Napoli – Inter (Partita 45), e questi vincono il campionato

Col pareggio contro l’Inter questo Napoli si merita altri complimenti da parte mia, pur non nascondendo il rammarico per quello che questa squadra avrebbe potuto fare.

 

Il Napoli gioca una buona partita, decide di sfidare i (presunti) più forti a testa alta, con il baricentro alto, con la pressione ai limiti dell’area avversaria. Gattuso è disposto all’uno contro uno in difesa, ai contropiedi interisti. Brava l’ìnter a sfruttare il riferimento Lukaku, fisico e qualità, le skill del belga. La partita alterna momenti buoni per gli azzurri e per gli avversari. Bravo il Napoli quando tiene il pallino, la manovra è sicura. Ma come dicevo, il Napoli rischia troppo. La porta di Meret resiste a due botte ai suoi legni, e il Napoli sfrutta queste note fortunate per segnare il suo gol. Handanovic non tiene una palla, ed è autogol. Bravo il Napoli nella manovra e la pressione offensiva, bravo nel recupero istantaneo, fortunato per il modo in cui arriva il gol del vantaggio. Ma sfortunatamente il Napoli inizia in maniera apatica la seconda frazione e subisce un gol da un fendente di Eriksen. Si alternano occasioni per ambo le parti. Il pareggio è giusto.

Non è l’inaccettabile ingiustizia della partita d’andata, entrambe le squadre giocano la propria partita, tra errori e comportamenti studiati per impensierire gli avversari. Brava l’Inter a sfruttare le sue forze, bravo ad un Napoli che continua lungo la sua striscia positivia. Brava l’Inter, che probabilmente vincerà il campionato (anzi quasi sicuramente), lo fa meritatamente. Ma la partita di oggi dimostra che il Napoli non è inferiore alla squadra di Conte, nonostante i suoi mille difetti caratteriali, tattici e tecnici che ho riportato più volte su queste pagine. Mi dispiace dover constatare che questo Napoli non ha nulla da invidiare all’Inter. Avrebbe potuto fare molto di più, avrebbe potuto giocarsi qualcosa in più….e questi vincono il campionato.

La Serie A è ormai giunta al termine?

L’Inter ha già vinto il campionato?

Con il goal-partita di Škriniar contro l’Atalanta e quello di Lautaro contro il Torino, la Serie A è ormai giunta al termine? Quest’Inter, che non incanta eppure conquista sempre i 3 punti, ha già vinto lo scudetto? Queste le domande che assillano il tifoso nerazzurro, che non vede l’ora di mettere le mani su uno scudetto che manca in bacheca da più di 10 anni, ma anche il tifoso bianconero e quello rossonero, che vorrebbero provare a scucire il tricolore 2020-2021 dalla maglia nerazzurra. E a queste domande non c’è ancora una risposta certa, non per una questione scaramantica ma per il semplice fatto che questo campionato ha insegnato che si possono perdere punti contro qualsiasi squadra. È vero: obiettivamente i punti di vantaggio dell’Inter sulle inseguitrici sono tanti, il calendario è favorevole – almeno quello di breve e medio periodo – e gli scontri diretti per adesso sono tutti a favore della squadra di Conte. Se non è ancora scudetto, poco ci manca. Se Juventus-Inter non si giocasse alla penultima giornata di campionato, qualcosa di clamoroso sarebbe anche potuto succedere, ma così, arrivando allo scontro diretto anche a +6 punti di vantaggio, c’è poco da fare. Come è lontano l’inizio campionato incerto di settembre!

Il cinismo che premia

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Ciò che impressiona dell’Inter di quest’anno è il suo essere cinica contro ogni avversaria. Può giocare male – e contro Atalanta e Torino è stato proprio così – eppure riesce sempre a portare a casa il risultato. La LuLa anche quando non è in giornata riesce lo stesso a regalare un sorriso ai tifosi interisti, e questo “dettaglio” sta facendo la differenza. Il colpo di testa in avvitamento di Lautaro contro i granata ne è un esempio e al tempo stesso un gioiello di rara bellezza che ha fruttato altri 3 punti pesantissimi dopo quelli ottenuti contro l’Atalanta. Chi oggi dovesse guardare le quote Serie A live direbbe certamente che il campionato quest’anno è giunto al termine. E come controbattere tale affermazione che trova un forte ancoraggio nella realtà dei fatti. Attenzione però: si sta pur sempre parlando di Serie A, una Serie A che nel 2020-2021 sta regalando emozioni a non finire visti i tanti risultati non in linea con le aspettative dei tifosi e degli scommettitori. Quando tutti erano convinti che il Milan a metà febbraio non avrebbe mai perso contro lo Spezia, ecco la sconfitta rossonera; quando tutti erano convinti che l’Inter si sarebbe “divorata” Sampdoria e Udinese, ecco i nerazzurri conquistare 1 solo punto in 2 gare. C’è dunque speranza per Milan e Juventus a caccia dell’Inter di Conte? Ancora sì, ma fino a un certo punto.

La quadratura del cerchio

L’Inter sta vincendo lo scudetto non solo per demeriti altrui (sconfitta del Milan contro lo Spezia) ma anche perché ha trovato un’identità. Ce n’è voluto di tempo, ma finalmente si può parlare di “quadratura nerazzurra del cerchio”. Con l’inserimento di Eriksen nel suo nuovo ruolo di mezz’ala, l’Inter è partita spedita verso lo scudetto. Il danese ancora una volta è stato decisivo entrando a gara in corso contro il Torino e propiziando il rigore trasformato da Lukaku. Insomma: tutto sembra sorridere ai nerazzurri sempre più vicini al titolo di Campioni d’Italia.

