Di Amato Lamberti
Tra pochi giorni gli elettori saranno chiamati alle urne a rinnovare consigli comunali e provinciali, a eleggere sindaci, presidenti di provincia e parlamentari europei. Il solito guazzabuglio si potrebbe dire, perchè per la maggioranza degli elettori, quelli che non vivono di politica, non è facile districarsi tra elezioni comunali, provinciali ed europee. Alla fine scatta solo e sempre l”appartenenza, ideologica, familiare, clientelare, di opportunità , e chi più ne ha più ne metta.
Da una parte i candidati con le loro storie, le loro aspettative, le famiglie trepidanti, l”attesa di un risultato che ti può cambiare la vita, la frenesia della caccia anche agli amici dimenticati; dall”altra, gli elettori, per la maggioranza, distratti e disincantati, quando non infastiditi dalle telefonate e dal materiale pubblicitario che si accumula inutilmente nelle cassette della posta. Questo in generale: potremmo dire a livello nazionale. Ma cosa succede di diverso in un territorio nel quale, come sto cercando di far vedere, la camorra è la forma della politica? È difficile avere piena consapevolezza delle differenze che caratterizzano i confronti elettorali in provincia di Napoli rispetto a quelli di altre parti d”Italia, se non si sono fatte esperienze dirette di situazioni diverse.
Solo nel Mezzogiorno, sulla politica si riversano aspettative, fortissime e generalizzate, di occupazione, di carriera, di promozione sociale, di prebende, di incarichi professionali, di appalti, di consulenze. Se ne capisce la ragione: nel Mezzogiorno, quasi tutte le opportunità di occupazione, di professione, di carriera, di impresa, passano per la politica e per le pubbliche amministrazioni. Non c”è mercato, anzi, lo Stato è il mercato. Un imprenditore senza rapporti con politici e amministratori è praticamente inesistente, una contraddizione in termini. La politica, anzi, il politico, regola le dinamiche economiche. Nel modo più semplice e, per il contesto, assolutamente naturale.
Il grande gruppo nazionale o straniero vuole fare un investimento sul territorio: ben venga, ma per essere aiutato nelle sue esigenze di autorizzazioni e di infrastrutture, deve dare lavoro e subappalti al territorio, meglio se alle imprese che gli vengono precisamente indicate; e poi deve dare risposta occupazionale al territorio, che ha livelli alti di disoccupazione, meglio se assumendo le persone che verranno indicate e che sono il risultato di un lungo lavoro di confronto tra tutti gli amministratori e i politici del territorio. Ci vogliono mesi di confronti serrati, e spesso tempestosi, per arrivare agli elenchi di imprese e di lavoratori da soddisfare.
Se non si arriva ad un accordo, si può anche fermare tutto, perchè i veti incrociati, politici e amministrativi, possono arrivare a bloccare l”investimento. Generalmente, l”accordo si trova, con buona pace di tutti, compresa la camorra, sempre ben rappresentata a tutti i tavoli di confronto. In una realtà di questo tipo, le competizioni elettorali hanno la funzione di rinsaldare dei rapporti e/o di dare vita a nuove alleanze e a nuovi cartelli. Chi vince prende tutto. Il cittadino, sia esso imprenditore, professionista, artigiano, commerciante, disoccupato, che investe le sue aspettative sulla politica, orienterà la sua scelta sul candidato e sullo schieramento che sembra dargli maggiori garanzie rispetto agli obiettivi da raggiungere.
La stessa cosa fa quel reticolo di imprese, società , cooperative di servizi, che chiamiamo “camorra”, magari anche sostenendo uomini propri o comunque molto vicini e disponibili a fare ogni sorta di accordi. Il problema non è mai lo schieramento politico, di destra o di sinistra, tanto per usare una distinzione corrente, anche se quasi del tutto priva di significato reale, ma sono gli uomini e la loro disponibilità a fare da mediatori tra gli interessi che si scontrano sul territorio; a fare cioè “politica”, intesa come attività di distribuzione interessata delle opportunità a disposizione, per soddisfare richieste particolaristiche senza nessuna attenzione alle ricadute in termini di sviluppo e di razionalizzazione del territorio.
In queste condizioni, le forze politiche e i politici che ritengono che il loro ruolo sia quello di dare risposte ai bisogni della collettività e ai problemi sociali ed economici del territorio non hanno speranze di successo elettorale. Al massimo, riescono a coagulare il malcontento di quella parte della popolazione che alla politica chiede solo qualità della vita, sicurezza individuale e collettiva, servizi sociali e sanitari adeguati, scuole che funzionano e danno risposte educative e formative. Sono la cittadinanza attiva, ma non sono la maggioranza. Per questo continueranno, ancora una volta, ad essere sconfitti, e, con loro, sarà la speranza dello sviluppo economico e del rinnovamento civile del Mezzogiorno ad essere sconfitta.
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