San Giuseppe Vesuviano, ipotesi di infiltrazioni della criminalità: arriva la commissione d’accesso

Il Prefetto di Napoli, Marco Valentini, su delega del Ministro dell’Interno, ha nominato la Commissione di indagine presso il Comune di San Giuseppe Vesuviano per verificare la sussistenza di tentativi di infiltrazione e/o di collegamenti della criminalità organizzata nel nel contesto dell’amministrazione del Comune.
La Commissione di indagine, formata da un  viceprefetto,  un Commissario capo  e un  capitano della Guardia di Finanza , avrà tre mesi di tempo, salvo ulteriore proroga di altri tre mesi, per indagare sull’attività svolta in questi anni dall’amministrazione guidata dal sindaco Vincenzo Catapano.

Palma Campania, vendeva droga nel suo minimarket :arrestato 47enne

Vendeva droga nel suo minimarket. Carabinieri arrestano 47enne

A Palma Campania i Carabinieri della locale Stazione hanno arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio un 47enne del bangladesh già noto alle ffoo. I Carabinieri hanno notato che nel minimarket del 47enne a via nuova nola i clienti che entravano difficilmente uscivano con le buste della spesa e il target dei consumatori – tra l’altro – non rispecchiava molto quello del cittadino generico medio. Perquisita l’attività commerciale, i militari hanno rinvenuto e sequestrato 100 grammi di hashish, 46 pasticche della pericolosissima droga yaba, 1 bilancino di precisione e vario materiale per il confezionamento della sostanza stupefacente. La droga era nascosta sotto uno scaffale. L’arrestato è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa di giudizio.

Somma Vesuviana, la storia attraverso la lettura di documenti del passato: la chiesa di S. Maria a Castello

