Ci sono in questo saggio – osserva la dirigente scolastica Patrizia Ferrione dell’Istituto Comprensivo IV Stanziale – le storie accanto alla storia. E sono proprio queste significative storie che possono suscitare nei nostri ragazzi curiosità, empatia, pietas. Il ricordo corre subito alla famiglia Cappiello sterminata dai nazisti a Stazzema; ai fratelli Formisano decapitati dai sanfedisti nella rivoluzione del 1799; e infine, ai martiri della Resistenza Don Morosini e Capuozzo. Non solo – continua Ferrione – nel libro si trova una risposta documentata agli interrogativi che talvolta gli studenti, gli adulti e spesso anche gli insegnanti si pongono in relazione ai nomi di strade o piazze. L’autore riparte nuovamente con l’ origine del nome Cremano, di cui, aveva già fissato il suo significato nel precedente libro dal titolo Cambrianvs a San Giorgio a Cremano. Prosegue, poi, analizzando e confrontando i toponimi più recenti (Massimo Troisi, Maria Montessori, Martiri di Pietrarsa, Sorelle D’Acunzo) con quelli di origine popolare (Arso, San Martino, Pittore, Pini di Solimena, Cavalli di Bronzo, Tufarelli, Pagliare) e quelli deliberati nel tempo dalle diverse amministrazioni comunali (De Gasperi al posto di Tanucci, De Lauziéres, Guerra, Galdieri, Cautela). Si presentano, infine, spiegazioni anche per toponimi rimasti tuttora misteriosi (Patacca, Sandriana, Mannini, Rubinacci e così via). Grazie, poi, alle ricerche della prof.ssa Marta La Greca – che ha curato il dettagliato Dizionario dei toponimi di San Giorgio a Cremano – è possibile – spiega l’autore – esaminare i nomi di tutti i toponimi al femminile ed il loro inferiore e sproporzionato rapporto numerico rispetto a quelli maschili, tutti suddivisi per categorie e periodi storici.
Non manca, infine, l’attenzione al patrimonio storico-artistico della città con la stupenda chiesa di San Giorgio Martire, la Cappella di Villa Tufarelli e, in particolare, l’oratorio della Venerabile Confraternita dell’Immacolata Concezione con il suo pregevole organo del Settecento e la trecentesco dipinto di Sant’Aniello, cui necessiterebbe un doveroso restauro ed una migliore valorizzazione. Il nuovo libro di Giuseppe Improta sulla storia e la toponomastica di San Giorgio a Cremano
Il libro, dal titolo “Dall’Arso a Troisi”, è una accurata descrizione della vita dei cittadini sangiorgesi. Racconti che hanno segnato la storia, la cui memoria è conservata e tramandata nella toponomastica della città. L’autore, in particolare, invita, gli amministratori locali ad essere prudenti nel sostituire i vecchi toponimi con le nuove denominazioni, in relazione soprattutto al rispetto dell’identità e della tradizione democratica.
Il libro, acquistabile in tutte le edicole di San Giorgio a Cremano, nelle librerie napoletane e presso l’editore Ad est dell’equatore, esalta non solo l’inedita storia locale legata alla Seconda Guerra mondiale, ma amplia con accuratezza anche la biografia di noti ospiti illustri di San Giorgio a Cremano, tra cui ricordiamo lo scultore Antonio Canova, il primo ministro Bernardo Tanucci e il mitico Alighiero Noschese.
L’autore, il professore e giornalista Giuseppe Improta, già vice sindaco ed assessore alla cultura con i Sindaci Aldo Vella e Ferdinando Riccardi, ci delizia stavolta con un testo che ci consente non solo di conoscere definitivamente la toponomastica cittadina, ma ci permette inoltre di seguire minuziosamente le varie tappe del cammino millenario fatto dal Comune di San Giorgio a Cremano nella sua trasformazione da casale a città. Nato a Napoli nel quartiere Ponticelli nel 1947, Improta diventa docente di ruolo di italiano e latino e giornalista pubblicista. Inizia a collaborare attivamente con il periodico La Voce della Campania, di cui è redattore e coordinatore. E’ stato direttore responsabile di Ateneapoli, Quaderni Vesuviani, L’Aquilone, Notiziario dell’Università Federico II, collaborando a riviste e periodici come La Cooperazione italiana, Il Tetto, COM-Nuovi Tempi, Napoli Guide, Campania Sacra, talvolta ai quotidiani Il Mattino e L’Unità.
