Nel 1756 Carlo di Borbone vietò la caccia sul Monte Somma e sul Vesuvio

La vietò ai sudditi, nobili e plebei: lui però poteva praticarla, come un “innocente piacere”.La lapide con la “R” sormontata da una corona venne posta sui muri di edifici pubblici lungo tutto il confine della “Riserva di caccia” che Carlo di Borbone istituì nel 1756 inserendo in essa il monte Somma e il Vesuvio. L’immagine che pubblichiamo in appendice è quella della lapide collocata all’esterno della Chiesa di San Lorenzo in Ottaviano ( la “R” stava per “Reale” e indicava una proprietà della Corte). Il quadro la cui immagine apre l’articolo è “Carlo di Borbone a caccia”, opera di Antonio Sebastiani.La complessa articolazione del “bando” istitutivo, confermato poi da Ferdinando I, figlio e erede di Carlo.   Il 7 settembre 1756 il principe Placido Dentice di Frasso, Delegato della “Regal Casa e Corte”, su disposizione del re Carlo di Borbone, emanò il Bando che vietava “la caccia nelle falde delle due Montagne di Somma e del Vesuvio riservate all’innocente piacere della Maestà del Re nostro Signore”. Il “giro” del confine della Riserva partiva dalla strada di Portici, detta “Lago di Mazzarotta”, “di là della Chiesa del Soccorso, la  quale strada passando per i territori del Principe della Scalea, cala fino al mare”. Il “giro” attraversava Torre del Greco e “Torre dell’Annunziata” – il bando indicava con precisione le “cupe” e le masserie toccate dal confine – proseguiva fino all’ osteria di “Tre Case posseduta da Benigno Cirillo alias Sepella”, e, lasciando alla sua destra la strada del Piscinale “che conduce a Scafati”, costeggiava il Piano del Mauro, il Campitello, la Chiesa della Madonna della Scala, l’ osteria della Zabatta, la chiesa di San Leonardo, “entrava” in Ottajano, seguendo la strada su cui si affacciano “la chiesa della Croce” – che oggi non c’è più- e la “chiesa e il convento di San Lorenzo”. Da Ottajano il “confine” “proseguiva” per Somma “passandosi per le case dello Spirito Santo” e poi, attraverso “l’Abitato di Sant’Anastasio”, “scendeva fino al palagio del Duca della Castelluccia”.  Infine, dopo aver “incontrato” il “territorio e il Casino” del Presidente Figliola”, l’osteria del Piscinale, la masseria di Stefano Dati, l’abitato di “San Jorio” (San Giorgio a Cremano), “i beni del canonico Caruso, il Casino del Principe di Caramanica, l’osteria di Luca Pasquale, i Casini di Avallone, di Berio, del marchese della Bella” il “giro” “sboccava” a Portici, al Lago di Mazzarotta da cui era partito. Nelle terre alla sinistra del confine- avendo l’osservatore alla sua sinistra la sommità delle due montagne – c’era l’assoluto divieto di caccia: anche nei giardini “murati” di “ville e Casini”. I trasgressori venivano puniti con durezza. “Chiunque di qualsivoglia grado o condizione, anche dell’ordine militare” fosse stato sorpreso “armato di schioppo” ancora provvisto di pietra focaia o con qualsiasi altro “istrumento da caccia”, sarebbe stato condannato, se povero, a un mese di carcere, se “benestante”, a una multa di dieci ducati. Chi avesse dato la caccia, con lo schioppo “o in altra maniera” “a lepri, pernici, fagiani e starne”, sarebbe stato punito, “se nobile”, con tre anni di carcere, se “ignobile”, con tre anni di “galea”, di lavoro forzato sulle navi da guerra. “Tali pene saranno nel caso della seconda contravvenzione duplicate, e nel caso della terza triplicate: e le pecuniarie, con l’intelligenza di S.M., saranno applicate all’opera pia del Reclusorio dei Poveri”. Da giugno a novembre, “ a custodia dei frutti” e delle viti, i padroni delle masserie potevano tenere all’interno dei loro fondi schioppi, “purché carichi di palle e non di pallini”, e cani, purché i cani fossero “bastardi” e non “bracchi”, cioè “da caccia”; ma da maggio a giugno, “nel tempo della cova di lepri, pernici e starne” i cani dovevano essere legati con catene di ferro, “ e negli altri mesi dell’anno restino sciolti, ma con i randelli pendenti al collo, affinché, scorrendo per i territori, non possano inseguire e fugare lepri, pernici e starne”. Per non disturbare questi animali “ è vietato a ognuno il segar l’erba nel luogo detto il Cantarone e nel piano della Montagna di Somma, termine di Resina, la quale erba è stata comprata da S.M, e anche il mandar capre o pecore a pascolare nel sito boscoso della medesima Montagna, cioè dal fosso detto di Faraone fino al fosso di Bianchino  sopra la Torre del Greco ed anche nelle Mortelle”. Nel 1818 Ferdinando I confermò il “bando” del padre.                                      

Clownterapia negli ospedali della Campania, Iovino presenta una proposta di legge

Riceviamo e pubblichiamo.

 Francesco Iovino, consigliere regionale di Italia Viva, ha presentato una proposta di legge per promuovere la Clownterapia a supporto ed integrazione delle cure cliniche e terapeutiche.

