A scuola di Mozzarella Dop, “sold out” il nuovo corso per casari. Si punta sulla tecnologia: lezioni on line anche da India e Israele

Riceviamo dall’ufficio stampa del Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana DOP e pubblichiamo. Ha preso il via la quarta edizione del corso per diventare casari, promosso dalla Scuola di formazione lattiero casearia del Consorzio di Tutela Mozzarella di bufala campana Dop, in collaborazione con il gruppo “FormaMentis”. Per garantire il rispetto di tutte le disposizioni delle autorità in tema di contrasto al Covid19, per la prima volta le lezioni si terranno on line, grazie all’utilizzo di una piattaforma tecnologica che garantirà i collegamenti con tutti gli studenti. L’obiettivo è creare tra i giovani le figure-chiave del comparto, per rendere sempre più moderno il settore. «Sold out» il nuovo anno di studi: è stato infatti raggiunto il tetto previsto di 20 studenti, provenienti sia dall’Italia che dall’estero. In particolare, tra gli iscritti del 2020 c’è un giovane proveniente da Israele e un altro dall’India. Due anche le donne che hanno scelto di intraprendere il corso e sognano un futuro da “casare” nei caseifici della filiera. Altri studenti arrivano da Roma, Sanremo, Bari, Napoli e diverse zone della Campania. Gli alunni affronteranno 500 ore di lezione, tra nozioni di chimica, microbiologia, legislazione e tanta pratica sul campo. Il corso prevede infatti nella prossima primavera un’ampia fase di stage nelle aziende aderenti al Consorzio. Finora sono 38 i giovani diplomatisi alla Scuola, in possesso della qualifica ufficiale di “operatore della lavorazioni lattiero-casearie”. Il placement del corso è molto alto, circa il 93% degli studenti trova subito un lavoro oppure apre una propria attività nel comparto. «Formazione è la parola d’ordine per rafforzare il ruolo da protagonisti della mozzarella di bufala campana Dop nel panorama dell’agroalimentare di eccellenza del Paese. In un mondo completamente cambiato dalla pandemia, noi vogliamo costruire una filiera preparata al mercato», spiega il presidente del Consorzio, Domenico Raimondo. L’accreditamento del Consorzio di Tutela della Mozzarella di bufala campana Dop nel sistema formativo regionale ha colmato un gap del Mezzogiorno. «Quel progetto ha compiuto tre anni – fa sapere il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani – e sta offrendo sbocchi sociali e occupazionali a tanti ragazzi all’interno di una filiera dinamica e sempre più giovane e rosa. Il 39% degli oltre 11mila addetti nel comparto è under 32, mentre il 30% è rappresentato da donne. Giovani, formazione, ricerca e innovazione tecnologica sono proprio gli asset strategici su cui investire ancora».

Ottaviano, parte il fondo di solidarietà. Capasso: “Chi può donare aiuti chi è in difficoltà”

È iniziata oggi ad Ottaviano la raccolta fondi di solidarietà promossa dal sindaco Luca Capasso per aiutare le famiglie e tutti coloro che stanno purtroppo vivendo un periodo di estrema difficoltà economica.  Il primo cittadino aveva proposto alla Regione di aderire a questa iniziativa per creare un maxi fondo solidale per cui non ha mai ricevuto una risposta positiva. Dunque si parte da Ottaviano che ha messo a disposizione 100 mila euro per far partire questo grande progetto, ai quali si aggiungeranno i soldi che il Governo ha stanziato per i buoni spesa e quelli che doneranno i privati. Il Sindaco ha pubblicato tutte le disposizioni da seguire sulla sua pagina facebook per chi vuole e può dare una mano a chi è stato meno fortunato in questo periodo. Chiunque può infatti donare qualsiasi tipo di cifra a seconda delle proprie possibilità economiche, anche una piccola mano tesa verso l’altro può fare la differenza. “Facciamo trascorrere un Natale meno difficile a tutti gli ottavianesi che hanno bisogno di aiuto” è questo l’appello che Capasso ha fatto poco fa tramite un post su facebook. Chi può aiuti, chi non può non verrà lasciato solo in un momento così tragico, a causa della pandemia per cui, purtroppo, moltissime persone hanno perso il lavoro. Il resoconto delle donazioni e la conseguente distribuzione dei fondi avverrà mediante un avviso pubblico. Questi gli estremi per donare: -Conto corrente n. 26605808 -Intestato a: Comune di Ottaviano servizio di Tesoreria -Codice IBAN: IT30 P076 0103 4000 0002 6605 808 -Causale bonifico: Emergenza COVID

