Ottajano, 1872-78: la “camorra degli appalti” guida l’Amministrazione del Comune

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Il termine “camorra” venne usato dagli Ottajanesi che nel 1878 inviarono un “esposto” alle autorità centrali, facendo nomi e cognomi. Pubblichiamo un passo tratto dal libro di un importante storico del nostro territorio, Luigi Iroso. La figura del sacerdote Giuseppe Bifulco, che fu, a lungo, sindaco di Ottajano. Un modello inimitabile: il sindaco Pasquale De Rosa.    Dopo l’eruzione devastante del 1872 il Vesuvio rimane attivo fino al 1875: il Centro Abitato di Ottajano e Terzigno subiscono danni notevoli. Vengono distrutti vigneti e “nocelleti”, e risultano danneggiati alvei, sentieri e strade: al Vaglio e nella Terra Vecchia crollano case e muri di cinta, e ci sono morti e feriti. Bisogna sistemare, riqualificare, ricostruire. I rappresentanti dei clan famigliari – sei, forse sette – che da tre secoli governano il paese sotto lo sguardo vigile dei Medici incominciano a incontrarsi, a confrontarsi, a spartirsi incarichi e affari: ogni clan famigliare ha il suo architetto, il suo ingegnere e la sua squadra di “fabbricatori” edili. Il “clima” politico è perturbato anche dal tumultuoso dibattito sull’autonomia di San Giuseppe e di Terzigno. E nel giugno del 1878 sono numerosi gli Ottajanesi del Centro Abitato che firmano un lungo “esposto” contro la “camorra” che ha messo le mani sull’Amministrazione del Comune, e ne inviano copie alla Prefettura, alla Sottoprefettura e alla Procura Generale. Pubblichiamo un passo del documento, e lo attingiamo da un libro di Luigi Iroso, esploratore instancabile di archivi, storico prezioso del nostro territorio e sereno narratore di fatti e di eventi. “I cittadini del Comune di Ottajano espongono alla preclara giustizia di V.E. siccome l’amministrazione del Comune da diciassette anni trovasi nelle mani di predatori che altro non hanno saputo fare che depauperare l’azienda pubblica impinguando le loro borse e così da proletari quali essi erano sono addivenuti ricchi proprietari…A capo di una tale camorra da annoverarsi la famiglia Leone, composta da otto fratelli, pasto della galera, il sindaco (Luigi Casotti) avido a far denari per barattarli a donne e a lusso, il sacerdote Bifulco Giuseppe, il di lui germano Ernesto architetto del Comune ed il loro cognato D’ Ambrosio Luigi consigliere provinciale ed hanno così bene organizzato le cose che tutti gli appalti, tutte le costruzioni e tutto altro che si pratica nel paese tutto è distribuito fra essi.”.(L’autonomia conquistata, pag. 116). Nel 1878 un Luigi Leone è assessore, e nel 1877 un Pasquale Leone “dopo la sospensione di un anno torna ad occupare il ruolo di appaltatore del dazio sui consumi.”.Di Luigi D’Ambrosio abbiamo già parlato nell’articolo di ieri. Per presentare il  sacerdote Giuseppe Bifulco, che fu a lungo sindaco di Ottajano, trascrivo un passo del mio libro “La vita quotidiana sotto il Vesuvio tra l’arrivo di Garibaldi e la morte del brigante Pilone”( 1860-1870). “Nicodemo Bifulco, proprietario di Terzigno, consigliere comunale di Ottajano, capitano della Guardia Nazionale, venne arrestato, nel ’63, con l’accusa di essere un manutengolo di Pilone. Lo salvarono dalla condanna definitiva le indagini che Giuseppe Petrillo, delegato P.S. di Ottajano, condusse su un altro Bifulco: don Giuseppe, sacerdote, proprietario di un patrimonio di 20000 lire, potente capofazione del Consiglio Comunale, cugino di Nicodemo. Nel dipingerne il ritratto il delegato, a cui pare che i preti non andassero a genio, non risparmiò il nero di catrame: ne venne fuori la maschera di uno spietato delinquente, pericolosissimo sia alla pubblica che alla privata quiete, un manutengolo di Pilone, che aveva fatto qualche passo ostile contro i briganti solo per pagliare la sua connivenza, che aveva scaricato la sua pistola addosso al brigante Raffaele Armenio Coda per ricordargli di non svelare i comuni tristi segreti. Inoltre, approfittando della bonomia e melensaggine del cugino Nicodemo, il sacerdote non si era accontentato di scrivergli anche le note e le relazioni, facendo più da capitano che da prete: gli aveva insidiato la giovane moglie, mirando, a quanto pare, a sostituirlo in tutto. Ma, toccato nell’onore di marito, il melenso Nicodemo aveva avuto un sussulto di dignità. Giuseppe era stato messo alla porta: e per vendicarsi aveva congegnato la macchinazione delle calunnie contro il capitano. Fu così sicuro il Petrillo della solidità delle sue accuse che propose il sacerdote per il domicilio coatto. Inutilmente. Giuseppe fu, poi, e per molti anni, sindaco di Ottajano: e poiché è stato uno dei migliori sindaci, la sua figura è veramente il modello compiuto di quel complicato groviglio di paradossi e di contraddizioni che fu la storia delle terre vesuviane”. Ma il sindaco  Pasquale De Rosa era andato  molto oltre le trame di questi cacciatori di appalti: “Nel 1850 Pasquale De Rosa, sindaco di Ottajano fresco di nomina, andò a controllare la regolarità dei lavori eseguiti l’anno prima lungo l’alveo Rosario dall’architetto Pasquale De Rosa, che non era un omonimo, ma era proprio lui: e trovò, ovviamente, che quei lavori erano stati fatti a regola d’arte. Perciò, il sindaco Pasquale De Rosa, avendo letto la relazione del collaudatore Pasquale De Rosa, dispose che la Cassa Comunale liquidasse il compenso all’architetto Pasquale de Rosa. Altro che controversia sulla Trinità: Pasquale De Rosa, uno e trino, avrebbe messo in difficoltà anche i teologi più sottili, anche Origene e Ario.”.Lo scrissi in un articolo del 2013.

