Marigliano, primo consiglio comunale fissato per sabato 14 novembre: verrà presentata anche la giunta

Eppur si muove. Come previsto, in seguito alla proclamazione dei consiglieri comunali, arriva a stretto giro anche l’annuncio della prima assise pubblica, che avrà luogo sabato 14 novembre, in prima convocazione alle ore 10 (una buona abitudine quella di non svilire il valore dell’assemblea con partenze ufficiali dopo le 19 e chiusure praticamente notturne), e in seconda convocazione alle ore 17 di lunedì 16 novembre. È stato direttamente il sindaco Jossa, per il momento unica fonte di informazione istituzionale, a comunicare la novità dalla sua pagina Facebook. A un mese e mezzo dalle elezioni del 20 e 21 settembre scorso, che hanno visto trionfare la coalizione di ampio respiro composta da Partito Democratico e Forza Italia (oltre a un altro paio di liste civiche), finalmente le pressanti richieste della cittadinanza e dell’opposizione (in maniera compatta) vengono soddisfatte: come da ordine del giorno, infatti, è prevista nel corso del consiglio comunale anche la presentazione della nuova squadra di governo, con la comunicazione ufficiale dei componenti della giunta comunale. Insomma, arrivano gli assessori. E chi sono? La situazione appare ancora nebulosa, anche se qualche casella sembra essere già stata occupata. Per esempio, pare che all’Ecologia sia prevista la riconferma dell’ex assessore Raffaele Coppola, ritiratosi in tempo utile dalla corsa a primo cittadino e probabilmente inserito nella nuova amministrazione con lo stesso ruolo che per oltre quattro anni ha avuto in quella precedente, fino alle dimissioni dello scorso gennaio. Se così sarà, vorrà dire che l’attuale consigliere libererà un posto nella maggioranza, e a quel punto il primo non eletto della sua lista, La Città che Vogliamo (e quindi, presumibilmente, Giovanna De Blasio), prenderà proprio il suo posto all’interno del consiglio. Per il ruolo di vicesindaco sembra prendere consistenza l’ipotesi di Felice Mautone (Azzurra Libertà), altro posto da consigliere eletto che a quel punto dovrà essere colmato con una nuova presenza in aula consiliare. A curare il bilancio, invece, sarà una figura tecnica, come già confermato dal primo cittadino. Gli altri punti all’ordine del giorno del primo consiglio comunale prevedono, tra le altre cose, anche il giuramento del sindaco, la nomina del presidente (il nome più vociferato è quello del consigliere Dino Manna di Azzurra Libertà) e del vicepresidente del consiglio comunale, la nomina della commissione elettorale e infine la modifica dell’art. 24, comma 1, dello statuto comunale. Come riporta lo stralcio dell’articolo in questione, solo due cose potranno accadere con una eventuale modifica: l’aggiunta di un assessore (l’oggetto del contendere, in questo caso, potrebbe essere la presenza o meno di Michele Cerciello di Impegno Civico nella squadra assessoriale), oppure il taglio di una figura femminile, prevista dalla legge in misura non inferiore al 40%. Un inizio, prima dell’inizio, che in qualche modo fa già discutere. Queste, infatti, le parole dei Popolari, oggi all’opposizione, riguardo al controverso punto all’ordine del giorno: “Il settimo punto all’ordine del giorno del consiglio è particolarmente fondamentale per equilibrare la giunta, sì perché bisogna aggiungere un posto in giunta per accontentare tutti. Avremmo preferito un settimo punto che affrontasse da subito i problemi che preoccupano la città”.

