Somma Vesuviana, il sindaco Di Sarno firma l’ordinanza che proroga la chiusura delle scuole fino al 7 dicembre

Riceviamo dal Comune di Somma Vesuviana e pubblichiamo. “Pochi minuti fa ho firmato ordinanza sindacale con la quale si proroga la sospensione delle attività didattiche in presenza, in tutte le scuole di ogni ordine e grado fino al 7 Dicembre. Dunque le scuole continueranno con la DAD.  L’ordinanza proroga anche la chiusura fino al 7 Dicembre anche di tutti i Circoli Ludici e ricreativi, della Biblioteca Comunale e di Piazza Europa. Permane il divieto di forme di aggregazione e riunioni al chiuso e all’aperto, anche connesse ad eventi celebrativi che si svolgano in forma di corteo e comunque non in forma statica e con postazioni fisse, le stesse sono limitate ai soli familiari congiunti. Per tutte le piccole e medie strutture di vendita è fatto obbligo di esporre all’esterno dell’esercizio, un cartello indicante il numero massimo di avventori che possono trovarsi contemporaneamente all’interno dei locali, in base alla superficie netta calpestabile, in modo da garantire il distanziamento secondo le normative vigenti. Nei condomini permane l’obbligo di sanificazione degli spazi di uso comune qualora siano accertati casi di positività al Covid 19. Si raccomanda a tutti gli esercenti di sanificare i propri locali esponendo con cadenza settimanale, all’esterno dell’attività, l’autocertificazione attestante l’avvenuta sanificazione ed i prodotti utilizzati. Per esercizi commerciali dove è previsto l’uso di carrelli, l’ordinanza prevede l’igienizzazione degli stessi e delle postazioni cassa almeno due volte al giorno. Si raccomanda agli amministratori dei condomini di provvedere, con cadenza mensile, alla sanificazione degli spazi ad uso comune, ed esporre in modo ben visibile all’ingresso, la documentazione attestante l’avvenuta sanificazione degli ambienti e la tipologia di prodotti utilizzati”. Lo ha annunciato poco fa Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana. “Nell’ultima Conferenza dei Sindaci del Vesuviano – ha concluso Di Sarno – e che si è svolta ieri pomeriggio, abbiamo concordato all’unanimità sulla necessità di adottare ulteriori misure restrittive, nell’ottica della migliore gestione dell’emergenza in atto ed in relazione alla gravità della potenziale diffusione del Coronavirus. I dati di oggi, sul territorio, ritornano a destare particolare attenzione. Abbiamo 61 nuovi positivi, 718 positivi attivi di cui 20 ricoverati in ospedale, 107 persone in sorveglianza sanitaria ma abbiamo anche 55 nuovi guariti. Ricordo a tutti i cittadini che c’è l’obbligo della mascherina, sempre!”.

