“Save the Culture”, il quiz online dedicato alle bellezze della Campania

Riceviamo e pubblichiamo. Mantenere viva la cultura durante le festività natalizie nonostante la chiusura dei musei. È questo l’obiettivo con cui Scabec, Società Campana Beni Culturali, ha deciso di aderire a Save the Culture, piattaforma specializzata in giochi interattivi all’interno della quale i musei italiani hanno scelto di interagire con il pubblico attraverso dei quiz sul patrimonio culturale. Dal 24 dicembre al 6 gennaio, sul sito www.savetheculture.it, sarà possibile sfidare amici e parenti su temi quali i personaggi storici che sono nati nella nostra regione, le affascinanti residenze storiche che si possono ammirare nelle cinque province e il suggestivo paesaggio che ci circonda. Nello specifico, gli utenti troveranno due percorsi intitolati “VIAGGIO IN CAMPANIA” contenenti dei quesiti ideati appositamente da Scabec e ispirati alle bellezze campane. Alla fine del gioco i più meritevoli saranno premiati con un’esperienza culturale da vivere dal vivo alla riapertura del comparto museale: coloro che risponderanno al più alto numero di domande, infatti, riceveranno un codice sconto per l’acquisto del 365 Gold Pass, l’abbonamento annuale targato campania>artecard che consente di accedere per ben due volte in un anno all’interno di ciascuno dei principali luoghi della cultura della Campania. Una passeggiata all’interno delle sfarzose stanze della Reggia di Caserta, le mostre e gli eventi del MANN, il Caravaggio del Museo di Capodimonte, i mosaici del Parco Archeologico di Pompei. E ancora i templi di Paestum, le stradine degli Scavi di Ercolano, il Palazzo Reale e tutti gli altri siti culturali campani. In aggiunta, il pass consente di entrare in un esclusivo club artecard 365 che permette di accedere a eventi esclusivi, aperture straordinarie e anteprime delle mostre più prestigiose in programma in Campania. “I musei, i parchi archeologici e i luoghi della cultura sono tra le realtà più colpite dalle chiusure forzate per il contenimento della pandemia da Covid-19”, commenta Giuseppe Ariano, Direttore Marketing e Comunicazione di Scabec. “Una soluzione per sostenere l’intero settore risiede nelle potenzialità del web; fin dal primo lockdown, il racconto del patrimonio culturale regionale non si è arrestato sui canali digitali di Scabec. È proprio in quest’ottica che abbiamo scelto di aderire a Save The Culture con un gioco online che offre la possibilità agli utenti di trascorrere le festività partecipando a un quiz divertente ma al tempo stesso stimolante”. La Scabec Spa è la società inhouse della Regione Campania che si occupa della valorizzazione e della promozione dei beni culturali regionali.  Da circa 15 anni è il riferimento per tutti quei progetti regionali che attraverso differenti attività di valorizzazione – mostre, eventi, visite guidate, spettacoli, convegni, laboratori o formazione – mirano alla promozione dell’immenso patrimonio culturale materiale e immateriale della Campania. Save the culture è una campagna ideata e promossa da Heritage S.r.l., azienda che opera nel campo della progettazione, della produzione e della comunicazione di contenuti culturali con tecnologie digitali.

Acerra, pandemia, il Vescovo Di Donna : “Non basta solo il vaccino, bisogna rimuovere le cause”