Fiume Sarno, sei mesi di incessante attività da parte dei Carabinieri Forestali, Ambientali e Agroalimentari

Ormai da oltre sei mesi, e soprattutto dal termine del primo lock – down, i Carabinieri del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari hanno intrapreso una complessa e incessante campagna di controlli, anche con l’ausilio di droni, tesi a reprimere fenomeni di abbandono di rifiuti nonché di illeciti sversamenti da parte di imprese operanti nelle aree del Bacino Idrografico del fiume Sarno. Già la prima fase dei controlli aveva portato alla denuncia in stato di libertà di nr. 48 persone e all’individuazione di nr. 26 scarichi abusivi, con contestuali nr. 15 sanzioni amministrative; successivamente, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale di Napoli con i dipendenti Nuclei Operativi Ecologici di Napoli e Salerno e dei Gruppi Carabinieri Forestali di Napoli, Avellino e Salerno, hanno proseguito nelle ulteriori verifiche di opifici industriali, insistenti nell’alto, medio e basso Sarno, con numerosi sequestri di aziende responsabili di illecito smaltimento di rifiuti e scarichi non autorizzati di acque reflue industriali, come accertato dai militari con la collaborazione tecnica di personale dell’ARPAC, sotto il coordinamento sinergico delle Procure della Repubblica di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata. Si tratta dunque di uno sforzo coordinato e congiunto di tutte le Istituzioni, finalizzato ad accertare e porre un freno alle cause dell’inquinamento del fiume Sarno. Complessivamente, nel corso degli ultimi sei mesi, dalla fine del cd “lock down”, i Carabinieri dei citati reparti hanno: –       controllato nr. 264 attività produttive; –       denunciato nr. 144 persone; –       individuato nr. 41 scarichi abusivi; –       effettuato nr. 36 sequestri tra aziende e/o parti di esse; –       elevato nr. 57 sanzioni amministrative per un importo pari a  circa € 225.000 ca. Nel contesto delle stesse indagini i Carabinieri hanno eseguito, su delega delle Procure interessate, una serie di controlli presso gli uffici di numerosi Comuni attraversati dal citato corso d’acqua, attesi i risultati delle analisi dei campioni d’acqua del fiume Sarno, effettuati dall’ARPA Campania, da cui sono emersi lungo tutto il corso del fiume valori di concentrazione elevati di “escherichia coli”, eccedenti di gran lunga il limite massimo fissato normativamente, soprattutto in prossimità della foce del fiume. Gli accertamenti condotti su questo significativo campione, hanno dunque permesso di avere conferma che le cause di inquinamento del corso d’acqua sono riconducibili a: –   scarichi di reflui industriali effettuati illegalmente da aziende che approfittano delle avverse condizioni meteo; –   scarichi di acque meteoriche di dilavamento, provenienti dai piazzali esterni di attività industriali in genere; –   scarico di reflui della rete fognaria di numerosi Comuni che ancora non dispongono di reti fognarie complete e/o seppur disponendone, queste ultime non sono collettate ai depuratori esistenti. Le attività di controllo sono tuttora in corso e continueranno nel prossimo futuro, anche in attuazione delle ispezioni pianificate nell’ambito dell’Accordo di collaborazione operativo siglato il 16 ottobre 2019 dal Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale con l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, con l’auspicio che si possa addivenire al più presto ad una situazione di conformità a norma di tutti gli scarichi presenti nel bacino idrografico del Sarno.

Somma Vesuviana, dissuasori di sosta al Casamale, la parola all’assessore Perna

Riceviamo e pubblichiamo il chiarimento dell’assessore Rosalinda Perna sulla questione istallazione dissuasori sul borgo antico Casamale.

Il continuo disagio vissuto dai residenti nel quartiere Casamale a causa delle  auto, soprattutto nelle intersezioni delle piccole strade del borgo, e nella piazzetta Collegiata,  mi ha indotto, fin dai primi giorni del mio mandato a cercare di trovare una soluzione immediata. In un primo momento la mia scelta era indirizzata verso l’installazione di fioriere.

