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- progetto architettonico approvato;
- squadra di tecnici e volontari;
- ditta che eseguirà il progetto;
- conto corrente bancario dedicato (gratuito);
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Napoli – Torino (Partita 20), confusi e infelici
Carmen Consoli cantava “Confusa e felice”, noi siamo certamente confusi ma anche tanto infelici. Non bastano i punti ritrovati dopo la decisione del CONI, il Napoli è scarico. Diventa uno scoglio insormontabile anche il Torino ultimo in classifica.
Non possiamo non tenere in conto delle assenze, ma in campo il Napoli arriva non pronto fisicamente e mentalmente. E’ lo stesso Napoli in difficoltà che avevamo già visto con la Lazio. E’ lento nel giro palla, la sensazione è una di quelle brutte, mi ritorna alla mente l’ammutinamento dell’anno scorso, quella distrazione, quella mancanza di precisione nei movimenti. Il Napoli gira in tondo e non sembra mai avere la capacità di creare qualcosa di pericoloso. Già nel primo tempo le cose migliori sono lasciate all’intraprendenza dei migliori, ai piedi di Insigne e Zielinski. E come era da aspettarsi la situazione non cambia nel secondo tempo. Sentivo nell’aria la beffa, e infatti arriva il gol di Izzo, il gol dell’ex che aspetta quel momento come un bambino attende il regalo di Natale. Ma è tutta colpa di un Napoli che non vorremmo più vedere. Il Napoli ha le ultime energie da spendere in un arrembaggio finale, e resta a galla solo grazie alle giocate dei singoli. Dai piedini vellutati di Zielinski e Insigne arriva il pregevole gol del 24 di Frattamaggiore.
Siamo confusi e infelici, forse a causa dei tanti impegni, e gli infortuni non stanno aiutando. Può darsi che la malattia che ha colpito Gattuso (eroico nel suo impegno) possa aver influito sulla psicologia dei giocatori. Quello che so è che il Napoli è caduto in una spirale di involuzione. Questa pausa potrà servire a tutti per staccare la spina, per riposarsi e riconquistare le proprie energie, in cerca delle proprie certezze, e ritornare ad essere felici. Buon Natale a tutti.
Marigliano, inseguendo “Arianna” il Comune rischia di perdere il filo dell’innovazione
Il dubbio relativo alla bontà di questo ulteriore investimento di risorse sorge in quanto una mano tesa (e una opportunità gratuita) arriva dallo Stato e riguarda il progetto IO (io.italia.it), un importante pilastro della visione di cittadinanza digitale del governo italiano. Ideato e sviluppato dal team per la trasformazione digitale e oggi gestito da PagoPA S.p.A., l’app IO ha l’obiettivo di facilitare l’accesso dei cittadini a tutti i servizi digitali della pubblica amministrazione e ai diritti che questi servizi garantiscono. Ultimamente di IO si è parlato moltissimo in quanto rappresenta il device di riferimento per il cashback, la novità introdotta dal governo per favorire gli acquisti senza contanti e combattere l’evasione fiscale. Al 21 dicembre l’applicazione faceva registrare oltre 9 milioni di download, e ad oggi risultano circa cinque milioni di persone iscritte al cashback, con 2,5 milioni di carte pagobancomat registrate dall’app: numeri confortanti che dovrebbero incentivare il suo utilizzo anche presso gli enti locali, considerando i vantaggi offerti da tutte le funzioni necessarie alle pubbliche amministrazioni, grazie all’integrazione con ANPR, pagoPA, SPID e CIE (la carta d’identità elettronica).
Eppure a Marigliano, dove non esiste nemmeno una rete Wi-Fi pubblica, si preferisce insistere su un percorso che non ha ancora offerto risultati concreti, investendo ulteriori somme su una applicazione “di proprietà”, nonostante le considerevoli e quanto mai attuali opportunità offerte dal governo centrale. Senza pensare che proprio quelle somme potrebbero essere dirottate su altre inderogabili necessità, sempre connesse all’innovazione che in città non ha mai galoppato. Problemi legati alla sicurezza, stando alle preoccupazioni del responsabile del Settore I, che si è mostrato più volte reticente a lanciare il Comune nel futuro (che ormai è il presente e che tra poco rischia di diventare passato). Se è bene fare le cose con giudizio, al fine di evitare pasticci – il sito comunale è stato vittima di un attacco hacker proprio pochi mesi fa, a ridosso delle elezioni amministrative – è anche vero che l’app IO è un progetto open source, basato su processi di sviluppo aperti e partecipati. “Questo permette di rovesciare il paradigma della sicurezza tramite segretezza – si legge sul sito dell’app – in quanto “i codici dell’applicazione e delle piattaforme di back-end sono a disposizione di tutti, quindi aperti allo scrutinio di tutta la comunità IT e di coloro che scelgono di dare una mano segnalando malfunzionamenti ed eventuali bug”.
L’applicazione in questione, pensata apposta per la PA italiana, vuole essere un unico punto di accesso per interagire in modo semplice e sicuro con i servizi pubblici locali e nazionali (Comuni, Regioni, agenzie centrali): dunque, perché rischiare di perdere il filo dell’innovazione con il resto del Paese?
La testimonianza di ACI riflette perfettamente le potenzialità e la visione espresse da IO, che permette di fare sistema, cioè di “creare valore oltre che per il singolo anche per la collettività, creando quei presupposti culturali necessari perché il concetto di cittadinanza digitale possa espandersi con rapidità e in maniera diffusa”.
Risparmiando anche qualche euro. 
