Napoli, covid, positivi sette operatori della metropolitana

 Sette operatori del posto centrale operativo della Linea 1 della metropolitana di Napoli sono risultati positivi al covid19. L’Anm (Azienda napoletana mobilità), fa sapere in una nota, ha sottoposto circa 40 dipendenti a due tamponi di controllo, il primo il 20 gennaio e il secondo ieri Si tratta dei 15 dipendenti della centrale e di circa 25 dipendenti che per diversi motivi sono stati nella centrale nei giorni scorsi. La necessità è nata “dalla rilevazione di positività di un dipendente asintomatico inconsapevole di esserlo”. Il sito che ospita la centrale di controllo viene sanificato tre volte al giorno, vengono controllati gli accessi e, all’ingresso, a tutti viene misurata la temperatura, sottolinea l’azienda di trasporto. L’Anm ha inviato una comunicazione ai dipendenti della centrale comunicando il contatto con soggetto positivo evidenziando che “secondo la procedura aziendale, sottoposta e verificata anche dalla AsL di competenza”, è possibile evitare la comunicazione al medico curante, effettuando tamponi rapidi con strutture convenzionate e con immediatezza di esecuzione. “Con risultato negativo al tampone e osservando la massima cautela nel limitare gli spostamenti esclusivamente tra casa-sede di lavoro, mantenendo ogni precauzione nell’uso della mascherina e, possibilmente, attuando un isolamento dai familiari durante le ore di permanenza a casa, il dipendente potrà continuare a lavorare”. Conclude la nota: “L’Azienda assicura ai dipendenti della centrale che ripeterà da oggi e fino al 29 gennaio il tampone tutti i giorni nella sede di Colli Aminei e dal 30 gennaio con frequenza di uno ogni due giorni almeno, con costi a proprio carico. All’esito dei risultati dei tamponi di ieri, Anm valuterà le modalità di prosecuzione della circolazione della Linea 1”

ASI di Acerra, troppi rifiuti dal sottosuolo: sequestrato quarto cantiere

Ennesimo sequestro nello spazio di meno di tre mesi all’interno della zona in cui si sospetta l’esistenza di una bomba ecologica. Nessun commento da parte del sindaco         Sono ormai tre mesi che i lavori per il miglioramento infrastrutturale dell’area industriale di Acerra vengono ripetutamente bloccati dal continuo ritrovamento di rifiuti nel sottosuolo. Ieri qui, nella zona “Asi”, gli agenti della polizia municipale, diretti dal comandante Domenico De Sena, hanno messo a segno il quarto sequestro consecutivo di un cantiere per la realizzazione di servizi, Ancora una volta sono emersi rifiuti durante uno scavo per la costruzione di un’infrastruttura. Secondo quanto riferito dagli ambientalisti del posto, che hanno dato l’allarme, sarebbe spuntata dal sottosuolo una preoccupante quantità di scorie, anche amianto. I rifiuti rinvenuti dovranno essere analizzati e classificati dall’Arpac. Intanto la polizia municipale ha bloccato i lavori del cantiere con un sequestro preventivo del terreno. La situazione da queste parti ormai è di quelle che vanno oltre i limiti dell’imbarazzo. Giovedi 14 gennaio i carabinieri forestali della stazione di Marigliano hanno dato il via, durante un lavoro di sondaggio ambientale, a un terzo sequestro penale di un terreno dentro cui sono state trovate scorie: metalli, plastiche, bitumi. Alla fine di ottobre, sempre i carabinieri forestali di Marigliano, diretti dal maresciallo Alessandro Cavallo, hanno effettuato due sequestri di altrettanti cantieri per la posa dei cavi per le telecomunicazioni e l’energia elettrica. Pure in questi due casi sono stati trovati rifiuti. A questo punto dunque sta prendendo corpo il sospetto dell’esistenza di un’enorme discarica occultata sotto l’intera superficie della zona di ampliamento industriale. Un’area che ospita decine di aziende, molte quelle per il trattamento e lo stoccaggio dei rifiuti. Uno spazio gigantesco realizzato tra il 2002 e il 2007. “Abbiamo analizzato – raccontano Alessandro Cannavvacciuolo, Vincenzo Petrella e Antonio Montesarchio, ecologisti del territorio – le foto satellitari della zona Asi risalenti al periodo in cui venne realizzato l’ampliamento. Vi si può vedere in modo chiaro che prima che fossero realizzati capannoni e strade i cantieri erano pieni di rifiuti”. Gli ambientalisti aggiungono comunque che non solo le foto satellitari provano l’esistenza della bomba ecologica. “Ci sono – spiegano – le testimonianze al processo sul disastro ambientale di Acerra, i rapporti dei carabinieri del NOE, il Nucleo Operativo Ecologico, e le operazioni di Michele Liguori, il vigile eroe morto di cancro sette anni fa”. Gli ecologisti stigmatizzano il comportamento delle ditte che stanno trovando i rifiuti sommersi: “Non denunciano, dobbiamo farlo noi”. Pericoli ovunque. A pochi passi dai punti degli ultimi ritrovamenti di rifiuti c’è una discarica a cielo aperto di amianto. Fu sequestrata anni fa dalla guardia di finanza. E’ rimasta   là, coperta da un telo di plastica ormai sforacchiato. Su tutta quanta la questione Asi il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, ieri non ha rilasciato commenti.