Ci sono in questo saggio – osserva la dirigente scolastica Patrizia Ferrione dell’Istituto Comprensivo IV Stanziale – le storie accanto alla storia. E sono proprio queste significative storie che possono suscitare nei nostri ragazzi curiosità, empatia, pietas. Il ricordo corre subito alla famiglia Cappiello sterminata dai nazisti a Stazzema; ai fratelli Formisano decapitati dai sanfedisti nella rivoluzione del 1799; e infine, ai martiri della Resistenza Don Morosini e Capuozzo. Non solo – continua Ferrione – nel libro si trova una risposta documentata agli interrogativi che talvolta gli studenti, gli adulti e spesso anche gli insegnanti si pongono in relazione ai nomi di strade o piazze. L’autore riparte nuovamente con l’ origine del nome Cremano, di cui, aveva già fissato il suo significato nel precedente libro dal titolo Cambrianvs a San Giorgio a Cremano. Prosegue, poi, analizzando e confrontando i toponimi più recenti (Massimo Troisi, Maria Montessori, Martiri di Pietrarsa, Sorelle D’Acunzo) con quelli di origine popolare (Arso, San Martino, Pittore, Pini di Solimena, Cavalli di Bronzo, Tufarelli, Pagliare) e quelli deliberati nel tempo dalle diverse amministrazioni comunali (De Gasperi al posto di Tanucci, De Lauziéres, Guerra, Galdieri, Cautela). Si presentano, infine, spiegazioni anche per toponimi rimasti tuttora misteriosi (Patacca, Sandriana, Mannini, Rubinacci e così via). Grazie, poi, alle ricerche della prof.ssa Marta La Greca – che ha curato il dettagliato Dizionario dei toponimi di San Giorgio a Cremano – è possibile – spiega l’autore – esaminare i nomi di tutti i toponimi al femminile ed il loro inferiore e sproporzionato rapporto numerico rispetto a quelli maschili, tutti suddivisi per categorie e periodi storici.
Non manca, infine, l’attenzione al patrimonio storico-artistico della città con la stupenda chiesa di San Giorgio Martire, la Cappella di Villa Tufarelli e, in particolare, l’oratorio della Venerabile Confraternita dell’Immacolata Concezione con il suo pregevole organo del Settecento e la trecentesco dipinto di Sant’Aniello, cui necessiterebbe un doveroso restauro ed una migliore valorizzazione.
Ci sono in questo saggio – osserva la dirigente scolastica Patrizia Ferrione dell’Istituto Comprensivo IV Stanziale – le storie accanto alla storia. E sono proprio queste significative storie che possono suscitare nei nostri ragazzi curiosità, empatia, pietas. Il ricordo corre subito alla famiglia Cappiello sterminata dai nazisti a Stazzema; ai fratelli Formisano decapitati dai sanfedisti nella rivoluzione del 1799; e infine, ai martiri della Resistenza Don Morosini e Capuozzo. Non solo – continua Ferrione – nel libro si trova una risposta documentata agli interrogativi che talvolta gli studenti, gli adulti e spesso anche gli insegnanti si pongono in relazione ai nomi di strade o piazze. L’autore riparte nuovamente con l’ origine del nome Cremano, di cui, aveva già fissato il suo significato nel precedente libro dal titolo Cambrianvs a San Giorgio a Cremano. Prosegue, poi, analizzando e confrontando i toponimi più recenti (Massimo Troisi, Maria Montessori, Martiri di Pietrarsa, Sorelle D’Acunzo) con quelli di origine popolare (Arso, San Martino, Pittore, Pini di Solimena, Cavalli di Bronzo, Tufarelli, Pagliare) e quelli deliberati nel tempo dalle diverse amministrazioni comunali (De Gasperi al posto di Tanucci, De Lauziéres, Guerra, Galdieri, Cautela). Si presentano, infine, spiegazioni anche per toponimi rimasti tuttora misteriosi (Patacca, Sandriana, Mannini, Rubinacci e così via). Grazie, poi, alle ricerche della prof.ssa Marta La Greca – che ha curato il dettagliato Dizionario dei toponimi di San Giorgio a Cremano – è possibile – spiega l’autore – esaminare i nomi di tutti i toponimi al femminile ed il loro inferiore e sproporzionato rapporto numerico rispetto a quelli maschili, tutti suddivisi per categorie e periodi storici.