Il consigliere regionale di Italia Viva, Francesco Iovino, ha presentato una proposta di legge regionale che punta a promuovere in Campania l’utilizzo della clownterapia quale trattamento a supporto ed integrazione delle cure cliniche e terapeutiche. Nel contempo, la proposta promuove la conoscenza e lo studio di tale terapia al fine di diffonderla ed inserirla nelle sue strutture sanitarie, nonché in quelle socio-assistenziali. “La clownterapia – afferma Iovinosi fonda sulle evidenze scientifiche che, nel tempo, hanno dimostrato come una condizione di allegria e buon umore aiuti chi si trova in uno stato di non buona salute fisica o psichica. A conferma della sua validità – prosegue il Consigliere regionale – i ricercatori della Stanford University hanno evidenziato come ridere attivi le aree cerebrali della ricompensa e del piacere. L’autore della ricerca, il dottor Allan Reiss, ha chiarito che si tratta di una scoperta che accresce la conoscenza sui meccanismi biologici dell’umorismo. William Fry – altro ricercatore – ha dimostrato anche come ridere quotidianamente possa ridurre il rischio di infarto e la depressione. La clownterapia é una tecnica già sperimentata in Campania – osserva Iovino – grazie all’impegno delle associazioni di volontariato e dai medici clown, in particolare nei reparti pediatrici dei nosocomi. Da qui l’esigenza di normare un’attività di impronta certamente positiva, non solo per i pazienti in età infantile. La Proposta di legge – aggiunge – introduce pertanto la figura dei “Clown di corsia”, la quale, utilizzando specifiche competenze acquisite in varie discipline, analizza i bisogni del paziente per migliorane le condizioni fisiche e mentali all’interno delle strutture sanitarie, affiancando il percorso terapeutico della medicina tradizionale. La Regione é chiamata ad assicurare la formazione professionale dei clown di corsia delle strutture sanitarie e delle associazioni di volontariato che operano nell’ambito della clownterapia. Con apposito regolamento, previsto nella mia proposta di legge, la Regione sarà chiamata a disciplinare il percorso per il conseguimento della qualifica di clown di corsia.” – chiude Iovino.

 

Fonte immagine: rete internet.

Somma Vesuviana, centro vaccinale , Di Sarno: “L’ obiettivo è arrivare all’estate con almeno il 50% della popolazione vaccinata”

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Somma Vesuviana   Di Sarno (sindaco di Somma): “Obiettivo è arrivare all’Estate con almeno il 50% della popolazione vaccinata. In queste ore confronto con la Task Force per ulteriori valutazioni sulle scuole”. Il Polo Vaccinale di Somma Vesuviana è un modello innovativo: Caritas, Protezione Civile, guardie AISA, Curia Vescovile di Nola, Comune, ASL, Vigili Urbani, tutti insieme nell’interesse della comunità! Cerciello (CARITAS) : “Noi in questo luogo abbiamo il nostro Centro di Formazione Caritas che lavora sull’inclusione sociale lavorativa di giovani in detenzione alternativa e che abbiamo concesso per ospitare il Centro Vaccinale. “Grazie per il cuore che mettete in queste mani!!: questa è la frase rivolta ai cittadini comuni ma anche agli operatori sanitari scritta per loro dal Vescovo di Nola, Mons. Francesco Marino”. “Prosegue senza sosta l’attività del Polo Vaccinale aperto nel nostro paese. Non c’è soluzione a questa pandemia se non vacciniamo. Dunque da una parte il rispetto delle normative sanitarie come l’indossare sempre la mascherina, sanificare gli ambienti, evitare di uscire di casa se non per motivi necessari e di incontrare persone non conviventi, dall’altra accelerare la vaccinazione. Quello creato a Somma Vesuviana è un modello innovativo che vede insieme: Caritas, Curia Vescovile di Nola, Protezione Civile, Comune, Vigili Urbani, guardie AISA, Croce Rossa Italiana. Ognuno sta facendo la sua parte nell’ambito delle proprie competenze. In queste ore con la TASK Force formata da dirigenti scolastici, rappresentanti dei pediatri, dei medici di base, dei genitori, stiamo valutando la situazione nelle scuole e dunque nelle prossime ore decideremo possibili riaperture”. Lo ha affermato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano. Siamo dinanzi ad un modello davvero di squadra. Il Polo Vaccinale nasce presso il Centro Formazione della Caritas lì dove vengono accolti i padri separati, ma si lavora anche sull’inclusione sociale lavorativa di giovani in detenzione alternativa. Un risultato storico che vede insieme Curia Vescovile di Nola, Comune di Somma Vesuviana, Asl Na 3. Il Polo Vaccinale sorge nel Centro Formazione della Caritas ed il Vescovo di Nola, Mons. Francesco Marino, ha voluto scrivere una frase apposta all’ingresso: “Grazie per il cuore che mettete in queste mani!!”, rivolta ai cittadini comuni ma anche agli operatori sanitari. “Noi siamo questo: comunità, famiglia, insieme! Ad esempio i padri separati che sono ospiti del Centro di Formazione hanno collaborato concretamente nell’attività di manutenzione del verde esterno. Questo centro vaccinale, il secondo messo a disposizione del territorio, altro non è che il pragmatizzare del nostro stare nella storia con amore. Come Chiesa ci sentiamo di abitare realmente questo momento di grande fragilità – ha dichiarato Raffaele Cerciello, Vice Direttore della Caritas Diocesana di Nola e Presidente Fondazione S.I.C.A.R – non solo sanitaria ma anche sociale mettendo le risorse che abbiamo a disposizione dei territori. Questo percorso nasce da un’intesa con la direzione sanitaria dell’Asl, nasce da un’interlocuzione con le autorità comunali e da un incontro con la dott.ssa Tavella che ha lavorato concretamente affinché si arrivasse a questo risultato. Esprimo gratitudine al nostro Vescovo, Mons. Francesco Marino che ci ha subito sostenuto affinché questo processo andasse in porto. Noi in questo luogo abbiamo il nostro Centro di Formazione Caritas che lavora sull’inclusione sociale lavorativa di giovani in detenzione alternativa e che abbiamo concesso per ospitare il Centro Vaccinale. Parliamo di ben 200 metri quadrati.  Un grande impegno della Curia partito con il primo Centro Vaccinale, con il Rettore del Seminario, nel Seminario di Nola e il secondo è Somma Vesuviana. Quando si è in questo stile dove tutti mettono qualcosa anche andando oltre la propria funzione ne può solo beneficiare la comunità   percorso”. Ecco perché il Polo Vaccinale nato a Somma Vesuviana è un modello innovativo che vede insieme professionisti, operatori sanitari, istituzioni e la grande comunità del volontariato. Tutti insieme per il bene degli altri. Ieri ad esempio una giovane crocerossina ha aiutato un anziano signore che necessitava di sedia a rotelle per il passaggio d’ingresso e l’accoglienza è stata pronta. Un risultato fondamentale perché il Polo Vaccinale andrà ad alleggerire il lavoro anche dei centri vicini. “Siamo dinanzi ad un grande risultato non solo per Somma Vesuviana ma anche per l’area vesuviana – ha affermato Ciro Cimmino, Assessore alla Salute del Comune di Somma Vesviana – perché andiamo ad accelerare le vaccinazioni su tutto il territorio”.