Covid, De Luca sulla zona gialla: “Bisogna fare attenzione perché rischiamo di chiudere tutto a Natale e a Capodanno”

Era molto attesa la consueta diretta del venerdì del governatore della Campania, Vincenzo De Luca, in seguito alla decisione del governo nazionale di inserire la regione nella zona gialla, quella che prevede un rischio moderato in relazione all’attuale emergenza epidemiologica da Covid19. Ecco le parole del presidente De Luca. “Avrei preferito una linea unitaria di rigore per tutto il Paese, avrei preferito la chiusura di un mese di tutto. Il Governo ha scelto questa linea e credo che non sia efficace”. Un lockdown “ci avrebbe aiutato a frenare il contagio, anziché avere un calvario di ordinanze, di decreti uno ogni 48 ore che ha finito per creare sconcerto ai cittadini, per non dare mai la percezione della gravità della situazione, per creare conflitti tra categorie economiche e per creare anche conflitti territoriali”, ha aggiunto il governatore. Per De Luca la linea scelta dall’Esecutivo “non è efficace perché non risponde all’obiettivo di fare prevenzione, ma interviene dopo che il contagio è già avvenuto”. “Oggi – ha rincarato – si corre ai ripari, ma si corre ai ripari avendo perduto, a mio parere, settimane di tempo preziose”. “Non dobbiamo aspettare il momento nel quale il contagio ha un’esplosione e diventa incontrollabile, ma dobbiamo intervenire prima. Lo so che quando la situazione sembra tranquilla è più duro dover dire che dobbiamo attuare delle restrizioni, ma la prevenzione significa questo, intervenire prima che il problema scoppi, sennò è perfettamente inutile”, ha concluso. “In Campania ieri avevamo 175 ricoverati in terapia intensiva rispetto a 600 complessivi. Abbiamo raddoppiato, rispetto a gennaio, i posti di terapia intensiva e fra due mesi ne avremo 800 disponibili. Per quanto riguarda i posti letto di degenza, tra pubblico e privato abbiamo complessivamente 3.160 posti letto disponibili, a fronte di 1.660 ricoveri”, ha concluso il governatore. “Dobbiamo tenere gli occhi aperti perché altrimenti andiamo non in zona rossa, ma in zona strarossa. I dati che abbiamo oggi in Campania ci devono preoccupare e nessuno pensi di festeggiare. Non c’è niente da festeggiare, dobbiamo essere ancora più rigorosi”, ha aggiunto chiedendo ai campani di fare “tutti quanti insieme un grande sforzo unitario collettivo per contenere il contagio con comportamenti responsabili”. “Faccio un appello ai sindaci, intanto dei Comuni più grandi, perché riducano del 50% la mobilità, mettano in piedi piani di controllo – ha proseguito – chiedo anche alle forze dell’ordine di essere rigorosi nel perseguire chi non indossa le mascherine e controllare che dopo le 22 non ci sia un’anima viva in giro, soprattutto nei fine settimana”. Il governatore ha parlato di “sacrificio che non mi pare enorme” ossia “non andiamo a passeggio quando è inutile e indossare sempre le mascherine”. (Fonte askanews.it)

Rijeka – Napoli (Partita 9), la prossima volta non mandate i gemelli scarsi

Siamo a Fiume, non a Madrid o a Barcellona, ricordatelo. Sì, bisogna ricordarlo, perché il Napoli della prima mezzora della sua terza uscita europea trasforma gli avversari croati in uno squadrone. Mi sono chiesto se i nostri giocatori avessero dei gemelli cattivi, dei doppelgänger scarsi nel gioco del calcio, e se avessero mandato quelli a giocare. Il Napoli è sfilacciato, lento, le belle statuine si adagiano nelle loro posizioni. Il Napoli lascia agli avversari dei contropiedi, gli azzurri sono lenti nei contrasti, l’emblema di questa incapacità è Koulibaly, che partita orrenda la sua, e non è solo. Che disastro. Già al minuto 13, il Rijeka passa in vantaggio con Muric. Il Napoli riprende ritmo nel finale di primo tempo, acciuffando il pareggio grazie ad un’azione caotica nell’area avversaria. Il gol è di Demme. Nella ripresa, gli azzurri sono ancora capaci di concedere agli avversari una sola azione che li avrebbe annichiliti, è il palo di Menalo. Entrerà Insigne che darà una ventata di freschezza, Mertens becca una traversa e finalmente arriva il gol della vittoria grazie ad un rimpallo di coscia di Braut.