Palma Campania/Caserta, terra dei fuochi, sequestrate mille tonnellate di rifiuti

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A Palma Campania (Napoli) e Cancello e Arnone (Caserta), nella cosiddetta Terra dei fuochi, operazione di controllo straordinario interforze contro lo smaltimento illecito e i roghi di rifiuti industriali, artigianali e commerciali.   Un ‘action day’ secondo la pianificazione stabilita con il coordinamento della Prefettura di Napoli con la Prefettura di Caserta, le due Questure e con le altre forze di polizia delle province e in base alla programmazione definita dall’Incaricato per il contrasto del fenomeno dei roghi in Campania. Il 21 gennaio sono entrati in azione 24 equipaggi per un totale di 63 unità interforze che hanno presidiato con posti di blocco mobili le vie di accesso alle località o ai siti in cui abitualmente vengono abbandonati e conferiti in modo illecito i rifiuti sul territorio. Controllate sette attività imprenditoriali e commerciali, di cui quattro sequestrate, 55 persone identificate, di cui quattro denunciate tra lavoratori irregolari rei di illeciti ambientali e 22 sanzionate, 70 veicoli controllati, 62 sequestrati (fra i quali, oltre a due barche, 33 autocarri, otto escavatori, sei betoniere, un autocompattatore, un muletto e alcuni container). Sotto sequestro circa 48.410 metri quadrati di aree, circa mille tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi e centinaia di pneumatici fuori uso. Elevate sanzioni per oltre 22.063,27 euro. Gestione e smaltimento illecito dei rifiuti e degli scarti delle lavorazioni i reati contestati.

Torre del Greco, covid, 3 morti nelle ultime 24 ore. A Boscoreale chiuso un plesso scolastico

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Il sindaco di Torre del Greco, Giovanni Polomba, tramite un post su Facebook ha informato i cittadini sui nuovi dati relativi al covid-19. Purtroppo sale a 86 il numero dei decessi totali di persone che avevano contratto il virus, solo nelle ultime 24 sono state registrate 3 nuove vittime, 18 sarebbero in totale i decessi nel solo mese di gennaio. Il Sindaco ha espresso la massima vicinanza alle famiglie dei concittadini scomparsi e il cordOglio dell’intera città. In totale sono 312 le persone risultate positive secondo gli aggiornamenti di ieri, con 46 nuovi guariti e 24 nuovi positivi solo nell’ultima giornata. Se i nuovi dati in parte preoccupano soprattutto per il numero giornaliero di persone positive, ciò che conforta è il numero totale di positivi che pian piano inizia a migliorare soprattutto grazie alle tante persone che ogni giorno guariscono risultando finalmente negative al tampone dell’ASL. Situazione analoga avvenuta anche a Boscoreale, il cui numero di persone guarite è stato elevato nelle ultime settimane. Il Sindaco, Antonio Diplomatico, è intervenuto ricordando ai cittadini che, nonostante i dati inizino ad essere confortanti, non bisogna abbassare la guardia ma continuare a rispettare le norme vigenti. Proprio ieri, il Primo Cittadino di Boscoreale è intervenuto con una nuova ordinanza disponendo la chiusura del plesso scolastico Santa Maria Salome dell’I.C. 1° Cangemi, in via Papa Giovanni XXIII, fino al 31 gennaio per la positività al Covid-19 di alcuni alunni frequentanti l’istituto. “Prima del rientro a scuola”- si legge nella nota del Sindaco – “sarà effettuata la sanificazione straordinaria dei locali.”

Somma Vesuviana , prima riunione della task-force sulla scuola. Di Sarno: “No allo smantellamento dei servizi Asl”

Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana

Di Sarno: “Ora i dirigenti scolastici potranno comunicare direttamente ai medici di base eventuali casi di positività al Covid, qualora dovessero verificarsi, riducendo i tempi di intervento. No allo smantellamento dei servizi Asl sul territorio di Somma Vesuviana”.

