Campania, Il Codacons lancia una piattaforma per aiutare i negozi ad incrementare le vendite durante il Natale

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A sostegno dei negozi tradizionali e delle piccole attività commerciali della Campania scende in campo il Codacons che, in vista del Natale, lancia oggi in regione una piattaforma studiata appositamente per i negozianti che vogliono incrementare le proprie vendite.

L’emergenza Covid e i lockdown regionali da un lato hanno affossato il giro d’affari dei negozi tradizionali, dall’altro hanno avvantaggiato l’e-commerce, modificando profondamente le abitudini di acquisto dei consumatori che, sempre più spesso, si rivolgono al web per le proprie spese – spiega il Codacons – L’e-commerce, tuttavia, come denunciato dalle stesse organizzazioni dei commercianti, rappresenta una forma di concorrenza sleale verso il commercio tradizionale, il quale subisce ancora oggi limiti e restrizioni legate al Covid.

Proprio per contrastare tale situazione e aiutare i negozi ad incrementare le vendite durante il Natale, il Codacons lancia oggi anche in Campania una piattaforma multimodale grazie alla quale tutti i negozianti della regione che vorranno incrementare il proprio business potranno entrare nel mondo del commercio sul web in modo immediato, senza doversi preoccupare di nulla e soprattutto senza pagare alcuna commissione sulle vendite.

Iscrivendosi ai servizi offerti dalla convenzione Codacons gli esercenti otterranno assistenza dedicata per iniziare da subito a vendere online: dalla grafica alla vendita, gestione e consegna della merce, fino ai metodi di pagamento.

Oltre al negozio online istantaneo, sarà possibile attivare le vendite sia su siti web già esistenti sia su social network come Instagram e Facebook o su marketplace (ad es. Ebay ecc.).

Grazie ai servizi offerti dalla convenzione, inoltre, si accederà a tariffe scontate con i principali corrieri e senza stipulare contratti, organizzare il ritiro dei prodotti direttamente in negozio, gestire le transazioni e i pagamenti in modo del tutto sicuro e attivare campagne promozionali su Google e Facebook per raggiungere clienti in Italia e nel mondo.

Le imprese che entrano a far parte del network avranno a disposizione un front office e un call center dedicato per la gestione dei reclami dei clienti: CODACONS raccoglierà le segnalazioni e i reclami e interloquirà con l’impresa per trovare la migliore soluzione bonaria per le parti.

Grazie alla convenzione Codacons i servizi saranno offerti in modo del tutto gratuito per un intero mese alle prime 300 attività che aderiranno all’iniziativa, senza alcun obbligo di rinnovo: allo scadere del periodo, sarà applicato a tutti uno sconto del 40% sui costi dei vari servizi offerti.

“Si tratta di una opportunità per aiutare il commercio in crisi e sostenere migliaia di piccoli negozi della Campania destinati a chiudere i battenti nei prossimi mesi a causa del crollo delle vendite e della concorrenza di colossi come Amazon – afferma il presidente Carlo Rienzi – Con tale iniziativa i consumatori si schierano al fianco dei negozianti, attraverso una convenzione che li aiuterà a combattere ad armi pari con i giganti dell’e-commerce e aumentare le vendite nel periodo natalizio”.

Per info e dettagli https://www.ukoo.it/codacons/

Napoli, ospedale Cardarelli, calci e pugni ad una infermiera: denunciati

I coniugi  ritenevano che la figlia 20enne fosse trascurata e, con inaudita violenza, hanno aggredito l’infermiera.    Calci e pugni a un’infermiera dell’ospedale Cardarelli di Napoli. L’episodio intorno alle 2 da parte di una coppia secondo la quale la loro figlia 20enne, che lamentava dolori al petto, veniva trascurata dai sanitari. La donna, 55enne, è stata presa a calci e pugni ed è stata giudicata guaribile in dieci giorni. Indagini dei carabinieri ai quali la donna ha raccontato che i coniugi si erano recati al pronto soccorso già il giorno prima quando c’era stata un’ennesima discussione non sfociata in aggressioni fisiche. I due saranno denunciati per percosse e lesioni, mentre sono in corso indagini per identificare altre due persone che accompagnavano la coppia. “Un gruppo di quattro energumeni che, dopo averla inginocchiata, hanno sferrato pugni, calci, strappato capelli e tentato di cavarle un occhio – scrive l’associazione Nessuno tocchi Ippocrite sulla sua pagina Facebook – Tutto questo, sembra, sia successo per non aver voluto attendere la registrazione della paziente al triage e le procedure dettate dai protocolli Covid. È stata una violenza inaudita, perpetuata per circa 15 minuti con un solo obiettivo: vendicarsi per una semplice attesa di un paziente stabile, unicamente agitato. I colleghi hanno tentato di salvarla strappandola dalle grinfie degli aggressori ma solo l’intervento delle forze dell’ordine ha ristabilito la calma”.

