Somma Vesuviana, l’antico quartiere Casamale è il vero centro medievale della città?

Se il Casamale è il centro medievale originario della città di Somma, perché l’unica sua parrocchia, quella di San Pietro, era posta fuori dalle mura? E’ dimostrabile – spiega lo storico locale Dott. Domenico Russo – che il Casamale, nel XIII secolo, non era il vero centro medievale del paese e che, nello stesso tempo, il locus di S. Lorenzo era il vero nucleo abitativo.      Il Dott. Domenico Russo nasce a Somma Vesuviana nel 1955. Laureato in medicina e chirurgia, direttore ASL, sin da giovane ha sempre coltivato un forte interesse per la storia vesuviana, dando particolare risalto alle vicende della sua città. La sua prima conferenza a Somma avviene all’età di 17 anni presso il glorioso Circolo Sociale. Nel 1973 riordina, accuratamente, l’Archivio storico dell’Insigne Collegiata. E’ stato tra i promotori del trasferimento del vecchio Archivio Storico cittadino nella nuova sede attuale, intitolata all’ Ing. G. Cocozza. Ha promosso tutte le operazioni di restauro delle opere pittoriche presenti nelle chiese di Somma. Presidente del Comitato di gestione della Biblioteca civica R. Arfé, ha pubblicato un centinaio di contributi di ricerca su riviste quali Summana, Quaderni vesuviani, Sylva Mala, Summae Civitas e Impegno e dialogo della Biblioteca diocesana  San Paolino. Profondo ricercatore di storia locale ed esperto bibliofilo, ha dato alle stampe inoltre: Riccio di Palma cittadino sommese, uno dei tredici a Barletta (2003) in collaborazione con Raffaele D’Avino; Somma nei manoscritti di Francesco Migliaccio (2006).  Ha curato sia la stesura del testo Notizie storiche ed artistiche sulla Chiesa Collegiata nel 2014, che la trascrizione e la ricerca bibliografica ed archivistica del volume Storia della famiglia de Curtis del marchese Camillo de Curtis. Grazie ai suoi appassionati studi, infine, ha acquisito circa 1500 citazioni dai Registri Angioini, assemblando le ricerche degli storici locali Alberto Angrisani e Francesco Migliaccio. Dott. Russo, da sempre il quartiere Casamale è stato ritenuto dai contemporanei il primo e vero centro medievale di Somma. Che ne pensa a proposito dopo le ultime sue acquisizioni? “Tutti gli storici, che si sono occupati di Somma, hanno sostenuto che il quartiere Casamale, già agli albori del 536 d.C. (quando il generale Belisario avrebbe chiamato i sommesi a ripopolare Napoli) doveva essere stato il centro civile fortificato e che solo all’inizio del XVII secolo – quando si esaurirono le lotte che nei secoli precedenti avevano creato l’esigenza della città fortificata – il quartiere più a valle, Prigliano, quello che oggi corrisponde al centro di Somma, ebbe il suo decisivo sviluppo. Prima di approfondire, però, la questione, dobbiamo contrastare subito due tesi completamente infondate: la prima, che il Casamale, inteso come quartiere, compaia documentato nel 1011 per la prima volta; la seconda, che esso potrebbe essere stato costruito su una struttura o pagus romano. L’attenta lettura del documento del 1011 attesta solamente la presenza della famiglia Causamala e non del quartiere. Alcuni documenti, inoltre, ci dimostrano, ancora, che nel 1268, Somma era divisa in un’area feudale, forse appartenente agli Spinelli, e un’ indipendente amministrazione civica. A quel tempo, il Casamale non era considerato  ancora un quartiere, ma era un vasto appezzamento diviso in quattro o cinque proprietà della famiglia omonima (Causamala). Il dominus del tempo avrebbe concesso, come vedremo, la lottizzazione di questa grossa area subito a valle del sito principale, che gravitava intorno alla parrocchiale chiesa di San Lorenzo ai piedi del castello montano. A riguardo, a conferma, nel processo ai Proditores (1268) non appare il toponimo Casamale, ma sono annoverati: Pirillanum, La Risina, Sancto Sosso, Pumpillianum, Trivio Campionis, Lupuczu, Riello, Lucriro de la dopna, Sanctu Johannes. Compaiono, in più, oltre a Pietro, i fratelli Giovanni e Ruggero e Filippo Causamala, a riprova della forza di quella famiglia”. Risulta vero che il Casamale sia stato costruito su un antico insediamento romano? “Confermo che è priva di fondamento l’ipotesi che il Casamale sia stato costruito su un insediamento romano con decumani e foro. Fantasiosa, poi, resta l’idea, neanche ipotesi, che il largo Collegiata potesse essere stato un antico foro di un’inesistente città romana. Abbiamo dimostrato, attraverso prove scritte e documentali, che, fino ai primi decenni del XIX