Marigliano, 50 cittadini con il reddito di cittadinanza saranno coinvolti in progetti utili alla collettività

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Marigliano   Cinquanta cittadini di Marigliano che percepiscono il reddito di cittadinanza contribuiranno nelle attività quotidiane necessarie per assicurare sicurezza, decoro e vivibilità alla comunità: l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Jossa è, infatti, tra le poche della Campania ad aver attivato i progetti utili alla collettività, che, come previsto dalle legge, coinvolgono i beneficiari del sostegno economico favorendone così  l’inclusione sociale ed allo stesso tempo implementando l’efficacia dei servizi offerti nel campo culturale, ambientale, sociale ed in quello della tutela dei beni comuni. Non è un caso, infatti, che le prime iniziative predisposte si chiamino proprio “Curiamo la nostra città”, “Città sicura” e “Una mano in Comune: progetti che rafforzeranno l’azione costantemente messa in campo e per giunta senza aggravi per le casse comunali. “I nostri concittadini – spiega il sindaco Peppe Jossa – ci daranno una mano ad aprire il centro polifunzionale e la biblioteca, contribuiranno alla riuscita di eventi culturali, collaboreranno per tenere puliti spazi verdi.  Ci daranno aiuto per far entrare i bambini in classe, gestiranno l’uscita degli alunni alla fine delle lezioni e favoriranno la didattica all’aperto. Daranno nuova energia e  supporto amministrativo negli uffici pubblici e in municipio. Si tratta di un’occasione importante, utile alla comunità ed ai percettori del reddito di cittadinanza”. “Completato l’iter burocratico con ministero  ed ambito  sociale  N22  e grazie all’impegno di molti, in primis  dell’assessore alle politiche sociali Felice Mautone e dei consiglieri comunali  Peppe D’Agostino ed Antonio Di Sauro, nei prossimi giorni partiranno già  i colloqui per conoscere competenze,  interessi, propensioni e soprattutto per  capire in che modo poter coinvolgere i destinatari del progetto  nella difesa e valorizzazione del bene comune, affinché non vivano questo servizio come un mero obbligo, ma  come opportunità di riscatto e di dignità”, conclude il primo cittadino.

Nola, polveri sottili, Bonavitacola: “A breve nuove centraline e risorse per dispositivi green”

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Nola.

Polveri sottili, Bonavitacola ai sindaci dell’Agenzia Area Nolana: “Presto nuove centraline e risorse per dispositivi green”

La centralina ArpaC per il rilevamento delle polveri sottili installata a San Vitaliano sarà sostituita con una strumentazione all’avanguardia in grado di monitorare le percentuali di sostanze inquinanti nell’aria anche per fasce orarie. In più saranno previste ulteriori centraline, sempre di ultima generazione, anche in altri punti dell’area nolana. Lo ha annunciato il vice presidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola che, in collegamento con i sindaci dell’Agenzia di Sviluppo dei Comuni dell’area nolana ha illustrato, insieme con i rappresentanti dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale, le iniziative che saranno messe in campo per giungere ad un’analisi più completa, ma soprattutto ad una soluzione, rispetto al fenomeno dei picchi di polveri sottili che mettono in pericolo la salute dei cittadini. A fotografare la situazione di rischio che si è verificata già nei primi mesi del 2021 è stato Vincenzo Caprio, amministratore unico dell’Agenzia di Sviluppo che durante la riunione ha condiviso i dati sugli sforamenti delle PM10 che, da gennaio ad oggi, hanno già raggiunto quota 55 superando di gran lunga il limite massimo consentito dalla legge che è, invece, di 35 all’anno. I numeri attuali sono, tra l’altro, in linea con quelli dello stesso periodo del 2020 quando, nonostante il lockdown, il limite massimo è stato superato 51 volte.

