Nola, lo chef Buonincontri omaggia i medici dell’ospedale di Nola con piatti natalizi napoletani 

Riceviamo e pubblichiamo.
Pizze di scarole e finger food di baccalà della tradizione napoletana con le papaccelle per i camici bianchi dell’ospedale di Nola. L’iniziativa è dello chef nolano Valentino Buonincontri, titolare del noto ristorante “Berties bistrot” di via dei Mille che, per questo Natale, ha voluto omaggiare tutto il personale medico ed infermieristico del nosocomio cittadino in segno di gratitudine per l’eccezionale lavoro che hanno fatto, e stanno ancora facendo, in questa lunga emergenza sanitaria che, soprattutto nella seconda ondata, ha rischiato di mettere seriamente in ginocchio il Santa Maria della Pietà.
“Il Nolano è stato tra i territori più colpiti, nei mesi di ottobre e novembre, dal Covid sottoponendo i medici dell’ospedale a turni massacranti che hanno portato avanti con grande spirito di servizio e forte abnegazione al dovere – spiega Valentino Buonincontri – Sono stati mesi duri che ci hanno portato al Natale senza nemmeno accorgercene e sono sicuro che molti di loro non lo trascorreranno nemmeno in famiglia per essere in prima linea nei reparti. Ecco perché ho pensato – continua lo chef – di portare un po’ della nostra tradizione direttamente nei reparti e dunque non poteva mancare la pizza di scarole ed il baccalà tipico della ricorrenza. Auguro davvero a tutti noi di vivere questi giorni in serenità e sebbene per noi ristoratori il momento è dei più difficili andiamo avanti, confortati dall’affetto dei nostri clienti che, fortunatamente, continuano a sceglierci ‘a distanza’ chiedendo i nostri piatti anche per queste festività che consegneremo personalmente. Anche a Capodanno. Sarà un Natale diverso ma non per questo avido di sentimenti. Auguri di cuore”.

Pomigliano, aiuti di Natale, furgone e autista introvabili: un rom si offre col suo veicolo. Sfamate 200 famiglie           