Dopo vari sopralluoghi, effettuati con i tecnici del Comune, ho dovuto, mio malgrado abbandonare l’idea dell’installazione di fioriere, in quanto la ridotta dimensione delle strade (di cui alcune a doppio senso di circolazione), non ne ha permesso il posizionamento: le stesse avrebbero creato intralcio alla circolazione degli autoveicoli. Nel momento in cui la scelta è ricaduta sui dissuasori, al Comune è   iniziato l’iter procedurale per portare a compimento tale lavoro. L’ufficio competente è stato oltremodo scrupoloso nella scelta dell’articolo da posizionare, si è provveduto ad acquisire gli opportuni pareri.

Si è cercato di essere il meno invasivi possibile, infatti lo testimonia il ridotto numero di dissuasori installati (solo 20) esclusivamente nelle aree più critiche. Anche il lavoro degli operai è stato effettuato con massima attenzione e non ha creato danni (meno sicuramente di alcune installazioni eseguite in maniera arbitraria da alcuni privati) alla pavimentazione. Io penso che il Casamale sia da tutelare. Vogliamo continuare a vedere scempi? Vogliamo continuare a vedere un vero massacro dei vicoli dove la gente non può più camminare? Stiamo con coraggio regolamentando il tutto ed in modo compatibile alla storia del Casamale, vero patrimonio da valorizzare. Non più tardi di qualche mese fa, partecipai ad una bellissima escursione, un tour culturale, una camminata nel cuore della storia e dei vicoli. Ogni secondo si era costretti a compiere degli slalom tra macchine parcheggiate. Vogliamo continuare a non avere più spazi per bambini, per gli anziani e per le stesse persone che amano godere del borgo camminando? Vogliamo continuare a non comprendere che la vera valorizzazione di un bene culturale non passa per l’uso indiscriminato dell’auto? Un centro storico deve avere percorsi pedonali protetti, in grado di tutelare tutti: bambini, anziani, giovani. Tutti devono essere liberi di percorrere almeno in parte a piedi i vicoli del Borgo. Vogliamo continuare a non comprendere che l’uso così smisurato dell’auto va a danno delle stesse attività commerciali del Borgo del Casamale? E’ sfregio  alla storia mettere paletti e creare percorsi pedonali protetti per bambini, anziani, per coloro i quali finalmente vogliono camminare in piena serenità e nel cuore della storia? E’ sfregio invece la non tutela, l’abbandono, questo è il vero sfregio alla storia. Vorrei ricordare che a poche centinaia di metri dalla zona centrale del Borgo c’è un parcheggio e che sempre a poche centinaia di metri dai vicoli c’è anche un piazzale abbastanza ampio. Ed allora perché non dobbiamo dare la possibilità alla gente proprio del borgo ma anche a coloro i quali vogliono venire a visitarlo di camminare a piedi ed usufruire dei percorsi pedonali protetti almeno lungo i punti principali? Perché dobbiamo continuare a non vedere nel Borgo il nostro Museo fatto di storie e di storia, tradizioni, cultura, prodotti?  Un grande flusso di auto danneggia per davvero il basolato antico, mentre i percorsi pedonali protetti tutelano quella possibilità che il Borgo del Casamale diventi un borgo anche turistico. Perché dobbiamo continuare a non considerare e a non rispettare i commercianti danneggiati dalla presenza davvero massiccia di auto? Vogliamo per davvero bene a quello che è il simbolo del nostro territorio, precludendogli la possibilità di uno sviluppo storico, culturale e turistico che dia anche benessere alla gente proprio del posto? Noi dobbiamo iniziare a ragionare in termini diversi con una visione ampia della cultura e dunque meno auto, più cultura, meno polemiche, più valorizzazione. Abbiamo il dovere e noi lo vogliamo fare, di difendere il bello e il bello oggi, al Casamale, è danneggiato da un uso esagerato di auto nei vicoli di un borgo meraviglioso, uno dei pochi rimasti lungo l’intera fascia vesuviana.  Ecco questa Amministrazione, presieduta dal sindaco Salvatore Di Sarno è la prima che con coraggio vero sta regolamentando l’intero patrimonio culturale del Casamale nel suo insieme. Dobbiamo fare del Casamale un luogo turistico – culturale dove sia possibile venire a comprare, vivere, ammirare le tradizioni, pranzare, cenare, starci anche per turismo. Dobbiamo lasciare al popolo del posto un’eredità basata sul concetto dello star bene. Un luogo dove la gente sia libera di camminare senza doversi fermare ogni secondo per far passare un’auto. Le iniziative di questi giorni si inquadrano in una programmazione molto più ampia non limitata ai paletti come sono stati chiamati. La nascita di percorsi pedonali protetti è da inquadrare in una valorizzazione del Casamale vera, reale, concreta, dando a tutti la possibilità di viverlo. Una programmazione che nell’arco di poche settimane prevede interventi davvero di qualità immediata i quali incroceranno Beni Culturali e Viabilità, grazie anche al lavoro fattivo dell’Assessore Sergio D’Avino.

