Juventus – Napoli (Partita 3, quasi), quando la realtà supera l’immaginazione

La premessa. La storia che vi sto raccontando vede il suo prologo in Napoli – Genoa, che iniziava con qualche rischio di contagio perché già alcuni genoani sono risultati positivi al Sars-Cov-2. I risultati di altri tamponi porteranno poi il numero di positività a ben 22, nel Genoa si accende un focolaio di contagi, naturale aspettarsi qualche ripercussione sugli azzurri. E infatti dopo pochi giorni risultano positivi Zielinski e Elmas, più un membro dello staff. Non è detto che questo numero non possa aumentare nei prossimi giorni. Il giorno della partenza per Torino arrivano delle disposizioni locali, da parte di ASL e regione, il Napoli non può partire, resta a casa. Viene imposto a Zielinski e tutti coloro che erano stati a contatto con lui (quindi tutti gli altri azzurri) l’isolamento fiduciario obbligatorio. Con una PEC de Laurentiis comunica l’accaduto a Lega, FIGC, giudice sportivo e Juventus, chiedendo il rinvio della gara.

Il caos. Dal canto suo la Juve spinge per giocare, e lo stesso fa la Lega Serie A, nonostante sul regolamento varato proprio dalla Lega di Serie A si legga come le disposizioni valgano “fatti salvi eventuali provvedimenti delle Autorità Statali o locali, nonché della Federazione Italiana Giuoco Calcio”. E i social scoppiano, confermando i soliti pregiudizi antinapoletani. I social confermano la mancanza di buon senso da parte di coloro che non si sono resi conto dei momenti bui che vive il mondo da qualche mese a questa parte. Non aiuta l’atteggiamento “provocatorio” della Juventus che ha continuato, in attesa di una decisione della Lega, a “spingere” la propria posizione con Tweet ufficiali, mandando il messaggio di voler scendere in campo per guadagnarsi un 3-0 a tavolino. L’ASL scriverà: “Tutelare la salute dei napoletani spetta a noi, non dobbiamo chiedere permessi”. E non aiuta il fatto che il protocollo della Lega lasci dei punti bui, che mettono in crisi il proseguo dell’intero campionato. E’ evidente che il protocollo in essere risulti fallace. Lo era già prima di Napoli – Genoa, con il numero di positivi salito a 22, già il giorno dopo.

Ma non mi sorprendo. Ma come dico da giorni non mi sorprende questo stato d’incertezza, che è insita nella natura stessa della diffusione di un virus come il Sars-Cov-2. Dato il suo periodo di incubazione, si può presentare anche molti giorni dopo il contagio. E questo non può essere scongiurato perché i giocatori non trovati positivi dopo i primi tamponi, continueranno ad allenarsi assieme e potenzialmente a contagiarsi a catena, senza esserne chiaramente a conoscenza. E’ il noto pericolo degli asintomatici, mine vaganti che la maggior parte delle volte non rappresentano un rischio diretto, ma diffondono un contagio che rappresenta una spada di damocle per i più deboli e per gli anziani. Non mi sorprende che dopo solo 2 giornate ci siamo trovati a dover affrontare una problematica del genere, che nasce da un focolaio incontrollato a Genoa. Non mi sorprendono le strumentalizzazioni mediatiche. Non mi meraviglia il partitismo di giornali, giornalisti e tifosi di parte. Che povertà di buon senso e oggettività.

Nel caso in cui….. Cosa sarebbe successo se il Napoli, con possibili altri positivi, fosse andato a Torino e avesse contagiato giocatori della squadra avversaria? Avremmo incolpato i soliti napoletani, non solo colerosi storici, ma anche untori e rei di tentativo di strage? Cosa avreste detto di de Laurentiis, già contagiato, e tacciato di aver avuto una condotta non corretta proprio poche settimane fa? Giocare favorirebbe quella catena del contagio che nella vita di tutti i giorni cerchiamo di scongiurare con il distanziamento sociale, e eventuali isolamenti fiduciari. Sembra veramente che siano più importanti i propri interessi che quelli della collettività, e in queste ore l’idiozia del tifo e della fede calcistica ha esasperato il peggio che ci circonda.