secolo, la piazza Collegiata era molto meno ampia di quella attuale, avendo un palazzetto proprio di fronte, dove ora si apre un portone dell’attuale proprietà Angrisani, già Cutolo. Al Casamale, intorno al I secolo d. C., esisteva soltanto una villa romana localizzabile sotto l’attuale palazzo Orsino/Colletta/Papa, posto di fronte al portale dell’ Insigne Collegiata. La villa, di cui conosciamo uno dei primi proprietari, L. Cantinio Rufo, ha lasciato tracce considerevoli nel muro di cinta del vicolo Lentini, dove si possono ancora oggi vedere basi di torcular inglobate ab antiquo nelle mura di contenimento. Sempre nel giardino Cutolo/Colletta, vi era una lapide con un’iscrizione, che avrebbe testimoniato l’esistenza di un tempo di Bacco, ma il compianto prof. Enrico Di Lorenzo, dopo un serrato esame paleografico, attestò invece la sua origine cinquecentesca”. Quindi ribadisce che il Casamale non è il nucleo più antico di Somma? “Già nel 2003, avevamo prospettato la possibile ipotesi che il quartiere Casamale fosse nato dall’assegnazione di quell’area ai quattro capifamiglia sopra attestati o ai loro successori che dovevano per forza maggiore essere in numero ancora maggiore. E siamo dell’ ipotesi che il vero nucleo medievale per eccellenza di Somma fosse, invece, il borgo di San Lorenzo, posto nell’attuale località di S. Maria delle Grazie a Castello, attorno alla chiesa omonima, di cui oggi esiste solo il perimetro e qualche rudimentale pietra. A riguardo, vari indizi avvalorano ancor più la nostra ipotesi: a) l’essere il borgo San Lorenzo posto alla base dell’ antica arce normanna (oggi, Santuario di S. Maria a Castello); b) la vicinanza della necropoli tardo antica ancora poco più a monte; c) l’essere S. Lorenzo antica grancia della famosa chiesa benedettina di Sant’Angelo in Formis; d) in ultimo, la residenza dell’archipresbiter (arcipresbitero). Possiamo ipotizzare, quindi, come dicevamo precedentemente, con una certa attendibilità, che i quattro fratelli Causamala si spostarono poco più a valle, prendendo possesso o conducendo in locazione quelle aree che poi diventeranno il quartiere Casamale. Prima che in un documento comparisse, come vedremo, il toponimo Casamale, esistevano già nel territorio di Somma diverse forme di aggregazioni territoriali, come il burgo attorno alla chiesa di S. Giorgio martire nel 1253 ed un distinto burgus Piczulis alla fine del Duecento, quest’ultimo con ovvio riferimento ad una prestigiosa famiglia che negli anni successivi avrà un ruolo forte nella corte angioina. Oltretutto, quando negli anni passati discutevo con gli indimenticabili e compianti maestri, Giorgio Cocozza e Raffaele D’Avino, chiedevo il motivo per cui il Casamale, il centro medievale della città, avesse l’unica sua parrocchia, quella di San Pietro, posta fuori dalle mura. Ecco che forse le nostre ultime acquisizioni sono la prova incontrovertibile che il quartiere Casamale non fu il locus centrifugo”. Quando appare, allora, il toponimo Casamale? “Il primo documento ufficiale con la citazione dei quartieri, tra i quali è annoverato il Casamale, è del 18 settembre 1326. Annotiamo che il documento è intitolato Pro universitate hominum platee priliani de Castro Summe a riprova che nel 1326 Somma, non era solo una Città con i suoi casali, ma che il quartiere Casamale era totalmente sviluppato dal punto di vista urbanistico. Il testo, in questione, così recita: Homines dicti castri suorumque Casalium ex quadam consuetudine ibidem ab hactenus introduca per quator divisi quarteria, videlicet Casamale, Margarita, Prilianum et Casalia (traduzione: Gli uomini del detto castrum e dei suoi Casali, secondo un’ usanza, risiedono (vivono) fino ad oggi in quello stesso luogo ora diviso in quattro quartieri, vale a dire Casamale, Margherita, Prigliano e Casali). Il registro che lo attesta – non più consultabile, in quanto distrutto dal nefasto incendio da parte dei tedeschi nel 1943 a San Paolo Belsito – è il n°304, f.271t, corrispondente al reg.1336E della vecchia classificazione. All’ inizio del Trecento, quindi, sotto il Regno di Roberto d’Angiò, erano in uso tre antroponimi per designare i quartieri della città: Casamale, Margarita e Prigliano. I Casali, a quel tempo, erano gli attuali Comuni di Sant’Anastasia, Pollena Trocchia e Massa di Somma. Dei tre antroponimi, oggi sono utilizzati solo quello del Casamale e di Margherita, mentre quello di Prigliano scomparve dai documenti amministrativi alla fine del XVIII secolo, permanendo ancora nella cartografia del tempo”.

