Blitz alla Cisternina, 37enne di Somma fermato con 51 pallini di cocaina

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    Carabinieri arrestano alla Cisternina un 37enne di Somma per spaccio. Antonio Pinto ha 37 anni e vive a Somma Vesuviana. I carabinieri però lo trovano nella “Cisternina” tra i palazzoni di cemento di edilizia popolare, nel comune di Castello di Cisterna. Durante una perquisizione, i militari della sezione operativa locale rinvengono 51 palline di cocaina, 10 dosi di crack e 183 euro in contante ritenuto provento illecito. Pinto che nascondeva la droga nelle tasche è finito in manette per detenzione di droga a fini di spaccio ed è stato poi sottoposto ai domiciliari in attesa di giudizio

Blitz dell’Antimafia tra Somma, Nola e Marigliano: 11 arresti per le piazze di spaccio

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  Nel corso della notte, in Nola (Na), San Vitaliano (Na), Somma Vesuviana (Na), Marigliano (Na) e Roma, i militari della Compagnia Carabinieri di Castello di Cisterna (Na) hanno dato esecuzione ad unprovvedimento cautelare, emesso dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti, complessivamente, di 11 indagati (di cui 2 già in detenuti, 2 agli arresti domiciliari ed i restanti in stato di libertà) raggiunti da gravi indizi di colpevolezza, a vario titolo, di “associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti”, nonché della commissione di reati in materia di sostanze esplodentie danneggiamento, con ambito di operatività in San Vitaliano, Marigliano e centri limitrofi. Il provvedimento cautelare in questione (8 custodie cautelari in carcere, 2 AADD ed 1 obbligo di presentazione alla PG) costituisce l’epilogo di una articolata attività d’indagine avviata nell’anno 2019 – coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli – condotta dalla Compagnia Carabinieri di Castello di Cisterna e dai CC Stazione di Marigliano che, oltre a documentare le dinamiche criminali in atto nel territorio di San Vitaliano e Marigliano per il controllo e la gestione delle “piazze di spaccio” da parte di componenti della famiglia Filippini, in particolare due fratelli e un nipote, ha permesso di: – accertare la destinazione di una parte del territorio urbano, in particolare il rione Pontecitra di Marigliano, a centrale operativa dell’attività di traffico di droga in grado di soddisfare quotidianamente numerose richieste di stupefacente da parte degli acquirenti che si recavano, durante tutto l’arco della giornata, dalla mattina alla sera presso gli isolati 5 e 9 del rione per ricevere lo stupefacente; – la sussistenza di una rete articolata di pushers e di vedette che, sotto la costante supervisione dei responsabili della piazza di spaccio, garantivano, secondo turni di lavoro ben organizzati, l’attività di vendita al dettaglio; – acclarare la disponibilità di armi da parte di alcuni dei componenti del gruppo criminale, sequestrando 3 pistole con matricola abrasa, relativo munizionamento ed 1 taser; – ricostruire la causale della collocazione di un ordigno esplosivo in danno di un esercizio commerciale di Marigliano nel fine di evitare la dissociazione dall’organizzazione di uno dei sodali, gestore dell’attività.

Scuole, si cambia ancora (forse per sempre): ridotti i giorni di quarantena obbligatoria

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Cambiano ancora le norme anticovid per la scuola italiana, lo ha deciso il Consiglio dei Ministri che ha voluto, con questa mossa, semplificare le normative andando così a ridurre ulteriormente i giorni di quarantena. L’obiettivo principale di queste nuove regole per la scuola è limitare il più possibile la didattica a distanza e consentire agli studenti di riacquistare la quotidianità persa negli scorsi anni. In una conferenza stampa, il Ministro dell’Istruzione Bianchi ha tenuto a specificare che nonostante si stia cercando di diminuire le restrizioni, la dad non verrà completamente eliminata in quanto “risulta uno strumento fondamentale” in caso di bisogno e che, pertanto, deve continuare ad essere un ausilio alla presenza qualora ce ne fosse la necessità. Proprio per ripristinare la vita scolastica pre-pandemia, è necessario continuare a vaccinarsi contro il coronavirus. In merito si è espresso il Ministro della Salute Speranza, che ha ribadito quanto il vaccino sia l’unico modo per eliminare gradualmente le restrizioni, in quanto rappresenta uno “strumento di libertà per arrivare ad una nuova fase senza restrizioni“. Le nuove norme circa la quarantena prevedono che per la fascia da 0 a 6 anni, i bambini continuino con la presenza fino a che non si superano i 4 casi di covid, caso in cui si procederà con la dad per 5 giorni. Per la scuola primaria, invece, ci sono delle differenze: superati i 5 contagi in classe, gli alunni non vaccinati andranno in dad, mentre quelli che hanno ricevuto il vaccino o che sono guariti da meno di 120 giorni dal covid continueranno con le lezioni in presenza,con l’obbligo di mascherina ffp2 per docenti e alunni. Per quanto riguarda la scuola secondaria di primo e secondo grado, invece, le regole sono ancora diverse. Da due casi di positività in poi in una classe, gli studenti non vaccinati proseguiranno in dad per 5 giorni, mentre quelli vaccinati, o che sono guariti dal covid da meno di 120 giorni, potranno continuare ad andare a scuola indossano la mascherina ffp2.