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Stanisa Baklanovich, sgomberato con la forza dal campo nomadi di Acerra, risponde all’appello di don Peppino Gambardella consentendo la consegna a oltre mille pomiglianesi dei generi alimentari messi a disposizione dalla Caritas            Ieri don Peppino Gambardella ha ricevuto dalla Caritas di Napoli un carico di alimenti da destinare per i pasti di Natale e per i giorni successivi a duecento famiglie in grave difficoltà di Pomigliano. Un piccolo esercito di bisognosi da sfamare, dunque: oltre mille persone. Il problema però è stato che il parroco della chiesa madre di San Felice non sapeva proprio come distribuire tutto quel prezioso carico di cibo. Ci volevano almeno un furgone e un autista ma nessuno in città si è fatto avanti. La situazione si è sbloccata grazie a Stanisa Baklanovich, un rom serbo sgomberato con la forza insieme a tutta la sua famiglia dal campo nomadi di Acerra. Nonostante questo schiaffo subito due anni fa Stanisa ha messo da parte l’orgoglio ed ha risposto senza remore all’appello lanciato attraverso i social da don Peppino. Ieri si è fatto trovare sotto le mura della chiesa di San Felice a bordo del suo furgone, che di solito utilizza per il suo lavoro di traslocatore. “Perché l’ho fatto? – spiega Stanisa, che ha 52 anni – Perché sono credente: io sono di religione greco ortodossa e per noi, come per voi cattolici, l’amore per il prossimo dovrebbe venire sempre al primo posto”. Dopo essere stato cacciato dal campo di Acerra Stanisa se l’è vista davvero brutta con la sua famiglia. “Non sapevamo proprio dove andare – racconta – poi ci hanno parlato di un prete che a Pomigliano aiuta tutti quelli che si trovano in grande difficoltà e allora sono andato da lui, da don Peppino”. Grazie a un fedele della chiesa di San Felice ora Stanisa vive con la sua numerosa famiglia in una modesta quanto precaria abitazione situata nelle campagne della zona. Ieri a dare una mano nella distribuzione degli alimenti c’era anche suo nipote, Brandon. “Anch’io sono stato sgomberato dal campo – dice il ragazzo – ma grazie a don peppino e a Legami di Solidarietà tutto è bene quel che finisce bene”. Legami di solidarietà è l’associazione nata nella chiesa di San Felice dall’esperienza dell’aiuto agli operai Fiat finiti anni fa in una lunga cassa integrazione. “Dopo quell’esperienza siamo stati abbandonati da tante persone che inizialmente sembrava volessero sostenerci – lamenta don Peppino – e adesso è davvero dura continuare. Ma non molliamo”. Ieri don Peppino oltre ad adoperarsi insieme a Stanisa nella distribuzione dei viveri in quel di Pomigliano si è anche recato davanti alle grandi fabbriche, la Leonardo, l’Avio Aero, la Fiat, per dare il via a una colletta. “Devo dire che purtroppo mai come quest’anno da parte di tanti lavoratori c’è stata molta indifferenza alla nostra iniziativa – l’amarezza del sacerdote – ringrazio comunque quei pochi cuori ancora sensibili e generosi che si sono prodigati lo stesso”. A dare una mano a don Peppino e a Stanisa nella distribuzione degli aiuti c’è anche un ristoratore di Pomigliano rimasto senza lavoro a causa del Covid. Si chiama Luca Sacchetta, ha 48 anni. Fa parte di una famiglia di ristoratori che un tempo gestivano il Grottino, ristorante di Pomigliano meta preferita di Maradona per le sue scorpacciate a base di pesce. “Il ristorante è chiuso da una vita e io non lavoro a causa di questi brutti tempi – spiega Luca – ma sono lo stesso qui a dare una mano. Sento che è giusto”.

“La sera della Vigilia di Natale Napoli è un immenso banchetto”. Lo scrisse F. Mastriani, nel 1857