Violenza: ecco il ragazzino di Pomigliano col tirapugni di ferro. Dilaga la rabbia

Il 13enne pestato nel Parco delle Acque guarirà in un paio di settimane. Il suo aguzzino è un coetaneo. L’ escalation della violenza minorile in tempo di Covid       Un tredicenne che colpisce come una furia un coetaneo con un tirapugni di ferro. Motivo? Il solito sguardo di troppo che viene preso come un’offesa da lavare col sangue. Intanto il ragazzino ferito più volte alla testa e sanguinante è stato accompagnato dal papà al pronto soccorso. Ha riportato un taglio alla fronte suturato con qualche punto e diverse contusioni al viso e sul corpo. Guarirà a casa nello spazio di un paio di settimane. Quando è stato aggredito stava giocando a pallone nel Parco delle Acque, uno dei due grandi parchi pubblici di Pomigliano e che come tutti gli altri nel resto d’Italia in zona rossa dovrebbe rimanere chiuso. Ma viene lo stesso sistematicamente preso d’assalto soprattutto dai più giovani, complice l’ormai palese incapacità collettiva di resistere alle restrizioni anti Covid. A ogni modo i carabinieri sono per l’ennesima volta riusciti a scovare il responsabile dell’aggressione bullista avvenuta mercoledi pomeriggio. Abita nel rione della ricostruzione di Pomigliano, il parco Partenope. Proviene da una famiglia difficile. I militari lo hanno denunciato al tribunale dei minori per violenza e lesioni scaturite da futili motivi. I carabinieri della stazione di Pomigliano, diretti dal maresciallo Valerio Scappaticci e coordinati dal capitano Marco Califano, comandante della compagnia di Castello di Cisterna, stanno facendo il possibile per contenere la furia giovanile che anche da queste parti morde. “Il Covid sta facendo scatenare il peggio in certi ragazzi: sembrano incontenibili”, raccontano le forze dell’ordine quotidianamente impegnate nelle strade. C’è una situazione da allarme rosso nel territorio. A pochissima distanza dal Parco delle Acque, nel centro della vicina Casalnuovo, la sera del 20 novembre venne ucciso a coltellate da un 18enne di Pomigliano il 19enne Simone Frascogna, studente casalnuovese, al termine di un pestaggio al quale parteciparono altri due complici minorenni dell’assassino, tutti arrestati. Motivo della tragedia: pure in questo caso un “semplice” sguardo di troppo. “Tu non sai chi sono io”, gridava l’omicida mentre sferrava le coltellate. Poi si seppe dell’ambiente legato alla criminalità in cui erano cresciuti il ragazzotto accoltellatore e i suoi sodali ultra violenti. Una tragedia, questa di Casalnuovo, seguita e preceduta da tanti altri segnali preoccupanti dello stesso tipo: la violenza del branco, il bullismo signore delle strade. In una serata di giugno del 2020 nel centro di Pomigliano furono pestati a sangue due ragazzi dalla “consueta”, immancabile, baby gang. Le vittime se la cavarono con qualche medicazione al pronto soccorso mentre il maresciallo Scappaticci riuscì a individuare e portare in caserma i componenti del branco. Erano 18 ragazzi scatenati, tutti minorenni. Furono tutti denunciati ai tribunale dei minori. Ma mentre il sindaco di Pomigliano, Gianluca Del Mastro, commenta la vicenda di mercoledi pomeriggio annunciando che “i servizi sociali del Comune si occuperanno della vicenda” e che “bisogna lavorare duramente nelle famiglie e nelle scuole per educare i ragazzi nella legalità” appare sull’altra faccia della stessa problematica un’evidente problema di inadeguatezza della legge penale in materia. Basti pensare che si attende da 9 mesi un provvedimento del Tribunale dei Minori sui 18 ragazzi denunciati a giugno dai carabinieri per l’aggressione consumata nel centro di Pomigliano ai danni di un 15enne del posto e di un suo amico, un 14enne di Mantova, entrambi pestati con catene di ferro.