VinGustandoItalia, A’ Pummarola, la storia dell’oro rosso

Il pomodoro è il simbolo dell’Italia nel mondo, e per i partenopei diventa il simbolo di Napoli, in modo particolare con il ragù e sopra la pizza Margherita. Il colore dei suoi condimenti (basilico, mozzarella, pomodoro) ricordano la bandiera italiana, la regina d’Italia, la regina delle pizze in onore di Margherita di Savoia (1851-1926), come vuole la leggenda, ad opera del miglior pizzaiolo napoletano di fine Ottocento, Raffaele Esposito, realizzata nelle cucine della reggia di Capodimonte. Luciano De Crescenzo cita: “La scoperta del pomodoro ha rappresentato, nella storia dell’alimentazione, quello che, per lo sviluppo della coscienza sociale, è stata la rivoluzione francese”. Lo scrittore napoletano definisce la cucina partenopea una cucina a «luci rosse» per la presenza illuminante sulla nostra mensa di quel meraviglioso prodotto della natura, fatto a forma di lampadina, noto a tutti come il pomodoro san marzano.  Per un napoletano è quasi impossibile immaginare una cucina priva del colore e del profumo della pummarola (il pomodoro). Raggiunge a volte l’altezza di 2 metri e necessita di un sostegno. Le sue foglie sono lunghe e con un lembo profondamente inciso; i fiori si presentano a grappoli e sono distribuiti lungo il fusto e le ramificazioni. Il suo frutto, anch’esso denominato pomodoro, è una bacca rossa di forme e dimensioni diverse a seconda della varietà, con una polpa dal sapore dolce-acidulo ricca di vitamine. La pianta è originaria del Cile e dell’Ecuador, dove per effetto del clima tropicale offre i suoi frutti tutto l’anno, mentre nelle nostre regioni ha un ciclo annuale limitato all’estate, se coltivata all’aperto. Dominatore della gastronomia napoletana e largamente diffuso in tutto il mondo per il suo gusto oltre che per le sue importanti proprietà dietetiche, il pomodoro ha tuttavia raggiunto le cucine europee in tempi relativamente recenti e, sebbene importato già nel Cinquecento, soltanto due secoli dopo è stato impiegato nell’alimentazione. La coltivazione della pianta del pomodoro era diffusa già in epoca precolombiana in Messico e Perù, fu poi introdotta in Europa dagli Spagnoli nel XVI secolo, ma non come ortaggio commestibile, bensì come pianta ornamentale, ritenuta addirittura velenosa per il suo alto contenuto di solanina, sostanza considerata a quell’epoca dannosa per l’uomo. Infatti, nel 1544 l’erborista italiano Pietro Andrea Mattioli classificò la pianta del pomodoro fra le specie velenose, anche se ammise di aver sentito voci secondo le quali in alcune regioni il suo frutto veniva mangiato fritto nell’olio. Piuttosto, al pomodoro venivano attribuiti misteriosi poteri eccitanti ed afrodisiaci e, per tale motivo, veniva impiegato in pozioni e filtri magici dagli alchimisti del ‘500 e del ‘600. Forse ciò aiuta a comprendere anche i nomi che le varie lingue europee attribuirono a questa pianta proveniente dal nuovo mondo: love apple in inglese, pomme d’amour in francese, Libesapfel in tedesco e pomo (o mela) d’oro in italiano, tutte definizioni con un esplicito riferimento all’amore. Va ricordato, per completezza, che altre fonti fanno risalire il nome ad una storpiatura dell’espressione pomo dei Mori, giacché il pomodoro appartiene alla famiglia delle solanacee cui appartiene anche la melanzana, ortaggio a quei tempi preferito da tutto il mondo arabo. Non è ben chiaro come e dove, nell’Europa barocca, il frutto esotico di una pianta ornamentale, accompagnata da un alone di mistero e da una serie di credenze e dicerie popolari, comparisse sulla tavola di qualche coraggioso (oppure affamato) contadino. Infatti, gli stessi indigeni del Perù, i primi coltivatori del pomodoro, non mangiavano i frutti della pianta, usata invece a solo