 Francesco Mastriani descrisse con la solita ricchezza di dettagli e di riflessioni il contrasto tra il giorno della Vigilia e il giorno di Natale, tra l’allegria rumorosa dei mercati, delle tavole imbandite e dei fuochi di artificio, da una parte, e dall’altra la quiete del 25 dicembre, dedicato alla meditazione e alla preghiera. I due pasticcieri Barbati e Lambiase sono i   “ Michelangeli della ghiottoneria”.La “bassa gente” e il“canestro di Natale”, chiamato anche “sfrattatavola”   Il grande scrittore non aveva dubbi: il giorno della Vigilia di Natale a Napoli è a tal punto “di affaccendamento, di capogiro, di cuccagna, che mai le parole non potranno presentarne l’immagine a chiunque non sia stato in questa città il 24 dicembre di qualunque anno”. In verità, fin dai primi giorni di dicembre iniziava per tutti il tempo dell’attesa: gli impiegati e i commessi aspettavano le “gratificazioni”, i medici e gli avvocati speravano che i loro clienti portassero capponi e caciocavalli, gli “uscieri, i domestici, i portinai, i ciabattini e i facchini” pregustavano mance e regalie e si preparavano a smuovere la generosità degli altri “con l’assalto dei cento e cento di questi giorni”.Per le scale era un viavai di panieri pieni di regali e di vassoi di torte e di dolci. Le “feste di Natale” erano dedicati tutte all’abbondanza del cibo: tutti i frutti della Terra e tutte le carni degli animali che volano in cielo e vivono nel mare e nei fiumi venivano esposti sui banchi a Toledo, a Santa Brigida, a Porta San Gennaro, al Pendino. Era tale l’abbondanza di viveri a Napoli nei giorni natalizi che non solo tutti gli abitanti dell’Europa sarebbero stati agevolmente sfamati, ma tutti i popoli del mondo avrebbero trovato “il loro cibo prediletto e indigeno”: Mastriani sapeva stemperare l’iperbole nell’ ironia. I poveri, “la bassa gente”, si tutelavano con il “canestro di Natale”, una tradizione che resiste ancora: per tutto l’anno pagavano ai salumieri “ 5 o 6 grani per ogni settimana” – il “grano” era la centesima parte del ducato – e a Natale ricevevano una cesta piena di cibo natalizio, una cesta che i Napoletani chiamavano “sfrattatavola”. Splendida è la descrizione che Mastriani fa dei banchi dei venditori: colonne di frutta fresca e secca, trofei di uva e di mele, “stelle di fichi secchi, piramidi di agrumi, baldacchini di noci, una formidabile artiglieria di pigne”; e poi le ceste dei pescivendoli, in cui guizza il capitone, il re dei pesci di Natale, “con sua moglie l’anguilla, e cernie, calamaretti, cefali e merluzzi”. Dettò a Mastriani  parole di pietà la triste sorte di migliaia di capponi, “destinati a funzionare sulle mense la mattina del Santo Natale e condannati ad essere portati in giro per la città per parecchi giorni, senza ricevere cibo, “per modo che un digiuno di vari giorni precede per essi la pena capitale”. Il pathos di questa scena che mette sullo stesso piano uomini e animali è una caratteristica della potente “visione” di Mastriani. Davanti ai negozi dei “confettieri” c’erano, già nei giorni che precedevano la Vigilia, ceste ripiene di mostaccioli, ma nessuno osava “derubare” anche un solo dolce, poiché “la religiosa solennità del giorno ispira a tutti sentimenti di onestà e di amore”. I pasticcieri “Barbati e Lambiase sono gli eroi della giornata in fatto di dolci, siccome il Zi’ Francisco a Santa Brigida è il Nestore dei venditori di salami. Castelli di zucchero e fortezze di cioccolata sorgono alle porte di quei due Michelangeli della ghiottoneria napolitana; i bastioni di questi castelli sono tenerissimi e i denti vi si affondano con facilità e piacere.”. “La mattina della Vigilia di Natale Napoli non è che una immensa cucina, siccome la sera non è che un immenso banchetto”. Accresceva lo smisurato trambusto di questo giorno la cerimonia del “donativo natalizio” che per antica tradizione la Città di Napoli inviava all’ “Augusto Monarca nostro Signore” proprio il 24 dicembre e che comprendeva cibi scelti “di ogni stagione e di ogni contrada”. Per tutto il giorno migliaia di Napoletani facevano la fila davanti ai banchi dei “tronari”, dei venditori dei fuochi di artificio, che ogni anno inventavano qualche “botta” nuova, e offrivano ai clienti “fuochi” “di ogni dimensione, di ogni nome, di ogni forza, di ogni rumore e di ogni colore: tuoni, fiaschelle, folgori, folgori pazze, tric- trac, fit-fit”. Il banchetto della sera della Vigilia si apriva, per i ricchi e per i poveri, con i vermicelli e il cavolfiore: seguivano, a “seconda del gusto e dell’agiatezza”, capitone, anguilla, ostriche, mostaccioli, “susamielli e ogni sorta di seccumi”. A mezzanotte incominciava lo spettacolo dei fuochi di artificio, e a tavola si susseguivano i brindisi e gli abbracci, “ogni sofferenza sparisce, tutti sono ricchi, tutti contenti, i vecchi tornano fanciulli e si mischiano all’ilarità dei giovani.” L’uomo malvagio si siede accanto all’uomo giusto, “poiché questa è l’ora in cui tutte le umane colpe sono riscattate”. Poi era Natale: la preghiera prendeva il posto dell’allegria, lo zampognaro intonava l’ultima novena, tutti entravano nel silenzio del raccoglimento, le campane suonavano a festa e la pace si spandeva sulla Terra. “Il dì di Natale tutto sparisce, quasi per incanto; tutte le botteghe sono chiuse; tutto è nettezza e quiete”.  