Perché nella storia dell’arte del calcio Maradona è Caravaggio

E Pelé è Raffaello. Avevo già incominciato a scrivere l’articolo, quando ho letto il post in cui Vittorio Sgarbi dice che Maradona è inarrivabile come nella pittura è inarrivabile Caravaggio. Credo che le corrispondenze tra i due “artisti” siano dettate proprio da alcuni caratteri della loro “arte”. Le testimonianze di Eduardo Galeano, Osvaldo Soriano, Gianni Brera e Jean -Noel Schifano. Perché Maradona era “intimamente napoletano”. L’arte di Pelé era quella di Raffaello: nel segno della bellezza ideale ogni giocata diventava pura luce, rispondeva a quella classica armonia che Mario Sconcerti giudicò aspetto distintivo del “modo” con cui il brasiliano trattava il pallone. E nello spazio di quell’ armonia anche l’invenzione dettata dall’ impulso creatore e dall’istinto risultava un gesto disegnato dalla ragione, dalla logica della geometria. Mario Sconcerti ha messo l’arte di Pelé sullo stesso piano della filosofia di Eraclito e di Platone. L’arte di Maradona era luce che si sprigionava dalla notte, e di questa notte aveva bisogno per esistere, per manifestarsi, così come, nei quadri di Caravaggio, le tenebre sono necessarie per farci capire che quei lampi di luce che prorompono dal loro corpo non sono i chiarori trasparenti dell’idea, ma portano dentro di sé le memorie della storia e della vita reale, la trama delle passioni, della violenza, delle notti trascorse nelle taverne, e, a Napoli, nella Taverna del Cerriglio. Maradona fu un artista del Barocco, e lo vide chiaramente Gianni Brera: “ Maradona è uno sgorbio divino, magico, perverso: un jongleur di puri calli che fiammeggiano feroce poesia e stupore (è dei poeti il fin la meraviglia).” Diceva Eduardo Galeano, grande scrittore argentino nelle cui pagine si annidano “sorprese” barocche, che il “pibe de oro” era stato mandato dagli dei per colpire gli “scienziati” che uccidevano il calcio affidando il ruolo più importante non alla classe dei giocatori, ma agli schemi e alle tattiche: “Ma per fortuna appare ancora sui campi qualche sfacciato con la faccia sporca che esce dallo spartito e fa lo sproposito di mettere a sedere la squadra avversaria, l’arbitro e il pubblico, per il puro piacere del corpo che si lancia contro l’avventura proibita della libertà.”. Ma se i suoi piedi si fossero limitati a inventare dribbling e tiri e doppi passi solo per destare la meraviglia degli altri, Maradona sarebbe stato solo un artista “decorativo”. E invece, scriveva Brera, “quando questo leggendario scorfano batte il lancio lungo che arriva, illumina, ispira, capisci che i ghiribizzi erano puro divertissement, esibizione per i semplici: se il momento tecnico- tattico lo esige, in quelle tozze gambe animate dal diavolo entra solenne il prof. Euclide.”. Maradona sapeva che la luce prodigiosa della sua arte aveva bisogno, per manifestarsi in tutta la sua potenza, di confrontarsi ogni giorno con il “grigio” delle miserie e dei vizi che inquinano la vita quotidiana e la storia, per dimostrare che, di questo “grigio” essa, l’arte, era molto più forte, e che era capace perfino di purificarlo. Un lancio, un pallonetto, un gol in rovesciata, il calcio di punizione che irride la barriera e il portiere facevano sì che compagni, avversari e spettatori dimenticassero le pagine “scure” della vita privata del campione: del resto – lo ricordava anche Osvaldo Soriano – senza le “pagine scure” Oscar Wilde non sarebbe diventato Oscar Wilde, Caravaggio sarebbe rimasto un Merisi qualsiasi e Van Gogh avrebbe fatto, tutt’al più, l’imbianchino. Forse Pelé non si sarebbe mai vantato di aver segnato un gol con la mano. Maradona lo segnò, nel 1986, nella partita contro l’Inghilterra, allo stadio Atzeca di Città del Messico, nei quarti di finale della Coppa del Mondo: e disse che era stata non la sua mano, a colpire il pallone, ma la “mano di Dio”, intervenuta a punire la squadra dei colonialisti inglesi che avevano fatto guerra all’Argentina per restare padroni delle Malvinas. E per dimostrare che in quella partita c’era veramente un “segno divino”, Maradona fece il secondo gol dopo aver dribblato quasi tutti i giocatori inglesi, uno per uno, in uno  slalom di 70 metri: il gol più bello della storia del calcio. Durante i Mondiali del 1990, che si giocarono in Italia, Osvaldo Soriano si recò nel “ritiro” dell’ Argentina e Maradona incominciò a palleggiare un’arancia e sfidò lo scrittore: “ Mi dica quante volte tocco l’arancia con la mano.”. Palleggiò a lungo, con ogni parte del corpo, poi si fermò. Disse Soriano: “ Non l’ha mai toccata con la mano”. Ma si sbagliava. “L’ho toccata due volte, con la mano” disse Diego, e aggiunse “ Ora sa come si è sentito quell’arbitro, in Messico”. Era sincero, Maradona, quando interpretava il ruolo di paladino del Sud del mondo contro il Nord: se non fosse stato un uomo sincero, non sarebbe diventato amico di Fidel Castro, non avrebbe conquistato l’affetto, e oggi le lacrime, di tutti i suoi compagni di squadra e dei suoi avversari, non sarebbe pianto in Argentina come un eroe nazionale. In quei Mondiali del 1990 a Napoli la sua Argentina eliminò l’Italia: il giorno prima Maradona aveva detto ai Napoletani che gli Italiani si ricordavano di loro solo ora, per spingerli a fare il tifo contro l’Argentina: solo ora mettevano da parte, e per la durata di una partita, il secolare disprezzo per la città e per il suo popolo. Jean Noel Schifano scrisse che la vittoria dell’ Argentina in quella memorabile partita era “un miracolo drammatico, imperioso,  ludico e necessario: l’azzurro napoletano di Maradona cancellava il rosso sangue di Garibaldi”. Forse i nonni del campione erano emigranti campani: ma chi sa che la luce di Napoli porta in sé la memoria della notte del golfo e del fuoco del Vesuvio, capisce perché Maradona divenne subito un eroe napoletano, perché nelle sue geniali invenzioni un popolo intero trovò la soddisfazione della rivincita e del riscatto, e perché sono sincere le lacrime che i Napoletani tutti dedicano oggi al loro Campione, fatto di immensa luce e di debolezze mai nascoste, e destinato a vivere per sempre nei loro cuori. Napoletano per sempre.