Somma Vesuviana, Antonio Giuliano nominato coordinatore cittadino della Lega Giovani per Somma

 Riceviamo e pubblichiamo. Di seguito la dichiarazione del neoeletto coordinatore.   “Finalmente ufficializzata la mia nomina! Sono ufficialmente Coordinatore Cittadino della Lega Giovani per il comune di Somma Vesuviana (NA), ringrazio chiunque mi sia stato vicino, in particolare il mio Coordinatore provinciale Michele Diana​ e quello regionale Nicholas Esposito, che hanno creduto nella mia persona, serietà e nei miei progetti di rilancio per il mio paese! Ricopriró quest’incarico con tanta forza, passione, serietà, e con tutte le qualità che mi contraddistinguono. Adesso faccia tosta, schiena dritta, e piedi per terra, perché c’é tanto da fare! Vince la squadra! #LegaGiovaniSomma  

Sant’Anastasia, dall’UICI sostegno e supporto per fronteggiare la solitudine e il senso di abbandono

Riceviamo e pubblichiamo.

UICI di Sant’Anastasia-Pomigliano e paesi vesuviani in questo periodo particolare che ha portato al disagio della solitudine e al senso di abbandono, ha attivato forme di sostegno e supporto ai non vedenti e ai loro familiari con l’amorevole aiuto dei volontari e la partecipazione delle Istituzioni.

In questo lungo periodo che ha segnato la vita di ognuno di noi, comportando spesso il disagio della solitudine e il senso dell’abbandono, l’UICI presidio di Sant’Anastasia-Pomigliano e paesi vesuviani, nella persona del referente Giuseppe Fornaro, ha attivato tantissime forme di sostegno e supporto ai non vedenti e ai loro familiari creando una fitta rete di servizi con l’amorevole aiuto dei volontari e la partecipazione delle Istituzioni.
Un esempio è il supporto per la registrazione sulla piattaforma per i vaccini e per chi ha difficoltà di recarsi nei siti vaccinali, l’Uici si sta interfacciando con i Comuni e con la Protezione Civile dei relativi Comuni per organizzare gli accompagnamenti, ma riesce con tenacia e con dedizione a collaborare anche con tanti privati che, per merito della loro generosità, riescono a regalare sorrisi, un grazie speciale va al sig. Michele Piccolo, patron dei Supermercati Piccolo che a Pasqua ha donato duecento uova di cioccolato, portando un po’ di gioia nei cuori dei più piccini.
Eh sì, proprio la vita dei più piccoli è stata messa a dura prova con la perdita di tanti punti di riferimento della vita quotidiana, come ad esempio l’essenziale partecipazione alla vita scolastica e allora l’Uici ha predisposto un supporto pratico alla DAD, predisponendo mezzi ed ausili in collaborazione fattiva con gli operatori e con le scuole.
Ma l’attività dell’Uici è andata anche ben oltre, monitorando telefonicamente ogni giorno lo stato di salute , il verificarsi o meno di problematiche e gli eventuali bisogni dei non vedenti e in caso di necessità intervenendo tempestivamente per dare supporto e risolvere anche le piccole difficoltà.
Ha cercato di regalare in questo periodo anche momenti di svago e di cultura con il progetto “Caffè letterario Vesuvio” che ogni domenica dona un momento di riflessione, svago e compagnia a quanti con piacere seguono la pagina facebook dell’organizzazione.
Il Presidio ha attivato il servizioUici è con Te”; un servizio telefonico in cui i nostri #volontari chiamano i Soci per sincerarsi della loro condizione e delle loro eventuali necessità di approvvigionamento di alimenti, medicinali oppure impellenze di visite mediche che, in collaborazione con la Croce Rossa e la Protezione Civile, saranno soddisfatte.
“TechPoint”, uno spazio dedicato al supporto informatico e alle tecnologie assistive, considerando il grande utilizzo che, soprattutto, in questo periodo si sta facendo dei Social e delle Piattaforme per lo studio ed il lavoro.
Ben conoscendo le tante difficoltà che si vivono quotidianamente, soprattutto da parte di chi versa in uno stato di salute limitante, L’Uici chiede con forza alle Istituzioni tutte di adoperarsi e di porre in essere dei piani attuativi finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche, dando così la possibilità a tutti di sentirsi liberi ed autonomi.
Restano attivi tutti i servizi di #consulenze dedicati ai Soci e, per i quali, questi possono sempre rivolgersi:
-Consulenza legale; -Consulenza fiscale (CAF-Patronato); – Consulenza Tiflo-pedagogica (per studenti, Scuole e famiglie); – Consulenza Tiflo-informatica; – Sport e autonomia personale.
Segreteria:
presidio.anastasia@uicinapoli.it
373 54 19 953.

Iannelli ha presentato il libro “Pandemia Seconda Ondata: Rabbia e Confusione – La sfida di Pulcinella” a Villa Domi

Riceviamo e pubblichiamo.

Angelo Iannelli ieri pomeriggio ha presentato ufficialmente il libro “Pandemia Seconda Ondata: Rabbia e Confusione – La sfida di Pulcinella“. L’evento si è svolto nella dimora settecentesca di Villa Domi in collaborazione con l’Associazione Vesuvius e con Villa Domi Event.

