VinGustandoItalia, le nuove abitudini enogastronomiche nell’era del Covid

  Sono veramente cambiate le abitudini Enogastronomiche a causa della pandemia?  Diciamo che, il nuovo stile di vita “forzato” ha cambiato in modo sostanziale gli acquisti e la spesa alimentare degli italiani evidenziando nella prima fase di restrizioni di mobilità, comportamenti dettati dal timore di non avere sufficienti scorte alimentari e nelle settimane successive, da una reale modifica dei consumi.   Le scelte raccontano di un’Italia che si è preparata a tempi difficili, quasi simili a quelli di una guerra. Da un lato, la hanno fatto da padrone gli alimenti semplici alla base della dieta mediterranea, quelli essenziali per le preparazioni domestiche della tradizione che, in giorni di lockdown, sono state praticamente le uniche possibili, visto che tutti erano obbligati a stare in casa: il prodotto più acquistato è stata la farina con un balzo dell’80% rispetto alla media del periodo. Ma ancora oggi, aumenta la domanda di prodotti conservabili, soprattutto quelli in scatola, Il che significa che molti consumatori temono che, a un certo punto, l’approvvigionamento di cibo possa cominciare a scarseggiare. E così, chiusi tra le mura domestiche, gli italiani riempiono le dispense con prodotti che rievocano la cucina del dopoguerra: farina, latte, pasta. Al tempo dell’economia da virus, ritornano a tavola i rassicuranti cibi della nostra tradizione. L’ansia non lascia spazio agli ingredienti etnici, alle ricette creative e alle recenti tendenze salutistiche. È interessante invece sapere, come sia aumentato molto meno il consumo di olio, di pesce, di vino e di birra, rispetto allo stesso periodo del 2019. Altro dato interessante è che i consumatori risultano più informati e attenti alla qualità del cibo, in particolare alla provenienza geografica. La pandemia di Covid-19 non ha cambiato radicalmente le abitudini alimentari degli italiani a tavola, ma semmai ha aumentato il loro bisogno di informarsi su quello che mangiano. Sono aumentati i livelli di conoscenza e le sensibilità dei consumatori, compresi i temi connessi della sostenibilità ambientale, delle produzioni agroalimentari nell’economia europea, e l’attenzione dei consumatori alle produzioni e alle scelte alimentari di qualità. Si conferma l’attenzione degli italiani ad una gestione attenta del cibo che va da evitare gli sprechi. L’approvvigionamento di cibo non sembra essere stato un problema e l’attitudine alla spesa si è rivolta anche verso alimenti nuovi, con un occhio fisso ai costi troppo alti. Lo stile di vita domestico ha portato comunque delle modifiche, infatti le persone, ora che hanno tempo, fanno regolarmente la prima colazione che prima saltavano per vincoli di orari, di studio o di lavoro. Si è verificato questo cambiamento che possiamo sperare diventi un’abitudine irrinunciabile anche nel futuro in quanto le persone si sono rese conto dei benefici, in termine di forza e lucidità, che una buona colazione comporta. È cambiata anche molto la composizione del pranzo di tutte quelle persone che, prima del blocco di mobilità, erano obbligate a consumare il pranzo fuori casa. In questo periodo, molte persone hanno colto l’occasione per sostituire i pasti veloci costituiti da pizza, e hamburger con scelte più salutari preparate in casa. A casa, inoltre, vi è l’abitudine a consumare un frutto a fine pasto che non sempre viene consumato con un pasto veloce fuori casa. È rimasta, meno male, la buona abitudine di bere un bicchiere di vino al pasto principale, anche perché circolava una notizia che asseriva il potere del vino di combattere il coronavirus. Si diceva che un consumo moderato di vino, legato al bere responsabile, potesse contribuire a una migliore igiene del cavo orale e della faringe, area, quest’ultima, dove si annidano i virus nel corso delle infezioni. Un po’ di alcol che passa in gola, sembrerebbe di capire, disinfetta, secondo i tecnici del vino. Notizia seccamente smentita dal mondo medico e dai virologi più illustri. Quindi bevete responsabilmente, adottate la dieta mediterranea e speriamo che passi presto questo periodo assurdo. Infine, ricordate che Nel vino c’è la saggezza, nella birra c’è la forza, nell’acqua ci sono i batteri.“ (fonte foto: rete internet)  