Lunedì riapertura delle medie e superiori sul territorio di Somma Vesuviana.       

 “Scuole a pieno regime da Lunedì a Somma Vesuviana ma monitoreremo la situazione con particolare attenzione. Per questo abbiamo oggi riunito la TASK – FORCE sulla scuola formata da tutti i Dirigenti Scolastici, i Presidenti dei Consigli di Istituto, il Coordinatore dei medici di medicina di base, il coordinatore dei pediatri di libera scelta, dai rappresentanti dell’Associazione Nazionale dei Genitori presente in Campania e riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione, al fine di interagire sulla situazione epidemiologica locale.Sono state poste tre questioni fondamentali: assembramenti fuori alle scuole, sinergia tra dirigenti scolastici e medici di base, infine lo smantellamento di alcuni servizi dell’Asl sul territorio di Somma Vesuviana di cui sono venuto a conoscenza e questo non è tollerabile”. Lo ha affermato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana comune del napoletano, a margine della riunione della Task Force comunale sulle scuole, svoltasi con modalità a distanza e terminata da poco.

Grazie alla TASK – FORCE i dirigenti scolastici comunicheranno direttamente ai medici di base eventuali casi di positività al Covid. No allo smantellamento dei servizi Asl.

“Sugli assembramenti all’esterno delle scuole la situazione deve essere molto chiara. Sarà fondamentale da parte dei genitori che accompagnano i figli il rispetto delle norme e dunque mantenere il distanziamento di almeno di un metro – ha continuato Di Sarno –  e non fermarsi in abbracci. Nel corso della riunione abbiamo raggiunto un risultato estremamente importante. I dirigenti scolastici, grazie alla task – force, avranno una sinergia diretta con i medici di base. In questo caso qualora un bambino, uno studente dovesse risultare positivo al Covid, il dirigente comunicherà direttamente al medico di base che dialogherà con l’Asl di competenza. In questo modo si azzerano i tempi biblici per le risposte che arrivavano anche ad 8 giorni. 

No allo smantellamento dei servizi Asl sul territorio di Somma Vesuviana. Non è possibile che una persona anziana debba recarsi alla sede di Marigliano per avere ciò che prima aveva a Somma Vesuviana. Nella mattinata di domani mi attiverò presso tutti i canali istituzionali per evitare che ci possa essere uno smantellamento del presidio di Somma Vesuviana. Chiederò il supporto anche dei nostri rappresentanti in Regione perché Somma Vesuviana è sempre capofila del presidio Asl e pretendiamo rispetto. Soprattutto in una fase pandemica delicatissima non è possibile che determinati servizi fondamentali per la popolazione vengano trasferiti a Marigliano, anzi chiedo che questi servizi vengano anche implementati!”. 

La task – force è formata da tutti i Dirigenti Scolastici, i Presidenti dei Consigli di Istituto, il Coordinatore dei medici di medicina di base, il coordinatore dei pediatri di libera scelta, dai rappresentanti dell’Associazione Nazionale dei Genitori presente in Campania e riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione, al fine di interagire sulla situazione epidemiologica locale. Presenti il sindaco, Salvatore Di Sarno, l’Assessore alla Pubblica Istruzione, Stefano Prisco, l’Assessore all’Edilizia Scolastica, Salvatore Esposito

 

 

Brusciano, maxi sequestro in uno scantinato: rinvenuto un vero e proprio arsenale di guerra

Riceviamo e pubblichiamo dalla Sala Stampa del Comando dei Carabinieri di Napoli.

– Un vero e proprio arsenale da guerra quello rinvenuto a Brusciano dai Carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna, nell’ambito di un servizio disposto dal Comando Provinciale di Napoli.
Armi e munizioni, ma anche droga, nascoste in una cassaforte occultata in uno scantinato nel rione 219 di Brusciano: 6 pistole semiautomatiche di vario calibro, una pistola mitragliatrice, una carabina con silenziatore e 350 proiettili di svariati calibri. Con le armi anche quasi 700 grammi di cocaina e materiale vario per il confezionamento. Le armi, sequestrate a carico di ignoti, saranno sottoposte ad accertamenti balistici e dattiloscopici per verificare se siano state utilizzate in fatti di sangue o intimidazioni.
Durante il servizio sono state denunciate 5 persone: 1 per evasione, 3 per ricettazione e possesso ingiustificato di strumenti di effrazione, 1 per detenzione di strumenti atti ad offendere.
I controlli continueranno senza sosta anche nei prossimi giorni con la rimozione di alcune grate che, secondo le ricostruzioni hanno permesso di spacciare al dettaglio in forma occulta lo stupefacente senza che acquirenti e pusher potessero vedersi.