Lo storico francese Lucien Febvre (1878 – 1956) chiarisce bene che compito dello storico è unire insieme, nella ricostruzione dei fatti, le informazioni fornite dai documenti scritti e quelle delle fonti materiali intese nella maniera più ampia. L’indagine storica, quindi, può progredire e giungere a risultati di conoscenza solo se riesce a collegare nel modo migliore i dati che provengono dalle diverse fonti. E’ il caso, come vedremo, della storia della Chiesa di S. Maria a Castello.     Il 19 gennaio del 1623, il Preposito Generale della Congregazione dei Pii Operai, Padre Don Carlo Carafa (1561 – 1633) comprò da Giovan Domenico di Mauro, per mano di Notar Marco Antonio Izzolo, lo loco con case chiamato S. Maria a Castello nella Terra di Somma con molti territori contigui a detta chiesa (cit. D. Parisi). A riguardo, il religioso comprò quel sito, col peso del censo da pagarsi ogni anno al diretto proprietario, dopo aver venduto il suo bestiame e ricavato mille scudi. La suddetta Congregazione era stata istituita da Papa Gregorio XV (1554 – 1623) il 1° aprile del 1621. In quella masseria, distante dal centro del paese, esisteva, già nel 1561, una chiesa senza rettore, Santa Maria de lo Castro, provvista di tre tovaglie, un messale, due candelabri in legno, una conam magnam cum imagine B(ea)te Marie de relevo (del sollievo), quamdam conam parvam cum imagine Nativitatis, un panno vecchio ed ingiallito per l’altare ed una mediocre campana. Oltretutto, un’acquasantiera in marmo – situata attualmente sulla destra dell’entrata, recante la scritta sulla base A(n)no Salv(atoris) No(st)re (i) MDLI, cioè 1551 – ci porta ancora indietro di altri dieci anni. Nel 1586 era rettore tale Fabio Lanario dimorante, allora, in Roma. Nel 1616, invece, il rettore era Ottavio d’Alessandro, che per sua devozione celebrava una Messa ogni sabato, non avendo detta chiesa né rendite, né arredi sacri (Santa Visita 1616). La chiesetta era ubicata poco distante dalla regia cappella di Santa Lucia di epoca angioina (1271 ca.). Padre Carafa si ritirò in austera contemplazione in quella sua masseria con tre sacerdoti, e qui visse per alcuni anni una dolce vita, attuando i suoi propositi missionari. In questa chiesa, dicesi, che vi collocasse similmente una statoa della Beatissima Vergine scolpita in legno, come ci riferisce il parroco di San Giorgio Martire, Don Antonio Figliola, in uno estratto di una sua relazione del 1713, pubblicata sul libro del Padre domenicano Serafino Montorio dal titolo Zodiaco di Maria, ossia le dodici province del regno di Napoli del 1715. Certamente, questa notizia non concorda con la Santa Visita del 1561; infatti, all’epoca, come abbiamo già letto precedentemente, il Vescovo nolano Antonio Scarampo attestava già in loco una venerata conam magnam cum imagine della Vergine de relevo (statua della Vergine del Sollievo), detta popolarmente di Castello; inoltre, Padre Pietro Gisolfo, successore di Carafa alla guida della congregazione, non fa nessun accenno alla statua nella sua opera Vita del P.D. Carlo Carafa del 1667. Quel luogo, comunque, divenne subito un rifugio per tutti quei poveri contadini del posto che, conoscendo la pietà del religioso, andavano a rifornirsi gratuitamente di legna, vino, pane, frutta e così via. Don Carlo Carafa si fermò in questo luogo solitario fino al 1929: lasciò la chiesetta per andare a fondare un’altra casa religiosa a Montedecoro, attuale frazione di Maddaloni. A tal riguardo, il Vescovo di Caserta – riferisce Padre Pietro Gisolfo – gli fece dono di una cappella dove era venerata, sin dal 1626, un’immagine votiva della Madonna. Padre Carafa, vedendo che il sito di Maddaloni era più confacente al fine che pretendeva, vendette subito quello di Somma e con quei denari comprò la terra sufficiente per costruire un nuovo complesso intorno a quella venerata cappella. La piccola struttura sommese, infatti, con i suoi terreni contigui, fu rivenduta nuovamente dal Carafa alla famiglia di Mauro, stavolta a d. Francesco Antonio. La scelta di Carafa di vendere la struttura sommese era dovuta anche al fatto – riferisce Padre Gisolfo – che per mantenerla vi bisognava spesa non ordinaria, oltre il peso insopportabile del censo. In questo modo stiede quella cappella fino all’anno 1631 – riporta il Rev. D. Antonio Figliola – quando sdegnato il nostro Dio per li peccati commessi in questo Regno dispose castigare questi Popoli coll’orribile eruzione del Monte Vesuvio. La cappella di Castello fu interamente distrutta dalla furia del vulcano. Dalle rovine fu rinvenuta la sola testa della Madonna,  che, come ben sappiamo, fu inviata a Napoli ad un eccellente scultore, affinché fosse ricostruito il busto. La tradizione, all’epoca, attesta il primo miracolo avvenuto alla figlia storpia dello scultore. Il 2 dicembre del 1637 morì Padre Colacito, eremita per trenta anni in questo luogo sacro. All’epoca la chiesa faceva parte dell’ ottina della Parrocchia di San Giorgio Martire. Intorno al 1650 – conclusi definitivamente i lavori di ricostruzione, grazie al benefico intervento del nobile Antonio Orsino, peraltro anche cofondatore della nobile Congrega della Morte – la statua della Vergine, dopo aver sostato nella più vicina chiesa di San Lorenzo, fece ritorno trionfalmente con