Contro i croati meraviglia la prestazione distratta di Koulibaly, davanti convince poco l’inefficace Petagna, è Mertens che dà segnali positivi, finalmente dopo qualche partita sottotono. Su tutti, Insigne è uno di quelli che chiude il suo gemello scarso nel ripostiglio di casa, dà energia e idee alla fascia creativa del Napoli. Il Napoli delle ultime partite è in fase altalenante, sbaglia l’approccio e subisce malamente anche contro avversari inferiori sulla carta. Gattuso deve fare qualcosa e presto. E la prossima volta non mandate i gemelli scarsi.

Covid, Napoli: per i lavoratori dello spettacolo la crisi evidenzia le fragilità. Lettera alle istituzioni

Un lettera aperta indirizzata ai vertici istituzionali per chiedere un intervento strutturale e normativo per i lavoratori del mondo dello spettacolo che “più che di una riforma ha bisogno di una vera rivoluzione per un settore che, in questo periodo di crisi dovuta alla pandemia da Covid-19, ha messo i mostra tutta la propria fragilità”. E’ questa l’iniziativa dei lavoratori e dei precari dello spettacolo scesi oggi in piazza a Napoli per chiedere al prefetto, al presidente della Regione ed ai ministri della Cultura e del Sud la convocazione di un incontro sull’occupazione del settore. “Proprio il carattere strutturale di queste debolezze – si legge nella lettera diffusa anche alla stampa – ha determinato l’incapacità di far fronte ad una emergenza di natura sanitaria, che è rapidamente degenerata in una emergenza sociale. Non sarebbe saggio cercare soluzioni parziali e temporanee, in attesa che vi sia un ritorno alla normalità, per la semplice ragione che la normalità alla quale ci si riferisce era di fatto costituita da una severa percentuale di anomalie”. “Discontinuità, precarietà incontrollata, promiscuità tra rapporti di lavoro autonomo e subordinato, ricorso indiscriminato dei contratti a termine e intermittenti, mancanza di applicazione dei contratti collettivi nazionali esistenti e incidenza statisticamente rilevante del lavoro nero – si legge – sono solo alcuni degli elementi di un sistema nel quale la fisiologica flessibilità lavorativa richiesta è diventata patologica”. “Abbiamo costruito assemblee territoriali e nazionali per promuovere dibattito e proposte interloquendo con associazioni datoriali, istituzioni territoriali, rappresentanti della politica di ogni ordine e grado – conclude la lettera – ed ora riteniamo che siano maturi i tempi per un confronto aperto e democratico con le istituzioni attraverso il quale strutturare una proposta che individui strumenti risolutivi”. (Fonte ANSA Campania)

Contraffazione, operazione della Guardia di Finanza: sequestri e denunce tra Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, nel corso di un’operazione tra Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano, ha sequestrato 6.647 articoli e accessori per la casa, 165 rotoli di stoffa, equivalenti a 4.250 metri, e 250 kg di prodotti semilavorati con il marchio contraffatto di una nota azienda. In particolare, la Compagnia di Ottaviano, nel corso di tre distinti interventi in altrettanti depositi commerciali, ha sequestrato migliaia di prodotti tessili per la casa e centinaia di rotoli di tessuto, sui quali, secondo gli investigatori, era apposto senza alcuna autorizzazione il noto marchio. Denunciate per contraffazione marchi e ricettazione tre persone: un 27enne di Scafati (Salerno), un 37enne di San Giuseppe Vesuviano (Napoli) e un 42enne di Ottaviano (Napoli). (Foto ANSA Campania)

Emergenza Covid, la Regione Campania è area gialla ma i numeri sembrano dire altro