Il mio cinico pensiero per il futuro. Mi sarebbe però piaciuto vedere la Juventus scendere in campo, e attendere in uno stadio vuoto i tempi necessari per la vittoria a tavolino, e vederla dalla TV, in rigoroso silenzio.

La realtà supera l’immaginazione. Avevo scritto quanto avete letto prima della decisione finale della Lega. Dopo la decisione devo constatare come il mio cinico pensiero per il futuro (condiviso da qualcuno anche sulla rete) si sia trasformato in realtà. La Lega (non quella lombarda, ma di parte come quella) decide che si giocherà e ci godremo una delle farse meglio orchestrate della storia del calcio Italiano. La Lega vale più delle decisioni dello stato, prevarica le decisioni di un organo preposto alle scelte in materia sanitaria. Addirittura, la Lega smentisce le parole del Ministro della Salute Speranza. Il Napoli perderà a tavolino perché rispetta le regole imposte dagli organi locali. Io mi sentirei umiliato nel vincere una partita in questa maniera, una partita che avrebbe visto il Napoli col pugnale dalla parte del manico, avendo vinto e convinto nelle prime due gare. Oggi si sono superati tutti i limiti. Sono circa le 20:00, ma sono sicuro che ne vedremo ancora delle belle.

Una notizia sottotono. Nel frattempo, in mezzo a questo marasma, passa in secondo piano l’unica cosa che da tifosi ci dovrebbe interessare: Bakayoko fa le visite mediche a Napoli, per accingersi a firmare per il Napoli. Forza Napoli!

Covid 19, Il traffico illegale dei rifiuti già esistente è diventato ancora più intenso

Mafie nel settore delle bonifiche, l’allarme è di Eugenia Pontassuglia Sostituto Procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.  “Il traffico illegale dei rifiuti già esistente è diventato ancora più intenso con il Covid, basti considerare il prevedibile interesse della criminalità organizzata verso quegli impianti di trattamento la cui capacità ricettiva è stata aumentata attraverso ordinanze regionali emesse nel settore della gestione dei servizi ambientali e dello smaltimento di quella particolare categoria di rifiuti speciali rappresentata dai dispositivi sanitari e di protezione individuale “infetti” utilizzati in ambienti a rischio”, ha detto la Pontassuglia, intervenendo al Forum Internazionale Polieco sull’economia dei rifiuti, a Napoli.
Preoccupante per il magistrato della Dna è anche l’utilizzo dei consorzi per l’infiltrazione nelle gare pubbliche.
“I consorzi sfuggono ai controlli, visto che il controllo sulle società consortili viene fatto solo per quelle che hanno una quota di partecipazione superiore al 5% e nella maggior parte dei casi ci si ritrova dinanzi a una miriade di società con quote di poco inferiori. Se costituisco un consorzio in Emilia – Romagna,  magari può sfuggire che un appalto nel settore dei rifiuti venga aggiudicato dal consorzio emiliano ma che poi le conseguenti attività vengano svolte dall’impresa campana inserita nel contesto criminale”.
Sulla stessa linea anche Silvia Bonardi, sostituto procuratore Dda di Milano.
 “La ‘ndrangheta non si è mai fermata, anzi durante l’emergenza Covid – 19, ha mostrato tutta la sua effervescenza”, ha sottolineato la Bonardi. “Da un punto di vista fisiologico la criminalità organizzata, anche terminato il lockdown, ha dimostrato una notevole capacità infiltrante nel settore del reperimento dei dispositivi di protezione individuale, evidentemente con canali del tutto clandestini, dalle mascherine agli igienizzanti.  Ha inoltre convertito le strutture societarie di comodo in fornitrici di servizi di sanificazione”, ha continuato la Bonardi.
“Società che erano già conosciute per il traffico illecito dei rifiuti, si sono riconvertite con interessi criminali anche nel settore delle pompe funebri”, ha detto Bonardi chiedendosi anche per quale motivo le ordinanze regionali hanno previsto l’autorizzazione allo stoccaggio di quantitativi superiori dei rifiuti. “Questa previsione normativa  – ha concluso- è intervenuta nel già traballante ed opaco mondo degli impianti di trattamento rifiuti con effetti deflagranti per chi si occupa di reprimere la gestione illecita dei rifiuti”.