Un’invasione da “sceneggiata”: quando il brigante Pilone espugnò Terzigno

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Pare, a leggere gli atti, che tutti gli abitanti di Terzigno sapessero che quel 25 marzo i briganti di Pilone avrebbero invaso la loro città: solo il capitano della Guardia Nazionale, che aveva l’incarico di controllare il territorio, non ne era informato. Le dichiarazioni rese davanti al giudice da alcuni cittadini inducono a pensare che certe pagine di storia si ripetano da sempre, con implacabile continuità.   La lunga deposizione che Nicodemo Bifuco fu Nicola, proprietario di 29 anni, capitano della G.N. di Terzigno, rese al giudice subito dopo l’assalto al posto di guardia che da lui dipendeva, è soprattutto un’accusa limpida e robusta quanto meno alla sua incapacità.  Egli dichiarò che molte guardie della sua compagnia erano infide, ma dovette ammettere che nessun provvedimento aveva preso per difendere il paese dalle loro trame e per impedire che accadesse quello che accadde. Dalla ricostruzione che egli fece dei fatti risulta che tutti sapevano, fuori che lui, che quel 25 marzo 1862 Pilone avrebbe invaso Terzigno. Quel giorno Gaetano Iuliano, maniscalco, già segnalato “per il contegno continuamente disprezzevole” verso il Bifulco e il partito liberale, s’allontanò dal posto di guardia, poiché il figlio era venuto a dirgli che bisognava correre a casa di Vincenzo Ranieri “Mangiamelelle”, per trattare con qualche “medela” il suo mulo ammalato.  Stava tornando, il maniscalco, al posto di guardia, quando, a suo dire, i briganti gli piombarono addosso e gli strapparono il fucile: lo conoscevano bene, avendo bussato qualche sera prima alla sua porta, e chiesto e ottenuto del vino sotto lo sguardo attento di una vicina di casa. Che ne parlò al giudice, pur aggiungendo, a lenire gli effetti della spiata, che il maniscalco si piegava a Pilone solo per “timore”.  Per tutto il giorno il panettiere Carlo Rosa, che era guardia nazionale – il che non gli impediva di continuare a manifestare il suo disprezzo per i liberali – fu più agitato del solito.  Stava di guardia, ma non volle calzare il képi d’ordinanza e sull’imbrunire si allontanò dal suo posto con il collega Basilio Bianco, a cui voleva far gustare il suo vino. La sorella del Rosa, intanto, “sentendo un gran freddo”, mandava il figlio di 10 anni a chiamare il marito Domenico Pisani, “sospetto ladro e spia della banda”, che stava ad oziare nel caffè di Giuseppe Boccia, perché si ritirasse immediatamente in casa. Domenicantonio Ranieri si fece rimpiazzare, e il figlio, un ragazzetto di 12 anni, svelò poi al giudice Costantino che pochi giorni prima era venuta a casa sua “una grande quantità di armati”, che avevano molto bevuto con suo padre; lui, da un suo nascondiglio, li aveva a lungo osservati con un suo cuginetto, che gli aveva indicato un uomo assai alto e robusto, dalla barba nera, e gli aveva detto che quello era Pilone. L’invasione di Terzigno non fu una passeggiata trionfale; la gente non scese in piazza, né sventolò i fazzoletti bianchi. Alcune guardie si batterono con coraggio contro la comitiva: il capo aveva portato con sè Luigi Ranieri “il Gagliardo”, Luigi Carillo, Francesco Napodano, Luigi Auricchio, Giovanni Pagano, Domenico Cirigliano, Luigi Panariello, Angelo Ranieri “Cazzullo”.  