Stando alle disposizioni del nuovo DPCM, partire da oggi la Campania è area gialla, insieme alla maggioranza delle regioni italiane. Pagano un costo più caro all’emergenza epidemiologica solo Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta, costrette a un semi-lockdown. Misure a metà strada per Puglia e Sicilia, collocate in zona arancione. La decisione del governo di inserire la Regione Campania all’interno della zona gialla, sostanzialmente facendo rientrare l’allarme lanciato dal governatore De Luca (ma anche da alcuni medici, nonché da Ricciardi dell’OMS), ha scatenato polemiche e anche qualche teoria del complotto: secondo alcuni, infatti, il premier Conte avrebbe valutato l’opportunità di non concedere esosi ristori ai campani, tenendo la regione fuori dalla zona rossa. Per fortuna, ancora una volta, i numeri possono contribuire a fare chiarezza su una situazione intricata e molto delicata, visto e considerato che riguarda la salute dei cittadini e, in aggiunta, la loro condizione economica. A tal fine vengono in soccorso i dati raccolti da GIMBE, la Fondazione che ha lo scopo di favorire la diffusione e l’applicazione delle migliori evidenze scientifiche con attività indipendenti di ricerca, formazione e informazione scientifica, al fine di migliorare la salute delle persone e di contribuire alla sostenibilità di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico.
A cura di Fondazione GIMBE
Un primo grafico mostra il posizionamento delle Regioni in relazione alle medie nazionali di incidenza per 100.000 abitanti delle ultime 2 settimane (22 ottobre – 5 novembre) e dell’incremento percentuale dei casi (29 ottobre – 5 novembre). L’incrocio dei quadranti indica i valori medi a livello nazionale: pensando all’immagine di un lavandino, l’asse orizzontale indica quanto la vasca del lavandino è piena d’acqua (stima di tutti i casi positivi in un determinato momento) mentre l’asse verticale indica quanto velocemente sta uscendo acqua dal rubinetto. Le Regioni del riquadro rosso (dove la Campania è addirittura in cima) contano un numero di nuovi casi per 100.000 abitanti nelle ultime 2 settimane e un incremento percentuale dei casi nell’ultima settimana superiori alla media nazionale.
Il quadrante delle province: Caserta, Salerno e Avellino anche peggio di Napoli. A cura di Fondazione GIMBE
Stando a queste rilevazioni, se ne desume che proprio la regione del governatore De Luca è quella che presenta i numeri più significativi e, da un certo punto di vista, allarmanti. “In questa seconda ondata siamo messi peggio di marzo: c’è un coinvolgimento del centro sud, che ha servizi sanitari più fragili, abbiamo di fronte 4-5 mesi di inverno, c’è la pressione data dall’epidemia influenzale, il personale sanitario è meno motivato e ci sono attriti tra governo e enti locali che impediscono di prendere le misure più opportune”. Questo lo ha dichiarato proprio il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, intervenuto recentemente in audizione in videoconferenza davanti alla Commissione Sanità del Senato, a proposito del monitoraggio relativo all’evoluzione della situazione epidemiologica italiana.
22.077 nuovi casi di contagio in Campania nel corso dell’ultima settimana. A cura di Fondazione GIMBE