Sant’Anastasia, Natale 2020: luminarie solo in luoghi simbolo

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Riceviamo e  pubblichiamo dal Comune di Sant’Anastasia   Per il Natale 2020, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Carmine Esposito ha deciso che le tradizionali luminarie dovessero avere valore simbolico, destinando ad esse la cifra di 20mila euro e scegliendo di illuminare le parrocchie anastasiane e gli accessi alla città con decorazioni che possano rappresentare soprattutto la Speranza. “Non sarà un Natale come tutti gli altri, questo è evidente” – dice il sindaco Esposito – dunque, con l’installazione delle luminarie soltanto in luoghi simbolo e non in tutto il paese, abbiamo voluto dare un piccolo ma concreto segnale, una luce di speranza che possa almeno in minima parte diradare la tristezza di questo momento in cui il tessuto sociale ed economico è vicino al collasso. Dunque, insieme a tutte le iniziative che stiamo mettendo in campo per arginare le conseguenze della pandemia, ci sembrava giusto vestire, solo un po’, a festa il nostro paese”.

Somma Vesuviana, Covid 19: diminuiscono i positivi ma si registrano altre due vittime

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Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana.   “Purtroppo sarà una vigilia di Natale ancora più triste per il nostro Paese. Altri 2 nostri concittadini non ci sono più e siamo al fianco delle loro famiglie. Sale dunque a 18 il numero dei sommesi che hanno perso la vita durante questa pandemia. Rallenta la curva dei nuovi positivi, 20 negli ultimi 7 giorni, dunque con una media di poco superiore ai 2 al giorno e ben lontana dai numeri di qualche settimana fa. Scende e di molto il numero dei positivi attivi passati dagli 800 agli attuali 80. Attualmente abbiamo 6 persone ricoverate in ospedale e altre 50 in sorveglianza sanitaria. Indossiamo sempre le mascherine, soprattutto nei negozi, in tutti i luoghi al chiuso e anche all’aperto. Ricordo che c’è divieto di riunioni, aggregazioni ed assembramenti anche all’aperto. Dalle ore 24 tutta Italia sarà zona rossa”. Lo ha affermato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano

Somma Vesuviana,una stella di luce per ogni chiesa della città

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Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana. Un Natale durante il quale si può dare di più – una carezza, affetto, semplicità. Somma Vesuviana sarà illuminata da tante stelle, una per ogni chiesa. Perna (Assessore agli Eventi e Beni Culturali): “A Somma Vesuviana abbiamo voluto una stella di luce per ogni chiesa, anche in montagna al Santuario di Santa Maria a Castello. In Piazza Vittorio Emanuele III ho voluto un albero di Natale”. Di Sarno: “Pensiamo a chi non c’è più, alle famiglie che hanno difficoltà economiche, ai commercianti, alle imprese. Questo Natale deve ricondurci agli affetti, ai valori veri. Dobbiamo ripartire dai valori veri e la luce ci sarà”. Una luce di speranza ci sarà sempre per tutti! “E’ un Natale che viviamo più nell’intimità dei nostri affetti. Però abbiamo voluto dare un segno di speranza e comunque il segno della cristianità che andiamo a vivere ponendo una stella davanti ad ogni chiesa. Dunque ora dobbiamo vivere il Natale nella consapevolezza di quelli che sono i veri valori. Fuori ad ogni chiesa, anche in montagna al Santuario di Santa Maria a Castello, abbiamo voluto mettere una stella di luce ed in più ho voluto in piazza Vittorio Emanuele III un grande albero di Natale. Come Amministrazione Comunale non abbiamo messo luminarie lungo le strade  per rispetto nei confronti di chi non c’è più ma allo stesso tempo una stella ci sarà e sarà fuori ad ogni chiesa”. Lo ha annunciato Rosalinda Perna, Assessore ai Beni Culturali del Comune di Somma Vesuviana nel napoletano. “Io penso a quelle famiglie che sono in difficoltà. Il Covid ha tolto tanti affetti, molti amici non ci sono più. Il Covid ha creato importanti disagi materiali, economici nella nostra città. Penso ai commercianti, ma io voglio lanciare un messaggio di speranza. La luce c’è sempre. Sicuramente tutto quello che stiamo vivendo – ha dichiarato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana –  sarà solo un brutto ricordo. Dobbiamo rispettare le regole. Da domani tutta l’Italia sarà nuovamente in un lockdowne momentaneo ma comunque saremo in zona rossa. Pensiamo a tutelare i nostri anziani e dunque chiedo ai giovani di essere ancora responsabili di quelle azioni che vanno a tutela della salute delle persone. Prestiamo attenzione e non possiamo fare tavolate”.    