Il bottino fu poca cosa: una tromba, qualche fucile arrugginito, qualche baionetta. Anche questa volta la retata, eseguita poche ore dopo l’attacco dai carabinieri di Ottajano al comando del brigadiere Luigi Sacchetti, tirò su solo pesci piccoli . Su indicazione del Bifulco vennero arrestati alcuni militi della G.N., i genitori di Napodano, la madre e la sorella del Carillo, la madre del “Gagliardo”, quella di Pagano e Maria “Puzzacane”, accusati quasi tutti di fornire viveri ai figli e ai loro compagni e di distribuire abitini della Madonna del Carmine, come aveva ordinato Pilone.  Furono messi in carcere anche alcuni braccianti che si riunivano ogni giorno, all’alba, alla Croce di Boscoreale “per ritrovare fatica”: non c’erano prove contro di loro, ma la polizia pensò che sapessero qualcosa sugli spostamenti della banda, spostandosi di frequente anche loro per le masserie e le vigne del territorio secondo la volontà dei caporali. Vincenzo Albano, capitano della G.N. degli Avini e del Flocco, cercò di sfruttare i fatti di Terzigno per regolare i conti con il padre Tommaso, che, rimasto vedovo,s’era messo una domestica in casa, ne aveva avuto un figlio e ora minacciava di diseredare i figli legittimi. Il capitano fece circolare la voce che il vecchio aveva “sollecitato” Pilone contro di lui e pregò una sua parente di confermare quella voce al giudice con qualche “piccola aggiunta”.  Ma la donna svelò tutta la trama raccontando “quanto la verità e la coscienza suggerivano”. Nicodemo Bifulco difese il sarto Domenico Iervolino e il bettoliere Gennaro Annunziata, che, trovandosi la sua bettola in un luogo isolato, non poteva inimicarsi nessuno, e tanto meno Pilone. Qualche sospetto lo fece cadere, invece, su Luigi Menichino, che non negò d’aver fornito vino ai briganti, ma tacque sul banchetto che, a casa sua, aveva offerto a Pilone e ad alcuni “piloniani”. Gennaro Mazza, ventottenne figlio del sindaco e capo della G. N. di Ottajano, fu cauto sul Menichino, proprietario facoltoso e sensale: disse di avere rapporti di amicizia non con lui, ma con il fratello Giuseppe, “ufficiale garibaldino e noto liberale”.  Ma alla povera gente l’idea che fosse una colpa grave parlare con Pilone o regalargli un fiasco di vino appariva balzana.  Pareva che i giudici e i carabinieri non mettessero nel conto la paura; Pilone invece ne conosceva a tal punto il peso che si divertiva a compromettere i galantuomini, o mostrando deferenza per loro o chiedendo del vino e del pane con una gentilezza più convincente di qualsiasi minaccia.  Lo stesso Bifulco non negò che durante l’assalto i briganti avevano scaricato pistole e fucili sulle facciate di tutti i palazzi dei galantuomini, in piazza, di fronte alla chiesa dell’Immacolata,  ma  non avevano  sparato sul palazzo in cui  abitava la Signora Bifulco, madre del capitano.  