Nella splendida cornice della dimora settecentesca di Villa Domi, ieri pomeriggio a partire dalle ore 18:30, si è tenuta la presentazione ufficiale del libro “Pandemia Seconda Ondata: Rabbia e Confusione – La sfida di Pulcinella” dell’attore Angelo Iannelli che ha organizzato l’evento in collaborazione con l’Associazione Vesuvius e con Villa Domi Event. Come nella precedente ondata pandemica di metà marzo del 2020, l’artista poliedrico Angelo Iannelli, si è contraddistinto per essere uno dei personaggi più attivi nella Pandemia, denunciando attraverso il suo linguaggio pulcinellesco, sempre semplice e veritiero nei suoi scritti, tutti gli errori commessi nella gestione pandemica e di fare di più per il ceto sociale più disagiato e per gli invisibili. Come un set televisivo con i soli operatori delle emittenti televisive (In città di Lorenza Licenziati, Club Economy di Franco Capasso, TVA- Acerra di Francesco Elia, Artes TV con l’operatore Antonio Del Gaudio), dei fotografi (Umberto Raia, Pio Angilotti, Bruno Fontanarosa, Dario Greco, Maria Mauro e altri) e dei giornalisti (Di Laurenzio Alessandro, Emanuela Gambardella, Franco Buononato, Giuseppe De Carlo e altri). Il personaggio nodale della cultura partenopea Pulcinella ha affrontato un importante dibattito di presentazione del secondo capolavoro letterario sulla Pandemia con tanti personaggi illustri come Catello Maresca (Sostituto Procuratore) e Giulio Tarro (Virologo), le due prefazioni dei due libri pandemici, Cosimo Alberti (Attore Rai Fiction “Un Posto al Sole”), Gianni Maddaloni (Campione Judo), Domenico Contessa (Imprenditore), Marcello Colasurdo (interprete della canzone tradizionale vesuviana), Pietro Puzone (ex calciatore Campione d’Italia con il Napoli di Diego Armando Maradona) e Marta Krevsun (modella ucraina e amante dell’arte con il brand 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐚 𝐊𝐫𝐞𝐯𝐬𝐮𝐧 𝐃𝐞𝐬𝐢𝐠𝐧®). L’evento è stato moderato dal giornalista Rai Nello Di Costanzo. La presentazione del libro è stata incentrata sul tema del Coronavirus, nella suggestiva bellezza e tradizione della modella Susy Fiorillo raffigurante il virus, sulle note dell’ultima voce viscerale della “voce del Vesuvio”, Marcello Colasurdo che con il sound della tammorra ha risvegliato la tradizione popolare. Tante tematiche affrontate in questo incontro, a partire dal virologo Giulio Tarro che ha parlato dei vaccini e del ritorno alla normalità, poi si è susseguito il magistrato Catello Maresca che ha parlato della forza di Sorriso come la sola arma efficace per affrontare la Pandemia e dell’unione tra noi per essere “custodi” della speranza. Inoltre, il cavaliere della legalità e campione di Judo, Gianni Maddaloni, ha affermato che la sanità è stata suggelatta da errori del passato e che noi tutti dobbiamo essere sentinelle della legalità e del riscatto. L’attore della fiction televisiva della Rai “Un Posto al Sole”, Cosimo Alberti ha teatralizzato la poesia Covid-19 dell’Ambasciatore del Sorriso e l’artista Marta Krevsun ha illustrato le sue meravigliose opere d’arte pandemiche ( “Potenza o Protezione” e “Speranza o Illusione”) sottolineando la potenza nell’arte. Ha concluso tra scoscianti applausi il King del Sorriso e dell’Ironia, Angelo Iannelli, che ha voluto mandare un forte messaggio di speranza, di unione e di essere “denunciatori” dell’illegalità in Pandemia, sottolineando e chiedendo la verità sugli errori commessi durante l’emergenza sanitaria. Pur senza pubblico e rispettando le normative restrittive anticovid , ancora una volta gli occhi di Pulcinella hanno difeso il popolo lottando per i diritti e gli invisibili, concludendo con il suo famoso slogan: Vuoi vedere che sarà il sorriso a salvare il mondo! Perepe! Perepe! Perepe!

Somma Vesuviana, aveva 50 dosi di droga in tasca: arrestato 38enne

Nelle tasche 50 dosi di droghe varie. 38enne arrestato dai Carabinieri I carabinieri della sezione operativa di Castello di Cisterna hanno arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio L. P., 38enne di Somma Vesuviana già noto alle forze dell’ordine . Era in Via Leopardi e durante una perquisizione personale è stato trovato in possesso di 20 dosi di cocaina, 19 di crack e 11 stecchette di hashish. Nelle sue tasche anche 421 euro in contante ritenuto provento illecito. Finito in manette, il 38enne è stato tradotto al carcere di Poggioreale in attesa di giudizio.