Boscoreale, a Villa Regina un presidio per la sicurezza e l’educazione alla legalità e al rispetto per l’ambiente

Riceviamo dal Comune di Boscoreale e pubblichiamo. La Giunta comunale ha approvato lo schema di convenzione con il Parco Nazionale del Vesuvio e il Comando dei Carabinieri Forestali, per insediare nel quartiere Villa Regina, all’interno della struttura “Auditorium – Centro culturale”, sede del nascente Museo del Parco Nazionale del Vesuvio, una stazione dei Carabinieri forestali. Il comodato prevede la creazione della stazione in un’area non destinata al percorso espositivo, e una sinergia nelle attività per la sicurezza della struttura e delle aree circostanti. I lavori di adeguamento dei locali sono finanziati dal Parco Nazionale del Vesuvio. “Con questo accordo – commenta il sindaco Antonio Diplomatico – non solo rafforziamo la presenza delle forze dell’ordine nel nostro territorio, ma abbiamo la possibilità di realizzare un’importante collaborazione con un Corpo dello Stato, particolarmente impegnato nel campo della tutela ambientale per sviluppare, insieme agli altri attori istituzionali impegnati per la valorizzazione dell’area di Villa Regina (Parco Nazionale del Vesuvio, Parco Archeologico di Pompei, Osservatorio Vesuviano, istituti scolastici), un ampio programma di educazione alla legalità e al rispetto della natura. Questa ambizione è fondamentale perché sviluppo e sicurezza crescono se rafforziamo il senso di comunità e favoriamo modelli culturali maggiormente condivisi. Sento il dovere – conclude il Sindaco – di ringraziare il presidente del Parco Nazionale del Vesuvio Agostino Casillo e il comandante dei Carabinieri Forestali Antonio Lamberti, per la determinazione con cui hanno portato avanti questa scelta”.

Siamo Sommesi, Aliperta ricorda Melania Rea e lancia l’appello alle vittime: “Denunciate sempre!”

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Durante l’intervista rilasciata a “Cultura A Colori” la consigliera Adele Aliperta, capogruppo di Siamo Sommesi al comune di Somma Vesuviana (NA), ha ricordato Melania Rea, nel giorno dedicato alla lotta contro ogni forma di violenza perpetrata nei confronti delle donne.