una solenne processione nella sua cappella nel giorno dell’Ottava di Pasqua di Risurrezione. A riguardo, Don Antonio Figliola, nella sua relazione del 1713, non specifica quale giorno dell’Ottava fosse all’epoca: la tradizione popolare, però, confida nel VII giorno, cioè Sabato in Albis. Nel 1654, l’Università spese carlini trenta per lo quadro del Beato Gaetano, messo nella d(ett)a Chiesa. Il 27 gennaio del 1662, Francesco Antonio di Mauro lasciò per testamento al Venerabile Monastero delle Donne Monache Carmelitane della Città di Somma il territorio su cui era costruita la chiesetta di S. M. a Castello. Lo storico Francesco Migliaccio, nelle sue notizie inedite, ci narra di una controversia nata tra le monache e d. Giuseppe Orsino – procuratore ed amministratore, insieme a d. Ridolfo Marano, dei beni di detta chiesa già dal 1656 – circa l’attribuzione delle oblazioni raccolte, in quanto la chiesa ricadeva sul territorio lasciato alle consorelle dal suddetto Francesco Antonio di Mauro, come già riferito precedentemente. Il nobile Giuseppe Orsino, come riferisce lo storico Angelo Di Mauro, chiamato in paese con il soprannome di sparapose, era un personaggio molto ambiguo, fratello di quel d. Antonio Orsino che aveva finanziato la ricostruzione della chiesetta. La causa arrivò, addirittura, dinanzi al Vescovo di Nola, Mons. Francesco Gonzaga, e alla Curia Metropolitana di Napoli. La sentenza, alla fine, stabilì che d. Giuseppe Orsino non doveva più intromettersi nelle cose della chiesa di Castello e, oltretutto, doveva consegnare chiavi, paramenti e tutto altro, e dare i conti. All’epoca della contesa, nel 1622, come riferisce un documento dell’Archivio della Collegiata di Somma (busta 54), allegata agli altri documenti, vi era anche una supplica cittadina, in cui si attestava che la chiesetta era stata riedificata dagli stessi abitanti già 200 anni prima. La notizia, quindi, ci assicura che la cappella era già esistente intorno al 1462 circa. Le consorelle, comunque, come padrone del luogo, mantennero al servizio della chiesa alcuni romiti e la fornirono di arredi sacri e di ogni altro bisognevole decoro. Il sabato e la domenica in Albis vi facevano celebrare una solenne festa in onore della Mamma Regina Maria cui, col presente Figlio e Spirito, sia a laude e gloria per tutti i secoli dell’eternità (Lapide del Palazzo Coppola in via Castello). Il 21 aprile del 1707 morì, all’età di ottanta anni, Frate Antonio Vignali, eremita di detta chiesa, ove dimorava da circa trenta anni. Il 13 dicembre del 1749, il frate Domenico Capasso, eremita, morì e fu ivi sepolto. Nel 1744, come attesta il Catasto onciario borbonico, la cappella era grancia del monastero delle Carmelitane. Nel 1751, era ancora affidata alle cure delle monache, mentre nel 1767 stavasi restaurando (Migliaccio Francesco, Notizie di Somma Vesuviana dal 1268 al 1885 – 1939, inedito). Precedentemente, il 27 marzo del 1752, Frate Giosafat de Madero morì all’età di 104 anni, mesi uno e giorni 8. L’eremita, vissuto per ben 74 anni in solitudine, locum ampliavit vetustae Cappellae, sepulturam pro eremitis effodit, turrem pro campana extruxit, et campanam semel et iterum ruptam renovavit, cellulas edificavit, et habitationes restaurando multiplicavit, et in quella sepultum fuit. Nel 1800, il terreno vitato di circa moggia due, che circondava la chiesetta, apparteneva a d. Gennaro e d. Giuseppe de Felice, come si attesta nella Descrizione dei territori della pianta di Somma del cartografo Luigi Marchese di quell’epoca. Nel 1829, afferma lo storico Francesco Migliaccio, la chiesa dicasi di essere di pertinenza dei PP. Domenicani di Napoli; lo stesso si diceva nel 1855, quando la cappella fu trovata in buono stato. Il prof. Raffaele D’Avino afferma, però, che nel 1834 la chiesa era stata già ceduta dai Domenicani al parroco Don Pietro di Mauro, cui si avvicendò il nipote Don Felice di Mauro (teologo). Comunque, dopo diversi passaggi ereditari tra la famiglia di Mauro, la chiesetta passò, dapprima, alla famiglia Majello (1840 – 1850) e, successivamente, ai de Felice (1866 – 1873), per poi ritornare ai di Mauro (1877 – 1914). Nel 1920 circa, la struttura fu acquistata da Suor Angelina Coppola da Marigliano. In questo luogo, la religiosa si trasferì con un nucleo di orfanelle, tra cui ricordiamo la singolare figura di Assunta Ferruccio di Bisaccia, la cui figura è stata già ricordata dallo scrivente in un articolo del 2018.  Nel 1947, gli eredi di Suor Angelina alienarono il luogo sacro a favore delle Suore Francescane Elisabettine, dette Bigie, da cui l’Amministrazione cittadina – esaudendo l’ardente voto del popolo sommese – lo riscattò, ordinando, nel 1957, rettore il Rev. Don Armando Giuliano. Nel 1964, venne finalmente aperta dall’Amministrazione Provinciale una strada che collegava, finalmente, il centro del paese con la chiesa.
Plastico dello scultore Giorgio Perna (D. Parisi)
All’epoca, fu anche presentato un progetto di una nuova chiesa per poter sopperire all’accoglienza dei numerosi fedeli provenienti da ogni dove. Di quel progetto dell’Architetto Michele Sebastiano Cennamo rimane, attualmente, solo un vecchio plastico (vedi foto) costruito e fotografato, all’epoca, dall’appassionato scultore Giorgio Perna (cit. D. Parisi).

