Parla l’amico di Simone scampato alla morte: “Ci accoltellavano e gridavano: ma non avete capito chi siamo?”

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Piange a dirotto mentre ricorda l’amico ucciso, mentre trova la forza di ricostruire quella tragica serata di martedi 3 novembre in cui il povero Simone Frascogna ha perso la vita e lui l’ha scampata per un soffio. Gino Salamone, 18 anni e una voce che strazia il cuore solo a sentirla, ieri sera, poco prima di partecipare al corteo cittadino per chiedere che giustizia sia fatta, ha rivolto un saluto ideale al caro amico scomparso e descritto con dovizia di particolari la ferocia del branco dei tre giovani assassini in erba che hanno ammazzato Simone e che per un soffio fortuito non hanno ucciso anche lui.

Gino, ce la fai a ricordare la figura di Simone ?

“Era un ragazzo meraviglioso, era generoso, leale, buono, sempre pronto ad aiutare gli amici. Era anche molto coraggioso quando si trattava di difendere dalle ingiustizie e dalla cattiverie chi voleva bene. Comunque un ragazzo normale, semplice, come tutti quelli di cui si circondava”

Te la senti di ricostruire tutto quello che è successo martedì sera ?

“Si. Mi trovavo nella macchina di Simone, la Ford Fiesta era quella della sua mamma. Simone guidava e io ero seduto accanto, al posto del passeggero. A un certo punto ci siamo fermati allo stop che si trova nei pressi del passaggio a livello delle Ferrovie dello Stato, lungo via Vittorio Emanuele. Non l’avessimo mai fatto. Ci ha subito lampeggiato ripetutamente con gli abbaglianti una Smart Four Four ultimo modello. All’interno abbiamo visto che alcuni ragazzi si sporgevano dai finestrini gridandoci contro in dialetto “ma chi sei ? Ma andatevene, ma chi sei ? Allora io gli ho risposto per le rime. “Ma chi sei tu ?”, gli ho detto. Loro quindi si sono avvicinati ancora di più con l’auto, si sono incollati e hanno continuato a lampeggiare. Noi però non gli abbiamo dato retta più di tanto e abbiamo proseguito per la nostra strada. Sembrava che i nostri inseguitori fossero andati via”

E poi ?

“Poi abbiamo percorso in macchina alcune centinaia di metri fino al punto in cui abita un nostro amico, Pasquale, che vive a pochi passi dal municipio, sul corso Umberto. Volevamo parlare con lui, citofonarlo, così, per vederlo. Se ci fosse stato un pericolo lo avremmo avvertito. Ma sembrava che tutto si fosse tranquillizzato. Non appena però Simone ha fermato la macchina sotto il palazzo di Pasquale ci sono piombati addosso”

Cioè ? Racconta meglio…

“Ce li siamo visti addosso, improvvisamente. Ci avevano seguiti. Non ci hanno dato il tempo di uscire dall’auto. Due di loro hanno bloccato la mia portiera, non potevo uscire. Il mio finestrino era aperto e uno, che poi ho riconosciuto in foto nella caserma dei carabinieri, era C.B., mi ha messo le mani addosso ma aveva un coltello. L’altro, F.T., lo aiutava tenendo chiuso lo sportello e urlando. Batteva i pugni sulla macchina F.T. e gridava in napoletano “ma allora non hai capito chi sono io ?”. Ma io ho reagito: ho preso subito un paio di coltellate. Una mi ha trafitto una spalla. Loro intanto urlavano. Anche D.I. urlava, imprecava. A un certo punto non ho visto più D.I. . In quel frangente Simone ha tentato di aiutarmi e quindi ha deciso di aprire la sua portiera. E’ sceso dall’auto per darmi una mano dall’esterno mentre io continuavo a lottare bloccato sul mio sedile. Poi li ho visti scappare quei bastardi. Alla fine sono potuto scendere dall’auto e ho visto Simone riverso a terra, sul marciapiede. Aveva ferite dietro le spalle. Me lo ricorderò per tutta la vita“