[VIDEO] Mariglianella, Agrimonda: il comitato dei cittadini chiede concretezza alle istituzioni

L’eterna attesa. Ci eravamo lasciati con un ultimo aggiornamento che riguardava la risposta, da parte del sindaco Arcangelo Russo, alla diffida mossa dal cittadino Ciro Tufano, presidente del Comitato Ambiente e Territorio: una nota a firma del responsabile del servizio ambiente ed ecologia del Comune di Mariglianella, dott. Giovanni Del Gaudio, che merita di essere approfondita. Nel documento si legge che il ristagno dell’acqua nel sito ex Agrimonda sarebbe stato provocato dalle piogge di ottobre, ma è indubbio che l’acquitrino non si sia formato solo a causa del recente maltempo, bensì sia presente da lungo tempo ormai, come testimoniano le foto scattate quasi ogni giorno a partire dal 4 luglio scorso (appena 24 ore dopo l’intervento della Regione Campania che provvide alla rimozione dell’acqua dal telo). Il dipendente comunale si sofferma anche sulla necessità di appellarsi all’Asl, ma questo è stato già fatto più volte: le relazioni che indicano l’insalubrità dell’ambiente non mancano e da tempo si attende l’installazione di una centralina atta a rilevare il livello di inquinamento dell’aria. Infine, il comune sottolinea come l’insediamento del commissario ad acta non sia ancora avvenuto: tuttavia, come abbiamo raccontato e come confermano i documenti protocollati, lo scorso 29 settembre l’avvocato Antonino Galletti ha invitato l’ente a presentare una mensile e dettagliata relazione al difensore civico, presso la Regione Campania, al fine di verificare lo stato dei luoghi e ricevere aggiornamento sullo stato del procedimento. Qui è possibile leggere il documento del commissario: 2020.9.29 provv.to commissario (1) E non solo, perché era stata proprio la Regione, il 13 ottobre scorso, a inviare la sua nota (con protocollo 2020 0479466) anche al commissario ad acta, avv. Antonino Galletti, legittimando ulteriormente la sua presenza. Tuttavia, ad oggi non c’è traccia dell’attesa relazione mensile, e a mancare sono anche i relativi aggiornamenti, mai pervenuti. Per non parlare delle azioni messe in campo. Come se non bastasse, l’attuale primo cittadino non si è mai recato sul luogo da quanto è stato eletto (ormai tre mesi fa), e lo stesso vale per l’ex sindaco Di Maiolo, oggi consigliere regionale che dovrebbe essere un riferimento per il territorio. È stato adottato il piano di caratterizzazione ed è stata anche aggiudicata la gara, ma già si parla di un possibile ricorso da parte di una ditta esclusa, il che significherebbe allungare ancora i tempi, in pratica senza poter avere contezza di quando, finalmente, inizieranno le operazioni sul sito. Un’attesa che dovrebbe essere colmata dall’impegno costante del Comune di Mariglianella, che al momento però latita: sarebbe il caso che si provvedesse almeno all’installazione di una centralina per rilevare la qualità dell’aria, al fine di tutelare la salute dei cittadini, a cominciare da quelli che abitano praticamente a ridosso dell’ecomostro Agrimonda, costretti a trascorrere l’ennesimo Natale col naso turato e la preoccupazione alle stelle: il venticinquesimo, per l’esattezza.