“Spaghetti con le castagne”: quando le castagne erano il ”pane” dei poveri…

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Molti sono i documenti che attestano che fino agli anni ’50 del ‘900 le castagne del Somma diedero un contributo fondamentale all’alimentazione dei poveri del Vesuviano, soprattutto nei momenti di crisi. La complessa figura del “castagnaro”napoletano in un articolo di Emmanuele  Rocco.   Ingredienti: gr. 300 di spaghetti, 500 g di castagne, 1 scalogno, sale e pepe q.b., olio extravergine d’oliva, origano, noce moscata. Lavate le castagne dalla terra e mettetele a lessare in una pentola d’acqua fredda a cui avrete aggiunto una presa di sale grosso. Scolate le castagne e sbucciatele cercando di mantenerle intere. In una padella grande fate imbiondire lo scalogno in un po’ d’olio e saltateci velocemente le castagne, unite una presa di origano, spegnete e mantenete coperto. Cuocete gli spaghetti e toglieteli dal fuoco 2 minuti prima di fine cottura. Scolateli direttamente nella padella con le castagne dopo aver riacceso il fuoco  Mescolate bene per condire gli spaghetti, unite una grattata di noce moscata Servite subito gli spaghetti alle castagne con una spolverata di pepe (Dal sito DeAbyDay).   In autunno, di domenica, spesso i Medici principi di Ottajano e le famiglie dei “nobili” ad essi collegate allestivano, tra il Palazzo e Piazza San Michele, per il “popolo minuto”, banchi con pasticci di pasta,  minestre, “lardi” e  cesti colmi di castagne – le castagne, simbolo di felicità e di fecondità –e, ovviamente, boccali pieni di vino: le guardie del principe controllavano che non ci fossero né eccessi, né disordini, né furbi. Il “rito” si celebrò fino agli anni ’70 dell’Ottocento: ce ne danno esatta notizia le relazioni delle guardie comunali e, in alcuni casi, le lettere di ringraziamento inviate al principe dagli amministratori del Comune. Le castagne di Ottajano erano considerate ancora a metà del ‘900 tra le più gustose della Campania: in una pubblicazione del 1930 G. Buonaiuto accomunava in un solo entusiastico elogio gli ulivi, le castagne e i “marroni” ottajanesi, intendendo per castagne le selvatiche, e per “marroni” quelle prodotte dagli alberi affidati alla cura dei contadini. Per secoli  la produzione di mele e di castagne costituì una parte importante dell’economia di Ottajano. Durante la prima grave crisi economica dell’ Italia unita, tra il 1867 e il 1872, – la crisi della “tassa sul macinato” –, il sindaco Giuseppe Bifulco comunicò in via riservata al Sottoprefetto Righetti che anche a Ottajano la situazione era grave, soprattutto per l’ “incarimento” del prezzo del pane: ma gli Ottajanesi non si agitavano troppo, grazie agli abbondanti “ricolti” di olive, di castagne, di mele e di uva. La raccolta delle castagne influì sui comportamenti sociali: c’è chi ricorda ancora  le donne e i ragazzi che  di primo mattino salivano  alle selve  montane, per cercarvi il “pane dei poveri”, e ne scendevano a sera portando a fatica “mappate” con il prezioso frutto. Ricordiamo i banchi dei “castagnari”: un “castagnaro” che si accampava ad Ottaviano, in piazza San Lorenzo, gridava ai passanti i pregi delle sue castagne di Montella, le migliori insieme a quelle della “vostra Montagna”. Scrive Emmanuele Rocco in un articolo pubblicato nel 1866 che mentre “il pizzicagnolo fa il suo apparato a Pasqua, il castagnaro lo fa a Natale”.  E in una sua poesia Ferdinado Russo confermava che il “castagnaro” era “personaggio” fondamentale del presepe, e con lui “’o scartellato, ‘o turco e ‘o speziale”.  Rocco aggiunge che il pizzicagnolo e il “castagnaro” “ fanno grossi guadagni, e presto diventano padroni di case e di terre. Il che è certa prova che val meglio esercitare il loro commercio che coltivare le belle lettere e le arti belle, per quanto belle siano le une e le altre”.  Insomma, erano tempi in cui intellettuali e artisti se la vedevano nera. Il “banco” del “castagnaro” era “una specie di armadio dipinto a verde con orli lineari rossi”: vi erano ammassati molti panni di lana con cui si coprivano le castagne già cotte, perché conservassero il calore. L’armadio e il “fornello grosso su tre o quattro piedi, con un padellotto sforacchiato” il “castagnaro” di Rocco li collocava presso le cantine, “dove i bevitori si servono delle castagne bruciate per sostrato al vino. “Verole” e vino sono per i Napoletani come pane e cacio”.