Non manca, infine, l’attenzione al patrimonio storico-artistico della città con la stupenda chiesa di San Giorgio Martire, la Cappella di Villa Tufarelli e, in particolare, l’oratorio della Venerabile Confraternita dell’Immacolata Concezione con il suo pregevole organo del Settecento e la trecentesco dipinto di Sant’Aniello, cui necessiterebbe un doveroso restauro ed una migliore valorizzazione. San Giuseppe Vesuviano, tutela ambientale: Carabinieri forestali denunciano 44enne
Continua il contrasto dei Carabinieri al fenomeno dell’inquinamento ambientale. Il Nucleo Investigativo del N.I.P.A.F. del Comando Gruppo Carabinieri Forestale di Napoli ha denunciato per deposito incontrollato di rifiuti pericolosi un 44enne di San Giuseppe Vesuviano. I militari dell’Arma hanno perquisito l’abitazione dell’uomo e i locali da lui utilizzati. Al termine delle operazioni sono stati sequestrati due veicoli e un area di 100 metri quadrati occupata da rifiuti pericolosi e non pericolosi.
L’uomo – che è stato denunciato anche per smaltimento illecito di rifiuti – è già noto alle forze dell’ordine ed è responsabile dell’abbandono indiscriminato di rifiuti lungo alcune strade periferiche del Comune di San Giuseppe Vesuviano. I Carabinieri forestali hanno infatti accertato che il 44enne svolgeva questa lucrosa e illecita attività utilizzando un auto e un motoveicolo che sono stati sequestrati per la successiva confisca. La raccolta dei rifiuti avveniva “in nero” senza alcun titolo abilitativo presso alcune attività imprenditoriali.
I rifiuti venivano stoccati in un terreno nella disponibilità dell’uomo per poi essere smaltirli illecitamente.
Casamarciano, Covid19: disposte ulteriori misure per il contenimento del virus
Riceviamo e pubblichiamo.
Nuove misure restrittive disposte a Casamarciano per contenere la diffusione del contagio da Covid19.
Nel piccolo comune dell’agro nolano guidato dal sindaco Carmela de Stefano, risultata positiva al virus una settimana fa, attualmente si registrano 44 contagiati e 18 guariti.
Numeri che hanno indotto l’amministrazione comunale a prendere provvedimenti ulteriormente stringenti.
Fino al 3 dicembre sarà dunque vietato l’accesso ai pubblici uffici, fatta eccezione per le urgenze, e comunque sempre previa prenotazione.
Stop anche alla sosta nelle aree verdi (dove si creano i maggiori assembramenti) e alla circolazione, anche pedonale, in via Domenico Vaccaro e via Santa Maria.
Multe salate per i trasgressori.
“Non possiamo più permetterci atteggiamenti di lassismo e comportamenti irresponsabili che minano l’incolumità di tutti – dichiara il sindaco Carmela de Stefano – Chi sbaglia paga. Non voglio più vedere ragazzi che girano per il paese incuranti del pericolo che corrono e che portano anche nelle loro case, con il rischio di contagiare i familiari. Adesso basta”.Castello di Cisterna, Carabinieri arrestano un uomo per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso
In data odierna, a Castello di Cisterna (NA), i Carabinieri della Sezione Operativa del N.O.R. della locale Compagnia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere – emessa dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo partenopeo – nei confronti di 1 indagato (65enne), gravemente indiziato di una tentata estorsione aggravata dal cd. metodo mafioso, avvenuta a Castello di Cisterna, nell’ottobre 2019, in danno del committente di alcuni lavori edili destinati a civili abitazioni, mediante il ricorso a reiterate minacce veicolate agli operai della ditta.