scopo ornamentale e come tale fu conosciuta dagli Europei, tanto che nel 1640 la nobiltà di Tolone regalò al cardinale Richelieu, come atto di ossequio, quattro piante di pomodoro, e sempre in Francia era usanza per gli uomini offrire piantine di pomodoro alle dame, come atto d’amor gentile. Così la coltivazione del pomodoro, come pianta ornamentale, dalla Spagna, forse attraverso il Marocco, si diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo, trovando il clima adatto per il suo sviluppo, soprattutto in Italia, nella regione dell’agro nocerino-sarnese, tra Napoli e Salerno. Scarsissima è, inoltre, la documentazione relativa all’uso alimentare, infatti le prime sporadiche segnalazioni di impiego del suo frutto come alimento commestibile, fresco o spremuto e bollito per farne un sugo, si registrano in varie regioni dell’Europa meridionale del XVII secolo. Soltanto alla fine del Settecento la coltivazione a scopo alimentare del pomodoro conobbe un forte impulso in Europa, principalmente in Francia e nell’Italia meridionale. Ma mentre in Francia il pomodoro veniva consumato soltanto alla corte dei re, a Napoli si diffuse rapidamente tra la popolazione, storicamente oppressa dai morsi della fame. Nel 1762 ne furono definite le tecniche di conservazione in seguito agli studi di Lazzaro Spallanzani che, per primo, notò come gli estratti fatti bollire e posti in contenitori chiusi non si alterassero. Negli Stati Uniti ed in genere nelle Americhe, da cui proveniva, l’affermazione del pomodoro come ortaggio commestibile trovò invece molte più difficoltà per la diffusa convinzione popolare dei suoi poteri tossici. Tuttavia, nel 1820 il colonnello statunitense Robert Gibbon Johnson decise di mangiare, provocatoriamente, davanti ad una folla prevenuta e sorpresa, un pomodoro senza per questo morirne. Addirittura, si narra, che alcuni avversari politici del Presidente americano Abrahm Lincoln convinsero il cuoco della Casa Bianca a preparare una pietanza a base di pomodoro per avvelenarlo. Ovviamente, dopo la cena, la congiura fu scoperta, anzi l’episodio contribuì a rendere popolare il pomodoro, poiché Lincoln ne divenne un appassionato consumatore. Ma è solo nell’Ottocento che il pomodoro fu inserito nei primi trattati gastronomici europei, come nell’edizione del 1819 del Cuoco Galante a firma del grande cuoco napoletano di corte Vincenzo Corrado, dove sono descritte molte ricette con pomodori farciti e poi fritti. “Per servirli bisogna prima rotolarli su le braci o, per poco, metterli nell’acqua bollente per toglierli la pelle. Se li tolgono i semi o dividendoli per metà, o pure facendoli una buca.” (da Il cuoco galante, prima ed., Napoli 1773). Finalmente nel 1839, il napoletano Don Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino, codificando quello che presumibilmente era diventata nel popolino un’usanza alquanto diffusa, nella seconda edizione della sua Cucina Teorico Pratica propose di condire la pasta col pomodoro ed illustrò la prima ricetta del ragù. E la geniale intuizione di abbinare il sugo di pomodoro alla pasta e poi alla pizza ha reso felici e continuerà a rendere felici non solo generazioni di napoletani, ma tutti coloro che amano ed apprezzano la nostra cucina. Bisogna fare un elogio al pomodoro, perché esso ama il pane, adora la pizza e sposa la pasta. È un ortaggio che ha ispirato cuochi, pizzaioli, panificatori e massaie nel creare piatti sia semplici che complessi. Vi saluto con una frase di Pablo Neruda: “Dobbiamo, purtroppo, assassinarlo: affonda il coltello nella sua polpa vivente, è una rossa viscera, un sole fresco, profondo, inesauribile, riempie le insalate del Cile.“ (fonte foto: rete internet)

Novembre 1894: ‘Emile Zola tra i Napoletani che “sopportano con allegria anche la miseria”…..