Il ritratto di un gigante della musica italiana: Giorgio Verdelli racconta Paolo Conte

Dopo l’enorme successo riscosso al botteghino, Via con me, il docufilm di Giorgio Verdelli dedicato a Paolo Conte, ritorna eccezionalmente al Cinema in replica nazionale dal 15 al 18 ottobre. Raggiunto telefonicamente il regista Giorgio Verdelli ci spiega che “la riuscita di un buon documentario musicale sta nell’equilibrio di due cose: quello che tutti sanno e quello che nessuno sa”. Eccola in sintesi la sua semplice ed efficacissima ricetta che gli ha consentito di ricevere, oltre che la stima degli addetti ai lavori e/o dei diretti interessati, grandi consensi di pubblico e di critica per i suoi splendidi e originali lavori monografici dedicati a personaggi del calibro di Edoardo Bennato, Pino Daniele, Mia Martini, Vasco Rossi e Lucio Battisti. Con questo tributo a Paolo Conte, presentato alla settantasettesima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il regista napoletano viene consacrato di diritto a esperto abile e indiscusso del genere. Verdelli ha rilasciato una serie di dichiarazioni che rendono molto bene l’idea circa il suo stile e il contenuto di questa sua ultima opera: “Questi lavori monografici oltre ad arrivare al grande pubblico sono riusciti a rendere concreta una cosa alquanto rara e cioè mettere in connessione e con spirito di condivisione gli estimatori di personaggi apparentemente così distanti, creando il presupposto a ogni artista di “allargare” il proprio raggio di azione”. “Paolo Conte è una persona singolare, complessa, sembra burbero ma in realtà è uno che ha un sorriso dentro e anche una tenerezza e una voglia di comunicare che si esprime per sottintesi. Ecco, è una persona dalla tenerezza sottintesa”. “Conte ama il cinema e costruisce molte canzoni come fossero una sceneggiatura, ma soprattutto è uno che procede per sensazioni, immagini, panorami. Ecco, lui disegna dei panorami con la sua musica e con i suoi testi”. Questo e molto altro vengono fuori in questo emozionante lavoro che vi consigliamo di andare a vedere. Un docufilm con, tra le altre, le testimonianze di Roberto Benigni, Caterina Caselli, Francesco De Gregori, Giorgio Conte, Pupi Avati, Luisa Ranieri, Luca Zingaretti, Renzo Arbore, Paolo Jannacci, Vincenzo Mollica, Isabella Rossellini, Lorenzo Jovanotti e Peppe Servillo, prodotto da Sudovest Produzioni, Indigo Film in collaborazione con Rai Cinema e distribuito da Nexo Digital. Un lavoro pensato per il grande schermo che è balzato al primo posto al box office, scavalcando le produzioni d’oltreoceano, oltretutto con una promozione minima ma che ha goduto di un sano tam-tam, autentico e sincero, di un pubblico che non si lascia di certo attrarre da fatui luccichii ma va dritto all’essenziale, ammaliato dalla grande e suggestiva poesia di un vero gigante della musica italiana.