Gli adulti sgangherati diventano invisibili e i loro figli si rifugiano altrove…

Osservare adulti e ragazzi insieme, padri, madri e figli, maestri e alunni, è uno spasso, talvolta una farsa, qualche volta una soddisfazione: approcci imbarazzati alla ricerca di un modello di riferimento, inconsapevolezze relazionali, ma anche buona volontà di capirsi, nel senso proprio di intendersi nei linguaggi, quasi sempre un misto di vicinanza corporea e lontananza educativa. Nelle città invisibili gli occhi si guardano senza vergogna e ciò che si è non è mai contrabbandato con messe in scena da dilettanti. Nelle città visibili, invece, è difficile guardarsi, forse perché distratti dalle fantasmagorie social, dai reality permanenti, dalle supertracce che bisogna lasciare perché i piccoli possano rimanere incantati dalle gesta folli dei grandi.   Eppure gli incontri fra generazioni sono sempre un po’ speciali, perché nutriti in gran parte dalla innata tendenza a mostrarsi migliori di quel che si è, a nascondere pensieri negativi, a dotarsi di un’attrezzatura affettiva adeguata, ma anche ad esprimere un invito a farsi compagnia forse poco chiaro, ma netto nelle sue manifestazioni. I sistemi comunicativi, per dirla difficile, sono antitetici. Gli adulti vanno dalla melliflua condiscendenza, al giovanilismo d’accatto, qualche volta sono spietati e crudeli, ma altre volte, e per fortuna sono i casi di gran lunga più frequenti, definiti dal mutuo bisogno di essere accettati e dal desiderio di farcela a chiedere aiuto, cosa facilissima per un ragazzo e ancor più per un bambino, ma difficilissima per un adulto, che si crede sempre una specie di condottiero anche se sgangherato e incerto. Il libro di Francesco Pira “Figli delle app” (Franco Angeli ed.) descrive i risultati di queste palesi difficoltà comunicative. Rifugiarsi nei social, per esempio, è per il 69% dei preadolescenti un’abitudine e perfino tik tok, riservato a chi ha più di tredici anni, è invaso da ragazzini già dalla primaria. Come prima gli adulti erano figli della tv, instupiditi dalle banalità, così oggi i loro ragazzi per il 49,7% sono dipendenti dallo smartphone più di cinque ore al giorno. Calciatori e veline i sogni dei padri, influencer e youtubers l’orizzonte dei figli. Mi direte che sono i soliti dati con cui fare superflue e inutili crociate e che questa è la realtà! Risponderò che certo, è così, questa è la realtà, ma bisogna farci i conti e non assumerla come una fatalità. Tra tutte le possibilità che abbiamo, per affrontare situazioni così potenzialmente dannose, c’è quella di attraversare i meccanismi comunicativi dei ragazzi, imparare i loro alfabeti prima di giudicare. Proprio come fa un esploratore: caschetto, binocolo, ricerca e cautela. Ci accorgeremmo di Jonathan Galindo e di Blue Whale sulle sfide sociali estreme che si spingono fino all’autolesionismo e al suicidio o, ancora peggio, faremmo caso alla tendenza a crearsi un profilo falso o un’identità altra, in maniera da eludere il controllo dei genitori, quando il controllo c’è, perché spesso la riluttanza e la colpevole pigrizia si sostituiscono alla vigilanza educativa. In queste condizioni chi aiuta i ragazzi a distinguere tra la ricerca del vero e le palesi falsità? Chi riesce a invertire le priorità dando all’informazione serena il primato sulla disinformazione dilagante? Potrà mai essere l’inganno la misura del rapporto con gli altri? Risuoneranno certamente le voci di ragazzi in gamba che aiuteranno gli adulti ad avere coraggio; sono sicuro che ciò accadrà, se non fosse altro per la forza della vita che li caratterizza, ma insieme alle loro dovrebbero risuonare le voci degli educatori, esploratori capaci di scegliere l’accompagnamento e le competenza dell’empatia alla fuga o peggio all’autoritarismo alimentato dai divieti che tutto coprono. Non è forse la voglia di parlare che si camuffa nella rete? Si fa fatica a riconoscerla è vero, ma essa giace intatta nel cuore dei ragazzi. E aspetta.  

Striscia La Notizia a Nola: scoperte farmacie che rilasciano Green Pass “anomali”

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  Nola – A poche ore dall’entrata in vigore dell’obbligo di Green Pass sui luoghi di lavoro sugli schermi nazionali arriva il caso Nola. L’inviato di Striscia La Notizia Luca Abete è stato a Nola dove ha scoperto che a Nola che  ci sono farmacie che rilasciano il Green Pass con test che da normativa non sarebbero validi per ottenere il certificato, come il test salivare rapido. Abete è andato a chiedere spiegazioni e il servizio è andato in onda stasera nel programma satirico condotto in questa edizione dalla coppia Vanessa Incontrada-Alessandro Siani. IL VIDEO

