Legge macchinette da bar 2021: le ultime novità
L’argomento inerente la nuova legge sulle le slot machine è tornato in voga in questi giorni grazie a quanto sta accadendo in Piemonte. Nella regione del nord Italia, infatti, la giunta comunale l’8 luglio 2021 ha fatto un passo inatteso nell’ambito del gioco d’azzardo, riducendo la distanza minima prevista tra luoghi sensibili e sale slot a 300 metri dai 400 originari. Questo darà la possibilità agli esercenti che si sono ritrovati a dover restituire le macchinette da bar di chiederne la reinstallazione senza essere passibili di sanzioni, anche se nel frattempo sono avvenuti cambi di titolarità del locale. Ma andiamo a ripercorrere tutte quelle che sono le leggi in materia di slot machine esistenti in Italia.
L’associazione Callysto lancia Il bando per i giovani “Orientati al Futuro”
Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa dell’Associazione Callysto.
L’associazione culturale Callysto lancia un bando che mette i giovani al centro delle azioni che incentivano i primi passi nel mondo dell’imprenditoria. Si chiama “Orientati al futuro” l’avviso pubblico del programma che intende offrire un sostegno tecnico e finanziario ad iniziative di giovani e in particolare incoraggiarli in forma singola o associata ad attivare sinergie progettuali, tematiche e territoriali.
Molteplici saranno gli ambiti di intervento, infatti attraverso il bando sarà possibile finanziare, tramite l’utilizzo di contributi a fondo perduto (voucher), le seguenti misure: “Uguaglianza per tutti i generi”; “Inclusione e partecipazione”; “Formazione e cultura”; “Spazi, ambiente e territorio”; “Autonomia, welfare, benessere e salute”.
Le domande potranno essere trasmesse esclusivamente in modalità telematica, corredate di tutti gli allegati, all’indirizzo mail pec callysto@pec.it fino alle 12:30 del 5 settembre 2021. Saranno automaticamente escluse le domande inviate prima e dopo tali termini. Non saranno considerate ammissibili altre modalità di trasmissione delle domande di ammissione.
Per saperne di più è possibile visionare il bando completo al link https://www.callystoarts.org/aggiornato/wp-content/uploads/2021/07/Cally_ORIENTATI-bando.pdf
(Fonte foto: rete internet)
Molteplici saranno gli ambiti di intervento, infatti attraverso il bando sarà possibile finanziare, tramite l’utilizzo di contributi a fondo perduto (voucher), le seguenti misure: “Uguaglianza per tutti i generi”; “Inclusione e partecipazione”; “Formazione e cultura”; “Spazi, ambiente e territorio”; “Autonomia, welfare, benessere e salute”.
Le domande potranno essere trasmesse esclusivamente in modalità telematica, corredate di tutti gli allegati, all’indirizzo mail pec callysto@pec.it fino alle 12:30 del 5 settembre 2021. Saranno automaticamente escluse le domande inviate prima e dopo tali termini. Non saranno considerate ammissibili altre modalità di trasmissione delle domande di ammissione.
Per saperne di più è possibile visionare il bando completo al link https://www.callystoarts.org/aggiornato/wp-content/uploads/2021/07/Cally_ORIENTATI-bando.pdf
(Fonte foto: rete internet) Nola, in arrivo nuovi veicoli in dotazione alla polizia locale
Riceviamo e pubblichiamo
Si rinnova il parco mezzi del comando dei vigili urbani di Nola che può contare su tre nuove autovetture che vanno ad aggiungersi a quelle già in organico.
Un investimento fortemente voluto dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Minieri che si inserisce nel piano di ri-sistemazione e potenziamento del riassetto organizzativo degli uffici competenti guidati dal comandante Michele Arvonio.
L’arrivo delle nuove autovetture è soltanto il primo step di un programma articolato che vedrà il corpo di polizia municipale al centro di un vero e proprio rinnovamento, funzionale anche ai futuri provvedimenti che saranno adottati per il miglioramento del piano traffico, il ripristino della ztl nel centro storico e l’istituzione del servizio di car sharing.