Tra gli interventi che saranno predisposti per porre un freno al problema  c’è anche l’impiego di un sistema di rilevamento satellitare che integrerà il lavoro delle centraline per supportare lo studio delle cause che determinano i costanti sforamenti.

In più Bonavitacola ha auspicato un progetto pilota che, grazie alle possibilità offerte dagli ecobonus, possa incidere sull’impatto  determinato dagli impianti di riscaldamento domestico favorendo così non solo risparmi, ma anche tutela ambientale. 

Allo studio anche la possibilità di una copertura normativa, sollecitata da Bonavitacola ai consiglieri regionali presenti all’incontro online, per individuare forme di finanziamento attraverso le quali incentivare i cittadini all’acquisto di dispositivi green, come gli abbattitori di polveri sottili per impianti domestici e commerciali. 

L’impegno, intanto, è ad aggiornarsi tra tre settimane quando, sempre attraverso una riunione operativa organizzata dall’Agenzia di Sviluppo dei Comuni dell’area nolana, si farà il punto sul percorso avviato. 

Collegati con i sindaci anche i consiglieri regionali Felice Di Maiolo, Massimiliano Manfredi, Carmine Mocerino, Gennaro Saiello. 

A chiedere al vicepresidente della Regione Campania l’istituzione di una cabina di regia è stato il sindaco di San Vitaliano, Pasquale Raimo, secondo il quale senza il coordinamento delle azioni e delle contromisure da adottare per arginare il fenomeno dell’inquinamento da polveri sottili si rischierebbe di vanificare gli sforzi. Il sindaco di Nola Gaetano Minieri ed il vice sindaco di Saviano Giuseppe Allocca hanno colto l’occasione per sollecitare rapidità anche rispetto ad un altro nodo ambientale che pure gli amministratori locali stanno affrontando in ottica sovracomunale: quello della manutenzione straordinaria dei Regi Lagni i cui lavori hanno subito un rallentamento per via del ritrovamento di un ordigno bellico che ha imposto la necessità di predisporre una ricognizione per scongiurare pericoli.

“Blob” invade di nuovo le strade di Acerra: miasmi dai tubi dei palazzi 

La misteriosa schiuma bianca e oleosa invade per l’ennesima volta le strade. Un problema che si trascina da cinque anni e che il Comune non riesce a risolvere      L’hanno ironicamente soprannominata “Blob” la schiuma che schizza dai tombini di Acerra e che di tanto in tanto, da cinque anni, invade le strade col suo carico di bollicine bianche. Ieri pomeriggio lo strano quanto inquietante fenomeno ambientale si è riproposto in tutta la sua misteriosa evidenza nella zona a nord della città, tra il corso della Resistenza e via De Gasperi, nei pressi dell’ufficio postale. Qui ancora una volta tanta schiuma che è schizzata dalle sentine delle strade e che ha colorato di bianco asfalto e marciapiedi. Ma c’è di più, purtroppo. Alcuni abitanti delle strade interessate dal fenomeno hanno segnalato di aver avvertito contemporaneamente strani odori risalire dalle tubature della rete fognaria dei palazzi. Anche nei giorni scorsi si è verificato lo stesso problema. Va avanti così da almeno un lustro, dal 2016. La scorsa settimana i poliziotti municipali sono stati incaricati dal sindaco di dare la caccia ai responsabili. Finora però i caschi bianchi non sono riusciti a sbrogliare la matassa. Cinque anni fa, quando il fenomeno iniziò, il Comune fece chiudere provvisoriamente una lavanderia. Ma nonostante questo provvedimento Blob ricomparve dopo appena qualche giorno, a lavanderia chiusa . Poi la stessa lavanderia è sparita: ha chiuso da parecchio, non c’è più. In tutto questo frattempo gli ambientalisti della zona, un gruppetto di agguerriti attivisti civici, hanno consegnato esposti e denunce sull’argomento. “Sono stato ascoltato sia dai carabinieri che dalla polizia municipale – racconta Alessandro Cannavacciuolo, leader ecologista del territorio – con i Volontari Anti Roghi abbiamo fatto indagini accurate. Siamo riusciti a capire il più che probabile punto di partenza di questa forma d’inquinamento. Abbiamo capito anche come si forma la schiuma: siamo a disposizione della magistratura”. Gli ambientalisti hanno analizzato la mappa della rete fognaria di Acerra. L’ipotesi è che i liquami industriali potrebbero essere terminati nelle condotte fognarie partendo dal confine meridionale della zona industriale, un chilometro a nord dell’area da cui fuoriesce la schiuma. Schiuma che si presenta oleosa e che emana odore di idrocarburi. “Il nostro sospetto – aggiunge Cannavacciuolo – è che questa sostanza possa essere il prodotto di una grossa azienda”. Resta però il fatto che il problema si trascina da troppo tempo per cui le polemiche sulla questione ambientale sono destinate a moltiplicarsi, vista anche la mancata soluzione di tantissime questioni e la carenza di controlli davvero efficaci. A ogni modo, appena tre giorni fa, i carabinieri forestali della stazione di Marigliano, diretti dal maresciallo Alessandro Cavallo, hanno denunciato a piede libero i titolari di cinque aziende ubicate ad Acerra, Marigliano e Brusciano che avevano realizzato impianti di scarico abusivi in grado di trasportare liquami industriali fino ai Regi Lagni e agli affluenti del grande canale che scorre tra i campi coltivati.