In piazza sono previste fioriere di modello uniformi a quelle già presenti e dunque non siamo assolutamente dinanzi ad un progetto già completato, finito. Le polemiche non fanno la storia, gli eventi quando mossi da nobiltà d’animo regalano benessere, aprono le menti alla cultura e restano per sempre nella storia perché la fanno.

L’assessore  Rosalinda Perna

“Campania, castelli come musei” il nuovo libro dell’Associazione Terre di Campania

Riceviamo dall’Associazione Terre di Campania e pubblichiamo. L’Associazione Culturale Terre di Campania torna a parlare dei castelli che popolano il territorio della nostra regione e lo fa con la pubblicazione dal titolo “Campania, castelli come musei”, dedicata al patrimonio museale campano ospitato all’interno delle oltre duecento secolari fortificazioni disseminate per le cinque province. Il volume si presenta come una guida tematica pensata per presentare questo particolare aspetto della nostra regione che, crocevia di numerosi popoli nelle diverse epoche, ha conservato quali tracce indelebili del loro passaggio, tra gli altri monumenti, proprio i castelli. I castelli, dunque, al pari di altre importanti strutture architettoniche, sono un veicolo per la conoscenza della storia dei luoghi ove insistono e degli eventi e vicende che hanno ruotato attorno ad essi. Per la maggior parte restaurati in tempi recenti, i castelli presentano, inoltre, l’ulteriore caratteristica di essere, spesso, non solo contenuto, nel senso di elemento di attrazione, anche turistica, di un determinato territorio, ma anche contenitore. Infatti, non è inusuale che i castelli campani, dopo essere stati restituiti al loro antico splendore in epoca contemporanea, siano stati destinati, del tutto o in parte, ad ospitare contenuti culturali di vario genere, dalle mostre alle esposizioni museali. Soprattutto nei piccoli borghi, oggi magari collocati al di fuori dei tradizionali itinerari turistici consolidati in regione Campania, ma non per questo meno ricchi di storia e di attrattive rispetto a luoghi più noti, i restaurati castelli hanno assunto ben presto la funzione di spazio privilegiato ove collocare le raccolte di reperti o le collezioni simbolo della storia locale, in modo da conferir loro un dignitoso palcoscenico ove poter essere fruite e ammirate. “Campania, castelli come musei”, nasce proprio per valorizzare questo importante patrimonio che ha per oggetto i musei ospitati presso siti di incastellamento dislocati sull’intero territorio regionale, privilegiando, in particolare, le strutture presenti nelle aree interne. La guida non si limita alla sola presentazione del patrimonio museale, con la descrizione delle relative collezioni e delle strutture che le ospitano, ma si interessa anche della descrizione generale del territorio su cui le realtà museali prese in esame sono inserite, con particolare attenzione alle altre risorse presenti in loco, siano esse di ordine architettonico, naturale o eno-gastronomico. “Campania, castelli come musei” è un utile strumento per ripensare e riconfigurare l’offerta turistica locale da un nuovo punto di vista, capace di abbracciare, per intero, le ricchezze della nostra regione. Il volume, realizzato con il contributo della Regione Campania – UOD 50.12.01 “Promozione e valorizzazione dei musei e delle biblioteche”, sarà presentato, giovedì 3 dicembre, alle ore 12,00, in diretta Facebook sulla pagina: https://www.facebook.com/TerrediCampania