Secondo GIMBE, c’è stata poca trasparenza nei dati per il calcolo delle zone rosse, arancioni e gialle: “L’introduzione di misure proporzionate a differenti livelli di rischio regionale – sottolinea Cartabellotta su Quotidiano Sanità– è totalmente condivisibile, anzi, ove necessario, bisognerebbe agire con misure più restrittive a livello di Provincia o Comune. Ma è indifferibile rendere pubblici i criteri per classificare il livello di rischio, anche per evitare continue negoziazioni tra Governo e Regioni che aggiungono ulteriori ritardi alla non strategia dei DPCM settimanali”. “Nell’ultima settimana – spiega ancora il presidente della Fondazione GIMBE – si conferma l’incremento di oltre il 60% dei casi attualmente positivi che si riflette sul numero dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva, portando gli ospedali verso la saturazione. Questo impatta anche sul numero di decessi, che nell’ultima settimana ha superato quota 1.700 con un trend che, con una settimana di ritardo, ricalca di fatto le altre curve. L’ulteriore incremento del rapporto positivi/casi testati, prossimo al 24%, certifica definitivamente il crollo dell’argine territoriale del testing & tracing”. A tal proposito la tabella degli indicatori regionali (nella settimana 28 ottobre – 3 novembre) mostra che l’incremento percentuale dei casi raggiunge il livello più alto proprio in Campania, toccando quota 50,9%, con un rapporto positivi/casi testati che va a toccare il 25,8%: in questo caso non il numero più alto in assoluto. Secondo l’analisi di GIMBE si sta sostanzialmente “inseguendo il virus”, ma gli ospedali sono “prossimi alla saturazione”, questo soprattutto a causa delle terapie intensive piene. Per cambiare rotta almeno sulla ottimizzazione dei dati, stando al report della Fondazione, occorre:
  • Includere nel report giornaliero dei casi di COVID-19 del Ministero della Salute il numero di contagi per Comune, oltre che i dettagli per Province e Comuni dei numeri relativi a isolamento domiciliare, ospedalizzati con sintomi, terapie intensive, guariti, deceduti, tamponi, casi testati. • Rendere accessibile il database nazionale di sorveglianza integrata dell’Istituto Superiore di Sanità in formato open data. • Rendere pubblici tutti i report dei 21 indicatori stabiliti dal D.M. 30 aprile 2020 utilizzati per il monitoraggio della fase 2, rendendo altresì accessibile il database in formato open data. • Rendere espliciti e riproducibili i criteri per l’attribuzione del livello di rischio stabiliti dagli artt. 2 e 3 del DPCM 3 novembre 2020.
Questo perché “manca una strategia a medio-lungo termine condivisa tra Governo e Regioni, in grado di potenziare adeguatamente i servizi sanitari e informare la popolazione, al momento chiamata a sottostare passivamente a nuove restrizioni settimanali che rendono incerta la quotidianità e alimentano preoccupazioni sul futuro”. Per il momento la Campania si colora della “faccia gialla” di San Gennaro, forse un po’ a lui si affida, e spera e prega che la situazione non si complichi ulteriormente. Il sistema sanitario regionale è quasi al collasso e la colpa non può essere certamente dei dati.