Somma Vesuviana, storia e genealogia della famiglia Giuliano ‘e claudiella

Il cognome Giuliano è presente nella Terra di Somma già dal 1744 con tre famiglie. Era l’epoca della redazione degli atti del Catasto onciario borbonico. In seguito si divise in tanti rami, tra cui spiccò quello del possidente Angelo Michele Giuliano, nato il 24 settembre del 1843 da Giosuè e Claudia Cerciello e sposato con Concetta Sommese. Nelle pagine seguenti il pregevole lavoro di ricerca dell’ing. Vincenzo Romano, membro onorario del Centro Studi dell’Archivio Storico di Somma Vesuviana. Pur non vantando titoli nobiliari, Angelo Michele Giuliano era il discendente di una umile e benestante famiglia di possidenti e proprietari terrieri, specializzata nel commercio delle cosiddette mele annurche. Nei primi anni del ‘900 a Somma Vesuviana, infatti, vi era una grande organizzazione del mercato delle mele con tanti produttori, grossisti, prezzi, modi e mezzi di trasporto. Nel 1901, il Bollettino Nazionale dell’Agricoltura dedicò addirittura un lungo articolo al commercio di Somma Vesuviana. I più importanti produttori locali furono Baldassarre D’Avino, Michelangelo Raja e il citato Angelo Michele Giuliano. Fornirono un notevole contributo alla produzione le famiglie Mosca, Rippa, Muoio e Cerciello (Nunzio). Dopo il matrimonio con Concetta Sommese nacquero ben dieci figli in strada Costantinopoli: Antonio nacque il 10 febbraio del 1871 e convolò in matrimonio (atto civile) il 29 luglio del 1899 a Scisciano con Paolina Catanese di Agostino e Battipaglia Lucia. La giovane proveniva da una famiglia molto benestante. La coppia non ebbe prole. Francesco, gentiluomo e possidente, nacque il 29 agosto del 1873. Sposò (atto civile) il 24 settembre del 1902 Donna Maria Romano, figlia del proprietario Fortunato Romano di strada Costantinopoli. Maria era la sorella del Rev. Don Costantino (1866 – 1939), canonico della prestigiosa Collegiata di Somma e di Achille Alfonso Filippo. Una sorella era Consiglia Romano, che sposò Antonio Di Sarno di Castello di Cisterna. Quest’ultimo era un uomo distinto, di bello aspetto, dotato inoltre di una spiccata personalità, ma anche di un carattere non tanto facile. Si narra che durante un litigio col cognato reverendo, Don Costantino, imbracciò il suo fucile, minacciandolo senza conseguenze. Il matrimonio di Francesco con Maria Romano, comunque, diede buoni frutti, in quanto dall’unione nacquero ben nove figli: Michele, Concetta, Mario, Salvatore, Fortunato, Giosuè, Antonio, Armando ed Elvira. Teresa, la terzogenita, nacque il 26 settembre del 1875 e morì, prematuramente, all’età di cinque anni, il 13 settembre del 1880. Giovanna, invece, nacque il 25 gennaio del 1878 e sposò nel 1900 il commerciante di tessuti, Arcangelo Miranda, di San Giuseppe Vesuviano. Dal matrimonio nacquero due figli: Antonio, orefice, emigrò in gioventù negli Stati Uniti; Michela, invece, sposò l’imprenditore Ferdinando Massa. Dal loro matrimonio nacquero Nicola, Arcangelo, Antonio, Maria e Don Franco (1928 – 1977), che vestirà gli abiti talari, divenendo Rettore della prestigiosa Chiesa di San Domenico in Somma Vesuviana. Claudia nacque il 30 aprile del 1880 e morì, anche lei prematuramente, sette mesi dopo, il 28 dicembre. Maria Teresa nacque il 29 gennaio del 1882 e sposò nel 1914 il negoziante ottavianese Iervolino Paolino di Luigi e Maria Rosa Aprile. Dal matrimonio nacque Luigi, divenuto imprenditore. Claudia si riconfermò nel nome il 2 novembre del 1884 con la nascita di una dolce bambina. Fu in gioventù una donna piissima, ossequiosa e cattolica praticante. Dopo la morte prematura del fratello Ciro, con cui viveva, andò a convivere con la cognata vedova Donna Maria e i figli – Michele, Concetta ed Anna – ai quali devolvette la sua eredità. Morì il 19 settembre del 1967. Giuseppe nacque il 29 dicembre del 1886. Gentiluomo, generoso, possidente, dedito alla lavorazione e al commercio delle mele annurche, sposò (atto civile) l’ 11 settembre del  1919 Donna Maria Carmela Alterio (1888 – 1960), figlia del possidente Luigi. Dal matrimonio nacquero Michele, Livia, Gina, Anna e Salvatore. Morì a Somma nel 1950. Giosuè, il penultimo figlio, nacque il 19 gennaio del 1889. Alto, giovane di bella presenza, fu avviato alla vita clericale, ottenendo ottimi risultati nello studio, ma all’alba della consacrazione al sacerdozio, inopinatamente, tra lo sconforto dei familiari, e di quanti gli erano vicini, si tolse la vita il 20 giugno del 1912. Non si seppero mai le motivazioni. Ciro, ultimo della famiglia, nacque il 14 marzo del 1893. Partecipò alla Grande Guerra in qualità di caporale di fanteria. Per i suoi meriti di combattente fu decorato con la Croce di Guerra per la campagna in Libia. Sposò Donna Maria Mosca (1905-2005), discendente della facoltosa famiglia Mosca di Strada Maresca. La coppia concepì tre figli: Michele (1939), celibe; Concetta (1943), nubile; Anna (1947-2015), anch’essa nubile. Dopo la scomparsa del capofamiglia Ciro nel 1949, la famiglia ha sempre condotto una vita appartata e riservata, limitando al minimo possibile i contatti sociali con le persone. Ramo familiare di Giuseppe Giuliano e Donna Maria Carmela Alterio Michele (1923 – 1965), primogenito, dopo aver conseguito la maturità classica, intraprese, con merito, la carriera militare di Ufficiale della Marina Militare presso l’Accademia navale di Livorno, che si occupa, tuttora, della formazione tecnica e della preparazione militare degli allievi ufficiali della Marina militare italiana. Successivamente, si iscrisse alla facoltà di Medicina presso l’Università degli Studi di Napoli, conseguendo brillantemente la laurea in Medicina e Chirurgia. Fu il primo in paese a ricoprire il ruolo di medico di famiglia. All’epoca curarsi non era facile: i pochi medici erano a pagamento e le loro prestazioni erano regolate, in tempi di ristrettezza economica, quasi sempre con il baratto di derrate agricole o animali da cortile. Il compito, all’epoca, era svolto dall’INAM (Istituto nazionale per l’assicurazione contro le malattie), istituito durante il governo Mussolini con Regio decreto dell’11 gennaio 1943, n°138. Nel 1977, finalmente, nacque il Servizio Sanitario nazionale. Curarsi, quindi, all’epoca era solo a discapito di pochi. Il dottor Michele Giuliano fu il primo medico a dotarsi di una motocicletta: una fiammante Gilera, che gli offriva la possibilità  di spostarsi con facilità e sollecitudine. Nel rione nativo, soprattutto, ma anche in paese, era molto stimato come un virtuoso professionista. Sposò nel 1950 Donna Elena Romano (1920 – 2019), da cui nacquero: Giuseppe, Mario e Maria. Il