di ospiti molto alto, circa 60 quindi è una struttura abbastanza grande e non semplice da gestire con quella tipologia di pazienti. È stata preziosissima per questa vicenda l’esperienza maturata nella RSA a Madonna dell’Arco di Sant’Anastasia, un’eperienza che ha lasciato il segno, importante nella vita umana, professionale e, per tanti, anche di Fede”. La Casa di riposo “San Giovanni” può guardare al futuro con maggiore speranza, fermo restando l’invito valido per tutti in questo periodo di rischio ed aumento dei contagi a mantenere il distanziamento, utilizzare la mascherina, curare l’igiene, evitare assembramenti. (fonte foto:rete internet)

Somma Vesuviana, cadute tra gli over 65: giornata di prevenzione

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L’associazione L’isola che c’è  aps, è  lieta di informarvi che in data 27 settembre dalle ore 11 alle ore 14 nella sala Santa Caterina adiacente alla chiesa San Giorgio in Somma Vesuviana (Na),si terrà una giornata di prevenzione sulle cadute tra gli over 65.
Gli obiettivi della giornata saranno: individuare i fattori di rischio caduta, strutturando un protocollo terapeutico per diminuire le possibili cause.
Il  team medico è composto da:
Dino Giordano osteopata DO MROI Eduardo Ammendola Fisioterapista e esperto in posturologia
Luigi Terracciano e Antonio Libraro fisioterapisti
Giuseppe Romano logopedista
Alfonso Giordano neurologo
Valerio Giordano cardiologo,
Vincenzo Secondulfo ortopedico
Concetta D’Onofrio fisiatra
Saranno adottate tutte le misure di prevenzione anti covid-19.

Boscoreale, Carabinieri arrestano 33enne: passeggiava di notte con una pistola pronta a sparare

I carabinieri della stazione di Boscoreale hanno arrestato per porto abusivo di arma clandestina e resistenza a pubblico ufficiale Nunzio Della Ragione, 33enne del posto già noto alle forze dell’ordine. L’uomo era a piedi e passeggiava con altri 2 uomini nell’isolato 11 del rione villa regina di via Settetermini. I militari dell’arma – durante uno dei servizi notturni disposti dal comando provinciale di napoli – lo hanno riconosciuto ed hanno deciso di fermarlo per verificare cosa facessero da quelle parti e a quell’ora. I 3 hanno tentato la fuga e ne è nato un inseguimento a piedi. Il 33enne è stato raggiunto e bloccato dai carabinieri dopo una breve colluttazione. Gli altri 2 sono riusciti a sfuggire. Perquisito, è stato trovato in possesso di una pistola calibro 9. L’arma – con la matricola punzonata – aveva il colpo in canna. Nel caricatore altri 8 proiettili. L’arrestato è stato condotto al carcere in attesa di giudizio. L’arma verrà sottoposta ad accertamenti tecnici per verificare il suo utilizzo in fatti di sangue. Sono in corso indagini per identificare i 2 uomini fuggiti alla cattura.

Filiera vitivinicola, i consorzi di tutela chiedono un incontro urgente al governatore De Luca

Riceviamo e pubblichiamo. Dal mondo del vino campano parte la richiesta indirizzata al riconfermato presidente della Giunta regionale, l’onorevole Vincenzo De Luca, per convocare in tempi brevi uno specifico incontro tecnico al fine di discutere sulle tematiche importanti e le emergenze che il settore vitivinicolo è chiamato ad affrontare. Una precisa richiesta che giunge a pochi giorni dalla vittoria elettorale di De Luca, a cui i presidenti dei cinque Consorzi di Tutela Vini attivi in Campania – Cesare Avenia (Consorzio di Tutela dei Vini Caserta), Stefano Di Marzo (Consorzio Tutela Vini d’Irpinia), Andrea Ferraioli (Consorzio Vita Salernum Vites), Ciro Giordano (Consorzio Tutela Vini Vesuvio) e Libero Rillo (Sannio Consorzio Tutela Vini) – rivolgono gli auguri di un buon lavoro. In particolare, i presidenti dei consorzi di tutela campani rimarcano l’urgenza di una riflessione approfondita e costruttiva, con l’intento di analizzare aspetti e processi cognitivi indispensabili alla progettazione di una programmazione efficace per il rilancio di un settore che risente particolarmente delle conseguenze economiche legate alla pandemia. Punto di partenza sono i quattordici punti già rimarcati nella missiva indirizzata ai vertici regionali nella scorsa primavera, contenente proposte per contrastare gli effetti dell’epidemia ‘Covid-19’. Una serie di interventi urgenti e indifferibili (a livello europeo, nazionale e regionale), allo scopo di consentire la tenuta del comparto e per continuare a operare e a effettuare investimenti. Argomenti che sono già stati oggetto di due conference call (il primo con il presidente della Commissione agricoltura, Maurizio Petracca; il secondo con l’onorevole Nicola Caputo, consulente per il presidente De Luca al settore Agricoltura). Attenzione da puntare anche sul Progetto ‘Made in Campania’, un ipotizzato piano straordinario di promozione “istituzionale” per rilanciare l’immagine e la reputazione del comparto agroalimentare campano e del turismo enogastronomico nei confronti dell’HoReCa e GdO campana per rilanciare i consumi regionali. Infine, la richiesta di intervento nell’ordinamento regionale campano, con l’emanazione di un regolamento applicativo delle nuove disposizioni statali in materia di disciplina dell’enoturismo, strumento che aprirebbe una nuova stagione con opportunità di crescita per tutta la filiera. Firmato Cesare Avenia, presidente Consorzio di Tutela dei vini D.O.C. Caserta Stefano Di Marzo, presidente Consorzio Tutela Vini d’Irpinia Andrea Ferraioli, presidente Consorzio Vita Salernum Vites Ciro Giordano, presidente Consorzio Tutela Vini Vesuvio Libero Rillo, presidente Sannio Consorzio Tutela Vini