Lo ha detto il vescovo di Acerra , Antonio Di Donna, nel corso dell’omelia della messa di Natale, durante la quale ha posto il punto sul nesso tra inquinamento ambientale e pandemia.   ”Questa pandemia ha dimostrato che non esiste una crisi sociale, o una crisi ambientale: c’è invece un nesso tra le due cose. Anche con la deforestazione dell’Amazzonia, che stiamo saccheggiando e chissà quanti virus erano là depositati e avevano il loro ambiente naturale, e la sua distruzione provoca il loro espandersi”. Lo ha detto il vescovo di Acerra , Antonio Di Donna, nel corso dell’omelia della messa di Natale, durante la quale ha posto il punto sul nesso tra inquinamento ambientale e pandemia. ”Non si può puntare solo alla profilassi dei vaccini – ha aggiunto – se non si rimuovono le cause. E’ un grave errore puntare solo sui vaccini e dimenticare che le pandemie sono dei drammi che non potremo evitare senza ridurre le vere cause che sono a monte, come l’inquinamento, la deforestazione dell’Amazzonia che stiamo saccheggiando e chissà quanti virus erano là depositati e avevano il loro ambiente naturale, e le deforestazioni provocano il loro espandersi. Se non rimuoviamo le cause, fatto questo vaccino, speriamo al più presto, saremo in attesa del prossimo virus e del prossimo vaccino”. ”Pensavamo di restare sani nonostante le ferite inferte al nostro territorio – ha proseguito il presule – abbiamo costruito un sistema che non permette al pianeta di respirare e la natura si ribella attraverso questo folletto che si attacca ai polmoni e ci uccide. E’ stato un errore anche cancellare la commissione regionale sulla terra dei fuochi: hanno cancellato un simbolo, quasi non si debba parlare della terra dei fuochi, per non farci del male da soli. Una parola che vorrei cancellare anche io – ha concluso monsignor Di Donna – ma il problema rimane, così come resta il problema dei tumori. Ormai sembra si muoia solo di Covid, gli altri si possono arrangiare”.