Somma Vesuviana, sfregio alla storia: dissuasori di sosta nel borgo antico

Dissuasori di sosta e fioriere in ghisa nel borgo antico del Casamale. Sì, in ghisa. Mentre nei borghi di tutt’Italia si pensa finanche a scegliere con cura i colori degli arredi, i materiali, si pensa ad ogni dettaglio perché non stoni con il contesto urbano, l’amministrazione comunale di Somma Vesuviana decide di forare il basolato antico per installare poco nobili e inadeguati paletti di ghisa. A proporlo è stata, sembrerebbe un controsenso, l’assessore con delega alla Tutela del Centro Storico, Rosalinda Perna. Dalla delibera, con il parere favorevole del responsabile dell’ufficio tecnico e quello dell’ufficio contabile, si evince che l’opera servirebbe ad evitare il cattivo costume della sosta selvaggia e “garantire l’incolumità della cittadinanza”. Tutto ciò, si evince sempre dalla delibera, sarebbe in armonia con il contesto storico nel quale saranno inseriti”. Buono a sapersi, ma chi lo avrebbe deciso che è in armonia? Chi avrebbe ritenuto armonioso e giusto bucare un basolato che nel passato ha subito solo lievi modifiche, chi? Chi avrebbe scelto i colori delle fioriere, in netto contrasto con quelli del borgo, posizionate dinanzi alla Collegiata?  Si è detto che occorreva il parere della Soprintendenza, che sarebbe il minimo, ma a prescindere da quel che accadrà è uno sfregio alla storia. Non uno straccio di progetto allegato alla delibera ma solo una immagine con una serie di pallini rossi: su questa immagine si chiedeva il parere favorevole del comando della polizia locale. Nessuno che abbia un minimo di cultura, e tanto occorrerebbe per poter ricoprire ruoli istituzionali e prendere talune decisioni, avrebbe mai prodotto una simile eresia. Ed è una sconfitta. Sì, perché da almeno tre anni i residenti hanno fatto richiesta di telecamere di sorveglianza e di Ztl. Abbiamo scritto fiumi di parole sugli  atavici problemi di sicurezza e e di sosta selvaggia al borgo, abbiamo pubblicato diversi appelli e richieste all’amministrazione, cadute praticamente nel vuoto delle lungaggini burocratiche e, forse,  anche  nella scarsa volontà politica di qualcuno. Non sarebbe stato  più giusto installare  telecamere, ripristinare la ztl, “obbligare” o  meglio “incentivare”i residenti  e i visitatori del borgo a usufruire del parcheggio dietro le Torri, da sempre  miseramente vuoto e ostaggio dei vandali? O prevedere la presenza di un vigile di quartiere, elevare sanzioni e  multe senza sconti per nessuno e non solo quando occorre apparire? Non sarebbe stato più semplice prevedere uno straccio di programmazione  a lungo termine e non interventi episodici e superficiali? Le poche cose belle realizzate sul borgo, dal progetto “botteghe al centro” alla riqualificazione dell’antica Abside alla riproduzione di “Alma Memoria” grazie al collettivo Tramandars e alla valorizzazione delle antiche tradizioni è  principalmente opera delle associazioni, di alcuni  residenti che, spesso, e ingiustamente, si sono visti accusare di essere i colpevoli dei loro stessi problemi. Fatto sta che le risposte vaghe e vuote non bastano più. Intanto, sulla questione dissuasori, la cui spesa ammonta  a 4.200,00 più Iva, quindi  ( stando alla determina..)senza obbligo per l’amministrazione di ricorrere al MEPA Mercato Elettronico Pubblica Amministrazione, aspettiamo la risposta dell’assessore Perna, risposta che ci è stata annunciata per questa mattina.          

