Napoli e provincia, violazione norme anticovid, chiusi 2 bar e un centro estetico cinese

Senza sosta l’attività dei Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli nel controllo delle attività commerciali che violano le normative anticontagio. Attenzione forte in città e provincia. A Giugliano in Campania, i militari della locale stazione hanno sanzionato amministrativamente una 45 enne di origini cinesi, titolare di un centro massaggi di via San Francesco a Patria. L’esercizio, era aperto e in piena attività, in violazione della normativa vigente che prevede la sospensione delle attività di estetista e centro massaggi. All’interno del negozio vi era anche un cliente italiano, anch’egli multato. Intimata la chiusura temporanea per 5 giorni. Nel quartiere napoletano di Chiaiano, i carabinieri della stazione di Marianella hanno denunciato un 30enne, titolare di un bar di Via Santa Maria a Cubito. Secondo quanto accertato l’attività non rispettava i protocolli di sicurezza degli ambienti di lavoro.  Omessa la formazione dei dipendenti in materia di salute e sicurezza e non esibita preventiva sorveglianza sanitaria per ciascun lavoratore. All’interno del bar 2 clienti che consumavano al bancone: anche loro sono stati sanzionati. Elevate sanzioni che vanno oltre i 37mila euro. E ancora,  i carabinieri della stazione di Casoria hanno sanzionato il titolare di un bar in attività all’interno di un centro commerciale di Via SS Sannitica. Aperto oltre l’orario consentito, il locale aveva poco prima ospitato una festa privata. All’arrivo dei militari, tra i tavoli abbandonati in fretta dai partecipanti e apparecchiati con flûte ancora pieni di cocktail,  un cliente consumava il caffè. Anche lui è stato sanzionato. Il bar è stato chiuso per 5 giorni. (FONTE FOTO:RETE INTERNET)

Somma Vesuviana, covid, il sindaco Di Sarno : “Negli ultimi tre giorni 54 nuovi positivi e curva in rallentamento”