La Chiesa di San Sossio di Somma Vesuviana: un gioiello barocco da riscoprire

Una volta, passeggiando tra le lussureggianti campagne sommesi, verso le pendici più basse del territorio di Somma, a circa due chilometri dal centro cittadino, si raggiungeva l’isolata e artistica chiesa di San Sossio. Era l’epoca dei campi profumati e delle terre verdeggianti di cui si circondava la città di Somma.   Il Santo, a cui è dedicata la chiesa, nacque a Miseno nel 275 d.C. e morì decapitato alla Solfatara di Pozzuoli il 19 settembre del 305. Era uno dei tanti compagni del Vescovo Gennaro. Il suo corpo fu traslato a Miseno il 23 settembre dello stesso anno. Le origini di questo luogo sacro debbono essere molto antiche. A riguardo le prime notizie sono alquanto scarse e relativamente limitati sono i riscontri documentali, in quanto la costruzione veniva a trovarsi un po’ tagliata fuori dalla vita pubblica del paese e immersa in quella estesa e fertile campagna che dalla Terra di Somma si protraeva nella vicina città di Marigliano. La chiesa, con l’adiacente costruzione, era una vasta grancia (struttura produttiva religiosa) appartenente alla giurisdizione ecclesiastica della Diocesi di Nola, a cui già nel 1561 spettava il diritto di nominare il rettore, come afferma il compianto prof. Raffaele D’Avino. Un’ altra notizia, citata nella Santa Visita del Vescovo Antonio Scarampo,  ci attesta che la chiesa non solo era diruta et sine porta et era magazenum, ma in uno  stato di abbandono totale. Non è un caso che nelle Sante Visite successive non fu più menzionata. La chiesa, con il suo immenso territorio, fu concessa dal Vescovo di Nola Mons. Gianfrancesco Bruno (vescovo dal 1505 fino alla morte avvenuta nel 1549) in enfiteusi perpetua col censo di cento ducati l’anno a Bartolomeo Camerario, che era il Conservatore del Regio Patrimonio e Provveditore all’abbondanza del Papa Paolo IV (1476 – 1559). L’erede di D. Bartolomeo, Donna Isabella Camerario, moglie del patrizio napoletano Tiberio Brancaccio (+ 19/11/1592), volendola donare ai Padri della Compagnia di Gesù del Collegio di Napoli, risolse il tutto con l’affrancazione del censo il 26 giugno del 1579. I Gesuiti, con il loro operato, subito la riadattarono con le nuove forme barocche, che ancora oggi permangono. Vi edificarono accanto una spaziosa costruzione per il loro soggiorno in tempo di riposo, di divertimento e di vendemmia. Qui – continua Raffaele D’Avino –  i Padri venivano a rilassarsi durante le interruzioni delle loro infaticabili studi e delle loro ininterrotte applicazioni. Il luogo era molto adatto e indicato per i periodi di svago e abbastanza lontano dalla comunità, immersa in una pace campestre non comune.  Nel 1712, la  chiesa fu consacrata da Fra Vincenzo Maria Orsini (1649 – 1730) dell’Ordine dei Predicatori, all’epoca eminentissimo Cardinale ed Arcivescovo di Benevento, divenuto infine Pontefice nel 1724 con il nome Papa Benedetto XIII. Con la prammatica del 21 ottobre del 1767, abolita la Compagnia di Gesù, i padri furono espulsi dal regno ed i beni sequestrati e messi a disposizione del governo, che istituì una Azienda generale al fine di amministrare i beni del soppresso ordine. La chiesa, quindi,  passò prima all’Azienda gesuitica e poi dagli atti esecutori del concordato, fu assegnata, in supplemento di dotazione, ai Padri Domenicani del Convento di San Domenico Maggiore di Napoli. Nella Santa Visita del 1815 di Mons. Vincenzo Maria Torrusio fu trovata bentenuta e fornita di paramenti sacri. Più tardi, però, verso il 1821, la chiesa non solo fu trovata in cattive condizioni, ma addirittura non si celebravano messe. Fu questo il motivo per cui fu interdetta al culto. Nel 1837, versava ancora in uno stato di abbandono deplorevole, quando la sorte volle che il signor Gaetano Manzi, proprietario dell’intera masseria ove sorgeva la struttura, la chiese in cessione dai Padri Domenicani, obbligandosi a riadattarla a sue spese e a riaprirla ad uso pubblico. Con rescritto sovrano del 9 maggio 1838, i PP. Domenicani di Napoli autorizzarono la cessione al Sig. Manzo Gaetano. L’ istrumento del 6 settembre 1843 fu firmato tra i detti Padri e D. Gerardo Manzo, figlio di d. Gaetano. Nel 1845 finalmente la chiesa, per la gioia dei contadini, fu benedetta dal Vicario Foraneo, come attesta lo storico Francesco Migliaccio. Oggi la sacra struttura ricade nella giurisdizione ecclesiastica dell’ antica parrocchia di Santa Croce, il cui beneficio parrocchiale è ora passato nella chiesa di  Santa Maria del Pozzo. La costruzione si presenta con una notevole proporzione in confronto alle piccole cappelle rurali sparse per le campagne. L’edificio accanto accoglie il grande edificio scolastico dell’Istituto Industriale. L’ingresso artistico – continua D’Avino –  ripete le forme degli sfarzosi portali settecenteschi, molto comuni in Campania, con sovrapporta a cornice spezzata, sorretta ai due lati da due colonne impostate su alti piedistalli. L’interno conserva la sagrestia che, nel 1844, era  lunga circa palmi trenta e larga circa palma venti. Ancora vi sono i sontuosi rifacimenti barocchi, con gli stucchi mirabilmente lavorati e composti. Gli stessi decorano le cappelle laterali e il magnifico scomparto dell’altare maggiore. A di sopra della zona d’ingresso, il ligneo parapetto del coro ancora conserva le linee curve del tardo barocco e le auree decorazioni sulle cornici massicce. Tra le suppellettili sacre, spiccano i due confessionali lavorati in legno ed un semplicissimo altare al di sopra del quale troneggia un grande dipinto su tela raffigurante la decapitazione di San Sossio.  Accanto, infine, il busto del Santo con le reliquie incastonate sul petto. Una chiesa questa – conclude D’Avino – che è riuscita a conservare immutate le sue caratteristiche attraverso i secoli in un luogo ancora di pace e tranquillità.              