Ospedale di Nola, gli eroi dimenticati della pandemia: gli infermieri del pronto soccorso

All’ospedale di Nola, tra le corsie del pronto soccorso gli “eroi” in camice bianco non si sono mai fermati, sebbene a distanza di un anno sembra siano finiti nel dimenticatoio. Attivi e funzionanti il pronto soccorso generico e quello dedicato ai pazienti covid. Come? Grazie proprio agli infermieri. Da ormai più di un anno la vita di ognuno è cambiata, stravolta dall’emergenza sanitaria che ha messo in ginocchio il mondo intero. Quando, come e in che condizioni si riuscirà a trovare una via d’uscita dall’incubo covid ancora non è dato saperlo. L’unica certezza allo stato attuale è il lavoro e lo sforzo incessante del personale sanitario che senza sosta e in prima linea continua a prestare soccorso a chi ha bisogno di cure e assistenza, perché il covid c’è e continua a fare strage di vittime innocenti. E in questo lungo periodo il presidio ospedaliero di Nola ha fatto molto parlare di sé, protagonista di una crisi pandemica non proprio facile da gestire per una struttura non idonea allo status di “covid hospital”. Non bisogna, però, aspettarsi solo numeri o notizie negative da un ospedale che nonostante le criticità riesce a fornire le cure e l’assistenza necessaria grazie a ben due pronto soccorso attivi, uno dedicato a malattie generiche e l’altro, inevitabilmente, ai pazienti che hanno contratto il covid. Eppure, nessuno parla di loro, gli infermieri che al pronto soccorso dell’ospedale di Nola, in silenzio e senza sbandierarlo ai quattro venti, svolgono il proprio lavoro, una vera missione di questi tempi, costretti ad una sfida non facile da gestire, dividendosi al contempo tra il pronto soccorso generico e quello covid. Tante parole sono state spese sul virus e le sue varianti, sui vaccini per combatterlo, sui medici e sui pazienti, su chi ha vinto la battaglia e su chi, purtroppo, non ce l’ha fatta, ma sugli infermieri? Sì, proprio i famosi “eroi” che con il loro camice bianco da marzo 2020 non si sono mai tirati indietro, mettendo a repentaglio la propria vita pur di prestare soccorso. Ecco, su di loro i riflettori si stanno lentamente spegnendo, o forse non sono mai stati accesi sul serio. Perché a distanza di un anno, se è vero che il virus non è stato debellato, è pur vero che le loro condizioni non sono affatto cambiate. Da soli si sono fortificati in una situazione in cui è difficile esserlo, sono andati avanti nonostante le difficoltà, stremati a causa di turni massacranti pur di aiutare le vittime della pandemia. Parole che si concretizzano nelle realtà locali, come accade al nosocomio nolano. Sebbene in pochi e costretti a turni massacranti, in una struttura non idonea a gestire l’emergenza sanitaria, gli infermieri del pronto soccorso non si fermano neanche davanti ad un reparto di 22 pazienti bisognosi di cure. La crisi sanitaria ha senz’altro comportato notevoli modifiche all’interno della struttura ospedaliera di Nola, dove per fronteggiare il numero sempre crescente di pazienti positivi al virus, è stato allestito un ulteriore reparto al terzo piano che può contenere un massimo di 14 pazienti. Pazienti – va ricordato – che prima di giungere lì, vengono accolti al loro arrivo al pronto soccorso covid, dove ricevono la prima assistenza necessaria. Insomma, nonostante le difficoltà, nella città bruniana l’ospedale riesce a reggere l’urto dei contagi grazie ad un’organizzazione interna che dimostra di farcela, nonostante tutto. D’altronde, gli eroi lo sono a vita e non hanno certo bisogno di elogi o applausi, ma a volte una parola di conforto, una “pacca sulla spalla”, o meglio ancora un semplice grazie, può significare tanto per chi tanto ha fatto e continuare a fare.

Somma Vesuviana, da oggi è aperto e operativo il polo vaccinale nel centro Elim di via Trentola