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Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana.   Di Sarno: “Confermato il servizio ambulanza con assistenza a casa esclusivamente per i cittadini di Somma Vesuviana affetti da Covid. Un grazie ai volontari della Misericordia che con i ben 120 interventi hanno salvato la vita alle persone e comunque hanno portato una carezza nelle loro case. Ringrazio anche il team di Psicologia – Emergenza Covid19 che telefonicamente e via skype hanno tenuto più di 200 colloqui con minori ed adulti. Negli ultimi tre giorni 54 nuovi positivi e curva in rallentamento”. Per l’assistenza sanitaria a domicilio è possibile chiamare al numero verde: 800 – 261.487 – tutti i giorni, inclusi Sabato e Domenica – dalle ore 11 alle ore 23. Intanto la raccolta differenziata vola al 71% “Ho riconfermato il servizio di presidio sanitario con ambulanza, medico, soccorritori e autista. E’ un servizio totalmente gratuito per il cittadino e che ha salvato la vita alle persone. Ringrazio di cuore i meravigliosi volontari della Misericordia per l’eccellente lavoro che stanno facendo. Dall’11 Novembre al 2 Dicembre, il presidio sanitario istituito dalla mia Amministrazione ha effettuato ben 120 interventi di cui 60 a casa e 10 ospedalizzazioni. Siamo stati i primi ad avere organizzato un servizio esclusivo per l’assistenza a casa dei malati Covid del nostro paese. A me arrivavano telefonate drammatiche di persone in crisi d’aria e che aspettavano ore il 118. Non ho esitato un attimo ed ho voluto questo servizio per la mia città. Il 16 Novembre sono stati effettuati ben 21 interventi”. Lo ha annunciato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano. Dunque è attiva solo sul territorio di Somma Vesuviana, nel napoletano, l’ambulanza con equipe socio – sanitaria formata da due infermieri, medico e autista, solo ed esclusivamente per assistenza sanitaria ai cittadini affetti da Covid e che comunque avvertono sintomi seri. E’ stata allestita una mini – sala operativa al piano terra, presso la sede del Municipio ed è stato attivato il numero verde 800 – 261.487 al quale è possibile chiamare gratuitamente e dalle ore 11 alle ore 23 mentre prima era dalle ore 12 alle ore 24. Ricevuta la chiamata, il medico procede con una consultazione a distanza ma in caso di necessità parte con l’ambulanza per assistere a domicilio il paziente e valutare il suo ricovero in pieno coordinamento con il 118. Ecco come funziona il servizio ambulanza domiciliare: “Sono veramente degli angeli i volontari della Misericordia – ha proseguito Di Sarno – perché ho visto in loro una profonda umanità. Sono persone che lasciano a casa i loro problemi e quando varcano la soglia della sala operativa che abbiamo allestito al piano terra del Palazzo Municipale, pensano solo ed esclusivamente ad operare per il bene degli altri. Ho visto in loro amore, affetto per le persone. Anche andare a casa e fare una carezza è davvero importante. Io inoltre ringrazio la stampa che ha raccontato una storia positiva dal mio paese, piena di volontariato e di bene. Il servizio funziona in modo molto semplice in quanto ricevuta la chiamata al numero verde 800 – 261.487, il medico valuta l’eventuale necessità di assistenza a casa ed anche il ricovero. E’ un servizio esclusivo per i cittadini di Somma Vesuviana risultati positivi al Covid”. Non solo l’ambulanza ma è attivo il servizio Psicologia – Emergenza Covid19. “Somma Vesuviana è anche capofila del progetto “Psicologia – Emergenza Covod19” per l’ambito 22 che comprende anche i Comuni di Brusciano, Marigliano, Mariglianella, San Vitaliano e Castello di Cisterna. Presso l’Ufficio alle Politiche Sociali diretto dalla dott.ssa Iolanda Marrazzo, abbiamo un team di psicologi che risponde al telefono – ha continuato Di Sarno – o anche via Skype grazie ad un account appositamente attivato. Dall’inizio della pandemia sono avvenuti più di 200 colloqui. L’obiettivo è quello di non lasciare da soli i cittadini che siano minori o adulti. Abbiamo pensato anche agli anziani e alle persone con disabilità per le quali abbiamo attivato il servizio di telesoccorso”. In pandemia vola la differenziata a Somma Vesuviana. “Non si arresta la crescita della raccolta differenziata che stiamo effettuando a Somma Vesuviana con particolare successo, abbiamo raggiunto il 71% di differenziata – ha dichiarato Salvatore Di Sarno – e da subito abbiamo attrezzato una raccolta esclusiva per i positivi al Covid. Infatti il Giovedì oltre alla tradizionale raccolta abbiamo anche la raccolta Covid i cui rifiuti vengono trattati da personale specializzato”. La situazione attuale a Somma Vesuviana: “A Somma abbiamo registrato negli ultimi 3 giorni, 54 nuovi positivi con una curva che sembrerebbe rallentare, 186 nuovi guariti. Attualmente abbiamo 453 positivi attivi di cui 18 ricoverati in ospedale e 54 persone in sorveglianza sanitaria. Ricordo il rispetto delle norme: non è possibile nei bar e nei ristoranti consumare al banco o ai tavoli ma è possibile solo ed esclusivamente l’asporto. C’è divieto assoluto di riunioni all’aperto – ha concluso Di Sarno –  e al chiuso e di cortei, c’è divieto di assembramenti, c’è l’obbligo di mascherina sempre. Nei negozi bisogna provvedere alla sanificazione settimanale degli ambienti e all’igienizzazione dei carrelli spesa e postazione cassa ben 2 volte al giorno. Inoltre bisogna settimanalmente esporre all’esterno la certificazione attestante la sanificazione. A Somma Vesuviana restano chiusi gli edifici scolastici di ogni ordine e grado con didattica a distanza per tutti. E’ possibile uscire solo per motivi di comprovata necessità e con autocertificazione. Chiusi anche tutti i circoli ludici e ricreativi, chiusa la Biblioteca Comunale e chiusa Piazza Europa”.  

Sant’Anastasia, nasce “Carioca”, la pokeria che mescola gusti e colori

Riceviamo e pubblichiamo Il poke è un piatto hawaiano a base di pesce crudo, concepito inizialmente come antipasto ma che oggi si propone come portata principale e che spesso si fa accompagnare dallo smoothie, una bevanda a base di frutta o verdura, che si differenzia per vari aspetti dal “classico” frullato. Il poke è uno dei piatti principali della cucina hawaiana e sta facendo, da un po’ di anni, il giro del mondo: travolto da un’ondata di entusiasmo, paragonabile solo all’accoglienza riservata dai consumatori italiani al sushi, da oltre un decennio ai vertici delle nostre preferenze gastronomiche, è divenuto, in poco tempo, uno dei cibi di maggior tendenza in Italia, specie tra le nuove generazioni. Dalla prossima settimana, anche Sant’Anastasia avrà la sua pokeria, ovviamente progettata – almeno inizialmente – per l’asporto: dall’intuizione e l’entusiasmo di tre giovani ragazzi, infatti, nascerà Carioca, che suggerisce, già dal nome, una cucina essenzialmente fusion, che si propone come culla del poke vesuviano: difatti, grazie al supporto del servizio delivery, sarà in grado di accontentare le richieste dai comuni limitrofi. «In controtendenza con il momento drammatico che viviamo – ha affermato Ciro Corcione, uno dei tre giovani fondatori di Carioca – il nostro è più che un segnale, rappresenta una speranza, uno stimolo a non fermarsi, ad andare avanti. Un sogno a colori che si concretizza in un momento grigio e che, nelle nostre aspettative, potrà essere in grado di regalare un momento di golosa serenità ai nostri clienti, in attesa che questo momento, per l’appunto, drammatico, sia presto solo un ricordo». Carioca è un simpatico pappagallo variopinto che si è fatto già conoscere, in questi mesi, sulle pagine social: l’auspicio è quello che possa spiccare il volo, così come tutte le altre attività ricettive e gastronomiche, purtroppo “ingabbiate” dalle ultime restrizioni.