Angelo Iannelli continua la sua sfida al Covid-19 con un nuovo romanzo

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Riceviamo e pubblichiamo dall’attore Angelo Iannelli

Pandemia Seconda Ondata Rabbia e Confusione la sfida di Pulcinellaè il nuovo libro dell’attore e scrittore Angelo Iannelli.

L’attore e scrittore Iannelli ha realizzato un nuovo capolavoro per continuare a sfidare il Covid. La Pandemia causata dal Covid-19 continua il suo corso, e se al suo comparire nelle nostre vite ha causato una sensazione di smarrimento e preoccupazione mista alla voglia di tenere duro e di rinascere. L’opera, difatti, racconta di quella che da tutti è stata descritta come la “Seconda Ondata” ovvero un nuovo momento critico dal punto di vista sanitario, economico e sociale, che il virus ancora una volta ci costringeva ad affrontare. Gli occhi di Pulcinella, uomo del popolo, se la prima volta avevano capito la voglia di resistere per ricominciare, questa volta vedono sentimenti diametralmente opposti, in cui la rabbia la fa da padrona e la confusione provocata dalla politica non aiuta a dare fiducia e sicurezze per il futuro. La speranza continua ad essere il vero e unico faro che guida le riflessioni della maschera partenopea, confidando come da sua storica propensione, di ritrovare il sorriso dinanzi a qualsiasi avversità.
Pandemia Seconda ondata Rabbia e Confusione la sfida di Pulcinella” è l’ultima fatica letteraria dell’Ambasciatore del sorriso Angelo Iannelli che attraverso la maschera , provoca , sberleffa, si arrabbia ma poi riesce a donare a tutti un sorriso e una speranza per un pronto ritorno alla normalità senza dimenticare i tanti morti . Nel primo secolo della sua vita la maschera di Pulcinella prendeva in giro il re e la sua corte, oggi il moderno Pulcinella, magistralmente interpretato dall’instancabile Angelo Iannelli, riesce nelle pagine di questo libro a farci riflettere su quanto è accaduto nel 2020 e quanto sta ancora accadendo, affrontando con caparbietà pulcinellesca la seconda ondata della Pandemia pungendo e denunciando con la sua ironia in 140 pagine Albatros edizioni. Parlando della sua esperienza durante l’epidemia, della rabbia del popolo, dell’emergenza sanitaria e di quella economica, della scuola, del lutto della cultura, degli invisibili, della corsa al vaccino ma pure della solidarietà, ricordando che Pulcinella unisce il mondo lo rialza e lo cura con il suo sorriso e come dice Pulcinella la Pandemia sapite chere’? Perepe! Perepe! Perepe! Prefazione è del Procuratore Generale di Napoli Catello Maresca testimonianze dello scrittore e giornalista Marco Perillo, il musicista e cantautore Lino Vairetti e l’attore Antonio Ciccone postfazione della giornalista e scrittrice Lucia de Cristofaro.
Un libro assolutamente da leggere, che racconta un momento storico particolare sicuramente sarà oggetto di studio nelle scuole.

Poggiomarino, buoni spesa non ancora erogati: l’opposizione chiede l’accesso agli atti

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Riceviamo e pubblichiamo

I buoni spesa per l’emergenza covid, che dovevano essere erogati durante le feste natalizie a Poggiomarino non sono stati ancora distribuiti.

Sulla vicenda l’opposizione in Consiglio Comunale. Giuseppe Annunziata, Michele Cangianiello, Nicola Salvati, Maria Stefania Franco, Nicola Guerrasio e Rossella Vorraro chiedono pubblicamente spiegazioni.