Perché i Sangiuseppesi controllavano, già nell’’800, i mercati del grano e delle “vaccine”.

Spunti di storia economica e sociale di San Giuseppe, dopo la conquista dell’autonomia da Ottajano (1893). Il ruolo dei principi Medici nel favorire “l’ingresso” di alcune famiglie sangiuseppesi nei mercati delle “vaccine” e del grano: i Carbone e i Casillo. Negli  archivi della Camera di Commercio si trovano notizie interessanti. La foto che correda l’articolo fa parte della collezione di Vincenzo Ambrosio ed è stata fornita da Carmine Cimmino.   Un ottajanese che si diletta a studiare la storia locale sta preparando un libro, che credo sia interessante, sulle famiglie e sui mestieri di Ottajano tra il ‘700 e l’’800, quando Ottajano comprendeva anche San Giuseppe e Terzigno. Insomma sarà un libro sulla storia sociale e sull’economia di queste tre importanti comunità vesuviane. San Giuseppe divenne Comune autonomo nel 1893, e in una delle prime relazioni che la Camera di Commercio dedicò a questo nuovo e importante Comune si legge, tra l’altro, che ben 18 Sangiuseppesi erano “negozianti di vaccine” e 9 erano i granisti. Molti dei mercanti di “vaccine” portavano il cognome Carbone, mentre tre erano, tra i granisti, i Casillo, Pasquale, Vincenzo e Giovanni.E’ interessante capire perché proprio a San Giuseppe si svilupparono queste attività. Agli inizi dell’’800 Michele II Medici, figlio di Giuseppe III, sollecitato dal suocero, che era un Albertini di Cimitile, concesse ad alcuni allevatori dei Monti Lattari di portare le loro mandrie nei ricoveri invernali, appositamente costruiti, al “Pianillo”. Così il mercato delle “vaccine” si aprì ai mercanti di San Giuseppe: tra il 1826 e il 1828 Salvatore Pappalardo, Giuseppe Miranda e Alfonso Carbone chiesero e rapidamente ottennero il “lasciapassare” per raggiungere Lagonegro e Francolise, dove si tenevano importanti mercati di bestiame, e allo stesso Pappalardo, nel settembre del 1829, dei “grassatori di strada”, che infestavano la strada tra Nola e Acerra, portarono via capi di bestiame, soldi, carri e “quattro coppie di cavalli”: ma i verbali di polizia descrivono una vicenda poco chiara. Nel1829 il sangiuseppese Francesco Carbone e l’ottajanese Saverio Di Luggo forniscono “carni macellate” alle truppe stanziate a Nola e nei pressi di Nocera. Tracce significative di queste forniture si trovano anche nei documenti successivi all’unità d’Italia.Spesso poco chiari risultano alla polizia locale i “certificati” forniti dai mercanti di vaccine, che hanno l’abitudine di non dire la verità sul numero dei capi di bestiame che si trovano nelle loro stalle, sebbene i dazi “ottajanesi”, nel 1866, siano nettamente inferiori a quelli imposti in altri Comuni del Vesuviano: lire 6 per ogni vitello “sotto l’anno”, il doppio per i vitelli “sopra l’anno”, lire 20 per “buoi e manzi” (Luigi Iroso, L’autonomia conquistata, 2001, pag. 53). Gli Ottajanesi, invece, fanno i furbi sul numero degli ettolitri di vino e di spirito prodotti nelle loro cantine. Fu Giuseppe III Medici, principe di Ottajano, a dedicare molta attenzione al mercato del grano pugliese: questo interesse venne consolidato da Luigi de’ Medici, che emanò decreti importanti sul commercio del grano nel Regno. Il pronipote, Giuseppe IV, che fu l’ultimo Intendente borbonico della Provincia di Napoli, presentò gli Ammirati, i Leone e i Di Prisco ai Forquet, che svolsero un ruolo importante nella Camera di Commercio di Napoli anche dopo la fine dei Borbone. I Forquet erano anche sensali di cereali e controllavano il mercato del grano tenero che aveva come centro Barletta, e, a Manfredonia, quello del grano duro. Bisogna dire che i granisti di San Giuseppe restarono sempre in rapporto di amicizia con i Medici, anche quando il loro potere incominciò a dissolversi. Ma Michele de’ Medici, il penultimo principe di Ottajano, era ancora in grado, nel1875 ,di presentare i Casillo e gli Ambrosio a Luigi Petriccione e a Giuseppe Anselmi che regolavano, nella Camera di Commercio, tutti gli affari connessi al mercato del grano. Un Ferdinando Petriccione, quasi certamente parente di Luigi, controllava il commercio del grano “saragolla”. L’attività dei mercanti di “vaccine” e dei granisti favorì lo sviluppo dell’economia di San Giuseppe, suggerì a Gennaro Auricchio di trasformare in industria il suo negozio di provole e alla famiglia Ambrosio di sfidare i pastifici di Torre Annunziata. Cosa i Medici lasciarono agli abitanti di Ottajano e di Terzigno ?: la produzione dei vini, dello spirito e dei liquori, il mercato del legno e dei “basoli”, il controllo dei mezzi di trasporto: carri, carrette, cavalli. E anche di questo si dovrà parlare