Come vivevano gli “umili” vesuviani negli ultimi trenta anni dei Borbone: qualche nota documentata

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E’ polemica continua tra chi rimpiange i Borbone e chi, pur riconoscendo che i Piemontesi vennero da conquistatori, non solo non rimpiange la dinastia, ma la considera colpevole della disfatta del Sud. I “salari” e le “ giornate” di braccianti e muratori vesuviani, e i prezzi degli alimenti tra il 1830 e il 1860. Il problema del pane. Le riflessioni di un sindaco di Ottajano sul tema della povertà. Ricordiamo: un ducato, la moneta fondamentale del sistema economico- finanziario, si componeva di dieci carlini e di 100 “grana”; un “rotolo” corrispondeva a circa 900 grammi.   Coloro che rimpiangono i Borbone ricordano a noi che non li rimpiangiamo le meraviglie della città di Napoli, i  “primati” culturali e industriali: dimenticano, lor signori, che il Regno non finiva a Napoli, e che anche gli “umili” delle terre prossime alla capitale erano in gran parte “mangiafoglie”, perché i maccheroni se li potevano permettere solo di tanto in tanto. E gli “umili” costituivano – dicono gli “statini” dei Comuni vesuviani – la parte più numerosa di ogni comunità.. Inoltre, come scrive De Augustinis in una relazione del 1833, il ciabattino si sentiva più povero che nel 1806 solo perché piaceri naturali ma non necessari erano a poco a poco diventati irrinunciabili: la tazza di caffè, che costava due grana, le camicie di tela, l’abito della festa, e “di quando in quando” lo svago di qualche spettacolo. A metà del secolo gli operai stagionali guadagnavano 25 grana al giorno, un capomastro “portando seco tutti gli attrezzi e utensili” da 30 a 40 grana, il suo aiutante 5 grana in meno, i muratori manovali da 12 a 25 grana, i braccianti 15 grana e in più un piatto di verdura o un pezzo di baccalà fritto e due bicchieri di vino “acquata”. Il baccalà e lo stocco costavano da 8 a 12 grana al rotolo, le alici salate 28 grana, l’olio di Calabria 19, l’olio “fino” 22, il pane “di azzimatura” 3 grana, “di seconda farina ” 4, “di fiore di grano cignarella” 5,5, i maccheroni “fini di semola di saragolla” 8 grana, la pasta “da ingegno”, cioè fatta a macchina, 7 grana.  Un rotolo di “vitella” lo si pagava non meno di 16 grana,  14 grana  un rotolo “di carne vaccina di ottima qualità”, da 12 a 14 grana l’agnello e il castrato. Si comprende chiaramente che la classe degli “umili” non si poteva permettere di servire a tavola la “carne vaccina” e considerava un lusso anche il baccalà e lo stocco: perfino un rotolo – circa gr.900- di pasta fatta a macchina costava la metà della paga giornaliera di un bracciante. Quale fosse il livello dei consumi, nessuno si curò di saperlo, se non in quei termini assai vaghi che i documenti ci hanno trasmesso. Durante la crisi economica del  1853-‘ 55 l’Intendente di Napoli inviò nel territorio ispettori fidati, perché controllassero, in incognito, come i Sindaci provvedevano ai bisogni dei “miseri”. E quelli gli riferirono, all’unanimità, di aver trovato solo “indifferenza davanti alla miseria che affligge la classe infima della popolazione”. Nel fragile sistema del capitalismo napoletano la miseria, come il colera, attaccava anche i “galantuomini”, i cui beni potevano dissolversi repentinamente per un raccolto bruciato dal Vesuvio, per un investimento poco felice, per un appalto sfortunato. Così scrisse nel ’55 all’Intendente il Sindaco di Ottajano, chiedendo il permesso di aiutare un ” galantuomo” ridotto in povertà e colpito da apoplessia: “L’umanità soffre immensamente quando vede il povero soffrire – in bella “povero” fu corretto in “umile”sotto l’impulso dell’autocensura- , ma più risente le afflizioni quando quegli sciagurati appartengono non all’ultima classe, ma bensì a quelle delle persone ben nate e che per volubilità della instabile fortuna trovansi nella massima miseria.”. La povertà della” classe ultima” faceva paura nei momenti di disordine politico. Nell’agitata primavera del ’48 i decurioni di Palma riferirono preoccupati all’ Intendente che le selve del demanio erano “giornalmente danneggiate dalla sfrenata popolazione indigente”. La quale, tre anni dopo, volendo il Decurionato convincere l’Intendente di Caserta che non era giusto vendere il demanio di Palma al barone Compagna, venne pateticamente descritta mentre si aggirava tra  i boschi del demanio cercando i “mezzi da vivere con raccogliere i felci, le fronde, l’erba, il fieno, fragole, asparagi, castagne selvagge, ghiande.” Il pane era uno dei più importanti “segni” economico-sociali. Durante le indagini sui misfatti della banda Pilone, Sebastiano Cimmino, proprietario di Terzigno, dichiarò di sospettare che il suo concittadino Carmine Pagano fosse un manutengolo dei briganti perché, pur essendo egli un bracciante, mangiava il “pane bianco della Torre Annunziata”. Nel febbraio del 1861, a Nola, le forze dell’ordine circondarono la masseria del Crocefisso con la certezza che il colono Pasquale Iovino ospitava il latitante Domenico Della Gala, fratello di Cipriano, perché aveva comprato “fiore di farina per manipolare pasta a mano, aveva fatto un forno di pane e sull’imbrunire comprato in Nola un gran caraffone di vino, ed egli e la famiglia non avevano fatto la mattina il consueto pasto”. I sindaci erano responsabili del peso e della qualità delle forme di pane. Gli Intendenti lo ricordavano con ossessiva insistenza e di tanto in tanto adottavano esemplari provvedimenti di censura nei confronti degli amministratori  che non  svolgevano quel compito con la necessaria attenzione. La tutela dell’ordine pubblico imponeva tale rigore, poiché si temeva che dalla carestia o dal rincaro del pane venissero innescati moti di piazza: inoltre, durante il colera del ’37, si era diffusa l’opinione che l’infezione fosse germinata dalla farina guasta.  