La visita dello scrittore francese alla sede del giornale “Roma” che aveva pubblicato in appendice alcuni suoi romanzi. Il banchetto in suo onore allo “Scoglio di Frisio”. C’erano tutti gli intellettuali napoletani, ma non il figlio di Francesco Mastriani. Brevi appunti di Zola sul “ventre” di Napoli e sugli abitanti di quel “ventre”. Il disegno di C. W. Allers. Avendo deciso di dedicare una trilogia a Roma, a Lourdes e a Parigi, nel 1894 ‘Emile Zola si recò a Roma, per alimentare la sua ispirazione. Egli era già noto per i romanzi del ciclo dei “Rougon- Macquart”, per il “Ventre di Parigi” e per gli articoli scritti a difesa dei pittori impressionisti. Il 23 novembre del  1894 lo scrittore venne a Napoli, per conoscere Matilde Serao, che aveva dichiarato di aver scritto “Il ventre di Napoli” ispirandosi alle sue opere: tra l’altro Emmanuele Rocco aveva tradotto l’“Assommoir” e il giornale “Roma” aveva pubblicato in appendice qualche romanzo di Zola, e tra questi “Germinal”. Lo scrittore visitò la sede del “Roma” e Gino Doria racconta che il giurista e giornalista Diodato Lioy, che era stato tra i fondatori del giornale e che era noto per la sua avarizia, “costretto ad un’insueta munificenza dalla qualità del visitatore”, fece venire dal “ Café De Angelis” una tazza di caffè, “che arrivò gelato” e “una muffita pastarella”. La sera del 26 novembre ‘Emile Zola ricevette l’omaggio degli intellettuali napoletani allo “Scoglio di Frisio” con un banchetto a cui parteciparono circa 200 persone: la “tessera d’ingresso” costava 20 lire, il presidente del comitato organizzatore era il poeta Francesco Cimmino, e il critico d’arte Vittorio Pica faceva da segretario (vedi immagine in appendice). Tra i convitati c’erano Matilde Serao, Benedetto Croce e Enrico Pessina, ma non rispose all’invito il figlio di Francesco Mastriani, amareggiato dal silenzio degli intellettuali napoletani sulle opere di suo padre, morto tre anni prima, e persuaso che il padre, con il romanzo “ I vermi”, avesse già detto tutto sul “ventre” delle città prima ancora di Zola. Nel diario “Il mio viaggio a Roma “lo scrittore francese scrisse sintetiche annotazioni sui cinque giorni trascorsi a Napoli. Il 24 novembre visitò Pompei, il giorno dopo dedicò qualche ora al Museo e a una passeggiata per Posillipo, e la sera fu ospite del duca Carafa d’Andria. Ma lo sguardo dello scrittore naturalista registrava scene e personaggi del “ventre” di Napoli: “Donne in piedi e sedute, uomini accovacciati lungo i marciapiedi, bambini che giocano, greggi di capre che passano, che vengono munte. E cibo ovunque, su carretti illuminati la sera da grosse lucerne quadrate, melograni, frutta, frittura, pesce, molluschi e piatti pronti in mezzo alla calca, da mangiare lì sul marciapiede”. Pare che Zola, nel descrivere i Napoletani, abbia usato la stessa tecnica dei suoi amici impressionisti: tratti di ombra e improvvisi colpi di luce. “Una ragazzina rideva, cantava, gesticolava, prendeva pietre e le lanciava come un ragazzo, e poi improvvisi scoppi di risa, volti scuri, volti color giallo, volti segnati sempre da una viva espressione”. Lo sorprese la capacità dei Napoletani di non farsi vincere dalla miseria, di abbandonarsi sempre a una allegria rumorosa: “sembra di stare all’Estaque”, il  quartiere portuale di Marsiglia che ispirò i pittori impressionisti. In un primo momento giudicò male questo atteggiamento dei Napoletani.” Certamente questa è la democrazia meno consapevole di sé stessa”.  Ma un attimo dopo, riflettendo sui danni che il così detto progresso stava arrecando alla vita sociale delle città europee più “moderne” di Napoli, Zola si domandò se per caso quella capacità di sopportare la miseria con allegria non fosse una lezione di filosofia: “E’ il caso di preoccuparsi per costoro, di desiderare per loro una cultura maggiore, un maggiore benessere?”. Come Melville, anche Zola notò che nei quartieri degli “umili” i balconi e la strada erano palcoscenici di azioni teatrali ininterrotte: “Tutto avviene all’esterno. Ogni finestra ha un suo balcone sospeso, come leggero, e sui balconi ci sono donne e bambini, quando non stanno in strada. Sui balconi le donne sono impegnate a cucire ogni tipo di panno, e si pettinano; per strada si fa ogni cosa, ci si lava, ci si spulcia, ci si veste, si mangia, si trascorrono intere giornate…un paniere discende attaccato al capo di una corda, per fare le provviste: la donna si sporge, grida al venditore le cose di cui ha bisogno, mette i soldi nel cestino, e lo manda giù.”. Proprio in quegli anni l’artista tedesco C.W. Allers  ritraeva in splendidi disegni scene di vita napoletana, e anche il paniere che scende dal balcone (l’immagine del disegno che apre l’articolo).