Somma Vesuviana, il Partito Comunista tra passione e ricordi

In molte realtà del Sud, dopo la fine del fascismo, si cominciò a riprendere i fili di un discorso traumaticamente interrotto dal ventennio della dittatura. Fu così anche per la sezione del PCI di Somma Vesuviana. Questa nacque avendo alle spalle un‘eredità che gli proveniva dalla sezione del Partito socialista italiano, fondata il 19 dicembre del 1919. In occasione del centenario della nascita del Partito segue una nostra intervista al prof. Luciano Esposito.   Il prof. Luciano Esposito nasce in Somma Vesuviana a metà del secolo scorso. La sua vita è caratterizzata da un intreccio stretto tra scuola, politica ed istituzioni. Insegnante elementare e docente di storia e filosofia; consigliere comunale del proprio Paese e consigliere della Provincia di Napoli. Impegnato negli organismi direttivi della federazione comunista napoletana e nelle associazioni istituzionali (Direzione nazionale della Lega delle Autonomie locali ed Ufficio di Presidenza nazionale dell’Unione delle Province italiane). Sostenitore della svolta di Occhetto, ha aderito a tutti i successivi cambiamenti di denominazione del Partito fino alla nascita del PD. Ha pubblicato: “Rossi vesuviani” (1919-1924 verbali inediti di una sezione socialista del mezzogiorno d’Italia); “La Somma di voti ed ex voti (1946-2006 storia elettorale di una comunità meridionale); “L’idea che ci rapì la mente e il cuore – Storia della Sezione del PCI di Somma Vesuviana (28 luglio 2017). L’ultimo contributo, scritto in occasione dei 100 anni del PCI, è dedicato alla Sezione di Somma Vesuviana ed è stato pubblicato, in tre puntate, sulla rivista online Infiniti Mondi sul sito www.centoannipci.it Professore, quando e come nacque il PCI a Somma Vesuviana? “La sezione del PCI di Somma nacque il 15 ottobre del 1944 ed a costituirla e dirigerla fu il nucleo dei compagni che già nel 1919 avevano dato vita alla sezione del PSI. Tra questi ricordiamo: Francesco Capuano, Vincenzo Annunziata, Angelo D’Alessandro, Gennaro Notaro, Ciro Castaldo, Luigi Esposito, Salvatore Naddeo, Antonio De Falco e Giuseppe Raia.  All’inaugurazione della sede sommese parteciparono Maurizio Valenzi e Vincenzo La Rocca, che in seguito diventarono senatori e deputati del collegio. Tra tutti i compagni della sezione emergeva e prevaleva, tanto  da essere punto fermo di orientamento ideologico, per cultura e capacità politiche, il Prof. Francesco Capuano. E fu in virtù del suo passato di antifascista che il CLN napoletano, nell’aprile del 1945,  lo scelse come sindaco della Città di Somma. Incarico che gestì insieme ad una Giunta costituita da rappresentanti di altri partiti antifascisti. Il Capuano svolse la sua funzione tra grandi difficoltà dovute al clima di reazione che veniva alimentato nel paese da signorotti ed agrari locali. Nel gennaio del 1946 ci furono dei tumulti in paesi che portarono ad assalire ed incendiare le sedi del CLN del PSI e del PCI e dell’ufficio cittadino delle Imposte. La situazione socio-politica in paese era drammatica: per il PCI l’impatto col governo del paese non fu positivo, tanto da evidenziare una diffusa ostilità tra la popolazione. Questa, infatti, non accettava che la Giunta rossa governasse una città a prevalenza monarchica, liberale, sostanzialmente nostalgica del fascismo e quindi di destra. In sostanza il popolo di Somma considerava i partiti di sinistra un corpo estraneo alla cultura prevalentemente moderata e conservatrice del paese. Questo, insomma, era il quadro sociale, politico e  culturale che si presentava a Somma, per cui nei primi anni il lavoro fu tutto dedicato, attraverso una capillare e tenace azione di propaganda, al rafforzamento della struttura politico-organizzativa ed alla crescita degli iscritti al Partito”. Quali furono i primi impegni del Partito? “Essendo questo il quadro sociale, politico e culturale del paese, i primi anni di lavoro dei gruppi dirigenti furono rivolti al rafforzamento della struttura politico-organizzativa e alla cresci degli iscritti.  Nell’ambito di quell’impegno, la sezione dette vita nel 1947 alla squadra di calcio Stella Rossa, nella quale giocavano giovani  per lo più orientati a sinistra. Nel 1951 gli iscritti al Partito erano 230 di cui 10 donne, nello specifico mogli dei dirigenti la sezione. Prevalevano le categorie sociali e le figure professionali tipiche del tempo: agricoltori, muratori, artigiani e manovali generici.  