Choc a Villa Betania: parenti aggrediscono tutti e rompono dito a infermiera

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NAPOLI – Ancora violenze in corsia: lo scorso primo marzo è avvenuta l‘ennesima aggressione ai danni del personale sanitario. Come denunciato dalla pagina Facebook dell’associazione “Nessuno tocchi Ippocrate”, i parenti di un paziente trasportato con mezzi propri al nosocomio Villa Betania di Ponticelli hanno aggredito, per motivi ancora da chiarire, la guardia giurata, i medici e un’infermiera addirittura spezzandole un dito. Il personale del Pronto soccorso ha prontamente allertato le forze dell’ordine che sono giunte dopo poco sul posto identificando i responsabili. “Esprimano la nostra solidarietà all’infermiera aggredita e a tutto il personale sanitario che, nonostante i tanti sacrifici e gli sforzi compiuti durante l’emergenza covid, non è mai stato apprezzato in modo concreto e tutelato per davvero, se non a chiacchiere. Ora è il momento di azioni concrete, servono presidi militari all’interno dei pronto soccorso, prima che si verifichi di qualcosa di molto più grave. Le aggressioni sono oramai continue e costanti.” ha commentato il Consigliere Regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli.

Carbonizzato ad Acerra, l’auto è di un uomo di Marigliano sparito

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ACERRA – Orrore nell’estrema periferia acerrana. Un cadavere carbonizzato è stato ritrovato questa mattina all’alba ad Acerra dai Carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna. I militari erano intervenuti in località ‘Ponte dei cani’ per una segnalazione di una Fiat 600 in fiamme. All’interno del veicolo incendiato è stato trovato il cadavere. Indagini sono in corso da parte dei Carabinieri della compagnia e del nucleo investigativo di Castello di Cisterna per l’identificazione del cadavere, per il quale è stata disposta l’autopsia, e chiarire quanto accaduto. La zona è estremamente isolata e solo un agricoltore avrebbe potuto percorrere quel tratto che collega la periferia acerrana alla zona di Marigliano e al Casertano. Al momento tutte le ipotesi restano in piedi. L’identità della vittima. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, l’auto bruciata ad Acerra ed all’interno della quale c’era un cadavere carbonizzato risulta intestata a Domenico Vellega, di 48 anni, nato ad Acerra e residente a Marigliano, già noto alle forze dell’ordine. Ad ora – secondo quanto spiegano i militari – l’uomo risulta irreperibile. Indagini sono in corso da parte dei Carabinieri di Castello di Cisterna. Non si esclude nessuna ipotesi.    

Omicidio nel Vesuviano, 49enne assassinato in strada

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BOSCOTRECASE – Un uomo già noto alle forze dell’ordine è morto dopo essere stato raggiunto da un colpo d’arma da fuoco. E’ accaduto nel primo pomeriggio in via Rio a Boscotrecase. Anche il magistrato di turno sul posto. Si chiamava Gaetano Ariosto e aveva 49 anni l’uomo ucciso questo pomeriggio con un colpo di arma da fuoco in via Rio a Boscotrecase. Originario di Napoli, era già noto alle forze dell’ordine. Sul caso indagano i carabinieri della compagnia di Torre Annunziata.    

Sant’Anastasia, il sindaco Esposito: «Il Puc lo faranno i cittadini»