Ottaviano, covid-19: un’altra vittima, i contagi diminuiscono lentamente

È stato confermato un nuovo decesso a causa del covid-19: è un noto imprenditore ottavianese che purtroppo non ha vinto la lotta contro il virus. I contagi, intanto, stanno lentamente diminuendo; fino a due giorni fa i positivi totali ad Ottaviano erano 341 con 36 guariti e 35 nuovi positivi in tre giorni. Nelle ultime due settimane, quindi, vi è stato un miglioramento considerando che si è sfiorati, nel mese scorso, quota 400 positivi. Una ripresa lenta per Ottaviano, che risulta essere uno dei paesi vesuviani più colpiti dal virus secondo i numeri forniti dall’unità di Crisi comunale. Inoltre, i picchi maggiori di positività al covid-19 sono stati sfiorati proprio con l’inizio della zona rossa poco prima delle festività Pasquali, dettaglio sicuramente non da sottovalutare, il quale sottolinea quanto in realtà ci si trovi in una zona rossa piuttosto fasulla. Si attendono ulteriori aggiornamenti nei prossimi giorni, nella speranza che la campagna vaccinale inizi a procedere con maggiore velocità in quanto una vaccinazione a tappeto risulterebbe l’unico modo, a quanto pare, per ritornare gradualmente alla normalità.  

Il presidente di Archeoclub Italia: “La scoperta della tomba di Montalto a Somma è prova del valore storico del territorio”