Oltre al costo della tessera, all’iscritto veniva richiesto anche il versamento mensile di soldi per bollini da applicare sulla tessera. Grande importanza si attribuiva alla diffusione domenicale de l’Unità perché “la lettura del giornale costituiva una vera e propria adesione politica. Il giornale contribuiva a rafforzare le proprie idee, a conformare i contenuti e le opinioni”. Com’era il rapporto con la dirigenza provinciale? “In quel tempo i dirigenti provinciali mantennero uno stretto e costante rapporto con le sezioni della provincia. Si tenevano periodiche riunioni col compagno della federazione. Per la sezione di Somma passavano a trovarci compagni diventati poi famosi come Mario Palermo, Massimo Caprara, Renzo Lapiccirella, Luciana Viviani, Giuseppe Romita, Emilio Sereni ed altri. Il lavoro politico, fatto di mobilitazione e propaganda sui temi politici nazionali e locali portò il PCI ed il PSI alle elezioni comunali del 1952 al 32,32% ad un incremento di voti del 4,5% rispetto al risultato del 1946. Il metro di misura della positività dell’agire politico dei gruppi dirigenti era il risultato delle elezioni amministrative. Dopo un decennio di impegno nelle elezioni del 1956, il Partito raccolse con la sola propria lista 1238 voti pari al 14,19%, una percentuale all’epoca che non verrà mai più superata nel corso dei decenni successivi, anche nei momenti di maggiore espansione del Partito, come nel 1976”. E’ vero che chi votava per il PCI era un discriminato? “Chi votava per il PCI lo faceva in gran segreto per evitare ogni possibile ritorsione. La politica discriminatoria e vendicativa del potere locale, incarnato dal Sindaco Francesco De Siervo e dai suoi galoppini nei confronti di chi la pensava diversamente, esercitava un condizionamento fortissimo. Pochi erano quelli che avevano il coraggio di esplicitare il proprio orientamento partitico di sinistra. Anche le famiglie di orientamento comunista erano consapevoli che una chiara esposizione o candidatura di qualche loro congiunto nelle liste del PCI – Partito di opposizione al governo nazionale e locale –  non solo avrebbe fatto scoprire il proprio orientamento partitico, ma avrebbe pregiudicato l’avvenire di altri figli in cerca di un’occupazione. I giovani temevano di esporsi perché le loro famiglie li avrebbero dissuasi nel caso in cui avessero voluto impegnarsi in politica. Quando venivano in sezione si sedevano in una posizione tale che chi passava non potesse vederli. In particolare veniva esercitato uno stretto controllo anche sui potenziali aderenti”. Quale fu la maggiore manifestazione d’impegno portata avanti dal PCI sommese? “Una delle prime manifestazioni di impegno fu la lotta contro l’installazione di una discarica  avvenuta nel corso del 1961. In quell’anno, infatti, il Sindaco De Siervo con una decisione autocratica, diede il nulla osta alla famiglia La Marca di Ottaviano per la realizzazione sulle pendici orientali del Monte Somma di uno sversatoio di rifiuti organici e speciali provenienti da Napoli e dai Comuni della provincia. Il PCI ed il PSI, uniti  nella opposizione a quella  decisione del sindaco, furono capaci di suscitare nel paese un notevole interesse. I cittadini, preoccupati per i danni che la discarica avrebbe potuto arrecare all’ambiente, da secoli considerato tra i più salubri della zona, ed alla loro salute, diedero vita ad un movimento d’opinione metapartitico. La battaglia politico amministrativa coinvolse buona parte della gioventù locale e non mancarono atti violenti ed intimidatori. Emblematico del clima di tensione politica del momento resta l’aggressione subìta da uno studente universitario, a conclusione di una manifestazione pubblica in piazza nel corso della quale aveva parlato contro lo sversatoio. A quella battaglia, oltre ai dirigenti della sezione, parteciparono anche i gruppi parlamentari comunisti di Senato e Camera dei deputati. Mario Palermo al Senato e Massimo Caprara alla Camera presentarono ai Ministri dell’Interno e della Sanità interrogazioni sul problema. Queste produssero una prima sospensione del provvedimento assunto dal Sindaco e ciò nonostante lo sversatoio continuò a funzionare fino al 1993”. Caro professore, a conclusione del suo scritto, ha sviluppato un’analisi sulle cause del difficile radicamento delle idee della sinistra ed in particolare del PCI nella comunità sommese, individuandole nella natura vulcanica del territorio e nella sua storia politica. Quale è, oggi,  il suo auspicio? “Il mio auspicio è di ordine politico – culturale, nel senso che tutte le idee ed opinioni riproposte in questo mio intervento possano stimolare ulteriori analisi e riflessioni e possano ancor più aiutare i Partiti democratici, progressisti o di sinistra, se questa continuerà ad esistere, a tener conto della storia e del patrimonio culturale del popolo per evitare velleitarismi e facili illusioni. Comunque per chi volesse approfondire i contenuti del mio intervento, può leggerli sul sito www.centoannipci.it nelle date del 31 dicembre 2020, 5 e 18 gennaio 2021, oppure acquistando su Amazon il testo dal titolo L’idea che ci rapì la mente e il cuore (28 luglio 2017)”.      

