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Un eroe del nostro tempo, il “cretino”: ne parlano L. Sciascia, U. Eco, Fruttero & Lucentini e M. Serra

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E’ Karl Kraus il primo a intuire che i mezzi di comunicazione di massa favoriscono, nel ‘900, la nascita e l’evoluzione della figura del “cretino”. Il “cretino” politico del ’68, nel racconto di Sciascia, Flores d’Arcais, Mughini e Bocca. Il cretino nell’età dei “social”: le riflessioni di Umberto Eco, Fruttero e Lucentini, e Michele Serra: il “cretino” lagnoso.

“Per il cretino il cretino è sempre un altro” (Fruttero &Lucentini).

 

Il “cretino” è un personaggio diverso dallo “stupido”, che era già noto ai Greci e ai Romani. Il “cretino” appare sulla scena a partire dagli anni ’20 del ‘900, quando gli organi di comunicazione di massa e gli arringatori delle folle incominciano la loro trionfale conquista dell’intelletto e dei sentimenti della società civile. Lo capì, da subito, Karl Kraus: “Il segreto dell’agitatore è di rendersi stupido quanto i suoi ascoltatori, in modo che questi credano di essere intelligenti come lui.”: ovviamente, questa corrispondenza non sarebbe stata possibile senza il sostegno della radio e dei giornali, senza i ministri della propaganda di Stalin, di Hitler, di Mussolini. La Tv e i “social” hanno impresso alla figura del “cretino” i moti di un’evoluzione velocissima e disordinata: e così sono nati i complottisti di vario livello e i terrapiattisti, e oggi, nella tempesta del “coronavirus”, i negazionisti. Da una radio cattolica un prete, qualche giorno fa, ha annunciato che la pandemia è provocata da un complotto di Satana: e Kraus, un secolo fa, già aveva previsto queste scoperte fantastiche: “Il diavolo è un ottimista se crede di poter peggiorare gli uomini. Talvolta i mistici trascurano il fatto che Dio è tutto fuorché un mistico.”. Leonardo Sciascia indicò il 1963 come l’anno della svolta: si formava, negli spazi dei partiti di sinistra, “il cretino mimetizzato nel discorso intelligente, nel discorso problematico e capillare”: era un tipo di cretino apparentemente nuovo, ma che in sostanza traduceva a sinistra la lezione impartita dalla  destra fascista e nazista nei primi 40 anni del ‘900: le parole possono influenzare la storia creando per la massa “verità” comode e semplici come slogan; e quale sia il rapporto tra queste verità e i fatti, lasciamo che lo scoprano gli intellettuali scomodi come Sciascia.  Il ruolo che il “cretino di sinistra” svolse nelle agitazioni del ’68 in Italia e nel resto d’Europa venne raccontato nove anni dopo da Paolo Flores d’Arcais e da Giampiero Mughini nel libro “ Piccolo sinistrese illustrato”, il cui tema centrale venne individuato da Giorgio Bocca nella prefazione: è la descrizione di “un’invenzione linguistica, collettiva e spontanea, di rapida e facile comunicazione, intesa a coprire la mancanza di idee generali e di prospettive del futuro.”. Per evitare equivoci, conviene ricordare che Sciascia, Flores d’Arcais, Mughini e Bocca erano tutti di “sinistra”, tutti “scomodi”, tutti profeti illuminati nei loro avvertimenti: attenti !!! un giorno torneranno i “cretini” di destra e useranno le stesse armi: slogan, verità costruite, notizie false stese a coprire il vuoto di programmi e di progetti. Nel 2009, in un articolo dell’ “Espresso”, Umberto Eco e Jean- Claude Carrière presentarono il libro che avrebbero pubblicato l’anno dopo, “Non sperate di liberarvi dei libri”, e parlarono degli “imbecilli” a cui, sosteneva Eco, i “social” davano voce. Eco non volle dir nulla sui “cretini”, che si rifiutano di ascoltare e di capire quello che dici e pretendono di parlare senza contraddittorio: “il cretino è quello che porta il cucchiaio alla fronte invece che alla bocca”. Al “cretino” Fruttero e Lucentini hanno dedicato una trilogia. Nell’introduzione del terzo volume, “Il cretino è per sempre”, gli autori scrivono che il personaggio è “a mortalità bassissima”, perché la società gli apre spazi “ a destra come a sinistra” e gli offre “poltrone, sedie, sgabelli, clamorose tribune, inaudite moltitudini di seguaci, e molto danaro”. Non è possibile sconfiggere il “cretino”, e odiarlo è inutile: “dileggio, sarcasmo, ironia non scalfiscono le sue cotte di inconsapevolezza, le sue impavide autoassoluzioni: per lui il cretino è sempre un altro.”. Michele Serra, autore della prefazione, osserva che per gli autori del libro il “cretino” di oggi non ha responsabilità delle sue azioni e delle sue parole: “ammesso che si guardi, il cretino non si vede, e dunque non vede, prima di tutto la sua inadeguatezza, i propri limiti. Che non sono segnati dal destino cinico e baro o dalla malevolenza e dall’invidia degli altri o dalle gravissime colpe della politica e del potere( oggi si direbbe: della Casta).”. Il “cretino” non sa che malattie, sventure e disgrazie sono una condizione della vita: “e nel caso lo sospettasse, lo negherebbe disperatamente pur di non abbandonare quello status di beata irresponsabilità che è la cretineria…”. Secondo Fruttero e Lucentini, scrive Michele Serra, il “cretino” di oggi è “il lagnoso”, che anche la morte la spiega solo come conseguenza della crisi assistenziale, del caos ospedaliero, “come una disfunzione, un’avaria, un problema, un errore, una sorta di difetto di fabbricazione cui la casa produttrice sarebbe tenuta, per legge, a provvedere. Pretendiamo ormai di vivere “in garanzia”.”. E Michele Serra, Fruttero e Lucentini scrivevano queste cose prima della pandemia…..