Riceviamo e pubblichiamo Archeoclub d’Italia interviene sulla valorizzazione della Costiera Vesuviana – territorio di musei, siti archeologici, tradizioni! Santanastasio: “La notizia dell’identificazione della tomba di Francesco Montalto, importante rappresentante del neoidealismo filosofico, del pensiero del ‘900 italiano è prova del valore storico del territorio. Siamo in presenza oramai di “Costiera Vesuviana” con borghi/museo in evoluzione, musei e luoghi di aggregazione culturale. Proprio a Somma Vesuviana c’è il sito archeologico della Villa Augustea la cui importanza prescinde dal fatto se fosse o meno la Villa di Augusto. Quel sito racconta il dopo – Pompei e quei territori, messi in rete, rappresentano il futuro del turismo all’aria aperta!”. “E’ ora che si parli di Costiera Vesuviana. E’ di oggi la notizia, proveniente da Somma Vesuviana, del ritrovamento della tomba di Francesco Montalto importante filosofo del ‘900 italiano, morto a Roma nel 1946. Montalto è stato tra i maggiori rappresentanti intellettuali del ‘900 italiano del neoidealismo filosofico.  La cultura  sta assumendo un valore quasi determinante per la crescita sociale dell’Italia. Pensiamo al territorio vesuviano, in Campania, con i siti archeologici di grande interesse come la Villa Augustea di Somma Vesuviana o l’area termale rinvenuta a qualche chilometro di distanza e ancora beni ecclesiastici e artistici di grande storia, borghi davvero unici. La stessa Somma Vesuviana oltre alla Villa Augustea la cui importanza prescinde dal sapere se fosse morto Augusto o no, in quanto è quel sito in grado di raccontarci 400 anni di cultura, costumi, tradizioni enologiche e gastronomiche appartenute ai popoli dopo la notte di Pompei, ha a pochi metri di distanza un altro sito di interesse nazionale come il Complesso Monumentale di Santa Maria del Pozzo con affreschi di rara bellezza, ma sempre Somma Vesuviana ha un borgo antico con la cinta muraria e l’antica chiesa della Collegiata. Un borgo importante di grande fascino e storia. Sempre a Somma Vesuviana ci sono il Museo delle Tradizioni Etnostoriche nella zona alta della Montagna, nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio ma anche il Museo della Civiltà Contadina non distante dalla Villa Augustea. A pochi chilometri da Somma Vesuviana è stata rinvenuta un’area termale di epoca romana e il tutto non dista molto dalle bellezze di Pompei da una parte e di Napoli dall’altra. Mi complimento con il direttore dell’Archivio Storico di Somma Vesuviana, Alessandro Masulli, e con l’Amministrazione Comunale grazie al cui operato è stata possibile l’identificazione della tomba di Montalto”. Lo ha affermato Rosario Santanastasio, Presidente Nazionale di Archeoclub d’Italia. E’ giunto il momento della Costiera Vesuviana. “E’ giunto il momento, secondo me, di valutare, programmare, lanciare sul mercato il concetto di “Costiera Vesuviana”, territorio che unisce musei, siti archeologici, borghi, itinerari naturalistici. Stiamo parlando di un territorio che si trova ai piedi di un vero Monumento Geologico: “Monte Somma”, unica parete rimasta del complesso vulcanico del Somma – Vesuvio (Summa – Vesuvius )  che coprì Pompei, Ercolano e l’area torrese. Il Monte Somma che guardato da altre angolature è ricco di un mare non lontano – ha continuato Santanastasio –  andrebbe dichiarato Patrimonio Unesco con tutto il Parco Nazionale del Vesuvio che tutela tradizioni, culture e meravigliosi prodotti come il pomodoro “Piennolo” l’uva “Catalanesca” ed ancora l’albicocca. Il territorio che comprende Somma Vesuviana e raggiunge Napoli, passando per Sant’Anastasia – Madonna dell’Arco, Pollena e andando verso il capoluogo partenopeo è territorio del futuro per il comparto legato al turismo culturale. Senza dimenticare la vicina Ottaviano, sede del Parco Nazionale del Vesuvio. La Costiera Vesuviana è quel territorio che comprende tutti i comuni del Parco Nazionale del Vesuvio, come Somma Vesuviana, poi anche Napoli e fino ad arrivare all’area salernitana. Archeoclub d’Italia si dichiara disponibile ad incontrare Assessori e sindaci dell’intera area vesuviana e Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, per sviluppare una rete turistica ed anche di promozione e valorizzazione culturale della “Costiera Vesuviana” e Archeoclub c’è, già impegnata con i suoi soci nei territori vicini di Castellammare di Stabia, Ercolano e non solo. Quella dell’identificazione della tomba di Francesco Montalto è una notizia, che testimonia il valore storico di un territorio ancora tutto da esplorare e da approfondire.  Che ci sia voglia di cultura è provato anche dall’attenta attenzione della stampa presente sul territorio come Il Mediano che aveva anticipato alcuni particolari della storia”. E domani – Venerdì 16 Aprile – altro grande ed innovativo WeBinar di Archeoclub d’Italia. Alle ore 18, in diretta sulla pagina Archeoclub d’Italia Italia | Facebook l’isola del Lazzaretto Nuovo a Venezia. Interverranno: Gerolamo Fazzini e Federico Boccalaro.  