dottore era un fervente cattolico: la Messa domenicale con la famiglia era una consuetudine fissa, che si tramutò, purtroppo, in una sventura familiare. Il piccolo Mario, infatti, dopo aver eluso le mani paterne, fu investito da un’auto all’uscita dell’ antica Chiesa di Santa Maria Costantinopoli. Era una delle tante domeniche. L’incidente procurò al corpo del bambino gravi lesioni, che lo segnarono per tutta l’esistenza. Il triste episodio sconvolse a tal punto la vita del dottore che, poco dopo, cessò di vivere. La sua improvvisa scomparsa, avvenuta il 21 maggio del 1965, destò molto dolore nella famiglia e nella comunità locale. Livia (1924 – 2009), casalinga, sposò Ettore Feola (1920-1969). Fu un’ imprenditrice agricola ante-litteram. Rimasta vedova, dopo la morte prematura del marito, si dedicò proficuamente alla coltivazione dei terreni di sua proprietà. Dal suo matrimonio nacquero Vincenzo e Libera Feola. Vincenzo ha svolto l’attività di calciatore e, attualmente, è allenatore professionista. Ha militato in numerose squadre di serie C, quali la Casertana,  la Juve Stabia, il Sorrento, il Chieti e la locale Viribus Unitis. E’ stato allenatore della Casertana, del Cerignola, del Savoia e dell’ Akragas, ottenendo encomiabili risultati. Luisa (1927 – 2003), nubile, chiamata comunemente Gina, si laureò in lettere classiche. Fu docente, dapprima, presso la Scuola di avviamento professionale O. Augusto di Ottaviano e, successivamente, presso la Scuola Media Statale San Giovanni Bosco di Somma Vesuviana, dove insegnò fino al pensionamento, ricoprendo anche il ruolo di vice preside. Fervente cattolica, favorì la nascita dell’Azione cattolica rionale, di cui fu presidente, e del Circolo delle Donne Rurali, d’intesa con la Coldiretti. Negli anni sessanta del Novecento, contribuì in modo determinante alla promozione e all’emancipazione femminile di Somma Vesuviana, grazie ai nascenti programmi della RAI. Con la didattica a distanza, accompagnò molti giovani al conseguimento della licenza elementare e media. Permise, inoltre, la creazione della sezione comunale del CIF (Centro Italiano Femminile), dove fu rappresentante. A tal riguardo, furono istituiti asili e colonie estive, che vennero aiuto a tante donne impegnate nel lavoro dei campi. Catechista, infine, fu sempre presente e disponibile, lasciando traccia come autentico modello di vita. Anna (1929 – 2014), casalinga, sposò Antonio Iovino (1924-1992), proprietario terriero, e si trasferì a vivere a Sessa Aurunca. Dal matrimonio nacquero: Maria Pia che, dopo aver conseguito la maturità classica, si laureò in lettere classiche, divenendo  funzionaria presso l’Archivio di Stato di Napoli; Luigia, docente, laureata in matematica; Francesco, imprenditore agricolo come il padre; Giuseppe, perito agrario, impiegato nella scuola come personale ATA; Michele, anch’egli imprenditore agricolo. Salvatore (1932 – 1996), ultimo  figlio di Giuseppe, coltivatore diretto, sposò Anna De Gennaro (1939 – 2016), casalinga. Dal matrimonio nacquero Maria e Loredana. Ramo familiare di Francesco Giuliano e Maria Romano Michele (1903-1970), primogenito di Francesco e Donna Maria Romano, sposò la possidente Pasqua Di Lorenzo. Uomo alto, di bella presenza, fu attivista e fascista della prima ora. Partecipò alla marcia su Roma. Alla fine della guerra, come naturalmente era ovvio, entrò nelle mire degli antifascisti e quindi dovette difendersi e proteggersi. Si racconta che all’arrivo dei tedeschi si nascose in una botte vuota nella cantina della sua abitazione. Con l’avvento del regime democratico, si adattò ai nuovi tempi, inserendosi pian piano nelle file della Democrazia Cristiana. Uomo d’azione, diede linfa all’organizzazione dei lavoratori, fondando un circolo Dopolavoro nel suo rione, dove si tenevano riunioni a sfondo politico e sindacale. In quel posto passarono illustri personaggi della politica dell’epoca, tra i quali l’onorevole Stefano Riccio, l’ On. Corrado Colasanti e l’On. Arcangelo Lobianco. Cavaliere al merito della repubblica, assessore municipale e vice sindaco, fu al servizio della sua comunità. Grazie al suo impegno fu collocata nel rione sia una sede dell’ufficio postale sia una farmacia, offrendo alla popolazione del posto un notevole vantaggio. Per suo interessamento, ancora,  fu realizzata l’attuale complesso della scuola elementare del rione. Dalla sua morte ad oggi, nulla è cambiato. Concetta (1905 -1979) sposò Luigi Coppola (1904 – 1977), agricoltore, benestante. Dal matrimonio nacquero Angelo, Giuseppina, Maria, Anna ed Elvira. Mario (1907-1989) fu un uomo di bello aspetto, generoso e possidente. Esercitò l’attività della lavorazione e commercializzazione delle mele annurche, secondo la vecchia tradizione di famiglia. Sposò Donna Clementina De Stefano, da cui nacquero: Franco (1937-2020), di professione allevatore, sposò Donna Edippo Striano Luisa (1933 – 2015). Fu più volte consigliere cittadino. Dal matrimonio nacquero Clementina e Mario. Michele (1939 – 2011), uomo mite, fu dipendente comunale presso la scuola elementare del suo rione. Sposò Renata Aliperta, da cui nacquero: Maria Grazia e Mario. Costantino (1942), coltivatore agricolo, sposò Carmela Bianco, da cui nacquero: Mario e Valentina. Anna Maria (1946) sposò Antonio De Stefano (1945-2018), meccanico. Dal matrimonio nacquero: Vincenzo e Veronica. Salvatore (1949), medico, è stato sempre un uomo generoso, buono, sempre disponibile. Sposò la gentil donna Rachele Esposito, da cui nacquero: Laura, professoressa; Mario, docente associato di Oncologia presso l’Università Federico II; Alfonso, ingegnere a Milano, dove è dirigente d’azienda. Salvatore (1908 – 1996), Monsignore, fu il primo della famiglia a ricevere l’Ordine Sacro, ricoprendo successivamente diverse cariche nella gerarchia ecclesiastica. Dopo aver frequentato il Ginnasio di Ottaviano, fu ammesso dapprima nel 1921 nel Seminario Vescovile di Nola, e, successivamente, passò  al Seminario Regionale Campano di Napoli/Posillipo, retto dai Padri Gesuiti. Il 19 luglio del 1931 fu ordinato sacerdote da Monsignor Egisto Domenico Melchiori (1879 – 1963) nella Cattedrale di Nola. Diventò vicario cooperatore della Parrocchia della Cattedrale e poi della Parrocchia Immacolata di Boscoreale. Nel 1936 fu nominato direttore spirituale del Seminario e del Convitto Vescovile. Nel 1944 fu nominato Canonico Penitenziere della Cattedrale di Nola con Bolla Pontificia. Il 16 luglio del 1945 venne nominato Rettore del Seminario Vescovile e Direttore dell’Ufficio Catechistico diocesano. Nel 1948 fu nominato Cameriere segreto da Papa Pio XII con il titolo di Monsignore. Nel 