Nelle terre alla sinistra del confine- avendo l’osservatore alla sua sinistra la sommità delle due montagne – c’era l’assoluto divieto di caccia: anche nei giardini “murati” di “ville e Casini”. I trasgressori venivano puniti con durezza.
“Chiunque di qualsivoglia grado o condizione, anche dell’ordine militare” fosse stato sorpreso “armato di schioppo” ancora provvisto di pietra focaia o con qualsiasi altro “istrumento da caccia”, sarebbe stato condannato, se povero, a un mese di carcere, se “benestante”, a una multa di dieci ducati. Chi avesse dato la caccia, con lo schioppo “o in altra maniera” “a lepri, pernici, fagiani e starne”, sarebbe stato punito, “se nobile”, con tre anni di carcere, se “ignobile”, con tre anni di “galea”, di lavoro forzato sulle navi da guerra. “Tali pene saranno nel caso della seconda contravvenzione duplicate, e nel caso della terza triplicate: e le pecuniarie, con l’intelligenza di S.M., saranno applicate all’opera pia del Reclusorio dei Poveri”. Da giugno a novembre, “ a custodia dei frutti” e delle viti, i padroni delle masserie potevano tenere all’interno dei loro fondi schioppi, “purché carichi di palle e non di pallini”, e cani, purché i cani fossero “bastardi” e non “bracchi”, cioè “da caccia”; ma da maggio a giugno, “nel tempo della cova di lepri, pernici e starne” i cani dovevano essere legati con catene di ferro, “ e negli altri mesi dell’anno restino sciolti, ma con i randelli pendenti al collo, affinché, scorrendo per i territori, non possano inseguire e fugare lepri, pernici e starne”.
Per non disturbare questi animali “ è vietato a ognuno il segar l’erba nel luogo detto il Cantarone e nel piano della Montagna di Somma, termine di Resina, la quale erba è stata comprata da S.M, e anche il mandar capre o pecore a pascolare nel sito boscoso della medesima Montagna, cioè dal fosso detto di Faraone fino al fosso di Bianchino sopra la Torre del Greco ed anche nelle Mortelle”. Nel 1818 Ferdinando I confermò il “bando” del padre.
Nel 1756 Carlo di Borbone vietò la caccia sul Monte Somma e sul Vesuvio
Nelle terre alla sinistra del confine- avendo l’osservatore alla sua sinistra la sommità delle due montagne – c’era l’assoluto divieto di caccia: anche nei giardini “murati” di “ville e Casini”. I trasgressori venivano puniti con durezza.
“Chiunque di qualsivoglia grado o condizione, anche dell’ordine militare” fosse stato sorpreso “armato di schioppo” ancora provvisto di pietra focaia o con qualsiasi altro “istrumento da caccia”, sarebbe stato condannato, se povero, a un mese di carcere, se “benestante”, a una multa di dieci ducati. Chi avesse dato la caccia, con lo schioppo “o in altra maniera” “a lepri, pernici, fagiani e starne”, sarebbe stato punito, “se nobile”, con tre anni di carcere, se “ignobile”, con tre anni di “galea”, di lavoro forzato sulle navi da guerra. “Tali pene saranno nel caso della seconda contravvenzione duplicate, e nel caso della terza triplicate: e le pecuniarie, con l’intelligenza di S.M., saranno applicate all’opera pia del Reclusorio dei Poveri”. Da giugno a novembre, “ a custodia dei frutti” e delle viti, i padroni delle masserie potevano tenere all’interno dei loro fondi schioppi, “purché carichi di palle e non di pallini”, e cani, purché i cani fossero “bastardi” e non “bracchi”, cioè “da caccia”; ma da maggio a giugno, “nel tempo della cova di lepri, pernici e starne” i cani dovevano essere legati con catene di ferro, “ e negli altri mesi dell’anno restino sciolti, ma con i randelli pendenti al collo, affinché, scorrendo per i territori, non possano inseguire e fugare lepri, pernici e starne”.
Per non disturbare questi animali “ è vietato a ognuno il segar l’erba nel luogo detto il Cantarone e nel piano della Montagna di Somma, termine di Resina, la quale erba è stata comprata da S.M, e anche il mandar capre o pecore a pascolare nel sito boscoso della medesima Montagna, cioè dal fosso detto di Faraone fino al fosso di Bianchino sopra la Torre del Greco ed anche nelle Mortelle”. Nel 1818 Ferdinando I confermò il “bando” del padre.
Clownterapia negli ospedali della Campania, Iovino presenta una proposta di legge
Riceviamo e pubblichiamo.
Francesco Iovino, consigliere regionale di Italia Viva, ha presentato una proposta di legge per promuovere la Clownterapia a supporto ed integrazione delle cure cliniche e terapeutiche.