Ercolano, maxi rissa in pieno centro la sera della vigilia. Il sindaco:” Confido nell’operato delle forze dell’ordine”

Una maxi rissa tra ragazzi in pieno centro, con motorini che scorrazzano, traffico impazzito tra clacson e urla, la sera della Vigilia in pieno lockdown: è quanto accaduto ieri sera in piazza Trieste a Ercolano  a poche ore dalla tradizionale cena. La scena è stata ripresa con smartphone e postata sulle pagine facebook, con tanto di commenti di indignazione ”guardate come si stanno picchiando” si sente da una voce ”Questa è Ercolano”. Dalle immagini si notano ragazzi che, in spregio alle regole anti assembramento, si rincorrono e si azzuffano tra motorini in corsa e auto in sosta fino all’arrivo delle forze dell’ordine. “E’ una vergogna, quattro idioti hanno rovinato la magia del Natale. Noi acquisiremo le immagini, li rintracceremo e li puniremo. Quello che è accaduto non può rimanere senza colpevoli. I protagonisti di quelle scene di inaudita brutalità e violenza non sono bravi ragazzi, ma criminali che non possono farla franca”. Così il sindaco di Ercolano , Ciro Buonajuto, commentando quanto accaduto ieri sera nella sua città nella quale è avvenuta una maxirissa in pieno centro. “Quelle scene sono l’immagine più lontana da quelle che vorremmo rappresentasse Ercolano – prosegue il primo cittadino – In una città che si lascia alle spalle un passato di malavita organizzata, non possiamo consentire a dei criminali di rovinare l’immagine della nostra Ercolano. Confido nell’operato delle forze dell’ordine per individuare i protagonisti di questo gravissimo atto di violenza. Da genitore non vi nascondo il grandissimo dispiacere che ho provato. Proprio da genitore invito tutti noi ad una profonda riflessione. I ragazzi sono il nostro futuro, noi dobbiamo essere di esempio e sostenerli, ma abbiamo anche l’obbligo di educarli al rispetto delle regole e ad una sana convivenza” conclude Ciro Buonajuto. “Ci hanno inviato un video, realizzato da un cittadino, che mostra una maxi rissa andata in scena ad Ercolano avvenuta, secondo chi ha girato il video, alla Vigilia di Natale,in piazza Trieste. Una vicenda indegna, contro ogni principio natalizio e, soprattutto, contro ogni normativa anti-Covid. Come è possibile che, nonostante la zona rossa, ci fosse tutta quella gente in giro? Perché non c’erano forze dell’ordine in zona? Chiediamo che vengano assolutamente identificati e sanzionati i responsabili”. È quanto afferma Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale campano di Europa Verde che ha ricevuto il video è, fa sapere, “diverse segnalazioni da parte dei cittadini di Ercolano sulla vicenda”.

Somma Vesuviana, abbattimento barriere architettoniche alla Collegiata, la lettera del parroco

Approvato dalla Sovraintendenza il progetto di abbattimento delle barriere architettoniche alla Collegiata. Ora mancano solo i fondi. È stato anche aperto un conto bancario. Il Parroco, Don Giuseppe D’Agostino, invita la comunità tutta a collaborare per la realizzazione dell’ascensore, che permetterà ai diversamente abili di partecipare alle funzioni eucaristiche. Di seguito la lettera del Parroco.   Carissimi sorelle e fratelli, approfitto degli auguri di Natale per comunicarvi una meravigliosa notizia: finalmente abbiamo l’approvazione del progetto di abbattimento delle barriere architettoniche dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali di Napoli. Il 4 settembre 2016 alle ore 18.00 c.a, mettevo piede per la prima volta in questa splendida chiesa della Collegiata. Mentre salivo i gradini, insieme a me c’erano due signori che alzavano di peso una carrozzina con un disabile. Questa scena mi è rimasta impressa e mi ha posto tanti interrogativi: come e cosa possa fare per risolvere questo problema? Piano piano, giorno dopo giorno, si è formata una squadra di tecnici e volontari (tutto nella gratuità). Ora siamo pronti a partire, abbiamo tutti i requisiti:
  • progetto architettonico approvato;
  • squadra di tecnici e volontari;
  • ditta che eseguirà il progetto;
  • conto corrente bancario dedicato (gratuito);
tuttavia mancano i fondi per realizzare il progetto. Come pensiamo di muoverci? A) una cassetta all’entrata della chiesa per le offerte con la scritta: Offerte per l’abbattimento delle barriere architettoniche. B) offerte libere fiscalmente deducibile. Nonostante tutte le problematiche legate al difficile momento che la nostra comunità e tutta l’umanità sta attraversando, è bello sognare. Affidiamo tutto il progetto alla vostra generosità e alle mani della  Vergine di Santa Maria a Castello. A tutti l’auguri di un santo Natale e un felice anno nuovo. Per donazione  tramite bonifici utilizzare: IBAN IT 03 T0306234210000002215808 intestato a P. Giuseppe D’Agostino IL PARROCO  P. GIUSEPPE D’AGOSTINO