L’indagine, in particolare, ha consentito di:
– ricostruire l’effettiva richiesta estorsiva veicolata all’indirizzo del committente dei lavori (inizialmente stimata in 3000 euro e poi portata a 1000 euro), per come emerso, prospettata alle vittime quale sussidio da destinare ai detenuti;
– appurare che l’attività estorsiva non si sia concretamente consumata a seguito del diniego della vittima e della sua conseguente decisione di denunciare;
– documentare le modalità utilizzate dall’indagato che, con più azioni consecutive, contraddistinte dal ricorso a minacce, si avvalevano della forza intimidatrice promanante dall’associazione camorristica denominata clan “IANUALE” operante in Castello di Cisterna.
L’arrestato è stato associato presso la Casa Circondariale di Napoli – Secondigliano.
Covid, Campania: il sindaco de Magistris scrive a Conte. “Qui sanità fuori controllo. Urgono misure a sostegno di tutte le povertà”
Lettera del sindaco di Napoli Luigi de Magistris al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. In essa il sindaco esprime innanzitutto la “viva preoccupazione per la situazione della sanità pubblica nella Regione Campania” dove – spiega – “si è perso completamente il controllo dei vari settori che compongono la struttura della difesa della salute dei cittadini. Dalla medicina territoriale di distretto, ai tamponi, dal tracciamento dei contagi, ai posti letto, ai reparti Usca, alla enorme difficoltà di curare altre patologie di persone non affette da coronavirus, perché è stato disposto il blocco dei ricoveri”.
“Ho apprezzato – scrive de Magistris – il suo recente decreto che considero condivisibile ed equilibrato, ma al quale devono seguire misure necessarie rivolte al territorio della nostra città e di quello Metropolitano di cui sono sindaco. Ne elenco alcune che rivestono una importanza ed un’urgenza improrogabile. La prima riguarda il trasferimento, immediato, di una liquidità significativa e forte, con ordinanza di Protezione Civile per sostenere tutte le povertà che, rispetto alla precedente chiusura sono notevolmente aumentate, soprattutto, nella nostra città”.
A Napoli, però, niente piazze e lungomare chiusi per contrastare assembramenti. Lo afferma proprio de Magistris al termine della riunione in videoconferenza del Comitato provinciale per l’Ordine e la sicurezza. “Per quanto riguarda la parte del Dpcm che affida anche ai sindaci la possibilità di chiudere singole strade o aree, come da circolare del ministero dell’Interno, ho chiesto alle forze di polizia, anche attraverso il coinvolgimento delle Asl, di verificare se ci sono specifici e circostanziati luoghi in cui persistono situazioni particolari di assembramento in cui è necessario intervenire, perché è evidente che – ha detto de Magistris – essendo la città di Napoli molto vasta non ha senso chiudere solo una piazza perché le persone si riverserebbero altrove, così come è pressoché impossibile chiudere il lungomare data anche la chiusura della Galleria Vittoria (interdetta al traffico per lavori, ndr)”.
Per il sindaco “si rischierebbero ancora di più assembramenti e situazioni complicate. Pertanto, noi ci atteniamo al Dpcm e al decreto del ministro della Salute che non individuano Napoli come zona rossa. Ho chiesto in sede di Comitato che ci sia sempre maggiore controllo da parte delle forze di polizia sul rispetto delle prescrizioni e delle regole”, ha concluso.
(Foto ANSA Campania)
Somma Vesuviana, Marco travolto e ucciso: si attende il dissequestro della salma per l’ultimo saluto
Il terribile incidente avvenuto due sere fa a Somma Vesuviana, lungo via Circumvallazione, si è portato via Marco Alano, 45enne di Portici. La tragedia è avvenuta all’altezza del civico 41, dove si trova la ditta Caputo che insiste su entrambi i lati della strada: di conseguenza, per andare da una parte all’altra bisogna attraversare e correre senza dubbio un grosso rischio. Sì, perché la strada in questione è molto pericolosa: non solo è particolarmente trafficata, in quanto collega i due centri di Somma Vesuviana e Sant’Anastasia, ma soprattutto gli automobilisti che la percorrono hanno la pessima abitudine di farlo a velocità elevate.