[VIDEO] Emergenza Covid, Somma Vesuviana capofila del team di psicologi

Riceviamo dal Comune di Somma Vesuviana e pubblichiamo. “Nasce “Psicologia – Emergenza Covid 19”, un team di psicologi, in piena pandemia segue famiglie, minori, anziani, giovani. Il tradizionale servizio di sostegno psicologico che avevamo da poco istituito, grazie ai fondi PON, in ben 6 Comuni con capofila Somma Vesuviana, lo abbiamo trasformato in rete di supporto psicologico riconvertendolo in sportello online con video – chiamate o colloqui telefonici. Non abbandoniamo nessuno. Un team di psicologi qualificati segue famiglie, anziani, bambini, ragazzi in questo momento davvero delicato.  Ben tre psicologhe in 6 comuni del napoletano, selezionate con avviso pubblico titoli e colloqui, un team di alto profilo. Appena iniziata la pandemia lo abbiamo subito trasformato in team dedicato a questa emergenza che non è solo di natura sanitaria. Infatti le persone hanno messo in evidenza tutta la loro fragilità ed abbiamo subito riconvertito il servizio in piattaforma online di ascolto e di sostegno e vicinanza alle famiglie che erano in isolamento sanitario o avevano familiari malati di Covid. Nella prima fase è stato molto difficile trovare parole per una situazione nuova, non ordinaria. Ringrazio tutti i sindaci e gli assessori alle Politiche Sociali dei 6 Comuni aderenti all’ambito territoriale 22: Somma VesuvianaBrusciano, Castello di Cisterna, Mariglianella, Marigliano, San Vitaliano. Vorrei sottolineare anche il grande lavoro delle psicologhe Gabriella Busiello su Somma Vesuviana e San Vitaliano, Lucia Pirozzi su Brusciano e Castello di Cisterna e Ica Masi su Mariglianella e Marigliano”. Lo ha annunciato Iolanda Marrazzo, dirigente dell’Ufficio Affari Sociali del Comune di Somma Vesuviana, nel napoletano e Coordinatrice dell’Ambito Territoriale 22.    Ora arriva il primo report su Somma Vesuviana, comune del napoletano. Dai colloqui è emerso che il 25% ha disturbi di condotta alimentare. C’è ritorno alla famiglia. “C’è uno stato di forte sofferenza. I cittadini possono usufruire di un supporto psicologico telefonico o tramite l’account dedicato Skype “Psicologia – Emergenza – Covid 19”. Dal 17 Marzo al 4 Maggio – ha dichiarato Gabriella Busiello, psicologa che ha curato il report su Somma Vesuviana –  in 46 giorni, abbiamo effettuato solo a Somma Vesuviana ben 120 colloqui telefonici. Maggiore è stato il numero di adulti rispetto agli adolescenti di cui il 70% maschi.  Ora stiamo viaggiando su una media molto più alta. Nella prima fase avevamo circa 2,5 colloqui giornalieri ora ne stiamo effettuando ben 4 al giorno. Il 50% avverte uno stress elevato con stato ansioso mentre nella restante parte il 25% ha disturbi della condotta alimentare, ma abbiamo anche senso di frustrazione, di colpa, per la paura del contagio, sintomi depressivi come tristezza legata alla chiusura, all’impossibilità di vedere i propri cari e dunque di coltivare gli affetti. I minori, i giovani e i bambini sono messi a dura prova perché noi esseri umani ci nutriamo di relazione. Molti di loro hanno sintomi depressivi come la tristezza e attacchi di ansia, però in loro c’è un aspetto molto importante e positivo perché abbiamo notato un forte senso della famiglia. Dunque in questo periodo di pandemia c’è un ritorno all’atmosfera familiare”. Usare meno la messaggistica di testo e stimolare i bambini alle videochiamate o all’uso tradizionale del telefono. “Riscoperto però il clima familiare. Ora bisogna puntare a stimolare la creatività dei bambini costretti a non vedere gli amici. Dobbiamo abituare la nostra mente a trovare una risorsa positiva anche nelle catastrofi. La resilienza è quella che va trovata in questo momento. Ad esempio dovremmo abituare i bambini ad usare il telefono – ha proseguito Gabriella Busiello – per sentire la voce dell’amico, dei nonni o ancora sarebbe meglio anche una video – chiamata per far sentire la vicinanza all’altro, al compagno di classe, ai nonni. Dovremmo usare molto meno la messaggistica istantanea come quella che avviene tramite watsapp o social. Dunque video per vedere l’altro, ascoltare l’altro. Poi molto affetto per i nonni garantendo la presenza mediante video – chiamata perché gli anziani hanno bisogno di vicinanza”. L’Amministrazione Di Sarno c’è. “Pensiamo agli anziani, alle famiglie, ai bambini – ha dichiarato Sergio D’Avino, Assessore alle Politiche Sociali di Somma Vesuviana, capofila del progetto – e non si tratta di primeggiare perché l’importante è fare. La politica è servizio ed allora abbiamo pensato di attivarci in tempi rapidi al fine di essere in mezzo ai cittadini, con i cittadini. Ricevere una telefonata, un qualcuno che possa chiedere: “Come stai?” è sempre importante ma oggi lo è ancora di più. Non vogliamo e non lasceremo nessuno da solo. Come Assessore ho puntato molto su servizi di assistenza alle famiglie, in particolare agli anziani e minori”.

Parla l’amico di Simone scampato alla morte: “Ci accoltellavano e gridavano: ma non avete capito chi siamo?”