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di sant’Anastasia.     Domani, alle 17, 30 di venerdì 4 marzo, nell’aula consiliare del Comune di Sant’Anastasia, ci sarà il convegno «Verso il Puc – Opportunità e Prospettive per le attività produttive a Sant’Anastasia». Una nuova tappa del percorso che porterà all’approvazione del Piano Urbanistico Comunale e che introduce una grandissima novità. Ed è il sindaco, che ha tenuto per sé la delega all’Urbanistica, a spiegare: «Il nostro Puc lo faranno i cittadini». «Avremmo potuto – continua Carmine Esposito – semplicemente comunicare lo stato dell’arte, illustrare gli step della redazione del Puc, invece in questo nuovo convegno procederemo in maniera innovativa, distribuendo schede analitiche a tutti i partecipanti e segnatamente ai titolari di attività produttive, economiche, commerciali, turistiche, che potranno così illustrare le necessità di ampliamenti, espansione, infrastrutture, dando a noi ed ai tecnici ulteriori strumenti per la costruzione del piano strutturale  e poi, finalmente, di quello operativo. Sembra una cosa normale, invece credo sia unica, ecco perché ribadisco che il Puc lo faranno i cittadini». Ci si rivolgerà soprattutto agli operatori economici, tenendo conto che a Sant’Anastasia, come in molte realtà del vesuviano, non sono possibili nuove residenze e dunque il Puc disegnerà la possibilità di nuove strade, verde pubblico, infrastrutture e, appunto, supporto concreto a chi voglia rimanere e investire sul territorio con possibilità di sviluppo. «Un procedimento invertito per accompagnare e supportare chi voglia rimanere e investire, solitamente si approva il piano strutturale e poi si dà spazio alle osservazioni, noi abbiamo voluto prima sentire chi davvero dovrà fruire del Piano, accompagnando il futuro di Sant’Anastasia». «Abbiamo in serbo – aggiunge il primo cittadino – di approvare il piano operativo entro dicembre 2022». Nel convegno sarà presentato il DOS (documento di orientamento strategico) che accompagnerà il Puc tenendo conto anche delle linee di intervento per i finanziamenti europei e come questi ultimi andranno ad incidere sul piano strategico operativo. «I tecnici e i consulenti che ci stanno supportando illustreranno chiaramente e con competenza quanto è stato fatto e quanto sarà possibile – prosegue Esposito – ma è particolarmente significativa in questa fase la presenza di Ciro Fiola, presidente della Camera di Commercio di Napoli». Dopo i saluti istituzionali, interverranno Libera Amenta e Anna Attademo (Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli), Giancarlo Senese (Ceo Agemed), Ciro Fiola (presidente della Camera di Commercio di Napoli). Modererà il pianificatore territoriale Giuseppe Servillo e sarà il sindaco Carmine Esposito a concludere.  

Nuova Acerra della discordia nel Puc, DemocraticixAcerra fissa i paletti

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Riceviamo e pubblichiamo ACERRA – Stamane si è tenuta la Commissione di Vigilanza con all’ordine del giorno la verifica della coerenza dell’adottato Piano Urbanistico Comunale agli indirizzi che il Consiglio comunale ha reiteratamente approvato fin dal 2007. “Dopo aver ascoltato la relazione degli intervenuti, ho ringraziato per la convocazione della commissione che mi ha consentito, anche nella qualità di capogruppo, di prendere conoscenza, per la prima volta in sede istituzionale ma anche politica, dei contenuti programmatori dell’adottato PUC” dichiara Salvatore Maietta, componente effettivo della Commissione Vigilanza. “Al netto di ogni riflessione circa la competenza all’adozione del piano alla luce delle previsioni statutarie del Comune di Acerra, ho fatto rilevare che il piano adottato non sembra rispondere al documento fondativo dell’alleanza Centro,Sinistra, approvato in Consiglio comunale con delibera n. 9/2016, che testualmente recita l’Amministrazione Comunale proseguirà nella direzione tracciata di una urbanistica a consumo zero di territorio, in quanto nuove costruzioni sembrerebbero possibili anche su suoli ad oggi non dotati di capacità edificatorie” – aggiunge Salvatore Maietta. “In ogni caso sarà il Ruec (Regolamento Urbanistico Edilizio Comunale), a cui il Piano rimanda in modo continuativo e puntuale, documento allo stato non adottato e di cui si sollecito la trasmissione ai gruppi consiliari, a consentire una comprensione e una valutazione generale definitiva” – conclude Maietta.   Il capogruppo – componente Commissione Vigilanza f.to Salvatore Maietta

Stupefacenti, arrestato a Casalnuovo dalla squadra mobile

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Casalnuovo. Blitz della squadra mobile, eseguito un ordine di esecuzione per la carcerazione. Ieri mattina gli agenti della Squadra Mobile hanno rintracciato e arrestato, presso la sua abitazione in via Caudio a Casalnuovo (all’ingresso della città lato Acerra/Afragola), F.R., 41enne napoletano, in esecuzione di un provvedimento di carcerazione emesso lo scorso 28 febbraio dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di La Spezia – Ufficio Esecuzioni Penali, poiché condannato alla pena di 4 anni, 2 mesi e 13 giorni di reclusione e ad una multa di 40.000 euro per reati in materia di stupefacenti commessi ad Arcola (SP) tra il 2020 ed il 2021.