1956, ancora, venne nominato Vicario foraneo del distretto Somma Vesuviana – Sant’ Anastasia. Nominato Canonico Arcidiacono nel 1965, divenne Decano del Capitolo della Basilica-Cattedrale di Nola. Infine nel febbraio del 1980, Papa Giovanni Paolo II lo nominò Prelato domestico. Chiuse i suoi giorni terreni il 20 gennaio del 1996 nella sua abitazione in Rione Trieste, dove era sovente trascorrere i momenti di riposo con la sorella Elvira. Fortunato (1910 -1995), benestante e possidente, sposò Donna Assunta Mosca di strada Maresca. Dal matrimonio nacquero: Tommaso (1942), docente ISEF sposato con Giuliana Di Salvi  da cui nacquero Alessandro e Sabrina.; Anna Maria (1948), casalinga, sposata con Emilio Aliperta. Da quest’unione unione nacquero Giuseppe e Fortunato, entrambi nell’Esercito Italiano. Giosuè (1912 – 1990), benestante e proprietario terriero, sposò Giuseppina Di Palma, da cui non ebbe figli. Vedovo, sposò in seconde nozze Maria Bucconi (1924-1996). Non lasciò eredi. Antonio (1915 – 1975), possidente, proprietario terriero e coltivatore, sposò Maddalena Di Pierro. Emigrò a Pontecagnano, dove fondò un’ azienda agricola. Dal matrimonio nacquero Maria, insegnante e Francesco, imprenditore agricolo. Armando (1917 – 1995), presbitero, seguì le orme del fratello Salvatore, abbracciando la carriera ecclesiastica. Si distinse fin da giovane per le sue spiccate qualità. Nel 1941 fu nominato Prefetto d’Ordine nel Seminario di Nola. Fu Vicario Cooperatore a San Pietro a Scafati nel 1942 e, nel 1944, a Mugnano del Cardinale (AV). Nel 1951 fu nominato parroco nella gloriosa Chiesa di San Pietro Apostolo a Somma Vesuviana. Nel 1957, infine, fino alla sua morte avvenuta nel 1995, fu Rettore del Santuario di Santa Maria a Castello. Elvira (1919 – 2008), ultima figlia di Francesco, rimase nubile. Legata ai fratelli Mons. Salvatore e Don Armando, condusse tutta una vita fra casa e chiesa. Il ramo familiare di Michele Giuliano e Donna Elena Romano Giuseppe nasce a Napoli il 28 giugno del 1951 e ivi è battezzato il 2 luglio successivo, ma da sempre risiede a Rione Trieste di Somma Vesuviana, provincia di Napoli e Diocesi di Nola. La sua era una famiglia serenamente credente: il padre Michele, come abbiamo detto precedentemente, era un amato e stimato medico, che dovette soddisfare le richieste del figlio di realizzare un altarino domestico per esercitarsi a dir Messa. La madre, Elena Romano, era una donna di casa. La triste sventura del fratello Mario, come vedremo, e la morte successiva del padre, segnarono profondamente la sua vita. Privo del faro di famiglia, ferito nel cuore, ma mai domo – stette come torre ferma, che non crolla giammai, al soffiar dei venti – non derogò. Sotto la guida premurosa della madre Elena, ed il fattivo concorso morale della zia Gina, continuò imperterrito, come il viandante deciso nel percorso dell’agognato desiderio di raggiungere la meta. Terminata la Scuola Media, frequentò il Liceo statale di Ottaviano dove conseguì la maturità classica. Dopo studi universitari di medicina e il servizio militare, fu ammesso nel 1976 all’Almo Collegio Capranica in Roma, dove fu alunno della Pontificia Università Gregoriana per gli studi di filosofia, di teologia e di teologia morale. Il 16 maggio 1982 fu ordinato presbitero nella chiesa parrocchiale di appartenenza, Santa Maria di Costantinopoli in Somma Vesuviana, dal Vescovo diocesano Mons. Guerino Grimaldi. Negli anni di preparazione al presbiterato fu incaricato dell’animazione catechetica e della formazione dei catechisti presso il Centro Costanza Doria del Vicariato e collaborò stabilmente al Centro Nazionale dei giovani di Azione Cattolica, soprattutto per la catechesi. Già da diacono, nel 1981, era stato nominato canonico della Cattedrale di Nola e assistente del Movimento Studenti di Azione Cattolica. Rientrato in Diocesi nel 1983, fu segretario del Vescovo, Monsignor Giuseppe Costanzo (n. 1933)  e, contemporaneamente, assistente diocesano degli studenti e dei giovani dell’ Azione Cattolica, incaricato diocesano della pastorale giovanile. Dal 1983 fu docente di teologia morale presso la Scuola Teologica Diocesana. Di questa scuola – dal 1986 divenuta Istituto Superiore di Scienze Religiose – fu nominato nel 1984, per un primo quadriennio, direttore. Dal 1984 al 1999 fu assistente ecclesiastico del gruppo nolano dell’Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità e, dal 1988 al 2003, del gruppo meridionale dei Missionari della Regalità. Dal 1987 al 1994 fu Rettore del Seminario diocesano e Direttore del Centro Diocesano Vocazioni. Lasciata la direzione dell’Istituto Superiore nel 1988, fu nominato assistente diocesano dell’Azione Cattolica. Nel 1992 ricevette ancora la direzione dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose, con conferma nel 1996, per complessivi otto anni. Il 29 giugno del 2003 fu nominato parroco di San Giorgio Martire in Somma Vesuviana. Il 20 ottobre 2016, infine, fu pubblicata la sua nomina a Vescovo di Lucera -Troia. Mario (1956 – 2015), per tutti Mariolino, fu il secondogenito del dottor Michele. Un bambino affettuoso, sorridente, tanto legato ai suoi genitori. Il destino si accanì su di lui, come abbiamo precedentemente evidenziato, con numerose lesioni al corpo.  All’epoca non esistevano ancora gli strumenti idonei per una cura efficace, per cui non completò gli studi, come i fratelli. In ogni caso, però, svolse con assiduità e competenza il suo compito, recandosi quotidianamente al lavoro presso l’ASL. La sua morte, avvenuta nel 2015, gettò nel profondo sconforto sia i fratelli che l’anziana madre. Maria, medico chirurgo, specializzata in Pediatria,  nasce il 26 marzo del 1960. Dopo la maturità conseguita presso il Liceo Classico Annibale Mariotti di Perugia, si iscrive alla Facoltà di Medicina e Chirurgia Federico II, divenuta Università degli Studi di Napoli Luigi Vanvitelli, ove consegue la laurea il 19 dicembre del 1984. Si specializza in Pediatria nel 1989 ed in Medicina dello Sport presso l’Università Federico II di Napoli. Dal 1996 al 2010 è stata Cultore della disciplina in Oncologia Pediatrica. Dal 2007 è stata membro della Commissione Ministeriale per le cure Palliative e responsabile nazionale FIMP per Terapia del Dolore e Cure Palliative.  Nel  2019 è stata Presidente della Società Italiana Medici Pediatri (SIMP) Campania. Esercita l’attività di pediatra di famiglia presso il distretto 48 dell’ASL NA 4.  Dal 1989 al 1995 ha frequentato la Clinica Pediatrica III dell’Università di Bologna (Direttore, Prof. Guido Paolucci) per il progetto Sperimentazioni cliniche in oncoematologia pediatrica.    
 