Somma Vesuviana è tristemente nota per il femminicidio di Melania Rea”, ha dichiarato la capogruppo di Siamo Sommesi., soffermandosi poi sulle innumerevoli iniziative promosse sul territorio a cura delle associazioni locali. In particolare, l’ultima ideata da EvaProEva, è quella della buca rossa in piazza Vittorio Emanuele III. “E’ un progetto importante che aiuta le donne vittime di violenza a denunciare i propri carnefici in maniera anonima e autonoma. Dobbiamo aiutare queste donne a prendere consapevolezza. Ha commentato Aliperta che lancia un appello a tutte le vittime e a chi è a loro vicino.

Nel periodo di lockdown la violenza domestica è aumentata considerevolmente. E’ importante per le vittime denunciare per se stesse, ma soprattutto per i loro figli costretti a vivere nel terrore e con esempi di violenza. Il mio appello è a queste donne, ma anche a chi è vicino a loro, che hanno l’obbligo di aiutarle a prendere consapevolezza e alla denuncia. Mi rivolgo ai familiari e agli amici. Noi amministrazione Di Sarno e io prima di tutto come donna e cittadina sommese, ci rendiamo disponibili all’ascolto e all’aiuto. Vogliamo promuovere le iniziative atte alla risoluzione del problema.”

Napoli piange Diego Armando Maradona: l’omaggio della città al diez napoletano

Non ci sono parole per esprimere il dolore che, da napoletani, tutti stiamo provando. Se n’è andato uno di famiglia, un parente, un amico perché è questa l’impressione che dava Diego, di essere un ragazzo normale, uno che  pur essendo un fenomeno quando si trattava di avere un pallone tra i piedi, sapeva essere e sentirsi  parte della comunità partenopea. Come fu per Massimo Troisi e Pino Daniele, oggi Napoli e il mondo intero vivono una delle più grandi perdite della storia dell’umanità. Milioni di tifosi, di appassionati di calcio, ma anche di gente che il calcio non l’ha mai seguito, sono accorsi nei luoghi sacri del diez argentino, come il murales nei quartieri spagnoli dove tutti hanno voluto partecipare alla veglia funebre organizzata, per quanto possibile, in suo onore. E poi c’è lo Stadio San Paolo, la casa di Diego, che ieri si è illuminato all’improvviso per rendergli omaggio, il luogo in cui ha emozionato tutti con un pallone tra i suoi piedi d’oro. Ed è proprio all’esterno di questo luogo, parallelamente a dov’è situata la storica curva B che tutti hanno voluto lasciare una dedica, un fiore, un oggetto personale, un’immagine che ritraesse colui che per tutti è e per sempre sarà IL DIO DEL CALCIO.
Gli occhi arrossati, pianti disperatamente silenziosi, mani unite in una breve preghiera, un pellegrinaggio continuo lungo le strade simbolo del pibe de oro. Una notte di  dolore quella appena trascorsa,  il dolore delle persone che accorrono fuori lo stadio, bambini a cui è stato tramandato l’amore per Maradona e dunque per il calcio, intere generazioni che si stringono con lo sguardo e che guardano senza emettere alcun suono l’esterno dello stadio, di quella che resterà per sempre la casa di Diego. -“Non può essere vero, Diego non può morire”- sono queste le parole che tutti pronunciano, in segno di un amore trascendentale che non avrà mai fine. Perché nessuno credeva che Diego Armando Maradona potesse morire davvero. Non era un comune mortale ma una visione, qualcosa che tutti credono sia per sempre. Ed è proprio così, perché Diego non è morto, un pilastro del genere, un eroe per napoletani e argentini, un idolo o meglio, un Dio nel suo mondo, non muore mai.
C’è silenzio oggi a Napoli, a sprazzi si sente una voce flebile, spezzata dall’emozione che intona un coro per l’eroe di una città tanto dura quanto sensibile che somiglia tanto a Diego e forse è proprio questo che li ha resi inseparabili. Non c’è Napoli senza Maradona e non c’è Maradona senza Napoli. Un profondo rispetto per un uomo estremamente sensibile, che ha dovuto lottare contro se stesso e per se stesso, che ha fatto di Napoli il suo porto sicuro, e per un calciatore anzi, per il calciatore, che nessuno potrà mai scordare. Perché se c’è una cosa che Napoli sa fare meglio di tutti è non dimenticare chi gli ha regalato emozioni pure, chi li ha fatti piangere di gioia, chi, anche se solo attraverso uno schermo, ha connesso il suo cuore a quello di un altro essere umano. E Diego Amando Maradona ha fatto proprio questo, ha unito tutti in quello che è l’amore per il calcio e l’ha fatto con la gioia di un ragazzino che ha il cuore puro, che senza un pallone è completo solo a metà.
Nel suo San Paolo, Diego sarà ricordato stasera e sempre, in quel luogo che l’ha ufficialmente consacrato a Dio del Calcio e che, quasi sicuramente, prenderà il suo nome: lo Stadio Diego Armando Maradona.