Dalle videocamere si evince che L. C., il ventunenne di Sant’Anastasia che ha investito il povero Marco con la sua Fiat Panda bianca, andava a forte velocità e che il relativo impatto non ha lasciato scampo alla vittima, sbalzata in aria in un urto estremamente violento. Il giovane guidatore, risultato negativo sia all’alcoltest che a quello tossicologico, è stato denunciato a piede libero. Sarà la CTU (consulenza tecnica d’ufficio) a stabilire l’esatta dinamica del tragico incidente.
Da ieri, oltre al cordoglio e al dolore lancinante per una vita strappata all’affetto dei propri cari, arrivano sui social le denunce dei cittadini, preoccupati da tempo dalla pericolosità di via Circumvallazione: una delle tante strade della città che alcuni automobilisti confondono con una pista dove sfruttare al massimo le potenzialità del mezzo. “Da quando è stata asfaltata la situazione è anche peggiorata”, scrive qualcuno commentando l’accaduto. “Manca la segnaletica: semafori, dossi, e soprattutto non si capisce dove è possibile attraversare o meno”, annota qualcun altro. “L’amministrazione dovrebbe intervenire, è già tardi purtroppo”.
Intanto a pagare con la propria vita è stato Marco, che lascia una moglie, anche lei dipendente presso la stessa ditta che produce frutta secca. Marco si era soffermato a osservare, con cautela, l’andirivieni delle auto, e quando si è sentito “sicuro” ha mosso un piede per attraversare la strada: esattamente in quel momento, però, è sopraggiunta la Panda che lo ha travolto e trascinato per alcuni metri sul parabrezza, prima di fermarsi. Ora la salma di Marco è posta sotto sequestro e si attende il dissequestro e l’esame autoptico per consentire un ultimo saluto. Le indagini del caso sono a cura della polizia municipale di Somma Vesuviana diretta dal comandante Claudio Russo.
Casalnuovo, domani il funerale di Simone presieduto dal vescovo Di Donna. Il sindaco: sarà lutto cittadino
E oggi, davanti al gip del tribunale di Nola, Sebastiano Napolitano, l’udienza di convalida dei fermi dei tre giovani accusati dell’omicidio dello studente e del tentato omicidio di un suo amico, Gino Salamone.
La salma di Simone Frascogna sta per fare ritorno a casa, nel rione Licignano. Intanto è già stato organizzato il funerale del ragazzo barbaramente ucciso a coltellate per futili motivi da un branco di giovanissimi bulletti della zona. Sarà il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, a presiedere le esequie dello studente di appena 19 anni ammazzato per futili motivi la sera di martedì 3 novembre da tre ragazzini dell’area compresa tra Casalnuovo e la confinante Pomigliano. La messa funebre si terrà domattina, alle 9 e 30, nella chiesa dell’Annunziata, nel rione in cui Simome abitava con la sua famiglia, il papà Luigi, il fratello maggiore Stefano, la sorellina di 10 anni e la mamma, Natascia Lipari, che durante la fiaccolata cittadina di giovedi per chiedere giustizia ha rivolto pesanti accuse nei riguardi dei congiunti dell’assassino, Domenico Iossa, 18 anni. Congiunti dell’omicida in erba che – sono le parole pronunciate l’altra sera da Natascia Lipari davanti a centinaia di persone – avrebbero urlato a Iossa, mentre veniva portato via dai carabinieri, la frase “ti aspetteremo, sei un leone”. La mamma di Simone ne ha avute anche per la madre dell’assassino. “Se non fosse stata cattiva, se fosse stata una mamma buona avrebbe consegnato lei suo figlio ai carabinieri”, il dito puntato dalla signora Lipari. “Dico a tutte le madri dei tre assassini – ha aggiunto la donna, disperata – che i vostri figli sono solo delle belve”. In base alla testimonianza dell’amico che in quella tragica sera era con Simone, Gino Salamone, miracolosamente scampato alla morte, martedi sera a scagliare le coltellate è stato anche l’altro componente del branco, C.B., un minorenne di 17 anni. C.B. avrebbe colpito Gino con un paio di fendenti alla spalla che hanno provocato alla vittima 18enne ferite giudicate guaribili in un paio di settimane. Il terzo componente del gruppo di bulli, F.T., avrebbe invece aiutato fisicamente sia C.B. che Iossa ad affondare i coltelli nel modo più letale possibile. Il tutto mentre gli stessi aggressori urlavano in napoletano frasi del tipo “voi non sapete chi siamo”. Stamattina il gip del tribunale di Nola, Sebastiano Napolitano, terrà l’udienza di convalida dei fermi eseguiti dai carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna. Per tutta la giornata di domenica il sindaco di Casalnuovo, Massimo Pelliccia, ha proclamato il lutto cittadino.