L’ “Adorazione dei pastori” di Luca Giordano: la luce del Natale scuote la storia

L’augurio di tutti noi è che quest’anno la luce del Natale sia come quella dipinta da Luca Giordano: un fascio luminoso che irrompe impetuoso nella storia di questi mesi terribili e apre il cuore di tutti alla speranza, e l’intelletto alla comprensione salda e definitiva dei valori veri sui cui è necessario costruire la nostra vita. Nell’ “Adorazione ai pastori” la luce accende gli azzurri, le ocre, i rossi e i verdi, e fa in modo che i colori siano anche il simbolo della fede e della forza di cui oggi abbiamo bisogno per ricostruire noi stessi e il mondo.   Pesò a lungo sulla fama del grande pittore napoletano l’idea che il soprannome di “Luca fa presto”, dettato dalla vasta produzione, dai numerosi aiutanti di bottega e dalla rapidità di esecuzione, fosse alla fine il marchio di un’arte brillante sì, ma superficiale, troppo attenta ai modelli e poco aperta all’innovazione e all’originalità. Gli studi di Raffaello Causa, i due volumi che Oreste Ferrari e Giuseppe Scavizzi hanno dedicato all’ “opera completa” del pittore e la mostra “virtuale” “Luca Giordano dalla natura alla pittura” organizzata in questi tristi mesi da Stefano Causa e Patrizia Piscitello hanno contribuito, in varia misura, a costruire con rigore critico una “lettura” articolata dell’arte del Maestro e a spiegare in maniera definitiva perché il Longhi lo considerava uno dei più grandi rappresentanti del Barocco europeo, e lo metteva sullo stesso livello di Rubens. Luca Giordano si propose di liberare la pittura dal peso del caravaggismo, anche perché era convinto che la pittura di Caravaggio, proprio per le sue caratteristiche, non poteva fare scuola: bisognava ripartire dalla lezione di Tiziano, di Correggio, del Veronese, di Reni, e anche di Mattia Preti, non solo nella scelta dei colori e del ruolo della luce, ma anche nell’idea del soggetto e nella impaginazione, che dovevano aprirsi al movimento delle figure, alla tensione dell’”attimo”, al teatro dei gesti. E quanto chiaramente i suoi contemporanei“sentissero” e vedessero la novità di questo grande pittore è dimostrato dal fatto che durante la sua permanenza a Firenze i signori fiorentini gli chiesero, e pagarono con sostanziose somme di danaro, non solo le opere finite, ma anche le “macchie”, i bozzetti preparatori. Luca Giordano usò con una prodigiosa abilità i colori ad olio, il disegno e l’affresco e seppe costruirsi uno stile in cui i “modi” delle tre tecniche erano sempre presenti. In molte opere si nota l’influenza dei pittori del passato, prossimo e remoto, ma non c’è quadro in cui il “modello” non sia stato variato con un’idea originale e incisiva. Il pittore si confrontò con tutti i temi connessi alla Natività di Gesù: la fuga in Egitto, la Sacra Famiglia, l’Adorazione dei Magi, e l’Adorazione dei pastori, che è il tema del quadro di cui ora parliamo, un olio su tela (cm. 115 x 136), eseguito tra il 1687 e il 1688, oggi al Louvre, ma proveniente dalle collezioni dei Re di Spagna che lo avevano acquistato dal pittore. I personaggi sono quelli della tradizione- gli angioletti, Maria, Giuseppe, il Bambino, i pastori -, e il “luogo” è una stalla, come dimostrano le travi, ma è già figura di un tempio, come ci dicono le colonne alla nostra sinistra.  L’idea del fiotto di luce che viene dall’alto non è nuova, ovviamente: ma Luca Giordano  fa entrare l’onda luminosa dall’angolo in alto a destra e la porta ad avvolgere, con un moto obliquo, la Madonna e il Bambino, a posarsi su Giuseppe, splendida figura di profilo, sull’agnello steso a terra, che ci dice che gli adoranti sono pastori, ma è anche prefigurazione del sacrificio di Gesù. La luce tocca i due pastori sulla nostra sinistra, uno inginocchiato, l’altro in piedi. Il pittore quella luce la rappresenta – anche con il gioco delle pennellate ampie, incrociate e “visibili” – come un vento che entra nella storia e la scuote: gli angioletti si muovono come in un vortice, il pastore in piedi pare che cerchi di resistere e di confrontarsi con questo lume impetuoso, e quello in ginocchio interpreta il ruolo del contemplante non con la tradizionale serenità, ma con evidente tensione. Teso è anche Giuseppe che cerca di comprendere il senso del mistero di cui è testimone. Quella luce che irrompe porta un messaggio mistico – quel Bambino apre un capitolo nuovo e fondamentale della storia – e nello stesso tempo è la chiave di volta della “pittura” del quadro: perché le pennellate di bianco e di giallo illuminano l’azzurro del manto della Madonna e il rosso e il verde dei panni dei due pastori: l’azzurro, il rosso e il verde sono sapientemente “riscaldati” dalle velature di ocra chiara su cui il Maestro li ha stesi. L’ocra  dello splendido manto di Giuseppe “poggia” invece su uno strato di rosso, e bilancia in una simmetria che ricorda certe soluzioni di Mattia Preti l’ocra scuro dell’altro lato del quadro. Non c’è da meravigliarsi se i pittori dell’Ottocento, e non solo i napoletani Morelli e Palizzi, ma anche i toscani e i veneti, Signorini, Favretto, Ciardi dedicarono grande attenzione alla tecnica e alla sintassi cromatica di Luca Giordano.

