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Diego, Dios, D10S, il calcio, il mito, un piede, una mano e un colpo di testa, il Pibe de Oro, la Mano de Dios, il barillete cosmico, uno slancio, il dribbling, una veronica e un tiro a fil di palo. Si gira e ti fa la palommella. Ti punta e ti lascia sul posto. Ti metto la barriera troppo vicina? E lui segna un gol più unico che raro. L’argentina piange, e lo stesso fa Napoli. Un uomo con tanti difetti, che diventava Dio sul prato verde. Diavolo e angelo. Di mano e di piede. Contro il nord razzista, contro gli inglesi imperialisti, contro il sistema e contro il mondo, anche contro se stesso. Rubato dalla droga e dall’alcool, sul campo rubava cuori e anima, di argentini e napoletani. Un ballo di un uccellino, ti salta col suo piedino, un colpo di testa, uno di spalla, poi il tacco, e ancora il tacco. Te lo fa con un pallone, ma anche con un limone. Ok, te la metto lì, e lui lo fa. Una botta, ad effetto e a palommella. Oltre una barriera, oltre i difensori, con i cuori oltre l’ostacolo. Maradona è meglio e Pele’, nuje tenimm ‘a Maradona, bom bom bom, allisciatece ‘o baston, iamm currite, amma vencere ‘o campionato. Una città lo piange, perché ha ricevuto da quell’uomo molto più di quanto molti napoletani le abbiano dato. Gli Scudetti, la Coppa Italia, la Supercoppa e la Coppa UEFA, uno stadio che urla “Diego”, una città che lo piange, sportivi che lo ricordano. Maradona e i suoi difetti, ma un cuore che lo ha fatto tornare sui suoi passi, fino al figlio riconosciuto. Il ricordo amorevole dei compagni. La Domenica Sportiva e un VHS. 90′ minuto, è il turno del Napoli, vediamoci che ha fatto Maradona. Un video su Youtube. Una foto di un giornale sbiadita. Una telecronaca che urla il suo nome. Diego è stato sinonimo del calcio, portavoce di classe, estro e sregolatezza, figlio di Dio, Dio del pallone, alla faccia di Eupalla, alla faccia dei poteri terreni. Ma tutto inizia e tutto finisce. Finisce l’uomo, ma non il ricordo, non la memoria. Finisce la vita terrena, ma il mito, per fortuna, continuerà per sempre.