Marigliano, data alle fiamme discarica di amianto e alluminio

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MARIGLIANO – Nella giornata di oggi a Marigliano in via Sentino, località Regio Lagno Frezza, sono intervenuti per un incendio gli agenti della Polizia municipale di Marigliano coordinati dal comandante Maggiore Emiliano Nacar.
Nell’incendio erano coinvolti rifiuti di vario genere tra cui materiale di riserva ,oggetti di alluminio, guaina, fibrocemento in particolare amianto, oltre a materiale di derivazione biologica dovuta alla combustione della vegetazione circostante l’area interessata.
Sono stati inoltre, rinvenuti tre grossi sacchi Bianchi contenente amianto a detta della squadra speciale dei vigili del fuoco di Nola. L’area è stata sottoposta a sequestro preventivo dalla polizia locale  E sono state aperte delle indagini a carico di ignoti.

Nella città degli abusi edilizi il Comune sfratta i senzatetto da un asilo: scatta la violenza

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L’ordine di sgombero è stato notificato dalla polizia municipale di Casalnuovo. Con i fondi del PNRR l’asilo della 219 in cui abitano i disperati dovrà essere riqualificato   In una delle città più iconiche della speculazione edilizia napoletana tutta case e palazzoni può anche capitare che i fondi del PNRR inneschino un assalto dei senzatetto. E’ successo al comune di Casalnuovo, lunedi sera. Il sindaco si è barricato nel suo ufficio mentre alcuni senzatetto hanno tentato di sfondare la porta della sua segreteria, in municipio. Scene ad alta tensione condite dal poco edificante “siparietto” di un consigliere comunale che sarebbe riuscito a colpire con una testata un sostenitore di alcuni manifestanti scesi sul piede di guerra contro il primo cittadino. Sono dovuti intervenire i carabinieri, che hanno sedato la protesta in poco tempo. Il primo cittadino, Massimo Pelliccia, ha sporto denuncia. Stessa cosa hanno fatto contro di lui quelli che sono stati accusati da Pelliccia di averlo praticamente preso in ostaggio nella sua stanza. Tira una brutta aria. Casalnuovo ha avuto dal governo 7 milioni e mezzo di euro del PNRR grazie a un progetto che risulta indigesto ai senzatetto le cui varie generazioni vivono da trent’anni nell’asilo nido del rione della ricostruzione, la 219, proprio grazie a un’assegnazione “provvisoria” firmata dal sindaco dell’epoca. Intanto due generazioni di nove famiglie, nonni, mamme, nipoti, che in quell’edificio si sono succedute per tre decenni dovranno sgomberare da lì entro i primi di marzo. La giunta municipale vuole usare i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per riqualificare il mai compiuto asilo. E non vuole sentire ragioni. C’è però tanta rabbia, alimentata da una sensazione forte d’ingiustizia. I locali dell’ asilo che non è mai divenuto tale furono “assegnati” provvisoriamente, nel 1993, a nove famiglie, con tanto di provvedimento ufficiale del sindaco di quel momento, Franco Terracciano. “La commissione consiliare – si legge nel documento datato 21 giugno 1993 – vi assegna questi locali nell’attesa che il Comune acquisti gli alloggi in cui sarete successivamente trasferiti”. Gli alloggi non furono mai acquistati dal Comune. Ora però gli abitanti dell’asilo della vergogna dovranno essere sfrattati. L’avviso di sgombero è stato consegnato dalla polizia municipale. E così nella città in cui l’abusivismo edilizio l’ha fatta da padrone, in cui sono migliaia gli appartamenti privati realizzati nei modi più svariati e “fantasiosi”, un manipolo di senzatetto si ribella facendo riemergere vecchie contraddizioni.

