Napoli piange Diego Armando Maradona: l’omaggio della città al diez napoletano

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Non ci sono parole per esprimere il dolore che, da napoletani, tutti stiamo provando. Se n’è andato uno di famiglia, un parente, un amico perché è questa l’impressione che dava Diego, di essere un ragazzo normale, uno che  pur essendo un fenomeno quando si trattava di avere un pallone tra i piedi, sapeva essere e sentirsi  parte della comunità partenopea.

Come fu per Massimo Troisi e Pino Daniele, oggi Napoli e il mondo intero vivono una delle più grandi perdite della storia dell’umanità. Milioni di tifosi, di appassionati di calcio, ma anche di gente che il calcio non l’ha mai seguito, sono accorsi nei luoghi sacri del diez argentino, come il murales nei quartieri spagnoli dove tutti hanno voluto partecipare alla veglia funebre organizzata, per quanto possibile, in suo onore. E poi c’è lo Stadio San Paolo, la casa di Diego, che ieri si è illuminato all’improvviso per rendergli omaggio, il luogo in cui ha emozionato tutti con un pallone tra i suoi piedi d’oro. Ed è proprio all’esterno di questo luogo, parallelamente a dov’è situata la storica curva B che tutti hanno voluto lasciare una dedica, un fiore, un oggetto personale, un’immagine che ritraesse colui che per tutti è e per sempre sarà IL DIO DEL CALCIO.

Gli occhi arrossati, pianti disperatamente silenziosi, mani unite in una breve preghiera, un pellegrinaggio continuo lungo le strade simbolo del pibe de oro. Una notte di  dolore quella appena trascorsa,  il dolore delle persone che accorrono fuori lo stadio, bambini a cui è stato tramandato l’amore per Maradona e dunque per il calcio, intere generazioni che si stringono con lo sguardo e che guardano senza emettere alcun suono l’esterno dello stadio, di quella che resterà per sempre la casa di Diego. -“Non può essere vero, Diego non può morire”- sono queste le parole che tutti pronunciano, in segno di un amore trascendentale che non avrà mai fine. Perché nessuno credeva che Diego Armando Maradona potesse morire davvero. Non era un comune mortale ma una visione, qualcosa che tutti credono sia per sempre. Ed è proprio così, perché Diego non è morto, un pilastro del genere, un eroe per napoletani e argentini, un idolo o meglio, un Dio nel suo mondo, non muore mai.
C’è silenzio oggi a Napoli, a sprazzi si sente una voce flebile, spezzata dall’emozione che intona un coro per l’eroe di una città tanto dura quanto sensibile che somiglia tanto a Diego e forse è proprio questo che li ha resi inseparabili. Non c’è Napoli senza Maradona e non c’è Maradona senza Napoli. Un profondo rispetto per un uomo estremamente sensibile, che ha dovuto lottare contro se stesso e per se stesso, che ha fatto di Napoli il suo porto sicuro, e per un calciatore anzi, per il calciatore, che nessuno potrà mai scordare. Perché se c’è una cosa che Napoli sa fare meglio di tutti è non dimenticare chi gli ha regalato emozioni pure, chi li ha fatti piangere di gioia, chi, anche se solo attraverso uno schermo, ha connesso il suo cuore a quello di un altro essere umano. E Diego Amando Maradona ha fatto proprio questo, ha unito tutti in quello che è l’amore per il calcio e l’ha fatto con la gioia di un ragazzino che ha il cuore puro, che senza un pallone è completo solo a metà.
Nel suo San Paolo, Diego sarà ricordato stasera e sempre, in quel luogo che l’ha ufficialmente consacrato a Dio del Calcio e che, quasi sicuramente, prenderà il suo nome: lo Stadio Diego Armando Maradona.