Recovery Fund: è tutto oro quello che luccica?

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Qualche chiarimento indispensabile su aspetti fondamentali del “Recovery Fund”, e gli avvertimenti di Carlo Cottarelli sulla necessità di programmare una pianificazione di lungo periodo e di evitare immissioni di liquidità sotto forma di “bonus”. Il rischio che l’Italia diventi, come la Grecia, una “dolina “ economica.

 

Si è ormai consolidata da tempo la posizione dell’Italia in merito al meccanismo stabilito in sede di Unione europea per il Recovery Fund, che prevede l’ attribuzione circa 209 miliardi di euro al Bel Paese. Questi ultimi risultano divisi, in estrema sintesi, in circa 82 mld a fondo perduto e la restante parte di prestiti. Più precisamente gli aiuti europei a fondo perduto del Recovery Fund arbitrariamente impiegabili saranno in tutto 65,5 miliardi, di cui 44,724 miliardi per il 2021-2022 e 20,732 miliardi da spendere dal 2023 . Questa è la cifra di trasferimenti che avrà a disposizione il governo italiano per finanziare il piano di ripresa che dovrà essere presentato a Bruxelles in una prima bozza a metà ottobre e in forma definitiva a gennaio (anche se formalmente c’è tempo fino ad aprile); la restante parte degli aiuti a fondo perduto è vincolata ad altri strumenti del RF, come il “React-Eu”, i fondi per lo sviluppo rurale e altri fondi legati all’energia “green”.

Ad oggi, dunque, il governo dovrebbe adoperarsi per elaborare un corretto piano di spesa, che possa puntare in modo prioritario alla possibilità di avere una maggiore crescita economica, sia per migliorare complessivamente la situazione del Paese, sia per ripagare gradualmente il suo consistente e sempre più gravoso debito pubblico. Si sta davvero percorrendo questa strada ? Rispondiamo con le parole del celeberrimo economista Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano ed ex direttore del Dipartimento affari fiscali del Fondo monetario internazionale, oltre che commissario straordinario del Governo italiano per la Spending Review: “Stiamo assistendo alla violazione di uno dei principi che dovrebbero guidare una politica di bilancio congiunturalmente espansiva in un’economia gravata da un elevato debito pubblico”.Tutto ciò tramite uno strumento,”quello di prevedere interventi temporanei, interventi che non tocchino l’andamento di lungo periodo delle finanze pubbliche”. E questo, avverte l’ex commissario alla spesa, “soprattutto quando le fonti di finanziamento del maggiore deficit siano pure temporanee, come le risorse del Recovery Fund o gli acquisti di titoli di stato da parte della Bce”. Secondo Cottarelli infatti, va operata una pianificazione di lungo periodo e che non faccia riferimento ad immissioni di liquidità di breve periodo, nel caso specifico, sotto forma di “bonus”. Quest’ultimo, microeconomicamente inteso come tassa negativa, genera sempre perdita secca per la società e , al di la della teoria dell’equilibrio di mercato, rischia di far diventare l’Italia una dolina economica. Cos’è una dolina economica? Un qualcosa che risucchia costantemente risorse economiche senza creare nulla di valore in cambio. Celebre esempio è la Grecia, che ha fatto scoppiare la bolla del debito europea nel 2010. Da allora si sono susseguiti, in serie, i “ricalibra menti” nel progetto europeo, la Grecia è stata salvata a più riprese e nonostante l’ UE chiedesse riforme strutturali, niente è stato fatto a fronte dei salvataggi centrali e la Grecia ha continuato a sprecare risorse, così come il resto della combriccola dei paesi spendaccioni. Risultato? Nonostante tutti i piani di salvataggio di questo mondo partoriti da BCE e Consiglio Europeo, non c’è stata alcuna ripresa economica significativa. Le spese fatte senza una pianificazione mirata a cambiamenti strutturali possono essere definite spese di “denaro fasullo”. Il denaro fasullo produce ricchezza fasulla; non può produrre ricchezza reale. E mentre la BCE pompa sempre più danaro nell’economia finanziaria fasulla, l’economia reale annega in un oceano di debiti e segnali di prezzi falsi. Quindi, non solo i soldi fasulli della BCE non possono aiutare il 90% delle persone che dipendono dall’ economia reale, ma non possono fare a meno di danneggiarli. C’è bisogno di un ordine e magari anche di qualche condizionalità da parte dell’UE, per cercare, finalmente, di crescere economicamente nel medio-lungo periodo. Tutto ciò con calma, e senza bonus.