Musica e ricerca: al 10hp di Marigliano il concerto di Sillaba

Musica in provincia al 10hp di Marigliano. Venerdì 4 marzo, sul palco iconico della musica locale, si terrà il concerto di Sillaba al quale si potrà accedere – come sempre – in maniera gratuita. Quanto ci è mancata la musica dal vivo in questi anni? Quanto forse ci manca ancora in questo tempo “semi-incerto” e quanto però continuiamo a sentirne il bisogno. A Marigliano, Covid a parte, c’è chi da anni ha avviato un percorso di valorizzazione artistica (ovvero: culturale, volta alla promozione del territorio). Infatti da anni il 10hp, che prende il nome dalla “motocicletta” di battistiana memoria, investe nella musica cantautoriale e inedita di Napoli e provincia, vantando esibizioni di tutto rispetto come quelle di: Francesco Di Bella, Zulù, Giovanni Block, Gnut, Sollo, Blindur, Raffaele Giglio, Fede ‘n’ Marlen, Ugo Crepa, le Ebbanesis, Emanuele Ammendola, Riva, Simple Mood, Calmo e Luca Notaro. Dopo gli anni di Newpolitana, l’evento artistico che ha sensibilizzato il territorio all’ascolto del “nuovo”, quest’anno sono tornati alcuni appuntamenti che restituiscono lo stesso spirito delle rassegne passate. È stato possibile ascoltare già Calmo, Luca Notaro, Spaghetti Casanova, Ugo Crepa e Simple Mood. Venerdì sarà la volta di Sillaba Il progetto “Sillaba” nasce dalla collaborazione di tre artiste, Federica Ottombrino voce e chitarra elettrica, Ludovica Muratgia ai pad elettronici e Carla Boccadifuoco alle tastiere e ai cori. In pochi mesi il progetto, da semplice aspirazione diventa concreto grazie all’emergenza covid, vero e proprio sprone per le tre ragazze a non sprecare il tempo offerto e a dedicarsi alla creazione musicale. La lontananza fisica ha paradossalmente costretto ad una connessione ancora più profonda, che ha accorciato di tanto i tempi produttivi tanto dal vederle coinvolte in live importanti a pochi mesi dal loro inizio. Il loro live è composto da 10 inediti in lingua italiana e napoletana. La musica si basa sulla fusione del cantautorato, la scelta delle parole per significato e bellezza, con sonorità elettroniche. La fusione di questi due mondi è funzionale perché le parole diventano immagini che toccano l’emotività mentre la musica riesce a scuotere il corpo. I temi cantati sono quelli legati alla profondità di storie vissute in prima persona e di altre che invece hanno scosso abbastanza da percepirsi come proprie. In uscita il videoclip del loro primo singolo “Parlalleli”. Federica Ottombrino è cofondatrice insieme a Marilena Vitale del duo Fede ’n’ Marlen. Nelle prossime settimane, il 10hp ospiterà anche I Befolky, I Novaffair, Annibale, I Muràl.

Casalnuovo, sgombero dell’asilo occupato dal 1993: il Tar lo sospende

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Il tribunale amministrativo regionale ha per il momento fermato lo sfratto delle famiglie che abitano da anni nella struttura, a cui furono assegnate dallo stesso Comune. La chimera di una casa per i meno abbienti nella città capitale della speculazione edilizia.     Stamattina si sveglieranno senza dover fronteggiare le forze dell’ordine i senzatetto che occupano da anni l’asilo del rione della ricostruzione di Casalnuovo. Questo perché il Tar, il Tribunale amministrativo regionale, ha sospeso l’ordinanza del Comune di dare il via, oggi, allo sgombero forzato della scuola che non è mai entrata in funzione finendo per essere trasformata in un ricovero per indigenti. Nell’ormai lontanissimo 1993 furono gli stessi amministratori comunali ad assegnare questa struttura pubblica ai senzatetto. Un rifugio definito “provvisorio”, in attesa di una sistemazione dignitosa negli “alloggi che avrebbe poi messo a disposizione la municipalità”. Parole scritte nero su bianco, con tanto di firma del sindaco dell’epoca, Franco Terracciano. Parole che però si sono rivelate la solita promessa mancata della politica. E così, dopo trent’anni, l’asilo mai nato è ancora stipato di gente povera e senza casa. Alcuni di loro sono figli e nipoti dei senzatutto che agli inizi degli anni Novanta furono assegnati all’asilo. Sostengono di trovarsi là dentro da sempre, dal primo momento. Altri invece molto probabilmente non possono “vantare” il diritto a stare in quella struttura perché sarebbero sopraggiunti soltanto molto dopo l’assegnazione dei locali, eseguita sul posto tre decenni fa dai politici locali. A ogni modo qualche settimana fa il sindaco, Massimo Pelliccia, ha optato per lo sgombero. “Motivi igienici dettati dalle condizioni in cui versano i locali, come certificato dai servizi sociali del Comune”, ha sostenuto Pelliccia. Comunque il Tar ha sospeso, almeno per il momento, l’intenzione del primo cittadino di Casalnuovo di sgomberare l’asilo stamattina. “Sono in gioco diritti fondamentali quali il diritto alla casa e della dignità del cittadino”, ha sostanzialmente scritto la presidente della quinta sezione del Tar, Maria Abruzzese, nella motivazione della sospensiva. Il Tribunale ha disposto la discussione di merito sullo sfratto nella camera di consiglio del prossimo 22 marzo. “Un primo passo è stato compiuto – spiega l’avvocato Elisa D’Onofrio, legale dei senzatetto dell’asilo che hanno fatto ricorso contro l’ordinanza di sgombero – ma c’è una questione più complessiva. A Casalnuovo a fronte di un notevole patrimonio immobiliare del Comune il problema dei senzatetto, della fame di case, è rimasto irrisolto. E ora vogliono sgomberare dopo che è stato lo stesso Comune, trent’anni fa, a creare questa situazione”. Si sa che sono molte le case abusive acquisite al patrimonio municipale. Il numero esatto non è mai stato reso noto. Gli occupanti abusivi di questi appartamenti dovrebbero versare al comune un’indennità di occupazione. Ma nelle casse municipali finisce ben poco della cifra richiesta. Intanto lo stesso consiglio comunale, tra il 2016 e il 2018, ha approvato due delibere per destinare alcuni dei questi beni ai senzatetto. Provvedimenti a cui non è stato dato seguito.