Cercola, bloccato dai carabinieri mentre vuole occupare casa di un’anziana

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  CERCOLA. Prova ad occupare casa di un’anziana ma i Carabinieri lo fermano. 54enne denunciato dai Carabinieri Ha approfittato dell’assenza della proprietaria di casa per tentare di occuparle casa. Fuori per un funerale, una 79enne di Cercola ha lasciato il suo appartamento di Via Matilde Serao e quando ha fatto rientro ha trovato davanti la porta i Carabinieri. Erano quelli della locale tenenza e avevano bloccato un 54enne di Ponticelli. Aveva con sè attrezzi utili per forzare la serratura e se i militari non fossero stati allertati dai vicini avrebbe probabilmente occupato l’abitazione. E’ stato denunciato e dovrà rispondere di possesso ingiustificato di arnesi funzionali allo scasso.

Evasione da 13 milioni sull’importazione delle e-bike cinesi

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    Funzionari dell’Ufficio Antifrode DT IX Campania dell’Agenzia delle Dogane, congiuntamente ai finanzieri del Comando Provinciale di Napoli, e sotto il coordinamento del procuratore delegato di Napoli della Procura Europea EPPO, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di circa 13 milioni di euro nei confronti di quattro società e di due soggetti, rispettivamente, rappresentante legale e amministratore delegato delle stesse. L’attività investigativa ha preso le mosse dall’analisi dei flussi eseguita dall’Ufficio Antifrode DT IX Campania dell’Ufficio ADM di Napoli, delle informative OLAF e dei successivi controlli all’importazione, anche a posteriori, con accesso nelle società, che avrebbero consentito di accertare una vasta frode perpetrata attraverso il meccanismo dell’evasione dei dazi antidumping imposti sulle importazioni di e-bike dalla Cina. Le attività di controllo, durate circa due anni, avrebbero fatto emergere un’evasione del dazio convenzionale, antidumping e dell’Iva all’importazione pari a 13 milioni di euro. Il dazio antidumping sarebbe stato evaso attraverso l’importazione di e-bike smontate dalla Cina dichiarate come pezzi e parti di e-bike invece che e-bike intere. Questo meccanismo fraudolento avrebbe permesso di abbattere fortemente i tributi all’importazione.   La frode, inoltre, sarebbe stata perpetrata con l’utilizzo di società filtro, oltre che attraverso il passaggio della merce per il tramite di società turche, dichiarando una falsa origine Turchia. A seguito delle attività investigative, svolte dall’Ufficio Antifrode della Campania e dall’Ufficio delle Dogane di Napoli 2 – Sot di Nola, è stata interessato l’ufficio di Napoli della Procura Europea che ha assunto il coordinamento dell’operazione delegando anche gli specialisti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli. L’attività interforze ha portato alla denuncia per contrabbando aggravato di quattro società note sul territorio campano e dei rispettivi rappresentanti legali.

Finte dosi di vaccino, la confessione: “L’abbiamo fatto per soldi ma non sappiamo altro”