Il Kibbutz per una vacanza diversa in Israele a costo contenuto e per fare un’esperienza diversa

Tutti hanno un comun denominatore: la condivisione, in tutti si può trascorrere una vacanza Nel Paese ce ne sono di vario tipo, quelli sul mare, oppure in mezzo al deserto, o vicino alle città. Ogni kibbutz è diverso dall’altro. La scelta è pertanto varia, fra quelli di lusso a quelli più semplici. Alla scoperta di una forma di società tipicamente israeliana, fondata su uguaglianza e condivisione. Un viaggio in Israele consentirà di  andare alla scoperta dei Kibbutz per  un viaggio all’interno di una realtà che racconta l’evolversi della lunga e ricca storia di Israele, che ha saputo adattarsi ai mutamenti di una società straordinariamente dinamica, che ha perfettamente coniugato tradizione con innovazione e natura e che oggi offre la possibilità di trascorrere una vacanza indimenticabile in perfetta armonia con la natura. I kibbutz in Israele proliferano da ormai oltre un secolo. Il primo kibbutz, quello di  Degania Alef, risale al 1909, quando già numerosi ebrei europei si erano trasferiti nella regione grazie alle prime due Aliyah, le ondate migratorie verso la Terra Pomessa. La sua struttura innovativa, ispirata ai valori della condivisione e dell’uguaglianza, riscosse presto molto successo, tanto che venne replicata in molti altri centri sparsi per il Paese. I kibbutz sono ancor oggi un elemento importantissimo per l’economia israeliana, dato che da loro derivano il 40% della produzione agricola nazionale e il 10% di quella industriale. Il loro contributo non è certamente solo economico: i kibbutz sono spesso luogo di ricerca e innovazione per quanto riguarda la salvaguardia dell’ambiente, oltre che una delle esperienze più singolari e autentiche per i tanti turisti che visitano Israele ogni anno. I kibbutz sono infatti luoghi aperti ai turisti nei quali è possibile scoprire le bellezze nascoste del Paese e testare in prima persona la proverbiale ospitalità israeliana. In Kibbutz è possibile anche svolgere un’esperienza di volontariato che si è rivelata alquanto significativa per tutti coloro che l’anno scelta soggiornando in questi villaggi spesso immersi nel verde per un periodo minimo di due mesi. Questi splendidi e affascinanti villaggi sono anche un’ottima alternativa low-cost per una vacanza a stretto contatto con la natura: hanno prezzi contenuti, ma molteplici attrattive. Attualmente in Israele i kibbutz sono circa 250, ognuno con le proprie aziende e peculiarità: alcuni sono uniti dalla ricerca tecnologica, altri dalla vicinanza e dall’armonia verso la natura; alcuni hanno scelto di mantenere uno stile di vita parco, altri invece hanno optato per qualche lusso in più. Moltissimi Kibbutz offrono un livello di ospitalità altissimo che si snoda tra hotel, B&B, ospitalità all inclusive. L’universo dei kibbutz israeliani è insomma estremamente variegato, tanto che sarebbe impossibile racchiuderlo tutto sotto un’unica categoria. Il più celebre kibbutz è sicuramente quello di Sde Boker, sorto nel 1952 nel sud di Israele, a 50 chilometri  dalla città di Beer Sheva. Qui David Ben Gurion, storico Primo Ministro e fondatore dello Stato di Israele, trascorse l’ultima parte della sua vita ed è ancora possibile visitare la sua casa, oggi convertita in museo. Il kibbutz ospita circa 80 famiglie che vivono grazie all’agricoltura e all’industria leggera. Sde Boker è un ottimo punto di partenza per andare alla scoperta del maestoso deserto del Negev e del parco nazionale di Ein Ovdat, famoso per i resti dell’antica civiltà nabatea, ma anche per la sua natura rigogliosa e incontaminata. Sempre nel Negev, troviamo il kibbutz Ketura, vera e propria oasi in mezzo al deserto a 50km da Eilat. Fondato nel 1973 da un gruppo di giovani nordamericani, oggi ospita la Arava Power Company, azienda nel settore dell’energia che proprio nei terreni del kibbutz ha installato il primo impianto fotovoltaico di Israele. Ketura è il secondo insediamento più popoloso della regione: conta infatti circa 300 abitanti, di cui la metà sono bambini. È inoltre uno dei kibbutz più attivi sul fronte ambientale, non solo per il grande impianto a energia solare che ospita: promuove attivamente tra i suoi abitanti uno stile di vita il più ecosostenibile possibile, fondato su un riciclo efficiente dei rifiuti, sull’utilizzo consapevole dell’acqua (pratica fondamentale quando si vive nel deserto) e sull’utilizzo senza sprechi, nella vita di tutti i giorni, di energia pulita. Ketura è anche la sede della ong AIES (Arava Institute for Environmental Studies), un centro di ricerca e formazione attivo del 1996 per proteggerei delicati ecosistemi del Negev e del Mar Morto, promuovendo pratiche di agricoltura sostenibile Solo un terzo dei membri di Ketura è nativo di Israele: per questo motivo, passeggiando tra i suoi viali, è possibile sentire parlare in francese, spagnolo, russo e catalano. Ein Gedi si affaccia invece sul Mar Morto e ospita un grandioso giardino botanico, diventato parco nazionale nel 1972. Sorto nel 1953 sopra un insediamento millenario, questo villaggio è un luogo perfetto per il relax, grazie alle sue incantevoli spiagge, Camminando verso sud, a Eilat si trova invece Samar, una comunità vivace e attiva, che accoglie circa 50 famiglie attualmente  importante meta per l’eco-turismo.