Il generale La Gala lascia il comando provinciale di Napoli e al suo posto arriva il generale Scandone

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”Sono stati due anni intensi e totalizzanti, una galoppata frenetica verso il raggiungimento di un obiettivo: essere vicini alla gente e aiutarla nei problemi quotidiani”. Con queste parole saluta Napoli il generale Canio Giuseppe La Gala, comandante del Comando provinciale dei Carabinieri di Napoli, trasferito al Comando generale dell’Arma di Roma dove assumerà la guida del IV reparto Sostegno logistico delle forze. A guidare il Comando provinciale di Napoli arriverà il generale di brigata, Enrico Scandone. In occasione dell’incontro con la stampa, La Gala ha ripercorso il lavoro compiuto nel capoluogo campano definendolo ”fatto col cuore, incalcolabile e quantificabile solo dalle emozioni vissute”.  “Oggi – ha concluso La Gala- avverto più di quando sono arrivato nel 2019 il privilegio che ho avuto di essere a capo di una squadra di straordinari professionisti”

Elezioni comunali, il Pri: “A Napoli sì a Manfredi, ci rappresenta”

Riceviamo e pubblichiamo.  “Il Pri a Napoli sosterrà senza remore e con convinzione il candidato sindaco Gaetano Manfredi: parliamo di un profilo di alto spessore, la persona giusta per risollevare le sorti della città”. A dichiararlo è Salvatore Piro, segretario regionale del Partito Repubblicano Italiano. Il Pri è, dunque, pronto a scendere in campo per Manfredi in vista delle imminenti elezioni comunali. “Come abbiamo fatto per le regionali in Campania, porteremo nostri candidati all’interno dello schieramento di centrosinistra, nel quale ci riconosciamo in pieno. Cercheremo di essere presenti non solo a Napoli ma in tutte le grandi città chiamate al voto”, continua Piro.

Marigliano, in scadenza la presentazione delle osservazioni al Piano Urbanistico Comunale