“Un riammodernamento necessario – spiega il sindaco Gaetano Minieri – per potenziare la capacità di intervento della polizia locale in città. Anche perché non dimentichiamo che il nostro è un territorio piuttosto vasto che comprende anche le due frazioni di Piazzolla e Polvica dove, attualmente, ci sono appena due auto in dotazione alle rispettive stazioni dei caschi bianchi. È solo il primo di una serie di interventi che metteremo a breve in campo per rendere più efficiente possibile il servizio con la definizione anche di nuovo personale necessario a garantire sicurezza e controllo alla comunità”.
Ottaviano: il vialetto d’ingresso della Chiesa di San Lorenzo ridotto a parcheggio…
Quelle auto parcheggiate a pochi metri dalla porta della Chiesa di San Lorenzo possono diventare, al di là delle intenzioni dei proprietari, il simbolo della crisi dello spirito civico prodotta dalla pandemia: un simbolo preoccupante, perché presente in un “luogo” che è stato per secoli centro vitale della storia sociale di Ottaviano. Nell’immediato, possono bastare una catena che impedisca l’accesso alle auto e una cura più continua della pulizia degli spazi su cui si affaccia la chiesa.
Il 7/ 9/ 1756 Carlo III di Borbone, Re delle Due Sicilie ( e di Gerusalemme), vietò con decreto “ la caccia nelle falde delle due Montagne di Somma e del Vesuvio, riserbate” al suo “innocente piacere”. I confini della Riserva vennero tracciati lungo le strade che giravano intorno alle due Montagne, e formavano un sistema il cui asse era la strada dello Sperone. Il “giro” partiva da Portici, attraversava Torre del Greco e “ Torre dell’ Annunziata”, toccava “ l’osteria di Tre Case, posseduta da Benigno Cirillo, alias Sepella”, costeggiava il Piano del Mauro, e, a seguire, “ il Campitello, la Chiesa della Madonna della Scala, l’Osteria della Zabatta, la Chiesa di San Leonardo, la Chiesa e il Convento di San Lorenzo” in Ottajano. Anche nel muro di questa Chiesa che è ancora oggi costeggiato dalla strada venne incastrata, a indicare il confine, la lastra con la “ R” di Riserva, sormontata dalla corona reale (vedi immagine in appendice). San Lorenzo era, nell’’800 una piazza piena di vita. A poca distanza l’una dall’altra funzionavano quattro bettole, condotte da Antonio Minichino, Michele Liguori, Luigi Saviano “Russetto” e Giuseppe Grillo, che era di Sant’Anastasia. Nella sua bettola a Casalvecchio il Minichino “mesceva” anche l’aglianico che i suoi fratelli importavano dalla Basilicata, circa 5000 litri ogni anno. Sulla strada, là dove oggi c’è la Farmacia Scudieri, teneva bottega Vincenzo Perillo, “caffettiere e speziale manuale”, che gestiva una “caffetteria” anche presso la Taverna del Passo: qui si giocava a bigliardo, e anche i nemici del Perillo, che non erano pochi, dovevano ammettere che intorno a quel bigliardo non succedeva mai una rissa, i giocatori si comportavano tutti con esemplare correttezza. Forse perché sapevano che con don Vincenzo non si scherzava: il fratello Giovanni, sensale, era sospettato, prima dalla polizia borbonica e poi da quella “italiana” – i poliziotti erano gli stessi, cambiava solo la divisa – di esigere la “camorra” sul mercato dei cavalli sia a Nola che a Pagani. Nel Novecento San Lorenzo è stata la “piazza” di grandi parroci, di associazioni cattoliche operose e attente ai problemi della società, di un “asilo” storico; è stata la piazza del Circolo “A.Diaz”, quando il Circolo contava centinaia di soci – e molti erano i giovani – e partecipava ai campionati di calcio regionali e organizzava il Palio e “pesava” nella storia sociale della città. E proprio ora che il parroco, don Salvatore Mungiello, sta riannodando, con intensità di amore e di cultura, tutti i fili della storia della Chiesa di San Lorenzo, non è giusto che la piazza diventi l’immagine di una Ottaviano scossa da una crisi economica e sociale di cui la pandemia ha svelato ampiezza e profondità.