Progetto pace, movimenti di Somma Vesuviana per l’Ucraina

Riceviamo e pubblichiamo dal laboratorio politico composto dai movimenti “Onda Bianca Alternativa Civica e Movimento Civico Sommese “   Il conflitto che vive l’Ucraina a causa dell’aggressione russa ha sconvolto tutto il mondo. Il laboratorio politico composto dai movimenti “Onda Bianca Alternativa Civica e Movimento Civico Sommese “ , chiede che la pace possa tornare in Ucraina al più presto possibile. Oggi ci ritroviamo dinnanzi ad una potenziale emergenza umanitaria senza precedenti, a tal proposito chiediamo all’attuale amministrazione comunale di dar vita ad un vero e proprio cordone umanitario sommese. La nostra idea è quella di coinvolgere tutte le realtà politiche, associative, ecclesiastiche e culturali del territorio affinché ogni una di esse possa mettere a disposizione la propria sede e i propri volontari per dare inizio ad una raccolta di alimentari e di vestiti da devolvere al popolo ucraino ( sia quello rifugiato in Europa sia quello che resiste nella propria patria) il tutto coordinato dal comune , dalla croce rossa e protezione civile. Proponiamo inoltre di istituire un elenco di persone o di enti disposti ad accogliere temporaneamente le donne e i bambini che scappano dagli orrori della guerra. Oggi è il momento di mettere da parte tutte le nostre divisioni ideologiche e dimostrare di essere uniti difronte al dolore di un popolo amico.

Volla, una rassegna dedicata a Gaetano Donizetti e i salotti napoletani dell’Ottocento