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Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Marigliano   Scade domani, venerdì 30 luglio, il termine per la presentazione delle osservazioni al Piano Urbanistico Comunale di Marigliano adottato nel mese di maggio scorso dall’Amministrazione Comunale. Per partecipare al procedimento di formazione del PUC, chiunque può presentare le proprie osservazioni al Piano inviando una PEC,  con imposta di bollo, all’indirizzo: protocollo@pec.comunemarigliano.it. oppure consegnando un supporto cartaceo, in duplice copia, di cui una in bollo, al protocollo generale del municipio di Marigliano. I documenti del Piano sono consultabili al sito http://www.comunemarigliano.it/ cliccando sulla sezione “amministrazione trasparente/pianificazione e governo del territorio”, oppure scaricabili accedendo al seguente link https://drive.google.com/drive/folders/1BJnjwheHBjFN9JICeOBLQ95KKPBsumdU Terminata questa fase si aprirà quella della valutazione e dell’eventuale recepimento delle osservazioni che, come previsto dalla legge regionale, durerà altri 60 giorni. Le osservazioni costituiscono un’importante finestra di partecipazione, che si aggiunge all’ampia fase di raccolta di idee e proposte portata avanti dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Peppe Jossa durante il processo di redazione della proposta di piano attraverso gli incontri tematici pubblici svolti online e la promozione di un questionario in rete. Gli esiti di questo processo sono stati resi noti attraverso due report allegati al Puc e hanno dato vita ai tre progetti strategici del Piano: “Il sistema policentrico delle eccellenze storico-archeologiche per il rilancio della città”, “La rete della mobilità sostenibile per la riconnessione tra le aree urbane e le nuove centralità” e “Il parco multifunzionale dei paesaggi agrari per la valorizzazione delle filiere agroalimentari e la riconnessione ecologica”. I progetti strategici presentati non sono elaborati a carattere prescrittivo, ma definiscono gli indirizzi e le prospettive di sviluppo per la città, individuando una molteplicità di progetti potenziali da candidare sulle importantissimi risorse stanziate dall’Europa nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Il Piano, ulteriormente implementato dalle indicazioni e dalle proposte provenienti dai cittadini, dalle associazioni, dai professionisti attraverso lo strumento delle osservazioni, potrà essere inviato al parere degli enti competenti per raccogliere ulteriori altre indicazioni prima dell’approvazione finale. Nelle more delle indicazioni della Legge Regionale, l’amministrazione comunale guidata dal  sindaco Peppe Jossa, con l’assessore  al ramo Anna Terracciano, ha definito un iter di ampia partecipazione, per rendere il nuovo PUC quanto più condiviso è possibile.

Mariglianella, tappa regionale Miss Italia. Valeria Esposito eletta miss provincia di Napoli

Riceviamo e pubblichiamo
Sabato 24 luglio si è svolta a Mariglianella la tappa regionale del concorso nazionale Miss Italia . Diverse sono state le ragazze fasciate Ma a Vincere il primo posto come Miss provincia di Napoli è stata: Valeria Esposito 23 anni di Marigliano ,iscritta alla facoltà di matematica presso il Campus di Fisciano ,aspira a diventare una futura insegnate .
 
Cura diverse passioni : la fotografia, perché grazie ad essa immortalo  eventi e momenti che possono essere rivissuti solo tramite quel determinato scatto; la moda, grazie alla quale ha ottenuto diversi risultati.
Nel 2016 vince Titolo Nazionale di  ‘Miss Ragazza Cinema OK ; in possesso già di un titolo provinciale di Miss Italia come 6°Classificata nel 2018 .  Partecipazione al reality fashion show ideato da Emanuele sicignano, Programma basato su gare di stilisti di alta moda Roma attraverso la creazione di abiti propri creati a tema .
Nel 2018 diventa una delle ragazze seguite da Paola Barbaro e dal organizzazione “Miss Sant’Anastasia”
Dove nello stesso anno vice una delle fasce più importanti promesse dal concorso Miss Sant’Anastasia, la fascia “Miss Magma corallo” ( una delle fasce più ambiente del concorso nazionale Miss Magma di Liborio D’Urzo)
Inizia così il suo percorso nella moda diventa protagonista e ballerina in diversi videoclip dei Desideri. Nel 2019/2020 diventa una delle modelle più richieste per diversi calendari e  Indossatrice per diversi stilisti sia campane che nazionali
Ha partecipato come comparse in diversi film come: “Made in Napoli  i desideri” andato in onda su real time; “Made in sud” di Alessandro Siani
Testimonianza Mia (Paola Barbaro): “È una delle ragazze più importanti per me nn solo per la sua bellezza ma per il suo carattere sprizza energia da tutti i pori e nonostante la differenza d’età andiamo molto d’accordo soprattutto perchè mi somiglia molto ha sempre voglia di inventarsi e di partecipare è un peperino proprio come me e non si stanca mai”.
Testimonianza Mia (Valeria Esposito): “le mie vittorie le ho sempre dedicate ai miei genitori che mi sostengono sempre questa per me è un’altra conquista importante che non cambierà comunque il mio modo di essere realista e anche un po pazzerella lo ammetto ma nonostante tutto nonostante le mie vittorie . Resto sempre la ragazza semplice della porta accanto”