Il riconoscimento “The best Panettone of the world 2020” va a Francesco Luni della Pasticceria Estense di Padova

La Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria e Cioccolateria  FIPGC ha assegnato il  “The best Panettone of the world 2020” a  Francesco Luni, titolare insieme alla sorella Federica della storica Pasticceria Estense di Padova A Natale si è più buoni, quindi è normale che sulle nostre tavole desideriamo il meglio, specialmente nel Natale di questo martoriato anno che sarà diverso da tutti gli altri degli anni scorsi. Sarà una festa in famiglia con i nostri cari più stretti, lontano mille miglia da i Natali consumistici a cui eravamo abituati, raccolti nelle nostre case con le nostre tradizioni. “Attenti al vicino che potrebbe avere bisogno di aiuto” ha detto Papa Francesco. Il simbolo più vero della tradizione natalizia è forse proprio il Panettone che non può mancare sulla tavola imbandita. Francesco Luni, titolare insieme alla sorella Federica della storica Pasticceria Estense di Padova, ha vinto proprio con la ricetta tradizionale del Panettone Classico, fatto come una volta, l’oro assoluto e la coppa d’oro nella gara mondiale indetta dalla Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria e Cioccolateria  FIPGC  per l’assegnazione  dell’ambito riconoscimento “The best Panettone of the world 2020”. I profumi di una volta, quel buon sapore naturale di burro, di latte, di farina, si ritrovano, oggi come un tempo, nelle dolci specialità̀ della Pasticceria Estense. Francesco è la terza generazione  in quanto la pasticceria padovana è stata fondata dal nonno Egidio nel 1959 e continuata dal padre Paolo. Passione e dedizione contraddistinguono Francesco, 37 anni,  ma anche tanto studio, dopo la Laurea nella triennale di Scienze e Tecnologie dell’Alimentazione e dopo la Laurea Magistrale sempre di Scienze e Tecnologie dell’Alimentazione è entrato nello staff della pasticceria di famiglia facendosi notare per le sue innovazioni. «Dietro alla creazione di ogni nostro Panettone Estense ci sono l’esperienza, la tecnica, la passione che la nostra famiglia si tramanda da ben tre generazioni  – ha dichiarato il maestro pasticciere Francesco Luni –  da oltre 60 anni impastiamo i nostri Panettoni “come una volta”, rispettando i tempi di lievitazione, di pirlatura, di scarpatura e, infine, di cottura. Ogni Panettone Estense viene fatto a mano, uno ad uno, per un totale di oltre tre giorni di lavorazione: è ricco di ingredienti ma estremamente digeribile grazie alla lunga lievitazione segnata solamente dal tempo naturale che richiede e dallo stop dettato dall’occhio» ha precisato Francesco. Ma quale il segreto di tanta bontà? Certamente gli ingredienti di prima scelta sono alla base: «I nostri fornitori fanno parte della nostra squadra: molti di questi ci hanno letteralmente visto nascere e come noi, sono arrivati alla terza generazione  – ci svela Francesco – zucchero Italiano di Pontelongo, latte fieno Bio Veneto, uova fresche da galline allevate a terra di Cervarese Santa Croce (PD), miele italiano, farina da grano italiano lavorato a pietra da un antico Mulino di Rossano Veneto… Crediamo nel Valore del territorio e siamo convinti che anche questo faccia la differenza, permettendoci di creare prodotti con profumi, colori, gusto e sapore unici e inimitabili». Quindi il territorio gioca un ruolo fondamentale per dare le caratteristiche distintive al  Panettone che ha vinto l’oro e che può ben dirsi “il migliore Panettone del mondo”. Il famoso dolce ha un profumo intenso e armonico, dal colore giallo intenso e dorato al tempo stesso, dato dalle materie prime selezionate, dai tuorli d’uovo di galline allevate a terra e al miele, con una consistenza soffice e una forma caratteristica  a cupola completamente arrotondata, in ultimo, l’alveolatura allungata e piuttosto omogenea, senza buchi troppo grossi rispetto agli altri. Francesco Luni è un pasticcere classico, ma curioso e “sperimentale”: adora i contrasti di gusto, i sapori forti, ma non dimentica le tradizioni per cui la pasticceria di famiglia si è distinta negli anni, ha sviluppato uno stile personale creando dolci innovativi negli ingredienti, nella preparazione e nella presentazione. La passione e curiosità lo spingono a mettersi sempre in gioco, confrontandosi con i colleghi Italiani e Stranieri, non accontentandosi mai dei traguardi raggiunti con la pasticceria di famiglia. «Abbiamo fatto di tutto per trasferire la nostra passione al nostro Panettone: volevamo che gustandolo emozionasse anche i palati più esigenti e… speriamo di esserci riusciti», con questo auspicio si commiata Luni quindi: provare per credere!