Napoli, pronti a partire i progetti “Musicando” e “Orientati al futuro” nel centro Asterix

Riceviamo e pubblichiamo

È stato completato l’iter di assegnazione per la gestione del centro giovanile “Asterix” del Comune di Napoli, destinato ad ospitare i progetti “Musicando” e “Orientati al futuro” finanziati dal dipartimento della Gioventù e del servizio civile universale.

Qualche giorno fa, il personale del Comune di Napoli ha fatto accesso ai locali del centro di San Giovanni a Teduccio, liberando spazi fin ad oggi inaccessibili all’intero quartiere. Le associazioni assegnatarie plaudono alla piena sinergia attuata dal comune di Napoli e dalla VI municipalità.

“Siamo pronti a valorizzare il centro Asterix in maniera adeguata, portando avanti i nostri progetti e puntando a farlo diventare ancora di più un punto di riferimento per un intero territorio. Insieme alla comunità di San Giovanni a Teduccio vogliamo lavorare per i giovani e le fasce deboli”, spiegano i presidenti delle associazioni “Coccinella” e “Callysto Arts”.

Somma Vesuviana, guardie eco zoofile sul Monte Somma, De Vita: “Situazione abbastanza positiva”

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Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana Questa mattina passeggiata ecologica. Le Guardie Eco –zoofile a cavallo e a piedi hanno perlustrato alcune aree del Monte Somma in località Rione Trieste nel Parco Nazionale del Vesuvio. Alle stesse operazioni ha preso parte il sindaco Salvatore Di Sarno Di Sarno (sindaco): “Linea dura con chi non rispetta l’ambiente. La tutela di questo patrimonio garantisce un futuro migliore ai nostri giovani. Agli angoli di alcune strade di Somma Vesuviana delle persone scaricavano rifiuti anche ingombranti, grazie a delle telecamere sono state identificate e multate. Questa mattina, invece, operazione delle Guardie Eco – zoofile in Montagna”. De Vita: “Abbiamo trovato una situazione tutto sommato positiva anche se abbiamo individuato uno scarico di pneumatici segnalato a SMA CAMPANIA. Situazione comunque buona grazie anche all’intervento di sensibilizzazione che stanno esercitando Comune e Parco Nazionale del Vesuvio. Sarebbe utile però ripristinare alcuni sentieri chiusi da roghi di spine”. “Tutelare l’ambiente è importante, perché tutelare anche il proprio habitat significa garantire ai giovani un futuro migliore, sostenibile e più vivibile. Giungono in tutte le nostre case le immagini di acque spesso inquinate, nella nostra mente abbiamo l’isola di plastica. E’ il tempo dell’azione, restare fermi non serve. Dobbiamo noi istituzioni sensibilizzare il popolo, la gente, i cittadini ed è giusto che il primo a farlo sia proprio il sindaco. A Somma Vesuviana anche in questi giorni, grazie all’ausilio di telecamere, siamo riusciti ad individuare alcune persone che depositavano rifiuti agli angoli di alcune strade. Queste persone sono state identificate e multate. Oggi invece ho voluto guidare una passeggiata ecologica con il Nucleo operativo delle Guardie Eco – zoofile dell’Associazione Italiana Sicurezza Ambientale e partendo dalla località Rione Trieste siamo andati verso i sentieri di montagna per verificarne lo stato di salute”. Lo ha annunciato, Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano. “Siamo partiti da Rione Trieste salendo la montagna abbiamo raggiunto alcune stradine. Devo dire con grande soddisfazione