Sant’Anastasia, panico nel Santuario di Madonna dell’Arco, fermato un clochard

Il suo volto lo conoscono tutti i cittadini che frequentano la zona del Santuario, è il clochard di colore che staziona di fronte alla chiesa e dorme su una panchina, vagando nei pressi del caffè antistante. Rifiuta solitamente aiuti e cibo, accetta di tanto in tanto qualche indumento per coprirsi. Questa mattina l’uomo è entrato in Santuario mentre si celebrava la Messa delle 7, aveva in mano un coccio di bottiglia e ha iniziato ad urlare ed agitarsi. A fermarlo, a chiedergli cosa fosse accaduto e se avesse bisogno di qualcosa, un frequentatore del Santuario, un signore di San Giovanni a Teduccio che ogni mattina, prima di andare al lavoro è solito recarsi a Madonna dell’Arco. Ma l’uomo ha reagito male, tentando di sottrarsi e colpendo alla testa chi tentava di trattenerlo, ferendolo con il pezzo di vetro che poi ha lanciato in terra prima di scappare fuori. Le persone che erano in chiesa hanno chiamato un’ambulanza del 118 per medicare il ferito e, poco dopo, sono arrivati i carabinieri. Erano circa le 13 quando i militari, non riuscendo a persuadere il clochard a recarsi spontaneamente in caserma, hanno dovuto fermarlo. L’uomo si è ribellato, scalciando e mordendo una mano ad uno dei carabinieri in servizio. Ora è in stato di fermo ma è plausibile che nei suoi confronti – è una persona che avrebbe problemi relazionali e psichici – si proceda ad un trattamento sanitario.  

Somma Vesuviana, Casamale: il sottosegretario ai Beni Culturali replica all’onorevole Manzo

Arriva la risposta del governo Conte all’interrogazione (leggi qui) presentata qualche tempo fa dall’onorevole Teresa Manzo (M5S) circa il degrado del borgo antico di Somma Vesuviana. 

