Violenza: ecco il ragazzino di Pomigliano col tirapugni di ferro. Dilaga la rabbia

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Il Parco delle Acque di Pomigliano
Il Parco delle Acque di Pomigliano

Il 13enne pestato nel Parco delle Acque guarirà in un paio di settimane. Il suo aguzzino è un coetaneo. L’ escalation della violenza minorile in tempo di Covid    

 

Un tredicenne che colpisce come una furia un coetaneo con un tirapugni di ferro. Motivo? Il solito sguardo di troppo che viene preso come un’offesa da lavare col sangue. Intanto il ragazzino ferito più volte alla testa e sanguinante è stato accompagnato dal papà al pronto soccorso. Ha riportato un taglio alla fronte suturato con qualche punto e diverse contusioni al viso e sul corpo. Guarirà a casa nello spazio di un paio di settimane. Quando è stato aggredito stava giocando a pallone nel Parco delle Acque, uno dei due grandi parchi pubblici di Pomigliano e che come tutti gli altri nel resto d’Italia in zona rossa dovrebbe rimanere chiuso. Ma viene lo stesso sistematicamente preso d’assalto soprattutto dai più giovani, complice l’ormai palese incapacità collettiva di resistere alle restrizioni anti Covid. A ogni modo i carabinieri sono per l’ennesima volta riusciti a scovare il responsabile dell’aggressione bullista avvenuta mercoledi pomeriggio. Abita nel rione della ricostruzione di Pomigliano, il parco Partenope. Proviene da una famiglia difficile. I militari lo hanno denunciato al tribunale dei minori per violenza e lesioni scaturite da futili motivi. I carabinieri della stazione di Pomigliano, diretti dal maresciallo Valerio Scappaticci e coordinati dal capitano Marco Califano, comandante della compagnia di Castello di Cisterna, stanno facendo il possibile per contenere la furia giovanile che anche da queste parti morde. “Il Covid sta facendo scatenare il peggio in certi ragazzi: sembrano incontenibili”, raccontano le forze dell’ordine quotidianamente impegnate nelle strade. C’è una situazione da allarme rosso nel territorio. A pochissima distanza dal Parco delle Acque, nel centro della vicina Casalnuovo, la sera del 20 novembre venne ucciso a coltellate da un 18enne di Pomigliano il 19enne Simone Frascogna, studente casalnuovese, al termine di un pestaggio al quale parteciparono altri due complici minorenni dell’assassino, tutti arrestati. Motivo della tragedia: pure in questo caso un “semplice” sguardo di troppo. “Tu non sai chi sono io”, gridava l’omicida mentre sferrava le coltellate. Poi si seppe dell’ambiente legato alla criminalità in cui erano cresciuti il ragazzotto accoltellatore e i suoi sodali ultra violenti. Una tragedia, questa di Casalnuovo, seguita e preceduta da tanti altri segnali preoccupanti dello stesso tipo: la violenza del branco, il bullismo signore delle strade. In una serata di giugno del 2020 nel centro di Pomigliano furono pestati a sangue due ragazzi dalla “consueta”, immancabile, baby gang. Le vittime se la cavarono con qualche medicazione al pronto soccorso mentre il maresciallo Scappaticci riuscì a individuare e portare in caserma i componenti del branco. Erano 18 ragazzi scatenati, tutti minorenni. Furono tutti denunciati ai tribunale dei minori. Ma mentre il sindaco di Pomigliano, Gianluca Del Mastro, commenta la vicenda di mercoledi pomeriggio annunciando che “i servizi sociali del Comune si occuperanno della vicenda” e che “bisogna lavorare duramente nelle famiglie e nelle scuole per educare i ragazzi nella legalità” appare sull’altra faccia della stessa problematica un’evidente problema di inadeguatezza della legge penale in materia. Basti pensare che si attende da 9 mesi un provvedimento del Tribunale dei Minori sui 18 ragazzi denunciati a giugno dai carabinieri per l’aggressione consumata nel centro di Pomigliano ai danni di un 15enne del posto e di un suo amico, un 14enne di Mantova, entrambi pestati con catene di ferro.