Pomigliano, aiuti di Natale, furgone e autista introvabili: un rom si offre col suo veicolo. Sfamate 200 famiglie           

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al centro il nomade Stanisa col suo furgone carico di alimenti e accanto a lui don Peppino, a sx il nipote di Stanisa
al centro il nomade Stanisa col suo furgone carico di alimenti e accanto a lui don Peppino, a sx il nipote di Stanisa

Stanisa Baklanovich, sgomberato con la forza dal campo nomadi di Acerra, risponde all’appello di don Peppino Gambardella consentendo la consegna a oltre mille pomiglianesi dei generi alimentari messi a disposizione dalla Caritas         

 

Ieri don Peppino Gambardella ha ricevuto dalla Caritas di Napoli un carico di alimenti da destinare per i pasti di Natale e per i giorni successivi a duecento famiglie in grave difficoltà di Pomigliano. Un piccolo esercito di bisognosi da sfamare, dunque: oltre mille persone. Il problema però è stato che il parroco della chiesa madre di San Felice non sapeva proprio come distribuire tutto quel prezioso carico di cibo. Ci volevano almeno un furgone e un autista ma nessuno in città si è fatto avanti. La situazione si è sbloccata grazie a Stanisa Baklanovich, un rom serbo sgomberato con la forza insieme a tutta la sua famiglia dal campo nomadi di Acerra. Nonostante questo schiaffo subito due anni fa Stanisa ha messo da parte l’orgoglio ed ha risposto senza remore all’appello lanciato attraverso i social da don Peppino. Ieri si è fatto trovare sotto le mura della chiesa di San Felice a bordo del suo furgone, che di solito utilizza per il suo lavoro di traslocatore. “Perché l’ho fatto? – spiega Stanisa, che ha 52 anni – Perché sono credente: io sono di religione greco ortodossa e per noi, come per voi cattolici, l’amore per il prossimo dovrebbe venire sempre al primo posto”. Dopo essere stato cacciato dal campo di Acerra Stanisa se l’è vista davvero brutta con la sua famiglia. “Non sapevamo proprio dove andare – racconta – poi ci hanno parlato di un prete che a Pomigliano aiuta tutti quelli che si trovano in grande difficoltà e allora sono andato da lui, da don Peppino”. Grazie a un fedele della chiesa di San Felice ora Stanisa vive con la sua numerosa famiglia in una modesta quanto precaria abitazione situata nelle campagne della zona. Ieri a dare una mano nella distribuzione degli alimenti c’era anche suo nipote, Brandon. “Anch’io sono stato sgomberato dal campo – dice il ragazzo – ma grazie a don peppino e a Legami di Solidarietà tutto è bene quel che finisce bene”. Legami di solidarietà è l’associazione nata nella chiesa di San Felice dall’esperienza dell’aiuto agli operai Fiat finiti anni fa in una lunga cassa integrazione. “Dopo quell’esperienza siamo stati abbandonati da tante persone che inizialmente sembrava volessero sostenerci – lamenta don Peppino – e adesso è davvero dura continuare. Ma non molliamo”. Ieri don Peppino oltre ad adoperarsi insieme a Stanisa nella distribuzione dei viveri in quel di Pomigliano si è anche recato davanti alle grandi fabbriche, la Leonardo, l’Avio Aero, la Fiat, per dare il via a una colletta. “Devo dire che purtroppo mai come quest’anno da parte di tanti lavoratori c’è stata molta indifferenza alla nostra iniziativa – l’amarezza del sacerdote – ringrazio comunque quei pochi cuori ancora sensibili e generosi che si sono prodigati lo stesso”. A dare una mano a don Peppino e a Stanisa nella distribuzione degli aiuti c’è anche un ristoratore di Pomigliano rimasto senza lavoro a causa del Covid. Si chiama Luca Sacchetta, ha 48 anni. Fa parte di una famiglia di ristoratori che un tempo gestivano il Grottino, ristorante di Pomigliano meta preferita di Maradona per le sue scorpacciate a base di pesce. “Il ristorante è chiuso da una vita e io non lavoro a causa di questi brutti tempi – spiega Luca – ma sono lo stesso qui a dare una mano. Sento che è giusto”.