Di seguito la replica del Sottosegretario ai Beni Culturali. “Si riscontra l’atto di sindacato ispettivo indicato in oggetto, con il quale l’onorevole interrogante ha chiesto notizie riguardo alla cinta muraria aragonese di Somma Vesuviana. Sulla base degli elementi acquisiti dalla Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio di Napoli, si rappresenta quanto segue. La monumentale cinta muraria aragonese costituisce un unicum nel territorio campano. L’ubicazione dell’antica cittadina di Somma Vesuviana posta tra i 180 e 220 metri di quota sul livello del mare non presenta una orografia naturale atta ad erigere cortine difensive di notevole rilievo, ma dovette certamente essere dotata di una struttura muraria il cui dimensionamento, reale consistenza ed esatta ubicazione, oggi è difficile rilevare considerate le notizie e gli esigui documenti in merito. Certamente il percorso non doveva differire da quello attuale perché, allorquando nel 1947 ne fu ordinato il rifacimento da parte di Ferrante D’Aragona, non si parlò affatto di ampliamento, ma come riferisce Giovan Battista Pacichelli nella sua opera “Regno di Napoli” del 1703, le mura furono solo migliorate con moderno disegno per rispondere ai nuovi criteri di funzionalità bellica. Il tracciato aragonese che cinge il quartiere meridionale di Casamale è lungo circa 1300 metri e attualmente ancora visibile interamente in alcuni suoi tratti; presenta un’altezza media che si aggira intorno a 7-8 metri su alcuni tratti ed uno spessore che va da un metro a un metro e mezzo. La sua consistenza risulta complessivamente ancora buona perché formata da grossi blocchi di pietra vesuviana non squadrati e da elementi misti a residui di altre costruzioni. Negli angoli e su alcuni tratti delle cortine murarie si riscontra la presenza alternata di antiche torrette in esse inglobate e nelle parti più riparate della muratura, specialmente sui lati EST e OVEST, rivolti rispettivamente verso Nola e Napoli, sono presente delle fenditure e bocche circolari sagomate a strambo al loro interno, oggi tutte tamponate o chiuse. La parte superiore delle mura, composta originariamente da camminamento e merlature è andata del tutto perduta, ma come si può osservare, oltre alla funzione di difesa esse fungevano anche da murature di contenimento e, laddove l’edilizia è più fitta, costituivano le mura perimetrali di ambienti tuttora abitati, pertanto la proprietà delle mura è frazionata tra numerosi fondi e abitazioni private. Nelle mura della città si aprivano quattro porte: S. Pietro a NORD, Porta Castello a SUD e Porta tutti i Santi a EST. In origine, le mura ebbero almeno nella parte rivolta alla pianura, un profondo fossato ed EST e OVEST erano isolate rispettivamente dagli alvei di torrenti “Fosso dei Leoni” e “Cavone”. In data 16/07/2020 è stata effettuato un sopralluogo di verifica presso la cinta muraria dai funzionari di zona con particolare attenzione rivolta al tratto interessato dal dissesto indicato presso “Vico la Torre”. In presenza anche dei tecnici comunale, all’uopo chiamati ad intervenire, è emerso che la causa del dissesto è dovuta ad un lieve smottamento della muratura causata dalla pressione delle radici di un albero d’alto fusto che cresce in prossimità del muro e ha causato il crollo di alcune pietre. Il danno è stato tempestivamente eliminato dai proprietari a seguito di Ordinanza Comunale. Dalla ricognizione effettuata a vista, si evince che le mura aragonesi attualmente presenti non sono compromesse da spanciamenti o lesioni ne possono far temere il collasso, ma è da evidenziare che la cortina, nonostante tutte le vicissitudini subite nel tempo, quali eruzioni, terremoti, alluvioni e manomissioni avvenute negli ultimi tempi, dall’epoca della sua costruzione non è mai stata oggetto di un intervento programmato di ripristino e valorizzazione. Il Comune, riconoscendo nelle mura un patrimonio culturale pubblico della cittadina vesuviana, ha sempre attivato, per quanto di competenza, misure di tutela, ingiungendo ai proprietari di provvedere alla conservazione del bene. Negli ultimi anni si è registrata una maggior attenzione al Borgo di Casamale e alle sue mura da parte di Associazioni culturali, cittadini e storici locali, che hanno promosso manifestazioni  incontri con storici e archeologi onde istituire un riferimento organizzativo per la definizione di programmi di ampio respiro e di collegamento con le Amministrazioni al fine di convogliare l’attenzione sul bene per la sua valorizzazione. Si assicura, comunque, da parte degli uffici territoriali competenti, la massima disponibilità a collaborazioni istituzionali e ad “Accordi di Programma” con altri enti”.

Recovery Fund: è tutto oro quello che luccica?