Marigliano, assembramenti al centro vaccini, il sindaco:”Necessario raddoppiare le strutture”

Riceviamo e pubblichiamo dall’agenzia Area Nolana   “Il solo centro vaccinale di Marigliano che è  al servizio di 6 Comuni e di oltre 100 mila cittadini non può più bastare: l’Asl Na 3 Sud faccia presto ad aprire un altro punto vaccinale a Somma Vesuviana”:  è quanto afferma il sindaco di Marigliano Peppe Jossa che dal 18 marzo ha messo a disposizione i locali del centro polivalente per procedere ad immunizzare i residenti nel territorio del distretto sanitario 48 del quale oltre a Marigliano fanno parte anche Somma Vesuviana, Brusciano, Castello di Cisterna, Mariglianella e San Vitaliano. “Qui – spiega il sindaco – il disagio è arrivato al limite e non è possibile lasciare in fila per ore tante persone e soprattutto tanti anziani.  A questo si aggiunge anche il particolare non trascurabile dei rischi di contagio che aumentano in maniera proporzionale al numero di cittadini in attesa. Ho chiesto alla polizia locale di attivarsi per garantire il distanziamento ed eliminare pericoli, ma occorre trovare una soluzione definitiva per decongestionare la struttura e fare in modo che la somministrazione dei vaccini possa avvenire in sicurezza. Allo stesso modo ho sollecitato l’Asl Napoli 3 Sud a prevedere un sistema attraverso il quale il flusso di persone che si reca al drive in di Pontecitra per effettuare un tampone non si sovrapponga  a quello degli alunni che si recano a scuola nell’istituto vicino”. “Con l’amministrazione comunale – aggiunge Peppe Jossa –  abbiamo dato fin da subito la disponibilità ad accogliere il centro vaccini per accelerare il percorso che ci poterà fuori dal tunnel della pandemia e per evitare spostamenti ai nostri concittadini  in particolar modo a chi, come anziani e pazienti vulnerabili, avrebbe difficoltà a raggiungere altri luoghi, ma servono assolutamente altri presidi ed è per questo che chiedo anche ai miei colleghi sindaci di farsi carico di un’esigenza che non riguarda solo Marigliano ma l’intero territorio e chi vi abita. Raddoppiare i centri vaccinali vuol dire dimezzare difficoltà e disservizi”.

Ottaviano, approvato il Piano Operativo Comunale: “Avanti con uno sviluppo pianificato e condiviso”

Dal Comune di Ottaviano riceviamo e pubblichiamo Con la consegna ufficiale di tutta la documentazione da parte dei progettisti (Studio Fedora Architetti Associati) a Ottaviano è stato completato l’iter per l’approvazione del Poc, il Piano Operativo Comunale che individua e disciplina gli interventi da realizzare nell’arco dei prossimi cinque anni. Dopo il Piano Urbanistico Comunale (Puc, approvato nel 2015) e il Regolamento Urbanistico Edilizio Comunale (Ruec, approvato nel 2015) il Poc rappresenta un ulteriore passo avanti nel processo di  riqualificazione dei tessuti urbani e del sistema delle infrastrutture e dei servizi portato avanti dall’amministrazione diretta dal sindaco Luca Capasso. Nel 2017 l’Amministrazione Comunale ha avviato la procedura di evidenza pubblica per l’elaborazione ed approvazione del Poc, attraverso un bando per la raccolta e la selezione di manifestazioni di interesse e proposte in merito agli interventi da programmare nel primo Piano Operativo Comunale, allo scopo di accertare la disponibilità degli interessati ad intervenire fattivamente e di valutare la coerenza delle proposte avanzate idonee a soddisfare gli obiettivi e gli standard di qualità urbana ed ecologico-ambientale definiti dal Puc. Quattro gli obiettivi: riqualificare l’esistente e contenere l’espansione urbana; potenziare e qualificare la città pubblica; salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente; promuovere la mobilità sostenibile. Nei termini previsti dal bando sono pervenute 47 candidature/proposte di inserimento nel primo Poc, ora approvato. Spiega il sindaco Luca Capasso: “Gran parte dei Comuni campani opera con strumenti urbanistici obsoleti e solo circa il 13% hanno approvato un Piano Urbanistico Comunale ed ancora meno un Piano Operativo Comunale. Noi siamo orgogliosi di appartenere ad una minoranza che programma con attenzione lo sviluppo della città e dialoga con la popolazione.  E’ diritto dei cittadini avere una città pianificata, equilibrata, di qualità attraverso un processo di pianificazione condivisa con tutti i soggetti sociali e imprenditoriali interessati che approdi ad un autentico piano strategico/operativo”