Ottaviano, a “All Together Now” Domenico Iervolino stupisce ed emoziona tutti con “La Sera dei miracoli”

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È uno dei protagonisti di questa edizione di All Together Now, il programma di canale 5 dedicato alla musica presentato da Michelle Hunziker: si chiama Domenico Iervolino ed è di Ottaviano.
Classe ’97, Domenico è un cantautore moderno, suona vari strumenti tra cui la chitarra e il piano ed ha la fortuna di apparire bene in camera. Non si tratta solo di un bel faccino come alcune malelingue vorrebbero far intendere, Domenico è un artista completo, oltre che essere dotato di una gran bella voce, scrive anche ottime canzoni, fresche, memorabili, orecchiabili ma non per questo prive di significato. Dopo aver partecipato a The Voice of Italy qualche anno fa, il cantautore è ora alla ricerca di un vero e proprio trampolino di lancio per la sua carriera. Domenico, come ha dimostrato anche in altre situazioni passate, è dotato della “sensibilità dell’artista” e l’ha confermato ieri durante l’ennesima esibizione in All Together Now. Il ragazzo ha cantato “La sera dei miracoli” di Lucio Dalla, un masterpiece della musica italiana, tra le più belle mai scritte che avrebbe potuto tramutarsi in un grandissimo scivolone per il cantante ottavianese. Eppure, Domenico ha stupito tutti, dopo anni di sacrificio, di studio, di estrema passione per la musica, quella di ieri è stata una delle più grandi soddisfazioni per il ragazzo. Tutto il Muro si è alzato in piedi dando al ragazzo un bel 100, il massimo. Un cambiamento radicale che ha stupito anche la conduttrice, perché Domenico, nonostante il grande talento naturale che possiede, nelle scorse puntate si era ritrovato addirittura a rischio eliminazione. Palesemente commosso, spaesato dal rumore degli applausi e dall’improvviso risultato ribaltato, Domenico ha emozionato tutti, compreso i giudici che sono stati pienamente in accordo con il voto del Muro, ritrovandosi inaspettatamente in pole position. Mettere tutti d’accordo in programma del genere è davvero difficile, ma lui ci è riuscito con la sua voce, la passione per la musica e la sua grande sensibilità. Rita Pavone e Anna Tatangelo confermano l’emozione e i brividi che hanno provato ascoltandolo, J-Ax ribadisce l’originalità ma soprattutto il rispetto con cui Domenico ha cantato un brano tanto immenso e, nonostante nelle scorse puntate gli avesse consigliato di non lasciare gli studi di ingegneria, anche Francesco Renga è sembrato piacevolmente sorpreso dalle nuove sfumature della sua voce.
Una serata indimenticabile per tutti e, anche se il percorso di un artista è sempre molto lungo e tortuoso, Domenico oggi ci ha insegnato che vivere inseguendo un sogno non è mai un errore.