Qualche chiarimento indispensabile su aspetti fondamentali del “Recovery Fund”, e gli avvertimenti di Carlo Cottarelli sulla necessità di programmare una pianificazione di lungo periodo e di evitare immissioni di liquidità sotto forma di “bonus”. Il rischio che l’Italia diventi, come la Grecia, una “dolina “ economica.   Si è ormai consolidata da tempo la posizione dell’Italia in merito al meccanismo stabilito in sede di Unione europea per il Recovery Fund, che prevede l’ attribuzione circa 209 miliardi di euro al Bel Paese. Questi ultimi risultano divisi, in estrema sintesi, in circa 82 mld a fondo perduto e la restante parte di prestiti. Più precisamente gli aiuti europei a fondo perduto del Recovery Fund arbitrariamente impiegabili saranno in tutto 65,5 miliardi, di cui 44,724 miliardi per il 2021-2022 e 20,732 miliardi da spendere dal 2023 . Questa è la cifra di trasferimenti che avrà a disposizione il governo italiano per finanziare il piano di ripresa che dovrà essere presentato a Bruxelles in una prima bozza a metà ottobre e in forma definitiva a gennaio (anche se formalmente c’è tempo fino ad aprile); la restante parte degli aiuti a fondo perduto è vincolata ad altri strumenti del RF, come il “React-Eu”, i fondi per lo sviluppo rurale e altri fondi legati all’energia “green”. Ad oggi, dunque, il governo dovrebbe adoperarsi per elaborare un corretto piano di spesa, che possa puntare in modo prioritario alla possibilità di avere una maggiore crescita economica, sia per migliorare complessivamente la situazione del Paese, sia per ripagare gradualmente il suo consistente e sempre più gravoso debito pubblico. Si sta davvero percorrendo questa strada ? Rispondiamo con le parole del celeberrimo economista Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano ed ex direttore del Dipartimento affari fiscali del Fondo monetario internazionale, oltre che commissario straordinario del Governo italiano per la Spending Review: “Stiamo assistendo alla violazione di uno dei principi che dovrebbero guidare una politica di bilancio congiunturalmente espansiva in un’economia gravata da un elevato debito pubblico”.Tutto ciò tramite uno strumento,”quello di prevedere interventi temporanei, interventi che non tocchino l’andamento di lungo periodo delle finanze pubbliche”. E questo, avverte l’ex commissario alla spesa, “soprattutto quando le fonti di finanziamento del maggiore deficit siano pure temporanee, come le risorse del Recovery Fund o gli acquisti di titoli di stato da parte della Bce”. Secondo Cottarelli infatti, va operata una pianificazione di lungo periodo e che non faccia riferimento ad immissioni di liquidità di breve periodo, nel caso specifico, sotto forma di “bonus”. Quest’ultimo, microeconomicamente inteso come tassa negativa, genera sempre perdita secca per la società e , al di la della teoria dell’equilibrio di mercato, rischia di far diventare l’Italia una dolina economica. Cos’è una dolina economica? Un qualcosa che risucchia costantemente risorse economiche senza creare nulla di valore in cambio. Celebre esempio è la Grecia, che ha fatto scoppiare la bolla del debito europea nel 2010. Da allora si sono susseguiti, in serie, i “ricalibra menti” nel progetto europeo, la Grecia è stata salvata a più riprese e nonostante l’ UE chiedesse riforme strutturali, niente è stato fatto a fronte dei salvataggi centrali e la Grecia ha continuato a sprecare risorse, così come il resto della combriccola dei paesi spendaccioni. Risultato? Nonostante tutti i piani di salvataggio di questo mondo partoriti da BCE e Consiglio Europeo, non c’è stata alcuna ripresa economica significativa. Le spese fatte senza una pianificazione mirata a cambiamenti strutturali possono essere definite spese di “denaro fasullo”. Il denaro fasullo produce ricchezza fasulla; non può produrre ricchezza reale. E mentre la BCE pompa sempre più danaro nell’economia finanziaria fasulla, l’economia reale annega in un oceano di debiti e segnali di prezzi falsi. Quindi, non solo i soldi fasulli della BCE non possono aiutare il 90% delle persone che dipendono dall’ economia reale, ma non possono fare a meno di danneggiarli. C’è bisogno di un ordine e magari anche di qualche condizionalità da parte dell’UE, per cercare, finalmente, di crescere economicamente nel medio-lungo periodo. Tutto ciò con calma, e senza bonus.

Sant’Anastasia, Ciro Pavone: “Facciamo vincere la comunità”