Polemica social, il papà di Ciarambino: “Allucinato chi ha visto mia figlia farmi saltare la fila per vaccinarmi”

Un attacco con accuse molto pesanti. Il padre di Valeria Ciarambino esce allo scoperto mettendoci la faccia e smentisce il post pubblicato su Facebook     “Una persona racconta che ieri pomeriggio una personalità politica di rilievo regional-nazionale, nostra concittadina, insieme col coniuge si è recata al centro vaccinazioni di via Locatelli, ha saltato la fila e ha fatto vaccinare il proprio genitore: bellissimo esempio della nuova casta”. E’ il post pubblicato ieri da un iscritto del gruppo Facebook “Pomigliano Indignata”, un racconto che sta facendo alimentare polemiche. Poco dopo questa pubblicazione però, evidentemente sentitosi chiamato in causa, il padre di Valeria Ciarambino, Pasqualino, 78 anni, ha smentito questo stesso post rispondendo sul suo profilo Facebook. “Una volta nel centro vaccinale – ha spiegato il genitore della vicepresidente M5S del consiglio regionale – mi è stato fatto notare che non avevo con me l’anamnesi che si compila quando ci si inserisce in piattaforma per cui mio genero ha dovuto raggiungermi di corsa per consegnarmela. Io sono uscito dal centro visto che ero già dentro e me l’ha consegnata dal finestrino dell’auto. Mia figlia non è neppure scesa dell’auto e se qualcuno l’ha vista farmi saltare file ha avuto le allucinazioni”.

Nola, firmato l’accordo tra il Business Park e Alibaba.com per dare supporto alle aziende del CIS

Riceviamo e pubblichiamo.

 

 Il Nola Business Park e Alibaba.com hanno firmato oggi un accordo di collaborazione per supportare il processo di vendita on line B2B delle aziende del CIS-Interporto di Nola. L’accordo prevede che le aziende che aprono la propria vetrina di vendita sulla piattaforma Alibaba.com possano beneficiare, a tariffe agevolate, di un servizio specializzato e dedicato di assistenza fornito da Adiacent(VAR Group).

Si tratta di una partnership, rispettivamente, tra la principale piattaforma internazionale die-commerce B2B che mette in contatto produttori e distributori con oltre 26 milioni di buyers, e uno dei maggiori hub commerciali privati in Europa, con circa 500 aziende presenti.

Il Nola Business Park, infatti, è un modello di filiera distributivo – logistico, espressione delle imprese del CIS e dell’Interporto di Nola che hanno integrato distribuzionebusiness to business, logistica, trasporti e servizi in un unico ecosistema.

I contenuti della partnership sono stati presentati nel corso del webinar “Go Global!Lo strumento digitale per l’internazionalizzazione delle imprese del CIS e Interporto di Nola”, a cui hanno partecipato, tra gli altri, il General Manager per l’Europa di Alibaba.com, Daniel Zheng; Luca Curtarelli, Responsabile Sviluppo Italia di Alibaba.com; Andrea Ballardini, Business Development Manager Italia di Alibaba.com; il Presidente di CIS, Ferdinando Grimaldi; l’Amministratore delegato di CIS-Interporto Campano, Claudio Ricci; l’Amministratore delegato di Adiacent, Paola Castellacci eMaria Sole Lensi, Specialist di Alibaba.com presso Adiacent.

Secondo l’amministratore delegato di CIS e Interporto Campano: “Grazie alla sottoscrizione di questo accordo con Alibaba.com, da oggi, le aziende del Nola Business Park potranno avvalersi di un ulteriore “strumento” per l’attivazione di processi in termini di vendite online B2B e per entrare in contatto con milioni di buyers internazionali. Si apre un’altra importante vetrina per lo sviluppo del business delle nostre imprese, che possono così essere promotrici dell’Italian Style e del Made in Italy nel mondo”.

Luca Curtarelli, Responsabile Sviluppo Italia di Alibaba.com, ha aggiunto: “Questa importante collaborazione avviata con il Nola Business Park rappresenta un ulteriore tassello nel progetto a lungo termine di Alibaba.com in Italia, con un impegno concreto per supportare aziende e PMI a diventare digitali ed internazionali. Mai come in questo momento, il canale e gli strumenti online sono una risorsa indispensabile per chi fa business, e insieme a Nola Business Park vogliamo affiancare aziende ed imprenditori campani e permettere loro di presidiare il mercato B2B globale, sviluppandosi digitalmente.