Pollena Trocchia, la Guardia di Finanza sequestra una fabbrica abusiva di prodotti per bambini

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Scoperta a Pollena Trocchia, nella provincia di Napoli, una fabbrica abusiva dedita alla lavorazione e al confezionamento di prodotti per bambini e adolescenti non sicuri e con marchi contraffatti. La Guardia di finanza in particolare, Gruppo pronto impiego – si spiega in un comunicato – ha effettuato un accesso all’interno di un deposito di circa 130 metri quadri ed ha trovato più di 22.400 fra giocattoli, materiale scolastico e tazze in porcellana contraffatti. Oltre a 1.160 mascherine prive di qualsiasi requisito di sicurezza, con loghi di famose squadre di calcio e marchi che piacciono molto ai ragazzi (Nike, Fortnite Minecraft). I baschi verdi hanno sequestrato anche 7 presse semiprofessionali utilizzate per imprimere i marchi griffati. Per tutto è stato denunciato un uomo di 48 anni, di Napoli, per i reati di contraffazione e ricettazione. I risultati dell’operazione ‘Natale sicuro’ – si sottolinea – sono frutto dell’intensificazione dei servizi di controllo economico del territorio organizzati dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli anche nell’ambito dei dispositivi di prevenzione dei rischi connessi alla pandemia da Covid-19.    