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Continua l’indagine dei Carabinieri di Napoli sui finti vaccini somministrati tra novembre e gennaio. Dopo aver scoperto le chat incriminanti in cui si è scoperto il modus operandi, Giuliano Di Girolamo e Rosario Cirillo hanno confessato il reato. Era Cirillo, operatore sanitario, secondo la Procura, ad organizzare il tutto prendendo i contatti di coloro che erano interessati ad avere il Green Pass fingendo di sottoporsi al vaccino, mentre Di Girolamo, infermiere procedeva con la finta somministrazione. Pianti, disperazione, scuse durante l’interrogatorio con il gip Enrico Campoli che servono a ben poco se non a fare comprendere il pentimento dei due. “L’ho fatto solo per i soldi” – ammette Cirillo, che poi spiega nel dettaglio come avveniva la messa in scena – “sono solo un operatore, quindi le somministrazioni non le facevo io. Mi occupavo di prendere i contatti dei clienti che erano interessati tramite telefonate e messaggi ma qualcuno chiamava anche l’altro.” De Girolamo poi concede un altro dettaglio, ovvero che la richiesta di iniziare questo lavoro era avvenuta per la prima volta a settembre:” La prima volta ho rifiutato, poi sono tornati dopo due mesi, a novembre, e ho accettato perché avevo bisogno di soldi, non sapevo come fare.” Le confessioni dei due indagati però al momento non bastano. C’è un tassello importante che manca agli inquirenti per ricostruire tutta la vicenda, ovvero chi ha messo in contatto i due e i no vax. Bisogna ora capire com’è davvero nata la truffa dei vaccini, come facevano queste persone a sapere che Cirillo e De Girolamo fingevano di somministrare il vaccino, se c’è qualcuno nell’hub di Capodimonte che vi ha partecipato e soprattutto come hanno fatto i 40 cittadini che si erano accordati con gli infermieri a finire nel box giusto. Gli inquirenti temono ci sia un cerchio molto più ampio rispetto a quello finora ricostruito, soprattutto perché vi sono immischiati anche dipendenti del Ministero dell’Interno, dell’istruzione e famosi imprenditori del napoletano che si sono accordati ricevere la finta somministrazione pagando 150 euro. Inoltre, è stata scoperta una rete di  contatti tra i due infermieri e persone che abitano in Puglia e, anche se i due continuano ad affermare di non sapere da chi sia partita questa storia ma di essersi trovati semplicemente a mettere in atto le procedure, è ormai quasi certo che l’inchiesta sarà più lunga di quanto si potesse immaginare.  