Riceviamo e  pubblichiamo dal Comune di Somma Vesuviana     Di Sarno “Partito il Polo Vaccinale a Somma Vesuviana. Il ritmo è di una vaccinazione ogni 8 minuti. Chiudiamo i Plessi Scolastici del Primo Circolo Didattico “Arfè” in quanto abbiamo positvi 7 bambini ed un docente ma anche 113 bambini e 21 insegnanti in isolamento sanitario. Il virus non pensa alle fasce di età. Il mio appello forte alla popolazione è di rispettare le norme diversamente rischiamo di non riaprire le scuole ed invece i ragazzi hanno bisogno della scuola in presenza!”. Tavella ( ASL NA 3): “Dal  3 Maggio il Centro Vaccinale di Somma Vesuviana passerà dalle attuali 6 ore alle 12 ore di attività. L’obiettivo è arrivare all’Estate con la copertura almeno del 50% della popolazione”. Cerciello  (CARITAS) : “Grazie per il cuore che mettete in queste mani!!. Questa è la frase rivolta ai cittadini comuni ma anche agli operatori sanitari scritta per loro dal Vescovo di Nola, Mons. Francesco Marino”. “E’ un momento importante per la nostra città e per tutto il territorio. Siamo dinanzi  ad un risultato che abbiamo voluto con forza ed è figlio di un’interlocuzione con l’Asl e con la Curia Vescovile di Nola per ben tre mesi. Un lavoro lungo e costante nella fase di preparazione ed oggi, finalmente iniziamo. Questa sinergia tra Curia, Comune ed Asl NA 3, dopo un grande lavoro e attenta valutazione ha portato ad un risultato davvero positivo, fondamentale per tutta la popolazione. Oggi è il primo giorno e stiamo già vaccinando le persone ad un ritmo di una ogni 8 minuti”. Lo ha annunciato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano. Chiudono alla didattica in presenza i Plessi del Primo Circolo Didattico “Arfè” di Somma Vesuviana. “Per quanto riguarda le scuole devo comunicare che essendoci 113 bambini in isolamento sanitario del Primo Circolo Didattico, 7 classi, 21 insegnanti, con 8 casi positivi di cui 7 bambini, ho deciso  di chiudere immediatamente tutti i plessi del Primo Circolo Didattico “Arfè”. Dunque ho già firmato l’ordinanza sindacale di chiusura – ha continuato Di Sarno – del Primo Circolo Didattico. Ho dovuto prendere atto della comunicazione inviatami dalla dirigente del Primo Circolo Didattico “Raffaele Arfè” di una continua crescita del numero di soggetti riscontrati positivi al Covid – 19 tra alunni e docenti. Come è possibile vedere questo virus non guarda alle fasce di età e possiamo uscirne solo con la vaccinazione. Il mio appello alla popolazione è quello di non scambiare la zona Arancione per zona Bianca. Siamo dinanzi ad un momento importante, vedo alcune scene spiacevoli anche dinanzi ai bar. Siamo in emergenza sanitaria, è in corso una pandemia e dunque rispettiamo tutti le regole”. Parte il Polo Vaccinale a Somma Vesuviana: obiettivo è arrivare almeno al 50% di copertura prima dell’Estate.  “L’obiettivo – ha affermato Nunzia Tavella direttore socio – sanitario del Distretto 48 dell’Asl Na 3 – è quello di vaccinare quante più persone è possibile in modo da arrivare all’Estate con la copertura almeno del 50% della popolazione. La prima settimana sarà dalle ore 14 alle ore 20 mentre dal 3 Maggio passeremo a 12 ore di attività”. Un risultato storico che vede insieme Curia Vescovile di Nola, Comune di Somma Vesuviana, Asl Na 3. Il Polo Vaccinale sorge nel Centro Formazione della Caritas ed oggi tutti i cittadini che si sono recati per fare il vaccino hanno trovato una bellissima frase del Vescovo di Nola, Mons. Francesco Marino, a dare loro il benvenuto: “Grazie per il cuore che mettete in queste mani!!”. Frase rivolta ai cittadini comuni ma anche agli operatori sanitari. “Questo centro che è il secondo che la Curia mette a disposizione del territorio altro non è che il pragmatizzare del nostro stare nella storia con amore. Come Chiesa ci sentiamo di abitare realmente questo momento di grande fragilità – ha dichiarato Raffaele Cerciello, Vice Direttore della Caritas Diocesana di Nola e Presidente Fondazione S.I.C.A.R – non solo sanitaria ma anche sociale mettendo le risorse che abbiamo a disposizione dei territori. Questo percorso nasce da un’intesa con la direzione sanitaria dell’Asl, nasce da un’interlocuzione con le autorità comunali e da un incontro con la dott.ssa Tavella che ha lavorato concretamente affinché si arrivasse a questo risultato. Esprimo gratitudine al nostro Vescovo, Mons. Francesco Marino che ci ha subito sostenuto affinché questo processo andasse in porto. Noi in questo luogo abbiamo il nostro Centro di Formazione Caritas che lavora sull’inclusione sociale lavorativa di giovani in detenzione alternativa e che abbiamo concesso per ospitare il Centro Vaccinale. Parliamo di ben 200 metri quadrati.  Un grande impegno della Curia partito con il primo Centro Vaccinale, con il Rettore del Seminario, nel Seminario di Nola e il secondo è Somma Vesuviana. Quando si è in questo stile dove tutti mettono qualcosa anche andando oltre la propria funzione ne può solo beneficiare la comunità   percorso”. “Dal momento in cui è attivo solo il turno pomeridiano abbiamo 120 prenotati di cui 21 il Pfizer e 98 Astrazeneca. L’apertura di Somma Vesuviana – ha affermato Carmela Tufano referente, operatrice sanitaria, Centri Vaccinali di Somma Vesuviana e Marigliano è importante anche per gli altri Centri Vaccinali. L’obiettivo è vaccinare, vaccinare, vaccinare. Per evitare gli assembramenti le persone devono venire all’ora indicata nella prenotazione. Il nostro appello chiaro e forte è rivolto ai cittadini: venite all’ora indicata nella prenotazione e non prima”. Il Polo Vaccinale è dotato di sala emergenze con i medicinali necessari. “Abbiamo allestito anche la sala emergenza che speriamo di non utilizzare mai. La sala è dotata di tutta l’attrezzatura – ha dichiarato il dott. Pasquale Fornaro –  necessaria dal defibrillatore ai farmaci.  Ci sono tre accettazioni per l’anamnesi, due punti di somministrazione per il vaccino”. Un risultato fondamentale perché il Polo Vaccinale andrà ad alleggerire il lavoro anche dei centri vicini . “Siamo dinanzi ad un grande risultato non solo per Somma Vesuviana ma anche per l’area vesuviana – ha affermato Ciro Cimmino, Assessore alla Salute del Comune di Somma Vesviana – perché andiamo ad accelerare le vaccinazioni su tutto il territorio”. I vaccini scortati dal Corpo dei  Vigili Urbani, mentre sul posto per il controllo del distanziamento e l’accoglienza ci sono Protezione Civile e Guardie dell’AISA.  “Abbiamo prelevato 20 flaconi di Astrazeneca e 8 di Pfizer, per ogni flacone di Astrazeneca è possibile somministrare dalle 10 alle 11 dosi, mentre per Pfizer circa  6 dosi per flacone – ha affermato Claudio Russo, Comandante dei Vigili Urbani di Somma Vesuviana – alle ore 8 e 30 l’Ospedale di Nola apre il frigo de vaccini e le varie unità sono pronte a prelevarli mettendoli in un frigo portatile con tracciatura elettronica della temperatura per mantenere i 4 – 5 gradi. Noi li portiamo al Polo Vaccinale di Somma Vesuviana”.

