La tavola dei ricchi non permetteva l’uso dei coltelli, di cui i commensali, stesi sul triclinio, non potevano servirsi: se ne servivano quelli della cucina e coloro che mangiavano, stando seduti, nelle osterie e nelle cantine, le “tabernae” e le “popine”. Raccontano gli storici che fu Richelieu a disporre, con un decreto, che i coltelli da tavola avessero la punta arrotondata: lo indussero ad adottare il provvedimento le ragioni della sicurezza e il tentativo di porre fine alla disgustosa abitudine del cancelliere Sèguier di pulirsi i denti con la punta del coltello: a tavola, davanti a tutti. I Romani usavano come stuzzicadenti – “dentiscalpium” – una scheggia di lentischio, o, ci dice Marziale, una penna. Trimalchione, invece, usava una “spina d’argento”. Nelle sale da pranzo non mancava mai il “muscarium”, lo “scacciamosche”: Marziale consigliava che fosse “pavoninum”, fatto con la coda di un pavone. I ricchi potevano mettere in tavola grandi piatti cesellati in oro, ma quella malalingua di Marziale svelava che qualche ricco avaro offendeva questi preziosi piatti usandoli per una triglia piccola: una triglia degna di stare in queste opere d’arte doveva pesare almeno 700 grammi. Grande era la varietà di coppe, bicchieri, boccali e tovaglie: ma la “nocellara” incomincia a produrre le sue suggestioni e mi invita al silenzio.
(FONTE FOTO:RETE INTERNET)
Ricette di Biagio: spaghetti alle olive “nocellara” del Vesuvio.Le posate degli antichi Romani….
La tavola dei ricchi non permetteva l’uso dei coltelli, di cui i commensali, stesi sul triclinio, non potevano servirsi: se ne servivano quelli della cucina e coloro che mangiavano, stando seduti, nelle osterie e nelle cantine, le “tabernae” e le “popine”. Raccontano gli storici che fu Richelieu a disporre, con un decreto, che i coltelli da tavola avessero la punta arrotondata: lo indussero ad adottare il provvedimento le ragioni della sicurezza e il tentativo di porre fine alla disgustosa abitudine del cancelliere Sèguier di pulirsi i denti con la punta del coltello: a tavola, davanti a tutti. I Romani usavano come stuzzicadenti – “dentiscalpium” – una scheggia di lentischio, o, ci dice Marziale, una penna. Trimalchione, invece, usava una “spina d’argento”. Nelle sale da pranzo non mancava mai il “muscarium”, lo “scacciamosche”: Marziale consigliava che fosse “pavoninum”, fatto con la coda di un pavone. I ricchi potevano mettere in tavola grandi piatti cesellati in oro, ma quella malalingua di Marziale svelava che qualche ricco avaro offendeva questi preziosi piatti usandoli per una triglia piccola: una triglia degna di stare in queste opere d’arte doveva pesare almeno 700 grammi. Grande era la varietà di coppe, bicchieri, boccali e tovaglie: ma la “nocellara” incomincia a produrre le sue suggestioni e mi invita al silenzio.
(FONTE FOTO:RETE INTERNET)
A San Giuseppe Vesuviano il Concerto “ La Canzone di Napoli dalle Villanelle al ‘900”
Volla, abbandono rifiuti: appostamenti e sanzioni da parte della polizia locale
Marigliano, ritrovati gli Angeli della Collegiata Santa Maria delle Grazie
«La comunità parrocchiale è felice di poter nuovamente godere della bellezza di questi piccoli angeli e dei vasi dai quali erano stati barbaramente staccati – sottolinea il parroco don Lino D’Onofrio -. Un ritrovamento quello avvenuto, e che racconteremo martedì prossimo, che potrebbe ispirare un piccolo racconto, per la sua eccezionalità. Ringrazio l’ufficio per i beni culturali della diocesi e il Comando carabinieri tutela del patrimonio culturale di Napoli senza il cui celere intervento il ritorno dei nostri angeli non sarebbe stato possibile».
Saranno presenti anche Palma Recchia e Marianna Merolle, rispettivamente, funzionario restauratore e funzionario storico dell’arte della soprintendenza Abap per l’area metropolitana di Napoli, e Maria Foglia, titolare della ditta Alfart restauri che ha riportato gli angeli a nuova vita.
A moderare l’incontro sarà Mariangela Parisi, direttore dell’ufficio comunicazioni sociali diocesano.
Dal 29 giugno al 2 luglio sono previste visite guidate a cura dell’Associazione Meridies.
Somma Vesuviana, ritorna “Crisommole”, la kermesse dedicata all’eccellenza vesuviana
La movida violenta, riflessioni di Ciro Notaro
Ho già avuto modo in altre circostanze, di esporre rilievi sociali riguardanti il mio territorio. Spesso mi capita di riflettere su fatti e notizie di ogni giorno, ma più in particolare su quelle che mi indignano.
Quando ciò accade, trattandosi di temi sociali che interferiscono con la nostra quotidianità non riesco a trattenere il mio sarcasmo per indignare a mia volta chi mi legge. OGGI voglio anticipare alcune considerazioni, prima che parta la Movida serale, anticipando sarcasticamente le conclusioni per scongiurare, spero, uno spiacevole finale.
~ RAGAZZACCE IN AZIONE ~
È del fine settimana scorso questo titolo: POMIGLIANO D’ARCO: rissa tra giovani ragazze finisce a bottigliate – É diventato VIRALE, il video che le ha riprese.
Ma il riferimento a questi episodi di bullismo, gang e violenze i cui protagonisti sono sempre ragazzi, è più datato e tragicamente sempre più attuale… purtroppo!