Drone europeo prodotto allo stabilimento Leonardo: l’annuncio di Di Sarno

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Gianfranco Di Sarno del M5S nella Commissione Difesa della Camera dei Deputati e parlamentare campano ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“La Commissione Difesa della Camera dei Deputati ha approvato nel pomeriggio di ieri, 13 ottobre, il programma pluriennale del progetto del drone europeo «Euro Male» che avrà importanti e positive ripercussioni sullo stabilimento Leonardo e più in generale anche su altre parti del territorio campano. Si tratta di un’importanza leva economica per le nostre aziende e per i lavoratori del settore, che potranno così uscire dall’attuale situazione d’incertezza.
L’onere complessivo del programma approvato è stimato in poco più di 1.900 milioni di euro, dal 2021 al 2035, ripartito secondo un cronoprogramma che potrà, progressivamente, trovare evoluzione/perfezionamento attraverso sinergie realizzabili tra il Ministero della Difesa il Ministero dello sviluppo economico.
Su proposta del nostro Capogruppo la Commissione ha espresso una osservazione affinché venga garantito il sostegno da parte del Governo alle aziende del comparto difesa impegnate o potenzialmente impegnabili nel programma, con particolare attenzione alle piccole e medie aziende, al fine dell’accrescimento del know-how nazionale e dell’occupazione. Il programma interesserà prevalentemente i settori industriali delle costruzioni aeronautiche, della realizzazione di apparati elettronici e per le telecomunicazioni a elevato contenuto tecnologico, nonché il settore della ricerca con il coinvolgimento di piccole e medie aziende che realizzano apparati avionici, per le telecomunicazioni (trasmettitori, ricevitori, antenne), per l’elettronica (circuiteria, processori) nonché apparati di Information Technology.
Il sistema, sviluppato in cooperazione internazionale, è stato concepito in modo da garantire una completa integrazione con il contesto degli spazi aerei utilizzati anche dal traffico civile, recependo e rispettando i requisiti e le prescrizioni previste per operarvi, rimuovendo di fatto le attuali limitazioni operative esistenti per gli assetti a pilotaggio remoto. Dopo un lungo iter ministeriale e l’approdo in Commissione per una sua rapida e positiva conclusione, esprimo piena soddisfazione per l’approvazione del programma e confermare il nostro impegno a vigilare ora sulla piena attuazione dello stesso.

Somma Vesuviana, il presidente Sommese: “Polemiche dannose alla città”

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Riceviamo e pubblichiamo dal Presidente del Consiglio Comunale Peppe Sommese   SOMMA VESUVIANA .- “Non è il tempo delle polemiche ma quello della responsabilità e del coraggio”. Così il Presidente del Consiglio Comunale di Somma Vesuviana, Giuseppe Sommese. “Alla Consigliera Aliperta ed a quanti alimentano inutili e perniciose polemiche comunico e sottolineo che presto sarà convocato il Consiglio Comunale (ho già provveduto a convocare la conferenza dei capigruppo per Martedì 19 c.m) e che le convocazioni dell’Assise cittadina sono temporalmente in linea con le altre Istituzioni, regionali e nazionali. D’altra parte nessuno può mettere in discussione la mia personale sensibilità, politica ed istituzionale. È fin troppo evidente che siamo in presenza di forzature strumentali, di uscite ‘da palcoscenico’ che hanno già il sapore di campagna elettorale”. “Non è, ripeto, il tempo delle polemiche. Saranno discusse, come è sempre stato, tutte le mozioni. Ci sarà spazio, come è doveroso che sia, per tutte le osservazioni pertinenti ma, nel contempo, sia ben chiaro a tutti che gli unici danni che si arrecano alla nostra Comunità nascono da chi genera instabilità, da chi costruisce polemiche semplicemente per visibilità e propaganda, nella affannosa ricerca di qualche “like” in più. Fin quando ricoprirò questo ruolo, non consentirò a chicchessia di delegittimare la massima Assise cittadina. Soprattutto non consentirò di confondere i luoghi istituzionali con quelli della becera quanto sterile propaganda”

Albero abbattuto dal vento finisce in strada, auto rischia grosso

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  POMIGLIANO D’ARCO – Paura nella mattinata di oggi a Pomigliano d’Arco. In via Alcide De Gasperi, nella zona di Parco delle Mimose, un albero è finito in strada, abbattuto dalle raffiche di vento che hanno spazzato la città. Per questione di attimi l’arbusto non si è abbattuto su un’utilitaria che in quel momento stava transitando nella zona. Successivamente sono intervenuti i tecnici del Comune che hanno provveduto a rimuovere l’albero ripristinando la normale circolazione.