che in questa area abbiamo trovato una situazione positiva, nel senso che abbiamo rinvenuto solo alcuni pneumatici abbandonati o qualche rifiuto lasciato. Il risultato è quello di una moralizzazione che evidentemente, grazie anche al Parco Nazionale del Vesuvio – ha dichiarato Bernardino De Vita, Coordinatore Provinciale delle Nucleo Guardie Eco – zoofile –  viene fatta molto bene e sta producendo risultati importanti. Ora bisognerebbe mettere mano però ad alcuni sentieri che abbiamo trovato chiusi da roghi di spine e che invece potessero essere ripristinati potrebbero stimolare le persone a fare trekking valorizzando il Monte Somma anche dal punto di vista naturalistico. L’azione condotta oggi da noi, Guardie Eco-Zoofile è stata eseguita a piedi e a cavallo in contemporanea per entrare anche nelle zone eventualmente impervie dove non era possibile arrivare con i veicoli. E’ stata un’operazione di controllo a tutela del patrimonio ambientale. Noi siamo Agenti di Polizia Giudiziaria.  Alle operazioni ha preso parte anche il Corpo della Polizia Municipale di Somma Vesuviana guidato dal Comandante Claudio Russo. La scorsa settimana nelle zone periferiche a valle di Somma Vesuviana, sempre con il Servizio di Igiene Urbana, abbiamo individuato numerosi scarichi abusivi di rifiuti ed inviato la documentazione fotografica di quanto trovato ed anche la geo – localizzazione dei siti allo SMA Campania ed ugualmente abbiamo fatto oggi quando abbiamo individuato lo sversamento di alcuni pneumatici”.

Pomigliano D’Arco, trafugati importanti dati aziendali alla Leonardo: due misure cautelari

Attraverso un trojan di nuova ingegnerizzazione, inoculato nei computer attraverso delle pendrive Usb, per quasi due anni, tra maggio 2015 e gennaio 2017, hanno trafugato 10 gigabyte di dati e informazioni classificati di rilevante valore aziendale: due misure cautelari sono state notificate a un ex dipendente e a un dirigente della Leonardo spa (azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza) ritenuti coinvolti in un grave attacco alle strutture informatiche ai danni della Divisione Aerostrutture e della Divisione Velivoli iniziato nel 2015. I destinatari delle misure cautelari sono l’ex addetto alla gestione della sicurezza informatica della Leonardo S.p.A., A.D’E., per il quale il gip da disposto il carcere e A.R, responsabile del C.E.R.T. (Cyber Emergency Readiness Team) di Leonardo s.p.a., organismo deputato alla gestione degli attacchi informatici subiti dall’azienda al quale è stata notificata la misura cautelare della custodia domiciliare. All’ ex dipendente si contesta l’accesso abusivo a sistema informatico, intercettazione illecita di comunicazioni telematiche e trattamento illecito di dati personali, al secondo il reato di depistaggio. Sulle postazioni prese di mira dagli hacker erano configurati i profili utente di molti dipendenti, alcuni con mansioni dirigenziali, impegnati in attività d’impresa volta alla produzione di beni e servizi di carattere strategico per la sicurezza e la difesa del Paese come progetti per sistemi elettronici dei velivoli militari. Gli hacker erano riusciti a inoculare il trojan su 94 postazioni di lavoro, delle quali 33 nello stabilimento aziendale di Pomigliano D’Arco. Dopo il download ogni traccia dell’incursione veniva cancellata. Gli hacker intercettavano quanto digitato sulla tastiera e gli schermi.