Il consigliere regionale di Italia Viva, Francesco Iovino, ha presentato una proposta di legge regionale che punta a promuovere in Campania l’utilizzo della clownterapia quale trattamento a supporto ed integrazione delle cure cliniche e terapeutiche. Nel contempo, la proposta promuove la conoscenza e lo studio di tale terapia al fine di diffonderla ed inserirla nelle sue strutture sanitarie, nonché in quelle socio-assistenziali. “La clownterapia – afferma Iovino – si fonda sulle evidenze scientifiche che, nel tempo, hanno dimostrato come una condizione di allegria e buon umore aiuti chi si trova in uno stato di non buona salute fisica o psichica. A conferma della sua validità – prosegue il Consigliere regionale – i ricercatori della Stanford University hanno evidenziato come ridere attivi le aree cerebrali della ricompensa e del piacere. L’autore della ricerca, il dottor Allan Reiss, ha chiarito che si tratta di una scoperta che accresce la conoscenza sui meccanismi biologici dell’umorismo. William Fry – altro ricercatore – ha dimostrato anche come ridere quotidianamente possa ridurre il rischio di infarto e la depressione. La clownterapia é una tecnica già sperimentata in Campania – osserva Iovino – grazie all’impegno delle associazioni di volontariato e dai medici clown, in particolare nei reparti pediatrici dei nosocomi. Da qui l’esigenza di normare un’attività di impronta certamente positiva, non solo per i pazienti in età infantile. La Proposta di legge – aggiunge – introduce pertanto la figura dei “Clown di corsia”, la quale, utilizzando specifiche competenze acquisite in varie discipline, analizza i bisogni del paziente per migliorane le condizioni fisiche e mentali all’interno delle strutture sanitarie, affiancando il percorso terapeutico della medicina tradizionale. La Regione é chiamata ad assicurare la formazione professionale dei clown di corsia delle strutture sanitarie e delle associazioni di volontariato che operano nell’ambito della clownterapia. Con apposito regolamento, previsto nella mia proposta di legge, la Regione sarà chiamata a disciplinare il percorso per il conseguimento della qualifica di clown di corsia.” – chiude Iovino.
Fonte immagine: rete internet.
Somma Vesuviana, centro vaccinale , Di Sarno: “L’ obiettivo è arrivare all’estate con almeno il 50% della popolazione vaccinata”
Marigliano, 50 cittadini con il reddito di cittadinanza saranno coinvolti in progetti utili alla collettività
Nola, polveri sottili, Bonavitacola: “A breve nuove centraline e risorse per dispositivi green”
Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Nola.
Polveri sottili, Bonavitacola ai sindaci dell’Agenzia Area Nolana: “Presto nuove centraline e risorse per dispositivi green”
La centralina ArpaC per il rilevamento delle polveri sottili installata a San Vitaliano sarà sostituita con una strumentazione all’avanguardia in grado di monitorare le percentuali di sostanze inquinanti nell’aria anche per fasce orarie. In più saranno previste ulteriori centraline, sempre di ultima generazione, anche in altri punti dell’area nolana. Lo ha annunciato il vice presidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola che, in collegamento con i sindaci dell’Agenzia di Sviluppo dei Comuni dell’area nolana ha illustrato, insieme con i rappresentanti dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale, le iniziative che saranno messe in campo per giungere ad un’analisi più completa, ma soprattutto ad una soluzione, rispetto al fenomeno dei picchi di polveri sottili che mettono in pericolo la salute dei cittadini. A fotografare la situazione di rischio che si è verificata già nei primi mesi del 2021 è stato Vincenzo Caprio, amministratore unico dell’Agenzia di Sviluppo che durante la riunione ha condiviso i dati sugli sforamenti delle PM10 che, da gennaio ad oggi, hanno già raggiunto quota 55 superando di gran lunga il limite massimo consentito dalla legge che è, invece, di 35 all’anno. I numeri attuali sono, tra l’altro, in linea con quelli dello stesso periodo del 2020 quando, nonostante il lockdown, il limite massimo è stato superato 51 volte.
Tra gli interventi che saranno predisposti per porre un freno al problema c’è anche l’impiego di un sistema di rilevamento satellitare che integrerà il lavoro delle centraline per supportare lo studio delle cause che determinano i costanti sforamenti.
In più Bonavitacola ha auspicato un progetto pilota che, grazie alle possibilità offerte dagli ecobonus, possa incidere sull’impatto determinato dagli impianti di riscaldamento domestico favorendo così non solo risparmi, ma anche tutela ambientale.
Allo studio anche la possibilità di una copertura normativa, sollecitata da Bonavitacola ai consiglieri regionali presenti all’incontro online, per individuare forme di finanziamento attraverso le quali incentivare i cittadini all’acquisto di dispositivi green, come gli abbattitori di polveri sottili per impianti domestici e commerciali.
L’impegno, intanto, è ad aggiornarsi tra tre settimane quando, sempre attraverso una riunione operativa organizzata dall’Agenzia di Sviluppo dei Comuni dell’area nolana, si farà il punto sul percorso avviato.
Collegati con i sindaci anche i consiglieri regionali Felice Di Maiolo, Massimiliano Manfredi, Carmine Mocerino, Gennaro Saiello.
A chiedere al vicepresidente della Regione Campania l’istituzione di una cabina di regia è stato il sindaco di San Vitaliano, Pasquale Raimo, secondo il quale senza il coordinamento delle azioni e delle contromisure da adottare per arginare il fenomeno dell’inquinamento da polveri sottili si rischierebbe di vanificare gli sforzi. Il sindaco di Nola Gaetano Minieri ed il vice sindaco di Saviano Giuseppe Allocca hanno colto l’occasione per sollecitare rapidità anche rispetto ad un altro nodo ambientale che pure gli amministratori locali stanno affrontando in ottica sovracomunale: quello della manutenzione straordinaria dei Regi Lagni i cui lavori hanno subito un rallentamento per via del ritrovamento di un ordigno bellico che ha imposto la necessità di predisporre una ricognizione per scongiurare pericoli.