L’allerta vento

Rispettate le previsioni che avevano indicato quella di oggi come la giornata più critica con i venti spireranno molto forti (con raffiche) e il mare si presenterà molto agitato. L’allerta meteo per vento e mare riguarda tutto il territorio della regione Campania fino alle 14 di domani. La Protezione civile della Regione Campania ricorda agli enti competenti di attivare il monitoraggio del verde pubblico e delle strutture esposte alle sollecitazioni dei venti e del moto ondoso nonché di porre in essere tutte le misure atte a prevenire, mitigare e contrastare i fenomeni attesi.

Somma Vesuviana, scontro epistolare tra il presidente Sommese e i firmatari della mozione sul comandante dei vigili

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 Torna d’attualità la vicenda del comandante della polizia municipale. Il presidente del consiglio comunale Giuseppe Sommese ha risposto alla mozione presentata dai consiglieri Vincenzo De Nicola, Adele Aliperta, Angelo De Paola e Vincenzo Neri, tutti di maggioranza o ex maggioranza, con la quale chiedevano al consiglieri di esprimersi sulla delibera di giunta per annulla l’assunzione di un istruttore direttivo di vigilanza ex art. 110 del tuel. Nella riunione dello scorso 6 ottobre la giunta però ha rimodulato il piano del fabbisogno, stralciando le assunzioni programmate. A questo punto sarebbe superfluo dunque discutere della mozione, essendo superato dal nuovo piano e quindi il presidente Giuseppe Sommese ha chiesto il ritiro della mozione. L’argomento resta comunque molto caldo e i firmatari sono comunque intenzionati a discutere la mozione per verificare le posizioni interessate dal nuovo piano approvato dall’esecutivo Di Sarno e la proposta di concorsi pubblici per assumere dipendenti. Tant’è che alla richiesta di Sommese, incentrata sulla necessità di facilitare i lavori di un prossimo consiglio comunale denso di argomenti, hanno replicato la consigliera Adele Aliperta e il consigliere  Vincenzo De Nicola. Quest’ultimo ha sollecitato la convocazione del consiglio sostenendo che il ritardo produca un effetto dannoso e penalizzante sulla città di Somma Vesuviana e ha asserito che vi sia la “necessità” di discutere la mozione. La Aliperta, ugualmente, sostiene che il ritardo nella convocazione dell’assise sia dannosa e ribadisce che “le mozioni vanno sempre portate in consiglio comunale come da regolamento e che solo in quella sede la presidenza potrà rivolgersi ai firmatari per eventuale invito al ritiro al quale sin d’ora comunico di non voler aderire”.