In uscita il calendario “Pulcinella 2021” di Angelo Iannelli per esorcizzare la pandemia

Riceviamo dall’Associazione Vesuvius e pubblichiamo. Per la prima volta al mondo nasce il calendario dedicato a Pulcinella come figura umana, ideato dall’attore Angelo Iannelli, interprete del personaggio simbolo di Napoli e Acerra, il quale negli anni è riuscito a dargli un volto sociale e culturale. Un modo di riscoprire il Sorriso e la Simpatia della maschera più importante al mondo. Il progetto è stato curato nei minimi dettagli, dallo stile settecentesco, che riprende il Pulcinella con gli strumenti tipici del tempo come il putipù, la fisarmonica, il mandolino, la tammorra, la tombola, il corno ma pure la pizza, i maccaroni, l’aglio, le spadelle e un buon bicchiere di vino, da sfondo il panorama del lungomare di Napoli  senza far mancare mai un “fiume” di sorriso. Un’esplosione di allegria e ironia unica quella dell’Ambasciatore del Sorriso, Angelo Iannelli. In un anno particolare dove la Pandemia ha letteralmente sconvolto il mondo e ha portato tante vittime, lasciando un vuoto encomiabile in molte famiglie. Ovviamente, come per la prima ondata epidemica, l’ambasciatore del sorriso e  della felicità è risceso in campo per continuare la sfida al Covid19. Mentre i virologi pensano ancora al vaccino, in questi giorni è stato lanciato un messaggio scaramantico con il primo calendario portafortuna targato Pulcinella, da appendere assolutamente in ogni abitazione e negozio, per augurarsi un 2021 vincente e senza coronavirus. Il Calendario è stato realizzato dall’Associazione Vesuvius e le foto sono state scattate dal geniale fotografo Ph Vincenzo Burrone. Per la realizzazione del progetto ci sono voluti diversi mesi per realizzare la migliore perfezione progettuale. Un calendario di speranza che proietta Pulcinella sempre più vicino alla nomina di Patrimonio Unesco come bene immateriale. La presentazione del calendario avverrà prossimamente alla presenza di diverse personalità del panorama artistico, sociale e culturale, sempre che non ci siano ancora misure restrittive anti-covid.