   

Pomigliano, covid-19, morto Mauro di Sciuè Il Panino Vesuviano

Si è spento a soli 49 anni Mauro De Luca, proprietario di Sciuè Il Panino Vesuviano situato a Pomigliano D’Arco.   Volto storico della ristorazione partenopea, Mauro aveva realizzato il suo sogno diventando un imprenditore di successo creando una catena di hamburgherie nella provincia di Napoli. Un professionista stimato da tutti: sono stati tantissimi infatti i messaggi di cordoglio alla famiglia da parte di amici, clienti ed estimatori che apprezzavano l’inventiva e l’originalità dei suoi panini, una sincera tristezza per la scomparsa di un uomo che della sua cucina ne aveva fatto una vera e propria arte. La notizia è stata condivisa ieri sulla pagina Facebook della paninoteca: “Speravamo che grazie alla sua irrefrenabile tenacia, superasse anche questa sfida. Siamo ancora increduli e sappiamo che sarà difficile girarsi e non trovarlo più alle nostre spalle, pronto a dispensare consigli… sempre pronto a rimboccarsi le maniche, a correre in cucina, a far assaggiare le novità che la mente aveva appena partorito o a condividere gli ingredienti di un panino!” Una notizia che ha sconvolto davvero tutti, persino la concorrenza. Tra i primissimi messaggi di cordoglio ci sono stati quelli dello staff de O Cuzzetiello ra’ Nonna, ristorante fast food situato vicino alla paninoteca di Mauro:” Per la Nonna e tutti i suoi nipoti sarà una notte tristissima. Mauro ci lascia e lascia con noi un vuoto enorme. Ci stringiamo a tutta la famiglia De Luca e a tutto lo staff Sciuè per il dolore incolmabile” – si legge nel post con una nota di profonda di tristezza che sfocia nel ricordo- “i nipoti della nonna sono cresciuti con pane e sciuè. Siamo stati prima tuoi clienti, poi vicini di attività. Da oggi, via Boccaccio non sarà più la stessa! Non possiamo che ringraziarti per l’affetto che ci hai mostrato e ti porteremo per sempre nei nostri cuori. Vorremmo farti una promessa: qualora ne avessero bisogno, i tuoi figli, tua moglie e tutto lo staff di Sciuè potranno contare sulla nonna e i suoi nipoti.” Una forte testimonianza della bontà di un” gigante buono”, sempre cordiale e disponibile con tutti, soprattutto con i giovani, pronto a dispensare consigli e a raccontare una storia, la sua, per infondere coraggio e speranza perché i sogni, se accompagnati da impegno e dedizione, possono davvero diventare realtà. (fonte foto: FB)

Somma Vesuviana, due dipendenti positivi :domani chiusi gli uffici comunali per sanificazione