Milan Club Marigliano, quando l’amore calcistico unisce e connette

Riceviamo e pubblichiamo dal Milan Club Marigliano. “Quest’anno purtroppo a causa dell’emergenza Covid non abbiamo potuto organizzare i dovuti festeggiamenti come da tradizione in citta’ in grande stile ROSSONERO”, Ma perché il Milan Club Marigliano sta avendo tutto questo successo? Sappiamo che i tifosi rossoneri sono numerosi ma ciò che attira è l’aggregazione che crea il club; quella del club si potrebbe definire una organizzazione vecchio stampo, infatti i soci sono molto uniti e si incontrano una volta a settimana per disputare una partita di calcetto e organizzare tutte le trasferte e le manifestazioni varie. Nel club sono nate tante amicizie che vanno oltre la passione per il Milan e questo va sottolineato perché l’aggregazione al giorno d’oggi è fondamentale e questo merito va riconosciuto al presidente. “La costanza, la presenza e l’amore per i per i colori rossoneri uniscono i partecipanti e fanno del Milan club Marigliano un fan club sempre più in crescita: un  club che, oltre ad organizzare le classiche trasferte, è sempre attivo nell’organizzazione di eventi a sfondo ricreativo e benefico, tant’è che quest’ anno abbiamo anche stretto una collaborazione con la Fondazione Milan” aggiunge Luigi Porciello. Fondazione Milan è al fianco di tante realtà bisognose sia in Italia sia all’estero. In questi anni, grazie a tutti i donatori e all’impegno delle persone del gruppo AC Milan – Prima Squadra, Glorie e Staff – sono stati raccolti oltre 10 milioni di euro e realizzati più di 160 progetti solidali. Il campionato straordinariamente prosegue e per la stagione 2020/2021 le iscrizioni al club, presente anche sui social più importanti, sono già aperte.

Napoli – Torino (Partita 20), confusi e infelici

Carmen Consoli cantava “Confusa e felice”, noi siamo certamente confusi ma anche tanto infelici. Non bastano i punti ritrovati dopo la decisione del CONI, il Napoli è scarico. Diventa uno scoglio insormontabile anche il Torino ultimo in classifica.

Non possiamo non tenere in conto delle assenze, ma in campo il Napoli arriva non pronto fisicamente e mentalmente. E’ lo stesso Napoli in difficoltà che avevamo già visto con la Lazio. E’ lento nel giro palla, la sensazione è una di quelle brutte, mi ritorna alla mente l’ammutinamento dell’anno scorso, quella distrazione, quella mancanza di precisione nei movimenti. Il Napoli gira in tondo e non sembra mai avere la capacità di creare qualcosa di pericoloso. Già nel primo tempo le cose migliori sono lasciate all’intraprendenza dei migliori, ai piedi di Insigne e Zielinski. E come era da aspettarsi la situazione non cambia nel secondo tempo. Sentivo nell’aria la beffa, e infatti arriva il gol di Izzo, il gol dell’ex che aspetta quel momento come un bambino attende il regalo di Natale. Ma è tutta colpa di un Napoli che non vorremmo più vedere. Il Napoli ha le ultime energie da spendere in un arrembaggio finale, e resta a galla solo grazie alle giocate dei singoli. Dai piedini vellutati di Zielinski e Insigne arriva il pregevole gol del 24 di Frattamaggiore.

Siamo confusi e infelici, forse a causa dei tanti impegni, e gli infortuni non stanno aiutando. Può darsi che la malattia che ha colpito Gattuso (eroico nel suo impegno) possa aver influito sulla psicologia dei giocatori. Quello che so è che il Napoli è caduto in una spirale di involuzione. Questa pausa potrà servire a tutti per staccare la spina, per riposarsi e riconquistare le proprie energie, in cerca delle proprie certezze, e ritornare ad essere felici. Buon Natale a tutti.

Marigliano, inseguendo “Arianna” il Comune rischia di perdere il filo dell’innovazione