«Coloro che avevano sperato in un aiuto, hanno dovuto provare ancora una volta a farcela da soli. Ormai questo vergognoso ritardo è diventato davvero inaccettabile. Tutti gli altri comuni della provincia di Napoli sono riusciti a distribuire i voucher prima di Natale», fa sapere il gruppo.

A Poggiomarino, invece, nonostante l’incarico di gestione dei buoni sia stato affidato ad un’impresa esterna, non se ne sa più nulla. «Crediamo che i nostri concittadini meritino maggiore rispetto da parte dell’Amministrazione comunale, soprattutto quelli che hanno vissuto maggiori difficoltà a causa della pandemia. Per questo motivo, noi Consiglieri dell’opposizione abbiamo fatto ufficiale richiesta di accesso agli atti per fare luce su questo pasticcio. Abbiamo chiesto – aggiungono – anche la convocazione di una commissione affari sociali monotematica sulla distribuzione dei buoni. Vi terremo informati, sperando di potervi dare noi le risposte che dovrebbe dare l’amministrazione comunale».

Licenza annullata a Pomigliano: non accolta la richiesta di sospensiva dei costruttori

Ora si attende il pronunciamento del Tar fissato al 2 febbraio sull’ordinanza di demolizione emanata dal Comune      Piano casa: novità di rilievo dalla battaglia giudiziaria tra il fronte ambientalista e le imprese edili di Pomigliano. L’altro ieri il Consiglio di Stato non ha accolto la richiesta dei costruttori di sospendere la sentenza del Tar con cui è stata annullata la licenza per la realizzazione di un moderno condominio nel vecchio centro storico, in via Firenze. L’autorizzazione era stata rilasciata dal Comune sotto la passata amministrazione retta dall’ex sindaco Raffaele Russo, sulla base della legge regionale denominata appunto “piano casa”. Ma la concessione è stata bocciata a ottobre dal Tribunale amministrativo regionale perché, scrivono i giudici, secondo quanto è stabilito i costruttori non sono riusciti a dimostrare che il vecchio edificio abbattuto per fare posto alla nuova struttura residenziale avesse subito negli ultimi cinquant’anni interventi edili tali da stravolgerne l’aspetto originario. Con questa sentenza di tre mesi fa la magistratura amministrativa campana ha quindi negato la legittimità dell’autorizzazione erogata dall’ufficio tecnico comunale. Si tratta di un orientamento giuridico importante quanto nodale perché grazie al piano casa nel solo territorio di Pomigliano sono sorti centinaia di nuovi appartamenti residenziali al posto di molti edifici, anche plurisecolari, del centro storico. Intanto l’altro giorno i costruttori hanno perso il terzo round del braccio di ferro ingaggiato in sede giudiziaria sul condominio di via Firenze: il consiglio di Stato non ha accolto la loro richiesta di sospendere la sentenza del Tar di ottobre. Il quarto round è fissato al 2 febbraio, quando di nuovo il Tar Campania sarà chiamato a esprimersi su un’altra richiesta degli imprenditori edili, la sospensione dell’ordinanza di demolizione delle nuove opere finora realizzate in via Firenze (un grosso rustico di due piani che ha ridotto la careggiata della strada), ordinanza che è stata emanata a novembre dallo stesso ufficio tecnico del Comune a seguito della sentenza di ottobre del Tribunale amministrativo. Ordine di abbattimento che peraltro era stato l’oggetto del contendere di un secondo “round “, consumato a dicembre, quando il Tar ha deciso di sospenderlo fino al 2 febbraio in attesa proprio del pronunciamento del 21 gennaio del Consiglio di Stato. Pronunciamento che rimanda a data da stabilire la discussione di merito nell’ambito dell’ultimo grado di giudizio sulla legittimità della licenza edilizia annullata in primo grado ma che, nello stesso tempo, non accoglie la richiesta di sospensiva della cruciale sentenza di ottobre. Ora, dunque, si sente più fiducioso don Peppino Gambardella, il parroco dell’antica chiesa madre di San Felice che ha ingaggiato questa battaglia legale contro il nuovo condominio in costruzione in via Firenze, a pochi metri dallo storico luogo di culto. “Confido nella giustizia – dice il sacerdote – dobbiamo difendere la città e la sua storia”. (fonte foto: Pino Neri)