Il viale d’accesso alla chiesa e le aiuole hanno un significato profondo: già percorrendo quel viale i fedeli si preparavano e si preparano all’incontro con il Verbo e con le sacre immagini, e in quelle aiuole siedono ancora gli anziani, a osservare la strada, a raccontarsi le loro “strade” e i loro “viaggi”, ad augurarsi che il Circolo “A. Diaz” non chiuda per sempre le sue porte. Don Luigi Pisanti diceva che lo spazio della chiesa incomincia già dal confine della strada. E dunque quelle auto parcheggiate nel vialetto sono un segno nefasto: ci dicono che della storia di ieri non ci interessa più niente, e che oggi ci importa solo di noi stessi. Quelle auto possono diventare, al di là delle intenzioni dei proprietari, il simbolo della crisi che sta lacerando i valori e la sostanza della comunità, anche perché nelle strade laterali non mancano i posti per parcheggiare. Serve, per ora, una catena che impedisca l’accesso alle automobili, e serve una cura più continua della pulizia degli spazi su cui si affaccia la Chiesa del Martire Lorenzo.
Il viale d’accesso alla chiesa e le aiuole hanno un significato profondo: già percorrendo quel viale i fedeli si preparavano e si preparano all’incontro con il Verbo e con le sacre immagini, e in quelle aiuole siedono ancora gli anziani, a osservare la strada, a raccontarsi le loro “strade” e i loro “viaggi”, ad augurarsi che il Circolo “A. Diaz” non chiuda per sempre le sue porte. Don Luigi Pisanti diceva che lo spazio della chiesa incomincia già dal confine della strada. E dunque quelle auto parcheggiate nel vialetto sono un segno nefasto: ci dicono che della storia di ieri non ci interessa più niente, e che oggi ci importa solo di noi stessi. Quelle auto possono diventare, al di là delle intenzioni dei proprietari, il simbolo della crisi che sta lacerando i valori e la sostanza della comunità, anche perché nelle strade laterali non mancano i posti per parcheggiare. Serve, per ora, una catena che impedisca l’accesso alle automobili, e serve una cura più continua della pulizia degli spazi su cui si affaccia la Chiesa del Martire Lorenzo. Party a quota mille del Vesuvio con centinaia di ragazzi:denunce e sanzioni
Ercolano, Vesuvio “quota mille”. Interrotto rave party non autorizzato
Questa notte, verso le 3, a Ercolano i Carabinieri della locale tenenza insieme a quelli della Compagnia di Torre del Greco e una pattuglia del locale Commissariato – allertati dal 112 – sono intervenuti presso un casolare abbandonato edificato vicino a “quota mille” del Vulcano.
I militari hanno constatato che era in corso un rave party non autorizzato con un centinaio di ragazzi presenti ed hanno fatto spegnere la musica ad alto volume interrompendo la festa.
Durante l’interruzione – svolta con grande buon senso per evitare problemi di ordine e sicurezza pubblica – sono stati identificati, tra il fuggi fuggi generale, una ventina di partecipanti ed i 5 organizzatori. Tutti sanzionati per le violazioni delle norme anti-contagio.
Rinvenute e sequestrate modiche quantità di sostanza stupefacente di diverse tipologie: hashish, ecstasy, anfetamina, marijuana ed anche un francobollo LSD.
I 5 organizzatori dell’evento – una volta accertate le loro posizioni – saranno denunciati a piede libero dai Carabinieri della Tenenza di Ercolano per somministrazione di bevande alcoliche e manifestazione-evento non autorizzato.
“Sentinella quanto resta della notte?”
Questo passo del profeta Isaia mi ha ispirato l’incontro che ho promosso il 27 luglio scorso, a seguito di settimane difficili per la nostra città di Somma Vesuviana. Da cittadino e da parroco di questo paese non potevo restare inerme e lasciare che tutto potesse scorrere nel silenzio. La Chiesa non poteva nascondersi né declinare le proprie responsabilità e, allora, ho chiesto a tutti i rappresentanti delle istituzioni locali e a tutte le donne e agli uomini di buona volontà la possibilità di incontrarci per confrontarci sul presente e sul futuro di Somma.