Napoli, Ciarambino: “Ospedale del Mare in tilt e Cardarelli saturo, così impossibile governare terza ondata”

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Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa della consigliera regionale Ciarambino La capogruppo regionale: “Si attivino Loreto Mare, San Paolo e San Giovanni Bosco allo stato sottoutilizzati” “Siamo alla vigilia di una probabile terza ondata e ci troviamo con l’Ospedale del Mare, unico Dea di II livello della Asl Napoli 1, a mezzo servizio chissà per quanto tempo ancora per via della voragine, nosocomi come il Loreto Mare e il San Giovanni Bosco tramutati in presidi Covid e sottratti alla rete dell’emergenza, il San Paolo che inspiegabilmente lavora a scartamento ridotto, mentre il Cardarelli è oramai già saturo da tempo, con barelle che affollano ogni angolo occupabile. È uno scenario che mi preoccupa fortemente e di fronte al quale una nuova risalita della curva dei contagi sarebbe impossibile da governare”. E’ l’allarme lanciato dalla capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle Valeria Ciarambino, che domani sulla questione discuterà in aula un question time. “Chiedo al presidente della Regione e assessore alla Sanità di provvedere a una riorganizzazione dell’offerta sanitaria a Napoli e in provincia, ottimizzando spazi e risorse di ospedali come il San Paolo, dove è utilizzata la metà dei posti letto attivi, o come il Loreto Mare e il San Giovanni Bosco, utilizzati ben al di sotto della loro capienza e che dispongono di accessi e percorsi differenziati, consentendo così di poterli utilizzare sia per i pazienti covid che per le altre patologie. Accanto al potenziamento della sanità territoriale e delle cure domiciliari, che chiedo ormai da mesi, non c’è altra soluzione per farsi trovare pronti ad affrontare una terza ondata, in attesa di conoscere i tempi perché all’Ospedale del Mare si torni alla normalità”.

Covid, L’ AIVEC chiede la didattica a distanza per tutte le scuole fino alla cessazione dell’emergenza sanitaria