Piange a dirotto mentre ricorda l’amico ucciso, mentre trova la forza di ricostruire quella tragica serata di martedi 3 novembre in cui il povero Simone Frascogna ha perso la vita e lui l’ha scampata per un soffio. Gino Salamone, 18 anni e una voce che strazia il cuore solo a sentirla, ieri sera, poco prima di partecipare al corteo cittadino per chiedere che giustizia sia fatta, ha rivolto un saluto ideale al caro amico scomparso e descritto con dovizia di particolari la ferocia del branco dei tre giovani assassini in erba che hanno ammazzato Simone e che per un soffio fortuito non hanno ucciso anche lui. Gino, ce la fai a ricordare la figura di Simone ? “Era un ragazzo meraviglioso, era generoso, leale, buono, sempre pronto ad aiutare gli amici. Era anche molto coraggioso quando si trattava di difendere dalle ingiustizie e dalla cattiverie chi voleva bene. Comunque un ragazzo normale, semplice, come tutti quelli di cui si circondava” Te la senti di ricostruire tutto quello che è successo martedì sera ? “Si. Mi trovavo nella macchina di Simone, la Ford Fiesta era quella della sua mamma. Simone guidava e io ero seduto accanto, al posto del passeggero. A un certo punto ci siamo fermati allo stop che si trova nei pressi del passaggio a livello delle Ferrovie dello Stato, lungo via Vittorio Emanuele. Non l’avessimo mai fatto. Ci ha subito lampeggiato ripetutamente con gli abbaglianti una Smart Four Four ultimo modello. All’interno abbiamo visto che alcuni ragazzi si sporgevano dai finestrini gridandoci contro in dialetto “ma chi sei ? Ma andatevene, ma chi sei ? Allora io gli ho risposto per le rime. “Ma chi sei tu ?”, gli ho detto. Loro quindi si sono avvicinati ancora di più con l’auto, si sono incollati e hanno continuato a lampeggiare. Noi però non gli abbiamo dato retta più di tanto e abbiamo proseguito per la nostra strada. Sembrava che i nostri inseguitori fossero andati via” E poi ? “Poi abbiamo percorso in macchina alcune centinaia di metri fino al punto in cui abita un nostro amico, Pasquale, che vive a pochi passi dal municipio, sul corso Umberto. Volevamo parlare con lui, citofonarlo, così, per vederlo. Se ci fosse stato un pericolo lo avremmo avvertito. Ma sembrava che tutto si fosse tranquillizzato. Non appena però Simone ha fermato la macchina sotto il palazzo di Pasquale ci sono piombati addosso” Cioè ? Racconta meglio… “Ce li siamo visti addosso, improvvisamente. Ci avevano seguiti. Non ci hanno dato il tempo di uscire dall’auto. Due di loro hanno bloccato la mia portiera, non potevo uscire. Il mio finestrino era aperto e uno, che poi ho riconosciuto in foto nella caserma dei carabinieri, era C.B., mi ha messo le mani addosso ma aveva un coltello. L’altro, F.T., lo aiutava tenendo chiuso lo sportello e urlando. Batteva i pugni sulla macchina F.T. e gridava in napoletano “ma allora non hai capito chi sono io ?”. Ma io ho reagito: ho preso subito un paio di coltellate. Una mi ha trafitto una spalla. Loro intanto urlavano. Anche D.I. urlava, imprecava. A un certo punto non ho visto più D.I. . In quel frangente Simone ha tentato di aiutarmi e quindi ha deciso di aprire la sua portiera. E’ sceso dall’auto per darmi una mano dall’esterno mentre io continuavo a lottare bloccato sul mio sedile. Poi li ho visti scappare quei bastardi. Alla fine sono potuto scendere dall’auto e ho visto Simone riverso a terra, sul marciapiede. Aveva ferite dietro le spalle. Me lo ricorderò per tutta la vita“    

Nola, covid-19, ambulanze in attesa all’ingresso del pronto soccorso. Non ci sono più posti letto