Marigliano, nuova struttura organizzativa: cambia qualcosa nei settori comunali, sempre meno dipendenti

Qualche piccola novità presso il Comune di Marigliano, dove lo scorso 27 novembre si è riunita la giunta del sindaco Jossa, impegnata anche nella ridefinizione della struttura organizzativa: una necessità evidenziata dall’amministrazione e che l’ente ha ritenuto di soddisfare attraverso un nuovo organigramma adeguato alle esigenze operative e funzionali del palazzo di città. Cambia qualcosa, ma non tantissimo. Vale la pena partire dal presupposto che al momento, presso il Comune di Marigliano sono impiegate 68 persone, di cui 8 part-time al 50% e 5 sospese (tra l’indagine sui cosiddetti “furbetti del cartellino” e quella del Giudice di Pace). In sostanza 63 dipendenti attivi, di cui appena 58 a tempo pieno. A tal proposito, con la delibera di giunta n. 115 si provvede anche alla modifica della struttura organizzativa dell’ente e alla mobilità e ridistribuzione del personale, un’azione tesa ad aggiornare il piano triennale delle assunzioni, come auspicato anche dal commissario prefettizio, Roberto Esposito, che prima di andare via aveva sottolineato la forza del bilancio comunale e dunque la possibilità di promuovere concorsi. Ad ogni modo, in attesa di ulteriori mosse da parte dell’amministrazione, per il momento la giunta comunale si è limitata a confermare il numero dei settori (sette), ma prevedendo una diversa distribuzione delle competenze, e questo – si legge nella delibera, citando le leggi – “per assicurare, attraverso una migliore organizzazione del lavoro, elevati standard qualitativi delle funzioni e dei servizi, economicità di gestione, qualità ed efficienza delle prestazioni lavorative, trasparenza e imparzialità dell’operato della pubblica amministrazione”. Di conseguenza, dunque, è stata apportata una modifica ai settori della macchina comunale, per un nuovo assetto organizzativo che prevede quanto segue:
  • Settore I (nessuna modifica): Servizi Sociali – Pubblica Istruzione – Elettorale – Statistica – Informatica – PUNTO INPS
  • Settore II (perde Personale gestione giuridica ed economica, Siad, Cultura, Gabinetto Sindaco, Affari Generali, Servizi cimiteriali e Sport): URP – Informagiovani – Anagrafe e Stato Civile – Archivio – Politiche Giovanili – Biblioteca
  • Settore III (perde Datore di lavoro): Urbanistica – SIAD – Attività Produttive – Patrimonio – SUAP – PIP – Ecologia – Verde Pubblico, Ambiente – Servizi cimiteriali – Sport
  • Settore IV (perde Urbanistica e Cimitero, lavori pubblici): Lavori pubblici e Manutenzione – Datore di lavoro
  • Settore V (nessuna modifica): Ragioneria – Controllo di Gestione – Economato – Entrate Tributarie
  • Staff (guadagna Affari Generali): Contenzioso – Presidenza del Consiglio – Giudice di Pace – Affari Generali
  • Polizia Municipale (perde Ambiente, guadagna Cultura, Gabinetto del Sindaco e Personale): Protezione Civile – Ufficio Passi – Cultura – Vice Segretario e per la funzione – Gabinetto del Sindaco – Personale e Gestione Giuridica ed economica
Scelte che possono sembrare semplici movimenti di pedine, e che invece indicano delle vere e proprie mosse sull’ingarbugliata scacchiera politico-amministrativa comunale (come segnalava anche il vice prefetto Esposito all’epoca del commissariamento), verosimilmente tese anche a ridimensionare e rimodulare, ora che gli equilibri sono cambiati con l’avvento della nuova amministrazione, i centri di potere ancora vivi e vegeti all’interno del municipio.