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L’A.I.V.E.C. insieme al gruppo Facebook “Tuteliamo i nostri figli in Campania e tutti i gruppi locali cittadini”, al fine di perseguire lo scopo per cui è nata, ovvero tutelare la salute delle persone da qualsivoglia pregiudizio derivante dal Covid-19, intende ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo perché venga affermata la tutela del diritto alla salute, chiedendo l’applicazione della didattica a distanza per tutte le scuole di ogni ordine e grado fino alla cessazione dell’emergenza sanitaria.   L’uso della didattica a distanza, strumento previsto dallo stesso Ministero dell’Istruzione per permettere lo svolgimento delle lezioni in sicurezza e salvaguardare nel contempo il diritto allo studio ed il diritto alla salute, dopo un primo periodo di uso coinciso con il termine dell’anno scolastico 2019/2020, è stato limitato fortemente perché giudicato troppo sacrificante ed inefficace per gli studenti. La didattica in presenza, seppure costituisca fuori di dubbio il migliore dei metodi di insegnamento, in una situazione così emergenziale come quella che stiamo vivendo dell’attuale pandemia è purtroppo fonte di gravi rischi per la salute degli stessi studenti ma anche delle loro famiglie. Il diritto alla salute costituzionalmente garantito non incide solo sull’individuo ma è anche a protezione della collettività alla quale deve essere garantita la sicurezza sul posto di lavoro, negli ambienti pubblici in generale e quindi nelle scuole. Il diritto allo studio dovrà essere garantito in sicurezza e l’unico attuale strumento è costituito proprio dalla didattica a distanza, come ha avuto modo di precisare anche lo stesso MIUR. La forzata ripresa delle lezioni in presenza, dopo che lo stato di emergenza è stato prorogato fino al 31 aprile prossimo, costituisce grave violazione del principio di precauzione. Tale principio, sancito dall’art. 174 paragrafo 2 del Trattato Istitutivo dell’Unione Europea, nonostante l’approccio precauzionale sia stato ampiamente utilizzato in politica e più in generale nella gestione dell’ambiente, può essere invocato anche nel caso di specie. In sintesi, la richiamata norma dispone che il principio di precauzione può essere invocato ogni qualvolta ci si trovi di fronte a un intervento urgente o a un possibile pericolo per la salute umana, ovvero di fronte alla protezione dell’ambiente nel caso in cui i dati scientifici non consentano una valutazione completa del rischio, come nel caso in esame. Per tale ragione molti genitori in tutta Italia si sono uniti per chiedere l’utilizzo della didattica a distanza, presentando delle petizioni, formando degli osservatori locali per monitorare la situazione dei contagi e, da ultimo, impugnando anche con l’A.I.V.E.C. le ordinanze che hanno disposto lo svolgimento della didattica in presenza. Le istanze proposte alla magistratura amministrativa da parte dell’A.I.V.E.C. aventi ad oggetto la violazione del diritto di precauzione con riferimento al diritto alla salute in difetto di istruttoria non hanno ottenuto una risposta istituzionale. Si leggono, invece, numerose altre decisioni che militano in senso contrario e anche in tempi rapidi. È per tale ragione che l’associazione, anche con alcuni rappresentanti ricorrerà contro lo Stato Italiano all’organo giurisdizionale internazionale indipendente (Corte EDU) che ha lo specifico compito di giudicare in merito alle violazioni della convenzione europea (CEDU) anche al fine di ottenere un’effettiva tutela giurisdizionale. È per questo bisogno di tutela giurisdizionale, avvertito anche da una significativa parte dei genitori italiani, di fatto negata in Italia, che l’associazione sta predisponendo il ricorso alla Corte di Giustizia dei Diritti Umani. Hanno diritto a intervenire tutte le persone fisiche e giuridiche che in questo stato di pandemia ritengono di aver subito una violazione dei propri diritti fondamentali così come previsti dalla citata “CEDU” e dai suoi protocolli aggiuntivi ed interpretati dalla stessa giurisprudenza della corte EDU, trovando un particolare privilegio nella Carta Sociale Europea che si occupa specificamente del diritto alla protezione della salute. L’impegno giuridico derivante dalla menzionata carta va inteso nella dimensione collettiva e generale rivolta alla popolazione per il miglior stato di salute possibile collegato all’obbligo di rispettare il diritto alla protezione della salute adottando misure positive di carattere legislativo, amministrativo e tecnico sanitario idonee a raggiungere gli obiettivi stabiliti dalle disposizioni poste a protezione. L’A.I.V.E.C. chiederà, quindi, che venga garantita alla popolazione tutta ed in particolare a tutti gli studenti e docenti il miglior stato di salute tenuto conto delle conoscenze attuali, ove lo Stato in primo luogo è tenuto a dotarsi di un sistema sanitario in grado di reagire adeguatamente ai rischi che sono controllabili ed evitabili dall’uomo. Gli indicatori statistici più significativi, adottati per tale valutazione dal Comitato Europeo rilevano un tendenziale progressivo peggioramento a livello mondiale e nazionale tranne brevi lassi di tempo con scarti trascurabili e pertanto emerge concreto il dovere dello Stato, tenuto ad adottare le misure efficienti ad abbassare tale tasso avvicinandosi allo 0 come chiesto dall’A.I.V.E.C. nelle pregresse istanze giudiziarie. Insieme saremo più forti! Il Presidente Avv. Pasqualino Pavone