Sant’Anastasia, siglato il protocollo d’intesa tra l’ente comune e la fondazione Nicole Amore

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Sant’Anastasia   Stamattina presso la sala giunta del Comune di Sant’Anastasia, è stato siglato il protocollo d’intesa tra l’ente comune e la fondazione Nicole Amore che prevede la cessione in comodato d’uso gratuito dell’omonimo palazzo, sito agli ingressi del Parco nazionale del Vesuvio. L’Amministrazione comunale intende presentare alla Regione Campania il progetto di restauro del complesso storico – architettonico – ambientale di Palazzo Nicola Amore. Il Sindaco Carmine Esposito dichiara: “ Sono molto soddisfatto di aver ripreso un vecchio progetto di quando sono stato Sindaco nel 2010, un progetto messo nel dimenticatoio dalla passata amministrazione che non ha mai compreso l’importanza strategica della riqualificazione dell’immobile come attrattore culturale e turistico. La nostra idea è quella di renderlo “Porta del Parco”, un laboratorio per la promozione della cultura e delle tradizioni Anastasiane e vesuviane. Ringrazio il presidente del Cda della fondazione e presidente dell’ordine degli Avvocati di Napoli Avv. Antonio Tafuri, con il quale stamattina ho firmato il protocollo, con l’auspicio di una proficua e fattiva collaborazione.

Saviano, bimba muore poco dopo il parto prematuro: indagati tre ginecologi dell’ospedale di Nola