“Parliamone lunedì”, al via il social talk di Siamo Sommesi

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“Siamo Sommesi” tutti i lunedì in diretta sulla pagina Facebook  per rispondere alle esigenze dei cittadini di Somma Vesuviana.

L’emergenza sanitaria ha avuto un impatto diretto sull’economia mondiale. Una crisi economica, che non ha risparmiato la Campania, dove si registra un periodo di recessione già dal primo lockdown. Secondo l’Anpal (Agenzia nazionale sulle politiche attive e sul lavoro), nella regione governata da Vincenzo De Luca sono oltre 400 le aziende che si trovano in seria difficoltà.

A essere maggiormente colpiti sono il settore industriale e quello terziario. In tutta la provincia di Napoli, gli ultimi dati evidenziano che c’è un preoccupante aumento del tasso di disoccupazione.

Per monitorare come stanno andando le cose tra prima e seconda ondata e informare i cittadini sommesi sull’andamento della struttura produttiva, il gruppo politico di maggioranza al comune di Somma Vesuviana, “Siamo Sommesi”, ha ideato il format web dal titolo “Parliamone lunedì”, un talk in onda tutti i lunedì alle 18 sulla pagina Facebook SIAMO SOMMESI.

I temi trattati all’interno del programma saranno molteplici. Oltre a parlare di tutte le misure a sostegno della sanità e dell’economia, con accenni al business and financial information, si discorrerà dei temi legati al rilancio del territorio sommese in vista del prossimo periodo di post lockdown. Anche la scuola e l’informazione avranno un posto centrale nel dibattito a cui gli stessi cittadini potranno partecipare ponendo le proprie domande. In studio, oltre agli esponenti di “Siamo Sommesi” come la capogruppo Adele Aliperta e il consigliere Giuseppe Nocerino, illustri ospiti del panorama locale e non solo.

Sant’Anastasia/Concorsopoli, l’ex segretario Lombardi in aula: «C’erano accordi precisi, si divideva in tre»

Si era riservata la possibilità di fare una dichiarazione spontanea e ieri, infatti, l’ex segretario comunale di Sant’Anastasia, Egizio Lombardi, l’ha usata per puntare il dito contro l’ex consigliere Pasquale Iorio e contro l’ex sindaco Abete: «Ciascuno si assuma le proprie responsabilità, io l’ho fatto». «Non mi vengano a dire che ho indicato io le persone da favorire, non cerchino di far ricadere su di me ogni responsabilità». Un fiume in piena ieri, in camera di consiglio dove si sta tenendo con rito abbreviato il processo basato sull’inchiesta «Concorsopoli», l’ex segretario comunale Egizio Lombardi. Difeso dall’avvocato Antonio De Simone, Lombardi aveva ampiamente dettagliato già negli interrogatori in procura tutti i fatti, confermando ogni piccolo dettaglio delle indagini, e aveva deciso di non parlare in aula ma,dopo la deposizione dell’ex sindaco Lello Abete, ha invece ritenuto necessario dire la sua dinanzi al giudice, con una dichiarazione spontanea. Segretario generale e presidente delle commissioni dei concorsi pubblici di Sant’Anastasia, Lombardi è stato arrestato con gli altri coimputati, l’ex sindaco Abete (difeso dagli avvocati Domenico Sabbatino e Valentino Di Ludovico), l’ex consigliere Pasquale Iorio (avvocato Sabato Graziano) e l’imprenditore Alessandro Montuori (avvocati Vincenzo Desiderio e Antimo D’Alterio), il 6 dicembre 2019 dopo indagini svolte dalla guardia di finanza su input della Procura di Nola, con l’accusa di aver, in concorso tra loro, alterato l’esito dei concorsi per intascare mazzette da chi era destinato a vincere. «Questi signori, dopo un anno in cui ci siamo fatti anche la galera, ancora si sottraggono alle proprie responsabilità». Si riferisce Lombardi, particolarmente ad Abete, che aveva spiegato di aver incassato denaro un’unica volta – così come sarà riportato nero su bianco nelle trascrizioni dell’udienza –  e Iorio. «Abete ha sostenuto che la raccomandazione a Georgia Biscardi (vincitrice del concorso per istruttore amministrativo) sia nata per caso, invece erano almeno cinque mesi che si parlava di indirizzare gli esiti dei concorsi e guadagnare soldi in vista della campagna elettorale, erano cinque mesi che non si pianificava altro, mi viene voglia di chiedere a questi signori quando intendano assumersi le proprie responsabilità, io l’ho fatto». Ne ha avuto anche per l’ex consigliere Iorio, definendo una sua «millanteria» la vicenda legata all’avvocato Teresa Ercolanese di Acerra, colei cioè che per prima andò a denunciare la cricca di Concorsopoli alla guardia di finanza. «Me la presentò solo come sua mentore, non si era mai parlato di raccomandare il fidanzato della nipote». Non si è risparmiato nemmeno sui dettagli, Lombardi. Accusando Iorio di aver intascato, senza dare, né a lui né al sindaco, il denaro incassato dalle mani di Vincenzo De Falco, altro concorrente di Pomigliano d’Arco. Già, perché gli accordi, ha rivelato Lombardi, erano ben precisi: «Un terzo, un terzo e un terzo». Un terzo ad Abete, un terzo a Lombardi, un terzo a Iorio. Dichiarando questo, e raccontando tutto, Lombardi non si è assunto solo le proprie responsabilità ma ha messo gli altri coimputati di fronte alle loro. Venerdì 18 dicembre, la parola passerà al pm Luca Pisciotta per la requisitoria.  