Il titolo sintetizza l’iniziativa: in questa difficile notte siamo chiamati ad essere sentinelle che sappiano riconoscere il pericolo, ma che sappiano anche vegliare l’alba di un nuovo giorno di speranza.
Tutte le istituzioni hanno accolto l’invito e tanti cittadini hanno preso parte all’incontro. Tutti i presenti avevano diritto di parola, ciascuno poteva intervenire e dare un contributo per la città, tanti lo hanno fatto. Il metodo del brainstorming ci ha agevolato e queste parole-chiave hanno delineato una mappa di valori fondamentali che vanno perseguiti con l’impegno di tutti. Da queste parole uscirà un documento programmatico condiviso e, da settembre, cercheremo di lavorare in sinergia tra parrocchie, amministrazione, scuole, enti sovracomunali, liberi cittadini.
Delle numerose riflessioni emerse, sintetizzo la serata con queste due: COMUNITÀ e RETE
COMUNITÀ: l’urgenza di tornare ad essere una famiglia allargata, dove ciascuno si sente corresponsabile delle sorti degli altri e dove il gruppo è più importante del singolo. La comunità deve essere tale perché torni ad occupare i suoi spazi nella città, con diversi punti di aggregazione, coinvolgendo soprattutto le famiglie.
RETE: occorre lavorare insieme e non più “l’un contro l’altro armati”. Non è più il tempo delle contrapposizioni, ma serve una coesione tra tutti. Non bisogna più operare per ricevere meriti, ma per crescere insieme, solo così si torna ad essere una città forte e coesa, solo insieme ci salviamo.
Somma Vesuviana ha nelle sue radici una storia millenaria, una società contadina che ha saputo valorizzare le risorse e le ricchezze di questo territorio e, proprio per questo, una terza parola che può sintetizzare il nostro incontro è CULTURA, termine che indica la coltivazione, cioè la capacità di far crescere un seme, una pianta e un frutto con la pazienza, la determinazione, la cura. La cultura può aiutare la nostra città a lasciare definitamente la notte in cui è ingabbiata, perché ogni spiragli di luce, ogni minima percezione dell’aurora possa essere speranza per noi, ma soprattutto per le nuove generazioni. A loro innanzitutto dobbiamo rivolgere l’attenzione perché siano protagonisti del cambiamento e finalmente a Somma spunti il sole.
Le Ricette di Biagio: la genovese di mare. E La Capria paragonò Napoli a una cipolla
Perché molti Napoletani non accettano l’idea che la “genovese” classica si chiami così perché venne creata da un cuoco genovese. In ogni caso, la “genovese di mare” è senza dubbio un’invenzione napoletana. I luoghi comuni su Napoli e la “napoletanità”: se la “cipolla della napoletanità” si sfoglia, cosa si scopre? Il vero volto della città, o, come scriveva La Capria, il “vuoto? Carlo Bernari e il tema dell’”assenza” di Napoli.
Ingredienti: 1 kg. di cipolla rossa; gr.500 di vongole; gr.500 di cozze; gr. 200 di gamberi; gr. 500 di paccheri; ml. 250 di brodo; 1carota, 1 costa di sedano, olio, prezzemolo, sale. In una padella fate rosolare, nell’olio, con il sedano e la carota tritate, le cipolle tagliate finemente, aggiungete del brodo e, coperta la padella, lasciate cuocere per una cinquantina di minuti. Fate bollire i gamberetti e in un tegame, su fiamma non alta, lasciate che le cozze e le vongole si aprano: dopo che si sono raffreddate, liberate i “frutti” dal guscio: conservatene qualcuno “intero”, per ornare il “piatto”. Le cozze e le vongole “liberate” e i gamberetti “calateli” nella padella, e, servendovi con prudenza dell’acqua di cottura, miscelateli con le cipolle, il sedano e la carota. Fate cuocere questo amalgama per un quarto d’ora, versate in esso i paccheri scolati al dente e mescolate con moti delicati della mano. Sul “piatto” da portare in tavola spargete il trito di prezzemolo e disponete le cozze e le vongole non sgusciate. (l’immagine è presa da internet).