Riceviamo e pubblichiamo dallo Studio3A   Il dramma si è consumato il 21 di luglio all’ospedale di Nola, vittima una coppia di Saviano che ha presentato esposto. Disposta e già effettuata anche l’autopsia   Il giorno prima, dopo i vari esami, era stata subito dimessa e rassicurata: lei e la sua creatura stavano bene. Ma l’indomani si è consumata la tragedia. Dopo l’esposto presentato dai genitori, che sono assistiti da Studio3A, la Procura di Nola, attraverso il Pubblico Ministero dott.ssa Anna Musso, ha aperto un procedimento penale con l’ipotesi di reato di omicidio colposo in ambito sanitario per la morte di una bambina avvenuta mercoledì della scorsa settimana, 21 luglio, venti minuti dopo un parto prematuro e d’emergenza, in circostanze tutte da chiarire, presso l’Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Santa Maria della Pietà dell’Asl Napoli 3 Sud. Il Sostituto Procuratore ha altresì iscritto nel registro degli indagati, anche come atto dovuto per dare loro modo di nominare eventuali consulenti di parte per gli accertamenti tecnici non ripetibili, tre ginecologi del reparto che hanno seguito la partoriente e ha disposto l’autopsia sul corpicino, già effettuata ieri, 28 luglio. Vittima del dramma una coppia di Saviano (Napoli). La giovane mamma, di 25 anni, era giunta quasi al sesto mese di una gravidanza, peraltro non la sua prima, non del tutto tranquilla. La donna da circa un mese era soggetta a perdite vaginali di sangue e per questo era spesso costretta a ricorrere alle cure del presidio ospedaliero di Nola, dov’era seguita da uno dei dirigenti medici dell’Uoc di Ostetricia e Ginecologia, il dott. V. C. Il 20 luglio la venticinquenne lamentava forti algie addominali e nel pomeriggio, alle 17.30, si è fatta accompagnare dal marito al Pronto Soccorso dell’ospedale nolano, da dove poi è stata trasferita in Ginecologia per gli accertamenti di rito e rimandata a casa alle 19 con tutte le rassicurazioni del caso circa il buono stato di salute, suo e del feto che portava in grembo. Persistendo però i dolori all’addome e le perdite di sangue, l’indomani, 21 luglio, alle 8.30, la mamma si è fatta riportare al S. Maria della Pietà dal coniuge e papà della nascitura: una bambina, come emerso dall’ecografia morfologica, che si sarebbe dovuta chiamare Alessia. Dopo la solita trafila per l’accettazione al Pronto Soccorso, la paziente è stata condotta in reparto per effettuare il tracciato cardiotocografico. Ma stavolta è emersa una situazione completamente diversa e ben più grave di quella del tutto “regolare” prospettata solo la sera precedente. Dopo mezzora la signora ha avvertito il marito, costretto dalle misure anti-Covid ad attendere all’esterno, che i medici, in seguito ai risultati degli esami, avevano deciso di trasferirla in un’altra struttura attrezzata per curare i bimbi prematuri, ravvisando evidentemente la necessità di un parto d’urgenza. Parto – naturale – eseguito subito dopo, ma purtroppo la piccola non ce l’ha fatta: è nata viva, la mamma l’ha sentita emettere i primi vagiti, ma è spirata venti minuti dopo in incubatrice. Avvisato dalla stessa moglie per telefono del terribile epilogo, il papà è corso in Ginecologia, per accertarsi delle condizioni della compagna, per fortuna non in pericolo di vita anche se comprensibilmente sotto shock, e per chiedere spiegazioni sull’accaduto al dottore che li seguiva, il quale però si è limitato a riferire che erano insorte delle complicazioni e che la bambina era troppo piccola. Sconvolti dal dolore, e non riuscendo a capacitarsi di cosa fosse successo, di come la situazione potesse essere precipitata nell’arco delle poche ore trascorse tra il monitoraggio della sera del 20 luglio, risultato regolare, e i tragici fatti della mattina del 21, i due genitori per fare piena luce sulla vicenda e per essere assistiti, attraverso il consulente legale Vincenzo Carotenuto, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, e il giorno stesso il papà della bimba, d’intesa con la compagna ancora ricoverata all’ospedale, ha presentato denuncia querela presso la stazione dei carabinieri di Saviano chiedendo all’autorità giudiziaria di dare corso a tutte le indagini del caso per chiarire le cause del decesso e per verificare eventuali responsabilità da parte dei sanitari. Richiesta riscontrata dal Pm di Nola dott.ssa Musso che, come detto, ha aperto un fascicolo e indagato tre ginecologi. Decisivi per ottenere le prime risposte saranno i risultati della perizia autoptica sulla salma e sulla placenta affidata dal magistrato al medico legale dott. Nicola Balzano, che ha eseguito l’esame ieri, mercoledì 28 luglio, e che poi dovrà anche vagliare tutta la documentazione clinica posta pure questa sotto sequestro.

Striano, conflitti di interesse nel PUC: l’opposizione discute con i cittadini

Riceviamo e pubblichiamo

Sabato 31 luglio 2021, alle ore 10.00, presso il “Cantiere del gusto” di Striano, alla via Farricella prima, l’opposizione al consiglio comunale incontra i cittadini per discutere dell’adozione del Piano Urbanistico Comunale, passato al vaglio dell’assise consiliare lo scorso 24 luglio.

Sul tema della documentazione adottata, l’opposizione ha registrato numerose incongruenze e conflitti di interesse del sindaco Antonio Del Giudice e di alcuni consiglieri comunali. Sulla base di queste informazioni, gli esponenti dei gruppi consiliari “Liberi di scegliere” e “Esserci” hanno presentato un esposto ai Carabinieri, alla Procura della Repubblica, all’ANAC e alla presidenza del consiglio comunale nonché agli uffici regionali e metropolitani competenti. Nel corso della discussione in consiglio comunale, i vari interventi sui temi evidenziati nell’esposto sono stati molto accesi e animati.

L’idea dell’incontro di sabato prossimo è quella di svelare le verità celate dietro il piano urbanistico e, soprattutto, tutti gli aspetti di incongruenza e incompatibilità registrati dall’opposizione. Sarà l’occasione anche per far conoscere alla cittadinanza il piano adottato e lo spunto per le osservazioni che ogni singolo cittadino potrà elaborare nei prossimi mesi.