A scuola di Mozzarella Dop, “sold out” il nuovo corso per casari. Si punta sulla tecnologia: lezioni on line anche da India e Israele

Riceviamo dall’ufficio stampa del Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana DOP e pubblichiamo. Ha preso il via la quarta edizione del corso per diventare casari, promosso dalla Scuola di formazione lattiero casearia del Consorzio di Tutela Mozzarella di bufala campana Dop, in collaborazione con il gruppo “FormaMentis”. Per garantire il rispetto di tutte le disposizioni delle autorità in tema di contrasto al Covid19, per la prima volta le lezioni si terranno on line, grazie all’utilizzo di una piattaforma tecnologica che garantirà i collegamenti con tutti gli studenti. L’obiettivo è creare tra i giovani le figure-chiave del comparto, per rendere sempre più moderno il settore. «Sold out» il nuovo anno di studi: è stato infatti raggiunto il tetto previsto di 20 studenti, provenienti sia dall’Italia che dall’estero. In particolare, tra gli iscritti del 2020 c’è un giovane proveniente da Israele e un altro dall’India. Due anche le donne che hanno scelto di intraprendere il corso e sognano un futuro da “casare” nei caseifici della filiera. Altri studenti arrivano da Roma, Sanremo, Bari, Napoli e diverse zone della Campania. Gli alunni affronteranno 500 ore di lezione, tra nozioni di chimica, microbiologia, legislazione e tanta pratica sul campo. Il corso prevede infatti nella prossima primavera un’ampia fase di stage nelle aziende aderenti al Consorzio. Finora sono 38 i giovani diplomatisi alla Scuola, in possesso della qualifica ufficiale di “operatore della lavorazioni lattiero-casearie”. Il placement del corso è molto alto, circa il 93% degli studenti trova subito un lavoro oppure apre una propria attività nel comparto. «Formazione è la parola d’ordine per rafforzare il ruolo da protagonisti della mozzarella di bufala campana Dop nel panorama dell’agroalimentare di eccellenza del Paese. In un mondo completamente cambiato dalla pandemia, noi vogliamo costruire una filiera preparata al mercato», spiega il presidente del Consorzio, Domenico Raimondo. L’accreditamento del Consorzio di Tutela della Mozzarella di bufala campana Dop nel sistema formativo regionale ha colmato un gap del Mezzogiorno. «Quel progetto ha compiuto tre anni – fa sapere il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani – e sta offrendo sbocchi sociali e occupazionali a tanti ragazzi all’interno di una filiera dinamica e sempre più giovane e rosa. Il 39% degli oltre 11mila addetti nel comparto è under 32, mentre il 30% è rappresentato da donne. Giovani, formazione, ricerca e innovazione tecnologica sono proprio gli asset strategici su cui investire ancora».

Ottaviano, parte il fondo di solidarietà. Capasso: “Chi può donare aiuti chi è in difficoltà”

È iniziata oggi ad Ottaviano la raccolta fondi di solidarietà promossa dal sindaco Luca Capasso per aiutare le famiglie e tutti coloro che stanno purtroppo vivendo un periodo di estrema difficoltà economica.  Il primo cittadino aveva proposto alla Regione di aderire a questa iniziativa per creare un maxi fondo solidale per cui non ha mai ricevuto una risposta positiva. Dunque si parte da Ottaviano che ha messo a disposizione 100 mila euro per far partire questo grande progetto, ai quali si aggiungeranno i soldi che il Governo ha stanziato per i buoni spesa e quelli che doneranno i privati. Il Sindaco ha pubblicato tutte le disposizioni da seguire sulla sua pagina facebook per chi vuole e può dare una mano a chi è stato meno fortunato in questo periodo. Chiunque può infatti donare qualsiasi tipo di cifra a seconda delle proprie possibilità economiche, anche una piccola mano tesa verso l’altro può fare la differenza. “Facciamo trascorrere un Natale meno difficile a tutti gli ottavianesi che hanno bisogno di aiuto” è questo l’appello che Capasso ha fatto poco fa tramite un post su facebook. Chi può aiuti, chi non può non verrà lasciato solo in un momento così tragico, a causa della pandemia per cui, purtroppo, moltissime persone hanno perso il lavoro. Il resoconto delle donazioni e la conseguente distribuzione dei fondi avverrà mediante un avviso pubblico. Questi gli estremi per donare: -Conto corrente n. 26605808 -Intestato a: Comune di Ottaviano servizio di Tesoreria -Codice IBAN: IT30 P076 0103 4000 0002 6605 808 -Causale bonifico: Emergenza COVID

Fiume Sarno, sei mesi di incessante attività da parte dei Carabinieri Forestali, Ambientali e Agroalimentari