I salotti napoletani nell’Ottocento erano i luoghi privilegiati dello scambio e del confronto culturale, luogo della conversazione colta e dell’incontro mondano, divenendo non solo il passaggio obbligatorio e fondamentale nell’itinerario dell’educazione alla socialità degli intellettuali o dei presunti tali, ma assolvendo a tre funzioni principali: informativa, formativa e legittimante.     Si terrà sabato 5 marzo alle ore 18:30, nel teatro Maria Aprea di Volla, la rassegna Gaetano Donizetti e i salotti napoletani dell’Ottocento. Realizzata con il patrocinio morale del Municipio, partecipano: Ciro Palella, direttore della Domus Form Academy; Mario di Sapio, autore del libro dal titolo L’ Affaire Donizetti – intrighi musicali all’ombra del Vesuvio. Interventi musicali e letture a cura della Domus Form Academy. Per gli allestimenti scenografici e gastronomici collaborano: Rinascimento Mobili, Pasticceria Altamura e Caffetteria San Michele. Mario Di Sapio, per gli amici Mimmo, nasce a Napoli nel 1957, ma vive da sempre a Pollena Trocchia in una  casa di fianco al vecchio Cinema Donizetti, a 50 metri da piazza Donizetti e con il Gran Caffè Donizetti, ora diventato Luxury bar, dove si giocava a flipper e si compravano le sigarette sfuse. Famiglia di farmacisti la sua, diventa specialista delle malattie dell’apparato digerente e della nutrizione. Lavora presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli e alla professione medica unisce la sua grande passione per la storia locale, l’arte moderna, nonché per i libri antichi e il teatro, da cui è nata una minuziosa ricerca su Gaetano Donizetti. La vita del maestro, come ben sappiamo, anche se iniziò e finì nella lombarda Bergamo, si svolse in gran parte nelle due grandi capitali dell’epoca: Napoli e Parigi. Nella sua vita, però, trovò posto anche un piccolo borgo vesuviano: Pollena Trocchia. La storia – attualmente tanto accreditata nella comunità locale – ci narra, ancora oggi, delle famose passeggiate di Gaetano Donizetti nel podere della Vigna; della lapide marmorea; del suo sedersi all’ombra del vecchio ulivo fra cinque rigogliosi cipressi per trarre ispirazione e comporre le sue opere; del suo suonare sull’organo della chiesa della Santissima Annunziata. Ma quanto c’è di vero in questi racconti tramandati dal conte Ambrogino Caracciolo di Torchiarolo (1888 – 1968) nei suoi scritti? Sono fatti attendibili, oppure fantasia campanilistica dello stesso Caracciolo. L’autore, allora, dopo aver rovistato tra documenti, biografie, lettere e memorie, ci conduce, passo dopo passo, alla verità, confermando che la storia non si fa per sentito dire, ma approfondendo in maniera chiara il complesso dei documenti in possesso. Ecco che viene fuori la vera connessione del musicista bergamasco con Pollena Trocchia e i suoi nobili villeggianti e, soprattutto, i rapporti con il potente ministro borbonico Nicola Santangelo (1754 – 1851), con la censura reale, con il Regio Conservatorio di San Pietro a Majella e con le irrefrenabili gelosie degli ambienti accademici napoletani. Nella prima metà dell’800, comunque, Napoli viveva di iniziative economiche e di espressioni culturali di elevato livello: la canzone napoletana, l’editoria musicale, il giornalismo letterario e politico, il turismo e l’industria del tempo libero e la raffinatezza gastronomica. Contemporaneamente nei grandi salotti della buona società napoletana, le salonnières ricevevano l’aristocrazia, la burocrazia, i possidenti, i professionisti, gli artisti di grido, e tra feste e ricevimenti si tramavano intrighi ed alleanze politiche, si concludevano affari, si intrecciavano relazioni amorose, si combinavano matrimoni e si creavano e disfacevano patrimoni e posizioni sociali, come spiega il dott. Mario Di Sapio. Il salotto era, innanzitutto, conversazione, ma poi divenne anche pettegolezzo mondano, letteratura, poesia, discussione scientifica o politica. E poi tanta musica, canto, teatro e lettura ad alta voce. Faceva parte essenziale del gioco il vedere e l’essere visti, il giudicare e l’essere giudicati, il chiacchierare e l’essere chiacchierati. Il salotto, insomma, nel 1800 era il luogo privilegiato per antonomasia dello scambio e del confronto culturale, luogo della conversazione colta e dell’incontro mondano, divenendo non solo il passaggio obbligatorio e fondamentale nell’itinerario dell’educazione alla socialità degli intellettuali o dei presunti tali, ma assolvendo – continua Di Sapio –  a tre funzioni principali: informativa, formativa e legittimante.  Informativa, perché nei salotti vi ci si recava per sapere, per conoscere ciò che accadeva, portando ognuno il proprio contributo di notizie e autonome teorie e spiegazioni e contribuendo singolarmente alla formazione del patrimonio culturale collettivo. Formativa, in quanto i rituali salottieri erano capaci, all’epoca, di costruire e plasmare la coscienza e il comportamento collettivo. La funzione formativa si manifestava in tutta la sua forza in quella forma altissima del vivere civile che è la capacità di conversare. Legittimante, infine, perché accedere ai quei salotti era esigenza e ambizione degli intellettuali, poiché entrarvi permetteva di conoscere l’èlite della società. Il salotto offriva prestigio e rispettabilità, chi vi entrava acquisiva innanzitutto titolo. Una cosa certa è che una volta che il nobile, il politico, l’affarista o l’ intellettuale entrava nel salotto non gli restava altro che utilizzare l’occasione mondana per poter entrare in pianta stabile nel mondo èlitario che contava, e migliorare la propria posizione sociale e anche soprattutto economica. Il salotto rimase, dunque, un luogo dove si costruiva e si diffondeva cultura, dove circolavano informazioni, indiscrezioni e pettegolezzi, dove si generavano amicizie e conflitti, si stringevano accordi e alleanze, si creava un proprio network. Un facebook ottocentesco – conclude il dott. Mario Di Sapio –  a numero chiuso dove un commento o un certo tipo di intervento in una discussione aperta potevano aprire numerose prospettive e chiuderne altre.