Una recente determina comunale ci informa del fatto che l’ente abbisogna di “costruire un nuovo sito internet comunale con migrazione dei dati già pubblicati, utilizzando più moderni e flessibili sistemi di programmazione, adeguati ai nuovi standard normativi nazionali, con tenuta in cloud service” e riprogrammare “l’APP comunale Arianna, per l’interscambio informativo bidirezionale e l’utilizzo degli attuali sistemi di pushing e mailing”. Di conseguenza si procede all’indizione di una gara d’appalto utilizzando la procedura MEPA (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione), e si dà esecuzione al capitolato speciale d’appalto, predisposto per l’occasione: 7.500 euro, di cui 6mila per il 2020 e 1.500 per il 2021. Come si legge sul Play Store di Google, dove l’applicazione è già disponibile per l’installazione, “Arianna è l’APP di comunicazione ed informazione di proprietà ed uso esclusivo del Comune di Marigliano, che rende disponibile ai cittadini e a tutti coloro che sono interessati a ricevere informazioni e avvisi, anche personali e riservati, nel rispetto delle norme vigenti in materia di privacy”. Dunque si tratta di una applicazione di proprietà del Comune, sviluppata dagli uffici del Settore I, dove è in attesa di definizione da un po’: ne deriva che per il suo sviluppo sono state già investite alcune somme. Il dubbio relativo alla bontà di questo ulteriore investimento di risorse sorge in quanto una mano tesa (e una opportunità gratuita) arriva dallo Stato e riguarda il progetto IO (io.italia.it), un importante pilastro della visione di cittadinanza digitale del governo italiano. Ideato e sviluppato dal team per la trasformazione digitale e oggi gestito da PagoPA S.p.A., l’app IO ha l’obiettivo di facilitare l’accesso dei cittadini a tutti i servizi digitali della pubblica amministrazione e ai diritti che questi servizi garantiscono. Ultimamente di IO si è parlato moltissimo in quanto rappresenta il device di riferimento per il cashback, la novità introdotta dal governo per favorire gli acquisti senza contanti e combattere l’evasione fiscale. Al 21 dicembre l’applicazione faceva registrare oltre 9 milioni di download, e ad oggi risultano circa cinque milioni di persone iscritte al cashback, con 2,5 milioni di carte pagobancomat registrate dall’app: numeri confortanti che dovrebbero incentivare il suo utilizzo anche presso gli enti locali, considerando i vantaggi offerti da tutte le funzioni necessarie alle pubbliche amministrazioni, grazie all’integrazione con ANPRpagoPASPID e CIE (la carta d’identità elettronica). Eppure a Marigliano, dove non esiste nemmeno una rete Wi-Fi pubblica, si preferisce insistere su un percorso che non ha ancora offerto risultati concreti, investendo ulteriori somme su una applicazione “di proprietà”, nonostante le considerevoli e quanto mai attuali opportunità offerte dal governo centrale. Senza pensare che proprio quelle somme potrebbero essere dirottate su altre inderogabili necessità, sempre connesse all’innovazione che in città non ha mai galoppato. Problemi legati alla sicurezza, stando alle preoccupazioni del responsabile del Settore I, che si è mostrato più volte reticente a lanciare il Comune nel futuro (che ormai è il presente e che tra poco rischia di diventare passato). Se è bene fare le cose con giudizio, al fine di evitare pasticci – il sito comunale è stato vittima di un attacco hacker proprio pochi mesi fa, a ridosso delle elezioni amministrative – è anche vero che l’app IO è un progetto open source, basato su processi di sviluppo aperti e partecipati. “Questo permette di rovesciare il paradigma della sicurezza tramite segretezza – si legge sul sito dell’app – in quanto “i codici dell’applicazione e delle piattaforme di back-end sono a disposizione di tutti, quindi aperti allo scrutinio di tutta la comunità IT e di coloro che scelgono di dare una mano segnalando malfunzionamenti ed eventuali bug”. L’applicazione in questione, pensata apposta per la PA italiana, vuole essere un unico punto di accesso per interagire in modo semplice e sicuro con i servizi pubblici locali e nazionali (Comuni, Regioni, agenzie centrali): dunque, perché rischiare di perdere il filo dell’innovazione con il resto del Paese? La testimonianza di ACI riflette perfettamente le potenzialità e la visione espresse da IO, che permette di fare sistema, cioè di “creare valore oltre che per il singolo anche per la collettività, creando quei presupposti culturali necessari perché il concetto di cittadinanza digitale possa espandersi con rapidità e in maniera diffusa”. Risparmiando anche qualche euro.