Frode a Enel e Italgas, 14 indagati: utenze fantasma e contatori alterati

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    NOLA – Un’indagine della Procura di Nola squarcia il velo sul sistema delle frodi ai danni delle società di energia elettrica e gas.   Nella mattinata di oggi, nelle province di Napoli e Salerno, i militari della Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Marcianise hanno eseguito un’ ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa, su richiesta della Procura della Repubblica di Nola, dal G.I.P. del locale Tribunale nei confronti di 14 soggetti (di cui due sono stati ristretti in carcere, uno agli arresti domiciliari ed undici sottoposti all’obbligo di dimora). Nei confronti dei medesimi soggetti, è stata altresì emessa misura cautelare reale concernente il sequestro preventivo diretto per un importo pari ad euro 462.400,00. 2I soggetti coinvolti, risultano indagati a vario titolo per i reati di: – “associazione a delinquere (art 416 co. 1,2,3,5) _finalizzata al compimento di furti aggravati (624 e 625 c.p.) e truffe (art. 640 c.p.) realizzati in concorso con taluni titolari di attività commerciali, in materia di energia elettrica e gas naturale». Il procedimento nel cui ambito sono stati emessi i suddetti provvedimenti cautelari ha ad oggetto un’ampia e capillare attività investigativa svolta, dal mese di novembre 2015 al mese di dicembre 2017, dai Carabinieri del N.O.R. — Sezione Operativa della Compagnia di Marcianise- con attività tecniche (intercettazioni telefoniche ed ambientali) servizi di osservazione, controllo e pedinamento, perquisizioni e sequestri. Tale attività investigativa ha permesso di individuare e documentare l’esistenza di un vero e proprio “mercato illecito” che agisce in vera e propria “concorrenza” rispetto ai fornitori di energia elettrica e di gas nazionali, attraverso la commissione di una serie indeterminata di reati —specie truffe e furti aggravati- avvalendosi di un’organizzazione di tipo “imprenditoriale”, dotata di mezzi, luoghi e persone per il conseguimento dell’illecito profitto ai danni di aziende erogatrici di servizi di fornitura di energia elettrica e gas, tra cui ENEL e ITALGAS, per un controvalore di complessivi euro 3.300.000,00 circa. 4   In particolare, l’attività investigativa svolta, peraltro, con l’ausilio di personale specializzato Italgas ed Enel, ha consentito di appurare le sofisticate modalità con cui si concretizzavano le azioni criminose: manomissione dei contatori con alterazione dei circuiti elettronici, alterazione del cronografo, installazione di radiocomando per l’interruzione comandata delle “fasi”, volture ripetute nel tempo con intestazione fittizia in capo a soggetti inesistenti ovvero a soggetti ignari delle operazioni delittuose in corso. Sono stati tradotti in carcere i sessantenni N.E. e C. A. quali “capi-promotori” ed ideatori delle particolari tecniche fraudolente utilizzate nella commissione dei reati fine. In particolare, entrambi: provvedevano alla materiale manomissione dei contatori con diverse tecniche anche innovative; fornivano direttive agli altri associati in merito alla gestione dei diversi clienti provvedendo, all’occorrenza, a fornire assistenza tecnica e/o amministrativa, in prima persona, per le pratiche di intestazione fittizia delle forniture o incaricando altri associati di seguito indicati con il ruolo di tecnico elettricista; riscuotevano direttamente dai clienti e/o dagli altri associati con il ruolo di “commerciali” referenti di zona sul territorio, i compensi mensili (o periodici) a titolo di “canone” per il servizio prestato; provvedevano alla spartizione dei predetti proventi delittuosi fra gli associati; inoltre, uno di essi, in particolare N. E. era anche addetto ad istruire e curare le pratiche “amministrative” fraudolente finalizzate alle fittizie intestazioni delle forniture energetiche. E’ stato posto agli arresti domiciliari L.G., dipendente della società Italgas Spa.   Altri 11 soggetti sono stati sottoposti all’obbligo di dimora nel comune di residenza. In particolare: – R. G., classe 59, dipendente della società Enel SpA, ▪ sei soggetti quali «procacciatori” e “referenti” sul territorio dei diversi clienti ai quali garantivano, oltre che l’istruzione dell’ iter burocratico per l’intestazione, nella maggior parte dei casi fraudolenta, della fornitura energetica, anche l’assistenza «tecnica” fornita attraverso i restanti associati aventi competenze tecniche e/o amministrative; inoltre, riscuotevano i compensi periodici dai clienti per il servizio reso dall’associazione, che provvedevano successivamente a consegnare ai capi promotori, nonché altri quattro “collaboratori fidati” con il ruolo di svolgere compiti affidati dai capi-promotori, come, fra gli altri, la riscossione dei compensi illeciti, nonché l’esecuzione di piccole riparazioni di impianti elettrici dei clienti; in particolare uno di essi forniva anche la propria disponibilità ad intestarsi società “fittizie” in capo alle quali far risultare l’attivazione di nuove forniture, e ciò in favore di clienti rispetto ai quali non erano più praticabili le altre modalità fraudolente per assicurarsi gratuitamente l’erogazione delle forniture energetiche.  

Vede polizia e si mette a scappare sul corso: era ai domiciliari

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  Torre del Greco – Eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Martedì pomeriggio gli agenti del Commissariato di Torre del Greco, durante il servizio di controllo del territorio, hanno notato in corso Umberto a Torre del Greco un uomo che, alla loro vista, si è dato alla fuga. I poliziotti lo hanno raggiunto e bloccato identificandolo per Michele Loffredo, 35enne corallino, già sottoposto agli arresti domiciliari per inottemperanza agli obblighi e alle prescrizioni inerenti la sorveglianza speciale, e lo hanno arrestato poiché destinatario di un’ordinanza di sostituzione della misura in atto con quella della custodia cautelare in carcere, emessa lo scorso 7 ottobre dal Tribunale di Torre Annunziata – Sezione Penale, poiché resosi responsabile di quattro evasioni nel mese di settembre; inoltre, è stato denunciato per evasione.