Da Ciro Pavone, portavoce del movimento “sìAmo Anastasiani”, eletto alla carica di consigliere comunale, riceviamo e pubblichiamo.  
Il portavoce del movimento “sìAMO ANASTASIANI – IL FUTURO CHE CI MERITIAMO” ed eletto alla carica di consigliere comunale (con 257 preferenze ndr), lancia un accorato appello alla Comunità: “Tra poche ore saremo chiamati a scegliere il nuovo sindaco della nostra città. Una decisione che mi auguro sia presa in coscienza e libertà. Ma soprattutto sia assunta da parte di tutti con alto senso di responsabilità” – si auspica il neo consigliere.
“È importante prioritariamente andare a votare. I cittadini devono acquisire la consapevolezza di quanto sia importante non sprecare la possibilità di scegliere la nostra guida per i prossimi 5 anni. Ed è altrettanto fondamentale che ciascuno di noi in questo momento storico così delicato rifletta bene in quale mani affidare il futuro della nostra Comunità. E farlo analizzando i fattori su cui bisogna maggiormente porre attenzione: il programma di governo, le capacità di gestione del candidato sindaco, la qualità della squadra che lo affiancherà e in ultimo (ma non per importanza) la produttività dell’azione amministrativa e l’efficienza realizzativa dimostrate nelle rispettive sindacature guidate da Carmine Esposito e Carmine Pone” – continua Pavone.
“I cittadini dal canto loro dovranno indispensabilmente fare ricorso al proprio buon senso e anche solamente per un attimo svestire i panni del tifoso fazioso. È l’unico modo serio e oggettivo per ottenere da noi stessi la risposta più importante (magari prima di entrare in cabina elettorale): qual è la soluzione migliore per il nostro paese. Se faremo quest’esercizio di civiltà avremo già (parzialmente) vinto. E sono certo che la stragrande maggioranza degli anastasiani lo farà”. Poi l’affondo: “Nonostante la confusione di una campagna elettorale giocata dai nostri competitors di rimessa in tribuna (come fanno le squadra destinate alla retrocessione)”.
La chiosa finale: “Vinceremo e vincerà Sant’Anastasia se ognuno di noi voterà il proprio rappresentante in base a questi criteri. A prescindere da chi esso sia.
Un voto libero, di cuore, di testa, ad occhi aperti: come gli occhi di un bambino leali e pieni di futuro”.

Norme per contrastare il Covid 19, De Luca : “Assenza totale di controlli da parte delle forze ordine”

“Rilevo come uno scandalo nazionale l’assenza totale di controlli da parte delle forze ordine per il rispetto delle ordinanze in materia di contrasto al Covid emesse dal governo centrale e da quello regionale. In queste condizioni convivere con il Covid per altri dieci mesi diventa un suicidio”. Lo ha detto il governatore della Campania Vincenzo De Luca nel corso dell’appuntamento social del venerdì. “Le forze dell’ordine – ha rilevato – sono scomparse dall’Italia, o perlomeno sono scomparse dalla Campania. Chi deve fare i controlli? Faccio i complimenti al prefetto di Roma Piantedosi che si è detto pronto a mettere in campo una serie di servizi davanti all’obbligatorietà della mascherina all’aperto. Faccio presente – ha aggiunto De Luca – che da noi la mascherina all’aperto è obbligatoria già da dieci giorni. Mi aspetto che anche da noi qualcuno ci garantisca servizi specifici dedicati e ci dica quante sono le forze dell’ordine impegnate nel contrasto al Covid e non per piacere ma per dovere. Un dovere cui – ha concluso – le forze dell’ordine e il ministero dell’Interno stanno venendo meno”. Intanto, sono 103 i pazienti positivi al Covid-19 attualmente ricoverati all’Ospedale Cotugno di Napoli, centro di riferimento per le malattie infettive della Regione Campania. Di questi, 79 pazienti sono in regime di ricovero ordinario, 16 in subintensiva e 8 in terapia intensiva di cui tre intubati.

San Giuseppe Vesuviano, pretendeva i soldi da sua cugina per comprarsi la droga: arrestato 40enne

Da giugno scorso il cugino la minacciava e pretendeva da lei – titolare di un bar nel centro di san giuseppe vesuviano – del denaro per acquistare la droga. Lui, 40enne del posto già noto alle forze dell’ordine, aveva ottenuto solo una volta dalla cugina la somma contante di 50 euro. Non era solo più una questione di soldi, ormai il solo vederlo arrivare al bar bastava alla vittima per cadere nell’ansia. La cugina non è più riuscita a resistere a queste continue minacce e a metà settembre ha trovato la forza di denunciare e chiedere aiuto ai carabinieri della stazione di san giuseppe vesuviano. I militari hanno informato la procura della repubblica di nola e monitorato la situazione avendo cura di salvaguardare la vittima. E così sono scattate le manette per il 40enne che – in forza di un provvedimento del Tribunale di Nola su richiesta della locale Procura – è stato condotto al carcere.