I doni del silenzio e dell’attesa

Questi giorni difficili e incomprensibili, che viviamo, hanno bisogno di due medicine per poter essere tollerati: il silenzio e l’attesa dell’imprevedibile. Siamo poco abituati ad entrambi. Non rientrano nelle nostre consuetudini. Il silenzio ci sembra un esercizio da deboli: chi non ha niente da dire non acquisisce il diritto a partecipare; stare zitti è da sciocchi e il tacere evidenzia incertezza e timidezza. E se invece il silenzio fosse la chiave dell’umile indagine degli umani indizi? E se ci consegnasse ad un orizzonte di parole miti, che sanno ricercare? Al posto di esperte denunce, di roboanti comunicazioni, di dotti dichiarazioni solo mute interviste, lezioni di serena attenzione, trasmissioni silenziose, social discreti e pieni di riserbo. L’attesa è invece una dimensione più accettabile, ma solo quando si attende qualcosa che ci aspettiamo già, di cui conosciamo il contenuto. Viene qualcosa, lo sappiamo, si tratta di ore o di minuti e la vedremo spuntare come l’avevamo immaginata. Altra cosa è attendere senza sapere che cosa o chi. Anche questo atteggiamento sembra un po’ da stupidi in un mondo che premia il controllo, la professione del prevedibile. Quest’ultimo ci rassicura. Non ci piacciono le sorprese. L’attesa dell’imprevedibile, invece, assomiglia molto all’attesa dei bambini nei giorni natalizi. Sanno che arriverà un dono, ma non sanno quale. E lo attendono da personaggi che non conoscono e che non è dato vedere. Spesso tradiamo questo aspetto, tentando di intrappolarli nelle nostre attese da adulti: “Aspetta, perché arriveranno soldi, potere, potrai competere con gli altri a chi ha di più”. Tristezze e miserie adulte. Il dono invece accorcia le distanze con il mistero e ci dispone alla responsabilità della benevolenza e dell’attesa. E’ l’esatto contrario del motto diffusissimo “Andrà tutto bene”, interpretato come il male (nella fattispecie il Covid) che per incanto sparirà; un augurio insensato, che non ha titolo per cambiare alcunché. Il silenzio e l’attesa dell’imprevedibile invece inscrivono nel cerchio delle possibilità la nostra creatività, quella che nasce dall’osservazione, dalla muta gioia della meraviglia e avvolge ogni cosa dell’incanto della disponibilità e della condivisione. Ciò che accadrà ci riguarda, vi andiamo incontro insieme. Come una famiglia che non si scoraggia di fronte al male, quando viene dall’esterno. Compatta e unita, vigile. Custodisce il cuore. C’è un tempo in cui la sofferenza, la solitudine, la sconfitta, ci disorientano. E’ quello il momento di riadattare le lenti con cui guardiamo ciò che accade. Presto o tardi impareremo a rileggere l’esperienza e intenderemo cosa si prepara. Il silenzio e l’attesa devono essere governati da donne e uomini pieni del dolore della storia. Solo essi apprendono a ricominciare nella novità. Lontani dal ripetere ciò che già sanno, rifiutandosi di essere quelli di prima. Solo essi sapranno dire: “Domani”. Illustrazione di Angela Marchetti per “La città dall’alto” ed. Corsare