Poggiomarino, 26 arresti e sequestri di beni e immobili: i dettagli dell’indagine

Riceviamo e pubblichiamo dalla Sala Stampa – Comando Provinciale Carabinieri di Napoli   In data odierna, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere emessa dall’ufficio G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia- nei confronti di 26 (ventisei) soggetti, gravemente indiziati, a vario titolo, di aver fatto parte di due distinte organizzazioni criminali. L’odierno provvedimento trae origine da un’ampia ed articolata attività d’indagine, strutturata anche sul profilo patrimoniale, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e sviluppata dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Torre Annunziata nell’arco temporale compreso tra la fine del 2016 e febbraio 2020, che ha riguardato due sodalizi criminosi operanti su Poggiomarino, in lotta tra loro per l’egemonia sul medesimo territorio, ma capaci di ricercare e trovare un sostanziale equilibrio nell’approvvigionamento comune di sostanze stupefacenti su larga scala. Al clan storicamente già riconosciuto su quel territorio, riconducibile a GIUGLIANO Antonio ‘o’savariello’, luogotenente del clan FABBROCINO detenuto presso il Carcere di Nuoro, si è affiancata e contrapposta una nuova entità criminale sorta a seguito della scarcerazione del pregiudicato GIUGLIANO Rosario, o’minorenne, solo omonimo di GIUGLIANO Antonio. Storico sicario del clan GALASSO, GIUGLIANO Rosario rientrava sul territorio di Poggiomarino a partire dal 2016 fruendo dapprima di alcuni permessi premio e poi ottenendo la liberazione al termine di una lunga pena detentiva. L’obiettivo di GIUGLIANO Rosario era di ricercare occasioni e spazi criminali per affermare l’autonomia di un clan autoctono, proprio nella consapevolezza che il clan dominante su Poggiomarino era capeggiato da GIUGLIANO Antonio proveniente da Palma Campania ed imposto sul territorio dal ras FABBROCINO Mario. Desideroso di appoggi criminali, GIUGLIANO Rosario intraprendeva alleanze con i BATTI di San Giuseppe Vesuviano e con gruppi criminali dell’agro nocerino sarnese, in particolare con i FERRAIUOLO di Pagani mentre, in virtù dell’ascendenza con il potente clan MOCCIA di Afragola, ha rivendicato maggiori spazi operativi arrivando più volte allo scontro con il clan di GIUGLIANO Antonio, retto dal figlio GIUGLIANO Giuseppe Giuliano. È emblematico di tale situazione di fluidità criminale l’agguato organizzato da sodali del clan di GIUGLIANO Rosario in danno della Caffetteria GIUGLIANO l’11.03.2017 in pieno centro a Poggiomarino, mediante spari esplosi ad altezza d’uomo. Il commando ha agito nella convinzione che il predetto GIUGLIANO Giuseppe Giuliano fosse all’interno del bar ed allo scopo di ridimensionare la sua figura criminale. Il clan costituito da GIUGLIANO Rosario, che per lungo tempo ne ha coordinato le attività dal carcere attraverso la compagna CAPUTO Teresa, portaordini del ras verso i promotori liberi, era composto dallo stesso GIUGLIANO Rosario, nel ruolo di vertice e promotore, unitamente ai suoi più diretti fiduciari MANZELLA Alfonso, SORRENTINO Cristian, promotori ed organizzatori dell’associazione, e sovrintendenti alle attività illecite nel campo delle estorsioni e del commercio di stupefacente. In posizione subalterna, IERVOLINO Antonio e IERVOLINO Salvatore, curavano il raccordo tra i vertici del gruppo e le altre componenti del clan dedite al controllo del territorio ed al commercio dello stupefacente, tra cui è opportuno menzionare OREFICE Giovanni, NAPPO Giuseppe e MARANO Domenico Gianluca, costituenti, tra l’altro, il braccio armato del clan, deputato a commettere azioni di fuoco ed atti intimidatori. Con particolare riferimento all’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, promanazione dello stesso clan capeggiato da GIUGLIANO Rosario ed a cui è stata attribuita l’aggravante dell’agevolazione mafiosa cui all’art. 416bis1 c.p., è emersa una fitta rete di spaccio di cocaina e marijuana, approvvigionata rispettivamente da esponenti del clan FORMICOLA di San Giovanni a Teduccio (URIO Giovanni e suo figlio Pasquale) e dalla famiglia BATTI. Le cessioni di narcotico avvenivano mediante una fitta rete di pusher anche nella Piana del Sele e nel Cilento ed attraverso