Pomigliano D’Arco, sicurezza ambientale, incendiava rifiuti: denunciato un 67enne di Sant’Anastasia

Carabinieri Forestali e Polizia Locale individuano e denunciano un 67enne Incendiava rifiuti raccattati dalle cantine svuotate in un terreno da lui gestito all’insaputa dei proprietari. È stato denunciato così un uomo di 67 anni di Sant’Anastasia, noto alle Forze dell’Ordine. Le indagini svolte dai militari della Stazione Carabinieri Forestale di Marigliano insieme alla Polizia Locale di Pomigliano D’Arco, sono partite il 18 novembre scorso quando molti cittadini, allarmati dalla densa nube nera che si era innalzata da un terreno in Via Ciccarelli a Pomigliano D’Arco, avevano chiesto aiuto ai Carabinieri e alla Polizia Locale. Pochi, i rifiuti che sono stati classificati perché – a seguito dell’incendio – andavano quasi totalmente distrutti. I militari sono riusciti ad analizzare solo una parte di divano, un decoder TV ed altri scarti edili. L’incendio di rifiuti aveva interessato un’area di 16 metri quadrati. Sono stati visionati i filmati delle telecamere Comunali: individuato il mezzo utilizzato per compiere il reato.
Gli accertamenti eseguiti a Sant’Anastasia – luogo di residenza del proprietario del mezzo – hanno permesso di individuare il 67enne.
L’uomo è stato denunciato per combustione illecita di rifiuti e l’area posta sotto sequestro per la bonifica. La zona di masseria Ciccarelli di Pomigliano D’Arco è più volte stata teatro di abbandono e combustione illecita dei rifiuti. In questo periodo sono 2 le persone denunciate per la combustione illecita di rifiuti e circa 5mila gli euro di sanzioni elevate nei confronti di coloro che hanno abbandonato i rifiuti che sono stati individuati grazie anche al prezioso aiuto fornito dalle telecamere Comunali ripristinate nella zona.

Ciao Diego!

Diego, Dios, D10S, il calcio, il mito, un piede, una mano e un colpo di testa, il Pibe de Oro, la Mano de Dios, il barillete cosmico, uno slancio, il dribbling, una veronica e un tiro a fil di palo. Si gira e ti fa la palommella. Ti punta e ti lascia sul posto. Ti metto la barriera troppo vicina? E lui segna un gol più unico che raro. L’argentina piange, e lo stesso fa Napoli. Un uomo con tanti difetti, che diventava Dio sul prato verde. Diavolo e angelo. Di mano e di piede. Contro il nord razzista, contro gli inglesi imperialisti, contro il sistema e contro il mondo, anche contro se stesso. Rubato dalla droga e dall’alcool, sul campo rubava cuori e anima, di argentini e napoletani. Un ballo di un uccellino, ti salta col suo piedino, un colpo di testa, uno di spalla, poi il tacco, e ancora il tacco. Te lo fa con un pallone, ma anche con un limone. Ok, te la metto lì, e lui lo fa. Una botta, ad effetto e a palommella. Oltre una barriera, oltre i difensori, con i cuori oltre l’ostacolo. Maradona è meglio e Pele’, nuje tenimm ‘a Maradona, bom bom bom, allisciatece ‘o baston, iamm currite, amma vencere ‘o campionato. Una città lo piange, perché ha ricevuto da quell’uomo molto più di quanto molti napoletani le abbiano dato. Gli Scudetti, la Coppa Italia, la Supercoppa e la Coppa UEFA, uno stadio che urla “Diego”, una città che lo piange, sportivi che lo ricordano. Maradona e i suoi difetti, ma un cuore che lo ha fatto tornare sui suoi passi, fino al figlio riconosciuto. Il ricordo amorevole dei compagni. La Domenica Sportiva e un VHS. 90′ minuto, è il turno del Napoli, vediamoci che ha fatto Maradona. Un video su Youtube. Una foto di un giornale sbiadita. Una telecronaca che urla il suo nome. Diego è stato sinonimo del calcio, portavoce di classe, estro e sregolatezza, figlio di Dio, Dio del pallone, alla faccia di Eupalla, alla faccia dei poteri terreni. Ma tutto inizia e tutto finisce. Finisce l’uomo, ma non il ricordo, non la memoria. Finisce la vita terrena, ma il mito, per fortuna, continuerà per sempre.