Ormai il fondo è toccato, gli attacchi relativi a questo problema di bulli e gang e movide violente, arrivano a tutte le ore, ragazzi ed ora ragazze, coinvolte durante la movida di Pomigliano in una clamorosa rissa a suon di bottigliate, che per niente impaurite dalle conseguenze di questi atti – mai contrastati peraltro in modo incisivo – continuano, nella loro fantasia a marcare il territorio a discapito della pubblica sicurezza.
Credo non resti altro da fare, che sperare in una legge seria, che faccia passare loro (ed ai loro genitori di conseguenza) la voglia di far scorribande a disprezzo della libertà altrui, una legge che restitituisca la libertà alle persone perbene costrette nei fine settimana, agli arresti domiciliari.
Consentitemi dunque, lo sfogo con un pensiero espresso a modo mio.
“ARRESTI DOMICILIARI”
Bulli, gang e giovani immaturi, non fanno paura… se stai a casa rinchiuso dint’e quattro mura.
É cchiù semplice e nun te’ fai male… si ti vivi la vita solo per telegiornale.
Fino a quando una legge seria restituirà la libertà… ai BUONI che stanno rinchiusi a casa, mentre ‘e MALAMENT fanno movide violente pa’ citta’… po’ s’azzuffano, sparano p’ave’ successo… e allora li rinchiudono maschi e femmine, dint’a na’ cella…. ma con un solo *ceXXo!!! *(Figura poetica retorica per scoraggiare i giovinastri e ricordare loro che in carcere anche i servizi sono “DEFICIENTI” )
Pollena Trocchia, il sindaco azzera la giunta
Commercio: a Pomigliano un nastro adesivo contro il tavolino selvaggio
Charles Saatchi prima “inventa” l’arte contemporanea e poi la definisce “volgare”. Perché?
“Un artista rinnegato (svenduto?) da Charles Saatchi all’ epoca era un bruttissimo segno…Una cosa è certa: da quel giorno Chia subì lentamente una flessione di immagine e di mercato”( Giancarlo Politi, Artslife, 2/08/ 2018).Un episodio di cui parla Donald Thompson nel libro “Lo squalo da 12 milioni di dollari”, pubblicato nel 2009, indica chiaramente l’intensità dell’influenza che il collezionista – mercante ha esercitato sul mercato e sulle tendenze dell’arte contemporanea. Nel 1978 egli acquistò dieci opere di Julian Schnabel che allora aveva 27 anni ed era quasi del tutto sconosciuto: le pagò 2000 dollari l’una. Pochi anni dopo ne rivendette alcune a 200.000 dollari l’una, ma non mise sul mercato le altre: sapeva che Schnabel sarebbe diventato famoso come artista e come regista, e che il valore di ogni suo lavoro avrebbe superato i due milioni di dollari.
Ma in un articolo pubblicato dal “The Guardian” il 2 dicembre 2011 Charles Saatchi attaccò con feroci giudizi tutto il teatro dell’arte contemporanea, quel teatro di cui egli era il regista più importante. Gli artisti – tuonò Saatchi – fanno solo fotografie o “installazioni post concettuali incomprensibili”; i collezionisti sono dei nuovi ricchi che vedono nell’arte uno strumento di affermazione e di consenso sociale; i critici pensano solo a tenere alto il livello “masturbatorio” dell’ “autostima”; il pubblico partecipa alle mostre e ai vernissage come “a riti mondani, concentrandosi non su ciò che viene esposto, ma sulle chiacchiere e sui gossip” ( la traduzione è di Vincenzo Trione, Corriere della Sera, 9 dicembre 2011).Sapendo che tutti gli avrebbero ricordato le sue gravi responsabilità, Saatchi provvide a spuntare, con un chiassoso “mea culpa”, le frecce di cui sarebbe stato bersaglio: “Fino a poco fa credevo che qualsiasi cosa potesse allargare l’interesse nell’arte contemporanea dovesse essere la benvenuta: soltanto uno snob vorrebbe vedere l’arte confinata all’attenzione di pochi aficionados all’altezza. Ma persino un narciso egoista come me trova questo nuovo mondo dell’arte profondamente imbarazzante”. Vincenzo Trione ci invita a non dimenticare che Saatchi è un genio della pubblicità. In tutta l’arte delle “avanguardie” il critico capace di giocare con le parole in modo magistrale è diventato più importante dell’artista, perché è lui che inventa il “significato” dell’opera, di qualsiasi opera. Per esempio, Damien Hirst capi che se il suo squalo in formaldeide l’avesse “intitolato” “Squalo imbalsamato”, non avrebbe sollecitato l’attenzione di nessuno; e perciò diede all’opera un complicato titolo filosofico “L’impossibilità fisica della morte nella mente di un essere vivente”.
E dunque Vincenzo Trione giustamente si chiede se il “mea culpa” di Saatchi sia sincero: è probabile che egli abbia colto “l’insofferenza sempre più diffusa nei confronti degli abusi delle avanguardie” e perciò abbia deciso di “farsi interprete del vento diverso che sta soffiando nel mondo dell’arte contemporanea”, della tendenza di questo mondo a iniziare una nuova era, che Edward Docx ha chiamato l’ “Età dell’autenticità”. Un’Età “dominata non più dall’improvvisazione, ma dalla serietà , dalla consapevolezza tecnica, dal saper fare.” Anche nel mondo dell’arte viene il tempo in cui uno non è uguale ad uno. Però resta da capire perché quel bambolotto di acciaio fatto da Hirst ha indotto qualcuno a sborsare 91 milioni di dollari. Anche Umberto Eco scrisse sulla “volgarità” di certa arte contemporanea, e forse ci indicò la strada per capire. Alla prossima. 