Grazie al progetto GoGlobal” – sottolinea Maria Sole Lensi, Specialist di Alibaba.com presso Adiacent – “le aziende di Nola Business Park avranno accesso ad un’ampia platea di buyer. Siamo orgogliosi di supportare le imprese italiane con la nostra consulenza e i servizi di web marketing per amplificare ulteriormente le loro opportunità di business. Per noi, GoGlobal è un progetto di grande valore che conferma la forte collaborazione tra Alibaba.com e Adiacent, avviata dal nostro Gruppo dal 2018. In questi 3 anni abbiamo maturato una grande esperienza sul marketplace ottenendo anche riconoscimenti e premi come l’Outstanding channel Partner of the Year 2019. Le aziende del Nola Business Park saranno testimoni del Made in Italy nel mondo e noi saremo al loro fianco per supportarle con la nostra esperienza e professionalità.”

(fonte foto: rete internet)

San Gregorio Armeno, la via delle botteghe in crisi, Nappi (Lega): “Il governatore utilizzi i fondi europei”

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Riceviamo e pubblichiamo.

San Gregorio Armeno, la crisi delle botteghe, Nappi consigliere regionale della Lega: “Il governatore utilizzi i fondi europei della nuova programmazione per rilanciare il settore artigianale.”

La crisi delle botteghe di San Gregorio Armeno, la via dei pastori famosa in tutto il mondo, è la punta dell’iceberg di un sentimento di protesta comune. È il simbolo dell’immobilismo della Regione, che chiude le porte in faccia ai bisogni dei cittadini e delle imprese. Mentre i lavoratori e gli artigiani di Napoli e della Campania sono sull’orlo del baratro, De Luca perde tempo a innescare polemiche con il governo per pura propaganda. Invece di impiegare il tempo in litigi, il governatore utilizzi i fondi europei della nuova programmazione per rilanciare il settore artigianale di qualità e promuovere un piano concreto per il turismo. I soldi ci sono ma continua a tenerli in un cassetto. Noi invece siamo pronti a sederci con il mondo delle imprese che non mollano e a trovare immediatamente gli strumenti per la ripartenza. È tempo di fare”. Lo dice Severino Nappi, consigliere regionale della Lega e segretario cittadino della Lega a Napoli

(fonte foto: rete internet)

Ottajano, 1840- 1880, i “miracoli” dell’Ufficio Tributi del Comune: ricchi classificati come poveri e evasori autorizzati