Somma Vesuviana, assegnate aiuole ai privati senza bando: i commercianti si ribellano

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Aiuole, giardini e aree verdi pubbliche vengono solitamente affidati ai privati, commercianti ed esercenti, che si occupano della manutenzione per contribuire alla valorizzazione e alla conservazione del verde pubblico.     In cambio, gli assegnatari possono affiggere un cartello pubblicitario per sponsorizzare la propria attività, ovviamente offrendo un impegno coerente al contesto, atto a migliorare il decoro urbano. Per far sì che questo accordo pubblico/privato si concretizzi, bisogna partecipare al bando online aperto a tutti in cui si richiede l’affidamento effettivo del bene pubblico. Gli assegnatari potranno poi prendersi cura delle aiuole e degli spazi verdi che gli verranno affidati, rispettando dunque gli accordi con interventi di potenziamento e protezione da eventuali atti vandalici che possano ledere il suolo pubblico. A Somma Vesuviana, con la determina n.18, è stata nuovamente promossa, sotto il controllo della dirigente di area, dott.ssa Simona Penza, l’iniziativa “Adotta un’area verde della tua città”, con l’intento di promuovere un rapporto comunicativo ed innovativo tra istituzioni e cittadini. Ma pare  che non siano stati fatti i dovuti passaggi relativi alla pubblicazione, tant’è che ad alcuni esercenti di Somma Vesuviana sono già state affidate delle aiuole, nonostante non ci sia mai stato un bando. Sono iniziate infatti le proteste da parte di alcuni commercianti che non hanno potuto partecipare al bando e che non potranno prendere parte a questa iniziativa. Sul sito, dove dovrebbe solitamente comparire il bando di iscrizione, non è mai apparso nulla, né chi di dovere ha mai informato i cittadini della possibile partecipazione tramite apposito annuncio.  In pratica nella sezione amministrazione trasparente del sito manca l’avviso, il bando e la determina. Quest’ultima è stata pubblicato solo sull’albo pretorio.  Non pubblicando e non pubblicizzando ne l’avviso e ne lo schema di domanda, la determina si annulla come prevista dal decreto legislativo 33/ 2013. Il paradosso è che chi aveva in gestione dal 2011 una di queste aiuole (convenzione non ancora in scadenza) si è visto “entrare”  a sorpresa nella sua aiuola un altro esercente.  Insomma, sono state affidate a quattro esercenti le aiuole senza bando! Un pasticciaccio! I commercianti si chiedono, infatti, secondo quali criteri stiano assegnando le aiuole pubbliche ad alcune persone piuttosto che ad altre e soprattutto come si possa fare una selezione tra gli esercenti senza avere una lista con informazioni specifiche. Il bando, a cui tutti solitamente possono partecipare, serve proprio a questo: operare una scelta tra gli interessati, secondo i requisiti richiesti, per rispondere a determinate caratteristiche che si ricercano. I commercianti auspicano una risoluzione e rivendicano il ripristino delle normali modalità di richiesta per le eventuali riassegnazioni della gestione dei beni pubblici in città, laddove venga appurata qualche mancanza da parte delle istituzioni, che senz’altro saranno pronte a chiarire la vicenda.