Covid-19, la protesta dei sindaci dell’Area Nolana contro i disservizi dell’ospedale “S. Maria della Pietà”
Ancora problemi all’ospedale di Nola, che ormai vede esaurirsi il numero di posti letto e assiste all’aumento di casi positivi che non potrebbero neanche essere accolti per un tempo prolungato, non essendo una struttura idonea. I sindaci dell’Area Nolana richiedono intervento immediato all’ASL Napoli 3 Sud e al Presidente De Luca per fronteggiare l’emergenza.
Ormai da mesi sotto i riflettori, l’ospedale “S. Maria della Pietà” di Nola ritorna ad essere oggetto di nuove polemiche dovute all’aumento smisurato dei contagiati che la struttura non può contenere, non risultando “Covid Hospital”. La mancanza di percorsi appositi, unitamente alla natura stessa del presidio ospedaliero che, al contrario, si presenta come “Stop Covid”, atto, cioè, ad accogliere i pazienti positivi solo per una sosta momentanea e in numero non superiore a 12, porta oggi nel caos la città bruniana e tutti i comuni limitrofi che hanno come punto di riferimento questo pronto soccorso.
Una realtà difficile da comprendere, eppure sono i fatti a parlare. Oltre 30 il numero dei contagiati a cui il nosocomio nolano offre assistenza e cure in spazi assolutamente non idonei per fronteggiare l’emergenza sanitaria. L’aggravante che da settimane ha fatto alzare un gran polverone è la possibilità di rendere “Covid Hospital” questo presidio che già attualmente si ritrova costretto a sbarrare il passaggio alle ambulanze con pazienti affetti da malattie differenti dal coronavirus.
Trovandosi ad affrontare questo grande rischio, i comuni dell’Area Nolana hanno inviato una comunicazione dettagliata all’ASL Napoli 3 Sud e al Presidente De Luca per avere delucidazioni in merito alla catastrofica situazione in cui riversa l’ospedale di Nola, su cui, fin da troppo tempo, si stanno chiudendo entrambi gli occhi con non poche conseguenze. Dalla lettera emerge che: “[…] Presso il presidio ospedaliero S. Maria della Pietà di Nola è risultato che è presente un gran numero di ricoveri per contagiati Covid diversamente da quanto annunciato dalla direzione ASL Napoli 3 che avrebbe smistato su cliniche convenzionate e/o altre strutture disponibili ad accogliere tale tipologia di ricoveri”. Questa situazione crea non pochi problemi alla popolazione locale che non vede garantiti i livelli essenziali delle prestazioni sanitarie. Con urgenza è stato richiesto un intervento immediato per trasferire i pazienti positivi nelle strutture idonee alla cura del Covid-19.
Una situazione che crea grande sconforto, accrescendo la paura che il virus da mesi sta diffondendo nelle città. Paradossalmente, alla paura di poter contrarre il Covid-19 si aggiunge il timore ancor più grande di ammalarsi d’altro, vedendo così annullata ogni minima speranza di salvezza. Bisogna, altresì, ricordare che attualmente il pronto soccorso di Nola per il numero di posti letto ormai in esaurimento può accogliere solo pazienti che riversano in gravissime condizioni, quindi codici rossi della rete IMA – per la cura dell’infarto miocardico acuto – ma anche quanti sono destinati ai reparti di pediatria e ostetricia.