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Somma Vesuviana. Di Sarno (sindaco di Somma): “Due dipendenti comunali sono risultati positivi e dunque domani chiusura degli uffici comunali per consentire la sanificazione. Ho firmato l’ordinanza che prevede il divieto di assembramenti e l’obbligo di contingentamento degli ingressi. Faccio appello al senso di responsabilità dei cittadini. I controlli ci sono ma non è possibile avere Forze dell’Ordine e Vigili Urbani a ogni passo”. Domani – Lunedì 19 Aprile – ore 14 – Apertura del Polo Vaccinale – Via Trentola (località Rione Trieste) – Somma Vesuviana. “Ho firmato l’ordinanza sindacale con la quale abbiamo confermato il divieto assoluto di ogni forma di assembramento, l’obbligo di contingentamento degli ingressi e la sanificazione di tutti gli uffici con apposizione all’esterno di autocertificazione attestante l’avvenuta sanificazione.  Faccio appello al senso di responsabilità di tutti i cittadini affinché rispettino le norme sanitarie che prevedono l’obbligo della mascherina sempre, anche all’aria aperta, i distanziamenti fisici, perché potremmo rischiare una nuova crescita della curva epidemiologica. Un appello forte lo rivolgo ai ragazzi, ai genitori e al loro senso di responsabilità: tutti insieme dobbiamo rispettare le norme di sicurezza sanitaria.  No ad assembramenti per strada, diversamente rischiamo di togliere ai giovani la grande opportunità di ritornare a scuola. Domani, Lunedì 19 Aprile, chiusura degli uffici comunali al fine di consentire la sanificazione in quanto due dipendenti sono risultati positivi. Dobbiamo accelerare sulla campagna di vaccinazione. E’ arrivata la notizia tanto attesa: apre il Polo Vaccinale a Somma Vesuviana. Domani, Lunedì 19 Aprile, dalle ore 14 apertura del Polo Vaccinale, al momento nella fase iniziale sarà attivo con turno pomeridiano dalle ore 14 alle ore 20”. Lo ha affermato poco fa, Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano. Un risultato, quello dell’apertura del Polo Vaccinale, possibile grazie alla sinergia creata dal Comune di Somma Vesuviana, Curia di Nola e Caritas con l’ASL NA 3.

Le ricette di Biagio: spezzatino con i peperoni. I quali hanno un sapore “arraggiuso”

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La lezione di Chiarinella, una “verdummara” sarnese, sul sapore “scamuso” dei peperoni. “Scamuso”, e cioè “scontroso” – anche questo significa, la parola napoletana – perché è un sapore che parte teso e pungente e poi a poco a poco si “rasserena” e avvolge gli altri ingredienti. E’ come se il peperone “arraggiuso” non sopportasse che il suo nome in napoletano , “puparuolo”, sia usato da noi come metafora di cose poco piacevoli. Questa scontrosità di partenza è splendidamente rappresentata dal quadro di Maya Kopitzeva: ne pubblichiamo in appendice l’immagine.   “I quadri sollecitano un appetito sensuale” (Daniel Arasse)   Ingredienti (4 persone): gr.700 carne tagliata in pezzi; 2 peperoni rossi; una cipolla; una carota; sedano; vino bianco coda di volpe; rosmarino; sugo di pomodorini. Mettete in un tegame i peperoni tagliati in liste, l’acqua, le fettine di cipolla e la carota. Coprite il tegame e fate cuocere i peperoni, aggiungendo, a intervalli, l’acqua, il vino e il rosmarino. Quando le liste dei peperoni incominciano a diventare morbide, versate il sugo e lasciate che la cottura continui, a tegame scoperto, per altri dieci, dodici minuti. Quindi, disponete i piccoli pezzi di carne tra i peperoni e fate in modo che il sugo si restringa intorno ad essi. Infine, portate in tavola.   Leggo da qualche parte che ci sarebbero differenze di tono nel sapore dei peperoni gialli, rossi e verdi. Quando ero ragazzo e abitavo ancora nel cortile alle spalle del Municipio, mia madre comprava frutta e ortaggi da una “verdummara”, Chiarinella, che arrivava ogni giorno da Sarno con un carretto guidato dal fratello. E lei diceva che il sapore dei peperoni nocerini è “scamuso”. Mia madre e le amiche del cortile traducevano questa parola con “arraggiuso”, che non significa solo “arrabbiato”, ma anche “intensamente vivace”. Francesco D’Ascoli mi spiegò, molti anni dopo, che “scamuso” può significare anche “ritroso, chiuso in se stesso”, ma di una riluttanza particolare, che a poco a poco si arrende e si apre a una serena cordialità. Il sapore dei peperoni, quale che sia il loro colore, si stende letteralmente tra l’iniziale asprezza e la successiva consolante apertura. Biagio usa il coda di volpe per rendere più rapido e più intenso il passaggio. Molti pittori, anche Guttuso, si sono divertiti a ritrarre i colori vivaci dei peperoni: ma credo che nessuno abbia saputo riprodurre meglio di Maya Kopitzeva, una pittrice georgiana, (vedi quadro in appendice) la suggestione di questo gioco dialettico tra “chiuso” e “aperto”: l’immagine del “chiuso” è potentemente espressa dal disegno, dalle torsioni dei “corpi” dei peperoni, dalla nettezza, e direi, dalla durezza delle linee che li attraversano, e che tuttavia non possono impedire al particolare colore rosso di schiudersi,  di aprire alla nostra percezione gli spazi dell’energia. Se e quando scriverò un libro sugli aggettivi dei sapori e degli odori, indicherò anche i collegamenti con i quadri. Perché la pittura “sollecita sempre un appetito sensuale”: lo scrive Daniel Arasse nell’ “Ambizione di Vermeer”. Ma se i peperoni fossero “arraggiusi” anche nel senso di “arrabbiati, incavolati”, dovremmo perdonarli. Perché i Napoletani, male interpretando la disponibilità dell’ortaggio ad entrare in molti “piatti” e a farsi tagliare in liste, strisce e dadini, chiamano “puparuolo” lo sciocco che non sa farsi rispettare, e chiamavano così anche il tipo con la “faccia da fesso” che le bande di ladri impiegavano come “palo”. “ I peparoli”, così li chiama Vincenzo Corrado nella sua opera “ Del cibo pitagorico, cioè erbaceo”, facevano parte integrante della cucina popolare: sono un “rustico volgar cibo, ma sono però a molti di piacere, particolarmente agli abitanti del vago Sebeto, i quali li mangiano, mentre son verdi, che li friggono, e polverati di sale, o pure cotti su la brace, e conditi di sale e olio.”. Ippolito Cavalcanti chiama i “puparuoli”  “treglie de padula”, “triglie di palude”, e liberati dallo “struppone”- il gambo- e fritti – “lli friarraje votannele sempe”, li consiglia come “guarnizione”  alle “zeppolelle de li sciurille”. (FONTE FOTO:GIALLOZAFFERANOBLOG)