Somma Vesuviana, avviso per reclutamento di  vigili da altri comuni, il consigliere Piccolo: “Ennesimo sopruso ai danni dei cittadini di Somma”

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Riceviamo  e pubblichiamo una nota stampa dal consigliere Pasquale Piccolo.    Con determina n.632 del 19.11.2020 il responsabile organizzativo area 1 ha fatto un avviso per il reclutamento di 5 unità di personale, utilizzando le graduatorie di idoneità di altri enti comunali, per l’assunzione di 5 vigili urbani. In un momento in cui nel nostro paese dilaga la disoccupazione e le condizioni economiche delle famiglie sommesi viaggiano verso momenti sempre più critici, negare la possibilità e la speranza di inserimento a dei giovani sommesi attraverso l’espletamento di un concorso pubblico, anche se nazionale, è davvero un atto grave ed irrispettoso. Sicuramente il concorso avrebbe richiesto tempi un po’ più lunghi (90-120 giorni) per cui non basta giustificare tale scelta adducendo come motivazione la brevità dei tempi. Di emergenze a Somma ce ne sono tante da risolvere e non sarebbero stati i tempi per il concorso a penalizzare ancora di più la nostra città. Questa scelta manda in fumo un’altra speranza per i nostri giovani e non depone bene per il Sindaco e la sua amministrazione. VERGOGNA !!    Pasquale Piccolo

[VIDEO] Marigliano, contro la violenza sulle donne torna la campagna di sensibilizzazione “Noi ci mettiamo la faccia”

Ricorre oggi la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una ricorrenza istituita nel 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Una occasione per porre l’accento su un fenomeno che – come sancito dall’ONU – ostacola il progresso e “il raggiungimento dell’eguaglianza, dello sviluppo e della pace” . Per il secondo anno consecutivo torna anche l’iniziativa promossa dall’associazione degli imprenditori M.I.A. Marigliano, che hanno voluto ancora una volta metterci la faccia. Il nobile intento parte dal territorio, da quei commercianti che vivono in questo periodo una condizione esasperante di attesa e difficoltà, eppure non perdono la voglia di impegnarsi nel sociale, per la città. Stavolta è stato il neo consigliere Antonio Di Sauro, della maggioranza, a fare da tramite con le istituzioni e così l’iniziativa è stata portata all’attenzione del nuovo assessore a pubblica istruzione e formazione, la docente di matematica e fisica Irene Sorgente, che abbiamo incontrato per l’occasione. “Una società che si definisce egualitaria, progressista e civile non può nutrirsi più di cronache di abusi, omicidi e violenze sulle donne. Stop alla violenza muta!”, sottolinea l’assessore Sorgente. Dall’inizio dell’anno già 91 donne hanno perso la vita a causa delle violenze subite soprattutto nell’ambito familiare. 91 grida di dolore che nessuno è riuscito a sentire. 91 ferite che nessuno potrà guarire. La pandemia e il lockdown hanno reso ancora più difficile alle donne fuggire dal proprio carnefice. Ecco perché oggi, più che mai, è indispensabile dire BASTA alla violenza sulle donne. “Noi ci abbiamo messo la faccia”, dicono i commercianti mariglianesi. “Denunciare significa gettare le basi per una riacquistata serenità e un muro contro le vessazioni”, affermano i Carabinieri, ricordando i numeri 112 e 1522, prezioso recapito per segnalare violenze e stalking.