Ancora troppe criticità al pronto soccorso dell’ospedale di Nola, costretto ad accogliere solo casi Covid e pazienti in codice rosso. Ambulanze in attesa ai cancelli, 493 positivi in città, casi in costante aumento, mancanza di posti letto: questo è il triste scenario con cui la città bruniana è costretta a convivere. Le condizioni all’ospedale di Nola non sono ancora delle migliori. Ogni giorno si susseguono incessanti le immagini di ambulanze in attesa di accedere al pronto soccorso della città bruniana. Il S. Maria della Pietà, che da settimane lotta con il sostegno dei sindaci dell’Area Nolana affinché non muti in “Covid Hospital”, riversa ancora in condizioni critiche. I problemi fondamentalmente si ripetono con insistenza, data la natura stessa di questo ospedale che in effetti dovrebbe consentire solo una sosta momentanea ai malati Covid giunti qui in condizioni critiche. La realtà, purtroppo, è ben diversa dalle aspettative. Al numero massimo consentito di 12 pazienti che hanno contratto il virus, il nosocomio nolano si ritrova ad accoglierne oltre 30, indirizzati qui per mancanza di posti letto negli ospedali “Covid Center”. Attualmente, il pronto soccorso del presidio ospedaliero nolano è aperto solo per pazienti che riversano in gravissime condizioni, quindi codici rossi della rete IMA – per la cura dell’infarto miocardico acuto – ma anche per quanti sono destinati ai reparti di pediatria e ostetricia. Le code di ambulanze all’ingresso del pronto soccorso lasciano molto riflettere in questo periodo di emergenza sanitaria che il governo italiano propone di fronteggiare con discutibili divisioni a livello nazionale. Zona gialla per la Regione Campania non significa via libera. La situazione è critica, le immagini delle ambulanze in fila parlano da sole. I contagi aumentano giorno dopo giorno e le misure per arrestare la diffusione del virus non sembrano abbastanza adeguate per fornire le giuste soluzioni nel mondo ospedaliero, il comparto che più patisce i colpi del virus. Nella città di Nola con il crescere dei contagiati è stata fatta un’ulteriore divisione del paese così da diffondere i catastrofici bollettini giornalieri con maggiore precisione: i 493 positivi attuali si dividono tra 373 a Nola centro, 95 a Piazzolla, 25 nella frazione di Polvica e ben 224 cittadini in sorveglianza attiva. Forti anche le parole di Cinzia Trinchese, già vicesindaco, che sui social esprime la sua preoccupazione per le sorti della città: “Intanto Nola è fuori controllo con il numero dei positivi, il pronto soccorso è nuovamente chiuso, ed è sempre più vera, purtroppo, l’ipotesi della conversione in Covid Hospital del Santa Maria della Pietà. Nelle ultime ore, il numero dei morti nella nostra città è aumentato portando via brave persone, padri e madri di famiglia, impegnati in prima linea nel sociale. Il mio pensiero va a loro che mai avrebbero immaginato di lasciare questa vita per una pandemia subdola chiamata Covid”. Rivolgendosi poi direttamente al primo cittadino, continua: “Ho scritto al Sindaco di Nola e a tutti i sindaci dell’Area Nolana una proposta per evitare la conversione in Covid Center del Santa Maria della Pietà”.

Casalnuovo, i genitori di Simone alla fiaccolata cittadina. Sollevata al cielo una lanterna a forma di cuore

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La fiaccolata cittadina di  stasera per ricordare il povero Simone e chiedere che giustizia sia fatta sarà ricordata da queste parti per una scena emblematica e lacerante allo stesso tempo. A un certo punto il papà e la mamma dello studente diciannovenne ucciso da un branco di bulli si sono fermati sotto gli occhi di decine di cittadini, amici, conoscenti, sul punto esatto in cui è stato ammazzato il figlio, lungo un marciapiede del centrale corso Umberto. Qui papà Luigi ha sollevato al cielo una lanterna cinese a forma di cuore mentre la mamma, Natascia Lipari, se ne stava seduta col capo chino in preda all’angoscia più profonda. “Hanno distrutto la vita di Simone e distrutto la mia vita: non perdonerò mai gli assassini di mio figlio”, aveva dichiarato poco prima Natascia. “Mio figlio era buono – le parole di Luigi consegnate alle telecamere del TG1 – lui sfogava la sua rabbia sul pungiball di casa. Lui non avrebbe mai voluto la vendetta. Fonderò un’associazione col suo nome per aiutare attraverso lo sport i ragazzi difficili”.