Ottaviano: il vialetto d’ingresso della Chiesa di San Lorenzo ridotto a parcheggio…

0
3

Quelle auto parcheggiate a pochi metri dalla porta della Chiesa di San Lorenzo possono diventare, al di là delle intenzioni dei proprietari, il simbolo della crisi dello spirito civico prodotta dalla pandemia: un simbolo preoccupante,  perché presente in un “luogo” che è stato per secoli centro vitale della storia sociale di Ottaviano. Nell’immediato, possono bastare una catena che impedisca l’accesso alle auto e una cura più continua della pulizia degli spazi su cui si affaccia la chiesa.

 

 

Il 7/ 9/ 1756 Carlo III di Borbone, Re delle Due Sicilie ( e di Gerusalemme), vietò con decreto “ la caccia nelle falde delle due Montagne di Somma e del Vesuvio, riserbate” al suo “innocente piacere”. I confini della Riserva vennero tracciati lungo le strade che giravano intorno alle due Montagne, e formavano un sistema il cui asse era la strada dello Sperone. Il “giro” partiva da Portici, attraversava Torre del Greco e “ Torre dell’ Annunziata”, toccava “ l’osteria di Tre Case, posseduta da Benigno Cirillo, alias Sepella”, costeggiava il Piano del Mauro, e, a seguire, “ il Campitello, la Chiesa della Madonna della Scala, l’Osteria della Zabatta, la Chiesa di San Leonardo, la Chiesa e il Convento di San Lorenzo” in Ottajano. Anche nel muro di questa Chiesa che è ancora oggi costeggiato dalla strada venne incastrata, a indicare il confine, la lastra con la “ R” di Riserva, sormontata dalla corona reale (vedi immagine in appendice). San Lorenzo era, nell’’800 una piazza piena di vita. A poca distanza l’una dall’altra funzionavano quattro bettole, condotte da Antonio Minichino, Michele Liguori, Luigi Saviano “Russetto” e Giuseppe Grillo, che era di Sant’Anastasia. Nella sua bettola a Casalvecchio il Minichino “mesceva” anche l’aglianico che i suoi fratelli importavano dalla Basilicata, circa 5000 litri ogni anno. Sulla strada, là dove oggi c’è la Farmacia Scudieri, teneva bottega Vincenzo Perillo, “caffettiere e speziale manuale”, che gestiva una “caffetteria” anche presso la Taverna del Passo: qui si giocava a bigliardo, e anche i nemici del Perillo, che non erano pochi, dovevano ammettere che intorno a quel bigliardo non succedeva mai una rissa, i giocatori si comportavano tutti con esemplare correttezza. Forse perché sapevano che con don Vincenzo non si scherzava: il fratello Giovanni, sensale, era sospettato, prima dalla polizia borbonica e poi da quella “italiana” – i poliziotti erano gli stessi, cambiava solo la divisa – di esigere la “camorra” sul mercato dei cavalli sia a Nola che a Pagani. Nel Novecento San Lorenzo è stata la “piazza” di grandi parroci, di associazioni cattoliche operose e attente ai problemi della società, di un “asilo” storico; è stata la piazza del Circolo “A.Diaz”, quando il Circolo contava centinaia di soci – e molti erano i giovani – e partecipava ai campionati di calcio regionali e organizzava il Palio e “pesava” nella storia sociale della città. E proprio ora che il parroco, don Salvatore Mungiello, sta riannodando, con intensità di amore e di cultura, tutti i fili della storia della Chiesa di San Lorenzo, non è giusto che la piazza  diventi l’immagine di una Ottaviano scossa da una crisi economica e sociale di cui la pandemia ha svelato ampiezza e profondità.

Il viale d’accesso alla chiesa e le aiuole hanno un significato profondo: già percorrendo quel viale i fedeli si preparavano e si preparano all’incontro con il Verbo e con le sacre immagini, e in quelle aiuole siedono ancora gli anziani, a osservare la strada, a raccontarsi le loro “strade” e i loro “viaggi”, ad augurarsi che il Circolo “A. Diaz” non chiuda per sempre le sue porte. Don Luigi Pisanti diceva che lo spazio della chiesa incomincia già dal confine della strada. E dunque quelle auto parcheggiate nel vialetto sono un segno nefasto: ci dicono che della storia di ieri non ci interessa più niente, e che oggi ci importa solo di noi stessi. Quelle auto possono diventare, al di là delle intenzioni dei proprietari, il simbolo della crisi che sta lacerando i valori e la sostanza della comunità, anche perché nelle strade laterali non mancano i posti per parcheggiare. Serve, per ora, una catena che impedisca l’accesso alle automobili, e serve una cura più continua della pulizia degli spazi su cui si affaccia la Chiesa del Martire Lorenzo.