Giancarlo e Gianna Bigazzi: come nasce una canzone che fa la storia

Gianna Albini Bigazzi, moglie dell’indimenticabile compositore Giancarlo di cui abbiamo già parlato in un articolo del 6 settembre scorso, in esclusiva per la nostra rubrica Frazioni musicali ci racconta la sorprendente genesi di una delle canzoni italiane di maggiore successo di tutti i tempi, concepita grazie all’estro e alla geniale intuizione del suo autore. “La mattina del 29 gennaio del 1977 cominciai a ricevere gli auguri dai miei figli e da tanti amici. Il Bigazzi, col suo fare un po’ evanescente, mi chiese se per caso si fosse trattato del mio compleanno… Un po’ risentita gli risposi che Natale era già passato e lui, senza scomporsi, mi chiese se avessi già provveduto a farmi il regalo. Giancarlo era così: capace, come pochi, di farti sorprese e regali all’improvviso, senza una motivazione ben precisa, salvo poi dimenticarsi delle ricorrenze e delle feste cosiddette comandate. – Ma come fai a non capire che non è la stessa cosa se il regalo me lo faccio io? – Gli tuonai. E lui, in tutta risposta, sarcastico come sempre, mi incalzò con un: – Dai Bolero! – (Era una rivista per donne romanticone dell’epoca, n.d.r.) – Non prendertela e decidi tu dove si va a ristorante questa sera -. – Decido io? E allora niente ristorante! Sappi che prenderò due biglietti per la Gatta Cenerentola che è in scena al Verdi di Firenze. – Ah vuoi andare a teatro? – Rimbrottò… – Ma, almeno, si può fumare? Allora va bene -. Per tutto lo spettacolo Giancarlo rimase come ipnotizzato, in modo particolare dal Canto delle lavandaie. Rientrati a casa, nella villa di Settignano, si catapultò al pianoforte posizionato nell’enorme salone di piano terra e ci rimase per tutta la notte, mentre io ero al piano superiore a dormire dopo averlo aspettato invano. Al mattino seguente, con mio grande disappunto, lo ritrovai appisolato (sul vicino divano) ancora vestito con l’abito da gala della sera precedente, in una coltre di fumo causata dalle sue immancabili sigarette. Dinanzi a quella scena cominciai a inveire, a lanciargli cuscini e a dimenarlo, dicendogli che avrebbe fatto bene a farsi una doccia viste le condizioni non proprio consone e lui, appena ridestatosi, mi fece: – Non stare sempre a lamentarti, ascolta qua cosa ho composto, è per te, si chiama Ti amo -. Cominciò a ritmarla sul piano prendendo i primi accordi e subito con la mente andai a quel tun tun tun, del Canto delle lavandaie di Roberto De Simone. In un attimo mi placai e gli dissi: – Va bene ma adesso apriamo le finestre che sembra di stare in val padana -. Tutta la notte si era messo a comporre musica e parole e, sbollentata la rabbia, rimasi sorpresa per come Giancarlo fosse stato ispirato, oserei dire folgorato, da un genere musicale solo apparentemente lontano anni luce dalla cosiddetta musica pop e leggera. In quel frangente, capii che lui era fatto così e che per amore avrei dovuto accettarlo in toto. Del resto gli artisti sono un po’ geni e un po’ bambini e bisogna prenderli o lasciarli, amarli per quello che sono, senza riserve. Per la cronaca, era nato il brano che affidato a Umberto Tozzi fece il giro del mondo. Umberto era approdato a casa nostra con l’idea di fare l’autore ma mio marito, una volta lette alcune cose, gli disse che avrebbe dovuto solo cantare e che, anche in veste di produttore, gli avrebbe dato dei consigli su come impostare il tutto. Ero incinta di nostro figlio Giovanni e i casi della vita hanno voluto che il giorno che ho partorito, il 9 luglio, Ti amo venisse certificata disco d’oro per le 500.000 copie vendute e non solo in Italia. A oggi il 33 giri che la contiene ha venduto ben otto milioni di copie. Da allora in poi, quando in occasione delle ricorrenze cercavo di capire se si fosse ricordato, Giancarlo, con tono sornione e come forma di risarcimento morale, mi diceva: – Ricordati che per te ho scritto Ti amo! -“.