Nola, covid 19, migliora la situazione: in calo il numero dei positivi

Cala il numero dei positivi a Nola: circa duecento in meno rispetto a tre settimane fa. Riaperto anche il pronto soccorso generale ai pazienti no Covid. La città può tirare un sospiro di sollievo, ma bisogna tenere alta l’attenzione.  Dopo le nuove restrizioni presentate dal governo Conte e con il passaggio della Campania da zona rossa ad arancione, si iniziano a intravedere i primi segnali positivi. Di tutta l’area nolana, la città bruniana è stata senz’altro quella che ha fatto maggiormente parlare di sé. Le vicende ancora poco chiare con cui la sanità all’ospedale S. Maria della Pietà gestisce il proprio pronto soccorso in tempo di Covid-19 sono state al centro delle principali questioni affrontate dall’amministrazione comunale. Una situazione che per settimane non ha fatto altro che dispensare panico e incertezza in paese. Aperture, chiusure, seguite da brevi riaperture e ancora chiusure dei cancelli del pronto soccorso generale. La poca chiarezza unitamente all’aumento dei casi, di gran lunga superiori ai 500, rendeva incomprensibile l’intera vicenda. Da una nota dello scorso 26 novembre si evince con chiarezza come il presidio ospedaliero fosse pronto a riaprire le porte del pronto soccorso anche ai pazienti no Covid, giunti in ospedale perché bisognosi di assistenza per patologie ordinarie. Dopo le numerose limitazioni approvate dal Presidente del Consiglio che hanno marchiato di rosso anche la Regione Campania, la situazione a Nola sembra decisamente migliorata. Una comunità che finalmente può tirare un sospiro di sollievo se si pensa che ad oggi si contano 332 positivi attivi, a fronte dei 655 registrati il 13 novembre. Segni di miglioramento che fanno certamente la differenza dopo mesi per nulla facili da affrontare per la città di Nola. Segnali positivi che consentono di prendere finalmente una boccata d’aria. Importante, adesso, è non sottovalutare la situazione. Duecento positivi in meno non sono sinonimo di fine emergenza, tutt’altro devono aiutare a riflettere: questo è il momento di continuare quanto fatto fino ad ora, evitando il rischio di vanificare ogni singolo progresso. L’allerta resta comunque alta, soprattutto in vista delle festività natalizie. Forti le strette del governo che impone delle ulteriori restrizioni. Bisogna scongiurare ad ogni costo lo scoppio di nuovi focolai in un periodo in cui si è soliti riunirsi con amici e parenti per festeggiare il Natale e il nuovo anno. Saranno giorni sicuramente più intimi, per molti anche sofferti, ma è doveroso fare piccoli sacrifici adesso per evitare danni maggiori nell’attesa di un più che mai incerto 2021.