VingustandoItalia, le origini dei piatti tipici napoletani

  …la famosa “Puttanesca”: si crede che la celebre pasta sia nata a Napoli e più precisamene nei Quartieri Spagnoli… Spesso tra i miei amici si parla del buon cibo, dei nostri piatti campani, di quei piatti che esaltano la nostra amata terra e che evidenziano la nostra napoletanità. Durante una fredda sera invernale, ci chiedevamo quale fosse il piatto di pasta tradizionale che più rappresentasse l’essenza napoletana. Ognuno ha scelto un piatto che era a lui caro, che spesso faceva ricordare la sua infanzia, ed a tutti noi sono riaffiorati gli odori e i sapori dei piatti della nonna. Dopo lunga ed accesa discussione abbiamo convenuto che tra i piatti di pasta più napoletani in assoluto, dovevamo menzionare: le candele spezzate con il ragù, gli spaghetti alla puttanesca, lo scarpariello, gli spaghetti con il soffritto, la pasta e patata con la provola, lo spaghetto a vongole, la genovese, la pasta e fagioli, la lasagna e la frittata di pasta. Una varietà enorme e si potrebbe continuare ancora per molto, se solo pensate che ogni provincia, ogni comune e spesso anche rioni e quartieri hanno le loro ricette tipiche, che esaltano sempre la nostra napoletanità. Ma quali sono le origini di tali bontà? Se partiamo dal ragù che deve necessariamente “Peppiare”, cioè sobollire lentamente per ore ed ore, le origini del piatto sono molto antiche e sembra derivi dalla cucina popolare medievale provenzale, risalente al XIV secolo, chiamato “daube de boeuf” (uno stufato di carne di bue mescolato a verdure e cotto lungamente in un recipiente di creta).   Il “ragout” è, invece, un piatto francese posteriore, sempre a base di carne e verdure e si differenzia dal “daube de boeud” solo per ill tipo di carne usata, che generalmente di montone. Questo piatto (il cui nome deriva dall’antico francese “ragoûter” che significa “far rivivere il gusto”) inizia ad apparire nella cucina napoletana solo intorno al XVIII secolo con il regno di Ferdinando IV di Borbone. Passiamo ora alla famosa “Puttanesca”: si crede che la celebre pasta sia nata a Napoli e più precisamene nei Quartieri Spagnoli, infatti all’inizio del XX secolo, il noto rione napoletano era sede di attività di ogni tipo, tra cui alcune case di piacere. Un giorno il proprietario di una di queste “allegre dimore” decise di rifocillare i suoi ospiti inventandosi un piatto semplice e veloce, e fu così che pensò a questa pasta dal nome colorito. Altri fanno riferimento agli indumenti intimi delle ragazze della casa che, per attirare e allettare l’occhio del cliente, indossavano probabilmente biancheria di ogni tipo, di colori vistosi e ricca di promettenti trasparenze.   I tanti colori di questo abbigliamento si ritroverebbero nell’omonima salsa: il verde del prezzemolo, il rosso dei pomodori, il viola scuro delle olive, il grigio-verde dei capperi, la tinta granato dei peperoncini. Altri ancora sostengono, invece, che l’origine del nome sia da attribuire alla fantasia di una ragazza di vita Yvette la Francese, una prostituta provenzale piuttosto autoironica, che dopo aver ideato questo piatto, le affibbiò questo nome in onore al suo mestiere. Quando i napoletani vanno di fretta e non hanno molto tempo per cucinare preparano “’o Scarpariello”. La pietanza nasce nei vicoli dei Quartieri Spagnoli, dove un tempo vivevano gli “scarpari”, cioè i calzolai, che lavoravano ogni giorno nelle loro minuscole botteghe per riparare o fabbricare fantastiche scarpe. Alcuni narrano che le mogli e le sorelle di questi scarpari, non avendo molto tempo da dedicare ai fornelli, preparavano un “pasto veloce” nella pausa pranzo, lo Scarpariello, appunto. Secondo un’altra tesi, invece, questo piatto si preparava con i prodotti avanzati che si avevano in casa, o con quello che regalava (quasi sempre formaggi) allo “scarparo” la gente che non poteva pagarlo. E’ obbligatorio ricordare un altro piatto povero che veniva chiamato anche zuppa forte, il Soffritto. Preparato soprattutto nella stagione invernale e servito su fette di pane casereccio raffermo o utilizzato come condimento per la pasta, solitamente vermicelli. Anticamente venivano utilizzate le interiora del maiale, perché era usanza delle famiglie povere riciclare in cucina tutte le parti di questo animale, aggiungere sugo, rosmarino, peperoncino e alloro. Un tempo lo si preparava in casa, oggi è possibile trovarlo già pronto dal macellaio, basta solo aggiungere dell’acqua e scaldarlo sul fuoco. La ricetta originale, risalente agli inizi del 1800, viene riportata nel primo vero ricettario napoletano, “La Cucina Napoletana”, scritto da Jeanne Carola Francesconi nel 1965. “O zuffritt” veniva venduto nella Napoli antica dalle venditrici di “zuffritto”, casalinghe che preparavano la zuppa forte e poi la vendevano in strada per guadagnare qualche soldo. Cominciavano la mattina presto, perché per cucinare la zuppa ci vogliono almeno 2 ore, ponevano la “fornacella” fuori dalle loro abitazioni, i cosiddetti “vasci” e cuocevano le frattaglie in grossi pentoloni. Le persone che si incamminavano a quell’ora verso il luogo di lavoro usavano fermarsi dalle donne con il “palatone” (grosso e lungo pezzo di pane) per imbottirlo con il soffritto e mangiarlo durante la pausa pranzo. Oggi abbiamo scoperto le origini del Ragù, della Puttanesca, dello Scarpariello e del Soffritto e potrei continuare per ore a scrivere delle nostre pietanze, ma non basterebbe certo un articolo, e allora ci fermiamo e vi rimando al prossimo articolo per scoprire le origini della nostra amata terra.

A Somma arriva il metano nelle periferie

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Somma Vesuviana.       “Le masserie di Somma Vesuviana, quarto territorio della provincia di Napoli per estensione, sono davvero grandi e periferiche. Stiamo portando il metano in queste masserie. Ad esempio abbiamo ultimato la zona di Via Capone e di Via Pietrangeli  nelle prossime ore ultimeremo le condutture anche su via dei Gerani e Via Crocelle Camaldoli. Dunque non solo Led, infatti nelle Masserie abbiamo installato anche tutta la nuova pubblica illuminazione a Led, ma stiamo portando avanti anche la metanizzazione”. Lo ha affermato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano. “Somma Vesuviana ha molteplici Masserie e frazioni come il Centro Storico del  Casamale, Crocelle Camaldoli, Fornaro, Lupa, Masseria Allocca, Matarazzo, Mercato Vecchio, Musciabuono, Paradiso, Pizzone Cassante, Reviglione, Rione Trieste, San Sossio, Santa Maria delle Grazie a Castello – ha concluso Di Sarno –  Santa Maria del Pozzo, Starza della Regina. In alcune di queste il metano è già arrivato ora stiamo estendendo sempre di più la metanizzazione”.                                                                                                                         (Fonte foto: rete internet)