Napoli, covid: lunedì 25 gennaio inaugurazione ambulatori esterni all’Ospedale Betania

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NAPOLI, Covid, lunedì 25 gennaio inaugurazione ambulatori esterni Ospedale Betania. Cirica, Direttore Generale: “Scelta dettata da riorganizzazione spazi imposti da norme di sicurezza e distanziamento”.

Lunedì 25 gennaio alle ore 8, nel piazzale antistante l’Ospedale Evangelico Betania, apriranno i nuovi ambulatori medici allestiti per far fronte alle richieste dei pazienti nel rispetto delle misure di sicurezza della normativa Covid e garantire il rispetto delle misure di distanziamento. 

Gli ambulatori sono stati allestiti in una struttura prefabbricata realizzata nello spazio antistante attiguo all’Ospedale e servono a consentire il normale svolgimento dell’attività ambulatoriale che nei mesi scorsi è stata fortemente penalizzata per la limitazione degli spazi dove erano allocati destinati all’area di pre-triage e cura per i pazienti Covid. 

“In questo modo si potrà garantire una continuità assistenziale anche durante l’emergenza Covid ancora in corso. Gli ambulatori aperti rappresentano un’estensione di quelli già autorizzati e operanti all’interno della struttura. Si tratta di nove ambulatori di diverse specializzazioni, compreso uno dedicato alle attività solidali di prevenzione. Gli ambulatori sono stati realizzati e allestiti utilizzando fondi propri della Fondazione Evangelica Betania e delle Chiese fondatrici”, spiega il Direttore Generale Luciano Cirica.

Bimba soffocata a Palermo, Falco (Corecom): “Subito nuova campagna sui rischi della rete.”

Bimba soffocata a Palermo, Falco (Corecom): “Subito nuova campagna sui rischi della rete”. Raccogliere subito l’appello del Garante nazionale dell’infanzia e dell’adolescenza: vigilare sui minori.

NAPOLI – “La morte per soffocamento della piccola Antonella a Palermo, causata da una sfida sui social, è una tragedia, non c’è altro da aggiungere. Si poteva evitare? Certo, se ci fosse un’adeguata preparazione degli utenti, di qualsiasi età, all’uso degli smartphone, dei tab e dei pc per contribuire a un’opportunità di crescita e di confronto non di distruzione e dolore”. Lo ha detto Domenico Falco, presidente del Corecom Campania, addolorato per la triste vicenda siciliana.

“I social non possono trasformarsi in uno strumento di morte, occorre raccogliere immediatamente l’appello del Garante per l’infanzia e l’adolescenza che invita ad una maggiore sorveglianza sui minori e nel contempo ad un’implementazione dell’educazione digitale. Non è possibile delegare a internet e, ai suoi ingranaggi infernali, la funzione di educatore e intrattenitore dei giovanissimi, non sì può restare all’oscuro di ciò che accade ai ragazzi mentre navigano in rete”.

Il Comitato Regionale per le Comunicazioni – ha aggiunto Falco – già da anni promuove seminari attraverso il progetto ‘@scuolasenzabulli‘ in collaborazione con la Polizia Postale, l’AgCom e gli esperti del settore per segnalare i pericoli conseguenti all’utilizzo incontrollato dei social, coinvolgendo il mondo della scuola. Occorre, dunque, intensificare quest’attività alla luce dei numerosi drammatici episodi legati alla ‘rete’, ai fenomeni di bullismo e cyberbullismo e alla necessità di offrire ai genitori e al personale docente gli strumenti giusti per prevenire tragedie e aiutare i ragazzi a venir fuori da situazioni spiacevoli. Si rende necessaria una campagna di informazione per genitori e figli sui rischi del web”.

(FONTE FOTO:AGI.IT)

San Tammaro, manifestazione “Mille gelsi per Carditello” per sostenere giovani coltivatori

Reggia di Carditello: mille gelsi per sostenere giovani coltivatori.
Ricadute sull’intera filiera produttiva serica,alimentare, nutraceutica, cosmetica e turistica.