persone insospettabili (MINGO Giuseppe guardia giurata, DEL REGNO Giuseppe titolare di pizzeria, CIOFFOLETTI Antonietta addetta presso un’impresa di pulizie). L’indagine ha consentito di riscontrare il traffico di stupefacenti attraverso il sequestro di ingenti quantitativi di marijuana e di hashish, con la partecipazione anche di alcune donne e minorenni in qualità di custodi dello stupefacente da smerciare. Nella parte conclusiva dell’attività d’indagine era peraltro emerso che GIUGLIANO Rosario, sottoposto alla sorveglianza speciale di P.S., aveva spostato l’asse dei traffici illeciti a Pagani, avvalendosi della complicità del figliastro MANZELLA Alfonso, cantante neo melodico, che attraverso le proprie canzoni reclutava sodali e lanciava invettive verso Forze dell’Ordine e Magistratura. Il clan di GIUGLIANO Giuseppe Giuliano è risultato operativo soprattutto nel campo dell’approvvigionamento di sostanze stupefacenti ed è risultato in contatto con la n’drina calabrese dei PESCE-BELLOCCO della Piana di Gioia Tauro, dalla quale si riforniva di marijuana attraverso ELIA Giosafatte Giuseppe. Il narcotico veniva poi trasportato e custodito da incensurati insospettabili quali DE MICHELE Francesco e DE FILIPPO Adriano, i quali utilizzavano anche furgoni di copertura per la distribuzione del caffè quali vettori per movimentare lo stupefacente. Altro settore nel quale è risultato ben inserito il clan GIUGLIANO è il riciclaggio di denaro sporco all’interno di numerose aziende ubicate anche al dì fuori dei confini regionali. Le indagini patrimoniali, estese ai nuclei familiari degli indagati GIUGLIANO Rosario, VIESTI Domenico, CAPUTO Teresa, VORRARO Francesco, OREFICE Giovanni, IERVOLINO Antonio, IERVOLINO Salvatore Tommaso, MANZELLA Alfonso, MINGO Giuseppe, DE MICHELE Francesco, NAPPO Mario, GIUGLIANO Giuseppe Giuliano, DE Filippo Adriano, SORRENTINO Cristian e PISCIOTTA Elia hanno consentito di evidenziare l’effettiva sussistenza di disponibilità economiche e flussi monetari con reinvestimenti, anche immobiliari, ritenuti sproporzionati ai redditi dichiarati, documentando le sperequazioni risultanti al momento di ogni singolo acquisto e quella maturata negli anni. Sulla base delle risultanze investigative, è stato pertanto emesso un decreto di sequestro preventivo relativamente a beni mobili (7 autoveicoli e 3 motocicli), immobili (14 appartamenti e 8 terreni), rapporti finanziari (88 rapporti finanziari e 8 polizze assicurative), imprese (1 ramo d’azienda, 5 quote di capitale sociale nonché i beni aziendali e strumentali di 13 società), per un valore complessivo stimato in circa 50.000.000,00 euro.

Poggiomarino, blitz anticamorra: 26 arresti e sequestri per 50 milioni di euro

Napoli, Salerno, Imperia, Cosenza, Ancona e Reggio Emilia: Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli infliggono duro colpo alla criminalità organizzata nella città di Poggiomarino e nei comuni limitrofi. 26 persone finite in manette. Sequestri per circa 50 milioni di euro. Documentati contatti con le ‘ndrine calabresi per approviggionamento della droga Dalle prime luci dell’alba, i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli stanno eseguendo, nelle province di Napoli, Salerno, Imperia, Cosenza, Ancona e Reggio Emilia, un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere emessa dall’ufficio G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia- nei confronti di 26 soggetti, gravemente indiziati, a vario titolo, di aver fatto parte di due distinte organizzazioni criminali operanti su Poggiomarino e nei comuni napoletani limitrofi, in lotta tra loro per l’egemonia sul territorio. Al sodalizio storicamente presente su quel territorio, riconducibile al clan FABBROCINO, si è affiancata e contrapposta una nuova entità criminale, con l’obiettivo di ricercare autonomi spazi delinquenziali. In tale contesto, sono state documentate attività connesse con: – numerose estorsioni e intimidazioni, anche con esplosi dei colpi d’arma da fuoco; – un importante traffico di sostanze stupefacenti, accertando canali di approvvigionamento anche con le ‘ndrine calabresi. Contestualmente, è in atto un sequestro preventivo di beni e rapporti finanziari per un valore complessivo stimato in circa 50 milioni di euro.