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I clan famigliari che esercitavano il potere a Ottajano e negli altri Comuni pretendevano che non fossero veritieri né gli elenchi delle proprietà né quelli degli “imponibili” su cui venivano “misurate” le tasse: dunque era necessario avere il controllo degli archivi comunali e delle due fondamentali commissioni, quella che fissava la misura dei tributi e quella che preparava l’elenco degli aventi diritto al voto. Capitava che qualcuno “cantasse”: ma anche le prefetture dell’Italia unita erano quasi sempre popolate da “sordi”: come le Intendenze borboniche.   Poiché le tasse comunali erano collegate ai titoli di proprietà, chi controllava gli archivi comunali controllava anche le “cartelle” dei tributi. Nel 1863 il commissario straordinario Cesare De Martinis trovò l’archivio comunale di Ottajano “sconvolto e confuso” e sospese dal ruolo e dal soldo il segretario comunale, Alessandro Ammendola, che non solo si rifiutava di mettere ordine in quella confusione, ma, più volte invitato a tirar fuori i bilanci della Commissione di Beneficenza, nicchiava e si sottraeva: era, insomma, “un uomo pigro, smemorato, non del tutto scevro da intrighi”. Quando il mandato di De Marinis si concluse e si insediò il nuovo consiglio comunale, i consiglieri, che avevano già amministrato Ottajano ai tempi dei Borbone, votarono all’unanimità, su proposta di Luigi D’Ambrosio, il “reintegro” dell’Ammendola, e considerando che “giustizia vuole che gli siano pagati tutti i soldi arretrati”, glieli pagarono. E se li era meritati. Con il suo silenzio. Perché se l’Ammendola avesse “cantato” e confessato, il prefetto, che pure era disposto a capire, a giustificare e a perdonare, avrebbe dovuto adottare provvedimenti assai severi contro i clan famigliari – sei, forse sette – che da 300 anni esercitavano a Ottajano ogni forma di potere, sotto lo sguardo attento dei Medici. Ma bisognava riordinare l’archivio: su questo punto il prefetto non concedeva sconti. E un Medici, Michele, nel 1864 riordinò l’archivio. Alla fine del lavoro egli annunciò ai consiglieri comunali che degli “atti di divisione del demanio col feudatario, a cui metteva capo tutto il patrimonio del Municipio, c’era solo una copia di verbale, informe e non legalizzata.”. Immagino lo smisurato sospiro di sollievo che risuonò nell’aula: nessuno avrebbe più potuto ricostruire gli elenchi delle proprietà comunali concesse in enfiteusi ai privati, e i lunghi elenchi degli evasori del fisco “in positivo attrasso”, con un sostanzioso “arretrato” da sanare. Nessuno avrebbe potuto più definire nel rispetto della verità le categorie e i livelli di tassazione in cui erano distribuiti i cittadini proprietari. Ma  su questo tema qualcuno “cantò”. Nel 1878 il notaio Luigi Crispo non sopportò di essere stato inserito nella prima categoria dei contribuenti, sui quali gravava la tassa di lire trenta, mentre “l’industriante” Antonio De Rosa, che possedeva due palazzi, “bassi”, quattro botteghe e un’officina tessile con “dieci telai” era da anni inserito nella terza categoria, quella “tassata” con lire tredici. Alla commissione comunale e a quella provinciale, presieduta da Giovanni Miranda, il Crispo spiegò anche che egli era vittima di una vendetta politica: nelle elezioni parlamentari del ’76  aveva votato non per il candidato ottajanese, Luigi D’Ambrosio, ma per il suo avversario, Mauro Morrone, presidente della Corte d’Appello di Napoli, che era stato eletto: e il D’Ambrosio, consigliere comunale e provinciale e soprattutto membro influente della commissione tributaria ottajanese, “s’era levat’ ‘a vreccia ‘a dinto ‘a scarpa”, si era vendicato. Questo Luigi D’ Ambrosio era anche membro autorevole della “camorra” che gestiva gli appalti del Comune di Ottajano, e di cui parleremo domani. Protestò duramente anche Vincenzo Rossi, cancelliere della Pretura, inserito nella seconda categoria, quella della tassa di lire venti, mentre Francesco Cola, proprietario di quattro cavalli, di carrozze e di numerosi “bassi”, pagava le quindici lire della terza categoria, e Michele Arienzo, “sensale di vini e di spirito” e proprietario di vigne, e il farmacista Amilcare Ranieri facevano parte della quinta categoria. L’elenco dei “miracoli” della Commissione Tributaria del Comune di Ottajano è lungo, e la lettura ci sollecita a domandarci cosa avvenisse sotto i Borbone, quando i controlli erano ancora più fiacchi e il potere dei Medici era più solido.I centri comunali del “falso” erano le commissioni tributarie e le commissioni elettorali, che stilavano le liste di coloro che avevano diritto a votare. Dei 676 elettori iscritti nelle liste amministrative di Ottajano il De Martinis ne aveva depennati 179: molti avevano subito condanne per reati anche gravi, parecchi non avevano le rendite richieste dalle norme, e 52 erano analfabeti. Nel 1880 la Giunta municipale di Sant’ Anastasia dalla lista ufficiale dei 304 elettori ne cancellò 51, che negli ultimi 15 anni avevano votato abusivamente: alcuni non avevano il censo previsto dalla legge, altri non erano domiciliati in Sant’ Anastasia, molti erano “totalmente” analfabeti. Questa stessa Giunta fu invitata dal prefetto di Napoli a spiegare perché risultavano ancora indivise 2700 moggia di terreno agricolo che la legge del 1806 aveva tolto al potere feudale e destinato alla “classe operaia agraria”. Chiedeva il prefetto l’elenco preciso delle “proprietà” che aspettavano da 70 anni di essere divise tra i contadini. Ma nel 1887 questo elenco a Napoli non era ancora arrivato. E forse non arrivò mai.