Mille gelsi e una Reale Delizia per offrire una opportunità di lavoro ai giovani del territorio e stimolare le attività di gelsicoltura e bachicoltura.
La Fondazione Real Sito di Carditello, guidata dal presidente Luigi Nicolais, lancia una sfida a tutti i coltivatori con l’obiettivo di rinnovare l’antica arte serica, promossa nel casertano proprio dai Barbone.

Gli operatori che aderiranno alla manifestazione di interesse “Mille gelsi per Carditello” – pubblicata a partire da oggi sul sito fondazionecarditello.org – verranno coinvolti in un hub di imprese con un disciplinare da rispettare, cooperando con la Fondazione e con i partner Coldiretti Caserta, Coldiretti Giovani Impresa Caserta, Consorzio Rete San Leucio Textile e Club per l’Unesco di Caserta.

Un progetto molto ambizioso, dunque, che avrà ricadute sull’intera filiera produttiva: dal settore alimentare alla nutraceutica, dalla cosmetica al tessile.
“Puntiamo a costituire una rete permanente di imprese impegnate nella coltivazione di gelsi e allevamento di bachi – spiega Roberto Formato, direttore della Fondazione Real Sito di Carditello – e a realizzare economie di scopo e di scala, dando attuazione alle raccomandazioni della Convenzione di Faro. Siamo a disposizione di imprenditori e coltivatori per condividere attività di formazione, intercettare fondi per lo sviluppo rurale e definire programmi di produzione”.

Ma i nuovi progetti della Fondazione non finiscono qui. Avviata in settimana la stipula di un protocollo d’intesa con il centro CREA-APIdi Padova, punto di riferimento per l’apicoltura e la bachicoltura a livello mondiale, per realizzare attività di ricerca e formazione nel Real Sito di Carditello, già dotato di una stazione di biomonitoraggio e di numerose arnie per la produzione di miele e pappa reale.

Napoli, covid, positivi sette operatori della metropolitana

 Sette operatori del posto centrale operativo della Linea 1 della metropolitana di Napoli sono risultati positivi al covid19. L’Anm (Azienda napoletana mobilità), fa sapere in una nota, ha sottoposto circa 40 dipendenti a due tamponi di controllo, il primo il 20 gennaio e il secondo ieri Si tratta dei 15 dipendenti della centrale e di circa 25 dipendenti che per diversi motivi sono stati nella centrale nei giorni scorsi. La necessità è nata “dalla rilevazione di positività di un dipendente asintomatico inconsapevole di esserlo”. Il sito che ospita la centrale di controllo viene sanificato tre volte al giorno, vengono controllati gli accessi e, all’ingresso, a tutti viene misurata la temperatura, sottolinea l’azienda di trasporto. L’Anm ha inviato una comunicazione ai dipendenti della centrale comunicando il contatto con soggetto positivo evidenziando che “secondo la procedura aziendale, sottoposta e verificata anche dalla AsL di competenza”, è possibile evitare la comunicazione al medico curante, effettuando tamponi rapidi con strutture convenzionate e con immediatezza di esecuzione. “Con risultato negativo al tampone e osservando la massima cautela nel limitare gli spostamenti esclusivamente tra casa-sede di lavoro, mantenendo ogni precauzione nell’uso della mascherina e, possibilmente, attuando un isolamento dai familiari durante le ore di permanenza a casa, il dipendente potrà continuare a lavorare”. Conclude la nota: “L’Azienda assicura ai dipendenti della centrale che ripeterà da oggi e fino al 29 gennaio il tampone tutti i giorni nella sede di Colli Aminei e dal 30 gennaio con frequenza di uno ogni due giorni almeno, con costi a proprio carico. All’esito dei risultati dei tamponi di ieri, Anm valuterà le modalità di prosecuzione della circolazione della Linea 1”