Ormai da oltre sei mesi, e soprattutto dal termine del primo lock – down, i Carabinieri del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari hanno intrapreso una complessa e incessante campagna di controlli, anche con l’ausilio di droni, tesi a reprimere fenomeni di abbandono di rifiuti nonché di illeciti sversamenti da parte di imprese operanti nelle aree del Bacino Idrografico del fiume Sarno. Già la prima fase dei controlli aveva portato alla denuncia in stato di libertà di nr. 48 persone e all’individuazione di nr. 26 scarichi abusivi, con contestuali nr. 15 sanzioni amministrative; successivamente, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale di Napoli con i dipendenti Nuclei Operativi Ecologici di Napoli e Salerno e dei Gruppi Carabinieri Forestali di Napoli, Avellino e Salerno, hanno proseguito nelle ulteriori verifiche di opifici industriali, insistenti nell’alto, medio e basso Sarno, con numerosi sequestri di aziende responsabili di illecito smaltimento di rifiuti e scarichi non autorizzati di acque reflue industriali, come accertato dai militari con la collaborazione tecnica di personale dell’ARPAC, sotto il coordinamento sinergico delle Procure della Repubblica di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata. Si tratta dunque di uno sforzo coordinato e congiunto di tutte le Istituzioni, finalizzato ad accertare e porre un freno alle cause dell’inquinamento del fiume Sarno. Complessivamente, nel corso degli ultimi sei mesi, dalla fine del cd “lock down”, i Carabinieri dei citati reparti hanno: –       controllato nr. 264 attività produttive; –       denunciato nr. 144 persone; –       individuato nr. 41 scarichi abusivi; –       effettuato nr. 36 sequestri tra aziende e/o parti di esse; –       elevato nr. 57 sanzioni amministrative per un importo pari a  circa € 225.000 ca. Nel contesto delle stesse indagini i Carabinieri hanno eseguito, su delega delle Procure interessate, una serie di controlli presso gli uffici di numerosi Comuni attraversati dal citato corso d’acqua, attesi i risultati delle analisi dei campioni d’acqua del fiume Sarno, effettuati dall’ARPA Campania, da cui sono emersi lungo tutto il corso del fiume valori di concentrazione elevati di “escherichia coli”, eccedenti di gran lunga il limite massimo fissato normativamente, soprattutto in prossimità della foce del fiume. Gli accertamenti condotti su questo significativo campione, hanno dunque permesso di avere conferma che le cause di inquinamento del corso d’acqua sono riconducibili a: –   scarichi di reflui industriali effettuati illegalmente da aziende che approfittano delle avverse condizioni meteo; –   scarichi di acque meteoriche di dilavamento, provenienti dai piazzali esterni di attività industriali in genere; –   scarico di reflui della rete fognaria di numerosi Comuni che ancora non dispongono di reti fognarie complete e/o seppur disponendone, queste ultime non sono collettate ai depuratori esistenti. Le attività di controllo sono tuttora in corso e continueranno nel prossimo futuro, anche in attuazione delle ispezioni pianificate nell’ambito dell’Accordo di collaborazione operativo siglato il 16 ottobre 2019 dal Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale con l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, con l’auspicio che si possa addivenire al più presto ad una situazione di conformità a norma di tutti gli scarichi presenti nel bacino idrografico del Sarno.

Somma Vesuviana, dissuasori di sosta al Casamale, la parola all’assessore Perna

Riceviamo e pubblichiamo il chiarimento dell’assessore Rosalinda Perna sulla questione istallazione dissuasori sul borgo antico Casamale.

Il continuo disagio vissuto dai residenti nel quartiere Casamale a causa delle  auto, soprattutto nelle intersezioni delle piccole strade del borgo, e nella piazzetta Collegiata,  mi ha indotto, fin dai primi giorni del mio mandato a cercare di trovare una soluzione immediata. In un primo momento la mia scelta era indirizzata verso l’installazione di fioriere.

Dopo vari sopralluoghi, effettuati con i tecnici del Comune, ho dovuto, mio malgrado abbandonare l’idea dell’installazione di fioriere, in quanto la ridotta dimensione delle strade (di cui alcune a doppio senso di circolazione), non ne ha permesso il posizionamento: le stesse avrebbero creato intralcio alla circolazione degli autoveicoli. Nel momento in cui la scelta è ricaduta sui dissuasori, al Comune è   iniziato l’iter procedurale per portare a compimento tale lavoro. L’ufficio competente è stato oltremodo scrupoloso nella scelta dell’articolo da posizionare, si è provveduto ad acquisire gli opportuni pareri.