Lamberti (Federlab): “Test rapidi alle farmacie campane? Una scelta assurda di De Luca”

“L’augusto caudillo di palazzo Santa Lucia, non più tardi di venerdì scorso, durante la solita liturgia che officia via Facebook, si è scagliato contro le ‘regioni canaglia’ che aumentano fraudolentemente il numero dei tamponi effettuati gonfiandoli con i test rapidi che, ipse dixit, sono del tutto inutili. Ora, lo stesso accusatore ha pensato bene di fare dietrofront promuovendo un protocollo con Federfarma ed Assofarma con il quale non solo afferma che i tamponi rapidi sono buoni ma che addirittura è necessario farli non già nei perfidi ed avidi laboratori di analisi cliniche, bensì nelle farmacie. Sì, avete letto bene: nelle farmacie”. Così, in una nota, Gennaro Lamberti, presidente di Federlab Italia, tra le principali associazioni nazionali di categoria dei laboratori di analisi cliniche e dei centri poliambulatoriali privati accreditati con il SSN (con oltre duemila strutture associate). In quel protocollo, attacca Lamberti, “non vengono indicati i requisiti minimi di autorizzazione per eseguire uno screening, quello antigenico, che resta comunque invasivo. Nossignore: mancano regole igienico sanitarie stringenti da seguire e, come d’incanto, spariscono anche i problemi di assembramento (visto che la prenotazione è solo consigliata)”. E poi, rilancia Lamberti, “viene concesso ai farmacisti addirittura l’uso del suolo pubblico, dei camper, delle tende da campo. E, udite udite, non occorre personale specializzato. Gli esami? Possono farli i farmacisti stessi e, se vogliono, magari, i biologi (che, commossi, ringraziano), gli infermieri e addirittura gli OSS”.

Vertenza Auchan Nola: domani l’incontro tra sindacati e azienda

Domani pomeriggio i sindacati e l’azienda, Margherita distribuzione (controllata Conad), si incontreranno in videoconferenza per discutere sul futuro dell’ipermercato Auchan ubicato nel centro commerciale Vulcano Buono di Nola. Finora sono stati i sindacati a lanciare l’allarme. Secondo quanto hanno affermato la scorsa settimana l’azienda ha comunicato verbalmente la chiusura dell’ipermercato entro il 31 dicembre e il contestuale inserimento in cassa integrazione a zero ore dei circa 100 lavoratori. Una decisione che se formalizzata ufficialmente domani determinerebbe un vero terremoto sociale nella zona a oriente di Napoli visto che l’ipermercato di Nola è l’unico della catena napoletana dei quattro ex Auchan (gli altri sono quelli di Mugnano, Giugliano e Pompei) a non essere stato ancora acquistato da un altro marchio prima che Margherita abbandoni, entro gennaio 2021, come del resto annunciato di recente, il comparto partenopeo degli impianti ceduti nel 2019 dalla multinazionale francese della grande distribuzione. Intanto i sindacati chiedono chiarezza. Per domani si aspettano che l’azienda chiarisca tutto in via definitiva sul futuro prossimo dell’ipermercato nolano. A partire dalle date di chiusura e avvio della cassa a zero ore fino ovviamente alle possibili trattative con uno o più potenziali compratori.  Se non saranno rivelate in modo esauriente le intenzioni di Margherita scatterà una più che probabile reazione dei lavoratori, in questo momento estremamente preoccupati per il loro destino e per quello delle loro famiglie.