Sant’Anastasia, sospesa l’isola pedonale in piazza Trivio
La disciplina della circolazione stradale di piazza Trivio durante i fine settimana aveva molto fatto discutere in passato, fin dal 2017 quando l’ex amministrazione iniziò a dettare indirizzi in questo senso: istituzione isola pedonale dalle 20 alle 4 del mattino di venerdì, sabato e domenica, modifica della circolazione veicolare su via Capodivilla, via Sodani, via Strettola, via San Michele Arcangelo e via Castelluccio. Nel 2018 furono installati 7 stalli di sosta a pagamento, infine il commissario prefettizio, a parziale modifica, decise per la modifica dell’orario di chiusura secondo l’avvicendarsi di ora legale e ora solare.
Provvedimenti che, alla luce delle nuove norme anticovid e dei relativi Dpcm, non hanno più senso di esistere: le attività di ristorazione, i bar, i pub, chiudono alle 18, quantomeno in zona «gialla» come la Campania, dunque i provvedimenti adottati per consentire la movida o comunque con l’intenzione di «facilitare» o incentivare l’aggregazione, tornano inutili se non deleteri. La delibera di giunta che impartisce al responsabile di servizio l’indirizzo politico, poi adempiuto con atto consequenziale del comandante della polizia locale, Pasquale Maione, sospende il dispositivo di circolazione. La giunta del sindaco Carmine Esposito mette tutto in standby fino al 24 novembre o comunque fino a quando il governo dia nuovamente via libera alla riapertura definitiva delle attività commerciali negli orari di sempre.
Per cui si potrà percorrere la piazza e, come corollario, sarà consentita la sosta a pagamento negli stalli presenti fino alle 20, 30.
Quaranta anni fa, a Ottaviano, l’assassinio di Mimmo Beneventano.
Quel giorno ci sentimmo vigliacchi: vigliacchi di una viltà che si sconta vivendo.
Uccisero Pasquale Cappuccio il 13 settembre 1978 e Mimmo Beneventano il 7 novembre 1980. E poi i blitz e la grande inchiesta sulla camorra vesuviana, l’ininterrotto macello, la tempesta degli arresti plateali, l’ambiguità dei pentiti, l’ambiguità dello Stato, l’intreccio esplosivo tra camorra e trame di vario colore politico e perfino di segno istituzionale, e infine l’”affaire” del sequestro Cirillo, ci spinsero nel baratro. Un’ intera generazione di Ottavianesi, una generazione che per ironia del destino era rigogliosa di buoni cervelli, fuggì via dalla politica, decise di dimenticare, sperò di non sentire più l’eco dei colpi che avevano ammazzato Pasquale Cappuccio e Mimmo Beneventano. Quando la famiglia Beneventano si trasferì a Ottaviano, fummo, Franco Cammisa e io, tra i primi amici di Mimmo nella parrocchia di San Francesco, allora governata da don Pasquale Romano. Mimmo aveva una voce robusta e squillante, e negli occhi un che di elettrico, che gli impediva talvolta di cogliere le smorzature delle luci e delle ombre, i toni medi e chiaroscurali. Il suo coraggio era una qualità dello spirito e una dimensione del corpo: si manifestava, prima ancora che nei contenuti e nei toni delle parole, nel tempo e nella misura dei movimenti e dei gesti: tesi, spavaldi, come se fossero gridati. Il radicalismo cattolico e quel senso assoluto e categorico della giustizia, che separa, giustamente, il bene dal male a colpi netti e senza pentimenti, lo portarono verso il PCI, e nel PCI, verso la sinistra del partito. Non aveva comprensione per il nostro essere democristiani. Associava i democristiani all’immagine della mozzarella, a un qualcosa di molle – diceva, ridendo di una risata che all’improvviso si venava di malinconia – a un qualcosa di umidiccio che si spappola in latte e siero. L’ assassinio di Mimmo Beneventano ci atterrì anche per la violenza ferina dell’esecuzione: l’immagine di Lui che non riusciva a gridare il dolore del morire e della Madre che dal balcone urlava il dolore Suo, di Suo figlio e del mondo si impresse tragicamente nella coscienza di una generazione che scopriva di non aver più nulla da dire. Ci sentimmo tutti vigliacchi: vigliacchi di una viltà che si sconta vivendo. Credo che Mimmo non ci abbia concesso il suo perdono: non abbiamo fatto quello che potevamo fare. Sa che non è stata la paura a fermarci e a “distrarci”: sa che è stata la disillusione. E la disillusione è una colpa ancora più grave della paura.