Campania, domenica saranno consegnati i primi 720 vaccini

Per il “V day” arriveranno domenica in Campania 720 vaccini contenuti in 144 fiale. Saranno consegnati (già scongelati) all’Asl Napoli 1 Centro 1 che poi li distribuirà (100 dosi per ognuna) alle altre 6 aziende sanitarie della regione coinvolte. I rimanenti 20 verranno somministrati lunedì ad operatori e ospiti delle Rsa di Napoli. Si delinea così il primo appuntamento, quasi simbolico, con il vaccino che si spera metta fine alla pandemia. Le dosi saranno distribuite in Cryo-box, all’interno di una borsa, per mantenere la temperatura di 2-8°gradi. La Cryo-box conterrà il codice del lotto per assicurarne la tracciabilità e sarà dotata di una datalogger analogico per la verifica di stabilità della temperatura. Le borse, contenenti le Cryo-box saranno prelevate dall’Esercito all’ospedale Spallanzani di Roma e trasportate nei 20 punti di somministrazione individuati in Italia entro le 7 del mattino del 27 dicembre. Le dosi dovranno essere conservate alla temperatura di 2-8 gradi ed essere interamente utilizzate al massimo nei successivi 4 giorni. Oltre all’Ospedale del Mare, saranno coinvolti il Cotugno, il Cardarelli, il Moscati di Avellino, il San Pio di Benevento, il Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta e il Ruggi d’Aragona di Salerno. (ANSA).

Acerra, maxi ripetitore Wind in centro: è protesta. La gente: “Eretto in poche ore”

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Paura nella popolazione per le incognite sulle conseguenze da irradiazione elettromagnetica. Tensioni alimentate dai dubbi sulla regolarità delle procedure  e che si stanno consumando nella città simbolo della Terra dei Fuochi   Gente scesa in strada per chiedere aiuto, cittadini rimasti increduli e preoccupati dopo essersi affacciati alla finestra. Molti abitanti del corso Italia, pieno centro di Acerra, da qualche giorno stanno sbarrando gli occhi alla vista della nuova “stazione radio base” fatta installare dalla Wind sul tetto di un palazzo. L’enorme “cactus” di ferro zeppo di ripetitori per la telefonia mobile è stato realizzato a tempo di record, nello spazio di un fine settimana, quello appena trascorso. “Hanno lavorato anche di notte”, raccontano alcune persone sui marciapiedi del corso più importante della città. Cittadini che hanno quindi chiesto aiuto agli ambientalisti della zona. La paura di un incontrollabile inquinamento da fonte elettromagnetica sta togliendo il sonno da queste parti. Ieri il noto ecologista Alessandro Cannavacciuolo, insieme ad altri attivisti, ha consegnato alla segretaria generale del Comune e alla polizia municipale una richiesta urgente di accesso agli atti che hanno portato alla costruzione dell’infrastruttura. “Per realizzare un impianto per le telecomunicazioni di queste dimensioni – spiega Cannavacciuolo – sono necessarie specifiche autorizzazioni comunali, dell’Arpac, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, e del condominio in cui insiste l’opera. Vogliamo sapere tutto”. Si eccepisce in particolare il fatto che alle spalle dell’edificio sul quale è stata installata la stazione radio base c’è una scuola materna, la “Montessori”. La richiesta di accesso agli atti punta all’acquisizione della valutazione d’ impatto ambientale sulle emissioni elettromagnetiche e delle valutazione dell’ufficio tecnico comunale relativa alla disciplina delle installazioni radio base per telefonia mobile e telecomunicazioni. “Se gli enti di controllo – aggiunge Cannavacciuolo – dovessero accertare eventuali carenze documentali allora in base alla legge si potrà subito procedere al sequestro dell’opera e al contestuale ripristino dello stato dei luoghi”. L’installazione di infrastrutture del genere è un business. Nonostante la crisi il mercato della telefonia mobile e delle telecomunicazioni tiene sempre banco mentre le multinazionali sono disposte a pagare bene ai privati l’affitto degli spazi in cui posare i ripetitori. Intanto ad Acerra sono già state installate molte stazioni radio base. Ce ne sono due anche sul municipio. Ma le opposizioni non mancano. Una doveva essere realizzata nella frazione di Pezzalunga quest’anno. Le gente del posto però si è ribellata e gli ambientalisti hanno scoperto diverse anomalie sfociate nella sospensione dei lavori, che finora non sono stati ripresi.