Molti Napoletani non sopportano l’idea che la “genovese” si chiami così perché viene da Genova: un trionfante “luogo comune” della napoletanità vuole che i piatti più noti di Napoli siano stati inventati a Napoli, e siano poi stati concessi in dono al piacere della gola di tutte le Nazioni. E dunque la “genovese” si chiamerebbe così perché venne creata da un “monsù” napoletano che si chiamava Genovese, o perché la inventò il cuoco di un’osteria che si affacciava sul vicolo dei Genovesi: ma dove si trovasse questo vicolo, nessuno l’ha mai scoperto. I Napoletani più moderati ammisero e ammettono che, sì, forse la “genovese” è nata da un’idea di cuochi genovesi, ma che lavoravano a Napoli, nelle trattorie lungo il porto. Non sono stati pochi gli intellettuali che hanno cercato di definire il rapporto tra i Napoletani e i luoghi comuni che costituiscono il gigantesco sistema della “napoletanità”. Scrive Amalia Signorelli che i ceti popolari di Napoli sono a tal punto soddisfatti di questa trama di luoghi comuni che vi si adeguano, li trasformano in realtà, li interpretano vestendosi e recitando da attori in quell’ immenso teatro che è la città: Napoli città – teatro, uno dei luoghi comuni più antichi. Il forestiero che arriva in città non cerca di conoscere i luoghi: cerca di riconoscerli, di trovare in ogni modo le corrispondenze tra quello che ha letto e quello che vede: insomma egli non cerca il volto, ma la maschera. Achille Campanile si divertì a sottolineare, nel romanzo “Se la luna mi porta fortuna”, l’aspetto paradossale della situazione, rivolgendo un commosso saluto alla città che appare tanto allegra e festosa, e forse è la più triste del mondo. Anche se non hanno usato esplicitamente la metafora, molti scrittori napoletani del’ 900 hanno visto Napoli come una “cipolla” i cui strati sono proprio gli stereotipi che nei secoli si sono disposti intorno all’immagine vera della città fino a nasconderla: ma bastava staccare questi strati, per liberare il volto vero di Napoli. Invece Raffaele La Capria scrive nel libro “L’occhio di Napoli” che la città è avvolta dai pregiudizi e dai luoghi comuni “ come una cipolla, che se la sfogli tutta non resta più nulla”. I pregiudizi e i luoghi comuni non si limitano a nascondere la verità: la cancellano. E dunque, diceva Carlo Bernari, il modo migliore di scrivere di Napoli è di non farne l’argomento principale dello scritto: lo dice nel libro “Napoli silenzio e grida”, del 1977, in un capitolo che si intitola “Napoli come assenza”: Napoli deve essere “presente” nelle parole come il respiro del mare è presente in una conchiglia abbandonata sulla spiaggia: il mare non c’è, in quella conchiglia, ma se l’avvicini all’orecchio, il mare lo senti. Nel piatto di cui parliamo oggi la cipolla deve essere “assente”, nel significato che Bernari dava al concetto: è l’ingrediente più importante, ma non deve “mascherare” il sapore di un piatto difficile, in cui mare e terra tentano un complicato incontro intorno alla presenza enigmatica dei paccheri.
Il profumo dell’inno alla vita nella musica di Andiel
Antonio Di Liddo in arte Andiel è una delle mie piacevoli scoperte musicali di questa torrida estate della ripartenza. Una stagione in cui tantissimi artisti, soprattutto quelli più giovani e non ancora con una visibilità per così dire aperta al grande pubblico nazionalpopolare, provano a fatica ma con grande dignità a riprendere in mano le sorti e le redini di quel loro percorso artistico costretto a uno stop forzato per quasi due anni.
L’ambiente indie, quello delle autoproduzioni per intenderci, è ricco di belle scoperte e di talenti e mi sembra doveroso quantomeno provare a raccontarvelo anche in questa mia rubrica.