Si è cercato di essere il meno invasivi possibile, infatti lo testimonia il ridotto numero di dissuasori installati (solo 20) esclusivamente nelle aree più critiche. Anche il lavoro degli operai è stato effettuato con massima attenzione e non ha creato danni (meno sicuramente di alcune installazioni eseguite in maniera arbitraria da alcuni privati) alla pavimentazione. Io penso che il Casamale sia da tutelare. Vogliamo continuare a vedere scempi? Vogliamo continuare a vedere un vero massacro dei vicoli dove la gente non può più camminare? Stiamo con coraggio regolamentando il tutto ed in modo compatibile alla storia del Casamale, vero patrimonio da valorizzare. Non più tardi di qualche mese fa, partecipai ad una bellissima escursione, un tour culturale, una camminata nel cuore della storia e dei vicoli. Ogni secondo si era costretti a compiere degli slalom tra macchine parcheggiate. Vogliamo continuare a non avere più spazi per bambini, per gli anziani e per le stesse persone che amano godere del borgo camminando? Vogliamo continuare a non comprendere che la vera valorizzazione di un bene culturale non passa per l’uso indiscriminato dell’auto? Un centro storico deve avere percorsi pedonali protetti, in grado di tutelare tutti: bambini, anziani, giovani. Tutti devono essere liberi di percorrere almeno in parte a piedi i vicoli del Borgo. Vogliamo continuare a non comprendere che l’uso così smisurato dell’auto va a danno delle stesse attività commerciali del Borgo del Casamale? E’ sfregio  alla storia mettere paletti e creare percorsi pedonali protetti per bambini, anziani, per coloro i quali finalmente vogliono camminare in piena serenità e nel cuore della storia? E’ sfregio invece la non tutela, l’abbandono, questo è il vero sfregio alla storia. Vorrei ricordare che a poche centinaia di metri dalla zona centrale del Borgo c’è un parcheggio e che sempre a poche centinaia di metri dai vicoli c’è anche un piazzale abbastanza ampio. Ed allora perché non dobbiamo dare la possibilità alla gente proprio del borgo ma anche a coloro i quali vogliono venire a visitarlo di camminare a piedi ed usufruire dei percorsi pedonali protetti almeno lungo i punti principali? Perché dobbiamo continuare a non vedere nel Borgo il nostro Museo fatto di storie e di storia, tradizioni, cultura, prodotti?  Un grande flusso di auto danneggia per davvero il basolato antico, mentre i percorsi pedonali protetti tutelano quella possibilità che il Borgo del Casamale diventi un borgo anche turistico. Perché dobbiamo continuare a non considerare e a non rispettare i commercianti danneggiati dalla presenza davvero massiccia di auto? Vogliamo per davvero bene a quello che è il simbolo del nostro territorio, precludendogli la possibilità di uno sviluppo storico, culturale e turistico che dia anche benessere alla gente proprio del posto? Noi dobbiamo iniziare a ragionare in termini diversi con una visione ampia della cultura e dunque meno auto, più cultura, meno polemiche, più valorizzazione. Abbiamo il dovere e noi lo vogliamo fare, di difendere il bello e il bello oggi, al Casamale, è danneggiato da un uso esagerato di auto nei vicoli di un borgo meraviglioso, uno dei pochi rimasti lungo l’intera fascia vesuviana.  Ecco questa Amministrazione, presieduta dal sindaco Salvatore Di Sarno è la prima che con coraggio vero sta regolamentando l’intero patrimonio culturale del Casamale nel suo insieme. Dobbiamo fare del Casamale un luogo turistico – culturale dove sia possibile venire a comprare, vivere, ammirare le tradizioni, pranzare, cenare, starci anche per turismo. Dobbiamo lasciare al popolo del posto un’eredità basata sul concetto dello star bene. Un luogo dove la gente sia libera di camminare senza doversi fermare ogni secondo per far passare un’auto. Le iniziative di questi giorni si inquadrano in una programmazione molto più ampia non limitata ai paletti come sono stati chiamati. La nascita di percorsi pedonali protetti è da inquadrare in una valorizzazione del Casamale vera, reale, concreta, dando a tutti la possibilità di viverlo. Una programmazione che nell’arco di poche settimane prevede interventi davvero di qualità immediata i quali incroceranno Beni Culturali e Viabilità, grazie anche al lavoro fattivo dell’Assessore Sergio D’Avino.

In piazza sono previste fioriere di modello uniformi a quelle già presenti e dunque non siamo assolutamente dinanzi ad un progetto già completato, finito. Le polemiche non fanno la storia, gli eventi quando mossi da nobiltà d’animo regalano benessere, aprono le menti alla cultura e restano per sempre nella storia perché la fanno.

L’assessore  Rosalinda Perna