Andiel è di Bisceglie e, come accade per le cose belle e inaspettate, l’ho incrociato per caso a pochi passi dalla splendida Trani in uno dei miei tanti “spensierati” giri vacanzieri, rimanendo letteralmente folgorato dall’ascolto di suoi quattro singoli, scritti e musicati da lui stesso e corredati da dei video ben riusciti e di ottimo impatto.
Ha iniziato a cantare all’età di tredici anni e ha cominciato il suo percorso di ricerca e di studio nel 2006 con insegnanti di spessore tra cui Maria Grazia Fontana, Attilio Fontana, Bungaro e Grazia Di Michele. Attualmente sta autoproducendo il suo progetto di inediti che si intitola La mia sana follia.
Fra le sue recenti esperienze si segnalano la vittoria al Premio Roma Videoclip 2019 sezione indipendenti e la vittoria al prestigioso Premio Pigro 2019, in onore del grande e indimenticato Ivan Graziani, presso Casa Sanremo, con il suo brano Ho sognato un mondo.
È stato tra i dieci giovani cantautori selezionati in Italia e nel mondo, insieme a Daria Biancardi, per il Festival di New York 2019 New York Canta presso il Master Theater di Brooklyn, organizzato da Cesare Rascel e Beppe Stanco, con il suo brano Cambierò profumo. Successivamente ha aperto il concerto di Francesco Sarcina, il leader del gruppo Le Vibrazioni, presso la prestigiosa Sala Roof Garden del Casinó di Sanremo.
Attualmente è in circolazione il suo nuovo singolo Questa vita è una favola, un vero e proprio inno alla gioia, alla vita e all’amore senza genere.
Sul suo canale YouTube potete ascoltare le sue creazioni, in particolare La mia sana follia, Ho sognato un mondo, Questa vita è una favola e Cambierò profumo in cui emerge forte il suo talento di voce calda e flautata dall’intenso e coinvolgente vibrato.
A lui i nostri complimenti e gli auguri per un percorso sempre più ricco di esperienze professionali di ampio raggio e vasta visibilità che merita pienamente grazie alla sua forte capacità espressiva e all’ottima qualità musicale delle sue lodevoli autoproduzioni.
Covid, De Luca: “Resta l’obbligo della mascherina anche all’aperto fino al 31 agosto”
In Campania resta l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto per contrastare il Covid-19. La misura, infatti, è stata prorogata fino al 31 agosto sulla base di un’ordinanza firmata dal presidente della Regione, Vincenzo De Luca.
La misura, in scadenza oggi, sarà estesa per tutto il mese di agosto, prevedendo l’obbligo “di utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie anche all’esterno in ogni situazione in cui non possa essere garantito il distanziamento interpersonale o quando si configurino assembramenti o affollamenti”. L’uso delle mascherine “resta pertanto obbligatorio, sul territorio regionale, in ogni luogo non isolato, ad esempio nei centri urbani, nelle piazze, sui lungomari nelle ore e situazioni di affollamento, nonché nelle file, code, mercati o fiere ed altri eventi, anche all’aperto, nonché nei contesti di trasporto pubblico all’aperto quali traghetti, battelli, navi”.
(fonte foto: rete internet)
Marigliano, scoperta e sequestrata una struttura di affittacamere abusiva
Riceviamo e pubblichiamo dalla polizia locale di Marigliano
Ancora si attende l’ingresso degli agenti di polizia locale a tempo determinato per la stagione estiva ma continua l’attività della polizia edilizia e del suo nucleo, diretto dal maresciallo Ardolino, sotto la supervisione del Comandante Nacar
Con un sopralluogo di circa due giorni nella giornata di venerdì si è proceduto al sequestro di un’intera struttura di affittacamere con annessa reception nella zona agricola di Marigliano. 19 camere con annessa reception tutte ben rifinite e pronte per il suo utilizzo.
“In un’area molto vasta siamo intervenuti prontamente – dichiara il comandante – ponendo sotto sequestro questi 20 fabbricati ed altri posti nella zona a verde. Allo stato ci sono tre indagati e ci si sta muovendo per procedere subito all’abbattimento con ausilio del locale Utc. In questi giorni, attraverso l’utilizzo di droni di supporto dell’agenzia dell’area nolana è stato possibile mappare l’intera area”.

